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“Francesco va' e ripara la mia Chiesa che come vedi è tutta in rovina”. Le parole rivolte dal crocifisso di San Damiano al poverello di Assisi sono tornate in mente a molti nel momento in cui il nuovo papa Francesco, il cardinale argentino Bergoglio, si è affacciato dalla loggia delle benedizioni della basilica di san Pietro. Il suo stile semplice, le sue parole calde e cordiali, il rapporto instaurato da subito con il suo popolo hanno, è stato il commento unanime, conquistato le simpatie e il cuore della gente. I cardinali riuniti in conclave hanno stupito e sorpreso ancora una volta tutti, si è detto da più parti. “Sono molto contento per il nome – le parole a caldo dell'arcivescovo di Camerino Francesco Giovanni Brugnaro – e perchè Bergoglio, almeno stando a quanto si dice, era il candidato sul quale si erano, coagulati i voti, nel conclave del 2005, di una parte degli elettori vista l'indisponibilità per motivi di salute del cardinale Martini. Voti che poi servirono per eleggere papa Benedetto. E' un papa che viene dal cosiddetto terzo mondo, è un gesuita, un uomo generoso dalla vita umile. Il fatto che abbia scelto il nome di Francesco è sicuramente una cosa molto bella. Credo che unire il ruolo di Pietro al principio di ispirazione francescana della minorità, in modo da tenere il Vangelo interpretato senza commenti umani, ma nella esigenza più profonda che vuole il Signore Gesù sia ciò che il mondo si aspetta dalla Chiesa. Preghiamo per lui e ringraziamo il Signore per averci dato il papa di cui noi oggi abbiamo forse particolarmente bisogno.
Questa mattina una Fiat Multipla ed un'Alfa 147 si sono scontrate, per cause ancora in fase di accertamento, lungo la strada provinciale Entogge che da Tolentino conduce ad Urbisaglia.
L'Alfa, dopo lo scontro con l'altra vettura, ha urtato con il lato del passeggero contro una quercia e si é ribaltata finendo la sua corsa in una scarpata.
I conducenti delle due auto sono stati trasportati dal 118 all'ospedale di Macerata, ma non dovrebbero versare in gravi condizioni.
Ad avere la peggio é stato, invece, il passeggero dell'Alfa che é stato trasportato in eliambulanza all'ospedale regionale di Ancona.
Sul posto anche i vigili del fuoco e i carabinieri di Tolentino che indagano sulla dinamica dell'incidente.
Giulia Sancricca
Nell'ambito di servizi diretti a contrastare il fenomeno della prostituzione, i Carabinieri della Compagnia di Camerino hanno fatto irruzione in un appartamento sorprendendo all'interno quattro giovani donne di Santo Domingo dedite all'esercizio della prostituzione. Da tempo nel condominio giravano le voci di quel via vai di uomini a tutte le ore, di rumori inequivocabili e di equivoci imbarazzanti che si verificavano quando l'avventore di turno suonava il campanello sbagliato. A seguito delle numerose segnalazioni i Carabinieri della Stazione di Castelraimondo insieme ai colleghi di Camerino, hanno predisposto servizi di osservazione e controllo nei pressi del luogo segnalato. Diversi gli uomini fermati e controllati all'uscita dall'abitazione. Tutti hanno confessato di aver fatto ricorso a prestazioni sessuali con due donne sudamericane che contattavano attraverso delle utenze cellulari rilevate da alcuni annunci on line e da inserzioni su quotidiani locali. Il corrispettivo per dette prestazioni variava, a seconda della richiesta, dalle 50 alle 150 euro che veniva pagato in anticipo direttamente nelle mani delle donne. Raccolte le prove i Carabinieri decidevano quindi di entrare nella casa squillo dove identificavano le prostitute e procedevano al sequestro di 6 cellulari con le utenze corrispondenti agli annunci ed altre SIM CARD, nonché la somma contante di euro 1.500,00 provento dell'attività. Le indagini hanno permesso di individuare altre due donne loro connazionali, entrambe 30enni e residenti in provincia, che sono state denunciate per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Infatti, è stato accertato che quest'ultime, dopo aver preso in affitto l'appartamento in questione attraverso un'agenzia al fine di farlo utilizzare alle loro connazionali per l'esercizio della prostituzione , ricevevano dalle stesse la metà del provento per ogni prestazione sessuale che facevano confluire su una carta Postepay risultata a loro intestata. La casa squillo è stata chiusa e al termine degli accertamenti tornerà nella disponibilità del proprietario che è risultato del tutto estraneo alla vicenda.
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Il via vai di persone in un appartamento del centro storico di San Severino Marche aveva insospettito i carabinieri della locale stazione che così, unitamente ai colleghi della Compagnia di Tolentino, hanno fatto irruzione nell'immobile scoprendo una vera e propria casa di appuntamenti. Nell'immobile ad esercitare il mestiere più antico del mondo erano donne italiane ed extracomunitarie, nei cui confronti sono scattati i provvedimenti amministrativi previsti dalla legge. L'operazione rientra nell'ambito dei servizi volti al contrasto dello sfruttamento della prostituzione, un fenomeno molto diffuso anche nelle località dell'entroterra.
Rapina a mano armata ad un'impiegata del Cup, il Centro unico di prenotazione, dell'ospedale Bartolomeo Eustachio di San Severino. Il blitz è avvenuto intorno alle 19.00 di oggi (lunedì 11 marzo 2013), quando nei locali dell'accettazione c'era soltanto una giovane impiegata, la 36enne Francesca Brandi, residente a Grottammare. Tre uomini, entrati per non dare nell'occhio alla spicciolata dall'ingresso principale o da quello secondario della zona di radiologia, che tuttavia ad un primo esame degli inquirenti non è sembrato forzato, sono penetrati nei locali dell'ufficio sferrando un calcione alla porta tamburata (composta da legno, cartone e formica, come quelle degli interni delle abitazioni) del Cup, chiusa dall'interno. Alla malcapitata impiegata, in quel momento sola nella stanza, si sono presentati tre malviventi a volto coperto, uno dei quali le ha puntato una pistola - vera o giocattolo? Il dubbio resta - al volto, intimandole di condurlo alla cassaforte. Per sua sfortuna, però, la ragazza non disponeva delle chiavi di apertura della stessa, sgravata da tale responsabilità in quanto con poca esperienza nel settore, essendo una delle ultime assunte del lotto delle cinque (a cui si aggiunge un part time). A quel punto il bandito, spalleggiato dai due complici, ha rubato soltanto gli spiccioli e l'incasso della cassa dell'impiegata presente, ancora nei cassetti, comunque ammontante a circa 3.500 euro. Per velocizzare il raid i tre hanno estratto i cassetti in cui si trovava il contante, riponendoli dentro due borsoni. Quindi, la fuga verso la porta di emergenza con apertura antipanico in fondo al corridoio per farsi notare di meno dai presenti. Due dei quali, però, in attesa di un esame radiologico, hanno potuto scorgere distintamente tre sagome, un tracagnotto che correva a fatica in quanto aveva afferrato un borsone con i cassetti e la refurtiva, un altro più slanciato con un altro borsone dietro le spalle ed un terzo, di bassa statura. Sembra che si siano dileguati a piedi, ma non è escluso che fuori ci fosse un quarto complice a fungere da palo alla guida di un automezzo con il quale potrebbero essersi dati alla fuga. Passata la paura, i presenti hanno subito telefonato ai Carabinieri. In breve sono giunti i militi della Compagnia di Tolentino e della Stazione di San Severino per i rilievi del caso, mentre il fidanzato della Brandi, l'ex centravanti della Settempeda Luca Giacconi, è sopraggiunto a consolare la ragazza che, in evidente stato di choc, è stata poi visitata dai sanitari del Pronto soccorso. “È la prima volta che il nostro ufficio viene rapinato in 25 anni” ha detto un'altra impiegata. Da ricordare, invece, qualche anno fa due furti al Bancomat all'ingresso, uno dei quali riuscito.
Tragedia a Camerino dove nella serata di domenica 10 marzo è scomparso Stefano Ossoli, che avrebbe compiuto 33 anni il prossimo 24 marzo. Il giovane si sarebbe tolta la vita sparandosi un colpo di pistola al petto. Il fatto sarebbe avvenuto nella sua abitazione di Arcofiato, dove la famiglia ha una nota azienda agricola. Il corpo è rimasto a disposizione dell'autorità giudiziaria. La liturgia funebre ha avuto luogo martedì 12 nella basilica di San Venanzio. Stefano Ossoli lavorava alla Nuova Simonelli. La notizia del tragico fatto ha destato grande impressione a Camerino, dove la famiglia Ossoli è conosciuta e stimata.
Cattedrale gremita a Camerino per l'ultimo commosso addio al prof. Gilberto Ercoli, scomparso all'età di 59 anni. L'intera comunità ha voluto stringersi attorno ai familiari dello stimato insegnante, la cui improvvisa scomparsa ha lasciato tutti increduli e smarriti. Docente di matematica e vice preside all'Ipsia ‘Enrico Pocognoni ‘ di Camerino. Gilberto Ercoli era conosciuto da tutti per la sua generosità, per le sue grandi doti umane e innumerevoli qualità. Impegnato nel Partito Democratico camerte, prima segretario e attualmente membro del consiglio direttivo, Ercoli a Camerino è stato in passato anche consigliere comunale.
Istituzioni, amici, parenti, docenti, semplici cittadini hanno voluto salutarlo per l'ultima volta. Tra la folla spiccavano numerosissimi gli alunni dell'Ipsia, quelli di oggi e quelli di ieri, a testimoniare il loro immenso affetto per un professore che prima di tutto è stato un grande amico e insegnante di vita.
A portare il loro sentimento di profonda vicinanza i colleghi della moglie, dott.ssa Donatella Cristallini, radiologa presso l'ospedale camerte e i tanti amici della figlia Chiara, primi fra tutti i componenti della Banda musicale cittadina, dove la giovane musicista è un'apprezzata flautista.
I maestri Vincenzo Correnti al clarinetto e Simone Cartuccia all'organo hanno eseguito in chiesa un toccante studio di Chopin. Poi in piazza un ultimo struggente omaggio musicale, cui ognuno ha affidato il suo intimo pensiero dedicato ad un grande uomo. E' stato quello l'ultimo commovente abbraccio della città.
Hanno avuto i ladri in casa ma non si sono accorti di nulla. Solo al loro risveglio si sono resi conto di essere stati derubati. Due sono state le abitazioni visitate dai ladri a Pieve Torina, a breve distanza l'una dall'altra. In entrambi i casi i proprietari stavano dormendo, ma i malviventi sono riusciti ad agire senza fare il minimo rumore ed a portare a segno i due colpi: nella prima abitazione, occupata da due impiegati 50 enni, i ladri hanno forzato una finestra e una volta dentro hanno asportato due telefoni cellulari e prelevato le chiavi della loro autovettura BmW, del valore di 10.000 euro, parcheggiata nel garage sottostante con la quale si sono poi allontanati; nel secondo appartamento, invece, di proprietà di due pensionati 70 enni, i malviventi sono riusciti ad asportare 300 euro in contanti ad alcuni monili in oro per un valore di 1500 euro. Sugli episodi stanno indagando i Carabinieri della locale Stazione e della Compagnia di Camerino che sono intervenuti sul posto per effettuare i rilievi a caccia di impronte ed indizi. Al momento l'ipotesi resta quella di una o più bande organizzate composte da albanesi o rumeni che hanno già colpito, con analoghi sistemi, più zone della penisola italiana.
Ieri il consigliere provinciale del Pd Massimo Vesprini, intervenendo sulla compravendita Smea Cosmari ha sottolineato i costi che essa comporterebbe per la collettività. Sul tema interviene l'ex presidente della Provincia di Macerata e del Cosmari Franco Capponi:
«Se è vero che negli ultimi giorni sono stati diversi gli interventi che a vario titolo hanno di nuovo messo in risalto la necessità di approfondire il destino della gestione del Ciclo Integrato dei Rifiuti della Provincia di Macerata, non si fa l'interesse della Comunità Provinciale se tutto si riduce alla definizione delle condizioni di acquisizione della Smea da parte del Cosmari.
Mi sono astenuto dall'intervenire sull'argomento per un lungo lasso di tempo perché la vicenda relativa alla fusione Cosmari / Smea si è prestata e si presta a strumentalizzazioni di qualsiasi tipo e per renderla “Obbligatoria” si fa ricorso ad inesistenti problematiche come quelle prioritarie di quale fine farebbero i dipendenti “non dirigenti” della Smea.
L'intervento odierno del Consigliere e Presidente della V° Commissione Ambiente della Provincia di Macerata, Massimo Vesprini, mi sembra riporti la discussione su di un piano obiettivo anche se personalmente penso, e cosi chiedono anche molti Sindaci, che la via iniziale non possa che essere l'affidamento del servizio di gestione dei rifiuti in House Providing al Cosmari, che consentirebbe di mantenere tutti gli obiettivi di qualità, di occupazione e di raccolta differenziata sin qui perseguiti.
Il problema nel caso è quello di capire se in futuro potremo restare virtuosi e se resteremo ancora efficienti. Per questo vorrei confutare diverse affermazioni lette in questi mesi, come quelle che per mantenere la gestione pubblica “in House” sia necessario prima che il Cosmari acquisisca la Smea: “Non esiste affatto nessun obbligo di fusione tra Cosmari e Smea perché l'ATA possa decidere l'affidamento dell'intero servizio relativo al “ Ciclo Integrato dei Rifiuti” con il sistema di Housing Providing” al Cosmari.
Soprattutto oggi, con la Costituzione dell'Ata è solo l'Assemblea dell'ambito a decidere (anche a maggioranza) e solo Cosmari (gestore insieme a Sintegra) ha le caratteristiche per un affidamento che garantisce “il controllo analogo sul servizio” da parte dei Comuni Convenzionati cosi come sancito dalle Norme UE.
La SMEA non ha invece le caratteristiche per questo tipo di affidamento (partecipata da soggetto privato scelto senza pubblica gara) e non può avere affidamenti frazionati. Questo non è affatto sconvolgente né per il Comune di Macerata, che avrà la stessa gestione degli altri comuni, né per il personale Smea addetto al servizio, che potrà transitare al nuovo gestore, quindi con la massima garanzia occupazionale per tutto il personale escluso quello che dispone di contratti non necessari allo svolgimento del servizio (Dirigenti ed altri eventuali con incarichi ad personam non necessari o eccessivamente costosi all'organizzazione Cosmari).
Di fronte alle giuste osservazione di Vesprini, relativamente ai maggiori costi da sopportare per i Comuni e quindi per l'intera comunità provinciale, non sono accettabili ricatti da parte di nessuno. Rilevo solo che Macerata si è sempre tirata fuori da qualsiasi gestione associata e nel settore dei rifiuti ha un servizio non certamente in linea con la normativa, il Piano provinciale in particolare, e pur spendendo circa il 40% in più degli altri (quantificabile in circa 35 Euro in più per abitante all'anno) offre prestazioni qualitative ed ambientali (RD) al di sotto della media provinciale..
Tale scenario sarà aggravato dalla prossima entrata in vigore delle tariffe TARES (aumento tassazione a mq. del 30% circa).
Non so se i maggiori costi relativi all'incorporazione della SMEA siano di 500.000 euro l'anno o maggiori (senza piano industriale e pianta organica i costi da fusione potrebbero essere ben più elevati) ma sta di fatto che neanche 10 euro in più in questo momento dovrebbero essere giustificati.
Cosa manca oggi? Oggi manca il coraggio della politica (Vesprini esprime il disagio dello stare con un PD che non ha strategie) ed anche dei Sindaci e del Presidente dell'ATA.
Il presidente della provincia e dell'ATA ha insediato di recente l'ATO 3 senza nessun programma, ne linee di sviluppo del sistema di gestione del ciclo integrato dei rifiuti nella Provincia di Macerata, con ciò non separando le funzioni di Governo da quelle di gestione del servizio come invece obiettivo primario dell'ATA e della Convenzione sottoscritta dai Sindaci dei 57 Comuni Maceratesi che ne fanno parte.
Oggi è invece necessario che la politica e le amministrazioni locali si attivino immediatamente per un nuovo Piano Industriale per la gestione dei rifiuti incaricando il Cosmari di individuare tutte le possibili nuove strategie: dall'accelerazione del raggiungimento dell'obiettivo dell'80% di RD, alla programmazione dei tempi di disattivazione dell'impianto di incenerimento, dalla valutazione della convenienza all'acquisizione di Smea o del vantaggio di acquisire il solo personale ed i mezzi utili all'organizzazione dei servizi nel progetto Cosmari, alla realizzazione di nuovi impianti di trattamento della frazione organica con nuovi sistemi di trattamento anaerobico e produzioni di Biogas per il miglioramento economico della gestione (energia e metano prodotti) ed ambientale con il massimo contenimento delle emissioni odorigene oggi elevate, alla possibilità di innescare nuove filiere ( produzione di CSS – Combustibili Solidi secondari da rifiuto) che con il vantaggio della disponibilità a chilometro “O” oltre l'intrinseca Qualità avvantaggerebbero dall'assenza di costi di trasporto i sistemi produttivi della filiera dei cementifici in particolare (questione Sacci).
Queste sono quindi, a mio parere, le priorità: immediato affidamento “in House del servizio integrato di tutto l'ATO al Cosmari”, la immediata redazione del Piano d'Ambito con relativo Piano Industriale, il tutto in un contesto di chiarezza e responsabilità di tutti. Per questo occorre soprattutto che la politica torni a parlare chiaro e fare accordi alla luce del sole.
E' assurdo infatti che la trattativa o accordo Cosmari / Smea sia condotta in gran segreto dal Sindaco di Macerata, dai Sindacati CISL e CGIL (che hanno interessi legittimi), dal Presidente del Cosmari e dal Presidente della Provincia ( ma a quale titolo se l'ATA non ha nessuna competenza nella gestione?).
Nel momento che tutte le forze democratiche stanno prodigandosi in nuove forme di trasparenza e nel momento in cui a Parma (l'unica grande Città Amministrata dai Grillini) sta per partire uno dei più grandi inceneritori del Paese dopo che il Partito di Grillo in campagna elettorale aveva promesso di metterci una bomba e che comunque non sarebbe mai stato attivato, invito tutti a svolgere con trasparenza le proprie funzioni.
Personalmente denuncerò qualsiasi operazione che vada contro l'interesse dei cittadini, l'interesse dei dipendenti Cosmari, Sintegra (i dipendenti Smea avranno tutte le garanzie e lo stesso trattamento di questi), l'interesse della buona gestione e della qualità ambientale e la trasparenza amministrativa».
Comincia a far discutere la proposta di legge della Giunta regionale delle Marche, che dovrà ora passare al vaglio dell'Assemblea legislativa, di scioglimento delle Comunità Montane in favore delle cosiddette Unioni Montane. Un provvedimento che interessa ben 72 comuni delle Marche, sui 98 classificati come montani, vale a dire tutti quelli con popolazione inferiore ai 3000 abitanti che sarebbero chiamati ad associare le funzioni fondamentali. Se da un lato il governatore Spacca parla di “semplificazione dei livelli istituzionali, che però salvaguarda le funzioni di tutela e valorizzazione delle aree montane” e l'assessore agli enti locali Canzian dichiara che “la scelta va nella direzione del risparmio e della semplificazione”, pur riconoscendo che “l'accorpamento non risolverebbe il problema dell'esiguità delle risorse”, dall'altro interviene il capogruppo in regione del Pdl Francesco Massi, che annuncia una serie di emendamenti “per rettificare un testo che realizza qualche spicciolo di risparmio senza garantire un sostegno razionale ai territori montani che costituiscono la fascia più debole di tutto il territorio marchigiano”. Diverse le carenze segnalate da Massi. In primo luogo la mancanza di ogni strategia di incentivo e di sviluppo per il futuro delle aree montane. “Si pone il limite dei 3.000 abitanti per sollecitare i Comuni a costituire le unioni e quindi a gestire i servizi in forma associata – dichiara il consigliere Pdl in una nota - Tale limite è troppo basso e determinerà un frazionamento ed una grande dispersione organizzativa, con conseguente “spezzettamento” della programmazione e del sostegno alle Zone Montane”. “Come opposizione – conclude Massi - cercheremo di modificare tale proposta che, almeno in questi termini, rischia di dare un colpo mortale alle popolazioni e alle zone più deboli delle Marche. Non siamo per difendere gli apparati, ma vogliamo creare unione dei comuni tra i Comuni veramente montani, eliminando gli sprechi e definendo risorse certe per lo sviluppo”.
Un grave lutto ha colpito la diocesi di Fermo e l'intera Chiesa marchigiana. Si è spento improvvisamente, a causa di un malore che lo ha colpito nella sua abitazione di Torre delle Palme, all'età di 92 anni, mons. Cleto Bellucci, arcivescovo emerito di Fermo. Monsignor Bellucci era nato ad Ancona il 23 aprile del 1921 ed era stato ordinato sacerdote il 27 gennaio 1946. Eletto vescovo di Melzi e ausiliare di Taranto il 15 marzo 1967, nel luglio del 1970 era arrivato a Fermo in qualità di amministratore apostolico, per divenire arcivescovo titolare della diocesi più grande delle Marche il 21 giugno 1976, reggendo la diocesi metropolita fino al 18 giugno del 1997. Le esequie di mons. Cleto saranno celebrate nella chiesa cattedrale di Fermo sabato 9 marzo alle ore 10. Unanime il cordoglio per la scomparsa del vescovo Bellucci anche nella comunità civile marchigiana. “Un lutto che colpisce non solo la comunità fermana, ma tutte le Marche – è il messaggio del governatore Gian Mario Spacca - Monsignor Cleto Bellucci lascia una preziosa eredità per il nostro territorio. Grazie alla sua profonda umanità ha vissuto il proprio Magistero nella vicinanza agli ultimi, amando, ed essendo riamato, la comunità della Diocesi di Fermo che ha guidato per tanti anni. Ma Monsignor Bellucci è stato anche un grande appassionato di arte, e si deve al suo instancabile lavoro la nascita del Museo diocesano di Fermo. Già presidente della Commissione della Conferenza episcopale marchigiana per i beni culturali ecclesiastici, Monsignor Bellucci ha posto al servizio della conservazione e valorizzazione del prezioso patrimonio artistico della Chiesa la sua profonda cultura. Grazie alla collaborazione con Monsignor Bellucci, la Regione ha tra l'altro dato vita ad una banca dati del patrimonio culturale marchigiano che, in pochi anni, è divenuta tra le più fornite e qualificate del Paese”.
