L'ultimo si è consumato pochi giorni fa, a Castelfidardo. Una coppia come tante altre, forse una differenza d'età che poteva in qualche modo incidere sulle divergenze di interessi, di opinioni, di progetti per il futuro. Lei, 44 anni, ancora giovane, con il desiderio, da quanto si è appreso, di cambiare casa, lavoro, di dare la svolta a una vita ancora indirizzabile su qualunque binario, con una figlia avuta in giovane età, che, ormai ventiquattrenne, si stava incamminando su un percorso autonomo; lui, 62 anni, forse pago di ciò che aveva raggiunto, nonostante la forte gelosia nei confronti di quella moglie piena di amici e di sogni nel cassetto. Nessuno può sapere cosa veramente sia scattato nella mente dell'uomo, che ha assassinato la compagna di una vita e poi si è suicidato, neppure le persone che a loro erano più vicine: perchè, come sempre, tutti si stupiscono di quanto accaduto, c'erano sintomi di problemi, litigi, ma tutti chiudiamo gli occhi, di solito, per non vedere il demone nascosto dentro ognuno di noi, pronto a saltar fuori nel momento in cui la lucidità mentale ci abbandona, e "il sonno della ragione genera mostri". Non sbagliava, Goya.
L'uomo ha ferito e poi strangolato la moglie, prima di impiccarsi: inquietante il fatto che siano stati trovati senza indumenti, stavano riposando dopo il pranzo, forse c'era stato un estremo tentativo di riscoprire l'intimità coniugale. In quale modo si passa, nella frazione di pochi minuti, o secondi, da un gesto d'amore ad un omicidio efferato? Probabilmente è quello che ci si domanda, analizzando i tanti, troppi, casi di femminicidio che avvengono nel nostro paese e all'estero: così ribattezzato, perchè le vittime sono sempre donne, mogli, fidanzate o ex nella maggior parte dei casi, oggetto di un amore, appunto, che di amore non ha proprio nulla. Potremmo chiamarlo in cento altri modi, possesso, ossessione, morbosità, deviazione psicologia, oppure potremmo definire questi uomini come vittime di genitori violenti, emarginati sociali: ma mai, senza ombra di dubbio, come uomini innamorati.
Inoltre, quando parliamo di femminicidio, non ci riferiamo solamente alle vittime dei propri "cari", perchè molte altre donne vengono uccise, o stuprate, o abusate, da sconosciuti e maniaci, soprattutto in quei paesi dove i diritti più basici, come quello alla vita, sono calpestati e considerati ancora qualcosa per cui dover lottare.
Proprio a Macerata si sta organizzando la raccolta delle scarpe rosse che verranno esposte lungo Piaggia della Torre, in onore della giornata internazionale contro le violenze sulle donne, prevista per il prossimo 25 novembre. Le scarpe rosse sono diventate un simbolo a livello mondiale, dopo la prima installazione effettuata dall'artista messicana Elina Chauvet, intitolata Zapatos rojos, e realizzata a Ciudad Juarez, in Messico: rosso, come il sangue delle vittime. E' proprio in questa cittadina che venne coniato per la prima volta il termine femminicidio, ed è proprio qua che, da anni ormai, si sta perpetrando uno dei più grandi femminicidi della storia: oltre 500 donne scomparse, uccise, violentate, torturate, anche se il numero delle vittime potrebbe essere ben più alto.
Ci troviamo in una delle zone più povere del paese, con un tasso di disoccupazione molto alto, soprattutto tra la fascia maschile, perchè si preferisce impiegare una manodopera operaia femminile, a costi più bassi e con meno rischio di problemi legati all'abuso di alcol o droghe. Forse, in qualcuno di questi uomini le molle della frustrazione e dell'impotenza, il sentirsi castrati, ha appunto risvegliato più di un demone; forse, si tratta di serial killer o imitatori, visto che il numero delle vittime esclude si possa trattare di un unico folle, forse si tratta di qualcosa di ancora peggio, traffici a cui non si vuole neppure accennare.
O forse, semplicemente, il femminicido, non è reato, visto che, sebbene le autorità abbiano provato a presentare delle scuse e a gettare al vento promesse, i casi di omicidio e sparizioni risultano essere ancora tutti irrisolti. Una storia agghiacciante, di cui si conosce, nel resto del mondo, assai poco, e che le scarpe rosse di Macerata, forse, serviranno a diffondere.
Noi, invitiamo le donne che possiedono scarpe rosse, a portarle presso l'Informadonna di Macerata, o, in alternativa, verranno accettate anche scarpe chiare, che saranno poi dipinte. A cosa serve un'esposizione artistica, quando parliamo di omicidi? A far conoscere, a ricordare, a educare gli uomini del futuro: perchè il silenzio e l'oblio rappresentano, da sempre, il filo di continuità di ogni violenza.
