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"Crediamo fermamente, che questa decisione non sia un punto di arrivo, ma sia soprattutto il presupposto da cui ripartire, animati da un desiderio ancora più grande, per l’organizzazione della prossima edizione" Così la presidente dell'associazione Corsa alla Spada Stefania Scuri nell'annunciare che non potrà essere organizzata a Camerino la 39° edizione della Corsa alla Spada e Palio. Una decisione sofferta alla quale è giunto il Consiglio direttivo dopo un lungo periodo di confronto e dopo aver valutato una serie di proposte relative alla sua fattibilità.
"La nostra nostra rievocazione storica festeggerà nel 2021 i suoi primi quarant’anni e - ha aggiunto Stefania Scuri- dovremo tutti impegnarci al massimo, anche chi finora non ha partecipato, per restituire alla Corsa alla Spada e Palio, tutta la forza attrattiva e aggregante che ha sempre esercitato sui camerinesi e non solo".
Sofferta ma necessaria, la scelta non è stata presa certo a cuor leggero ed è arrivata dopo un’attenta valutazione, iniziata il 30 giugno, con l'elaborazione di alcune proposte, tutte ispirate alla salvaguardia della salute, alla corretta assistenza degli atleti e tenendo in conto delle difficoltà di avere certezze in merito all’acquisizione delle necessarie autorizzazioni .
Le varie proposte, avanzate dalla Commissione Corsa, dai Terzieri e dal Consiglio Direttivo, sono state ritenute, tuttavia, ancora troppo rischiose a causa del perdurare dell’emergenza sanitaria. Il fatto che non potesse comunque autorizzarsi un corteo storico, aggiunto al permanere delle restrizioni sulla sicurezza che limitano la partecipazione del pubblico, hanno portato il Consiglio Direttivo a riflettere. Inopportuno organizzare La Corsa alla Spada in un contesto poco rispondente ai canoni imposti dai riferimenti storici e le regole seguite nel corso dei 39 anni della manifestazione.
"La nostra rievocazione storica è infatti una delle più antiche delle Marche, una delle più curate- continua la presidente-; ad essa dobbiamo guardare con l’amore e l’attenzione che merita. Per questo, anche se tale scelta non ci troverà tutti d’accordo e di sicuro farà discutere, rappresenta la tappa conclusiva di un percorso comunitario intrapreso da tutti coloro che costituiscono il comitato centrale, nonché la somma di tutti i punti di incontro o di divergenza. Ho accettato questo incarico con entusiasmo - ricorda Stefania Scuri-, consapevole delle difficoltà da affrontare, ma decisa a mettercela tutta per apportare un contributo di novità, con l’intento di coinvolgere soprattutto molti giovani, che rappresentano il futuro". Nell'invitare quindi alla premiazione del prossimo 27 settembre tutti coloro che hanno preso parte al contest di maggio “La Corsa alla Spada che vorrei”, tornando a sottolineare il ruolo che la rievocazione riveste per la città di Camerino come occasione di visibilità e di promozione turistica, la presidente Stefania Scuri, tiene a confermare convintamente che profonderà tutte le sue energie "per far sì che ogni organismo dell’associazione Corsa alla Spada e Palio lavori in armonia e con la massima dedizione per realizzare, nel 2021, un’edizione capace di cancellare l’amarezza di questa necessaria rinuncia”.
c.c.
"La nostra nostra rievocazione storica festeggerà nel 2021 i suoi primi quarant’anni e - ha aggiunto Stefania Scuri- dovremo tutti impegnarci al massimo, anche chi finora non ha partecipato, per restituire alla Corsa alla Spada e Palio, tutta la forza attrattiva e aggregante che ha sempre esercitato sui camerinesi e non solo".
Sofferta ma necessaria, la scelta non è stata presa certo a cuor leggero ed è arrivata dopo un’attenta valutazione, iniziata il 30 giugno, con l'elaborazione di alcune proposte, tutte ispirate alla salvaguardia della salute, alla corretta assistenza degli atleti e tenendo in conto delle difficoltà di avere certezze in merito all’acquisizione delle necessarie autorizzazioni .
Le varie proposte, avanzate dalla Commissione Corsa, dai Terzieri e dal Consiglio Direttivo, sono state ritenute, tuttavia, ancora troppo rischiose a causa del perdurare dell’emergenza sanitaria. Il fatto che non potesse comunque autorizzarsi un corteo storico, aggiunto al permanere delle restrizioni sulla sicurezza che limitano la partecipazione del pubblico, hanno portato il Consiglio Direttivo a riflettere. Inopportuno organizzare La Corsa alla Spada in un contesto poco rispondente ai canoni imposti dai riferimenti storici e le regole seguite nel corso dei 39 anni della manifestazione.
"La nostra rievocazione storica è infatti una delle più antiche delle Marche, una delle più curate- continua la presidente-; ad essa dobbiamo guardare con l’amore e l’attenzione che merita. Per questo, anche se tale scelta non ci troverà tutti d’accordo e di sicuro farà discutere, rappresenta la tappa conclusiva di un percorso comunitario intrapreso da tutti coloro che costituiscono il comitato centrale, nonché la somma di tutti i punti di incontro o di divergenza. Ho accettato questo incarico con entusiasmo - ricorda Stefania Scuri-, consapevole delle difficoltà da affrontare, ma decisa a mettercela tutta per apportare un contributo di novità, con l’intento di coinvolgere soprattutto molti giovani, che rappresentano il futuro". Nell'invitare quindi alla premiazione del prossimo 27 settembre tutti coloro che hanno preso parte al contest di maggio “La Corsa alla Spada che vorrei”, tornando a sottolineare il ruolo che la rievocazione riveste per la città di Camerino come occasione di visibilità e di promozione turistica, la presidente Stefania Scuri, tiene a confermare convintamente che profonderà tutte le sue energie "per far sì che ogni organismo dell’associazione Corsa alla Spada e Palio lavori in armonia e con la massima dedizione per realizzare, nel 2021, un’edizione capace di cancellare l’amarezza di questa necessaria rinuncia”.
c.c.
La Provincia di Macerata sta effettuando in questi giorni lavori di asfaltatura sulla strada provinciale 180 nel tratto Belforte del Chienti - Sfercia.
Si tratta di un intervento di 260 mila euro, in corso dopo l’avvenuta pulizia dei fossi e delle banchine, e per il quale saranno utilizzati anche i ribassi d’asta per effettuare ulteriori tratti di asfaltatura nei punti più ammalorati della strada.
L' arteria in questione, di fatto l’unica alternativa alla superstrada, è conosciuta come la vecchia statale 77 e collega numerosi frazioni e centri abitati. La strada, passata alla Provincia dopo la realizzazione della superstrada, è importante per il traffico locale ed è transitata anche dai camion per via della presenza delle cave.
Avendo una buona ampiezza e un traffico veicolare comunque ridotto è una zona molto battuta dai ciclisti, al punto che rientra nel disegno di una ciclovia e a settembre sarà anche attraversata da una tappa della corsa ciclistica per professionisti Tirreno-Adriatica.
Il lavoro è stato finanziato con le risorse aggiunte, ricevute dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per l’anno in corso, oltre ai finanziamenti programmati per il triennio 2019-2021.
“Quando abbiamo saputo che il Ministero ci avrebbe destinato delle risorse ulteriori a quelle previste- dichiara il presidente Antonio Pettinari - abbiamo subito preparato il progetto. Chiarita la destinazione e l’importo del finanziamento, lo abbiamo inserito in bilancio, approvando a giugno i progetti esecutivi e avviando subito le procedure di appalto”.
Si tratta di un intervento di 260 mila euro, in corso dopo l’avvenuta pulizia dei fossi e delle banchine, e per il quale saranno utilizzati anche i ribassi d’asta per effettuare ulteriori tratti di asfaltatura nei punti più ammalorati della strada.
L' arteria in questione, di fatto l’unica alternativa alla superstrada, è conosciuta come la vecchia statale 77 e collega numerosi frazioni e centri abitati. La strada, passata alla Provincia dopo la realizzazione della superstrada, è importante per il traffico locale ed è transitata anche dai camion per via della presenza delle cave.
Avendo una buona ampiezza e un traffico veicolare comunque ridotto è una zona molto battuta dai ciclisti, al punto che rientra nel disegno di una ciclovia e a settembre sarà anche attraversata da una tappa della corsa ciclistica per professionisti Tirreno-Adriatica.
Il lavoro è stato finanziato con le risorse aggiunte, ricevute dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per l’anno in corso, oltre ai finanziamenti programmati per il triennio 2019-2021.
“Quando abbiamo saputo che il Ministero ci avrebbe destinato delle risorse ulteriori a quelle previste- dichiara il presidente Antonio Pettinari - abbiamo subito preparato il progetto. Chiarita la destinazione e l’importo del finanziamento, lo abbiamo inserito in bilancio, approvando a giugno i progetti esecutivi e avviando subito le procedure di appalto”.
c.c.
Primo incontro fra azienda e sindacati per tentare di trovare un accordo sulla procedura di mobilità aperta dalla Indelfab di Fabriano, ex JP Industries, per l’intera forza lavoro, vale a dire 583 dipendenti, circa 300 residenti nel fabrianese.
Fim-Fiom-Uilm ribadiscono che vogliono solo il ritiro della procedura. L’azienda, come riferito dall’imprenditore cerretese, Giovanni Porcarelli, alla sottosegretaria al Mise, Alessia Morani, non ha alcuna intenzione di farlo. Dunque, un muro contro muro che difficilmente potrà trovare una soluzione nel primo incontro per l'esame congiunto prevista dalla procedura di mobilità, che è stato convocato per le 16:30 di martedì primo settembre, nella sala riunioni dello stabilimento di Fabriano della Indelfab, a Santa Maria.
Il giorno successivo, poi, Cgil-Cisl-Uilm insieme ai rappresentanti di Fim-Fiom-Uilm e una rappresentanza dei lavoratori saranno ricevuti dal vescovo della diocesi Fabriano-Matelica, mons. Francesco Massara.
Mons. Massara ha espresso, fin da subito, sentimenti di vicinanza ai lavoratori, rendendosi protagonista di un accorato appello a tutti i soggetti affinché si faccia il possibile per evitare una nuova ecatombe occupazionale.
E proprio sulla vertenza in atto, interviene il candidato per Forza Italia alle prossime Regionali, Olindo Stroppa, attuale capogruppo in consiglio comunale di Fabriano per il partito Azzurro.
“Quella della JP è una storia che si trascina da anni, con continui prolungamenti della cassa integrazione ed illudendo i dipendenti su una probabile ripresa delle attività produttive- sottolinea Stroppa-. Si poteva fare meglio agli inizi della crisi? È vero che all’epoca alcune importanti multinazionali del settore erano interessate all’acquisto della ex Ardo? Questi sono i quesiti che si pongono i dipendenti coinvolti nella crisi, se fosse vero qualcuno dovrebbe fare un enorme meaculpa. Stiamo comunque parlando di storia e come tutte le storie che fanno parte del passato, i posteri potranno giudicare. La cosa allarmante è che nessuno si stia seriamente occupando di come uscire da questa drammatica situazione- rimarca-. Forse in passato sono stati fatti degli errori, oggi non possiamo lasciare sole altre 583 famiglie in difficoltà. È compito di tutti, soprattutto della politica, creare situazioni che possano incentivare nuovi posti di lavoro. Oggi più di ieri urge la necessità di inserire il nostro territorio in una zona di sgravi fiscali”, conclude Olindo Stroppa.
c.c.
Fim-Fiom-Uilm ribadiscono che vogliono solo il ritiro della procedura. L’azienda, come riferito dall’imprenditore cerretese, Giovanni Porcarelli, alla sottosegretaria al Mise, Alessia Morani, non ha alcuna intenzione di farlo. Dunque, un muro contro muro che difficilmente potrà trovare una soluzione nel primo incontro per l'esame congiunto prevista dalla procedura di mobilità, che è stato convocato per le 16:30 di martedì primo settembre, nella sala riunioni dello stabilimento di Fabriano della Indelfab, a Santa Maria.
Il giorno successivo, poi, Cgil-Cisl-Uilm insieme ai rappresentanti di Fim-Fiom-Uilm e una rappresentanza dei lavoratori saranno ricevuti dal vescovo della diocesi Fabriano-Matelica, mons. Francesco Massara.
Mons. Massara ha espresso, fin da subito, sentimenti di vicinanza ai lavoratori, rendendosi protagonista di un accorato appello a tutti i soggetti affinché si faccia il possibile per evitare una nuova ecatombe occupazionale.
E proprio sulla vertenza in atto, interviene il candidato per Forza Italia alle prossime Regionali, Olindo Stroppa, attuale capogruppo in consiglio comunale di Fabriano per il partito Azzurro.
“Quella della JP è una storia che si trascina da anni, con continui prolungamenti della cassa integrazione ed illudendo i dipendenti su una probabile ripresa delle attività produttive- sottolinea Stroppa-. Si poteva fare meglio agli inizi della crisi? È vero che all’epoca alcune importanti multinazionali del settore erano interessate all’acquisto della ex Ardo? Questi sono i quesiti che si pongono i dipendenti coinvolti nella crisi, se fosse vero qualcuno dovrebbe fare un enorme meaculpa. Stiamo comunque parlando di storia e come tutte le storie che fanno parte del passato, i posteri potranno giudicare. La cosa allarmante è che nessuno si stia seriamente occupando di come uscire da questa drammatica situazione- rimarca-. Forse in passato sono stati fatti degli errori, oggi non possiamo lasciare sole altre 583 famiglie in difficoltà. È compito di tutti, soprattutto della politica, creare situazioni che possano incentivare nuovi posti di lavoro. Oggi più di ieri urge la necessità di inserire il nostro territorio in una zona di sgravi fiscali”, conclude Olindo Stroppa.
c.c.
Domato dal pronto intervento di una squadra dei Vigili del Fuoco di Macerata supportata da quella dei colleghi di Osimo un incendio sviluppatosi in un vivaio di Porto recanati. L'allarme era partito intorno alle 13.15; sul posto si sono immediatamente portate le squadre dei Vigili del Fuoco con due autopompe, mezzi 4 x4 e un'autobotte. Interessata un'area di circa un ettaro di palmeto; bruciato circa il 90 % di vegetazione. Nessuna conseguenza per le persone.
c.c.
c.c.
Hanno risvegliato una paura mai sopita nella popolazione le scosse di terremoto, di magnitudo superiore 3, che nella giornata di giovedì hanno interessato le zone di Fabriano e Sarnano (http://appenninocamerte.info/notizie-cronaca/item/12299-doppia-scossa-di-terremoto-dopo-cerreto-trema-anche-sarnano).
Il timore che serpeggia è che le sequenze sismiche possano essere tra loro collegate e, soprattutto, che possa trattarsi di campanelli di allarme per episodi di maggiore violenza.
Al riguardo è intervenuto sulla propria pagina social il geologo Unicam Emanuele Tondi, direttore INGV dell'università di Camerino, che più volte ha espresso il proprio parere durante la crisi sismica del 2016.
“Nel caso di Cerreto possiamo parlare di un singolo evento sismico, seguito da una breve e poco energetica sequenza di aftershocks, nel secondo caso, quello di Sarnano, di un piccolo sciame sismico, in quanto si sono verificati due eventi principali seguiti rispettivamente da aftershocks - afferma il professor Tondi, che continua - Il contesto geologico e sismotettonico in cui si sono verificati gli eventi appena descritti è diverso, come per altro testimoniato dai meccanismi focali dei due eventi principali. A Fabriano si tratta di una faglia normale, localizzata nella crosta superiore e simile a quelle presenti lungo la dorsale appenninica che hanno generato gli eventi sismici del 2016. Mentre a Sarnano, che si trova nel settore esterno appenninico, la faglia è più profonda ed ha una componente sia trascorrente che inversa”.
Circa la possibilità che si tratti di eventi che anticipano terremoti più significativi il geologo parte da considerazioni di carattere storico.
“Il terremoto storico di riferimento per Fabriano è quello del 24 Aprile 1741, mentre per Sarnano è il terremoto del 28 Luglio 1799, tutti e due con magnitudo stimata circa 6,0. Questa è considerata la massima magnitudo possibile per le due aree. Gli eventi sismici di Fabriano e Sarnano sono stati generati da piccole faglie e, vista la distanza, possiamo affermare che non hanno una correlazione tra loro. Inoltre, sono localizzati all’esterno della zona destabilizzata dai forti eventi sismici del 2016 e quindi non appartengono a quella sequenza sismica.
Non possiamo sapere – conclude Tondi - se anticipano qualche cosa di più importante. generalmente no, ogni tanto si. Vale quindi l’unica raccomandazione utile e cioè di abitare e frequentare edifici non vulnerabili”.
Il timore che serpeggia è che le sequenze sismiche possano essere tra loro collegate e, soprattutto, che possa trattarsi di campanelli di allarme per episodi di maggiore violenza.
Al riguardo è intervenuto sulla propria pagina social il geologo Unicam Emanuele Tondi, direttore INGV dell'università di Camerino, che più volte ha espresso il proprio parere durante la crisi sismica del 2016.
“Nel caso di Cerreto possiamo parlare di un singolo evento sismico, seguito da una breve e poco energetica sequenza di aftershocks, nel secondo caso, quello di Sarnano, di un piccolo sciame sismico, in quanto si sono verificati due eventi principali seguiti rispettivamente da aftershocks - afferma il professor Tondi, che continua - Il contesto geologico e sismotettonico in cui si sono verificati gli eventi appena descritti è diverso, come per altro testimoniato dai meccanismi focali dei due eventi principali. A Fabriano si tratta di una faglia normale, localizzata nella crosta superiore e simile a quelle presenti lungo la dorsale appenninica che hanno generato gli eventi sismici del 2016. Mentre a Sarnano, che si trova nel settore esterno appenninico, la faglia è più profonda ed ha una componente sia trascorrente che inversa”.
Circa la possibilità che si tratti di eventi che anticipano terremoti più significativi il geologo parte da considerazioni di carattere storico.
“Il terremoto storico di riferimento per Fabriano è quello del 24 Aprile 1741, mentre per Sarnano è il terremoto del 28 Luglio 1799, tutti e due con magnitudo stimata circa 6,0. Questa è considerata la massima magnitudo possibile per le due aree. Gli eventi sismici di Fabriano e Sarnano sono stati generati da piccole faglie e, vista la distanza, possiamo affermare che non hanno una correlazione tra loro. Inoltre, sono localizzati all’esterno della zona destabilizzata dai forti eventi sismici del 2016 e quindi non appartengono a quella sequenza sismica.
Non possiamo sapere – conclude Tondi - se anticipano qualche cosa di più importante. generalmente no, ogni tanto si. Vale quindi l’unica raccomandazione utile e cioè di abitare e frequentare edifici non vulnerabili”.
f.u.
“Abbiamo inviato alla Prefettura il progetto per l'implementazione della videosorveglianza a Fabriano che dovrà essere finanziato con le risorse che il ministero dell'Interno ci ha assegnato. Sono circa 19.500 euro per l'acquisto di attrezzature, ma anche per l'organizzazione di incontri formativi nelle scuole per parlare del rischio legato all'uso di stupefacenti”. Ad annunciarlo è il sindaco di Fabriano, Gabriele Santarelli che spera, in questo modo, di portare a termine nel più breve tempo possibile il posizionamento di dieci nuove telecamere di ultima generazione. Il progetto infatti si inquadra nell'ambito del progetto "scuole sicure" e mira a includere le aree individuate nei pressi delle scuole nel sistema di videosorveglianza comunale. Sono circa 10 le videocamere incluse nel progetto oltre ad alcune foto-trappole.
“Il progetto è stato condiviso con il commissario Capo della Polizia di Fabriano, Fabio Mazza, al quale abbiamo anche presentato il progetto di estensione e potenziamento del sistema di videosorveglianza cittadino. Insieme alla Polizia di Stato abbiamo poi individuato le possibili estensioni del progetto con l'installazione di ulteriori fotocamere”. Il progetto in questione prevede il posizionamento di telecamere ai 6 varchi di accesso alla città. Telecamere in grado di riconoscere le targhe e quindi i mezzi rubati o privi di assicurazione e/o revisione. Inoltre è previsto il posizionamento di nuove telecamere di ultima generazione da 8 a 16 megapixel nella zona del centro storico, dei parcheggi e dei parchi.
“L'appalto è stato già affidato e l'obiettivo è quello di avere tutto pronto entro la fine dell'anno. Anche questo era un progetto di cui avevamo parlato in campagna elettorale e che renderà la città più sicura anche e soprattutto nei confronti delle bande che periodicamente eseguono furti nelle abitazioni e nelle attività.Tutto questo è stato reso possibile grazie dall'intenso lavoro svolto in collaborazione con Open Fiber che ci ha concesso di installare diversi punti di accesso al sistema della fibra ottica in diverse aree della città. Questo ci consente di collegare le videocamere direttamente alla fibra che garantisce il collegamento con la console della Polizia Municipale e la trasmissione dei dati”, ha concluso Santarelli.
f.u.
“Il progetto è stato condiviso con il commissario Capo della Polizia di Fabriano, Fabio Mazza, al quale abbiamo anche presentato il progetto di estensione e potenziamento del sistema di videosorveglianza cittadino. Insieme alla Polizia di Stato abbiamo poi individuato le possibili estensioni del progetto con l'installazione di ulteriori fotocamere”. Il progetto in questione prevede il posizionamento di telecamere ai 6 varchi di accesso alla città. Telecamere in grado di riconoscere le targhe e quindi i mezzi rubati o privi di assicurazione e/o revisione. Inoltre è previsto il posizionamento di nuove telecamere di ultima generazione da 8 a 16 megapixel nella zona del centro storico, dei parcheggi e dei parchi.
“L'appalto è stato già affidato e l'obiettivo è quello di avere tutto pronto entro la fine dell'anno. Anche questo era un progetto di cui avevamo parlato in campagna elettorale e che renderà la città più sicura anche e soprattutto nei confronti delle bande che periodicamente eseguono furti nelle abitazioni e nelle attività.Tutto questo è stato reso possibile grazie dall'intenso lavoro svolto in collaborazione con Open Fiber che ci ha concesso di installare diversi punti di accesso al sistema della fibra ottica in diverse aree della città. Questo ci consente di collegare le videocamere direttamente alla fibra che garantisce il collegamento con la console della Polizia Municipale e la trasmissione dei dati”, ha concluso Santarelli.
f.u.
Sul fatto che la scuola riapre agli studenti il 14 settembre non sembrano ormai esserci più dubbi, sulle modalità con cui ciò avverrà le incertezze, invece, sono ancora molte. Il dibattito forse più accesso riguarda, però, il trasporto scolastico su cui Governo, Regioni, Istituzioni Scolastiche stanno focalizzando la propria attenzione. Un problema che preoccupa in modo particolare le aziende che gestiscono il servizio del traporto degli studenti e che, a pochi giorni ormai dall'inizio dell'anno scolastico, chiedono linee guida certe.
"Un problema che avevamo sollevato già diversi mesi fa e che purtroppo non ha ancora trovato soluzione - a parlare Stefano Belardinelli, presidente di Contram s.p.a. - Noi vorremmo offrire un servizio efficiente e sicuro alla popolazione studentesca, ma il grido lanciato tempo fa è rimasto a lungo inascoltato. Ora, però, si stanno accorgendo che con l'attuale normativa, che in sostanza prevede la riduzione del 50% della capienza a bordo dei pulman, non si riuscirebbe ad assicurare il trasporto di tutti i ragazzi che dovranno raggiungere le scuole. Non è neppure possibile pensare nel breve periodo ad un aumento massiccio del numero degli autobus e dei conducenti, che necessita di un'attenta programmazione e pianifica sia dal punto di vista della fattibilità sia sotto il profilo economico".
La soluzione, da alcuni presa in considerazione, potrebbe essere quella della previsione ancora una volta della didattica a distanza, in alternanza con la presenza in aula degli studenti, o di turni di lezione da svolgersi al mattino e al pomeriggio.
"E' questo un tema che purtroppo si scontra con la rigidità del mondo scolastico - la costatazione di Belardinelli - Mentre, infatti, noi che operiamo nel mondo dei trasporti siamo abituati ad avere una certa flessibilità, non altrettanto notiamo nel sistema scuola. La nostra speranza è che si arrivi ad un punto di incontro che si può raggiungere facendo ognuno un piccolo passo in avanti. Garantire da parte nostra un aumento del servizio e maggiore flessibilità nella definizione degli orari delle lezioni da parte della scuola sarebbe una buona base di partenza. E' chiaro, tuttavia, che servono linee guida certe da parte del Governo e della Regione e che vengano assicurate le necessarie risorse".
"Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata", narrava Tito Livio nelle sue "Storie". Ancora una volta, a ridosso del via alla scuola, la storia appare maestra di vita.
f.u.
"Un problema che avevamo sollevato già diversi mesi fa e che purtroppo non ha ancora trovato soluzione - a parlare Stefano Belardinelli, presidente di Contram s.p.a. - Noi vorremmo offrire un servizio efficiente e sicuro alla popolazione studentesca, ma il grido lanciato tempo fa è rimasto a lungo inascoltato. Ora, però, si stanno accorgendo che con l'attuale normativa, che in sostanza prevede la riduzione del 50% della capienza a bordo dei pulman, non si riuscirebbe ad assicurare il trasporto di tutti i ragazzi che dovranno raggiungere le scuole. Non è neppure possibile pensare nel breve periodo ad un aumento massiccio del numero degli autobus e dei conducenti, che necessita di un'attenta programmazione e pianifica sia dal punto di vista della fattibilità sia sotto il profilo economico".
La soluzione, da alcuni presa in considerazione, potrebbe essere quella della previsione ancora una volta della didattica a distanza, in alternanza con la presenza in aula degli studenti, o di turni di lezione da svolgersi al mattino e al pomeriggio.
"E' questo un tema che purtroppo si scontra con la rigidità del mondo scolastico - la costatazione di Belardinelli - Mentre, infatti, noi che operiamo nel mondo dei trasporti siamo abituati ad avere una certa flessibilità, non altrettanto notiamo nel sistema scuola. La nostra speranza è che si arrivi ad un punto di incontro che si può raggiungere facendo ognuno un piccolo passo in avanti. Garantire da parte nostra un aumento del servizio e maggiore flessibilità nella definizione degli orari delle lezioni da parte della scuola sarebbe una buona base di partenza. E' chiaro, tuttavia, che servono linee guida certe da parte del Governo e della Regione e che vengano assicurate le necessarie risorse".
"Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata", narrava Tito Livio nelle sue "Storie". Ancora una volta, a ridosso del via alla scuola, la storia appare maestra di vita.
f.u.
Paola Giorgi: “Io rinunciai al vitalizio; non si tagliano i costi minando la democrazia"
28 Ago 2020
Il referendum al centro del'ultimo intervento della candidata al Consiglio regionale Paola Giorgi, che sostiene Francesco Acquaroli nella lista civica Civitas Civici.
Una posizione, la sua, che si lega alla scelta di rinunciare al vitalizio e che lei stessa, da ex assessore, adottò.
“Il tema dei costi della politica è un argomento importante - dice Paola Giorgi – e come tale andrebbe trattato con onestà intellettuale, senza rincorrere la pancia di un Paese in affanno e a volte poco incline agli approfondimenti. Io ho scelto di rinunciare al vitalizio, già maturato in Regione, ed ho potuto farlo grazie ad una legge che approvammo nella passata legislatura".
È su questa posizione che la candidata getta le fondamenta per una sua visione più ampia che riguarda il referendum: “Il referendum per il taglio dei Parlamentari è l’ultimo atto dell’iter di una riforma costituzionale. Risulta bizzarro come la nostra Costituzione - dice - diventi la più bella del mondo, o un atto da modificare a seconda delle convenienze.
La nostra Costituzione venne scritta sulle ceneri di una guerra civile, un evento che rappresenta la divisione più estrema tra le parti del Paese. Eppure - aggiunge - quella volta lavorarono, fianco a fianco, uomini e donne che si erano aspramente combattuti e la politica fu il nobile strumento per costruire e proteggere la democrazia, la cui anima è la rappresentanza. Ciò che vedo oggi, in questa riforma, è una dannosa operazione demagogica che mette a repentaglio percorsi virtuosi di valorizzazione della democrazia per abbracciare il populismo”.
Paola Giorgi esprime dunque la sua opinione di contro a chi propone il taglio dei parlamentari per risparmiare sui costi della politica: “Si tratta di un risparmio irrisorio - dice - che incide dello 0.007% della spesa pubblica: 285 milioni netti ogni legislatura, 57 milioni all’anno, 1 euro annuo a cittadino”.
Ed aggiunge sul tavolo del confronto una sua amara verità: “E’ scomodo dirlo, ma il politicamente corretto non è la mia passione: credo che il Paese abbia bisogno di una classe dirigente più preparata, non di minor numero, capace di guardare oltre e testimoniare senso civico grazie anche a scelte come quella fatta da me”.
La difesa della rappresentanza come cardine della democrazia, quindi, al centro del pensiero di Paola Giorgi sul referendum: “Non si possono abdicare valori fondanti per rincorrere sirene populiste; i costi della politica debbono essere affrontati con altri strumenti”.
GS
Una posizione, la sua, che si lega alla scelta di rinunciare al vitalizio e che lei stessa, da ex assessore, adottò.
“Il tema dei costi della politica è un argomento importante - dice Paola Giorgi – e come tale andrebbe trattato con onestà intellettuale, senza rincorrere la pancia di un Paese in affanno e a volte poco incline agli approfondimenti. Io ho scelto di rinunciare al vitalizio, già maturato in Regione, ed ho potuto farlo grazie ad una legge che approvammo nella passata legislatura".
È su questa posizione che la candidata getta le fondamenta per una sua visione più ampia che riguarda il referendum: “Il referendum per il taglio dei Parlamentari è l’ultimo atto dell’iter di una riforma costituzionale. Risulta bizzarro come la nostra Costituzione - dice - diventi la più bella del mondo, o un atto da modificare a seconda delle convenienze.
La nostra Costituzione venne scritta sulle ceneri di una guerra civile, un evento che rappresenta la divisione più estrema tra le parti del Paese. Eppure - aggiunge - quella volta lavorarono, fianco a fianco, uomini e donne che si erano aspramente combattuti e la politica fu il nobile strumento per costruire e proteggere la democrazia, la cui anima è la rappresentanza. Ciò che vedo oggi, in questa riforma, è una dannosa operazione demagogica che mette a repentaglio percorsi virtuosi di valorizzazione della democrazia per abbracciare il populismo”.
Paola Giorgi esprime dunque la sua opinione di contro a chi propone il taglio dei parlamentari per risparmiare sui costi della politica: “Si tratta di un risparmio irrisorio - dice - che incide dello 0.007% della spesa pubblica: 285 milioni netti ogni legislatura, 57 milioni all’anno, 1 euro annuo a cittadino”.
Ed aggiunge sul tavolo del confronto una sua amara verità: “E’ scomodo dirlo, ma il politicamente corretto non è la mia passione: credo che il Paese abbia bisogno di una classe dirigente più preparata, non di minor numero, capace di guardare oltre e testimoniare senso civico grazie anche a scelte come quella fatta da me”.
La difesa della rappresentanza come cardine della democrazia, quindi, al centro del pensiero di Paola Giorgi sul referendum: “Non si possono abdicare valori fondanti per rincorrere sirene populiste; i costi della politica debbono essere affrontati con altri strumenti”.
GS
Valfornace si prepara alla riapertura delle scuole: sono stati avviati, infatti, i lavori di adeguamento alle norme anti Covid-19 nella scuola per l’infanzia del paese, in vista dell'inizio dell’anno scolastico.
Le opere consistono nell’istallazione di nuovi container utili per accogliere fino a 13 bambini della scuola per l’infanzia. Si tratta di strutture che consentiranno a tutti gli studenti di mantenere il distanziamento sociale, favorendo la ripresa delle lezioni in piena sicurezza per i ragazzi ed il personale docente.
"I lavori - si legge nella nota del Comune - rientrano nel programma di adeguamento sanitario degli edifici scolastici così come previsti dal Decreto del Ministero dell’Istruzione ed avranno un costo pari a circa 65mila euro.
Pertanto - conclude la nota - per il 14 settembre, giorno di riapertura delle scuole nelle Marche, Valfornace avrà predisposto tutti gli strumenti utili per garantire i propri ragazzi e le famiglie dai rischi di contagio".
GS
Le opere consistono nell’istallazione di nuovi container utili per accogliere fino a 13 bambini della scuola per l’infanzia. Si tratta di strutture che consentiranno a tutti gli studenti di mantenere il distanziamento sociale, favorendo la ripresa delle lezioni in piena sicurezza per i ragazzi ed il personale docente.
"I lavori - si legge nella nota del Comune - rientrano nel programma di adeguamento sanitario degli edifici scolastici così come previsti dal Decreto del Ministero dell’Istruzione ed avranno un costo pari a circa 65mila euro.
Pertanto - conclude la nota - per il 14 settembre, giorno di riapertura delle scuole nelle Marche, Valfornace avrà predisposto tutti gli strumenti utili per garantire i propri ragazzi e le famiglie dai rischi di contagio".
GS
Potrebbe arrivare la svolta nei cantieri edili, non solo della ricostruzione, per quanto riguarda la battaglia antimafia e contro il lavoro nero.
Il nuovo Centro Fiere di Villa Potenza (appalto da oltre 12 milioni di euro) potrà essere l'esempio di questa innovazione nella tutela di lavoratori ed aziende che lavorano seriamente.
Ad annunciarlo sono Feneal UIL Filca CISL e Fillea CGIL di Macerata che hanno incontrato il sindaco Romano Carancini e l’assessore ai Lavori pubblici Narciso Ricotta, insieme ai dirigenti dell’Ufficio tecnico del Comune per cercare di introdurre, oltre al DURC, il certificato di congruità e l’utilizzo del badge di cantiere nella realizzazione del nuovo Centro Fiere.
"Sarebbe un grande passo in avanti - spiegano i sindacati in una nota - per quanto riguarda il settore delle costruzioni in grado di sperimentare per la prima volta questi strumenti in un lavoro pubblico non ricadente nell’area del cratere aprendo così le porte ad un utilizzo più capillare".
"L’idea di introdurre il badge di cantiere - spiega Filomena Palumbo della Uil - significa conoscere la storia e l'inquadramento del lavoratore che ogni mattina entra in cantiere con la tesserina elettronica. Una operazione che permette di vedere anche il tipo di contratto del lavoratore. Siamo molto fiduciosi e vi assicuro che le aziende serie si augurano che questo modus operandi diventi presto realtà per tutti".
Fillea Filca e Feneal, sperano che questo “modello Macerata”, unico in Italia, possa essere preso ad esempio non solo dal Ministro Lamorgese, ma da tutto il Governo e quindi possa influire in Senato.
GS
Il nuovo Centro Fiere di Villa Potenza (appalto da oltre 12 milioni di euro) potrà essere l'esempio di questa innovazione nella tutela di lavoratori ed aziende che lavorano seriamente.
Ad annunciarlo sono Feneal UIL Filca CISL e Fillea CGIL di Macerata che hanno incontrato il sindaco Romano Carancini e l’assessore ai Lavori pubblici Narciso Ricotta, insieme ai dirigenti dell’Ufficio tecnico del Comune per cercare di introdurre, oltre al DURC, il certificato di congruità e l’utilizzo del badge di cantiere nella realizzazione del nuovo Centro Fiere.
"Sarebbe un grande passo in avanti - spiegano i sindacati in una nota - per quanto riguarda il settore delle costruzioni in grado di sperimentare per la prima volta questi strumenti in un lavoro pubblico non ricadente nell’area del cratere aprendo così le porte ad un utilizzo più capillare".
"L’idea di introdurre il badge di cantiere - spiega Filomena Palumbo della Uil - significa conoscere la storia e l'inquadramento del lavoratore che ogni mattina entra in cantiere con la tesserina elettronica. Una operazione che permette di vedere anche il tipo di contratto del lavoratore. Siamo molto fiduciosi e vi assicuro che le aziende serie si augurano che questo modus operandi diventi presto realtà per tutti".
Fillea Filca e Feneal, sperano che questo “modello Macerata”, unico in Italia, possa essere preso ad esempio non solo dal Ministro Lamorgese, ma da tutto il Governo e quindi possa influire in Senato.
GS
