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A Fabriano continua l'occupazione del'ex asilo del Borgo, intrapresa dai giovani attivisti del centro sociale Fabbri nei giorni scorsi. Il sindaco Sagramola ha già firmato un'ordinanza di sgombero, il cui atto è stato consegnato agli occupanti, che però si sono rifiutati di ritirarlo, negandosi fermamente ad abbandonare l'edificio. Alcuni di loro, in seguito all'episodio, si sono recati presso l'ufficio del primo cittadino, occupandolo per un'ora, con il fine di instaurare un dialogo che portasse ad un punto di incontro. Inutilmente, perchè il sindaco si è dimostrato irremovibile sulle sue posizioni, tanto che lunedì 4 novembre dovrebbe giungere in Procura la documentazione sulla notifica, da parte della polizia municipale, dell'ordinanza di sgombero.

 

Gli occupanti, d'altra parte, si rifiutano categoricamente di lasciare l'edificio, a meno che non venga loro proposta un'alternativa realmente valida, in cui possano stabilirsi e dare il via alle numerose attività programmate; alcune associazioni del territorio stanno trovando sede presso il Fabbri, sono previsti corsi di formazione, laboratori di lingue e ripetizioni, supporto legale e psicologico gratuito, insomma, gli intenti risultano essere senza dubbio apprezzabili.

Le polemiche sorgono sulla questione del fine che giustifica i mezzi, sull'eterna battaglia tra regolamenti, che possono essere giudicati superati e stantii, ma pur sempre di regolamenti si tratta, e nuove proposte da parte di una popolazione giovane, stanca della situazione economica a politica attuale, e desiderosa di offrire il proprio contributo attivo.

La città di Fabriano, al pari di tante altre nella nostra regione, sta attraversando ormai da tempo una crisi che non è più solamente economica, ma che sta toccando valori sociali e morali: sarebbe forse il caso che le istituzioni, rendendosi conto di ciò, cerchino un dialogo con la popolazione, soprattutto con quella fascia giovane, sensibile ai temi della precarietà, della disoccupazione e della cattiva gestione politica, e stimolata perciò ad agire contro leggi più o meno discutibili.

 

Come da tradizione all'avvicinarsi del 1 novembre in tutti i cimiteri si sistemano le tombe dei propri cari, che in questo periodo appaiono più ricche di fiori rispetto al solito. Le sorprese, però, sono sempre dietro l'angolo. Curioso e deprecabile episodio quello avvenuto nel cimitero di Canepina, a Camerino, dove ignoti hanno rubato tutti i fiori, veri e finti, dalle tombe, lasciandole completamente spoglie. Grande l'incredulità, ma anche la rabbia e lo sdegno nei visitatori per un gesto così deplorevole frutto forse della crisi, ma soprattutto della maleducazione e della mancanza di rispetto per il dolore dei familiari che si sono recati a visitare i loro defunti.

Non si tratterebbe, d'altra parte, di un episodio isolato: si registrano, purtroppo, diversi casi di furti simili, e addirittura c'è chi non si fa scrupolo di trafugare i fiori da altre tombe, per onorare la memoria dei propri defunti. Cosa non si farebbe, in tempi di crisi, per risparmiare: le vendite, lamentano i fiorai, sono inesorabilmente calate di circa la metà, qualcuno si limita a comprare di meno, optando magari per un più economico mazzo di crisantemi, ma qualcun altro preferisce il "costo zero", dimenticando il vero significato di questa commemorazione.

 

Un libro che si legge d'un fiato, immediatamente catturati e immersi in un flusso di ricordi che vanno dall'infanzia all'età adulta di Rosangela Mattei, autrice di “Enrico Mattei mio zio”(edizioni Halley informatica), presentato domenica 27 ottobre a Matelica.

Numerose le autorità e le personalità del mondo politico, culturale e imprenditoriale presenti all'appuntamento, oltre naturalmente a tantissimi matelicesi che, ancora una volta, hanno dimostrato quanto sia vivo, a tutt'oggi, il ricordo e l'affetto per il fondatore e Presidente dell'Eni.

La pioggia cadeva sottile in quella radura a Bascapè, camminavo nel fango aggrappata a mio padre, ero spaventata, infreddolita, mi guardavo intorno, avvolta come in un incubo e ripensavo alle parole di mio padre: alla fine saremo costretti a piangere la morte di Enrico. Tutto è iniziato da lì”.

Con questo incipit il lettore viene immediatamente trasportato indietro nel tempo, a quei giorni terribili dell'attentato a Mattei, coinvolto e intenerito dai sentimenti di una ragazzina tredicenne legata allo zio da un affetto profondo. Ripercorre, attraverso ricordi ed episodi, un'altalena di emozioni che alterna giorni sereni ad altri densi di preoccupazione, impara a comprendere cosa voglia dire convivere contemporaneamente con la spensieratezza e la paura, scoprendo una figura inedita, che nessun libro di storia o altro scritto hanno mai potuto narrare.

Enrico Mattei rivive impresso negli occhi di questa ragazzina vivace, allegra e testarda che, diventata donna, persegue con ostinata determinazione la ricerca della verità, fino alla famosa sentenza del magistrato Calìa del 5 novembre 1997, con la quale si stabilisce in via definitiva che la sera del 27 ottobre 1962 l'aereo esplose a causa di un attentato, e non di un incidente.

Sfogliando le 235 pagine del libro, si scopre anche un dossier inedito, proveniente dall'archivio segreto nazionale inglese, con foto e documenti del Mattei privato, e interviste rilasciate dai suoi familiari.

Questo libro, - afferma l'autrice - non narra la storia di Mattei come l'hanno raccontata i vari “scrittori” che si sono cimentati nelle innumerevoli pubblicazioni su di lui, e che di volta in volta hanno insieme una serie di notizie classificate secondo i vari interessi, - personali, di partito, di Aziende, di Enti o di amici che sono o sono stati “potenti” -, ma è il racconto di una vita dedicata a rendere giustizia a un uomo che nulla chiedeva, se non permettere a tutti gli italiani di vivere in modo dignitoso, guadagnandosi, con il lavoro, il rispetto di tutti”.

 

 

Si intitola “Running up that hill” il video musicale che il duo Fab Box ha girato per conto dell'etichetta Art Media Music, presso le grotte di Sant'Eustachio, nel comune di San Severino Marche.

Per chi non le conoscesse, si tratta di un luogo suggestivo dove per secoli ha prosperato un'Abbazia benedettina, di cui oggi possiamo ammirare la chiesa romanica, addossata alle pareti rocciose, e in parte scavata in esse; vi si accede percorrendo il sentiero della Valle dei Grilli, o di Sant' Eustachio, una gola piccola ma affascinante.  Accanto si apre un'antica cava, da cui sicuramente provengono i blocchi utilizzati a San Severino durante l'epoca medievale.

La Comunità montana di San Severino Marche, ente gestore per conto del Demanio, ha autorizzato le riprese del video: sicuramente una pubblicità importante per le meraviglie paesaggistiche e storiche del nostro territorio, troppo spesso sottovalutate.

 
 


 

 

Numerose sono state le testimonianze di solidarietà ricevute dal sindaco di San Severino Marche, Cesare Martini, dopo gli atti vandalici di cui è stato vittima nei giorni scorsi. Ricordiamo che in due distinte occasioni la vettura privata del primo cittadino è stata danneggiata da vandali di identità tutt'ora ignota alle forze dell'ordine.

L'opposizione, nella persona di Gilberto Chiodi, capogruppo della lista "Una città da vivere", ha espresso vicinanza e appoggio, in merito si è espresso anche il presidente della Comunità Montana, Gian Luigi Chiappa, il quale si è dichiarato preoccupato per il clima di sconsideratezza e violenza che si sta affacciando sulle nostre cittadine, contro i principi democratici su cui esse dovrebbero reggersi.

Anche il presidente del Consiglio comunale Ostilio Beni, a nome dei componenti della Conferenza dei Capigruppo, ha manifestato la propria solidarietà, mentre il consigliere provinciale Pietro Cruciani ha preferito incontrare personalmente il sindaco per portagli un messaggio di vicinanza. Molti altri protagonisti della vita politica e delle amministrazioni locali si sono espressi in tal senso, condannando all'unanimità i ripetuti episodi vandalici.

 

Nella mattinata di giovedì 31 ottobre, i militari della Guardia Costiera di Civitanova Marche e della dipendente Delegazione di Spiaggia di Porto Recanati, hanno contestato un verbale amministrativo a un pescatore professionale che aveva pescato circa 50 Kg. di lumachine di mare in eccedenza, rispetto alla quota consentita dalle vigenti disposizioni.

Il quantitativo è stato immediatamente sequestrato e rigettato in mare dai militari. Al pescatore è stata inflitta una sanzione amministrativa di 4.000 euro, come previsto dalle Leggi che regolamentano la pesca professionale.

Grande successo per la Biennale Internazionale dell'Umorismo nell'Arte, le cui mostre sono state prorogate fino al 30 novembre. Da non perdere, a Palazzo Sangallo, “O combatti o scappi (oppure ridi)”, l'expo delle opere selezionate tra le partecipanti alla 27° edizione della Biennale.

A Palazzo Parisani-Bezzi sono invece allestite le mostre “Lineis et coloribus”, con le opere della scuola romana, il meglio della pittura degli anni Trenta e la personale di Anastasia Kurakina, vincitrice della precedente edizione della Biennale.

Al Castello della Rancia continua a incantare i visitatori la retrospettiva dedicata ai trent' anni di spettacoli della Compagnia della Rancia, che propone un viaggio nel teatro musicale italiano: da Tolentino ai più importanti palcoscenici, tra foto, costumi e scenografie.

Infine, giovedì 31 ottobre, a Palazzo Parisani-Bezzi, è in programma “Non Sensi”, appuntamento che prevede alle 16 una visita guidata alle mostre della Biennale e, alle 18, al Museo della Caricatura di Palazzo Sangallo. Prevista anche una conferenza intitolata “Il nonsense? E' lo stimolo del piacere”, con la partecipazione di Lucrezia Ercoli, Pierfrancesco Giannangeli e Antonio Tolve.

Tante le iniziative speciali in programma per tutto il mese di novembre, tra cui l'ingresso ridotto dal martedì al venerdì, l'ingresso ridotto agli under 30 il sabato e la domenica, e lo sconto sui cataloghi delle mostre.

Conservando il biglietto d'ingresso si avrà anche diritto a uno sconto per pernottare o mangiare. (consultare l'elenco su www.biennaleumorismo.it).

Domani 31 ottobre, alle 15, la sala consiliare della Provincia ospita la seduta della nuova struttura giuridica composta dai sindaci e presieduta da Antonio Pettinari. L'Assemblea avrà il compito di programmare, organizzare e controllare il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani all'interno dell'Ambito territoriale ottimale n. 3 - Macerata.
L'argomento principale all'ordine del giorno riguarda l'affidamento del servizio di gestione dei rifiuti, nella modalità in house providing, al Cosmari. Favorevole il contesto, dopo l'accordo raggiunto due giorni fa, tra Smea e Cosmari, con l'acquisizione della Smea da parte del Consorzio.

In tempi di crisi, capita oramai di venire a conoscenza di episodi davvero curiosi, capaci di  strappare un sorriso, se non fosse per le cause che stanno  alla base del gesto stesso. Ecco quindi che un ladro, entrato a rubare all'interno di un  luogo ritenuto sacro per eccellenza, può cercare poi un'immediata assoluzione, col risultato di venire incastrato dalle telecamere.

Il fatto è accaduto qualche giorno fa in una parrocchia di Matelica. Il parroco, prima di iniziare la funzione religiosa, si è accorto che qualcuno aveva forzato le cassette per le offerte ed era riuscito ad appropriarsi del contenuto, una somma di circa duecento euro. Il prelato si è quindi recato presso la Stazione dei Carabinieri di Matelica per sporgere denuncia: dopo un immediato sopralluogo, i militari hanno potuto constatare di persona che le quattro cassette erano state in effetti aperte tramite un arnese da scasso. La dinamica del furto è stata poi ricostruita grazie alla visione dei filmati registrati dalle telecamere a circuito chiuso installate nella basilica: e qui, la sorpresa. Le riprese mostrano infatti un giovane che, dopo essere entrato in chiesa, estrae un cacciavite dal proprio giubbotto e, forzando appunto le cassette delle offerte, si impadronisce della refurtiva, che ripone in tasca. Dopo aver commesso il furto, però, il giovane non si affretta a fuggire, come ci si aspetterebbe da un qualsiasi ladro; forse, prevale in lui il desiderio di liberarsi la coscienza dal peso del crimine compiuto, fatto sta che si reca  a confessarsi, prima di uscire dalla chiesa. Il ragazzo è stato identificato dai Carabinieri in un 33enne del luogo, con precedenti specifici e problemi connessi alla tossicodipendenza, nei cui confronti è scattata pertanto la denuncia per furto aggravato alla Procura della Repubblica di Macerata. Probabimente, le autorità competenti non saranno altrettanto generose, nel concedere assoluzione e perdono, di quanto lo possa essere la Chiesa.

                                                                                      

 

Una bella esperienza di empatia e prosocialità si è da poco conclusa presso la Casa Circondariale di Camerino. Protagonisti 18 detenuti e un labrador di nome Borys che hanno condiviso il progetto Educare e reintegrare con gli animali, patrocinato dal Comune di Camerino e condotto dalla dott.ssa Monika Delmanowicz.

Il percorso è iniziato con una lezione teorica che ha fornito i primi elementi di conoscenza etologica del cane e delle modalità corrette di avvicinamento a questo animale. Successivamente ognuno dei partecipanti ha imparato a relazionarsi con il cane, a prendersene cura e a dargli dei piccoli comandi usando tutte le accortezze necessarie a non causare disagio all'animale.

Ogni incontro si è articolato ponendo obiettivi specifici riconducibili ad una serena convivenza quotidiana. Il cane, animale autentico ed inclinato alla relazione, è stato di supporto nella interpretazione degli atteggiamenti, delle difficoltà e delle aspettative, dando la possibilità di affrontare, nella pratica, temi come la consapevolezza delle norme che regolano il comportamento umano e quello del cane, le capacità comunicative, la gestione dei problemi interpersonali, le emozioni proprie ed altrui, la fiducia e la responsabilità. In questo modo si è lavorato sulla ricostruzione e riorganizzazione di ricordi passati legati alla percezione di sé stessi, degli altri e degli animali, aprendo a nuove esperienze positive. Un'occasione relazionale che è stata anche d'aiuto per arricchire e migliorare la lingua italiana dei detenuti provenienti dall'estero.

Durante il corso è stato sottolineato che gli animali non sono uno strumento da sfruttare, ma partner con i quali si può collaborare schiudendo un vero e proprio rapporto amicale oltre che possibilità di lavoro come ad esempio nei canili, o quali operatori cinofili o pet-terapy, dog-sitter, ecc..

Essendo questo il quarto anno di seguito che il progetto ha luogo, si è notato che il ricordo del simpatico cagnolino suscitava durante l'anno di attesa emozioni di gioia e la speranza che qualcosa di “buono” potesse accadere. Come scrive una ragazza nelle lettera indirizzata a Borys: (…) Le mie concelline mi hanno parlato di te nel periodo di degenza in questo carcere creando in me una voglia pazza di conoscerti (…). Il valore del ricordo positivo ha aumentato la speranza e i detenuti che hanno partecipato al corso gli anni precedenti hanno tramandato i racconti sulla vivacità e l'allegria di Borys. Il giardino del carcere è stato associato ad un evento positivo come giocare con il cane, strappando un piccolo sorriso nei momenti di amara solitudine: A volte, quando soffro più del solito di malinconia e dalle sbarre della finestra guardo il giardino, ridacchio tra me e me, pensando agli enormi crateri che scavi e all'allegria che, con quel semplice gesto, porti nel cuore di chi ti guarda.

In alcuni partecipanti la vicinanza di Borys scatenava un intimo bisogno di contatto con un altro essere, una liberazione interiore ed un gioco di fiducia e di sicurezza. Gli utenti si sono abbandonati ad una spontaneità nel coccolare, baciare, abbracciare, sussurrare parole dolci al cane. In tutto questo si percepiva autenticità e naturalezza, tenendo conto che il premio più grosso era una leccata del cane o la sua zampa.

Per persone che si trovano all'interno del carcere l'aspetto ludico è una notevole fonte di creatività e anche un ponte con il mondo esterno. Divertendosi, e quasi senza accorgersene, i partecipanti riuscivano a dirigere da soli il cane e a fargli effettuare vari comandi. Scherzando, criticando i comportamenti non corretti verso l'animale e dandosi i consigli a vicenda, i detenuti hanno stabilito un'armonica interazione all'interno del gruppo, mostrando un netto miglioramento dei rapporti affettivi e sociali.

Borys, con la sua simpatia, vivacità, calore e accoglienza “non giudicante”, ha creato delle situazioni buffe e stimolanti (come fare gli scavi sotto il muro per nascondere la pallina o leccare tutti per il benvenuto) facilitando la risposta positiva, giocosa e spontanea nell'esprimere affetto nei suoi confronti e nel giocare nel riporto della pallina: (..) tu (Borys) mi hai fatto ritornare il sorriso, mi hai distratto dai cattivi pensieri.

Il progetto si è concluso con la consegna degli attestati di partecipazione alla presenza della direttrice dott.ssa Eleonora Consoli.

I cinque incontri di un corso ovviamente non bastano per educare al rispetto dei valori su cui si fonda la convivenza civile, ma d'altra parte è necessario aiutare i detenuti a vivere le emozioni e le esperienze nuove per sottrarli al ruolo di spettatori passivi, offrendo opportunità di crescita, di autonomia, di maggiore accettazione di se stessi e degli altri che possono condurre a inattese possibilità di cambiamento e prospettive, come si legge in una delle lettere: Grazie, perché con te (riferito al cane) i miei pensieri, tristezza, solitudine e non voglia più di vivere, tu sei riuscito a far scatenare nel mio cuore la voglia di continuare a combattere (…) io ho provato il suicidio, ma ti giuro che mi hai trasmesso la piccola voglia di vivere.

 

 

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