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Sono stati stimati, nei quattro giorni di apertura, circa 50.000 visitatori per TolentinoExpò. Certamente quello promosso dall'Assessorato alle Attività Produttive del Comune di Tolentino, è stato un evento che ha superato ogni aspettativa, catalizzando l'attenzione del mondo economico, industriale e artigianale dell'intero territorio regionale. Oltre alla soddisfazione degli organizzatori, il plauso delle aziende espositrici che hanno avuto la possibilità, come del resto era nelle intenzioni del Comitato promotore, di presentare le loro produzioni e di avviare interessanti opportunità di partnership con altre realtà presenti sul territorio. La manifestazione è stata elogiata, oltre che per l'ottimo livello organizzativo, dai diversi enti patrocinatori anche per la formula proposta che ha consentito di suscitare in tutti gli operatori un fondamentale sentimento di “voglia di fare”, intrinseco nel dna degli imprenditori e artigiani tolentinati, che con la loro “cultura del lavoro” sono sempre pronti a calarsi in nuove sfide e soprattutto non si spaventano di fronte a momenti di crisi e di difficoltà. Grazie a piccole e medie imprese particolarmente duttili, il tessuto produttivo tolentinate, è stato detto più volte nel corso della fiera, è capace di adattarsi a qualsiasi richiesta del mercato, superando con successo, come già avvenuto in passato, anche i momenti di recessione. Certamente, però, come è scaturito anche nel corso dei workshop e del convegno promosso dall'Assessorato alle Attività Produttive della Provincia di Macerata, le aziende dovranno confrontarsi con argomenti quali l'organizzazione, la produzione, la qualità, il mercato, la comunicazione, la formazione e l'eco-sostenibilità così da disegnare nuovi scenari di sviluppo sia produttivo che economico, capace di trainare e fornire nuovi canali di sviluppo per tutti i settori manufatturieri e di servizio del comprensorio tolentinate. Indubbiamente TolentinoExpò ha il grande merito di aver mostrato l'immagine di una Città in movimento, in crescita, che vuol essere ancora una volta protagonista, originale e competitiva, anche nel mondo della globalizzazione. Tutti i visitatori sono rimasti colpiti dai quattro padiglioni espositivi ricavati in piazza della Libertà, via Filelfo, piazza Mauruzi e Palazzo Benadduci ed hanno apprezzato gli allestimenti presentati dalle aziende espositrici che con grande cura hanno approntato stand dove facevano bella mostra di sé prodotti di grande qualità e design. Il numerosissimo pubblico ha letteralmente preso d'assalto gli spazi espositivi approfittando anche di degustazioni e dimostrazioni dal vivo. TolentinoExpò è stata promossa dall'Assessorato alle Attività Produttive del Comune di Tolentino con il patrocinio e la collaborazione della Provincia di Macerata, Assessorato Attività Produttive, della Regione Marche, della Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Macerata, dalla Comunità Montana dei Monti Azzurri, dell'Associazione Turistica TCT. Sponsor ufficiale la Banca di Credito Cooperativo di Recanti e Colmurano e la cantina Il Pollenza del Conte Brachetti Peretti. Organizzazione a cura di Expò Marche. Hanno collaborato Confindustria Macerata, Casa Artigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Banca delle Marche, Sistema Turistico Locale Monti Sibillini, Mari-Marinelli e Azienda agricola Fratelli Maccari.

E' stata inaugurata sabato 18 ottobre la nuova sede UNEP-Giudice di Pace nel ristrutturato e suggestivo Palazzo Serarcangeli in via Varino Favorino (intervento di riparazione danni causati dal sisma del settembre 1997).
Dopo la benedizione del Vicario Monsignor Mariano Blanchi il sindaco Enzo Fanelli ha proceduto al taglio del nastro alla presenza delle autorità cittadine e di quanti intervenuti alla cerimonia.
 
In allegato foto inaugurazione
 

 

La delegazione maceratese dell'Accademia Italiana della Cucina ha scelto San Severino Marche per ospitare la Cena Ecumenica del 2008, appuntamento che ogni anno, nello stesso giorno ed alla stessa ora, vede sedere a tavola tutti i soci d'Italia della prestigiosa istituzione culturale fondata da Orio Vergani nel lontano 1953. La serata, ospitata presso il ristorante Da Piero, si è aperta con i saluti di benvenuto del sindaco della città, Cesare Martini, e del delegato provinciale dell'Accademia Italiana della Cucina, Ugo Bellesi, intervenuto insieme al coordinatore regionale del sodalizio, Mauro Magagnini. Il banchetto quest'anno era dedicato al maiale. Ricchissimo il menù: crescia di polenta con cavoli e salsiccia, guanciola di maiale fritta con la salvia, zampetti e orecchie in porchetta, crescia con grasselli, sangue con cipolla su letto di polenta, spaghetti con cotechino e ceci, maialino arrosto con patate, insalata campagnola, cicoria saltata in padella, migliaccetto. Il tutto annaffiato dal bianco del Moro e dal Ciacco da Colmone, vini della fattoria Colmone della Marca di San Severino, presentati dal titolare Giovanni Meschini, e dalla vernaccia passita Sommo de I Colli di Serrapetrona. Durante la cena sono state presentate alcune immagini dell'antica lavorazione del maiale nel Maceratese, commentate da Massimiliano Andreozzi, contitolare dell'Antica Gastronomia di Mogliano, ed una relazione dedicata al tema “Il maiale nella letteratura” a cura di Tommaso Lucchetti. Una cinquanta i commensali che hanno mostrato di aver gradito sia il tema che i piatti della serata. “E' stata una serata molto particolare che ha unito il gusto per la buona tavola alla riscoperta di antichi sapori – è stato il commento a margine della cena da parte del sindaco Martini – Siamo stati felici di ospitare la Cena Ecumenica dell'Accademia Italiana della Cucina, nel corso della quale sono stati presentati i vini e i prodotti tipici di San Severino e del territorio Maceratese”.

 

 

 

 

Nella foto: un momento della cena ospitata presso il ristorante Da Piero

In esclusiva provinciale, Gomorra andrà in scena al Teatro Velluti di Corridonia. La notizia sarà ufficializzata mercoledì a Palazzo Persichetti quando avrà luogo la presentazione della nuova stagione teatrale. All'interno di un cartellone di notevole interesse culturale e con un'offerta assai varia, l'Amministrazione di Corridonia è riuscita ad inserire lo spettacolo teatrale che sta riempiendo i palcoscenici, tratto ovviamente dal romanzo e reportage di Roberto Saviano. Un best seller che ha regalato un successo continentale allo scrittore napoletano, con oltre 1milione di copie vendute in Italia, tradotto in 43 paesi e, una volta divenuto film, candidato all'Oscar. La sua opera di denuncia nei confronti della camorra che controlla in Campania il traffico di droga ed i rifiuti in un clima omertoso, lo ha portato tuttavia ad essere visto come il nemico e a vivere scortato. I napoletani non gli affittano un appartamento ed il 28enne Saviano in questi giorni si è dichiarato prigioniero di un libro che accusa la camorra raccontando solo la verità. Addirittura il clan dei Casalesi starebbe pensando ad un attentato sull'autostrada Roma-Napoli per eliminarlo. Il prossimo 16 Febbraio i cittadini di Corridonia potranno assistere alla versione teatrale di Gomorra. Soddisfatta l'Amministrazione e chissà che non possa esserci Saviano..” Abbiamo fortemente voluto Gomorra nel nostro cartellone –spiega l'Assessore alla cultura Massimo Cesca- e grazie anche all'Amat siamo riusciti ad averlo. L'opera farà riflettere, inoltre si inserisce perfettamente in una programmazione che abbiamo pensato per fare del teatro non solo un luogo di emozioni, ma anche di crescita sociale e confronto. Sarà difficile far venire Saviano..di certo se verrà lo farà all'ultimo momento per questioni di sicurezza.” L'opera della durata di circa 90 minuti (per la regia di Mario Gelardi), racconta la vita quotidiana a Casal di Principe e, si snoda fra piccola criminalità e malaffari, fra morti ammazzati per una piccola rapina e camorristi intoccabili che gestiscono il business milionario dei rifiuti tossici.

 

Questa mattina sono stati ricevuti dal presidente Spacca e dell'assessore Mezzolani

Una medaglia d'oro con il simbolo della Regione ad Andrea Cionna (maratona), Giorgio Farroni (ciclismo) e Antonio Martella (tiro a segno) per ringraziarli di aver tenuto alta la bandiera marchigiana alle Paralimpiadi di Pechino dal 6 al 17 settembre. Il riconoscimento è stato consegnato questa mattina dal presidente della Regione Gian Mario Spacca e l'assessore alla sanità Almerino Mezzolani che si sono complimentati per i positivi i risultati che i tre atleti hanno conseguito in Cina. Farroni è addirittura riuscito a salire sul podio. Per lui medaglia di bronzo nella gara su strada che si è tenuta sul circuito della Ming Tomb Reservoir Road, alla periferia della capitale cinese. Il 32enne Farroni (tesserato Anthropos Civitanova Marche) ha conquistato il terzo posto nella categoria mista CP1/CP2 con il tempo di 48'34''13 dietro all'inglese David Stone e al sudafricano Riaan Nel. Il maratoneta Andrea Cionna (Atletica Amatori Osimo) si è classificato all 7° posto, con il tempo di 2h 36``41". Un gran bel piazzamento anche se l'atleta è stato penalizzato dall'accorpamento delle categorie vedenti e non vedenti. Cionna infatti, è stato il primo dei non vedenti, la sua categoria. Infine nel tiro a segno, Antonio Martella (Unione S. stefano Sport di Porto Potenza Picena) assente stamattina per un imprevisto improvviso, ha centrato un quinto posto in gara, con 570 punti nella specialità della Sport Pistol, e un settimo posto nella finalissima. Per Martella il primato di essere stato l'unico italiano del tiro a segno ad aver disputato una finale alle Paralimpiadi Pechino 2008.

“Siamo orgogliosi – ha detto Spacca consegnando le medaglie alla presenza del presidente del Comitato Paralimpico Italiano per le Marche Luca Savoiardi – per come questi atleti hanno rappresentato la Regione. Oggi li ringraziamo non solo nella nostra veste istituzionale ma come comunità regionale. Il loro impegno quotidiano che li ha portati ad ottenere questi risultati è un esempio per tutti. Li premiamo quindi con quella medaglia d'oro che per poco è sfuggita loro a Pechino”. E' seguito il ringraziamento di Mezzolani “per aver portato i colori Azzurri e quelli della nostra Regione nel mondo e per aver dimostrato di essere campioni nello sport ma soprattutto nella vita”. Cionna e Farroni che si allenano facendo 30 km al giorno a piedi il primo e 130-150 Km al giorno il secondo, hanno quindi raccontato la loro esperienza. Cionna nonostante l'inghippo dell'accorpamento delle categorie si è detto soddisfatto per l'esperienza vissuta. “Per la prima volta – ha detto – ho gareggiato in uno stadio sempre stracolmo e calorosissimo e l'emozione è stata davvero indimenticabile”. Lo sportivo il 2 novembre sarà a New York per la tradizionale maratona e sta già pensando all'appuntamento olimpico di Londra. “Nella mia disciplina – ha spiegato – l'età non è un punto a sfavore perché in gara più esperienza hai e meglio è”. Farroni ha mostrato al collo la medaglia di bronzo che ha suscitato la curiosità di tutti i presenti:”Questa medaglia – ha sottolineato – mi ripaga di tutti gli sforzi fatti per ottenerla e la dedico ha chi mi è stato vicino e ha creduto nelle mie capacità”.

 

L'assessore alla sanità Almerino Mezzolani a nome del presidente Regione Gian Mario Spacca a Roma per incontri istituzionali e le segreterie regionali di Cgil Fp, Cisl Fp, Uil Fpl si sono incontrate a Palazzo Raffaello in seguito alla manifestazione regionale dei sindacati nell'ambito del programmato percorso di mobilitazione nazionale finalizzato a sollecitare il Governo e tutte le istituzioni locali alla definizione del Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro dei lavoratori pubblici scaduti da oltre nove mesi. Al termine dell'incontro attraverso un documento le parti hanno condiviso la preoccupazione per il ritardo nel rinnovo dei contratti di lavoro e per la campagna mediatica “denigratoria” scatenata contro i dipendenti pubblici “tesa ad indebolire le loro legittime richieste” , la necessità di superare i vincoli centralizzati imposti alla contrattazione decentrata integrativa finalizzata alla qualificazione dei servizi e la necessità di superare i vincoli normativi che limitano l'autonomia istituzionale regionale nell'ambito della programmazione dei servizi socio sanitari a partire dal blocco indistinto delle assunzioni e il conseguente percorso di stabilizzazione dei lavoratori precari. A tal proposito l'assessore Mezzolani ha sottolineato che “già nel primo anno la metà dei 1200 precari del comparto Sanità coinvolti nel programma quinquennale di stabilizzazione concordato con i sindacati sono stati assunti a tempo indeterminato. Ne mancano ancora 600. Alla luce del nuovo emendamento del ministro Brunetta che prevede il termine del 1° luglio 2009 per l'assunzione dei precari da parte della pubblica amministrazione – ha aggiunto l'assessore - dovremo ridiscutere insieme quanto avevamo stabilito visto che non abbiamo più cinque anni di tempo. Al tavolo delle Regioni cercheremo di dilatare i termini, ma se questo non sarà possibile cercheremo di stabilizzare tutti comunque. Ritengo infatti che soprattutto nella sanità il precariato vada combattuto per garantire al dipendente di svolgere il suo difficile compito nella massima serenità d'animo. E' merito dei nostri dipendenti infatti se abbiamo una sanità di così alto livello”. Mezzolani ha espresso solidarietà ai lavoratori anche sul fronte della campagna mediatica scatenata contro i cosiddetti fannulloni. “Non si può – ha detto Mezzolani – fare di tutta l'erba un fascio. In questo modo non solo si intacca la dignità di tanti lavoratori onesti che vengono aggrediti in modo brutale e senza distinzione ma si destabilizzano le istituzioni e i loro rappresentanti. Quello che vedo è un progetto ben preciso, un attacco al pubblico, specialmente nel settore della sanità per far proliferare qualcosa di diverso. Una condotta che non possiamo accettare e che nei tavoli istituzionali insieme alle altre Regioni cercheremo di combattere in un fronte comune. La preoccupazione infatti per i tagli alle risorse e ai Livelli essenziali di assistenza è trasversale. Noi diciamo sì all'appropriatezza e alla lotta agli sprechi ma non accetteremo la soppressione dei servizi alla popolazione”. (c.p.)

 

 

 

La Regione Marche e la Provincia argentina di Santa Fe hanno firmato un'intesa per rafforzare la collaborazione nei settori produttivi, culturali, sociali ed educativi. Il protocollo è stato siglato, a Rosario, dal vicepresidente Paolo Petrini e dal governatore Hermes Binner, al termine del Terzo Forum economico delle piccole e medie e imprese, al quale hanno partecipato aziende marchigiane e argentine. Il protocollo è stato approvato dal dipartimento per gli Affari regionali delle presidenza del Consiglio dei ministri.

Rafforza i legami di collaborazione e cooperazione esistenti – spiega Petrini – e consolida le esperienze già avviate nei diversi campi dello sviluppo locale. Istituisce anche una Commissione di lavoro per facilitare l'attuazione dell'accordo, le cui iniziative verranno comunicate alle ambasciate dei due Paesi”. Marche e Santa Fe promuoveranno i rapporti produttivi tra le piccole e medie imprese, la realizzazione di eventi promozionali (fiere), i contatti tra istituzioni educative e culturali, il consolidamento della cooperazione tecnica internazionale.

La firma dell'accordo ha rappresentato il principale momento istituzionale della missione in Argentina. Il Forum era articolato in due sessioni: la prima ad Armstrong, incentrata sull'agromeccanica, la seconda a Rosario dedicata agli altri settori.

Nella prima sessione si è approfondita, con la presenza di un folto gruppo di imprenditori aderenti all'AIGACoS (Associazione italiana per la gestione agronomica e conservativa del suolo), la tecnica agronomica della semina su sodo che, in Argentina, è ampiamente applicata da decenni. L'assessore Petrini ha colto un grande interesse verso tale tecnica, la quale, con le opportune attenzioni per le differenti situazioni geo-pedologiche e strutturali delle aziende marchigiane, può essere maggiormente applicata anche nelle nostre realtà conseguendo, così, importanti obiettivi per la salvaguardia dell'erosione dei suoli e per la riduzione dei rischi di dissesto idrogeologico. Sotto questo profilo, l'esperienza Argentina è molto utile anche per un coinvolgimento delle imprese agro-meccaniche marchigiane che possono trovare, in questo ambito, la possibilità di produrre macchine per la semina su sodo adeguate alle nostre esigenze.

Nella sessione di Rosario, i tavoli settoriali di incontro hanno visto la partecipazione di circa 60 imprese argentine che hanno incontrato 12 aziende marchigiane. Si è manifestato un forte interesse per i Centri servizio delle Marche: Meccano, Asteria, Scam, Cosmob. (r.p)

 

Leguminaria e il Cinquecentenario dei Maestri Vasai

 

Torna all'insegna dello slogan “Cinque secoli di creatività con le mani nell'argilla” l'edizione 2008 di Leguminaria, alla riscoperta delle produzioni di qualità da reintrodurre nel mercato e nella gastronomia locale. Vino, legumi e - protagoniste indiscusse quest'anno - le terrecotte appignanesi, nel Cinquecentario dell'attività dei Maestri Vasai, grazie ai quali oggi Appignano è conosciuto in Italia come Centro della Ceramica.

Per celebrare la ricorrenza, il Comune ha allestito una mostra che farà da prologo e da motivo conduttore dell'intera rassegna in programma dal 17 al 19 ottobre per le vie del centro storico. L'esposizione sarà inaugurata venerdì 17 ottobre, alle 18.30, a Palazzo comunale, quindi via alla sesta Leguminaria e all'apertura delle osterie (venerdì e sabato dalle 19, domenica anche a pranzo) preparate con cura dalla Pro Loco: ceci, fagioli, lenticchie serviti nelle ciotole di terracotta dei Maestri Vasai, che i commensali ricevono in regalo con il bicchiere, e accompagnati dal Rosso Piceno dell'Azienda Agricola Villa Forano.

E ancora, assaggi di roveja, mostra degli antichi mestieri, mercatino di prodotti tipici locali, giochi, spettacoli itineranti, musicanti e cantastorie, esposizione dell'artista appignanese Sandro Bisonni nella Sala Eventi del Comune, in una tre giorni all'insegna della buona tradizione. Sapori d'altri tempi che promuovono la manifestazione organizzata dal Comune di Appignano e dalla Provincia di Macerata, in collaborazione con la Regione Marche, e con il fattivo contributo della Pro Loco, dell'Avis e dei Maestri Vasai, a pieno titolo fra le più conosciute dell'autunno marchigiano.

 

 

 

ufficio stampa: studio giornalistico paternesi di francesca paternesi

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Leguminaria e la ceramica

Fare sistema”, mettendo in rete in un unico circuito, differenziati per tipologia, i musei e le iniziative sulla ceramica.

È questo lo scopo dell'Associazione “Marche Ceramiche”, costituita dal Comune di Appignano insieme alle città di Pesaro, Urbania, Fratte Rosa, Montottone e Ascoli. È infatti solo attraverso una catalogazione, una ricerca storica delle tipologie realizzative e delle tecnologie che è possibile mantenere quelle peculiarità, quella qualità delle produzioni da reintrodurre nel mercato, per promuovere, mantenendola viva, la tradizione artistica delle ceramiche del territorio marchigiano, decorate e d'uso (terrecotte).

Fondamentale, ad Appignano, per far conoscere ed apprezzare le arti legate alla terracotta è stata la Scuola di Ceramica, istituita nel 2006 dall'Amministrazione comunale suscitando l'interesse e l'entusiasmo di un nutrito gruppo di allievi ed estimatori.

Per dare ancora più forza al progetto, nel maggio scorso si è costituita l'Associazione “Scuola di Ceramica Maestri Vasai Appignanesi - M.A.V.”, guidata dal presidente Anna Gagliardini, che gestisce la Scuola comunale ed i corsi di formazione sull'apprendimento di tecniche specifiche e sulla tecnologia dei materiali, basandosi sul contributo volontario dei soci.

L'obiettivo è di dibattere i problemi gestionali, tecnici e scientifici del settore, per promuovere e migliorare le iniziative a sostegno della tradizione ceramista, dando vita, se possibile, ad un Museo virtuale della ceramica appignanese, idea sostenuta con entusiasmo dal sindaco Maurizio Raffaelli.

Va, infine, ricordato il riconoscimento “Creativamente 2008”, assegnato a giugno dalla Provincia di Macerata ai Maestri Vasai appignanesi Giovanni Ferri, Luciano Bozzi e Giuseppe Testa, “per aver affrontato il loro lavoro non solo con professionalità e dedizione, ma per aver utilizzato la creatività e la fantasia arricchendo così l'identità dell'insieme del territorio provinciale”.

 

 

Leguminaria e i piatti “poveri” della cucina marchigiana

 

In realtà si tratta di piatti sostanziosi, dagli indiscutibili benefici nutritivi. In passato si preparavano in abbondanza: quello che rimaneva si mangiava la mattina successiva a colazione, prima di andare a lavorare nei campi. Come altri piatti, anche questi venivano cotti nelle pigne di coccio, dal momento che il camino e il fuoco a legna erano l'unica fonte di calore.

Il cibo così preparato aveva un sapore eccezionale, anche perché cuoceva molto lentamente e gli aromi non evaporavano.

Ancora oggi Leguminaria propone i suoi piatti serviti nelle tradizionali ciotole di terracotta realizzate dai Maestri Vasai: ceci, fagioli, lenticchie, assaggi di roveja, innaffiati dal Rosso Piceno dell'Azienda Agricola Villa Forano.

 

La Roveja (Pisum Arvense), piccolo legume simile al pisello, era conosciuta più che altro come erba infestante.

Usata nei secoli passati per sostenere l'alimentazione dei pastori insieme ad altri legumi poveri come lenticchie, cicerchie e fave, Leguminaria la rivaluta e la propone al pubblico come gustoso legume da assaggiare, con l'obiettivo di tutelare e far conoscere il prodotto, collocarlo sul mercato e coinvolgere altri coltivatori che al momento producono solo per autoconsumo.

Questo pisello selvatico, dal seme di colore marroncino tendente al giallo, il cui sapore ricorda quello della fava e del cece, si consuma ancora, anche se sporadicamente, sul versante marchigiano degli Appennini. In tavola lo si può gustare con la pasta, come tutti gli altri legumi, ma anche macinato, ottenendo una polenta dal gusto marcato, tendente all'amarognolo.

 

 

 

 

 

 

 

Leguminaria e le ricette

Fagioli con le cotiche

Ingredienti. Cipolla, olio d'oliva, fagioli precedentemente ammollati, cotenna di maiale, passata di pomodoro, sedano, carota, sale.

Preparazione. Una volta bollite le cotiche, ben pulite, in acqua calda, finché non diventano tenere, si prepara un soffritto con l'olio di oliva e la cipolla. Quindi si versano le cotiche nel soffritto e si aggiungono due o tre mestoli di passata di pomodoro, il sedano e la carota a pezzi. Si sala e si fa cuocere fino ad ottenere un sugo denso. Finalmente si aggiungono i fagioli, precedentemente tenuti a bagno per almeno 15 ore, sciacquati e bolliti in acqua salata, e si fa insaporire il tutto per altri 10 minuti. Si serve con pane abbrustolito.

 

Ceci con i quadrucci

Ingredienti. Aglio, rosmarino, olio d'oliva, ceci precedentemente ammollati, sale.

Preparazione. Si prepara una pasta con farina, acqua ed un uovo. Si tira poi una sfoglia un po' erta che si taglia a quadrucci. I ceci, tenuti a bagno dalla sera prima con un po' di sale, si scolano e si lasciano per qualche minuto con una puntina di bicarbonato. Si sbattono bene, quindi si immergono in una pentola con acqua tiepida e si sciacquano. L'operazione va ripetuta un paio di volte ancora. Finalmente in un'altra pentola, sempre con acqua tiepida, si mettono a cuocere, aggiungendo l'aglio, il sale e il rosmarino, ed infine i quadrucci. Appena questi saranno giunti a cottura, si serve con olio d'oliva.

Polenta di roveja

Ingredienti. Cipolla, olio d'oliva, farina di roveja, lardo, pecorino, sale.

Preparazione. La farina di roveja viene sciolta lentamente nell'acqua salata, prima che questa arrivi ad ebollizione, per poi essere cotta per circa un'ora. Il condimento è molto povero e viene fatto con cipolle appassite nel lardo (o acciughe ed aglio), pecorino grattugiato e un filo d'olio.

La polenta può essere consumata anche il giorno dopo, a fette, riscaldata in forno o in padella.

Oggi sono possibili diverse varianti costituite da condimenti più ricchi come carne di maiale, agnello, baccalà, pomodoro.

 

 

 

 

 

 

 

 

Leguminaria e il Sistema provinciale Macerata Fiera Diffusa

 

La Provincia di Macerata, in questi anni, ha avviato un'azione di coordinamento degli assessorati al Turismo, all'Agricoltura, all'Artigianato, all'Industria, per valorizzare ed armonizzare le diverse iniziative e le numerose rassegne presenti sul territorio, facendole conoscere in tutta Italia e facilitando il turista a scegliere un pacchetto di opportunità, di itinerari e di visite.

All'interno di questo progetto, che va sotto il nome di Sistema provinciale Macerata Fiera Diffusa, c'è anche Leguminaria.

I prodotti tipici e di qualità sono un elemento fondamentale, oggi, per attrarre turisti che cercano nell'enogastronomia una chiave di lettura del territorio.

Nel caso di Appignano, i legumi si abbinano con il vino e con la tradizionale lavorazione delle ceramiche.

In questo senso Leguminaria è un'idea vincente: i legumi, il vino, l'artigianato artistico, nel loro insieme, diventano un richiamo per il turista colto e curioso che va alla ricerca di elementi unici ed esclusivi, ed hanno la capacità di esportare fuori dai confini provinciali l'immagine migliore del piccolo borgo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leguminaria e il percorso di ricerca e sperimentazione applicata

 

Con Leguminaria i legumi diventano una vera e propria “opportunità da cogliere”, produzioni di qualità da reintrodurre nel mercato e nella gastronomia locale.

La rassegna comprende, infatti, un percorso di ricerca e di sperimentazione applicata, giunto al quarto anno, per l'individuazione, il recupero ed il mantenimento in purezza degli ecotipi di fagiolo, cece e roveja originari di Appignano.

In particolare, le specie oggetto dello studio sono il fagiolo “Cannellino” (Phaseolus vulgaris), il cece denominato “Quercia” (Cicer arietinum) e la roveja (Pisum arvense), da sempre apprezzati perché ritenuti unici ed insostituibili per la preparazione di piatti tipici ma da qualche tempo a forte rischio di erosione genetica.

I motivi sono diversi: l'avvento di nuove e più competitive varietà, lo spopolamento delle zone rurali, la conservazione di queste specie affidata a pochi anziani agricoltori del posto con mezzi inadeguati a mantenere indenni le matrici genetiche della biodiversità.

La ricerca, condotta dall'Istituto sperimentale per l'Orticoltura di Monsampolo del Tronto (Ap), fa parte di un più ampio progetto regionale di recupero e valorizzazione delle tipicità che si estende anche alla “fava” di Fratterosa (Pu), alla “cipolla” di Suasa (Pu), al “carciofo” di Montelupone (Mc), al “rafano” di Barchi (Pu), alle “patate” del Montefeltro, ed è sostenuta finanziariamente, oltre che dalla Regione Marche - assessorato all'Agricoltura, dai progetti Leader del territorio, dalle Province e dai Comuni interessati.

 

 

 

 

 

Finalità dello Studio

 

La ricerca si propone di salvaguardare, attraverso il recupero e la moltiplicazione in purezza, ecotipi di leguminose diverse originarie del comprensorio di Appignano per i quali reale è il rischio di erosione genetica e dei quali si hanno testimonianze dell'elevato pregio qualitativo.

Le specie oggetto dello studio sono il fagiolo “cannellino” (Phaseolus vulgaris L.), il cece denominato “Quercia” (Cicer arietinum L.) e la cicerchia di Appignano (Lathyrus sativus L.), da sempre apprezzate nell'areale di origine perché ritenute uniche ed insostituibili per la preparazione di piatti tipici. Poiché le tre specie da salvaguardare sono contraddistinte da una spiccata autogamia, la ricerca si prefiggerà, attraverso lo studio delle popolazioni reperite, di individuare i fenotipi ricercati per poi procedere alla loro moltiplicazione in purezza e conseguentemente restituire al comprensorio di Appignano un germoplasma epurato da inquinamenti e contraddistinto da una base genetica meno ampia e quindi più omogenea. Il programma prevede l'ottenimento di risultati concreti nell'arco di un quadriennio.

I anno

Si prevedono sopralluoghi nel comprensorio di Appignano finalizzati alla raccolta di germoplasma autoctono e di notizie storiche che possono essere d'aiuto per la definizione delle caratteristiche degli ideotipi da ricostituire. Importanza verrà riservata all'habitus vegetativo, allo sviluppo della pianta, all'intensità del colore delle foglie, al numero, dimensione e colore dei baccelli e della granella e alle caratteristiche produttive. Nello stesso anno verranno predisposti, presso la struttura di Monsampolo, ampi allevamenti sui quali effettuare le prime indagini conoscitive di ordine bioagronomico e interventi di miglioramento genetico basati sui principi della selezione massale. Gli individui ritenuti rispondenti alle tipologie ricercate forniranno lotti di seme S1 da sottoporre ad ulteriori cicli selettivi ed a studi tesi ad affinare le tecniche agronomiche.

II Anno

Con i lotti di seme S1 verranno allestiti campi di moltiplicazione mantenendo distinte le progenie di ciascuna pianta capostipite al fine di valutare la variabilità fenotipica presente ed eliminare i soggetti divergenti dagli ideotipi tratteggiati. Parallelamente, con l'ausilio di appropriati mezzi tecnici, i fenotipi interessati verranno portati a seme in stretto isolamento spaziale per ridurre i pericoli di esincrocio. La granella verrà sottoposta a rilievi e a misurazione finalizzati alla necessaria caratterizzazione.

III Anno

Il seme S1 ottenuto dalle piante scelte verrà utilizzato per un ulteriore allevamento volto allo studio delle progenie e per l'ottenimento di seme S2 certamente superiore geneticamente per livello omozigosi. Attraverso visite di operatori del comprensorio di Appignano ai campi di moltiplicazione e quindi su loro indicazioni dirette, sarà possibile estrarre le tipologie più rispondenti a quelle ricercate tre le numerose progenie allevate per ciascuna specie. Il seme degli individui selezionati sarà riunito in un unico lotto e costituirà per ciascuna cultivar il seme di base con cui avviare la sperimentazione nei luoghi di origine.

IV Anno

Verranno allestiti campi sperimentali e dimostrativi nel comprensorio di Appignano e presso la sezione di Monsampolo al fine di procedere ad ampie valutazioni comparative delle colture. A fine anno verranno riconsegnati al Comune di Appignano adeguati quantitativi di seme con cui assicurare la tipicità delle produzioni del territorio e la loro riproposizione nel tempo. Sui materiali genetici collezionati verranno effettuate analisi molecolari mediante l'impiego di marcatori che consentiranno di ottenere informazioni circa le storie evolutive delle popolazioni al confronto con altri genotipi della medesima specie di diversa provenienza che permetteranno, qualora necessario, la tracciabilità della produzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leguminaria e la scuola

 

Anche la Scuola secondaria di primo grado dell'Istituto Comprensivo “Luca della Robbia” di Appignano partecipa a Leguminaria.

Lo fa mostrando i risultati del lavoro e dei laboratori svolti durante lo scorso anno scolastico nell'ambito del progetto “Orto in Condotta”, promosso da Slow Food di Corridonia, con la collaborazione della Provincia di Macerata e della Camera di Commercio.

Negli “Orti scolastici”, coordinati dall'insegnante Antonella Cudini, sono stati impegnati in tutto una decina di ragazzi, per lo più delle prime medie, coadiuvati nell'attività dal “Nonno ortolano” Egidio Tavoloni. Ragazzi e genitori hanno svolto tre corsi di formazione, curati da tutor dell'Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, appartenente a Slow Food Italia, e due conferenze, una sulle erbe spontanee, l'altra sulla civiltà contadina. Ai genitori sono stati somministrati questionari sulle abitudini alimentari dei loro figli, che verranno ripetuti fra tre anni, alla fine del programma.

 

Giulio Andreotti sarà a Macerata il prossimo 7 novembre per una lezione su Padre Matteo Ricci. L'iniziativa è stata messa a punto dall'Associazione culturale Spes – della quale fanno parte Paolo Cotognini, Alessandro Forlani e Paola Ballesi - con il patrocinio di Comune e Università degli studi di Macerata. Da cosa nasce l'interesse del senatore a vita per la figura del gesuita maceratese? Andreotti, che è autore di un testo pubblicato nel 2005 da Rizzoli, Padre Matteo Ricci. Un gesuita in Cina 1552 – 1610. Matteo Ricci dall'Italia a Pechino, secondo quanto riportato nell'introduzione al libro, restò colpito per la presenza di un tempietto a Pechino con la tomba di Matteo, “scoperto” durante una visita nel 1986, in qualità di ministro degli Esteri. “Siamo di fronte alla tomba dell'unico straniero che ci ha aiutato a comprendere il nostro Paese”, commentò il diplomatico che accompagnava Andreotti. Nel corso dell'incontro nell'aula magna dell'ateneo, il prossimo 7 novembre alle 18, il rettore presenterà una relazione dal titolo: “L'opera di Padre Matteo Ricci nel quadro dello slancio missionario della Chiesa post-tridentina”.

 

Si è svolta Lunedi 8 Settembre la festa Patronale in onore della Natività di Maria SS.ma Madre di Misericordia, la cui immagine è venerata nell'abbazia Santa Maria. Questa festa ha origini secolari ed è da sempre la più sentita dagli abitanti di Moie. Le celebrazioni del giorno festivo si sono svolte tutte nell'abbazia, ma la funzione delle ore 11:30 presieduta dal Vescovo diocesano ha avuto un sapore del tutto particolare, poiché dopo diversi decenni è stata ricostituita la Confraternita del SS. Sacramento e proprio nella circostanza si è effettuata l'investitura di 14 confratelli. Nel pomeriggio del medesimo giorno si è svolta la solenne processione come al solito molto partecipata che è stata animata dalla banda cittadina L'Esina e ha visto partecipare anche la neonata Confraternita. Nell'attivo centro di Moie le emozioni non terminano mai, un plauso alle persone che per un forte senso di appartenenza hanno deciso di restituire un'importante mosaico della sua storia alla cittadina con la ricostituzione della già citata Confraternita del SS. Sacramento.
Daniele Guerro

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