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Notte da nervi fuori controllo, venerdì 21 febbraio, sulle alture di San Severino. Protagonisti due marocchini ed un muratore settempedano, R.M., 46 anni. L'uomo, al culmine di una lite con i due extracomunitari, ha estratto la sua Beretta calibro 9 esplodendo alcuni colpi, uno dei quali ha ferito lievemente uno dei due nordafricani, il 28enne W. E., che è stato trasportato al pronto soccorso cittadino da cui è uscito con una prognosi di 15 giorni. Il muratore è stato denunciato per lesioni e porto illegale di arma da fuoco, dato che, pur detenendo regolarmente la Beretta, non poteva portarla in giro con sé. La discussione che ha portato al fatto di sangue che avrebbe potuto avere conseguenze più pesanti è avvenuta successivamente ad una partita a carte del settempedano in un bar del centro, dopo la quale lo stesso ha iniziato un abboccamento evidentemente poco amichevole con i due marocchini. Di lì l'invito, poco saggio, a proseguire la discussione in una zona appartata, appunto il motocross. A quel punto è spuntata la pistola ed è sorta una colluttazione con i colpi esplosi. Il muratore è poi tornato a casa mentre i due marocchini si sono recati al pronto soccorso dell'ospedale di San Severino. Immediato l'intervento dei carabinieri della Stazione di San Severino e della Compagnia di Tolentino che poco dopo hanno identificato l'uomo che ha sparato e recuperato l'arma, che il muratore deteneva regolarmente, insieme ai suoi fucili da caccia. Sul motivo del diverbio indagano i militi dell'Arma.

 

 

Non si è ancora spento l'eco dell'intervento del Dirigente Generale del Ministero dell'Economia e delle Finanze del governo Letta, Fabrizio Barca, nella cerimonia di inaugurazione dell'Anno Accademico a Camerino. La sua relazione, molto apprezzata, ha anche incontrato opinioni contrarie, proponendo 5 punti di assoluta novità per lo sviluppo delle aree interne.

“Ringrazio il rettore dell'invito che suscita sempre grande emozione perchè state aggiungendo il 678° mattone ai precedenti 677 e non sono molti i paesi che possono vantare un tale accumulo di storia, di conoscenza, ma anche di responsabilità. Essere nella vostra comunità mi consente di cimentarmi sul terreno che è mio proprio e nel quale posso dare un contributo al mio Paese. Parlerò dello sviluppo delle aree interne e dell'opportunità che viene aperta ad una parte rilevante del nostro territorio nazionale, che ci viene invidiato da più parti del mondo per il pluralismo, per la policentricità, per una diversità  non solo naturale, ma anche culturale, per la capacità di attrarre persone e “semi”. E' rilevante il fatto che ciò avvenga nell'Università non solo per il ruolo che essa sente di avere all'interno di questo territorio, ma anche perché è evidente che il vinci o perdi della partita sulle aree interne del Paese non è nella disponibilità di risorse finanziarie, nel passato spese in modo copioso su questi territori anche se non sempre con risultati che avremmo voluto ottenere nel medio termine, ma nella conoscenza come risorsa fondamentale. E', infatti, la conoscenza che ci serve per disegnare le strategie, per progettare, per attuare i progetti attraverso un processo moderno di apprendimento e di monitoraggio, che ci consenta di guardare al modo in cui utilizziamo le risorse pubbliche. Quindi accanto alla scuola, pilastro del nostro Paese, è evidente che nella “fabbrica” dell'università si forma e si orienta questa conoscenza. Occorre, allora, come è stato ben detto dal rappresentante degli studenti, che essi stessi si mettano in gioco nel produrre innovatori e creativi che colgano le occasioni che sono aperte. Pensando e convincendosi che un pezzettino del cambiamento del Paese spetta a loro senza aspettare che il cambiamento arrivi da terzi, altrimenti esso non avverrà mai. L'occasione di cui voglio parlare è un'occasione aperta che arriva sui territori. Qui, a Camerino, si ha la percezione di essere in un'area interna del paese per la “rugosità del territorio”, secondo una definizione data come indice statistico, per la lontananza dai grandi centri abitati, dai servizi essenziali e dai grandi flussi, per la percezione visiva dell'invecchiamento della popolazione e della caduta demografica. Da un'analisi attenta del territorio “interno”, una volta definito statisticamente, ci si accorge, guardando ad esempio la provincia di Macerata, che lo stesso non è tutto “interno”; ci si accorge, cioè, che interne sono le aree situate immediatamente a nord-est e a sud-est di questo territorio. Quindi Camerino, secondo anche lo studio effettuato dalla Camera di Commercio di Macerata, non può essere considerato interno per la presenza di una rete di servizi essenziali, di scuole, per una viabilità che, tempo qualche mese, lo avvicinerà sensibilmente, almeno in termini di tempo, anche a Roma. Dalla relazione fatta dalla Camera di Commercio si evince che questo territorio ha conosciuto delle fasi di sviluppo, ha puntato sul turismo, ha puntato sull'industria. E poiché lavoro e cittadinanza vanno di pari passo, questo territorio ha visto forti investimenti privati e fortissimi investimenti pubblici. Non sempre, però, tali da determinare occasioni di sviluppo sostenibile. E' di conseguenza evidente come questo territorio, sia esso definito interno perché non ha i servizi o non interno perché i servizi ce li ha come risultato di una scelta precedente, presenta l'esigenza di un cambiamento come traiettoria di sviluppo. E non c'è mappa che dal centro possa “zonizzare” il territorio, decidendo dove e come intervenire. Ciò significa che la nuova traiettoria di sviluppo va costruita mettendo assieme diversi livelli di governo e nel territorio l'intera comunità pubblica, privata e di terzo settore. Qui arriva la strategia per le aree interne che è stata immaginata a livello nazionale secondo soluzioni di continuità. Siamo in un contesto comunitario di programmazione di lungo periodo in cui 4 governi hanno mantenuto una linea che ha un elemento di unitarietà. Il punto delicato è un altro. Di aree interne si parla ormai da tempo, tanti sono stati i tentativi fatti e oggi bisogna ben comprendere, per impegnarsi nella riuscita del progetto, quali sono i punti di novità. Le novità sono 5 e sono frutto di un'analisi degli errori e dei successi del passato. In primis si tratta di una strategia rivolta ai luoghi, che prova a mettere insieme la conoscenza locale con l'indirizzo nazionale, costruendo un terreno di confronto, anche aspro, ma limitato nel tempo, attraverso cui il livello nazionale mette degli indirizzi, li condivide con il livello regionale che, a sua volta, anima il territorio favorendo rapporti intercomunali, e in questa interazione nasce e si afferma il progetto. La seconda caratteristica è la combinazione di mercato e di cittadinanza. E' inutile, poiché siamo nel mercato, montare delle operazioni di sviluppo locale basate soltanto sull'offerta senza tener conto della domanda, ma allo stesso tempo occorre riferirsi alla cittadinanza in un'ottica non solo di difesa e conservazione dell'esistente. In terzo luogo non deve trattarsi di un'azione straordinaria, perché altrimenti di straordinarietà il Paese muore. Anche se i fondi settennali previsti dall'Europa sono straordinari, gli interventi debbono essere previsti come programmazione ordinaria di interventi nella sanità, nella scuola, nel trasporto locale. Il quarto requisito è quello dell'intercomunalità, attraverso l'avvio di un rapporto organico tra i comuni chiamati ad associare in maniera permanente la loro cooperazione nei servizi fondamentali. Il processo di cooperazione avviato anche dall'università di Camerino attraverso la Consulta deve assumere i caratteri della permanenza. La quinta novità, infine, è che se è vero, come è vero, che questi processi complessi si basano sulla messa in comune di conoscenze diverse, allora dobbiamo ammettere la nostra ignoranza e, quindi, costruire dei processi di politiche che abbiano dentro di sé un meccanismo di gradualità, attraverso la predisposizione di un prototipo per ogni regione, e di auto apprendimento. Dunque, un metodo che metterà tutti i prototipi in una rete che consentirà di confrontare le diverse esperienze. Quello che manca, allora, sono le risorse umane, non perché non ci siano,ma perché nel nostro Paese fatichiamo a portare l'offerta laddove c'è la domanda. E' questo il segnale che ci riporta all'università per quello che potrà fare accrescendo l'informazione che consenta ai giovani di capire le occasioni che ci sono, anche perché le Marche sono sicuramente all'avanguardia per il lavoro intrapreso sulle aree interne”.  

 

(ascolta la relazione integrale del dott. Fabrizio Barca)             

Nel corso di una conferenza stampa, tenutasi nella sede del Rettorato dell'Università di Camerino, venerdì 21 febbraio è stata firmata una convenzione tra l'Ateneo e il Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria per le Marche: Presenti il rettore Flavio Corradini e la dott.ssa Ilse Runsteni. Sono intervenuti anche il pro-rettore vicario prof. Claudio Pettinari e la dott.ssa Manuela Ceresani, direttore dell'Ufficio del personale e formazione del Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria, referente per l'accordo.

Con l'accordo sottoscritto, i due enti si propongono di collaborare in attività didattiche istituzionali curriculari, di alta formazione, in attività formative finalizzate alla specializzazione professionale e al perfezionamento e all'aggiornamento. Destinatari delle attività previste dalla convenzione sono le persone in stato di detenzione presso gli istituti penitenziari della regione Marche e il personale dell'ammnistrazione penitenziaria in servizio presso gli istituti penitenziari, gli uffici per l'esecuzione penale esterna della regione e il provveditorato regionale.

“ In particolare Unicam si impegna a collaborare attivamente all'opera di rieducazione delle persone in stato di detenzione- ha dichiarato il rettore Corradini- proponendo corsi di studio e altri interventi culturali per favorire, il reinserimento dei detenuti nella vita sociale e nel mondo del lavoro, al termine del periodo di detenzione.

A Camerino la sperimentazione di questo percorso sta offrendo segnali molto positivi; due ragazze, attualmente detenute presso la Casa circondariale stanno proseguendo con successo i loro studi presso la Scuola di Giurisprudenza. “ Il nostro ateneo- ha sottolineato il prof. Corradini- intende favorire l'iscrizione sia ai corsi di studio che a quelli di formazione professionale delle persone in stato di detenzione, anche attraverso la previsione di facilitazioni economiche ed altre agevolazioni, come la fruizione dei contenuti dei corsi in modalità e-learning”.

La convenzione prevede anche corsi di formazione e di aggiornamento riservati al personale dell'amministrazione penitenziaria che presta servizio presso tutte le strutture della regione.

(ascolta gli interventi del rettore Corradini e della dott.ssa Runsteni)

 

Nella giornata di ieri, nella zona Torre del Parco, i Carabinieri della Stazione di Camerino, insieme ai colleghi del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Macerata, hanno effettuato un controllo in un laboratorio di tintoria di jeans gestito da cinesi al fine di verificare l'esistenza delle autorizzazioni ma soprattutto per contrastare il lavoro nero. All'interno del laboratorio, i militari hanno identificato dieci cittadini della Cina Popolare che stavano lavorando ai macchinari; da una più approfondita verifica è però emerso che tre di loro non erano stati assunti e quindi stavano lavorando senza alcuna autorizzazione ovvero “in nero”. A carico del titolare dell'opificio, tale L.R. 35enne cinese, sono scattate sanzioni amministrative per oltre 12.000 euro nonchè è stata disposta l'immediata chiusura dell'attività imprenditoriale.

 Interessante appuntamento culturale, a conclusione delle giornate dei Musei Ecclesiastici d'Italia, presso il museo arcidiocesano “G. Boccanera” di Camerino. “La Parola incontra l'Arte” - questo il titolo del pomeriggio di approfondimento voluto dall'arcivescovo di Camerino - San Severino Marche, Francesco Giovanni Brugnaro, e dal professor Pier Luigi Falaschi, coordinatore dei musei arcidiocesani. Di fronte ad un numeroso e attento pubblico l'occasione è stato un momento di confronto attraverso la lettura iconografica e teologica di un opera d'arte del nostro territorio alla luce della Parola di Dio. Dopo l'Annunciazione del Signorelli presa in esame nell'incontro dello scorso anno, l'opera scelta è tra le più significative del Trecento Camerte. Si tratta dell'Arca di Sant'Ansovino, ospitata nella cripta della cattedrale del Duomo,  presa in esame partendo dai dettagli: i vizi, rappresentati dalle figure zoomorfe nel fregio ai piedi dell'opera, e le virtù, rappresentate nella parte centrale e principale dell'Arca. L'indirizzo proposto è stato “Virtù e Vizi”, con l'arcivescovo Brugnaro che ha approfondito la tematica della “pedagogia delle Virtù”, mentre il professor Pier Luigi Falaschi ha illustrato l'iconografia delle “Virtù e dei Vizi presenti nell'Arca”.

Jesi protagonista su Rai 1 sabato prossimo, nell'ambito del programma televisivo “Easy Driver” dedicata a motori e turismo. La trasmissione - condotta da Roberta Morise e Veronica Gatto che  attraversano in auto i paesaggi in diverse regioni italiane - mostrerà al grande pubblico le bellezze e i tesori di Jesi: la galleria degli stucchi e la Pinacoteca di Palazzo Pianetti, i teatri Pergolesi e Moriconi ma anche suggestivi esterni come piazza Federico II e piazza Colocci. Oltre Jesi la puntata di sabato riprenderà i paesaggi collinari sulle colline del Verdicchio, per poi spostarsi nel territorio di Ancona.

Fondamentale per la perfetta riuscita delle riprese, svoltesi il 4 febbraio scorso, e per la fase di preparazione organizzativa è stata la collaborazione della polizia municipale e degli uffici comunali oltre che del personale della Fondazione Pergolesi Spontini che hanno garantito piena assistenza agli operatori. “Easy Driver” ha un consolidato format che prevede un percorso di prova di due modelli di auto, guidate dalle due affascinanti conduttrici: un programma di informazione sul mondo della guida e dei motori che diventa un'importante occasione di promozione turistico-culturale dei luoghi attraversati. La trasmissione infatti conta su un pubblico di affezionati spettatori che si attesta regolarmente tra il 10 e 15% di share. 

Si è conclusa venerdì 14 febbraio, dopo dieci puntate andate in onda su Canale 5, la serie Il peccato e la vergogna 2 della ARES Film con la regia di Luigi Parisi e Alessio Inturri, con Gabriel Garko e Manuela Arcuri, che ha visto come interprete, in una delle puntate con il più alto share, Lisa Fazi, una bambina viterbese di 8 anni, figlia di Luca Fazi, un camerinese che ormai da molti anni vive a Viterbo per motivi di affetto e di lavoro. Apparsa in diverse scene, nel ruolo di “staffetta” di un irriducibile gruppo partigiano che opera nell'immediato dopo-guerra dell'ultimo conflitto mondiale, ha incantato e sorpreso non solo chi era a conoscenza del suo esordio, ma anche tutto il pubblico, per l'intensità delle sue espressioni e l'interpretazione spontanea del ruolo assegnatole come artista minore. [r.n.]

(il servizio completo uscirà su L'Appennino camerte n. 9 di venerdì 28 febbraio)

Soccorsi tempestivi ed efficaci, grazie al veloce recupero dei due operai rimasti coinvolti nell'incidente sul lavoro, a 20 metri di altezza, nei cantieri della Quadrilatero, a Muccia. Una volta messi in sicurezza e ricevuto un primo intervento sanitario, i due lavoratori sono stati immediatamente trasferiti all'Ospedale più vicino per le cure del caso. Sono gli esiti della riuscita esercitazione che si è svolta lungo il Viadotto “Chienti II, pila n.2, carreggiata sud” della SS77 Val di Chienti. La simulazione ha visto la partecipazione di tutti gli enti coinvolti nella gestione delle emergenze nei luoghi di lavoro delle Grandi opere infrastrutturali: Regione Marche, Asur Marche, 118, Vigili del Fuoco, Prefettura di Macerata, Carabinieri (presenti con i militari della stazione di Serravalle di Chienti), Comune di Muccia, Quadrilatero Marche Umbria, Contraente generale Val di Chienti, il Coordinamento per la sicurezza, imprese affidataria ed esecutrice dei lavori. Lo scopo dell'esercitazione operativa era quella di coordinare gli interventi delle squadre di sicurezza del cantiere con i soccorsi pubblici, testando sul campo l'efficacia degli adempimenti a carico dei datori di lavoro. Un'integrazione essenziale per salvaguardare l'incolumità degli operai impegnati nei cantieri di complessa organizzazione ed elevata operatività. Lo scenario dell'esercitazione ha simulato un incidente in quota, sulla seconda pila (delle otto esistenti) del viadotto: un lavoratore, durante la fase di preparazione del cassero (involucro per il cemento armato), viene colto da malore, probabilmente infarto, restando immobile e cosciente sul piano di lavoro, reso difficilmente accessibile dalle strutture di puntellamento del cassero stesso. Un collega cerca di soccorrerlo, ma durante la discesa all'interno dell'involucro armato, subisce una distorsione a un gamba, rimanendo a sua volta immobilizzato sul piano di lavoro. Squadre del cantiere e soccorritori esterni, nel frattempo sopraggiunti, riescono a recuperare velocemente i due operai, nonostante gli angusti spazi operativi e i 20 metri di altezza.

Domenica 23 febbraio, alle 17, il teatro Marchetti di Camerino ospiterà, per la seconda volta, dopo il tutto esaurito del 2012, il Teatro della Comunità, uno spettacolo scritto, diretto ed interpretato dai cittadini.Persone comuni si improvviseranno attori, registi e scenografi e porteranno in scena uno spettacolo creato in due settimane di prove. Oltre 80 persone saliranno sul palco del teatro, molti di loro per la prima volta, altri, invece, hanno fatto del palco il loro mestiere.Tra i partecipanti, il pianista jazz Alberto Napolioni, Federico Ceppitelli all'organetto, la banda musicale di Camerino e il Coro Sibilla del C.A.I., diretto dal M° Fabiano Pippa. E ancora, Vittorio Rosati, memoria storica del teatro, che condurrà il pubblico in un viaggio nel passato tra aneddoti e storie.E' il teatro voluto e fatto dalla gente comune ed è un progetto che i due direttori artistici, Marco Di Stefano, attore e regista di cinema e teatro, e Tanya Khabarova, danzatrice e coreografa di fama internazionale, organizzano in tutto il mondo (oltre 80 produzioni in 18 diversi Paesi).Le scenografie sono curate da Alessandro Bianchi. Il Teatro della Comunità è organizzato dall'Anmic Macerata, con il patrocinio del Comune, dell'Università degli Studi e l'ERSU di Camerino, in collaborazione con l'AMAT.Ingresso 5 euro. Info: 348 3305520 (Marco Di Stefano), www.teatrodellacomunita.com

Il presidente della Comunità Montana Ambito 4 di San Severino Marche, Gian Luca Chiappa, ha diffidato, con una lettera inviata per conoscenza anche all'assessore regionale all'Ambiente, il presidente della Federparchi Marche, Fabrizio Giuliani, “ad avanzare proposte tendenti a coinvolgere la Riserva naturale dei Monti San Vicino e Canfaito in contesti diversi da quelli attuali approvati dalla Regione e per i quali sono stati avviati e sono in corso procedimenti amministrativi e tecnici che consentono la gestione come da atto costitutivo”.

L'intervento del presidente Chiappa segue, di poche ore, alcune dichiarazioni apparse sulla stampa ed attribuite al numero uno della Federparchi regionale con le quali Giuliani avrebbe avanzato, a nome della Federazione, la proposta di dare vita a un'unica area protetta tra il Parco Gola della Rossa Frasassi e la Riserva del Monte San Vicino e del Monte Canfaito. “Secondo Giuliani – sottolinea Chiappa – così si verrebbe a costituire il più grande parco della regione. Ma a noi la corsa a chi è più grande non interessa certo, non siamo interessati a mostrare i muscoli rispetto ad altre realtà più piccole. Che poi una proposta del genere sia avanzata a mezzo stampa, e non nelle sedi deputate, lascia veramente interdetti. Perché il presidente della Federparchi non si è preoccupato di interessare chi fa capo all'area protetta del San Vicino ma ha pensato solo alla Gola della Rosa di cui egli, guarda caso, è al vertice con un duplice incarico? Ma poi Federparchi anziché tirare in ballo la questione dei bilanci relativi solo alla spesa corrente perché non si preoccupa della cronica carenza di risorse per gli investimenti? La nostra Riserva – aggiunge Chiappa – non ha mai lamentato problemi di bilancio diversamente da altre aree protette aderenti alla Federparchi regionale. Questo perché noi siamo abituati a gestire le somme assegnate col criterio del buon padre di famiglia. Considerando che la ripartizione dei fondi è fondata su elementi oggettivi come superficie e popolazione, per cui l'accorpamento di più aree protette non incide sulla somma complessiva, non vorrei pensare che la proposta vada solo nella direzione di utilizzare le risorse della nostra Riserva per coprire i bilanci del Parco. Vorrei concludere con un'osservazione – termina il presidente della Comunità Montana di San Severino Marche, ente gestore della Riserva naturale regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito – Perché anziché andare a cercare le tartarughe sotto gli scogli nei nostri parchi non ci si preoccupa di questioni serie come quella dello sviluppo delle energie rinnovabili? La Comunità Europea chiede di investire sulle energie rinnovabili proprio nelle aree protette. La questione sarebbe da approfondire. Noi proporremo al Comitato di indirizzo uno studio di fattibilità sulla realizzazione di una centrale a biomasse nella nostra Riserva”.

 

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