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Il delitto perfetto, Il Gattopardo, La febbre dell'oro, La grande illusione, Roma città aperta, e ancora Hiroshima mon amour, Amanti perduti, Ninotchka… Classici del cinema che ritrovano il grande schermo e l'incontro vivo con il pubblico di una sala cinematografica. Capolavori di ogni tempo (e senza tempo) che tornano a essere prime visioni.
E di prime visioni di tratterà a pieno titolo, per le generazioni di oggi: perché solo la visione collettiva davanti a un grande schermo può recuperare la bellezza visiva, l'emozione dirompente, il divertimento, il piacere e, perché no, il brivido di questi film. La Cineteca di Bologna promuove la distribuzione di una serie di dieci grandi film nelle sale, diffuse sull'intero territorio nazionale. Si tratta, in tutti i casi, di film restaurati con tecnologia digitale negli ultimi anni, riportati quindi a uno splendore e a una nitidezza visiva mai raggiunti prima: in tutti i sensi, prime visioni. I film saranno presentati in versione originale con sottotitoli italiani. Per molti spettatori si tratterà anche di un primo ascolto delle vere voci di Jean Gabin, Greta Garbo, Emmanuelle Riva…
Basta aver assistito una sola volta alla proiezione di un grande film restaurato in un festival o in una rassegna internazionale (Il Cinema Ritrovato o le serate bolognesi di Piazza Maggiore, ma non solo) per rendersi conto di quanto l'esperienza risulti coinvolgente per un ampio pubblico.
Le visioni televisive (peraltro sempre più rare), o su dvd (di qualità spesso modesta) vengono spazzate via dalla presenza viva delle immagini su un vero schermo. Ci si rende conto che non avevamo mai visto davvero la corsa disperata di Anna Magnani dietro la camionetta in Roma città aperta, o il braccio di Grace Kelly che annaspa verso di noi nel formidabile 3D ritrovato della nuova versione de Il Delitto perfetto, o il fruscio infinito del valzer de Il Gattopardo. E che forse non avevamo davvero "mai visto niente, a Hiroshima…”
L'iniziativa prende il via il 19 novembre, alle ore 21,00, con Dial M For Murder 3D (Il delitto perfetto, USA/1954) di Alfred Hitchcock, allo Spazio 815 del Multiplex Giometti di Tolentino, in Contrada Pace, con la collaborazione de OffiCineMattòli e il patrocinio del Comune di Tolentino.
Si proseguirà, sempre al Giometti, martedì 26 Novembre con Il Gattopardo (Italia-Francia/1963) di Luchino Visconti (“Vivo con questo film ogni giorno della mia vita” ha dichiarato Martin Scorsese); il 3 dicembre sarà quindi la volta di Les enfants du paradis (Amanti perduti, Francia/1943-44) di Marcel Carné; infine, il 10 dicembre, Risate di Gioia (Italia/1960) di Mario Monicelli, con Anna Magnani e Totò, concluderà la prima parte della rassegna.
Per informazioni 0721. 451334 , www.giometticinema.com e www.ilcinemaritrovato.it
E' stata approvata la graduatoria del bando di concessione contributi (per un totale di 225mila euro) rivolto agli enti gestori delle aree protette per la realizzazione di percorsi da destinare a un'utenza ampliata. I percorsi, denominati “Sentieri per tutti”, verranno inseriti nel catasto della Rete escursionistica marchigiana (RESM).
“La natura e le esperienze all'aria aperta – sottolinea l'assessore all'Ambiente Malaspina - non devono rappresentare ostacoli insormontabili per alcune categorie di persone. L'obiettivo del bando è quello di promuovere le iniziative di superamento delle barriere architettoniche per i disabili, creando percorsi e iniziative specifiche per alcune categorie di soggetti con abilità ridotte o comunque anche alla loro portata”. Sono stati ammessi in graduatoria sei progetti, dei quali i primi quattro sono immediatamente finanziati, mentre per gli altri due è previsto il finanziamento nel 2014. In dettaglio:
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Riserva Naturale Ripa Bianca: il progetto prevede la realizzazione di un sentiero di barefooting, da percorrere cioè a piedi nudi. Il percorso, della lunghezza di 200 metri è organizzato in un doppio anello con stazione di sosta centrale. Il primo anello, definito barefooting sensoriale, consiste in un percorso in cui si susseguono a terra materiali differenti; nel secondo anello, definito barefooting equilibrio, si susseguono invece postazioni di elementi per mettere alla prova equilibrio e coordinamento.
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Riserva Naturale della Sentina: verrà realizzato un percorso con partenza in prossimità del sottopasso ferroviario nella zona sud della riserva, proseguendo parallelamente via Brodolini, tramite la realizzazione di un tratto alternativo, sino al Centro Visite che si allestirà alla Torre del Porto. Da questo tratto principale si dirameranno due altri percorsi, per arrivare a due altane di avvistamento localizzate a nord e a sud della riserva.
3. Parco Regionale del Conero: la proposta prende in considerazione il sentiero n. 309 del Parco denominato “Anello di Portonovo”. Parte dalla piazzetta verso la spiaggia del molo, costeggiando il Lago Grande, prosegue verso destra sulla spiaggia, supera il Fortino Napoleonico, per raggiungere l'area detta delle “terrazze”, arrivando sino alla Torre di Guardia. Dall'altro lato si snoda costeggiando il Lago profondo, arrivando sino alla chiesetta di Portonovo.
4. Riserva Naturale Statale del Furlo: il progetto prevede un percorso anulare che parte dal Rifugio Cà Fabbri, denominato La Via delle Mille Scoperte, della lunghezza complessiva di 8 Km. Inoltre, sempre dal rifugio partono due percorsi di diversa fruizione: il primo denominato Nel Bosco delle Meraviglie, per una lunghezza di circa 1,5 Km; il secondo Tocca le Tracce, di circa 2 km di lunghezza. È prevista anche un'area gioco per famiglie, avente come tema gli animali e denominata La Scoperta di Pan.
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Parco Regionale Gola della Rossa: la proposta prevede un percorso per tutti lungo la Greenway dell'Esino, tra San Vittore e le Grotte di Frasassi, e utilizza in parte un percorso esistente, organizzando l'offerta fruitiva in segmenti corrispondenti a una domanda diversificata (olfattiva, uditiva, tattile). Lo sviluppo complessivo raggiungerà la lunghezza di circa 700 metri.
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Parco Regionale San Bartolo: il progetto prevede la realizzazione di un sentiero per tutti all'interno dell'area attrezzata in località Santa Marina di Pesaro. È un sentiero ad anello di circa 150 metri, a cui si aggiungono circa 80 metri di collegamento con il parcheggio. Si prevedono tre tavoli per pic-nic e un'altalena per disabili, oltre a essenze per la sollecitazione sensoriale.
Considerato che tutti i progetti presentati risultano particolarmente interessanti, si ritiene che, nel prossimo anno, con eventuali risorse aggiuntive, la Regione potrà provvedere a completare pienamente il programma, così da offrire un numero adeguato di percorsi a coloro che sono interessati a scoprire le bellezze delle aree naturali protette delle Marche... "con tutti i sensi".
La strada provinciale 361, nota come Septempedana, è stato scenario di un vistoso incidente stradale, nel tratto compreso tra le località Pieve e Taccoli di San Severino. Un mezzo pesante, autoarticolato di proprietà di una società umbra, si è infatti ribaltato all'altezza del Km 54; il mezzo, carico di frutta, si era diretto da Gubbio verso la provincia di Macerata, per scaricare la merce in alcuni supermercati della zona.
Non si conoscono ancora le cause dell'incidente, ma il conducente ha perso il controllo del mezzo, che è dapprima finito su una scarpata e poi si è rovesciato si un fianco. Sul posto è intervenuto, insieme ai soccorsi, alla Polizia di Macerata e al Corpo Forestale dello Sato, l'assessore comunale alle manutenzioni, Giampaolo Muzio.
L'ultimo si è consumato pochi giorni fa, a Castelfidardo. Una coppia come tante altre, forse una differenza d'età che poteva in qualche modo incidere sulle divergenze di interessi, di opinioni, di progetti per il futuro. Lei, 44 anni, ancora giovane, con il desiderio, da quanto si è appreso, di cambiare casa, lavoro, di dare la svolta a una vita ancora indirizzabile su qualunque binario, con una figlia avuta in giovane età, che, ormai ventiquattrenne, si stava incamminando su un percorso autonomo; lui, 62 anni, forse pago di ciò che aveva raggiunto, nonostante la forte gelosia nei confronti di quella moglie piena di amici e di sogni nel cassetto. Nessuno può sapere cosa veramente sia scattato nella mente dell'uomo, che ha assassinato la compagna di una vita e poi si è suicidato, neppure le persone che a loro erano più vicine: perchè, come sempre, tutti si stupiscono di quanto accaduto, c'erano sintomi di problemi, litigi, ma tutti chiudiamo gli occhi, di solito, per non vedere il demone nascosto dentro ognuno di noi, pronto a saltar fuori nel momento in cui la lucidità mentale ci abbandona, e "il sonno della ragione genera mostri". Non sbagliava, Goya.
L'uomo ha ferito e poi strangolato la moglie, prima di impiccarsi: inquietante il fatto che siano stati trovati senza indumenti, stavano riposando dopo il pranzo, forse c'era stato un estremo tentativo di riscoprire l'intimità coniugale. In quale modo si passa, nella frazione di pochi minuti, o secondi, da un gesto d'amore ad un omicidio efferato? Probabilmente è quello che ci si domanda, analizzando i tanti, troppi, casi di femminicidio che avvengono nel nostro paese e all'estero: così ribattezzato, perchè le vittime sono sempre donne, mogli, fidanzate o ex nella maggior parte dei casi, oggetto di un amore, appunto, che di amore non ha proprio nulla. Potremmo chiamarlo in cento altri modi, possesso, ossessione, morbosità, deviazione psicologia, oppure potremmo definire questi uomini come vittime di genitori violenti, emarginati sociali: ma mai, senza ombra di dubbio, come uomini innamorati.
Inoltre, quando parliamo di femminicidio, non ci riferiamo solamente alle vittime dei propri "cari", perchè molte altre donne vengono uccise, o stuprate, o abusate, da sconosciuti e maniaci, soprattutto in quei paesi dove i diritti più basici, come quello alla vita, sono calpestati e considerati ancora qualcosa per cui dover lottare.
Proprio a Macerata si sta organizzando la raccolta delle scarpe rosse che verranno esposte lungo Piaggia della Torre, in onore della giornata internazionale contro le violenze sulle donne, prevista per il prossimo 25 novembre. Le scarpe rosse sono diventate un simbolo a livello mondiale, dopo la prima installazione effettuata dall'artista messicana Elina Chauvet, intitolata Zapatos rojos, e realizzata a Ciudad Juarez, in Messico: rosso, come il sangue delle vittime. E' proprio in questa cittadina che venne coniato per la prima volta il termine femminicidio, ed è proprio qua che, da anni ormai, si sta perpetrando uno dei più grandi femminicidi della storia: oltre 500 donne scomparse, uccise, violentate, torturate, anche se il numero delle vittime potrebbe essere ben più alto.
Ci troviamo in una delle zone più povere del paese, con un tasso di disoccupazione molto alto, soprattutto tra la fascia maschile, perchè si preferisce impiegare una manodopera operaia femminile, a costi più bassi e con meno rischio di problemi legati all'abuso di alcol o droghe. Forse, in qualcuno di questi uomini le molle della frustrazione e dell'impotenza, il sentirsi castrati, ha appunto risvegliato più di un demone; forse, si tratta di serial killer o imitatori, visto che il numero delle vittime esclude si possa trattare di un unico folle, forse si tratta di qualcosa di ancora peggio, traffici a cui non si vuole neppure accennare.
O forse, semplicemente, il femminicido, non è reato, visto che, sebbene le autorità abbiano provato a presentare delle scuse e a gettare al vento promesse, i casi di omicidio e sparizioni risultano essere ancora tutti irrisolti. Una storia agghiacciante, di cui si conosce, nel resto del mondo, assai poco, e che le scarpe rosse di Macerata, forse, serviranno a diffondere.
Noi, invitiamo le donne che possiedono scarpe rosse, a portarle presso l'Informadonna di Macerata, o, in alternativa, verranno accettate anche scarpe chiare, che saranno poi dipinte. A cosa serve un'esposizione artistica, quando parliamo di omicidi? A far conoscere, a ricordare, a educare gli uomini del futuro: perchè il silenzio e l'oblio rappresentano, da sempre, il filo di continuità di ogni violenza.
Dal 20 novembre al 3 dicembre si terrà a Roma un evento molto importante per la nostra regione, "Le eccellenze marchigiane a Eataly". Di eccellenze, attualmente, si parla tanto e spesso, per fortuna, visto che proprio grazie ad esse il nostro territorio sta provando a ripartire, nei campi dell'artigianato, dell'industria manifatturiera, del turismo sostenibile.E quando si parla di territorio, di handmade, di qualità, il pensiero non può non volare a quella che è una delle nostre maggiori ricchezze: il patrimonio enogastronomico.
Per coloro che non conoscessero la realtà di Eataly, una breve presentazione: si tratta di una catena di punti vendita nel settore alimentare, e fin qui nulla di sorprendente. La novità consiste nel fatto che i negozi, presenti in diverse regioni italiane, e all'estero, puntano ad offrire una giusta combinazione qualità-prezzo, dando a tutti l'occasione di sperimentare una concezione diversa del cibo, con un occhio anche al portafoglio. Da tempo, infatti, si è diffusa l'errata convinzione che per alimentarsi bene, e con prodotti di qualità, sia necessario spendere troppo, dati i costi che un piccolo produttore si trova a dover sostenere e, di conseguenza, imporre a sua volta sul mercato: ma la grande distribuzione, che abbatte le spese per il consumatore finale, non riesce sempre a garantire la qualità, nè tantomeno a diffondere la cultura del "mangiare bene", radicata nella tradizione italiana.
Eataly, nelle sue strategie di produzione e comunicazione, riceve la consulenza del movimento "Slow Food", cercando di valorizzare quelle che sono le tematiche principali: attenzione ai piccoli produttori e alle tipicità regionali che sono in grado di proporre sul mercato, stagionalità e qualità dei cibi, riscoperta dei valori intrecciati ad esso, natura, famiglia, il "riprendersi il proprio tempo a tavola", educazione all'alimentazione tramite corsi, eventi, degustazioni. Naturalmente, la nostra regione, che può vantarsi di tanti fiori all'occhiello, non poteva mancare: l'evento nasce dalla collaborazione tra le Marche, Eataly e ASSAM, l'Agenzia Servizi Settore Agroalimentare Marche.
Il programma proporrà degustazioni e cene, oltre a numerosissimi laboratori, a base di tipicità marchigiane, e un riguardo speciale sarà riservato ai vini e agli oli monovarietali. Sui vini marchigiani non è necessario spendere troppe parole, l'unico modo per comprendere la ragione della loro fama internazionale è assaggiarli, e la degustazione, a Roma, avrà appunto luogo sotto la supervisione di Fede e Tinto: per la cronaca, Federico Quaranta e Nicola Prudente, il duo di Decanter su Radio2, e di Fuori di gusto su La7, quindi non solamente conduttori, ma esperti del mondo enogastronomico, che sapranno sicuramente guidare i presenti nel percorso olfattivo e gustativo del Verdicchio & company.
Parlando di oli monovarietali, ci riferiamo invece a quegli extravergini ricavati da olive di un'unica varietà, quindi figlie di un territorio esclusivo e circoscritto, in Italia solo una piccolissima percentuale di oli si ricava in questo modo, di solito si tende invece a mescolare le spremiture di diverse varietà; a Eataly, laboratori e convegni presenteranno le qualità inimitabili di questo prodotto, e non solo.
L'appuntamento, quindi, è per fine mese, a Roma, presso le strutture di Eataly, una vetrina d'eccellenza per i prodotti della regione, un'occasione d'oro per promuovere non solo l'enogastronomia, ma il territorio intero, al fine di incrementare i consumi diretti, gli investimenti e, non ultimo, il nuovo turismo, attento e esigente, che si sta sviluppando negli ultimi anni.
E' corso ai ripari il comune di Cessapalombo per fronteggiare i danni causati dall'ondata dei violenti nubifragi e forti precipitazioni che hanno coinvolto il territorio e che sono tutt'ora in corso. Si sono verificate numerose frane e smottamenti su diverse parti del territorio interessando anche diverse strade comunali (Colbottoni, case Nuove, Coldipietra, Villa, Villa-Monastero, Tribbio, Monastero-monte Frascare, Monastero-San Liberato) che raggiungono diversi abitati delle connesse frazioni e contrade del Comune.
Il sindaco Giammario Ottavi (intervenuto anche direttamente come si evince dalla foto) ha infatti dovuto ordinare la chiusura totale al transito della strada comunale per Giardoni e di quella per Monastero - Monte Frascare, mentre per le strade comunali di Valle e Colbottoni è stata prevista la chiusura di particolari tratti di queste. Tali misure sono state prese per facilitare i lavori di ripristino, essendo alcune di queste strade le uniche vie di accesso alle abitazioni coinvolte, con la rimozione del materiale franato sulla carreggiata e consolidamento delle stesse, per quanto possibile con protezione della scarpata e ricostruzione delle opere di regimazione delle acque superficiali (cunette e tombini), che richiedono una particolare urgenza come nel caso della strada per Giardoni dove una famiglia è rimasta isolata essendo impossibilitata a percorrere la strada con mezzi ordinari.
Questo per consentire temporaneamente di raggiungere, almeno a piedi, le abitazioni altrimenti isolate.
Si è provveduto anche alla messa in sicurezza di diversi rii che hanno straripato causando anche notevoli danni e paura agli abitanti.
Non si è fatta dunque attendere la tempestiva risposta dell'amministrazione comunale ai numerosi problemi causati da una delle più forti e terribili ondate di maltempo degli ultimi dieci anni.
Michele Pieroni
Il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, ha chiesto la dichiarazione dello stato di emergenza ai sensi dell'art. 5 della Legge 225 del 1992 per la straordinaria ondata di maltempo che sta colpendo l'intero territorio regionale da domenica 10.
La richiesta è stata inviata al Capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile, Franco Gabrielli. "Facendo seguito alle comunicazioni inoltrate dalla sala operativa regionale a sala Italia e come ampiamente riferito dagli organi di informazione - scrive Spacca - il territorio marchigiano dal 10 novembre è interessato da una eccezionale condizione di maltempo (vento forte, precipitazioni intensissime e diffuse, violente mareggiate), che ha provocato esondazioni in quasi tutti i corsi d'acqua, allagamenti in aree urbane ed extraurbane, franosità, interruzioni stradali e ferroviarie, soprattutto nella porzione collinare e appenninica del territorio. Alcune località sono rimaste isolate e circa 30 famiglie sono state precauzionalmente allontanate dalle loro abitazioni. Molte - sottolinea il presidente, che rivolge un particolare ricordo alle due persone decedute nel Pesarese - sono le attività produttive risultate fortemente danneggiate. Le Province, i Comuni, l'Anas, le Ferrovie dello Stato, l'Enel e le varie società che gestiscono l'erogazione dei servizi pubblici stanno impiegando tutto il proprio personale e le risorse a disposizione per ripristinare nel minor tempo possibile condizioni minimali di funzionalità territoriale, ma un quadro articolato del danneggiamento complessivo potrà essere effettuato solo nei prossimi giorni, a emergenza consolidata. Lo scenario che ormai è definito - conclude Spacca - è sicuramente quello di una situazione fronteggiabile solo con mezzi e poteri straordinari e pertanto chiedo la dichiarazione dello stato di emergenza ai sensi dell'art. 5 della Legge 225 del 1992".
Dalla Provincia di Ancona, pieno appoggio alla richiesta avanzata dalla Regione. "La Provincia di Ancona si mobiliterà in tutte le sedi opportune per sostenere la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza avanzato dalla Regione Marche al capo della Protezione civile Franco Gabrielli. Nonostante il nostro territorio risulti il meno colpito in ambito regionale, la conta in atto dei danni risulta comunque ingente, soprattutto per quanto riguarda alcune realtà produttive e comunali".
Così il commissario straordinario della Provincia di Ancona, Patrizia Casagrande, sui danni del maltempo dei giorni scorsi.
"Per quanto riguarda la rete stradale provinciale - continua il commissario - non registriamo alcuna interruzione, fatta eccezione per un piccolo tratto della Sp 15, tra Genga e Arcevia. Così come sono stati limitati gli effetti delle esondazioni lungo i fiumi dove, salvo alcune situazioni nell'area montana, si è avuto a valle un regolare deflusso delle acque. Ciò è stato possibile grazie agli interventi di prevenzione e manutenzione realizzati nel corso degli ultimi anni, e alla dislocazione su tutto il territorio del personale provinciale, che mi sento di ringraziare per lo straordinario lavoro svolto nelle ultime ore con sacrificio e abnegazione al servizio della collettività".
La Provincia manterrà comunque alto il livello di vigilanza sui punti più critici del reticolo idrogeologico. "I nostri tecnici - conclude Casagrande - sono ancora oggi impegnati nelle operazioni di monitoraggio delle aree ritenute più a rischio. L'obiettivo è garantire la massima sicurezza dei cittadini e intervenire tempestivamente in caso di problemi".
La Provincia di Macerata già nei giorni scorsi aveva chiesto il riconoscimento dello stato di emergenza per i danni provocati dal maltempo. L'insistere delle piogge, infatti, aveva visto l'aggravarsi della situazione e delle già pesantissime ripercussioni sull'intero territorio provinciale, specialmente nelle zone limitrofe ai fiumi e sulla rete stradale.
Il Chienti e Potenza erano esondati in più punti, con allagamenti anche di nuclei abitati, oltreché di estese aree agricole, ed enormi erano stati i disagi sulle strade, con l'interruzione perfino dei servizi essenziali. Le colate di fango avevano reso difficilissima la circolazione sulla rete viaria principale e secondaria: diverse Provinciali erano rimaste chiuse, mentre altre avevano subito interruzioni parziali e restringimenti delle carreggiate; moltissime strade comunali erano rimaste inagibili.
In conseguenza di tutto ciò, venerdì 15 novembre, la Provincia di Macerata ha inoltrato richiesta urgente al ministero dell'Economia e delle Finanze di spazi finanziari non vincolati dal Patto di stabilità, per far fronte agli interventi più stringenti e riparare ai gravissimi danni provocati dalla forte ondata di maltempo. “Di fronte a questa situazione - dichiara il presidente Pettinari - non possiamo rimanere a guardare: lo Stato ci metta nelle condizioni di agire per ristabilire la sicurezza lungo la rete stradale e in prossimità degli alvei fluviali”. L'Amministrazione provinciale sta percorrendo tutte le possibili vie (sempre nella giornata di venerdì 15 si è tenuta una Giunta straordinaria) per cercare di reperire i fondi necessari a sostenere lo stato di emergenza, anche in seguito alle prime quantificazioni dei danni.
Contemporaneamente, va avanti il lavoro per perfezionare il controllo di questo tipo di situazioni, con una collaborazione ancora più stretta ed efficace con la Regione e i vari settori coinvolti, compresa una diversa e migliore gestione degli invasi. È del 14 novembre, infatti, il sopralluogo effettuato dal presidente Antonio Pettinari con Roberto Oreficini, capo dipartimento per la Protezione Civile delle Marche, nei punti più colpiti del Maceratese, a cui è seguito un vertice al quale hanno preso parte anche il viceprefetto Tiziana Tombesi, il comandante dei Vigili del fuoco, Dino Poggiali, e della Forestale, Giuseppe Bordoni. Qui sono stati esaminati tutti gli aspetti relativi all'emergenza in corso e, in particolare, all'annunciata ondata di maltempo prevista nel fine settimana.
“Le emergenze meteo, che arrivano puntuali ogni fine settimana, non possono continuare a mettere in ginocchio il nostro territorio. I cambiamenti climatici in atto impongono anche cambiamenti negli interventi da parte delle autorità e delle istituzioni”. Ne è convinto il presidente della Comunità Montana di San Severino Marche, Gian Luca Chiappa, che per venire incontro alle necessità del momento, soprattutto dopo l'ondata di maltempo che ha flagellato in questi giorni la Val Potenza, ha convocato un incontro con sindaci e Protezione Civile. “Fronteggiare le emergenze non è solo un problema di carattere economico, - spiega Chiappa - vanno pianificate azioni e rispettate competenze. Ai convegni siamo sempre in tanti, quando servono i fondi poi non si trova mai nessuno. Servono per questo seri piani intercomunali di Protezione Civile, che siano in grado di mettere insieme, al momento del bisogno, tutte le forze in campo: volontari, tecnici dei Comuni, imprese private e anche i cittadini, se servono. Si devono siglare accordi con i Consorzi di Bonifica, le Province, l'ex Genio Civile, la Regione. Come Comunità Montana abbiamo già provveduto in passato all'acquisto dei mezzi necessari, non ci tireremo indietro neanche questa volta. Se serviranno le idrovore le acquisteremo, ma chiederemo anche la prossimità dei mezzi per affrontare a monte le emergenze. Tanto per rimanere in tema, le idrovore non possono stare sulla riva del mare, ma dove nascono i fiumi. E' lì che servono, per evitare che le acque si spingano a valle con forza, seminando panico e distruzione. Va poi pianificato – conclude Chiappa – il controllo del territorio. Lungo i fiumi Potenza ed Esino, dove siamo intervenuti negli ultimi mesi con lavori di risistemazione, gli argini hanno retto, e bene. Operativamente, ci dobbiamo calare nella realtà, anche per evitare che quattro enti diversi abbiano competenze su di un letto di un fiume".
Un forte appello alla politica e alle Istituzioni arriva anche dall'Associazione NuovaSALVAMBIENTE di Pollenza, la quale, in merito ai tanti episodi di danni ambientali avvenuti a causa del maltempo dei giorni scorsi nel territorio provinciale, sente il dovere di chiedere una maggiore prevenzione ambientale, nonché rivedere - alla luce del pericolo del dissesto idrogeologico - i piani regolatori e di pianificazione territoriale, ampliando le conoscenze del territorio relative a climatologia e geomorfologia, necessarie per una migliore comprensione dei fenomeni.
"Bisogna avere il coraggio di spiegare bene ai cittadini che spesso una calamita naturale non si può impedire, ma se ne possono limitare gli effetti, come nel caso di una esondazione di un fiume. Occorre a tale scopo una manutenzione ordinaria dei corsi d'acqua seguendo alcune semplici regole:
- evitare interventi di sistemazione idraulica dei corsi d'acqua nell'intero reticolo idrografico naturale ad eccezione della messa in sicurezza dei ponti e delle aree urbane fortemente antropizzate;
- consentire la massima divagazione dei corsi d'acqua;
- prevedere la realizzazione di “vasche di colmata” nei punti adatti;
- conservare la massima naturalità delle rive fluviali, soprattutto mantenendo la vegetazione spontanea ivi presente; ma garantendo nel contempo il libero passaggio delle acque;
- sviluppare le potenzialità offerte dall'ingegneria naturalistica.
Tutto ciò tuttavia, non sarà risolutivo fintanto che fabbriche, impianti sportivi, case, campeggi e parcheggi continueranno a occupare terreno, specialmente lungo e fasce fluviali esondabili, rendendo ancora più economicamente gravoso realizzare interventi per contrastare le leggi fisiche naturali.
Da ultimo riportiamo fedelmente quanto già evidenziato nel dicembre 2012 alla Provincia di Macerata, nella procedura del rilascio dell'AIA richiesta dal Cosmari di Tolentino, ipotizzando già da allora il pericolo in più nel caso di esondazione del fiume Chienti, proprio per l'insistenza nelle vicinanze dell'impianto di trattamento dei rifiuti.
“L'impianto è localizzato in prossimità del fiume Chienti, con il rischio di eventuale esondazione naturale o per cause comunque prevedibili, e con quello di contaminazione delle stesse acque del fiume.
- Lo studio geomorfologico rileva un alto rischio di inquinamento delle falde acquifere, dovuto alla alta permeabilità dei terreni circostanti.
- Occorre tener conto che nelle zone limitrofe insistono anche parecchi pozzi di prelevamento delle acque a uso irriguo: una volta contaminate, finirebbero sulle colture e subito dopo nelle nostre tavole.
Resta pertanto compito della politica dare concretezza alla prevenzione, affinché non siano poche ore di pioggia battente a mettere in ginocchio una provincia anche economicamente".
“Il Comune non dorme sulla vicenda Sacci. Non siamo a priori contrari all'ampliamento dell'impianto che dovrebbe utilizzare come combustibile una notevole quantità di css (combustibile solido secondario, cioè quello che rimane dei rifiuti dopo averli riciclati, ndr), anche considerando il periodo di crisi generale che sta mettendo a dura prova le aziende, ma vogliamo tutelare la salute dei cittadini. Bene irrinunciabile per il quale chiediamo precise garanzie”. Il sindaco di San Severino, Cesare Martini, si è espresso a chiare note nella conferenza stampa in aula consiliare dove sono convenuti l'assessore all'Ambiente Simona Gregori, il collega alle manutenzioni Giampaolo Muzio, il presidente del Consiglio comunale Ostilio Beni ed il consigliere Simone Vitturini. “Abbiamo vinto – ha ricordato il primo cittadino settempedano -, la guerra contro la Turbogas e dunque ci opporremo al potenziamento della struttura e all'autorizzazione a bruciare css fino a quando non ci verranno fornite tutte le garanzie per la salute delle persone”. Per il timore che l'impianto possa causare un aumento delle malattie nella popolazione dei centri vicini, “abbiamo ottenuto dall'unità operativa di Epidemiologia del Dipartimento di Prevenzione dell'Area Vasta 3 l'impegno a svolgere una serie di ricerche sull'incidenza delle patologie neoplastiche nel nostro Comune”. “Che riteniamo – ha precisato l'assessore Gregori - sia esposto alle emissioni del cementificio trasportate dal vento nella nostra direzione”. “Sempre alla Regione, agli inizi di ottobre – rivela Martini -, abbiamo anche chiesto, interessando al contempo la Provincia, la possibilità di utilizzare una centralina mobile per effettuare il monitoraggio dell'aria al fine di rilevare le emissioni del cementificio Sacci. La risposta, assurda, è stata che i laboratori mobili sono stati dati in uso all'Arpam e le spese per questo genere di campagne sono a carico dell'ente richiedente, quindi del nostro Comune. Non me la sono sentita di far spendere ai cittadini 40.000 euro per ottenere informazioni che dovrebbero essere invece un loro diritto a salvaguardia della salute, in assoluto il primo bene. Questa battaglia per noi si gioca a carte scoperte. Presenteremo i documenti ufficiali anche nel corso di un incontro pubblico che il Comune promuoverà, insieme al Comitato Salva Salute di Castelraimondo, il primo dicembre alla sala Italia”. Intanto “nel marzo scorso – conclude l'assessore Serena Gregori – abbiamo presentato un ricorso al Tar contro l'inceneritore, per il quale nessuno ha chiesto il parere del nostro Comune, a cura dei legali Ranieri Felici e Antonella Felici Benedetti”.
Luca Muscolini
Anche i Carabinieri del Comando Compagnia di Camerino hanno celebrato il decennale del terribile attentato di Nassiriya, in cui persero la vita 28 persone, 19 italiani tra carabinieri, militari dell'esercito, civili e 9 iracheni. La breve e sentita cerimonia si è svolta il 12 Novembre a Monte Cavallo nel piazzale a loro intitolato. La cerimonia di commemorazione, che ha visto la sentita e commossa partecipazione di numerose Autorità, tra cui il Comandante Provinciale dei Carabinieri Col. Marco Di Stefano, il suo Vice Ten. Col. Patrizio Florio, il Comandante della Compagnia Carabinieri di Camerino Cap. Vincenzo Orlando, il Comandate della Locale Stazione dei Carabinieri Luogotenente Paolo Vallesi, il Presidente dell'Associazione Locale dei Carabinieri in congedo Vittorio Pontieri, il Sindaco di Monte Cavallo Pietro Cecoli ed il Presidente del Consiglio Comunale di Tolentino Mauro Sclavi, è stata presieduta dall' Arcivescovo di Camerino Francesco Giovanni Brugnaro. Nella toccante omelia l'Arcivescovo Brugnaro, nel ricordare il tragico evento, ha sottolineato l'importanza delle missioni di pace e della costruzione della pace ovvero il non fermarsi al proprio utile, non cercare il proprio interesse ma operare al servizio di quel bene comune che è bene di tutti e, per questo, di ogni persona e dell'intera comunità umana. Quel bene che ha portato i nostri fratelli caduti a ritenere che donare la propria vita, a difesa della vita altrui, fosse più grande di ogni altro bene, del bene della stessa vita. Al termine della Santa Messa, dopo la lettura della Preghiera del Carabiniere, l'Arcivescovo ha benedetta la corona di alloro, successivamente posta sulla lapide commemorativa, ad imperituro ricordo dei Caduti.
Un italiano di 44 anni, con precedenti penali, è stato arrestato dai carabinieri di Camerino, con l'accusa di violenza sessuale aggravata e continuata, ai danni della propria figlia.
L'uomo, residente a Camerino, avrebbe abusato per anni della ragazzina, che, ormai tredicenne, di fronte all'ennesimo tentativo di violenza, si è finalmente rivolta alla madre: non lo avrebbe fatto prima perchè sotto minacce di morte da parte del padre, che le aveva giurato di ammazzarla se avesse raccontato i fatti. La donna si è recata immediatamente presso i carabinieri, chiedendo inoltre aiuto ai servizi sociali.
L'incubo della ragazza sarebbe iniziato alla precoce età di sei anni, un incubo fatto, stando alle ricostruzioni effettuate mediante supporto psicologico, di sfregamenti, carezze, palpeggiamenti, filmati pornografici, simulazioni di rapporti sessuali, minacce. Tra le prove a carico dell'uomo, alcuni files registrati col cellulare dalla tredicenne, in cui si evidenziano gli episodi di violenza e le promesse di morte rivolte dal padre, se tale può definirsi, alla figlia.
L'uomo, inizialmente sottoposto a provvedimento di allontanamento dall'abitazione famigliare, è stato poi invece condannato a custodia cautelare dal G.I.P. del Tribunale di Macerata, per evitare il possibile ripetersi di azioni criminose nei confronti della famiglia; attualmente, si trova quindi presso la Casa Circondariale di Camerino, in attesa di essere sottoposto all'interrogatorio di garanzia.
E il pensiero torna a soffermarsi, inevitabilmente, sui casi di ragazzini abusati, sugli adolescenti che si suicidano, senza ragioni apparenti o, al contrario, per motivi gravissimi: la tredicenne di Camerino ha trovato la forza d'animo di confessare tutto, di cercare l'appoggio di sua madre, una storia orribile che non possiamo ancora definire " a lieto fine", ma che ci auguriamo lo sia al più presto.
