Radioc1inBlu
Un incidente stradale si è verificato nel pomeriggio lungo la strada provinciale 502 cingolana all’altezza di San Paolo di Jesi. Per cause in corso di accertamento l’autista di un tir ha perso il controllo del mezzo che si è ribaltato. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno provveduto ad estrarre i due occupanti la cabina che sono poi stati trasportati dal personale sanitario all’ospedale Urbani di Jesi. Una ditta privata ha poi provveduto al recupero del mezzo.
f.u.
f.u.
Una situazione senza precedenti quella che si sta vivendo anche nella nostra regione e che sta producendo effetti anche sulla riorganizzazione del trasporto pubblico locale. Un incontro in video conferenza si è tenuto tra l’assessore regionale Angelo Sciapichetti e gli operatori del settore per decidere le misure da attuare in questo particolare momento. “Il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri – così l’assessore Sciapichetti – ha stabilito, come noto, che ci si può muovere esclusivamente per motivi di lavoro o di salute. Così abbiamo chiesto sia a Trenitalia che agli altri soggetti gestori di ridurre il numero delle corse, fermo restando che vanno mantenuti i servizi nei comuni dell’entroterra dove gli stessi erano già scarsi e soprattutto vanno incentivati i servizi verso quegli ospedali dove sono stati trasferiti i malati che, ad esempio, erano ricoverati in precedenza all’ospedale di Camerino”. Un piano che ovviamente coinvolge in modo particolari tutto il territorio dell’entroterra maceratese, come sottolinea il presidente di Contram S.p.A Stefano Belardinelli. “Come Contram seguiamo l’ordinanza emanata al riguardo dalla regione – dichiara – che prevede un taglio importante, delle corse urbane ed extraurbane, interpretando anche le esigenze del territorio riguardanti i servizi minimi essenziali. Così cercheremo di garantire che un autobus raggiunga tutti i comuni almeno due volte al giorno, che ci sia un servizio a chiamata verso i presidi sanitari raggiungibili. Speriamo si tenga anche conto che circa due terzi del territorio della provincia di Macerata è inserito nel cratere che già vive da quasi 4 anni una situazione di sofferenza nelle persone e nei servizi. Come azienda cercheremo di garantire il minimo essenziale per una popolazione, come la nostra, composta in gran parte da anziani. Vedremo l’evolvere della situazione, non escludendo che possano esserci nuovi tagli”.
f.u.
f.u.
Con il contributo di Structura Housing appartamenti nuovi, in classe A a Porto San Giorgio e Coldiretti Macerata, @campagnamica e #mangiaitaliano!
Sanità, imprese, famiglie, lavoro e scadenze fiscali. Un maxi decreto da 25 miliardi di euro per fronteggiare l'emergenza Covid 19 nel nostro Paese è stato emanato dal Consiglio dei Ministri per far fronte anche alle ricadute economiche che le misure restrittive adottate per contenere l'epidemia produrranno nel breve-medio periodo. Formalizzata anche la nomina del commissario per l'emergenza che avrà poteri speciali per facilitare il contrasto al Coronavirus e rendere efficace l'intero Sistema Sanitario Nazionale. "Una manovra economica poderosa - l'ha definita il premier Giuseppe Conte - Una diga per proteggere imprese, famiglie, lavoratori". Risorse per quasi 3miliardi e mezzo di euro destinate al Sistema Sanitario Nazionale e alla Protezione Civile "che ci consentiranno di sostenere il lavoro eroico che stanno svolgendo", sostiene il ministro Roberto Gualtieri. In particolare gli operatori sanitari avranno un bonus baby sitter speciale con l'allargamento dei benefici previsti dalla Legge 104 che cumulativamente passeranno da 3 a 12 giorni per i mesi di marzo e aprile. Ulteriori 3 miliardi di euro vengono stanziati per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti a tutela del periodo di inattività dal lavoro affrontato. Sospesi anche i contributi previdenziali e bloccate le procedure di licenziamento poste in essere dalla data del 23 febbraio, inizio della situazione emergenziale. Per i lavoratori del settore privato che si trovano in quarantena il periodo sarà considerato come malattia non computabile, con gli ammortizzatori sociali finanziati per un periodo di 9 settimane.
f.u.
f.u.
Cremona, dimesso il vescovo Napolioni
16 Mar 2020
Buone notizie dalla diocesi di Cremona arrivano anche a Camerino. Dopo i segnali di miglioramento dei giorni scorsi, infatti, è arrivata questa mattina la buona notizia della dimissione dall’ospedale di Cremona del vescovo Antonio Napolioni, che lascia quindi il reparto di Pneumologia dove era ricoverato dallo scorso 6 marzo a causa del Coronavirus.
"Napolioni sta bene - i legge in una nota della diocesi di Cremona - e torna dunque a casa, nel Palazzo Vescovile, dove trascorrerà i prossimi giorni di convalescenza in quarantena, come da protocollo sanitario. La sua salute resterà monitorata e tra 14 giorni sarà sottoposto a nuovo test del tampone per verificare la negatività dal coronavirus.
Tutta la Chiesa cremonese, mentre eleva la propria riconoscenza a Dio, si unisce nel caloroso ringraziamento allo staff sanitario guidato dal dottor Bosio, primario dell’Unità Operativa di Pneumologia, e a tutti gli operatori che si prodigano per il bene di tante persone sofferenti, e accoglie dunque con gioia la notizia della dimissione del vescovo Antonio e il suo ritorno a casa, augurandogli di proseguire con serenità il suo percorso di convalescenza nell’attesa di poterlo presto rivedere tra le nostre comunità al termine di questa dolorosa emergenza".
GS
"Napolioni sta bene - i legge in una nota della diocesi di Cremona - e torna dunque a casa, nel Palazzo Vescovile, dove trascorrerà i prossimi giorni di convalescenza in quarantena, come da protocollo sanitario. La sua salute resterà monitorata e tra 14 giorni sarà sottoposto a nuovo test del tampone per verificare la negatività dal coronavirus.
Tutta la Chiesa cremonese, mentre eleva la propria riconoscenza a Dio, si unisce nel caloroso ringraziamento allo staff sanitario guidato dal dottor Bosio, primario dell’Unità Operativa di Pneumologia, e a tutti gli operatori che si prodigano per il bene di tante persone sofferenti, e accoglie dunque con gioia la notizia della dimissione del vescovo Antonio e il suo ritorno a casa, augurandogli di proseguire con serenità il suo percorso di convalescenza nell’attesa di poterlo presto rivedere tra le nostre comunità al termine di questa dolorosa emergenza".
GS
Il sindaco Sandro Sborgia, insieme all'assessore alla sanità Stefano Sfascia e al consigliere Riccardo Pennesi, ha consegnato questa mattina 100 mascherine all'ospedale di Camerino.
Un dono reso possibile anche grazie alla disponibilità della società Contram che ha aiutato a reperirle effettuando il viaggio in Olanda e adoperandosi dunque perchè tutta l'azione andasse a buon fine raggiungendo la città di Camerino.

" Proprio poco fa - afferma il sindaco Sandro Sborgia- abbiamo provveduto a consegnare questo strumento di protezione giunto a buon fine attraverso l'aiuto di Contram S.P.A. E' destinato ai reparti ospedalieri e quindi al personale che sta operando all'interno del presidio sanitario di Camerino. Ne abbiamo avvertito la direzione sanitaria ed è in atto la validazione per la verifica di conformità delle mascherine che credo già in matinata possano essere distribuite ai reparti".
Tanti i gesti di solidarietà e di vicinanza che in queste ore stanno raggiungendo il presidio ospedaliero di Camerino riconvertito in Covid- Hospital.
"Siamo davvero riconoscenti a tutti per questa bellissima macchina solidale che si è messa in moto- commenta il primo cittadino- Dalla raccolta fondi, alla Fondazione Carima che ha acquistato un ecografo, al contributo generoso della Diocesi e dell'Arcivescovo Francesco Massara, alla vicinanza di tanti imprenditori locali del territorio. Sapere che le 100 mascherine che abbiamo da poco consegnate all'ospedale saranno sufficienti alla protezione del personale sanitario, solo per poco più di mezza giornata - spiega Sborgia- può far capire il bisogno e la necessità che c'è".
Da parte del sindaco di Camerino ancora un forte e deciso invito ad essere responsabili.
" E' il primo punto che dobbiamo tutti tenere in considerazione- sottolinea- E' essenziale essere molto rigidi nell'osservanza delle regole e nell'applicazione delle norme . E' fondamentale rimanere a casa. E' un sacrificio grandissimo ma necessario ed è l'unico rimedio e comportamento che può evitare il contagio e ridurre la diffusione del virus. Lo dobbiamo fare assolutamente. Stringiamo i denti, rimaniamo a casa e usciamo solo se unicamente necessario. Mi raccomando al senso di responsabilità di ognuno che già sto comunque verificando nei cittadini. Di questo sono contento e orgoglioso- conclude Sborgia- Continuiamo su questa strada e miglioriamo sempre di più i nostri comportamenti. Tutti insieme dobbiamo resistere".
C.C.
Un dono reso possibile anche grazie alla disponibilità della società Contram che ha aiutato a reperirle effettuando il viaggio in Olanda e adoperandosi dunque perchè tutta l'azione andasse a buon fine raggiungendo la città di Camerino.

" Proprio poco fa - afferma il sindaco Sandro Sborgia- abbiamo provveduto a consegnare questo strumento di protezione giunto a buon fine attraverso l'aiuto di Contram S.P.A. E' destinato ai reparti ospedalieri e quindi al personale che sta operando all'interno del presidio sanitario di Camerino. Ne abbiamo avvertito la direzione sanitaria ed è in atto la validazione per la verifica di conformità delle mascherine che credo già in matinata possano essere distribuite ai reparti".
Tanti i gesti di solidarietà e di vicinanza che in queste ore stanno raggiungendo il presidio ospedaliero di Camerino riconvertito in Covid- Hospital.
"Siamo davvero riconoscenti a tutti per questa bellissima macchina solidale che si è messa in moto- commenta il primo cittadino- Dalla raccolta fondi, alla Fondazione Carima che ha acquistato un ecografo, al contributo generoso della Diocesi e dell'Arcivescovo Francesco Massara, alla vicinanza di tanti imprenditori locali del territorio. Sapere che le 100 mascherine che abbiamo da poco consegnate all'ospedale saranno sufficienti alla protezione del personale sanitario, solo per poco più di mezza giornata - spiega Sborgia- può far capire il bisogno e la necessità che c'è".
Da parte del sindaco di Camerino ancora un forte e deciso invito ad essere responsabili.
" E' il primo punto che dobbiamo tutti tenere in considerazione- sottolinea- E' essenziale essere molto rigidi nell'osservanza delle regole e nell'applicazione delle norme . E' fondamentale rimanere a casa. E' un sacrificio grandissimo ma necessario ed è l'unico rimedio e comportamento che può evitare il contagio e ridurre la diffusione del virus. Lo dobbiamo fare assolutamente. Stringiamo i denti, rimaniamo a casa e usciamo solo se unicamente necessario. Mi raccomando al senso di responsabilità di ognuno che già sto comunque verificando nei cittadini. Di questo sono contento e orgoglioso- conclude Sborgia- Continuiamo su questa strada e miglioriamo sempre di più i nostri comportamenti. Tutti insieme dobbiamo resistere".
C.C.
Si registrano i primi casi di Coronavirus anche a Treia. Si tratta di una coppia di coniugi residenti in città. A darne notizia è stato il vicesindaco David Buschittari che ha anche rivolto un appello ai suoi concittadini attraverso la sua pagina facebook: "Come prevedibile, si stanno registrando casi positivi anche nel nostro territorio.Non facciamoci prendere dal panico - scrive - ma rispettiamo categoricamente le disposizioni normative:evitare spostamenti dalla propria abitazione, uscire solo se strettamente necessario; mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro; rispettare le norme igienico-sanitarie; chi dovesse avere sintomi, come problemi respiratori e febbre superiore a 37,5 gradi, deve rimanere a casa e rivolgersi al proprio medico. Tutto ciò - aggiunge - costa molto sacrificio, ma è per la salute di tutti, soprattutto di chi è più fragile". Buschittari ricorda anche l'importanza della prevenzione visto l'aumentare dei contagi, dei ricoveri e delle persone che finiscono in terapia intensiva e, non da ultimo, dei decessi. Inoltre, non manca di ringraziare gli operatori sanitari, le forze dell'ordine a lavoro affinché le regole siano rispettate nonché chi, queste regole, le sta rispettando.
"Andiamo avanti, continuando ad informare la popolazione con i dati del Gores, senza allarmare, con coerenza, fermezza e responsabilità". Buschittari ha anche invitato la popolazione ad avere fiducia nelle autorità sanitarie sottolineando che nulla è lasciato al caso, e che tutte le procedure previste sono state seguite correttamente. "Questa esperienza ci rafforzerà come comunità e ci servirà per capire che servono lavoro, serietà e correttezza".
g.g.
"Andiamo avanti, continuando ad informare la popolazione con i dati del Gores, senza allarmare, con coerenza, fermezza e responsabilità". Buschittari ha anche invitato la popolazione ad avere fiducia nelle autorità sanitarie sottolineando che nulla è lasciato al caso, e che tutte le procedure previste sono state seguite correttamente. "Questa esperienza ci rafforzerà come comunità e ci servirà per capire che servono lavoro, serietà e correttezza".
g.g.
E' fermo e deciso l'attacco del primo cittadino di Caldarola sulla gestione dell'emergenza sanitaria.
Luca Maria Giuseppetti punta il dito contro la scelta di non avvertire i sindaci su un eventuale contagio nel proprio paese. “Il sindaco - dice - è la prima Autorità Sanitaria del suo territorio, ha il dovere di garantire l’integrità delle norme igieniche e tutelare la salute dei suoi concittadini, appare quindi assurdo che proprio il primo cittadino non venga messo a conoscenza dell’esistenza o meno, tra gli abitanti del suo Comune, di uno o più casi di Coronavirus. Non per avviare una caccia all’untore, assolutamente da escludere ed evitare - precisa - , ma per avere una situazione puntuale e attenta ed agire nel rispetto soprattutto dei tanti volontari che si stanno mettendo a disposizione dei più deboli per garantire beni di prima necessità”.
Giuseppetti, dopo aver sentito i suoi colleghi di altri Comuni toccati dal CoViD 19, ha potuto confermare quello che in un primo momento era solo un sospetto: "se c’è uno o più casi di Coronavirus in un Comune, i sindaci e gli uffici comunali non ne vengono informati, in barba al ruolo di autorità sanitaria".
Giuseppetti non ci sta e punta i piedi: “dobbiamo tutelare la salute di tutti - dice - , anche di chi va nelle case a portare farmaci e viveri, le precauzioni non sono mai abbastanza. In situazioni di contagio accertato il rispetto della privacy deve subire una deroga e il Sindaco deve sapere i nomi dei contagiati, ovviamente sarà suo dovere rispettare la segretezza dell’informazione”. E’ capitato invece, in altri Comuni del territorio, che la notizia del contagio sia arrivata per via traverse, ben poco ufficiale e non sempre attendibili, modus operandi che può creare ancora più confusione e psicosi.
Alcuni esponenti politici nazionali hanno anche presentato, su questo tema, un’interrogazione Parlamentare a dimostrazione di quanto la problematica sia sentita da molti sindaci.
GS
Luca Maria Giuseppetti punta il dito contro la scelta di non avvertire i sindaci su un eventuale contagio nel proprio paese. “Il sindaco - dice - è la prima Autorità Sanitaria del suo territorio, ha il dovere di garantire l’integrità delle norme igieniche e tutelare la salute dei suoi concittadini, appare quindi assurdo che proprio il primo cittadino non venga messo a conoscenza dell’esistenza o meno, tra gli abitanti del suo Comune, di uno o più casi di Coronavirus. Non per avviare una caccia all’untore, assolutamente da escludere ed evitare - precisa - , ma per avere una situazione puntuale e attenta ed agire nel rispetto soprattutto dei tanti volontari che si stanno mettendo a disposizione dei più deboli per garantire beni di prima necessità”.
Giuseppetti, dopo aver sentito i suoi colleghi di altri Comuni toccati dal CoViD 19, ha potuto confermare quello che in un primo momento era solo un sospetto: "se c’è uno o più casi di Coronavirus in un Comune, i sindaci e gli uffici comunali non ne vengono informati, in barba al ruolo di autorità sanitaria".
Giuseppetti non ci sta e punta i piedi: “dobbiamo tutelare la salute di tutti - dice - , anche di chi va nelle case a portare farmaci e viveri, le precauzioni non sono mai abbastanza. In situazioni di contagio accertato il rispetto della privacy deve subire una deroga e il Sindaco deve sapere i nomi dei contagiati, ovviamente sarà suo dovere rispettare la segretezza dell’informazione”. E’ capitato invece, in altri Comuni del territorio, che la notizia del contagio sia arrivata per via traverse, ben poco ufficiale e non sempre attendibili, modus operandi che può creare ancora più confusione e psicosi.
Alcuni esponenti politici nazionali hanno anche presentato, su questo tema, un’interrogazione Parlamentare a dimostrazione di quanto la problematica sia sentita da molti sindaci.
GS
Un appello figlio del tempo che stiamo vivendo, rapido ma efficace. Poche righe per dire o chiedere tanto, tutto. Oggi è questo che l'emergenza Coronovirus impone, specie per chi lavora negli ospedali. La pneumologa dell'ospedale di Camerino, Gabriella Mazzoli, ha inviato questo messaggio a tante persone, nella speranza che tante piccole gocce possano formare un oceano di aiuti per aiutare l'ospedale e i medici camerti: "Donate e fate donare all'Associazione 'A cuore...aperto", registrata all'agenzia delle Entrate dal 2013. Ne sono fondatrice ed attenta ed onestissima tesoriera (unico pregio in mezzo a mille difetti). Mi stanno chiedendo dalla semi-intensiva tanto materiale (broncoscopi monouso, caschi-C-pap, visiere e altro) ed anche nella 'grande medicina' servono tante cose. Stamattina ho chiesto uno sfigmomanometro elettronico senza fonendo per evitare contaminazioni, dopo 20 minuti la Salus ce lo ha portato in regalo da Matelica. Se qualcuno sa lavorare col computer potrebbe organizzare una raccolta fondi on-line o quello che pensate meglio. Io non so farlo e purtroppo non ho tempo. Grazie per quello che potrete fare per i nostri ricoverati". Per chi lo volesse, l'Iban dell'associazione è: IT27O0845668830000000055071 BBC Banca dei Sibillini, filiale di Camerino.
g.g.
g.g.
E' risultato positivo al virus anche il titolare di una ditta di onoranze funebri del maceratese. Al momento è in isolamento domiciliare insieme ai propri familiari. Non si sa, e non è neanche scontato, che l'uomo abbia contratto il virus mentre lavorava: molto semplicemente potrebbe essere entrato in contatto con una persona infetta in altri momenti. Ad ogni modo, già da alcuni giorni la Regione Marche ha diramato alcune disposizioni per le attività funerarie proprio in virtù dell'aumento di decessi che si stanno verificando negli ospedali a causa del virus. Benché il decesso determini anche l'interruzione delle funzioni vitali e quindi, per conseguenza, si riduca anche il rischio di contrarre la malattia che, va ricordato, per lo più si trasmette attraverso tosse e starnuti, per evitare ogni rischio che il personale delle onoranze funebri venga a contatto con liquidi biologici è stata vietata la manipolazione delle salme e la loro vestizione. Queste devono solo essere avvolte da un lenzuolo imbevuto di una soluzione disinfettante. Inoltre, gli operatori devono indossare tutti i dispositivi di protezione inviduale del caso: mascherine chirugiche, occhiali, camice idrorepellente, scarpe da lavoro e guanti.
Vale la pena anche raccontare cosa sta accadendo al nord: in Lombardia è al collasso non solo il sistema sanitario. Il problema infatti riguarda anche i deceduti. "Per intuirlo - scrive Il Mattino (https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/coronavirus_lombardia_diretta_morti_cimitero_emergenza_cremazioni_ultime_notizie_14_marzo_2020-5111151.html) basta scorrere le pagine dell'Eco di Bergamo, il quotidiano della provincia più colpita, dove oggi ci sono 11 pagine fitte di necrologi. Proprio a Bergamo nei giorni scorsi la chiesa del cimitero è stata trasformata in una camera mortuaria perché i posti in obitorio non bastano più. A Cremona stesso destino è toccato alla chiesa dell'ospedale Maggiore. E a Brescia il vescovo ha dato la disponibilità a individuare qualche chiesa in cui ricoverare le salme in attesa della sepoltura, mentre a Milano il Comune ha messo a disposizione cento posti nell'obitorio e ha cambiato il regolamento dando alle famiglie non più trenta ma cinque giorni per decidere dove seppellire i defunti. Un problema è anche la cremazione - si legge ancora - troppo richieste che non si riescono ad evadere. Per questo il prefetto di Brescia Attilio Visconti ha invitato a scegliere forme di sepoltura tradizionali. Come prefetti una prima risposta al problema è stata l'autorizzazione ai medici a rilasciare i certificati di morte anche prima dei tre giorni e le salme possono essere depositate anche nei loculi zincati. Ma c'è anche il dramma delle famiglie, che possono fare il riconoscimento dei loro cari solo a distanza, che non possono far celebrare il funerale. Anche per questo i vescovi della Lombardia hanno lanciato appelli per dare conforto agli ammalati. Quello di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, ha lanciato un appello al personale sanitario: di fronte a persone morenti che vogliano la benedizione, «donategliela»".
g.g.
Vale la pena anche raccontare cosa sta accadendo al nord: in Lombardia è al collasso non solo il sistema sanitario. Il problema infatti riguarda anche i deceduti. "Per intuirlo - scrive Il Mattino (https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/coronavirus_lombardia_diretta_morti_cimitero_emergenza_cremazioni_ultime_notizie_14_marzo_2020-5111151.html) basta scorrere le pagine dell'Eco di Bergamo, il quotidiano della provincia più colpita, dove oggi ci sono 11 pagine fitte di necrologi. Proprio a Bergamo nei giorni scorsi la chiesa del cimitero è stata trasformata in una camera mortuaria perché i posti in obitorio non bastano più. A Cremona stesso destino è toccato alla chiesa dell'ospedale Maggiore. E a Brescia il vescovo ha dato la disponibilità a individuare qualche chiesa in cui ricoverare le salme in attesa della sepoltura, mentre a Milano il Comune ha messo a disposizione cento posti nell'obitorio e ha cambiato il regolamento dando alle famiglie non più trenta ma cinque giorni per decidere dove seppellire i defunti. Un problema è anche la cremazione - si legge ancora - troppo richieste che non si riescono ad evadere. Per questo il prefetto di Brescia Attilio Visconti ha invitato a scegliere forme di sepoltura tradizionali. Come prefetti una prima risposta al problema è stata l'autorizzazione ai medici a rilasciare i certificati di morte anche prima dei tre giorni e le salme possono essere depositate anche nei loculi zincati. Ma c'è anche il dramma delle famiglie, che possono fare il riconoscimento dei loro cari solo a distanza, che non possono far celebrare il funerale. Anche per questo i vescovi della Lombardia hanno lanciato appelli per dare conforto agli ammalati. Quello di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, ha lanciato un appello al personale sanitario: di fronte a persone morenti che vogliano la benedizione, «donategliela»".
g.g.
