Radioc1inBlu
Dobbiamo ringraziare Guglielmo Marconi, che nel 1901 riuscì a trasmettere la lettera S attraverso l'Atlantico, se oggi la redazione di Radio C1...inBlu e di tutte le altre radio nel mondo sono a ad aggiornarvi e a tenervi compagnia.
Ne parliamo oggi, 13 febbraio, giorno in cui si celebra la Giornata mondiale UNESCO della Radio.
Una ricorrenza fissata dall’Assemblea generale dell’ONU nel 2012 che ricorda la nascita, avvenuta nel 1946, dell’emittente radio delle Nazioni Unite.
Una giornata che ogni anno viene dedicata a un tema diverso e che nel 2020 celebra la diversità e il ruolo che la radio svolge nella promozione della comunione tra i popoli.
Quale giorno migliore, quindi, per parlare di noi, del ruolo che quotidianamente ci piace svolgere con impegno e passione, per dar voce ad un territorio che forse voce non ha più.

Potrebbe sembrare retorico dire che la nostra è una missione ed è per questo che ci auguriamo che siate voi a dirlo. A confermarci che la radio, anche nel 2020, dove persino la tv è stata surclassata da una tecnologia che si sviluppa in maniera inarrestabile e che a noi ha permesso di ampliare il nostro ascolto in tutto il mondo con lo streaming, affonda ancora le proprie radici in un territorio, il nostro, ancora amante dei valori "lenti" e profondi.
Il nostro grazie, dunque, nel giorno in cui si celebra la radio, va a tutti coloro che rendono viva la nostra missione; a chi ci chiede di andare avanti per avere ancora la nostra compagnia; a chi esulta dalla poltrona per il gol che vi trasmettiamo in diretta; a chi ci racconta la propria storia, a chi la ascolta e a chi decide di stare al nostro fianco per crescere insieme e dimostrare che la voce non ha tempo.
Giulia Sancricca
(nella foto Camerino vista dagli impianti di Monte d'Aria di Serrapetrona )

Ne parliamo oggi, 13 febbraio, giorno in cui si celebra la Giornata mondiale UNESCO della Radio.
Una ricorrenza fissata dall’Assemblea generale dell’ONU nel 2012 che ricorda la nascita, avvenuta nel 1946, dell’emittente radio delle Nazioni Unite.
Una giornata che ogni anno viene dedicata a un tema diverso e che nel 2020 celebra la diversità e il ruolo che la radio svolge nella promozione della comunione tra i popoli.
Quale giorno migliore, quindi, per parlare di noi, del ruolo che quotidianamente ci piace svolgere con impegno e passione, per dar voce ad un territorio che forse voce non ha più.

Potrebbe sembrare retorico dire che la nostra è una missione ed è per questo che ci auguriamo che siate voi a dirlo. A confermarci che la radio, anche nel 2020, dove persino la tv è stata surclassata da una tecnologia che si sviluppa in maniera inarrestabile e che a noi ha permesso di ampliare il nostro ascolto in tutto il mondo con lo streaming, affonda ancora le proprie radici in un territorio, il nostro, ancora amante dei valori "lenti" e profondi.
Il nostro grazie, dunque, nel giorno in cui si celebra la radio, va a tutti coloro che rendono viva la nostra missione; a chi ci chiede di andare avanti per avere ancora la nostra compagnia; a chi esulta dalla poltrona per il gol che vi trasmettiamo in diretta; a chi ci racconta la propria storia, a chi la ascolta e a chi decide di stare al nostro fianco per crescere insieme e dimostrare che la voce non ha tempo.
Giulia Sancricca
(nella foto Camerino vista dagli impianti di Monte d'Aria di Serrapetrona )

Nuova riunione indetta dal comitato per la difesa dell’ospedale di San Severino. L’appuntamento è per stasera alle 21 nella sede della Croce Rossa in viale Varsavia. Scopo sarà discutere dell’ormai nota determina 742 emanata dall’Asur Marche alle 23:40 del 31 dicembre e delle penalizzazioni che ha creato o creerà al Bartolomeo Eustachio: “Sono stati colpiti tre reparti - dice il vicepresidente del comitato, Marco Massei - radiologia, hospice e oncologia. A breve cercheremo anche di richiamare il sostegno dei nostri concittadini per una assemblea dove vorremmo illustrare quelle che secondo noi sono le motivazioni che hanno portato all’emanazione dell’atto dell’Asur e sarà anche dedicata ai medici che lavorano nella nostra struttura ospedaliera dando tutti se stessi e che, nonostante ciò, vengono penalizzati”. Ci sono anche importanti novità in merito al reparto di oculistica, un'eccellenza sanitaria grazie all’impegno del dottor Ramovecchi, che conta una lista d’attesa di oltre 2mila pazienti: “Stasera - conclude Massei - parleremo anche delle possibilità di implementazione di questo reparto”.
(in foto, da sinistra, il vicepresidente del comitato Marco Massei, il presidente Marco Marchetti, e il segretario Mario Chirielli)
g.g.
(in foto, da sinistra, il vicepresidente del comitato Marco Massei, il presidente Marco Marchetti, e il segretario Mario Chirielli)
g.g.
La protesta dei commercianti di Muccia, uscita in prima pagina nell'edizione del settimanale L'Appennino Camerte della scorsa settimana, tuona in Comune dove maggioranza e minoranza si dividono sul tema.
“Siamo completamente tagliati fuori dalla nuova viabilità di Muccia”. È il grido di allarme dei commercianti del paese dell’entroterra già colpito dal sisma e che ora si trova costretto, stando a quanto riferiscono i proprietari delle attività commerciali del posto, a dover affrontare anche una esclusione dal tragitto della nuova Pedemontana.
A farsi portavoce della questione era stato Nicola Braghetti che ha accenso i riflettori sul tratto di strada che prevede, come da progetto storico, una rotatoria che unisce la strada della Valnerina alla superstrada Valdichienti.
“La volontà della Quadrilatero sembra questa – dice Braghetti - , ma anche il Comune poteva intervenire. Non sappiamo, a questo punto, se l’amministrazione abbia proposto il cambiamento del progetto alla Quadrilatero. Noi abbiamo sollevato la questione al Comune e l’amministrazione ci ha risposto che la Quadrilatero non ha voluto prendere in considerazione la loro proposta”.
Il commerciante di Muccia spiega quindi cosa prevede il progetto e propone l’alternativa: “Inizialmente – spiega - la Pedemontana aveva pensato ad uno svincolo verso il cimitero. La scorsa settimana, invece, abbiamo saputo che dall’uscita della superstrada Valdichienti sarà realizzata una rotatoria che raccorda la Valnerina con la superstrada. Sarebbe un tratto della Pedemontana che non terrebbe affatto conto di tutte le attività commerciali del territorio di Muccia.
La proposta – dice - è che dalla superstrada, invece di andare subito verso la Valnerina, si possa realizzare un tratto verso Muccia e poi scendere. Noi commercianti facciamo già tanti sacrifici per resistere in un centro così danneggiato – lamenta Braghetti - e crediamo che questa scelta danneggi ancora di più i nostri possibili guadagni. Avremmo sicuramente avuto una maggiore visibilità e questo ci avrebbe fatto sperare in una lieve ma importante ripresa”.

Arriva così la posizione del primo cittadino, Mario Baroni, che al microfono di Carla Campetella dice: "Parliamo di un progetto approvato quasi 18 anni fa. Sembra strano che ora i commercianti vengono a protestare per questa strada a distanza di così tanto tempo. La strada è stata solo leggermente curvata in modo da lasciare lo spazio di terra libero, perchè il progetto originale lasciava il campo tagliato a metà. In questo modo l'abbiamo accostata di più verso il fiume, ma non abbiamo cambiato nulla. Una protesta che oggi non ha senso - conclude - , bisognava farla 18 anni fa".
Intanto, a schierarsi dalla parte dei commercianti è la minoranza che pare sia pronta a presentare una mozione per chiedere un consiglio comunale aperto".
Giulia Sancricca
“Siamo completamente tagliati fuori dalla nuova viabilità di Muccia”. È il grido di allarme dei commercianti del paese dell’entroterra già colpito dal sisma e che ora si trova costretto, stando a quanto riferiscono i proprietari delle attività commerciali del posto, a dover affrontare anche una esclusione dal tragitto della nuova Pedemontana.
A farsi portavoce della questione era stato Nicola Braghetti che ha accenso i riflettori sul tratto di strada che prevede, come da progetto storico, una rotatoria che unisce la strada della Valnerina alla superstrada Valdichienti.
“La volontà della Quadrilatero sembra questa – dice Braghetti - , ma anche il Comune poteva intervenire. Non sappiamo, a questo punto, se l’amministrazione abbia proposto il cambiamento del progetto alla Quadrilatero. Noi abbiamo sollevato la questione al Comune e l’amministrazione ci ha risposto che la Quadrilatero non ha voluto prendere in considerazione la loro proposta”.
Il commerciante di Muccia spiega quindi cosa prevede il progetto e propone l’alternativa: “Inizialmente – spiega - la Pedemontana aveva pensato ad uno svincolo verso il cimitero. La scorsa settimana, invece, abbiamo saputo che dall’uscita della superstrada Valdichienti sarà realizzata una rotatoria che raccorda la Valnerina con la superstrada. Sarebbe un tratto della Pedemontana che non terrebbe affatto conto di tutte le attività commerciali del territorio di Muccia.
La proposta – dice - è che dalla superstrada, invece di andare subito verso la Valnerina, si possa realizzare un tratto verso Muccia e poi scendere. Noi commercianti facciamo già tanti sacrifici per resistere in un centro così danneggiato – lamenta Braghetti - e crediamo che questa scelta danneggi ancora di più i nostri possibili guadagni. Avremmo sicuramente avuto una maggiore visibilità e questo ci avrebbe fatto sperare in una lieve ma importante ripresa”.

Arriva così la posizione del primo cittadino, Mario Baroni, che al microfono di Carla Campetella dice: "Parliamo di un progetto approvato quasi 18 anni fa. Sembra strano che ora i commercianti vengono a protestare per questa strada a distanza di così tanto tempo. La strada è stata solo leggermente curvata in modo da lasciare lo spazio di terra libero, perchè il progetto originale lasciava il campo tagliato a metà. In questo modo l'abbiamo accostata di più verso il fiume, ma non abbiamo cambiato nulla. Una protesta che oggi non ha senso - conclude - , bisognava farla 18 anni fa".
Intanto, a schierarsi dalla parte dei commercianti è la minoranza che pare sia pronta a presentare una mozione per chiedere un consiglio comunale aperto".
Giulia Sancricca
Una messa a Camerino per ricordare don Giussani
13 Feb 2020
A 15 anni dalla morte di don Luigi Giussani, avvenuta il 22 febbraio 2005, e a 38 anni dal riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione (11 febbraio 1982), martedì 18 febbraio alle ore 21 sarà celebrata una santa messa di ringraziamento e suffragio dall'arcivescovo Francesco Massara, nella chiesa del Seminario a Camerino, in via Macario Muzio.
Tutta la comunità è invitata a partecipare all’intenzione che “fedeli al carisma di don Giussani nell’appartenenza alla vita della santa chiesa, possiamo assecondare l’invito di papa Francesco a «seguire Gesù, ascoltare ogni giorno la sua chiamata» che ci raggiunge attraverso i Suoi testimoni. Offrendo la nostra esistenza per il Papa e i nostri fratelli uomini, domandiamo allo Spirito che l’incontro con Cristo diventi sempre più l’orizzonte totale della nostra vita e la forma vera di ogni rapporto”.
Tutta la comunità è invitata a partecipare all’intenzione che “fedeli al carisma di don Giussani nell’appartenenza alla vita della santa chiesa, possiamo assecondare l’invito di papa Francesco a «seguire Gesù, ascoltare ogni giorno la sua chiamata» che ci raggiunge attraverso i Suoi testimoni. Offrendo la nostra esistenza per il Papa e i nostri fratelli uomini, domandiamo allo Spirito che l’incontro con Cristo diventi sempre più l’orizzonte totale della nostra vita e la forma vera di ogni rapporto”.
Le specificità economiche dell’area appenninica all’apogeo del suo sviluppo, nel periodo in cui poteva far leva su un’economia fiorente basata su manifatture di eccellenza proiettate verso i grandi mercati italiani ed europei, in evidenza nel volume “Un modello di sviluppo plurisecolare: economia integrata e vocazione manifatturiera nell’Appennino centrale. Tra memoria storica e prospettive future”. A cura di Emanuela Di Stefano e Tiziana Croce, la pubblicazione edita dal Consiglio regionale delle Marche, per la collana Quaderni del Consiglio, n. 302, verrà presentata venerdì 21 febbraio alle ore 10 nella sala conferenze della Scuola di Giurisprudenza del Campus di Unicam. A d illustrarne il contenuto saranno Neil Anthony Harris, professore di Archivistica dell’Università di Udine, e Silvano Bertini, Dirigente del Servizio Attività produttive, Lavoro e Istruzione della Regione Marche.
All'incontro che vedrà la presenza di numerosi autori e collaboratori, porteranno il loro saluto il rettore prof. Claudio Pettinari, il sindaco di Camerino Sandro Sborgia, il capo gabinetto della Presidenza del Consiglio regionale Daniele Salvi e il Direttore della Scuola di Giurisprudenza prof. Rocco Favale.
Il volume offre l’immagine di un’area appenninica dinamica e aperta alle innovazioni tecnologiche e agli scambi culturali, superando definitivamente lo stereotipo dell’arretratezza e dell’immobilismo: una realtà storica che offre interessanti suggestioni e indicazioni per un nuovo, auspicabile sviluppo dell’Appennino, nel quale l’investimento nella manifattura culturale e sostenibile, può rafforzare un tessuto produttivo innovativo e accompagnare un processo di ricostruzione che tenga conto dell’identità più profonda del territorio e delle istanze di amministratori e imprenditori. Ai partecipanti sarà consegnata copia del libro.
C.C.
All'incontro che vedrà la presenza di numerosi autori e collaboratori, porteranno il loro saluto il rettore prof. Claudio Pettinari, il sindaco di Camerino Sandro Sborgia, il capo gabinetto della Presidenza del Consiglio regionale Daniele Salvi e il Direttore della Scuola di Giurisprudenza prof. Rocco Favale.
Il volume offre l’immagine di un’area appenninica dinamica e aperta alle innovazioni tecnologiche e agli scambi culturali, superando definitivamente lo stereotipo dell’arretratezza e dell’immobilismo: una realtà storica che offre interessanti suggestioni e indicazioni per un nuovo, auspicabile sviluppo dell’Appennino, nel quale l’investimento nella manifattura culturale e sostenibile, può rafforzare un tessuto produttivo innovativo e accompagnare un processo di ricostruzione che tenga conto dell’identità più profonda del territorio e delle istanze di amministratori e imprenditori. Ai partecipanti sarà consegnata copia del libro.
C.C.
Festa grande per i 100 anni della straordinaria maestra Maria Marucci vedova Simoni. In rappresentanza di tutta la comunità di Muccia, una delegazione di cittadini e amici, guidata dall’alunno e sindaco Mario Baroni, si è recata a Città di Castello per portare gli auguri affettuosi a quella che è stata la seconda mamma di intere generazioni.

Subito dopo il sisma del 2016, la signora Maria si è infatti spostata a vivere nella casa umbra del figlio Ernesto, chirurgo in congedo. Una bella sorpresa ricevere la visita di una comunità che è sempre nel suo cuore e nei suoi pensieri, ancora di più dal giorno in cui, come tanti suoi concittadini, ha dovuto lasciare il paese a causa dell’inagibilità della sua abitazione. Una vita la sua interamente dedicata alla scuola e agli allievi considerati come altrettanti figli. Circondata da parenti e da tanti amici, carica dell’energia che l’ha sempre contraddistinta, la maestra Maria si è detta molto felice di festeggiare il traguardo del secolo in una maniera così speciale. Un quadro che rappresenta la chiesa della Madonna di Col de’ Venti, l’omaggio che a nome dell'intera comunità di Muccia, il sindaco Mario Baroni ha voluto consegnarle. Un segno di riconoscenza e di caloroso ringraziamento per la dedizione e l’attenzione manifestate nell’insegnamento e nella crescita di tante generazioni.

Attivissima nel sociale,insegnante anche di religione, Maria Marucci ha iniziato la sua carriera scolastica a Fiastra dove è stata per 7 anni; altrettanti gli anni trascorsi tra i banchi delle elementari della frazione di Massaprofoglio. Scesa infine a svolgere il suo lavoro nella scuola di Muccia capoluogo, all’epoca in cui era direttore scolastico il camerte Cardona, la maestra Maria è stata tra le prime ad introdurre il modulo del tempo pieno. “ Una mattina il direttore si presentò in classe e in perfetto dialetto locale mi disse: Sora Mae’, ce vulimo proa’… e io risposi: E pruimoce un po’. E così cominciammo. Erano gli anni ’70 e fino ad allora in tutto eravamo 5 maestre e 5 classi; non essendo il numero dei bambini sufficiente avrebbero dovuto ridurre le insegnanti a 4 e il direttore, degno di essere ricordato con tanta stima, stimolò invece al tempo pieno e così si scongiurò la riduzione delle insegnanti”. E davanti alle 100 candeline della torta, la maestra Maria non smette di raccontare della passione che ha riempito tutta la sua vita. Pieno di speranza, saggezza e insegnamento il suo messaggio: “ Se c’ è una cosa che mi fa sentire orgogliosa è proprio l’aver avuto il piacere di fare la maestra. E' sempre stato il mio desiderio e ci sono riuscita. Pur di studiare e diventare insegnante, ho rinunciato a parte della mia proprietà e ne sono felice”.
C.C.

Subito dopo il sisma del 2016, la signora Maria si è infatti spostata a vivere nella casa umbra del figlio Ernesto, chirurgo in congedo. Una bella sorpresa ricevere la visita di una comunità che è sempre nel suo cuore e nei suoi pensieri, ancora di più dal giorno in cui, come tanti suoi concittadini, ha dovuto lasciare il paese a causa dell’inagibilità della sua abitazione. Una vita la sua interamente dedicata alla scuola e agli allievi considerati come altrettanti figli. Circondata da parenti e da tanti amici, carica dell’energia che l’ha sempre contraddistinta, la maestra Maria si è detta molto felice di festeggiare il traguardo del secolo in una maniera così speciale. Un quadro che rappresenta la chiesa della Madonna di Col de’ Venti, l’omaggio che a nome dell'intera comunità di Muccia, il sindaco Mario Baroni ha voluto consegnarle. Un segno di riconoscenza e di caloroso ringraziamento per la dedizione e l’attenzione manifestate nell’insegnamento e nella crescita di tante generazioni.

Attivissima nel sociale,insegnante anche di religione, Maria Marucci ha iniziato la sua carriera scolastica a Fiastra dove è stata per 7 anni; altrettanti gli anni trascorsi tra i banchi delle elementari della frazione di Massaprofoglio. Scesa infine a svolgere il suo lavoro nella scuola di Muccia capoluogo, all’epoca in cui era direttore scolastico il camerte Cardona, la maestra Maria è stata tra le prime ad introdurre il modulo del tempo pieno. “ Una mattina il direttore si presentò in classe e in perfetto dialetto locale mi disse: Sora Mae’, ce vulimo proa’… e io risposi: E pruimoce un po’. E così cominciammo. Erano gli anni ’70 e fino ad allora in tutto eravamo 5 maestre e 5 classi; non essendo il numero dei bambini sufficiente avrebbero dovuto ridurre le insegnanti a 4 e il direttore, degno di essere ricordato con tanta stima, stimolò invece al tempo pieno e così si scongiurò la riduzione delle insegnanti”. E davanti alle 100 candeline della torta, la maestra Maria non smette di raccontare della passione che ha riempito tutta la sua vita. Pieno di speranza, saggezza e insegnamento il suo messaggio: “ Se c’ è una cosa che mi fa sentire orgogliosa è proprio l’aver avuto il piacere di fare la maestra. E' sempre stato il mio desiderio e ci sono riuscita. Pur di studiare e diventare insegnante, ho rinunciato a parte della mia proprietà e ne sono felice”.
C.C.
Accusato di peculato, stamattina alle 11 si è presentato davanti al Gup del Tribunale di Macerata. L'udienza è stata però rinviata all'8 luglio poiché le parti civili hanno chiesto che fosse coinvolto anche il Comune come responsabile civile. Le indagini sul caso dell'ex sindaco di Matelica, Alessandro Delpriori, erano finite lo scorso dicembre. E' accusato di peculato e gli sono stati già sequestrati 45.621 euro su disposizione del Tribunale del Riesame. Secondo le indagini condotte dai Carabinieri di Matelica e coordinate dalla procura maceratese, Delpriori avrebbe speso tramite il bancomat di un soggetto inabile di cui era tutore legale quando era sindaco, poco più di 30mila euro, in spese non giustificabili.
I restanti 15.500 sarebbero stati girati ad una donna che, a sua volta, in due tranches avrebbe versato l’importo al consulente finanziario di Delpriori (entrambi erano stati indagati per concorso in peculato e avevano patteggiato) trattenendo, pare, solo 500 euro per sé. La donna inizialmente avrebbe affermato di essere una conoscente dell’inabile, ma da indagini sarebbe emerso che si trattava di una conoscente del consulente finanziario.
I fatti contestati risalirebbero al periodo tra il 2015 e il 2016, anno in cui il soggetto inabile è deceduto.
I parenti si sono costituiti parte civile e, difesi dagli avvocati Alessandro Casoni e Daniela Ghergo, hanno chiesto che il Comune sia chiamato in causa.
In tal senso il giudice Domenico Potetti si è riservato di decidere e ha rinviato tutto all'8 luglio. Come già affermato dall'avvocato che difende Delpriori in occasione della chiusura delle indagini, "è rigettata ogni ipotesi accusatoria".
g.g.
I restanti 15.500 sarebbero stati girati ad una donna che, a sua volta, in due tranches avrebbe versato l’importo al consulente finanziario di Delpriori (entrambi erano stati indagati per concorso in peculato e avevano patteggiato) trattenendo, pare, solo 500 euro per sé. La donna inizialmente avrebbe affermato di essere una conoscente dell’inabile, ma da indagini sarebbe emerso che si trattava di una conoscente del consulente finanziario.
I fatti contestati risalirebbero al periodo tra il 2015 e il 2016, anno in cui il soggetto inabile è deceduto.
I parenti si sono costituiti parte civile e, difesi dagli avvocati Alessandro Casoni e Daniela Ghergo, hanno chiesto che il Comune sia chiamato in causa.
In tal senso il giudice Domenico Potetti si è riservato di decidere e ha rinviato tutto all'8 luglio. Come già affermato dall'avvocato che difende Delpriori in occasione della chiusura delle indagini, "è rigettata ogni ipotesi accusatoria".
g.g.
Il Comune di Visso valuterà se costituirsi parte civile nell’ambito della vicenda giudiziaria che coinvolge l'ex sindaco e senatore della Lega Giuliano Pazzaglini e l'ex presidente del Comitato locale di Croce Rossa Giovanni Casoni. L'udienza davanti al GUP del tribunale di Macerata è fissata per il 4 marzo; capi d'accusa per i quali gli imputati sono chiamati a comparire riguardano il peculato e l'abuso di ufficio per il senatore Pazzaglini e l'abuso d'ufficio per Giovanni Casoni.
In caso di rinvio a giudizio degli imputati il comune di Visso sarà assistito dall'avvocato Igor Giostra del Foro di Fermo che ha preso parte al Consiglio comunale avente ad oggetto l'inserimento all'ordine del giorno della richiesta del gruppo di minoranza riferita alla nomina di un legale e acquisizione di documentazione dalla Procura.
Ferma restando la presunzione d'innocenza dei due imputati fino al giudizio di 3° grado, in caso di rinvio a giudizio e considerato l'interesse del comune a tutelare il proprio danno d'immagine, la maggioranza ha deciso di assumere autonomamente l'atto di nomina di un legale per acquisire tutti gli elementi necessari finalizzati a valutare i possibili sviluppi della vicenda giudiziaria. Come specifica la nota della Maggioranza "la scelta della linea è mossa dalla necessità di valutare con la massima serenità e ponderatezza tutti gli aspetti legali che ne dovessero derivare, nell'ottica di salvaguardare gli interessi e l'immagine del Comune di Visso". Posta a votazione la relativa richiesta presentata dalla minoranza e oggetto dell'ordine del giorno del Consiglio di ieri, la maggioranza non ha ritenuto di votare a favore in quanto l'amministrazione guidata da Gianluigi Spiganti Maurizi, afferma di essersi già attivata di propria iniziativa "nel porre in essere tutti gli atti necessari a tutela dell'Ente" e ritenendo quindi di prendere posizione o distanza dagli atti contestati dal gruppo di minoranza come richiesto nell'ordine del giorno, solo dopo aver preso piena conoscenza di tutti gli atti del procedimento.
"Preso atto del parere espresso dal legale Giostra nel Consiglio comunale - continua la nota- attenderemo l'esito dell'Udienza preliminare ( ndr. 4 marzo davanti al GUP di Macerata), a seguito della quale si valuterà l'eventuale costituzione parte civile del Comune di Visso. Esprimiamo massima fiducia nell'operato degli inquirenti e della magistratura- conclude la nota della maggioranza- affinché si giunga quanto prima a fare massima chiarezza in questa complessa e delicata vicenda".
La scelta di nominare un avvocato è dunque suggerita da un'esigenza di garanzia dei propri interessi e, afferma il sindaco Spiganti Maurizi “ attenderemo l’esito dell’udienza per valutare la nostra costituzione come parte civile nell’eventuale procedimento penale. La presenza del legale in Consiglio comunale- spiega il sindaco- è servita intanto a conoscere tutto l’iter che eventualmente dovrà essere seguito e che ci porterà ad agire di conseguenza una volta appreso l’esito dell’udienza. Andremo avanti a testa alta, nel rispetto delle leggi e facendo poi tutto quello che un’amministrazione deve fare, valutando per tutte le possibili soluzioni. L’avvocato Igor Giostra ci dirà tutti i successivi passi che, in base alla pronuncia del 4 marzo, saranno opportuni da parte nostra”.
La trattazione urgente dell’argomento è stata richiesta in Consiglio comunale dalla minoranza a motivo della necessità di fare chiarezza su un punto ritenuto fondamentale soprattutto sull'onda delle notizie riportate dagli organi di stampa.
“ La richiesta – spiega la capogruppo della minoranza Sara Tomani- era volta a nominare un legale a tutela del Comune di Visso, in grado di acquisire poi tutto il relativo fascicolo presso la Procura, al fine di valutare l’eventuale azione di costituzione come parte civile. Nell’atto che a seguito della nostra richiesta ci è stato comunicato dall’Ente, il Comune di Visso risulta tra le persone offese della vicenda giudiziaria che ancora non hanno presentato querela. Durante il Consiglio comunale di ieri sera- continua Sara Tomani- l’avvocato che è stato nominato dall’amministrazione, ha consigliato di attendere l’esito dell’udienza del 4 marzo per costituirci, per cui provvederemo a risentire l’amministrazione dopo tale data, per conoscerne le intenzioni. Come minoranza- prosegue Tomani- il messaggio che ci premeva di far passare è quello che Visso è un comune pulito. La gente di Visso è gente pulita e, in questo momento, non ci andava bene l’essere identificati come una parte non limpida e non trasparente nel processo di ricostruzione nonché di tutta la macchina generosa della solidarietà ad esso legata.
Sin da giugno avevamo chiesto all’amministrazione di prendere le distanze da ciò che era uscito sugli organi di stampa e, anche in quel caso, rchiedevamo l’inserimento all’ordine del giorno di una nota stampa condivisa. La presa di distanza non era chiaramente riferita ai soggetti indagati, ma alle notizie uscite sui giornali e che potevano anche essere false. All’epoca ci fu detto di no e siamo tornati a riproporla. La maggioranza ha deciso che non si attiverà in tal senso finché non conoscerà l’esito dell’udienza davanti al GUP. Nella speranza di non causare danni all’amministrazione e alla comunità di Visso, attenderemo– conclude la Capogruppo della minoranza-. Certo, un paese che a livello mediatico è interessato da una vicenda tale, seppure non ancora chiarita nelle responsabilità effettive, non suscita quella fiducia e quella solidarietà che in questo periodo difficile magari riguarda e ha in concreto riguardato altri comuni del cratere”.
C.C.
In caso di rinvio a giudizio degli imputati il comune di Visso sarà assistito dall'avvocato Igor Giostra del Foro di Fermo che ha preso parte al Consiglio comunale avente ad oggetto l'inserimento all'ordine del giorno della richiesta del gruppo di minoranza riferita alla nomina di un legale e acquisizione di documentazione dalla Procura.
Ferma restando la presunzione d'innocenza dei due imputati fino al giudizio di 3° grado, in caso di rinvio a giudizio e considerato l'interesse del comune a tutelare il proprio danno d'immagine, la maggioranza ha deciso di assumere autonomamente l'atto di nomina di un legale per acquisire tutti gli elementi necessari finalizzati a valutare i possibili sviluppi della vicenda giudiziaria. Come specifica la nota della Maggioranza "la scelta della linea è mossa dalla necessità di valutare con la massima serenità e ponderatezza tutti gli aspetti legali che ne dovessero derivare, nell'ottica di salvaguardare gli interessi e l'immagine del Comune di Visso". Posta a votazione la relativa richiesta presentata dalla minoranza e oggetto dell'ordine del giorno del Consiglio di ieri, la maggioranza non ha ritenuto di votare a favore in quanto l'amministrazione guidata da Gianluigi Spiganti Maurizi, afferma di essersi già attivata di propria iniziativa "nel porre in essere tutti gli atti necessari a tutela dell'Ente" e ritenendo quindi di prendere posizione o distanza dagli atti contestati dal gruppo di minoranza come richiesto nell'ordine del giorno, solo dopo aver preso piena conoscenza di tutti gli atti del procedimento.
"Preso atto del parere espresso dal legale Giostra nel Consiglio comunale - continua la nota- attenderemo l'esito dell'Udienza preliminare ( ndr. 4 marzo davanti al GUP di Macerata), a seguito della quale si valuterà l'eventuale costituzione parte civile del Comune di Visso. Esprimiamo massima fiducia nell'operato degli inquirenti e della magistratura- conclude la nota della maggioranza- affinché si giunga quanto prima a fare massima chiarezza in questa complessa e delicata vicenda".
La scelta di nominare un avvocato è dunque suggerita da un'esigenza di garanzia dei propri interessi e, afferma il sindaco Spiganti Maurizi “ attenderemo l’esito dell’udienza per valutare la nostra costituzione come parte civile nell’eventuale procedimento penale. La presenza del legale in Consiglio comunale- spiega il sindaco- è servita intanto a conoscere tutto l’iter che eventualmente dovrà essere seguito e che ci porterà ad agire di conseguenza una volta appreso l’esito dell’udienza. Andremo avanti a testa alta, nel rispetto delle leggi e facendo poi tutto quello che un’amministrazione deve fare, valutando per tutte le possibili soluzioni. L’avvocato Igor Giostra ci dirà tutti i successivi passi che, in base alla pronuncia del 4 marzo, saranno opportuni da parte nostra”.
La trattazione urgente dell’argomento è stata richiesta in Consiglio comunale dalla minoranza a motivo della necessità di fare chiarezza su un punto ritenuto fondamentale soprattutto sull'onda delle notizie riportate dagli organi di stampa.
“ La richiesta – spiega la capogruppo della minoranza Sara Tomani- era volta a nominare un legale a tutela del Comune di Visso, in grado di acquisire poi tutto il relativo fascicolo presso la Procura, al fine di valutare l’eventuale azione di costituzione come parte civile. Nell’atto che a seguito della nostra richiesta ci è stato comunicato dall’Ente, il Comune di Visso risulta tra le persone offese della vicenda giudiziaria che ancora non hanno presentato querela. Durante il Consiglio comunale di ieri sera- continua Sara Tomani- l’avvocato che è stato nominato dall’amministrazione, ha consigliato di attendere l’esito dell’udienza del 4 marzo per costituirci, per cui provvederemo a risentire l’amministrazione dopo tale data, per conoscerne le intenzioni. Come minoranza- prosegue Tomani- il messaggio che ci premeva di far passare è quello che Visso è un comune pulito. La gente di Visso è gente pulita e, in questo momento, non ci andava bene l’essere identificati come una parte non limpida e non trasparente nel processo di ricostruzione nonché di tutta la macchina generosa della solidarietà ad esso legata.
Sin da giugno avevamo chiesto all’amministrazione di prendere le distanze da ciò che era uscito sugli organi di stampa e, anche in quel caso, rchiedevamo l’inserimento all’ordine del giorno di una nota stampa condivisa. La presa di distanza non era chiaramente riferita ai soggetti indagati, ma alle notizie uscite sui giornali e che potevano anche essere false. All’epoca ci fu detto di no e siamo tornati a riproporla. La maggioranza ha deciso che non si attiverà in tal senso finché non conoscerà l’esito dell’udienza davanti al GUP. Nella speranza di non causare danni all’amministrazione e alla comunità di Visso, attenderemo– conclude la Capogruppo della minoranza-. Certo, un paese che a livello mediatico è interessato da una vicenda tale, seppure non ancora chiarita nelle responsabilità effettive, non suscita quella fiducia e quella solidarietà che in questo periodo difficile magari riguarda e ha in concreto riguardato altri comuni del cratere”.
C.C.
Hanno percepito il Contributo di Autonoma Sistemazione fino ad oggi, ma il nuovo decreto prevede che gli venga tolto per via del loro trasferimento nel Lazio, nonostante la residenza resti a Castelsantangelo sul Nera.
Quella di Maria Cristina Belmonte e di suo marito Antonio Cristiani, rispettivamente 73 e 76 anni, è l'ennesima storia del sisma che sa di rabbia e contraddizione.
E' la storia di una coppia di anziani che fino al 2016 ha vissuto nella propria casa di Castelsantangelo sul Nera e che dopo la distruzione causata dal sisma è stata costretta a trovarsi un'altra sistemazione. Una scelta che allo Stato è andata bene, fino al nuovo decreto, che oggi rimescola le carte in tavola e trascina nella disperazione Maria Cristina e Antonio.
"Dopo la scossa del 24 agosto - racconta la 73enne con la voce commossa - , pur di rimanere nella nostra terra, avevamo trovato una casa in affitto a Visso, spostandoci dalla nostra abitazione di Castelsantangelo sul Nera, che dovrà essere demolita e per la quale sono quattro anni che attendiamo la chiamata per l'abbattimento.
Dopo il dramma di ottobre 2016, invece, abbiamo deciso di non sistemarci negli alberghi, né di richiedere una Sae, (anche perchè nel periodo dell'emergenza erano le istituzioni stesse a spingerci di fare richiesta per il Cas così da pesare di meno sulle casse dello Stato rispetto a chi aveva bisogno delle case in legno) e, vista la nostra età, abbiamo deciso di avvicinarci a nostro figlio che vive nel Lazio. Una scelta che avrebbe comunque previsto il Contributo di Autonoma Sistemazione, ma che ci ha permesso anche di stare vicini ai nostri figli".

Ora la doccia gelata del nuovo decreto che ridefinisce i requisiti per il diritto del CAS: "Dal momento che non siamo rimasti nella regione dove avevamo la residenza - prosegue Maria Cristina - il nuovo decreto prevede che il CAS non ci spetti più. Non capisco con quale criterio sia stata fatta questa scelta - denuncia la donna - anche perchè siamo comunque rimasti in una regione, il Lazio, che rientra in quelle del cratere. Addirittura ci viene detto che per continuare a prendere il Contributo potremmo acquistare una nuova casa, ma sempre nelle Marche. Come possiamo - si chiede - alla nostra età, scegliere di acquistare una casa? Sarebbe stata una decisione condivisibile - aggiunge - se avessimo avuto l'obbligo di tornare nel nostro paese con l'obiettivo di ripopolare quei centri ormai vuoti. Ma che senso ha chiederci di tornare in qualsiasi luogo della regione?".
La coppia si è rivolta anche ad un legale per cercare di sbrogliare la matassa di una burocrazia senza fine: "Ci è stato detto che è possibile fare ricorso al Tar - spiega - ma oltre ad avere costi elevati, la questione avrebbe tempi lunghissimi che non avrebbero senso per due persone della nostra età. Noi siamo due pensionati - conclude il suo grido accorato Maria Cristina - , percepiamo la pensione minima. Abbiamo cercato di sistemarci al meglio senza pesare su nessuno e questa è la risposta che abbiamo ricevuto dallo Stato".
La storia di Maria Cristina e suo marito è la stessa di altri otto cittadini di Castelsantangelo sul Nera. Storie di chi, oltre a veder crollare la propria casa, hanno visto cadere anche quelle poche certezze messe in campo da coloro che, non sapendo ancora come uscire fuori dal problema della ricostruzione, si contraddicono pensando di risparmiare sulle spalle dei cittadini.
Quella di Maria Cristina Belmonte e di suo marito Antonio Cristiani, rispettivamente 73 e 76 anni, è l'ennesima storia del sisma che sa di rabbia e contraddizione.
E' la storia di una coppia di anziani che fino al 2016 ha vissuto nella propria casa di Castelsantangelo sul Nera e che dopo la distruzione causata dal sisma è stata costretta a trovarsi un'altra sistemazione. Una scelta che allo Stato è andata bene, fino al nuovo decreto, che oggi rimescola le carte in tavola e trascina nella disperazione Maria Cristina e Antonio.
"Dopo la scossa del 24 agosto - racconta la 73enne con la voce commossa - , pur di rimanere nella nostra terra, avevamo trovato una casa in affitto a Visso, spostandoci dalla nostra abitazione di Castelsantangelo sul Nera, che dovrà essere demolita e per la quale sono quattro anni che attendiamo la chiamata per l'abbattimento.
Dopo il dramma di ottobre 2016, invece, abbiamo deciso di non sistemarci negli alberghi, né di richiedere una Sae, (anche perchè nel periodo dell'emergenza erano le istituzioni stesse a spingerci di fare richiesta per il Cas così da pesare di meno sulle casse dello Stato rispetto a chi aveva bisogno delle case in legno) e, vista la nostra età, abbiamo deciso di avvicinarci a nostro figlio che vive nel Lazio. Una scelta che avrebbe comunque previsto il Contributo di Autonoma Sistemazione, ma che ci ha permesso anche di stare vicini ai nostri figli".

Ora la doccia gelata del nuovo decreto che ridefinisce i requisiti per il diritto del CAS: "Dal momento che non siamo rimasti nella regione dove avevamo la residenza - prosegue Maria Cristina - il nuovo decreto prevede che il CAS non ci spetti più. Non capisco con quale criterio sia stata fatta questa scelta - denuncia la donna - anche perchè siamo comunque rimasti in una regione, il Lazio, che rientra in quelle del cratere. Addirittura ci viene detto che per continuare a prendere il Contributo potremmo acquistare una nuova casa, ma sempre nelle Marche. Come possiamo - si chiede - alla nostra età, scegliere di acquistare una casa? Sarebbe stata una decisione condivisibile - aggiunge - se avessimo avuto l'obbligo di tornare nel nostro paese con l'obiettivo di ripopolare quei centri ormai vuoti. Ma che senso ha chiederci di tornare in qualsiasi luogo della regione?".
La coppia si è rivolta anche ad un legale per cercare di sbrogliare la matassa di una burocrazia senza fine: "Ci è stato detto che è possibile fare ricorso al Tar - spiega - ma oltre ad avere costi elevati, la questione avrebbe tempi lunghissimi che non avrebbero senso per due persone della nostra età. Noi siamo due pensionati - conclude il suo grido accorato Maria Cristina - , percepiamo la pensione minima. Abbiamo cercato di sistemarci al meglio senza pesare su nessuno e questa è la risposta che abbiamo ricevuto dallo Stato".
La storia di Maria Cristina e suo marito è la stessa di altri otto cittadini di Castelsantangelo sul Nera. Storie di chi, oltre a veder crollare la propria casa, hanno visto cadere anche quelle poche certezze messe in campo da coloro che, non sapendo ancora come uscire fuori dal problema della ricostruzione, si contraddicono pensando di risparmiare sulle spalle dei cittadini.
Giulia Sancricca

La casa di Maria Cristina Belmonte a Castelsantangelo sul Nera

La casa di Maria Cristina Belmonte a Castelsantangelo sul Nera
“Mediterraneo, frontiera di pace”
12 Feb 2020
C’è un’immagine molto efficace che Papa Francesco utilizza molto spesso quasi a denunciarne l’assenza o, meglio, a sottolinearne la necessità: il ponte. Ne ha parlato in diverse occasioni in questi anni, consegnando alla Chiesa una sorta di magistero e una visione di essere cristiani nell’oggi. Costruire ponti, più che innalzare muri è l’architettura impegnativa per costruire il futuro. Il ponte unisce, crea comunione, apre al dialogo e alla conoscenza, solidifica territori; al contrario, il muro separa, disgrega, spinge all’autoreferenzialità e alla chiusura in sé, chiude l’orizzonte. È questa la chiave di lettura con cui guardare all’incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace” (Bari, 19-23 febbraio 2020). L’evento, promosso dalla Chiesa italiana, vedrà riuniti nel capoluogo pugliese circa 60 vescovi provenienti da 20 Paesi bagnati dal Mare Nostrum. L’assemblea, unica nel suo genere, sarà conclusa domenica 23 febbraio con la celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre. L’incontro è basato sull’ascolto e sul discernimento, valorizzando il metodo sinodale. Intendiamo compiere un piccolo passo verso la promozione di una cultura del dialogo e verso la costruzione della pace in Europa e in tutto il bacino del Mediterraneo.
Ritorna l’immagine del ponte. Non è possibile leggere in maniera efficace lo spazio bagnato da questo mare, ha sottolineato Papa Francesco a Napoli il 21 giugno 2019, “se non in dialogo e come un ponte - storico, geografico, umano - tra l’Europa, l’Africa e l’Asia. Si tratta di uno spazio in cui l’assenza di pace ha prodotto molteplici squilibri regionali, mondiali, e la cui pacificazione, attraverso la pratica del dialogo, potrebbe invece contribuire grandemente ad avviare processi di riconciliazione e di pace”. L’incontro di Bari si muove proprio in questa direzione: non un convegno accademico, ma uno spazio di comunione tra vescovi, che riflettono e, sotto la guida dello Spirito, provano a discernere i segni dei tempi. Siamo convinti, infatti, che una Chiesa mediterranea è già presente e operante, è ricca di tradizioni culturali, liturgiche ed ecclesiali, ed è probabilmente bisognosa di processi di dialogo. I pastori, che s’incontrano, hanno a cuore un Mediterraneo concreto con i popoli che lo abitano. Le loro voci sono portatrici di realtà diverse, ma non contrapposte.
Sta proprio qui l’intuizione del nostro cardinale presidente Gualtiero Bassetti d’invitare, in una città-ponte tra Oriente e Occidente qual è Bari, i vescovi cattolici dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum e che provengono da ben tre diversi Continenti: Asia, Africa ed Europa. Un’idea che ha radici profonde: rimanda alla visione profetica di Giorgio La Pira che, già dalla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, aveva ispirato i “Dialoghi mediterranei” e aveva anticipato lo spirito del Concilio Vaticano II. Oggi c’è la possibilità d’iniziare a realizzare quella visione. Un progetto ambizioso, ma necessario.
Il ponte va costruito con una storia, una geografia e un’umanità che hanno fondazioni comuni. È la bellezza del mare da riscoprire e consegnare alle generazioni future. La storia rimanda alle origini stesse del cristianesimo; il Mediterraneo ne è stato cuore pulsante. La geografia è oggi il sogno di un abbraccio che arricchisce, proprio come viene descritta la Dichiarazione di Abu Dhabi: “Simbolo dell’abbraccio tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud e tra tutti coloro che credono che Dio ci abbia creati per conoscerci, per cooperare tra di noi e per vivere come fratelli che si amano”. L’umanità è quanto di più prezioso ci sia; è l’acqua che dà vita e non deve più essere simbolo di morte, di disuguaglianze, d’inequità.
A tutti chiediamo di accompagnarci con la preghiera e di sentirsi in prima persona costruttori di ponti!
Stefano Mons. Russo
Segretario Generale - Conferenza Episcopale Italiana
Ritorna l’immagine del ponte. Non è possibile leggere in maniera efficace lo spazio bagnato da questo mare, ha sottolineato Papa Francesco a Napoli il 21 giugno 2019, “se non in dialogo e come un ponte - storico, geografico, umano - tra l’Europa, l’Africa e l’Asia. Si tratta di uno spazio in cui l’assenza di pace ha prodotto molteplici squilibri regionali, mondiali, e la cui pacificazione, attraverso la pratica del dialogo, potrebbe invece contribuire grandemente ad avviare processi di riconciliazione e di pace”. L’incontro di Bari si muove proprio in questa direzione: non un convegno accademico, ma uno spazio di comunione tra vescovi, che riflettono e, sotto la guida dello Spirito, provano a discernere i segni dei tempi. Siamo convinti, infatti, che una Chiesa mediterranea è già presente e operante, è ricca di tradizioni culturali, liturgiche ed ecclesiali, ed è probabilmente bisognosa di processi di dialogo. I pastori, che s’incontrano, hanno a cuore un Mediterraneo concreto con i popoli che lo abitano. Le loro voci sono portatrici di realtà diverse, ma non contrapposte.
Sta proprio qui l’intuizione del nostro cardinale presidente Gualtiero Bassetti d’invitare, in una città-ponte tra Oriente e Occidente qual è Bari, i vescovi cattolici dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum e che provengono da ben tre diversi Continenti: Asia, Africa ed Europa. Un’idea che ha radici profonde: rimanda alla visione profetica di Giorgio La Pira che, già dalla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, aveva ispirato i “Dialoghi mediterranei” e aveva anticipato lo spirito del Concilio Vaticano II. Oggi c’è la possibilità d’iniziare a realizzare quella visione. Un progetto ambizioso, ma necessario.
Il ponte va costruito con una storia, una geografia e un’umanità che hanno fondazioni comuni. È la bellezza del mare da riscoprire e consegnare alle generazioni future. La storia rimanda alle origini stesse del cristianesimo; il Mediterraneo ne è stato cuore pulsante. La geografia è oggi il sogno di un abbraccio che arricchisce, proprio come viene descritta la Dichiarazione di Abu Dhabi: “Simbolo dell’abbraccio tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud e tra tutti coloro che credono che Dio ci abbia creati per conoscerci, per cooperare tra di noi e per vivere come fratelli che si amano”. L’umanità è quanto di più prezioso ci sia; è l’acqua che dà vita e non deve più essere simbolo di morte, di disuguaglianze, d’inequità.
A tutti chiediamo di accompagnarci con la preghiera e di sentirsi in prima persona costruttori di ponti!
Stefano Mons. Russo
Segretario Generale - Conferenza Episcopale Italiana
