Guardare oltre le sbarre grazie a un cane

Mercoledì, 30 Ottobre 2013 01:00 | Letto 3693 volte   Clicca per ascolare il testo Guardare oltre le sbarre grazie a un cane Una bella esperienza di empatia e prosocialità si è da poco conclusa presso la Casa Circondariale di Camerino. Protagonisti 18 detenuti e un labrador di nome Borys che hanno condiviso il progetto Educare e reintegrare con gli animali, patrocinato dal Comune di Camerino e condotto dalla dott.ssa Monika Delmanowicz. Il percorso è iniziato con una lezione teorica che ha fornito i primi elementi di conoscenza etologica del cane e delle modalità corrette di avvicinamento a questo animale. Successivamente ognuno dei partecipanti ha imparato a relazionarsi con il cane, a prendersene cura e a dargli dei piccoli comandi usando tutte le accortezze necessarie a non causare disagio allanimale. Ogni incontro si è articolato ponendo obiettivi specifici riconducibili ad una serena convivenza quotidiana. Il cane, animale autentico ed inclinato alla relazione, è stato di supporto nella interpretazione degli atteggiamenti, delle difficoltà e delle aspettative, dando la possibilità di affrontare, nella pratica, temi come la consapevolezza delle norme che regolano il comportamento umano e quello del cane, le capacità comunicative, la gestione dei problemi interpersonali, le emozioni proprie ed altrui, la fiducia e la responsabilità. In questo modo si è lavorato sulla ricostruzione e riorganizzazione di ricordi passati legati alla percezione di sé stessi, degli altri e degli animali, aprendo a nuove esperienze positive. Unoccasione relazionale che è stata anche daiuto per arricchire e migliorare la lingua italiana dei detenuti provenienti dallestero. Durante il corso è stato sottolineato che gli animali non sono uno strumento da sfruttare, ma partner con i quali si può collaborare schiudendo un vero e proprio rapporto amicale oltre che possibilità di lavoro come ad esempio nei canili, o quali operatori cinofili o pet-terapy, dog-sitter, ecc.. Essendo questo il quarto anno di seguito che il progetto ha luogo, si è notato che il ricordo del simpatico cagnolino suscitava durante lanno di attesa emozioni di gioia e la speranza che qualcosa di “buono” potesse accadere. Come scrive una ragazza nelle lettera indirizzata a Borys: (…) Le mie concelline mi hanno parlato di te nel periodo di degenza in questo carcere creando in me una voglia pazza di conoscerti (…). Il valore del ricordo positivo ha aumentato la speranza e i detenuti che hanno partecipato al corso gli anni precedenti hanno tramandato i racconti sulla vivacità e lallegria di Borys. Il giardino del carcere è stato associato ad un evento positivo come giocare con il cane, strappando un piccolo sorriso nei momenti di amara solitudine: A volte, quando soffro più del solito di malinconia e dalle sbarre della finestra guardo il giardino, ridacchio tra me e me, pensando agli enormi crateri che scavi e allallegria che, con quel semplice gesto, porti nel cuore di chi ti guarda. In alcuni partecipanti la vicinanza di Borys scatenava un intimo bisogno di contatto con un altro essere, una liberazione interiore ed un gioco di fiducia e di sicurezza. Gli utenti si sono abbandonati ad una spontaneità nel coccolare, baciare, abbracciare, sussurrare parole dolci al cane. In tutto questo si percepiva autenticità e naturalezza, tenendo conto che il premio più grosso era una leccata del cane o la sua zampa. Per persone che si trovano allinterno del carcere laspetto ludico è una notevole fonte di creatività e anche un ponte con il mondo esterno. Divertendosi, e quasi senza accorgersene, i partecipanti riuscivano a dirigere da soli il cane e a fargli effettuare vari comandi. Scherzando, criticando i comportamenti non corretti verso lanimale e dandosi i consigli a vicenda, i detenuti hanno stabilito unarmonica interazione allinterno del gruppo, mostrando un netto miglioramento dei rapporti affettivi e sociali. Borys, con la sua simpatia, vivacità, calore e accoglienza “non giudicante”, ha creato delle situazioni buffe e stimolanti (come fare gli scavi sotto il muro per nascondere la pallina o leccare tutti per il benvenuto) facilitando la risposta positiva, giocosa e spontanea nellesprimere affetto nei suoi confronti e nel giocare nel riporto della pallina: (..) tu (Borys) mi hai fatto ritornare il sorriso, mi hai distratto dai cattivi pensieri. Il progetto si è concluso con la consegna degli attestati di partecipazione alla presenza della direttrice dott.ssa Eleonora Consoli. I cinque incontri di un corso ovviamente non bastano per educare al rispetto dei valori su cui si fonda la convivenza civile, ma daltra parte è necessario aiutare i detenuti a vivere le emozioni e le esperienze nuove per sottrarli al ruolo di spettatori passivi, offrendo opportunità di crescita, di autonomia, di maggiore accettazione di se stessi e degli altri che possono condurre a inattese possibilità di cambiamento e prospettive, come si legge in una delle lettere: Grazie, perché con te (riferito al cane) i miei pensieri, tristezza, solitudine e non voglia più di vivere, tu sei riuscito a far scatenare nel mio cuore la voglia di continuare a combattere (…) io ho provato il suicidio, ma ti giuro che mi hai trasmesso la piccola voglia di vivere.    

Una bella esperienza di empatia e prosocialità si è da poco conclusa presso la Casa Circondariale di Camerino. Protagonisti 18 detenuti e un labrador di nome Borys che hanno condiviso il progetto Educare e reintegrare con gli animali, patrocinato dal Comune di Camerino e condotto dalla dott.ssa Monika Delmanowicz.

Il percorso è iniziato con una lezione teorica che ha fornito i primi elementi di conoscenza etologica del cane e delle modalità corrette di avvicinamento a questo animale. Successivamente ognuno dei partecipanti ha imparato a relazionarsi con il cane, a prendersene cura e a dargli dei piccoli comandi usando tutte le accortezze necessarie a non causare disagio all'animale.

Ogni incontro si è articolato ponendo obiettivi specifici riconducibili ad una serena convivenza quotidiana. Il cane, animale autentico ed inclinato alla relazione, è stato di supporto nella interpretazione degli atteggiamenti, delle difficoltà e delle aspettative, dando la possibilità di affrontare, nella pratica, temi come la consapevolezza delle norme che regolano il comportamento umano e quello del cane, le capacità comunicative, la gestione dei problemi interpersonali, le emozioni proprie ed altrui, la fiducia e la responsabilità. In questo modo si è lavorato sulla ricostruzione e riorganizzazione di ricordi passati legati alla percezione di sé stessi, degli altri e degli animali, aprendo a nuove esperienze positive. Un'occasione relazionale che è stata anche d'aiuto per arricchire e migliorare la lingua italiana dei detenuti provenienti dall'estero.

Durante il corso è stato sottolineato che gli animali non sono uno strumento da sfruttare, ma partner con i quali si può collaborare schiudendo un vero e proprio rapporto amicale oltre che possibilità di lavoro come ad esempio nei canili, o quali operatori cinofili o pet-terapy, dog-sitter, ecc..

Essendo questo il quarto anno di seguito che il progetto ha luogo, si è notato che il ricordo del simpatico cagnolino suscitava durante l'anno di attesa emozioni di gioia e la speranza che qualcosa di “buono” potesse accadere. Come scrive una ragazza nelle lettera indirizzata a Borys: (…) Le mie concelline mi hanno parlato di te nel periodo di degenza in questo carcere creando in me una voglia pazza di conoscerti (…). Il valore del ricordo positivo ha aumentato la speranza e i detenuti che hanno partecipato al corso gli anni precedenti hanno tramandato i racconti sulla vivacità e l'allegria di Borys. Il giardino del carcere è stato associato ad un evento positivo come giocare con il cane, strappando un piccolo sorriso nei momenti di amara solitudine: A volte, quando soffro più del solito di malinconia e dalle sbarre della finestra guardo il giardino, ridacchio tra me e me, pensando agli enormi crateri che scavi e all'allegria che, con quel semplice gesto, porti nel cuore di chi ti guarda.

In alcuni partecipanti la vicinanza di Borys scatenava un intimo bisogno di contatto con un altro essere, una liberazione interiore ed un gioco di fiducia e di sicurezza. Gli utenti si sono abbandonati ad una spontaneità nel coccolare, baciare, abbracciare, sussurrare parole dolci al cane. In tutto questo si percepiva autenticità e naturalezza, tenendo conto che il premio più grosso era una leccata del cane o la sua zampa.

Per persone che si trovano all'interno del carcere l'aspetto ludico è una notevole fonte di creatività e anche un ponte con il mondo esterno. Divertendosi, e quasi senza accorgersene, i partecipanti riuscivano a dirigere da soli il cane e a fargli effettuare vari comandi. Scherzando, criticando i comportamenti non corretti verso l'animale e dandosi i consigli a vicenda, i detenuti hanno stabilito un'armonica interazione all'interno del gruppo, mostrando un netto miglioramento dei rapporti affettivi e sociali.

Borys, con la sua simpatia, vivacità, calore e accoglienza “non giudicante”, ha creato delle situazioni buffe e stimolanti (come fare gli scavi sotto il muro per nascondere la pallina o leccare tutti per il benvenuto) facilitando la risposta positiva, giocosa e spontanea nell'esprimere affetto nei suoi confronti e nel giocare nel riporto della pallina: (..) tu (Borys) mi hai fatto ritornare il sorriso, mi hai distratto dai cattivi pensieri.

Il progetto si è concluso con la consegna degli attestati di partecipazione alla presenza della direttrice dott.ssa Eleonora Consoli.

I cinque incontri di un corso ovviamente non bastano per educare al rispetto dei valori su cui si fonda la convivenza civile, ma d'altra parte è necessario aiutare i detenuti a vivere le emozioni e le esperienze nuove per sottrarli al ruolo di spettatori passivi, offrendo opportunità di crescita, di autonomia, di maggiore accettazione di se stessi e degli altri che possono condurre a inattese possibilità di cambiamento e prospettive, come si legge in una delle lettere: Grazie, perché con te (riferito al cane) i miei pensieri, tristezza, solitudine e non voglia più di vivere, tu sei riuscito a far scatenare nel mio cuore la voglia di continuare a combattere (…) io ho provato il suicidio, ma ti giuro che mi hai trasmesso la piccola voglia di vivere.

 

 

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