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TOLENTINO – Ha destato tristezza e incredulità, la scomparsa la notte scorsa, presso l'ospedale di Torrette di Ancona, del maresciallo maggiore “Carica Speciale” Francesco Trisolini, già comandante della stazione carabinieri di Tolentino dal 1983 e fino al 1997 anno del pensionamento. Una grande figura di comandante di stazione, molto amato dalla gente per le sue straordinarie doti umane e per il suo eccezionale spirito di servizio ed attaccamento ai valori dell'Arma, della famiglia e del bene comune, che hanno sempre ispirato il suo agire quotidiano. Indimenticato comandante, dal quale – anche con l'esempio - generazioni di Carabinieri, passati o ancora in servizio a Tolentino, hanno ricevuto insegnamenti di vita e professionali che hanno tracciato positivamente la loro vita come uomini e come militari dell'Arma. Ne sono dimostrazione le numerose onorificenze acquisite durante la sua carriera, tra le quali quella di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Lascia la moglie Alida, i figli Sabrina 'sposa(a con il Maresciallo Roberto Pondi), Samantha e Giuseppe 'Appun(ato dell'Arma). I funerali , giovedì 11 giugno alle ore 16, nella Basilica di S.Nicola. La salma sarà poi trasferita a San Severo 'FG), (uo luogo natale. 

Già da qualche tempo i Carabinieri, insospettiti da uno strano movimento di giovani, stavano tenendo d'occhio quella zona e in particolare un ponte sul fiume a Castello di Fiuminata. I militari, infatti, avevano notato alcuni ragazzi del luogo che erano soliti appartarsi sotto l'arcata del ponte e restarvi per alcune ore. Così, dopo giorni di appostamenti, è scattato il blitz con i militari che hanno sorpreso quattro giovani intenti a consumare droga. Immediato l'intervento che ha colto di sorpresa il quartetto. I carabinieri hanno proceduto alla perquisizione dei ragazzi trovandoli in possesso di modiche quantità di hashish e marijuana. Inoltre, in una cavità dell'arcata del ponte i militari hanno rinvenuto altri due involucri contenenti rispettivamente 5 grammi di marijuana e 45 di hashish. Per i quattro, tre 20enni di Fiuminata e un 20enne di Fabriano è scattata la denuncia in stato di libertà per la detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti e la segnalazione alla Prefettura di Macerata quali assuntori di droghe.

I carabinieri della compagnia di Camerino, guidati dal capitano Vincenzo Orlando, nel corso di operazioni di controllo del territorio, hanno denunciato in stato di libertà tre persone. I militari del Nucleo Operativo e Radiomobile hanno fermato un operaio 30enne di Tolentino, risultato positivo alla prova dell'etilometro. L'uomo, che aveva appena finito di festeggiare il suo compleanno con gli amici, è stato denunciato per guida in stato di ebbrezza e si è visto ritirare la patente di guida e sequestrare il veicolo in suo possesso. Un 20enne è stato denunciato per guida senza patente, in quanto è risultato non aver mai conseguito il permesso di guida. Controlli anche in materia di reati ambientali, con i carabinieri di Castelraimondo che sono intervenuti presso un tratto di un corso d'acqua alle porte del paese accertando che vi era in atto uno sversamento di liquami di probabile natura inquinante. Gli immediati accertamenti hanno permesso di risalire ad una vasca di stoccaggio di letame, appartenente ad un'azienda agricola posta a monte del ruscello, dalla quale fuoriusciva il liquame, che è stata sottoposta a sequestro. A carico del titolare dell'azienda agricola, un 50enne, è scattata così la denuncia per lo smaltimento non autorizzato di rifiuti liquidi e danneggiamento.

 

La Polisportiva Serralta sta vivendo molto da vicino la tragedia che ha colpito in queste ore di grande tristezza l'intera città di San Severino. Due suoi tesserati, infatti, sono stati coinvolti nel drammatico incidente di lunedì notte: Matteo Falistocco e Nicola Vitali.

Matteo Falistocco, il ventenne che ha perso la vita, era un giocatore della squadra di calcio a cinque che milita in serie D. I suoi compagni lasceranno accanto al feretro una maglia di gioco con tutte le loro firme, mentre la dirigenza - facendosi interprete del sentimento di tutti i suoi atleti e sostenitori - esprime sincere condoglianze alla famiglia Falistocco stringendosi attorno ai genitori e al fratello di Matteo.

Resta viva poi la preoccupazione della Polisportiva per le condizioni degli altri ragazzi rimasti feriti nello scontro, in particolare per Nicola Vitali, ricoverato in Rianimazione all'ospedale di Macerata. Anche lui fa parte della grande famiglia del Serralta: ha chiuso da poche settimane il campionato di calcio di Seconda categoria con la formazione di mister Bonifazi e, assieme ai compagni, ha festeggiato la raggiunta salvezza dopo essere stato uno dei protagonisti della stagione. La società spera in una pronta guarigione di Nicola.

Dopo 31 anni la diocesi di Camerino – San Severino Marche e, in particolare, la comunità vissana rientra in possesso della “Madonna delle Grazie”, la scultura lignea policroma rubata nell'ottobre del lontano 1984 dalla chiesa di san Lorenzo in Riofreddo di Visso. La cerimonia di riconsegna si è svolta venerdì 29 maggio presso il museo arcidiocesano “G. Boccanera” di Camerino, dove la scultura resterà provvisoriamente prima di essere trasferita al museo di Visso, alla presenza dell'arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro, del maggiore Giuseppe Marseglia, comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Venezia, del dott. Alessandro Marchi, storico dell'arte e ispettore di zona della Soprintendenza per le Belle Arti e il Paesaggio, del direttore della rete museale arcidiocesana, prof. Luigi Falaschi, dell'architetto Luca Maria Cristini, direttore dell'ufficio arcidiocesano Beni Culturali, della dott.ssa Barbara Mastrocola, direttore del museo “G. Boccanera”, del sindaco e del parroco di Visso, Giuliano Pazzaglini e don Gilberto Spurio, nonché del luogotenente Franceso Bonu, comandante della stazione carabinieri di Visso, che ha fornito il proprio contributo nella fase delle indagini. La scultura della “Madonna delle Grazie”, come detto, fu trafugata dalla chiesa di Riofreddo nel 1984, come ricorda Lorenzo Albani, 90 anni nel prossimo mese di settembre, che fu quasi testimone oculare della sottrazione. “Una mattina – così racconta Albani con gli occhi che brillano dalla commozione – mi stavo recando ad accudire gli animali quando, proprio nelle vicinanze della chiesa di san Lorenzo, vidi due uomini che si aggiravano con fare sospetto. Raccontai l'episodio a mia moglie e poco dopo si seppe del furto della statua della Madonna. Oggi, giorno della restituzione, provo una grande gioia e mi sento ringiovanito, come se avessi ancora 20 anni”. Nei mesi scorsi, al termine di una lunga attività di indagine, la scultura è stata sequestrata dai carabinieri del nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Venezia in un negozio di antiquariato di Padova, ma lunga è stata la procedura per il riconoscimento, il dissequestro e la restituzione dell'opera. Tra i problemi maggiori quello relativo all'identificazione della scultura, dal momento che non esisteva nella diocesi di Camerino – San Severino Marche alcuna documentazione fotografica precedente al furto, essendo stati i comuni di Visso, Ussita, Castelsantengelo sul Nera trasferiti soltanto pochi mesi prima dalla diocesi di Norcia a quella camerte. A Norcia, fortunatamente, un sacerdote, don Ansano Fabbri, aveva scattato molte foto nelle chiese a corredo del suo libro “Visso e le sue valli”, edito nel 1965, dove trattava in maniera sommaria anche della chiesa di Riofreddo, descrivendo la scultura e pubblicandone una fotografia. E proprio tale immagine è stata elemento fondamentale per la riacquisizione dell'opera. “Si è trattato – spiega il maggiore Marseglia, comandante del Nucleo Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale di Venezia – di una ricerca durata 30 anni, ma mai interrotta. Questo grazie ai nostri sistemi di indagine che si basano sull'utilizzo di strumenti informatici di avanguardia che conservano una memoria fisica dei reati che colpiscono il nostro patrimonio culturale. Nello specifico i passaggi di mano della scultura sono stati quelli dettati dal mercato. E' chiaro che subito dopo il furto c'è stata l'immissione di quest'opera d'arte nel mercato clandestino, dove poi ha continuato a girare. Ed è proprio attraverso il monitoraggio quotidiano, costante che i nostri uomini fanno sul mercato antiquario che abbiamo rintracciato la scultura, riuscendo nel felice esito del sequestro e della restituzione alla collettività di questa importante opera d'arte. Passaggio cruciale è stato sicuramente quello dell'individuazione della statua lignea presso una fiera antiquaria di Padova dove abbiamo potuto scattare la prima fotografia che è stata basilare per il confronto con quella che era la nostra memoria preesistente”. L'importanza del ritrovamento e della restituzione del manufatto artistico, ma soprattutto l'importanza di custodire e rendere fruibile quel patrimonio di fede e cultura di cui il territorio è ricco è stata sottolineata dall'arcivescovo Francesco Giovanni. “Recuperare quella memoria storica che non è passatista, ma presenza è ciò che continuamente chiedo ai sacerdoti e soprattutto insegno ai giovani che incontro nella varie associazioni – le parole di mons. Brugnaro – Innanzitutto per la bellezza che noi abbiamo nelle sue varie forme. In secondo luogo perchè il veicolo che le fa portare fino ad oggi è l'esperienza della fede non di comunità morte, ma di comunità vive di un'antica memoria che continua ad essere segno per la vita. Ecco, allora, che anche il ritrovamento di un patrimonio rubato è una bellissima forma di collaborazione tra la responsabilità dello stato, cui compete l'opera di ritrovamento, e la comunità cristiana che, attraverso idonee strutture quali possono essere i musei diocesani, ne deve permettere la continuità, la garanzia, ma anche una duplice fruibilità: il godimento di chi viene per visitare un museo, ma anche il godimento della memoria dei fedeli che vedono ritornare la loro statua all'interno della comunità per quegli eventi religiosi che appartengono alla loro tradizione”.

I Carabinieri della Compagnia di Camerino hanno denunciato all'autorità giudiziaria una 24enne del luogo per atti persecutori ai danni di un suo coetaneo reo di averla lasciata. La ragazza, infatti, non aveva accettato l'interruzione della relazione sentimentale da parte del fidanzato ed aveva iniziato a tempestarlo di sms dal contenuto minatorio ed offensivo costringendo così il giovane a rivolgersi ai Carabinieri. Gli immediati accertamenti condotti dai militari hanno permesso di verificare che la donna, in circa tre mesi, aveva inviato all'ex fidanzato oltre tremila sms, minacciandolo ed offendendolo ripetutamente a causa della brusca interruzione del loro rapporto.

I carabinieri di San Severino Marche hanno sequestrato un piccolo impianto di coltivazione di cannabis che un giovane del luogo aveva allestito nel garage di casa. Il giovane, un operaio di 24 anni, è stato fermato insieme ad un 20enne dai militari, che gli hanno trovato in tasca 5 grammi di hashish ed uno di marijuana. La successiva perquisizione domiciliare ha permesso di scoprire altri 370 grammi di marijuana, semi di canapa ed in garage un piccolo impianto necessario per creare il microclima adatto alle piante di canapa indiana, insieme a 8 vasi in cui vi erano altrettante basi di piante di cannabis. I militari hanno sequestrato il tutto denunciando i due giovani alla Procura di Macerata. A Tolentino i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile hanno rinvenuto una Renault Clio rubata a Castignano 'AP) i( 9 aprile scorso. L'autovettura era stata abbandonata dai ladri nella zona industriale. Dopo gli accertamenti necessari per poter eventuale individuare l'autore del furto, i militari hanno restituito la Clio al proprietario.

Lei dopo un litigio con il convivente vuole lasciare l'abitazione che condivide con lui e chiede ai carabinieri di essere assistita mentre preleva le proprie cose. Lui, un muratore di 45 anni, nel frattempo va in garage e s'impicca, ma viene salvato dai militari.

E' accaduto a San Severino Marche, in casa di una coppia la cui relazione evidentemente è divenuta burrascosa. I due prima litigano presso la stazione ferroviaria, poi la donna, decisa a lasciare l'appartamento dove convivono, temendo la reazione dell'uomo chiede l'assistenza dei militari per poter ritirare le proprie cose.

Così una pattuglia del Radiomobile di Tolentino raggiunge l'abitazione della coppia. Ad un certo punto l'uomo esce di casa e non vedendolo tornare i militari, temendo qualche gesto inconsulto, si precipitano al piano terra dove notano la saracinesca del garage alzata di qualche centimetro. La aprono immediatamente e notano l'uomo appeso con una corda al collo che aveva legato al corrimano di una scala. Con estrema rapidità i militari sollevano l'uomo, ormai era privo di sensi, tagliando la corda. Lo liberano dal cappio intorno al collo e dopo averlo disteso a terra iniziano a praticargli le manovre di rianimazione, fino a che l'uomo miracolosamente non riprende a respirare. I due carabinieri continuano con le manovre di soccorso fino all'arrivo dell'ambulanza del “118”, che dopo averlo stabilizzato lo trasporta all'ospedale di Camerino. Ora l'uomo, è ricoverato in prognosi riservata ma non rischia la vita.   

Lavorava come clown in un circo che in questi giorni tiene spettacoli a Castelraimondo, ma era clandestino in Italia. Protagonista, suo malgrado, della vicenda un 25enne argentino fermato dai carabinieri di Pievebovigliana, nel corso di specifici controlli del territorio. I militari hanno notato l'uomo che, insieme ad altri 4 amici, si aggirava con fare sospetto nel centro del paese e, così, hanno scoperto che lo stesso si trovava nel nostro Paese privo di qualsiasi permesso. Per questo l'uomo è stato condotto presso gli uffici della questura di Macerata per l'esecuzione del provvedimento di espulsione, mentre il rappresentante dell'attività circense, un 35enne residente ad Arezzo, è stato denunciato per aver ammesso al lavoro l'extracomunitario privo del permesso di soggiorno.  

E' stato abbattuto l'ultimo diaframma della galleria Gola della Rossa, lungo la strada statale 76 “della Val d'Esino”, nell'ambito dei lavori Quadrilatero per il potenziamento a quattro corsie della direttrice Perugia – Ancona. La galleria naturale Gola della Rossa è la più lunga presente sull'intero percorso, si sviluppa per quasi 4 km e si estende tra la frazione Gattuccio, nel territorio comunale di Genga, e l'abitato di San Quirico ed è affiancata sul lato a valle da un tunnel di sicurezza il cui scavo, effettuato con il sistema della “talpa”, si era già concluso nel novembre 2012. Sulla nuova direttrice Perugia – Ancona, una volta in esercizio, le due corsie della galleria Gola della Rossa serviranno il traffico nel senso di marcia verso Ancona, mentre la viabilità in direzione Perugia utilizzerà l'attuale sede stradale, che sarà adeguata e modernizzata.

“L'abbattimento di quest'ultimo diaframma apre un importante varco attraverso l'Appennino - ha commentato il Presidente della Quadrilatero Guido Perosino - Il monitoraggio da parte di Quadrilatero prosegue costante per il completamento di questa fondamentale direttrice viaria tra i due capoluoghi di regione di Umbria e Marche”.

 

 

 

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