Radioc1inBlu
Tre motivi per cui domenica mattina sono stati tanti i marchigiani e non solo che hanno pensato di accogliere l'invito a godersi le bellezze del proprio Paese, magari aiutando le zone colpite dal sisma che devono affrontare da quattro anni una emergenza in più, rispetto alla recente pandemia.
Un'idea che, purtroppo, non è andata a buon fine, come racconta una nostra lettrice belfortese che ha voluto raccontarci l'esperienza vissuta insieme al marito e ad altre centinaia di visitatori: "Siamo partiti per andare a Castelluccio di Norcia - racconta - . Ammetto che lungo la strada abbiamo incontrato decine di moto che tornavano indietro e ci siamo chiesti il motivo, ma senza esitazioni abbiamo proseguito.
Una volta arrivati lungo la strada che porta a Castelluccio abbiamo trovato un primo cancello aperto e abbiamo proseguito fino ad un secondo blocco, a 5 km da Norcia, che invece non ci ha permesso di andare oltre.
Davanti all'ultimo cancello eravamo più di cento persone, non tutte marchigiane, ma molte provenienti da altre zone d'Italia. Siamo rimasti sorpresi per il fatto che, consultando internet, la strada risultasse percorribile e precedentemente non avevamo incontrato alcun cartello che ne annunciasse la chiusura.
Siamo tornati indietro e l'ufficio informazioni di Castelsantangelo sul Nera ci ha detto che l'avviso del tratto interdetto si trova a Visso. Mi chiedo come possa, un turista, dmandarsi a Visso se ci siano eventuali divieti per Castelluccio e come mai sia possibile andare avanti fino a 5 km dalla piana".
L'indignazione dei visitatori che, stando alle indicazioni web hanno pensato che la strada fosse stata riaperta, riguarda la volontà di aiutare zone da tempo in difficoltà: "Tutti dicono di aiutare la montagna, le zone terremotate, le attività di quei posti - conclude la belfortese - ma come possiamo farlo se non ci viene permesso?".
GS
La montagna ed il turismo saranno al centro di diversi approfondimenti nel settimanale L'Appennino Camerte in uscita giovedì 11 giugno.
Ottime notizie per la SS210, avanti tutta con i lavori di ristrutturazione. Si tratta della strada Monti-Mare, che parte da Amandola e arriva a Fermo facilitando così il collegamento anche con la zona costiera. Per il sindaco Marinangeli si tratta di "un traguardo importante. E’ l’arteria principale della Provincia di Fermo, l’unica che collega la zona montana all’area costiera. Va salvata e ammodernata”. L'incontro tra la Segreteria del Ministro delle Infrastrutture, l’Anas Nazionale e Regionale, i Comuni dell’Alto Fermano e la Presidente della Provincia Canigola ha portato ad un risultato assolutamente positivo per l'entroterra. Il dissesto e la mancata manutenzione mirata hanno aggravato la situazione dell’arteria. I Comuni dell’area montata, già negli anni passati, hanno fatto sentire più volte la propria voce, chiedendone la sistemazione ed inoltre vi è un Progetto preliminare presentato in Regione per un ammodernamento viario, ma nulla si è mai concretizzato. Per un territorio, come quello dell’Appennino Alto Fermano, messo in crisi dal sisma e recentemente dal covid, questa arteria rappresenta la base su cui poggiare la rinascita. Per questo a febbraio oro sindaci dei Comuni Montani si erano uniti e avevano inviato una lettera al Ministro delle Infrastrutture e trasporti De Micheli e da lì c’è stata la svolta. Infatti il Dott. Antonelli, responsabile della Segreteria tecnica del Ministro, dopo aver contattato il Sindaco Marinangeli, portavoce degli otto Comuni montani, ha organizzato un incontro online per risolvere l’annoso problema.
Alla conferenza online hanno preso parte anche la Presidente della Provincia di Fermo Moira Canigola, l’Ing. Paolo Testaguzza Compartimento Anas di Ancona e l’Ingegnere Capuani della Direzione Anas Nazionale. L’incontro è stato molto costruttivo e positivo, infatti c’è stato il si congiunto dell’Anas e di De Micheli per la riqualificazione ed ammodernamento della “Monti-Mare”. “Dapprima si procederà ad interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sul tratto Amandola-Servigliano – spiegano Antonelli e Testaguzza – sono operazioni già programmate, alle quali se ne potranno aggiungere altre relative al rifacimento della pavimentazione stradale per un totale di 1,3 €. A seguire, con un piano triennale, si avvierà la riqualificazione e l’ammodernamento dell’intera arteria, essendo già presente un Progetto preliminare depositato nella Provincia di Fermo ed in Regione”. Massima collaborazione dagli Enti locali e dalle Istituzioni provinciali: “Abbiamo raggiunto un grande traguardo. L’appoggio della Ministra De Micheli e del Dott. Antonelli è stato immediato dopo la nostra lettera dello scorso Febbraio – osserva il Sindaco Marinangeli – La “Monti-Mare” è l’infrastruttura più importante per il territorio dei Sibillini. Per molti Comuni è l’unico modo per raggiungere le aree costiere e pianeggianti ed allo stesso tempo, per turisti e viaggiatori è l’unica via di accesso alle nostre zone appenniniche .
I lavori richiesti di ristrutturazione, riqualificazione ed ammodernamento porterebbero significativi vantaggi dal punto di vista della sicurezza stradale ed aiuterebbero la ripartenza turistico ed economica di questi Comuni, già messi in crisi prima dal sisma poi dal coronavirus. Da parte di noi Sindaci, l’Anas ed il Ministero delle Infrastrutture avranno pieno appoggio; collaboreremo in tutti i modi per velocizzare l’iter. Tra Comuni siamo in continuo contatto e segnaleremo, come richiesto, i punti più sensibili e le situazioni più critiche sulle quali poter intervenire fin da subito”. Nei prossimi tre mesi, secondo il “Piano ponti nazionale” da circa 3 miliardi di euro, l’Anas procederà anche alla sistemazione di alcuni ponti che si trovano nel tratto da Amandola verso Servigliano, come il “Ponte di Marnacchia”, segnalato più volte dall’Amministrazione Comunale e già appaltato all'impresa in questi giorni.
Questi primi interventi che saranno effettuati, rappresentano il primo passo importante verso la riqualificazione completa dell’intera strada: “Il rilancio e la rinascita della zona dell’Appennino Alto Fermano, passa attraverso questa significativa opera e ci impegneremo fino in fondo affinchè ciò avvenga. Alle popolazioni che scelgono di rimanere in montagna, dobbiamo dare un segnale forte di fiducia e di motivazione per restare. La presenza delle Istituzioni, come segnale di aiuto e solidarietà, è fondamentale” conclude il Sindaco Marinangeli.
g.g.
"In ottemperanza alle disposizioni in materia di emergenza sanitaria- precisa la nota di risposta- Poste Italiane sta garantendo il servizio su tutto il territorio nazionale, nel rispetto della tutela della salute del personale e della clientela.
L’Azienda ha infatti aumentato gradualmente le aperture degli uffici postali dal 26 marzo, in coincidenza con il pagamento delle pensioni, fino ad arrivare oggi al completamento delle riaperture in tutta la provincia di Macerata.
L’ufficio postale di Caldarola- conclude la nota- in particolare è attualmente aperto dal lunedì al venerdì dalle 8.20 alle 13.35 e il sabato fino alle 12.35 e si ricorda ai cittadini del comune l’invito all’utilizzo dei canali digitali e dell’ATM Postamat della sede di via Rimessa snc, disponibile sette giorni su sette e in funzione 24 ore su 24, per le operazioni consentite (prelievo denaro contante, interrogazioni saldo e lista movimenti, ricariche telefoniche e carte Postepay e pagamento principali utenze e bollettini di conto corrente postale)".
c.c.
Ciò che ha richiesto più tempo è stata senz’altro la procedura burocratica di affidamento dei lavori, con i ricorsi di altre ditte che avevano partecipato alla gara d’appalto, poi, una volta iniziati i lavori nella scorsa primavera, sono stati rinvenuti dei reperti archeologici durante gli scavi per le fondazioni e quindi la Soprintendenza ha fermato di nuovo tutto. Il cantiere tuttavia non ha ancora visto la riapertura, nonostante l’ente per la tutela dei beni archeologici abbia dato il via, a causa di altri problemi fra le ditte che sono sopraggiunti e che, notizia di di qualche settimana fa data dal sindaco Rosa Piermattei, parrebbero esser stati risolti. Con la fase 2 e la possibilità di ripartire però, al mega cantiere nulla si muove, né i lavori curati dall’ufficio commissariale, né quelli curati dalla Provincia (per i soli laboratori). Il tutto, senza neanche spiegazioni.
Per questo motivo il consigliere Borioni ha chiesto che siano fornite immediatamente delle risposte e che sia organizzato un sopralluogo del consiglio comunale al cantiere e a dargli manforte anche Panicari e Bompadre.
“Il collega Borioni ha fatto un’ottima opera nel sollecitare una risposta e nel chiarire tutti gli aspetti legati alla situazione dell’Itts. Anche perché questo immobilismo non riguarda solo una scuola, bensì due: se non si riesce a completare quanto prima il nuovo plesso del Divini, sappiamo benissimo che non potranno partire nemmeno i lavori di ricostruzione della Luzio. La realtà quindi è ben più ampia. Siamo consapevoli - aggiunge - delle problematiche che sono state affrontate ma è chiaro che la scuola e quel progetto in particolare, è un punto centrale dell’azione amministrativa della giunta. È veramente opportuno fare chiarezza e dare delle risposte puntuali a interrogativi che sono opportuni da parte nostra. Per cui, massima condivisione all’azione avviata da Borioni e, contestualmente, speriamo che il sindaco, come sempre ha fatto, sappia dare delle risposte puntuali ma soprattutto farci vedere un’azione concreta”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il consigliere Bompadre secondo cui l’amministrazione peccherebbe ancora di non coinvolgere sufficientemente le minoranze nelle problematiche della città: “La storia del Divini, dal sisma in poi, è stata veramente travagliata con tantissimi problemi che hanno oggettivamente rallentato la ricostruzione ma la cosa grave è proprio questo silenzio e la mancanza di trasparenza sullo stato dell’arte, su cosa è stato fatto e si sta facendo e su cosa si può fare. Questa opera è fondamentale per la nostra città, più passano gli anni - riflette - e più è fondato il rischio che un’autentica istituzione come l’Itts possa veramente deperire”. Bompadre quindi si associa nel chiedere chiarezza da parte dell’amministrazione e che si informi su quali altri problemi sono sopraggiunti nel frattempo da impedire la ripresa del cantiere con la fase come era stato annunciato: “Vogliamo sapere se le problematiche sono state superate e cosa si può fare. Questo è solo l’ultimo episodio di isolamento dell’amministrazione che non comunica praticamente con le altre forze di minoranza, viaggia a fari spenti verso una direzione sconosciuta e questo è un tema sul quale sollecitiamo la giunta. Serve un dialogo con noi ma soprattutto coi cittadini perché dopo il buon lavoro svolto durante l’emergenza sisma, via via, mi sembra stiano collezionando una serie di insuccessi”.
g.g.
La sua arte conobbe un clamoroso successo, dominando la scena europea per più di un secolo dopo la morte; analogamente, l'influenza di Bernini sui contemporanei e sui posteri fu di enorme portata. Il bronzo di Urbano VIII è una delle prove più convincenti dell’artista dal punto di vista ritrattistico.
Un’opera d’inestimabile valore proveniente da una nicchia ovale della sala principale di palazzo Bongiovanni che fu commissionata dalla Municipalità di Camerino nel 1643, per tramite di Angelo Giori, intimo della famiglia Barberini, essendo stato istitutore di Maffeo Barberini, che poi diventò papa Urbano VIII.
Capace di cogliere l’indole indomita del pontefice, con particolare indagine introspettiva, l'opera è stata anche in prestito oltreoceano nel 2005/2006 dove ha riscosso notevole successo in un’esposizione americana, a Washington, dedicata ai ritratti dei Papi che ha raggiunto un milione di visitatori in sei mesi.
Nella foto, l'assessore alla cultura e turismo Giovanna Sartori e la curatrice delle collezioni civiche e direttrice Museo diocesano Barbara Mastrocola

La scultura bronzea è stata anche tra quelle più apprezzate nella mostra dedicata al barocco nelle Marche a cura di Vittorio Sgarbi a San Severino Marche nel 2010.
“Questa nuova esposizione - commenta Barbara Mastrocola, curatrice delle collezioni civiche e direttrice del Museo diocesano - segna un altro tassello importante per i pezzi straordinari e unici della storia figurativa della città di Camerino: è un bellissimo regalo che i musei civici e diocesani, in una proficua collaborazione, fanno alla città e a tutti i visitatori. In questo senso ci tengo a ringraziare anche la Sovrintendenza competente”.
L’Urbano VIII tornerà visibile a Camerino dal prossimo 20 giugno nell’edificio Venanzina-Pennesi del Seminario che ospita altre opere della collezione dei musei civici e diocesani che sono state salvate dal terremoto del 2016
c.c.
Stimatissima in tutte le scuole dove ha insegnato, stava svolgendo l’ultimo anno di insegnamento alla scuola “Mestica” di Jesi, cittadina in cui risiedeva da circa 20 mesi. Legatissima alla sua amata San Severino, aveva anche scritto un libricino per onorarla, ed il caso ha voluto che cessasse di vivere il giorno della festa del Patrono. E’ stata consigliere dei maestri cattolici ed attualmente era vicepresidente del Nastro Azzurro per la provincia di Macerata (il padre Aldo fu decorato al valore militare).
Cristina, amata da tutti per il suo animo sensibile e i modi gentili, donna di altissimo spessore morale, formava con il marito Fabrizio Grandinetti una coppia legatissima.
Così la ricorda la cognata Olivia Grandinetti: “Era la migliore di noi, in punta di piedi ha realizzato la sua grandezza.”
Il marito proporrà alle scuole elementari settempedane una borsa di studio annuale a Lei dedicata. Giacanella lascia, oltre il marito Fabrizio, i figli Oliviero e Gaia, e il fratello Francesco. I funerali si svolgeranno domani alle 15:45, nella chiesa della Madonna dei Lumi. A presiedere la celebrazione sarà il cardinale Edoardo Menichelli.
g.g.

Disturbato dalla mancanza di attenzione per una zona cittadina molto abitata e che merita il giusto decoro e la cura degli spazi pubblici, il cittadino ci ha inviato alcune foto allo scopo di evidenziare il problema e sollecitare un intervento da parte degli operai comunali. Complici forse le piogge degli ultimi giorni, nei piccoli incroci e sui marciapiedi vicini alle abitazioni, viene segnalato un proliferare di erbacce cresciute sull'asfalto. Alcuni dei marciapiedi inoltre rivelano un evidente degrado.
Da parte del cittadino, l'invito dunque ad ovviare alla sensazione di abbandono, provvedendo alla manutenzione della zona
C.C.


A rappresentarlo è l'assessore regionale alla Protezione Civile Angelo Sciapichetti informando che già nel pomeriggio di venerdì 5 giugno, attraverso una nota scritta, si è subito adoperato per far pervenire al capo dipartimento della protezione civile, Angelo Borrelli, la dichiarata totale contrarietà all’ipotesi formulata, in quanto i terremotati stessi si vedrebbero gravati di un ingiusto e ingiustificabile onere a loro carico e questo sarebbe fonte di una ulteriore tensione sociale in un momento di grave difficoltà economica dovuta all’ulteriore emergenza del coronavirus.
" Non condividiamo assolutamente questa prroposta- spiega l'assessore Angelo Sciapichetti-. Nel contrastare in ogni modo l'ipotesi paventata siamo con i sindaci e i cittadini e faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità per scongiurarla. Non possiamo aggiungere anche questo ulteriore aggravio al danno di un'eccessiva burocrazia e di un lentissimo percorso della ricostruzione che ha ostacolato i cittadini anche nella presentaziine delle domande - continua Sciapichetti-. Se c'è da fare una messa in sicurezza non è che possiamo far pagare il costo a dei cittadini che non hanno nessuna colpa. E' dunque necessario che gli eventuali costi siano a carico della Protezione civile nella contabilità speciale, come lo erano le messe in sicurezza iniziali. Non possiamo cambiare adesso. E' per questo che ci siamo confrontati con il Capo della Protezione civile nazionale Borrelli al quale non sarà difficile comprendere le motivazioni dei sindaci, della Regione e dei cittadini. Con l'arrivo del nuovo Commissario Legnini e con l'emissione dell'ordinanza 100 di velocizzazione - aggiunge l'assessore- si è creato anche un clima di aspettative. I cittadini inziano infatti un percorso nuovo che potrebbe aiutarli a snellire le procedure e la burocrazia e non possiamo adesso gettare una secchiata di acqua fredda su queste persone che hanno ricominciato a sperare. E' quindi necessario che su questo punto si faccia chiarezza e credo che con il buon senso, si possa affrontare la questione così come lo è stato in passato. Non è colpa dei cittadini se le messe in sicurezza fatte 4 anni fa oggi hanno bisogno di manutenzione ed essere riviste. E' chiaro- sottolinea- che non possiamo accollarla a dei cittadini che non hanno responsabilità alcuna di questo stato di cose. Ci deve essere un margine pertanto per poter intervenire su questa ipotesi che ci vede contrari- conclude Sciapichetti- e credo che ci si possa ritornare anche con il Commissario alla ricostruzione, ragionando insieme. Non possiamo chiamare a pagare i cittadini perché oltre al danno di non aver potuto presentare i progetti di ricostruzione delle loro case, verrebbero ad essere beffati da un atto che a mio avviso è veramente irresponsabile".
C.C.
Sembrerebbe che il clamore e l'indignazione prodotta abbia già sortito l'effetto di un ripensamento, anche se va detto che si è trattato di una mera indicazione o proposta che, al momento, non ha trovato alcuna concretezza in ordinanze decisorie.
Ma tant'è che seppure soluzione ipotetica, tra i proprietari di immobili lesionati, in attesa da 4 anni di un minimo segnale di ricostruzione e sicuramente non in condizione di poter pagare anche questi lavori, ha prodotto l'effetto di un ulteriore sonoro schiaffone.

E' il caso di Andrea Pazzaglia, la cui famiglia è proprietaria di una casa in pieno centro storico a Caldarola i cui danni riportati dal sisma 2016 sono tali che dovrà essere demolita.
"Premetto che la casa è di proprietà di mia moglie ma la sento come mia in quanto a livello familiare l'ho frequentata per circa 50 anni- dice Pazzaglia-. In realtà appena la scossa di fine ottobre, l'immobile ha riportato appunto delle lesioni tali da dover essere abbattuta, tuttavia, per scelte che non sono state nostre, la casa è stata tenuta in piedi, imbrigliata e imbracata con funi d'acciaio e vari puntellamenti, tanto da farla rimanere in piedi, anche se andrà demolita comunque. Sono passati 4 anni, si sono avvicendati 3 Commissari- continua Andrea Pazzaglia-; il Comune di Caldarola ha optato per la perimetrazione del centro e dunque, anche quell'immobile vi è ricompreso; avremmo potuto presentare un progetto ma abbiamo dovuto fermarci per attendere la conclusione di un iter amministrativo che sappiamo non essere facile. Una serie di vicende ha cristallizzato pertanto tutta la situazione e ora, nel giro di qualche giorno, su segnalazione della Protezione Civile marchigiana a quella nazionale viene fuori questa indicazione che siano i proprietari a dover pagare per il mantenimento delle messe in sicurezza. Che dire? A me sembra veramente che, o non vivo nell'Italia che conosco, o questo è davvero un altro mondo. Abbiamo sotto i nostri occhi situazioni come il ponte Morandi che nel giro di due anni, grazie a Dio per quelle popolazioni, ci hanno dimostrato che l'Italia è riuscita a riavere un'opera funzionale mentre noi a 4 anni abbiamo ancora in molti casi le macerie ferme, a voler testimoniare l'assoluta immobilità del sistema amministrativo. Aggiungasi che per fatti che non sono nostri ci siamo trovati costretti a subire ulteriori rallentamenti accentuati dal Covid-19 e adesso, mi auguro di no, ma quello che è trapelato è una chiamata a metter mano al portafoglio- conclude Pazzaglia- Francamante non saprei quali altri termini utilizzare per descrivere quello che proviamo in molti, se non che hanno voluto darci un ulteriore 'schiaffo' in aggiunta a quello che abbiamo subito. Oltre il danno anche la beffa. Un paese davvero molto strano il nostro."
C.C.
Una conferma che potrebbe arrivare nelle prossime ore a seguito di diverse riunioni tra i vertici dei principali partiti del centrodestra da cui dovrebbe emergere il nome del deputato Francesco Acquaroli, come rivendicato da Giorgia Meloni già a dicembre scorso.
Se così fosse decaderebbe quindi il nome di Fabrizio Ciarapica, sindaco di Civitanova, che era il favorito delle liste civiche e del leader della Lega.
Un nome, quello di Acquaroli, che sta prendendo piede sul tavolo nazionale di centrodestra che alla fine sembra possa essere disposto a cedere sul primo dei nomi fatti da tempo, nonostante la Lega abbia subito rifiutato le candidature della Meloni in tutte le regioni di riferimento.
Una volta confermato il deputaro resta poi da capire quali saranno i nomi che sosterranno questa candidatura.
GS
