Radioc1inBlu
Sembra una lotta a chi è più forte. Peccato che in questo tira e molla ci sia di mezzo la salute dei cittadini, bambini e ragazzi che perdono fiducia nelle istituzioni e genitori che dalla sera alla mattina devono organizzarsi in base a chi si è aggiudicato la "sfida" del giorno precedente.
Dopo, infatti, la sentenza del Tar che ha annullato l’ordinanza emessa dal governatore Ceriscioli, che disponeva in sostanza il blocco di tutte le attività pubbliche nelle Marche, la giunta regionale ha emanato una nuova ordinanza che ripristina la situazione determinata dalla prima. Il presidente Ceriscioli, al termine di una riunione convocata d’urgenza, ha confermato la chiusura delle scuole e il fermo di ogni manifestazione pubblica sulla base dei casi di contagio da Coronavirus nelle Marche che questa sera risultano essere sei. Così fino a sabato 29 febbraio lezioni sospese, musei e biblioteche chiusi, manifestazioni pubbliche vietate, compreso il rinvio delle partite che si disputano nel territorio marchigiano.
"Dopo la sospensiva del Tar - ha detto Ceriscioli - , motivata dal fatto che quando è stata emanata non erano segnalati casi nella nostra Regione, posso dire che ad oggi i casi sono diventati sei e ho ritenuto opportuno fare una nuova ordinanza, con ulteriori motivazioni, fino alle 24 di sabato prossimo, con le stesse indicazioni e misure dell'ordinanza precedente. Tenendo conto anche della scadenza che applicano le altre Regioni per poi vedere il da farsi con l'evolversi della situazione".
FU
GS
Dopo, infatti, la sentenza del Tar che ha annullato l’ordinanza emessa dal governatore Ceriscioli, che disponeva in sostanza il blocco di tutte le attività pubbliche nelle Marche, la giunta regionale ha emanato una nuova ordinanza che ripristina la situazione determinata dalla prima. Il presidente Ceriscioli, al termine di una riunione convocata d’urgenza, ha confermato la chiusura delle scuole e il fermo di ogni manifestazione pubblica sulla base dei casi di contagio da Coronavirus nelle Marche che questa sera risultano essere sei. Così fino a sabato 29 febbraio lezioni sospese, musei e biblioteche chiusi, manifestazioni pubbliche vietate, compreso il rinvio delle partite che si disputano nel territorio marchigiano.
"Dopo la sospensiva del Tar - ha detto Ceriscioli - , motivata dal fatto che quando è stata emanata non erano segnalati casi nella nostra Regione, posso dire che ad oggi i casi sono diventati sei e ho ritenuto opportuno fare una nuova ordinanza, con ulteriori motivazioni, fino alle 24 di sabato prossimo, con le stesse indicazioni e misure dell'ordinanza precedente. Tenendo conto anche della scadenza che applicano le altre Regioni per poi vedere il da farsi con l'evolversi della situazione".
FU
GS
Il Tar delle Marche annulla l'ordinanza della Regione che disponeva la chiusura delle scuole e la sospensione di tutte le manifestazioni pubbliche, ivi comprese quelle sportive. La decisione del giudice amministrativo, motivata dal fatto che al momento dell'ordinanza non erano stati riscontrati casi di positività al virus nelle Marche e che di conseguenza non sussistevano le ragioni per l'emanazione del provvedimento, andrebbe così a ripristinare la situazione di normalità con le scuole che tornerebbero ad essere da subito riaperte così come tutte le altre manifestazioni che avevano subito lo stop. Quarantena finita? Non necessariamente perchè nel frattempo anche nella nostra regione sono stati riscontrati casi di positività al virus e, pertanto, la regione potrebbe anche emanare un secondo provvedimento. L'attesa, dunque, continua.
Di seguito il Decreto emanato dal Tar delle Marche
REPUBBLICA ITALIANA
Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche
(Sezione Prima)
Il Presidente
ha pronunciato il presente
DECRETO
sul ricorso numero di registro generale 118 del 2020, proposto da
Presidenza del Consiglio dei Ministri, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria presso l’Avvocatura Distrettuale di Ancona in Ancona, piazza Cavour, 29;
contro
Regione Marche, Presidente della Giunta Regionale non costituiti in giudizio;
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
dell’ordinanza n. 1 del 25 febbraio 2020, recante «misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19» con la quale è stata disposto che a partire dalle ore 00.00 di mercoledì 26 febbraio 2020 fino alle ore 24,00 del 4 marzo 2020, sul territorio della Regione Marche è disposta:
a) la sospensione di tutte le manifestazioni pubbliche, di qualsiasi natura;
b) la sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche, universitarie (lezioni, esami di profitto e sedute di lauree) e di alta formazione professionale e dei percorsi di istruzione e formazione professionale, salvo le attività formative svolte a distanza e quelle relative alle professioni sanitarie ivi compresi i tirocini;
c) la sospensione di ogni viaggio di istruzione sia sul territorio nazionale sia estero;
d) la sospensione dell’apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura e delle biblioteche;
e) la sospensione dei concorsi pubblici fatti salvi quelli relativi alle professioni sanitarie per le quali dovranno essere garantite le opportune misure igieniche.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Vista l'istanza di misure cautelari monocratiche proposta dal ricorrente, ai sensi dell'art. 56 cod. proc. amm.;
Lette le deduzioni difensive informalmente acquisite dalla Regione Marche;
Premesso che la funzione dei provvedimenti cautelari interinali di competenza del Presidente non è quella di anticipare gli effetti della tutela cautelare ordinaria, ma quella di prevenire, «in caso di estrema gravità ed urgenza, tale da non consentire neppure la dilazione fino alla camera di consiglio», il maturarsi di pregiudizi irreversibili a fronte dei quali risulterebbe inutile la concessione di un ordinario provvedimento cautelare collegiale nella camera di consiglio a ciò destinata;
Considerato che il D.L. 23.2.2020 n. 6 - al fine di contrastare la diffusione del coronavirus - prevede, al ricorrere di tassativi presupposti, l’assunzione di misure pesantemente incidenti su diversi diritti e libertà costituzionali;
Rilevato che la ricorrente Presidenza del Consiglio dei Ministri lamenta che la Regione Marche avrebbe emesso l’impugnata ordinanza in assenza del presupposto (individuato dall’art. 1, comma 1, del D.L.n. 6 del 2020) che nella zona risulti “positiva almeno una persona”;
Considerato che la legittimità del provvedimento amministrativo deve essere valutata, in sede giurisdizionale, alla stregua della situazione di fatto e di diritto sussistente al momento della emissione, risultando irrilevanti le sopravvenienze, secondo il principio “tempus regit actum” (cfr. ex multis: Cons. St. Sez. IV, 30.7.2019, n.5395);
Rilevato che dall’ordinanza si rileva che non sussistevano, a quel momento, casi accertati di contagio nelle Marche, evidenziando quale presupposto “la prossimità del territorio marchigiano con la regione Emilia Romagna in cui sono stati rilevati casi confermati di contagio da COVID- 19”;
Considerato che – in questa fase di sommaria delibazione in via d’urgenza – la suddetta doglianza risulta fondata;
Ritenuto che anche l’ulteriore censura svolta dalla ricorrente, con la quale si prospetta che la Regione avrebbe erroneamente indicato, a sostegno del potere di ordinanza, la disposizione di cui all’art. 2 del D.L. n. 6 del 2020 - che prevede la possibilità per le autorità competenti di disporre misure “ulteriori”, al di fuori dei casi di cui all’art. 1 comma 1 (ossia anche in assenza del riscontro di almeno una persona positiva) - pare assistita dal fumus boni iuris, atteso che tali misure non possono essere altrettanto invasive, sia per intensità sia per latitudine, rispetto a quelle giustificate dalla presenza di un focolaio di infezione; in altri termini, la possibilità di adottare misure “ulteriori” va, in via sistematica, riferita ad interventi che comportino un sacrificio minore delle libertà individuali, rispetto a quelli previsti dall’art. 1 del cit. D.L. n. 6;
Ritenuto che sussista altresì il presupposto dell’estrema gravità ed urgenza richiesto dall’art. 56 c.p.a, per concedere la tutela monocratica urgente, considerato che il provvedimento impugnato esaurisce i suoi irreversibili effetti il 4 marzo; fermo restando che, al mutare della situazione di fatto, consegue la possibilità, per il Governo e per la Regione, di emettere i provvedimenti consentiti dal cit. D.L. n. 6 del 2020;
Considerato che l’eventuale differente trattamento riservato dal Governo - in condizioni asseritamente eguali a quelle della Regione Marche - alla Regione Liguria, sul quale si sofferma lo scritto difensivo regionale (senza che tale circostanza risulti però evocata dal provvedimento impugnato) ha valenza politica ma non giuridica e non può comunque ex se giustificare l’esercizio del potere;
Attesa l’urgenza connessa alle situazioni oggetto del provvedimento impugnato, alla rilevanza degli interessi in competizione e considerato che appare possibile una permanenza della situazione di criticità sanitaria anche oltre la data di scadenza dell’ordinanza qui impugnata, si reputa opportuno fissare per la trattazione collegiale - in deroga ai termini di cui all’art. 55 c.p.a. - la camera di consiglio del 4 marzo 2020, avendo acquisito informalmente il consenso al riguardo delle parti;
P.Q.M.
Accoglie l’istanza cautelare e sospende gli effetti del provvedimento impugnato.
Fissa per la trattazione collegiale la camera di consiglio del 4.3.2020.
Il presente decreto sarà eseguito dall'Amministrazione ed è depositato presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Ancona il giorno 27 febbraio 2020.
Di seguito il Decreto emanato dal Tar delle Marche
REPUBBLICA ITALIANA
Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche(Sezione Prima)
Il Presidente
ha pronunciato il presente
DECRETO
sul ricorso numero di registro generale 118 del 2020, proposto da
Presidenza del Consiglio dei Ministri, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria presso l’Avvocatura Distrettuale di Ancona in Ancona, piazza Cavour, 29;
contro
Regione Marche, Presidente della Giunta Regionale non costituiti in giudizio;
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
dell’ordinanza n. 1 del 25 febbraio 2020, recante «misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19» con la quale è stata disposto che a partire dalle ore 00.00 di mercoledì 26 febbraio 2020 fino alle ore 24,00 del 4 marzo 2020, sul territorio della Regione Marche è disposta:
a) la sospensione di tutte le manifestazioni pubbliche, di qualsiasi natura;
b) la sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche, universitarie (lezioni, esami di profitto e sedute di lauree) e di alta formazione professionale e dei percorsi di istruzione e formazione professionale, salvo le attività formative svolte a distanza e quelle relative alle professioni sanitarie ivi compresi i tirocini;
c) la sospensione di ogni viaggio di istruzione sia sul territorio nazionale sia estero;
d) la sospensione dell’apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura e delle biblioteche;
e) la sospensione dei concorsi pubblici fatti salvi quelli relativi alle professioni sanitarie per le quali dovranno essere garantite le opportune misure igieniche.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Vista l'istanza di misure cautelari monocratiche proposta dal ricorrente, ai sensi dell'art. 56 cod. proc. amm.;
Lette le deduzioni difensive informalmente acquisite dalla Regione Marche;
Premesso che la funzione dei provvedimenti cautelari interinali di competenza del Presidente non è quella di anticipare gli effetti della tutela cautelare ordinaria, ma quella di prevenire, «in caso di estrema gravità ed urgenza, tale da non consentire neppure la dilazione fino alla camera di consiglio», il maturarsi di pregiudizi irreversibili a fronte dei quali risulterebbe inutile la concessione di un ordinario provvedimento cautelare collegiale nella camera di consiglio a ciò destinata;
Considerato che il D.L. 23.2.2020 n. 6 - al fine di contrastare la diffusione del coronavirus - prevede, al ricorrere di tassativi presupposti, l’assunzione di misure pesantemente incidenti su diversi diritti e libertà costituzionali;
Rilevato che la ricorrente Presidenza del Consiglio dei Ministri lamenta che la Regione Marche avrebbe emesso l’impugnata ordinanza in assenza del presupposto (individuato dall’art. 1, comma 1, del D.L.n. 6 del 2020) che nella zona risulti “positiva almeno una persona”;
Considerato che la legittimità del provvedimento amministrativo deve essere valutata, in sede giurisdizionale, alla stregua della situazione di fatto e di diritto sussistente al momento della emissione, risultando irrilevanti le sopravvenienze, secondo il principio “tempus regit actum” (cfr. ex multis: Cons. St. Sez. IV, 30.7.2019, n.5395);
Rilevato che dall’ordinanza si rileva che non sussistevano, a quel momento, casi accertati di contagio nelle Marche, evidenziando quale presupposto “la prossimità del territorio marchigiano con la regione Emilia Romagna in cui sono stati rilevati casi confermati di contagio da COVID- 19”;
Considerato che – in questa fase di sommaria delibazione in via d’urgenza – la suddetta doglianza risulta fondata;
Ritenuto che anche l’ulteriore censura svolta dalla ricorrente, con la quale si prospetta che la Regione avrebbe erroneamente indicato, a sostegno del potere di ordinanza, la disposizione di cui all’art. 2 del D.L. n. 6 del 2020 - che prevede la possibilità per le autorità competenti di disporre misure “ulteriori”, al di fuori dei casi di cui all’art. 1 comma 1 (ossia anche in assenza del riscontro di almeno una persona positiva) - pare assistita dal fumus boni iuris, atteso che tali misure non possono essere altrettanto invasive, sia per intensità sia per latitudine, rispetto a quelle giustificate dalla presenza di un focolaio di infezione; in altri termini, la possibilità di adottare misure “ulteriori” va, in via sistematica, riferita ad interventi che comportino un sacrificio minore delle libertà individuali, rispetto a quelli previsti dall’art. 1 del cit. D.L. n. 6;
Ritenuto che sussista altresì il presupposto dell’estrema gravità ed urgenza richiesto dall’art. 56 c.p.a, per concedere la tutela monocratica urgente, considerato che il provvedimento impugnato esaurisce i suoi irreversibili effetti il 4 marzo; fermo restando che, al mutare della situazione di fatto, consegue la possibilità, per il Governo e per la Regione, di emettere i provvedimenti consentiti dal cit. D.L. n. 6 del 2020;
Considerato che l’eventuale differente trattamento riservato dal Governo - in condizioni asseritamente eguali a quelle della Regione Marche - alla Regione Liguria, sul quale si sofferma lo scritto difensivo regionale (senza che tale circostanza risulti però evocata dal provvedimento impugnato) ha valenza politica ma non giuridica e non può comunque ex se giustificare l’esercizio del potere;
Attesa l’urgenza connessa alle situazioni oggetto del provvedimento impugnato, alla rilevanza degli interessi in competizione e considerato che appare possibile una permanenza della situazione di criticità sanitaria anche oltre la data di scadenza dell’ordinanza qui impugnata, si reputa opportuno fissare per la trattazione collegiale - in deroga ai termini di cui all’art. 55 c.p.a. - la camera di consiglio del 4 marzo 2020, avendo acquisito informalmente il consenso al riguardo delle parti;
P.Q.M.
Accoglie l’istanza cautelare e sospende gli effetti del provvedimento impugnato.
Fissa per la trattazione collegiale la camera di consiglio del 4.3.2020.
Il presente decreto sarà eseguito dall'Amministrazione ed è depositato presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Ancona il giorno 27 febbraio 2020.
Non hanno mai mostrato sintomi e sono in buone condizioni di salute, ma hanno deciso di rispettare volontariamente la quarantena. E' il caso di una coppia di cinesi, marito e moglie, che vive a Loro Piceno."Non hanno alcun problema di salute, ma ci hanno comunicato questa scelta che, a scopo precauzionale, stanno adottando già dallo scorso 5 febbraio -spiega il sindaco Robertino Paoloni-. Quale massima autorità sanitaria del territorio, il primo cittadino ha ricevuto infatti la segnalazione ed effettuato le opportune verifiche attraverso la polizia municipale.
"Tutto è assolutamente tranquillo- assicura il sindaco-. Tornata al Paese d'origine e fatto rientro in Italia, la coppia ha deciso autonomamente di non uscire dalle mura di casa e seguire il protocollo ministeriale, anche per dare maggiore tranquillità alla cittadinanza. Direi che la loro scelta denota anche uno spiccato senso civico- aggiunge Paoloni-. E' esemplare che, a scopo preventivo, loro stessi abbiano voluto verificare che non ci fossero problemi; se tutti adottassero questo tipo di precauzioni dettate dal Ministero della salute, credo che le cose andrebbero meglio- conclude il sindaco-. Sono ormai più di 20 giorni che non escono di casa e, in linea con quelle che sono le direttive, avrebbero anche superato i tempi cautelativi, tuttavia stanno proseguendo ulteriormente in questa fase precauzionale, i cui riscontri sono assolutamente rassicuranti".
In base alle disposizioni dell'emergenza Covid-19, i comuni stanno intanto attivando il previsto protocollo sanitario.
A Fiastra, in accordo con il dirigente dell'Istituto Comprensivo Betti Maurizio Cavallaro, ci si sta occupando della disinfestazione delle aule e dei bus scolastici.
" Abbiamo anche richiesto un centinaio di mascherine protettitve per eventuali interventi degli operatori di protezione civile e dipendenti comunali - afferma il sindaco Sauro Scaficchia-. Tutto è sotto controllo e, la stessa popolazione vive abbastanza serenamente anche questo tipo di emergenza".
C.C.
"Tutto è assolutamente tranquillo- assicura il sindaco-. Tornata al Paese d'origine e fatto rientro in Italia, la coppia ha deciso autonomamente di non uscire dalle mura di casa e seguire il protocollo ministeriale, anche per dare maggiore tranquillità alla cittadinanza. Direi che la loro scelta denota anche uno spiccato senso civico- aggiunge Paoloni-. E' esemplare che, a scopo preventivo, loro stessi abbiano voluto verificare che non ci fossero problemi; se tutti adottassero questo tipo di precauzioni dettate dal Ministero della salute, credo che le cose andrebbero meglio- conclude il sindaco-. Sono ormai più di 20 giorni che non escono di casa e, in linea con quelle che sono le direttive, avrebbero anche superato i tempi cautelativi, tuttavia stanno proseguendo ulteriormente in questa fase precauzionale, i cui riscontri sono assolutamente rassicuranti".
In base alle disposizioni dell'emergenza Covid-19, i comuni stanno intanto attivando il previsto protocollo sanitario.
A Fiastra, in accordo con il dirigente dell'Istituto Comprensivo Betti Maurizio Cavallaro, ci si sta occupando della disinfestazione delle aule e dei bus scolastici.
" Abbiamo anche richiesto un centinaio di mascherine protettitve per eventuali interventi degli operatori di protezione civile e dipendenti comunali - afferma il sindaco Sauro Scaficchia-. Tutto è sotto controllo e, la stessa popolazione vive abbastanza serenamente anche questo tipo di emergenza".
C.C.
Ci tiene a fare chiarezza l'arcivescovo di Camerino-San Severino, Francesco Massara.
Se da un lato, infatti, nella diocesi di Macerata e in altre diocesi sono stati rivisti i criteri di sicurezza per l'emergenza Coronavirus, l'arcivescovo Massara conferma, invece, per il territorio che lo riguarda, quanto stabilito martedì scorso con un comunicato congiunto dei Vescovi delle Marche (la notizia al seguente link http://appenninocamerte.info/notizie-diocesi/item/10590-coronavirus-l-arcivescovo-sospende-l.e-celebrazioni-liturgiche).
«Per evitare confusione - ha detto Massara - , ribadisco che nella nostra Chiesa locale rimane confermato quanto disposto dai Vescovi delle Marche il 25 febbraio scorso riguardo alle misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Chiedo a tutti i sacerdoti e alle comunità di osservarlo. Interpretazioni personali o provenienti da altre diocesi non sono da tenere in considerazione.
Ringrazio tutti per la collaborazione - ha concluso - , mentre continuiamo ad affidarci alla Madonna affinché ci sostenga nel nostro cammino quaresimale».
Se da un lato, infatti, nella diocesi di Macerata e in altre diocesi sono stati rivisti i criteri di sicurezza per l'emergenza Coronavirus, l'arcivescovo Massara conferma, invece, per il territorio che lo riguarda, quanto stabilito martedì scorso con un comunicato congiunto dei Vescovi delle Marche (la notizia al seguente link http://appenninocamerte.info/notizie-diocesi/item/10590-coronavirus-l-arcivescovo-sospende-l.e-celebrazioni-liturgiche).
«Per evitare confusione - ha detto Massara - , ribadisco che nella nostra Chiesa locale rimane confermato quanto disposto dai Vescovi delle Marche il 25 febbraio scorso riguardo alle misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Chiedo a tutti i sacerdoti e alle comunità di osservarlo. Interpretazioni personali o provenienti da altre diocesi non sono da tenere in considerazione.
Ringrazio tutti per la collaborazione - ha concluso - , mentre continuiamo ad affidarci alla Madonna affinché ci sostenga nel nostro cammino quaresimale».
GS
Un'azione unitaria ed efficace per risolvere il problema della mancata distribuzione dei giornali nei comuni terremotati dell'entroterra. E' quanto si prefiggono di raggiungere i comuni di Ussita, Visso, Castelsantangelo sul Nera nei cui territori il servizio di fornitura di giornali è di fatto sospeso dalla data del sisma 2016.
Il rischio paventato dall'agenzia di distribuzione "Adriatica Press", è che il servizio di distribuzione di quotidiani e riviste non possa essere più assicurato anche per rivendite di giornali di altri comuni, quali Belforte del Chienti, Caldarola, Fiastra, Muccia, Pieve Torina, Serrapetrona, Serravalle di Chienti e Valfornace. Allo scopo di valutare azioni congiunte per scongiurare tale pericolo, una riunione è stata organizzata nella sala consiliare di Visso per martedì prossimo alle ore 16.30.
" Considerato il rischio che anche altre realtà, attualmente non interessate, debbano dover sopportare- spiega la vicesindaco di Visso Patrizia Serfaustini- abbiamo ritenuto opportuno incontrare i rispettivi primi cittadini per decidere insieme il da farsi. Vedremo insieme come poter risolvere questo problema che limita ingiustamente il diritto ad essere informati dei nostri cittadini. Una questione che nei nostri borghi perdura da troppo tempo e che, nonostante più tentativi e più azioni, non ha finora trovato soluzione. Di strade ne abbiamo percorse tante coinvolgendo tutte le istituzioni, dalla Regione al Governo centrale.- conclude Patrizia Serfaustini- . Nel corso di questo incontro congiunto, ci auguriamo di riuscire a trovare tutti insieme un'ulteriore,speriamo efficace, via d'uscita".
c.c.
Il rischio paventato dall'agenzia di distribuzione "Adriatica Press", è che il servizio di distribuzione di quotidiani e riviste non possa essere più assicurato anche per rivendite di giornali di altri comuni, quali Belforte del Chienti, Caldarola, Fiastra, Muccia, Pieve Torina, Serrapetrona, Serravalle di Chienti e Valfornace. Allo scopo di valutare azioni congiunte per scongiurare tale pericolo, una riunione è stata organizzata nella sala consiliare di Visso per martedì prossimo alle ore 16.30.
" Considerato il rischio che anche altre realtà, attualmente non interessate, debbano dover sopportare- spiega la vicesindaco di Visso Patrizia Serfaustini- abbiamo ritenuto opportuno incontrare i rispettivi primi cittadini per decidere insieme il da farsi. Vedremo insieme come poter risolvere questo problema che limita ingiustamente il diritto ad essere informati dei nostri cittadini. Una questione che nei nostri borghi perdura da troppo tempo e che, nonostante più tentativi e più azioni, non ha finora trovato soluzione. Di strade ne abbiamo percorse tante coinvolgendo tutte le istituzioni, dalla Regione al Governo centrale.- conclude Patrizia Serfaustini- . Nel corso di questo incontro congiunto, ci auguriamo di riuscire a trovare tutti insieme un'ulteriore,speriamo efficace, via d'uscita".
c.c.
Covid-19, l'Unione Monti Azzurri lavora da casa
27 Feb 2020
Smart Warking, ovvero il lavoro agile nella fase emergenziale del Coronavirus. Una misura prevista dalla legge che, unico tra gli enti pubblici della regione Marche, è già stata adottata dall’Unione Montana dei Monti Azzurri. “Ci siamo subito attivati su indicazioni del sindacato – così il presidente Giampiero Feliciotti – dando l’input per accelerare i tempi con le rappresentanze sindacali aziendali e la responsabile degli affari generali interni. Una delibera, quella che abbiamo adottato, che ora verrà presa come esperimento pilota sia dai sindacati che da altri enti”. “Dopo la richiesta da parte della Cisl di adottare tutti gli atti necessari per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, tra cui il progetto sperimentale “smart working” – spiega la dottoressa Taccari – ci siamo attivati per adeguare al nostro ente questo progetto. Un progetto che andava semplificato sia come iter per l’approvazione sia per offrire la possibilità a tutti i nostri dipendenti, anche a quelli a tempo determinato, di poterne usufruire.
Così, grazie anche al Decreto Legge dello scorso 23 febbraio, che contiene misure relative all’emergenza epidemiologica, siamo riusciti a semplificare l’iter procedimentale adottando direttamente l’accordo con il personale interessato con l’approvazione da parte dell’organo politico”. Raggiunto lo scopo della semplificazione, l’Unione Montana è passata subito alla parte operativa, attraverso anche l’intervento della Rsu. “Abbiamo garantito al pubblico, attraverso una turnazione, l’apertura dell’ufficio che gestirà tutte le emergenze – a parlare il rappresentante della Rsu Giordano Saltari – Per il resto ogni dipendente che aderisce all’accordo avrà il proprio pc personale connesso in maniera sicura al computer del proprio ufficio. Così riusciremo a soddisfare l’utenza, a garantire l’assoluta sicurezza ai lavoratori e ad avere anche uno strumento di monitoraggio del lavoro svolto”.
FU
FU
Potrebbero arrivare buone notizie per i terremotati che, dopo aver perso la propria abitazione avevano spostato il domicilio fuori regione in attesa della ricostruzione.
A loro, infatti, l'ordinanza 614/2019 per il riconoscimento del Cas aveva riservato una doccia fredda: dal momento che avevano cambiato regione non avrebbero avuto più diritto al contributo di autonoma sistemazione.
A lanciare il grido d'allarme, tra gli altri, erano stati Maria Cristina Belmonte e suo marito Antonio Cristiani, rispettivamente 73 e 76 anni, che da Castelsantangelo sul Nera si erano trasferiti nel Lazio, vicino ai figli, ed erano preoccupati per l'applicazione della nuova ordinanza. Come loro tanti altri concittadini.
Ma è notizia di queste ore che "Il capo dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli - spiega in una nota il vice presidente del Consiglio regionale delle Marche Piero Celani - ha comunicato alle Regioni che si sta predisponendo una rettifica all'ordinanza per il riconoscimento del CAS anche a soggetti che abbiano trasferito la propria dimora in un Comune limitrofo ma al di fuori del territorio regionale".
Pronta la soddisfazione del primo cittadino di Castelsantangelo, Mauro Falcucci, da cui è partita la richiesta di modifica: "Noi avevamo già mostrato le nostre perplessità durante le riunioni precedenti alla pubblicazione dell'ordinanza. Dopo che è stata emanata abbiamo contattato Angelo Borrelli della Portezione Civile per dimostrare come fosse paradossale che chi aveva spostato temporaneamente il proprio domicilio oltre i confini regionali, pur mantenendo la residenza nei nostri paesi, non avesse più diritto al CAS.
Dopo aver trattato la questione con la Protezione Civile regionale - ha concluso - è partita la richiesta e apprezziamo che sia stata accolta".
GS
A loro, infatti, l'ordinanza 614/2019 per il riconoscimento del Cas aveva riservato una doccia fredda: dal momento che avevano cambiato regione non avrebbero avuto più diritto al contributo di autonoma sistemazione.
A lanciare il grido d'allarme, tra gli altri, erano stati Maria Cristina Belmonte e suo marito Antonio Cristiani, rispettivamente 73 e 76 anni, che da Castelsantangelo sul Nera si erano trasferiti nel Lazio, vicino ai figli, ed erano preoccupati per l'applicazione della nuova ordinanza. Come loro tanti altri concittadini.
Ma è notizia di queste ore che "Il capo dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli - spiega in una nota il vice presidente del Consiglio regionale delle Marche Piero Celani - ha comunicato alle Regioni che si sta predisponendo una rettifica all'ordinanza per il riconoscimento del CAS anche a soggetti che abbiano trasferito la propria dimora in un Comune limitrofo ma al di fuori del territorio regionale".
Pronta la soddisfazione del primo cittadino di Castelsantangelo, Mauro Falcucci, da cui è partita la richiesta di modifica: "Noi avevamo già mostrato le nostre perplessità durante le riunioni precedenti alla pubblicazione dell'ordinanza. Dopo che è stata emanata abbiamo contattato Angelo Borrelli della Portezione Civile per dimostrare come fosse paradossale che chi aveva spostato temporaneamente il proprio domicilio oltre i confini regionali, pur mantenendo la residenza nei nostri paesi, non avesse più diritto al CAS.
Dopo aver trattato la questione con la Protezione Civile regionale - ha concluso - è partita la richiesta e apprezziamo che sia stata accolta".
GS
Saranno ancora gli appartamenti in sostituzione delle SAE al centro del dibattito della seduta del consiglio comunale di Tolentino in programma per questo pomeriggio.
A prersentare l'interrogazione per conoscere le date di consegna degli appartamenti restanti sono i consiglieri del Movimento Cinque Stelle, Gianni Mercorelli e Martina Cicconetti.
"Una interrogazione che nasce dalla scadenza del 4 marzo indicata come fine dei lavori per i 46 appartamenti in contrada Rancia - spiega Martina Cicconetti - , siamo stati nel cantiere e ci hanno detto che ci vorranno altri mesi. Ci hanno detto che si andrà a finire ad ottobre 2020. Ricordiamo che il sindaco diede come prima scadenza il 31 agosto 2019 per poi non rispettare quella data".
La questione degli appartamenti in contrada Rancia è stata anche al centro di uno dei servizi del sabato nella rubrica "La realtà dei fatti" in cui il direttore di cantiere aveva già annunciato che le consegne sarebbero andate oltre la data prevista.
"Chiediamo risposte per i cittadini - aggiunge Cicconetti - - che a quasi quattro anni dal sisma non hanno una situazione stabile. Ci sono ritardi in contrada Pace, via 8 marzo, all'Ospedaletto dei pellegrini. In alcuni di questi, scondo il cronoprogramma del Comune, dovevano essere iniziati i lavori, mentre ad oggi siamo ancora nelle fasi preliminari con l'assegnazione dei lavori, ma i cantieri non sono stati aperti, come in piazzale Battaglia e per gli appartamenti a Paterno.
Un dato preoccupante - conclude il consigliere pentastellato - è quello delle persone che ad oggi rinunciano agli appartamenti. Tramite un accesso agli atti fatto in Comune sono più di 16 famiglie".
GS
A prersentare l'interrogazione per conoscere le date di consegna degli appartamenti restanti sono i consiglieri del Movimento Cinque Stelle, Gianni Mercorelli e Martina Cicconetti.
"Una interrogazione che nasce dalla scadenza del 4 marzo indicata come fine dei lavori per i 46 appartamenti in contrada Rancia - spiega Martina Cicconetti - , siamo stati nel cantiere e ci hanno detto che ci vorranno altri mesi. Ci hanno detto che si andrà a finire ad ottobre 2020. Ricordiamo che il sindaco diede come prima scadenza il 31 agosto 2019 per poi non rispettare quella data".
La questione degli appartamenti in contrada Rancia è stata anche al centro di uno dei servizi del sabato nella rubrica "La realtà dei fatti" in cui il direttore di cantiere aveva già annunciato che le consegne sarebbero andate oltre la data prevista.
"Chiediamo risposte per i cittadini - aggiunge Cicconetti - - che a quasi quattro anni dal sisma non hanno una situazione stabile. Ci sono ritardi in contrada Pace, via 8 marzo, all'Ospedaletto dei pellegrini. In alcuni di questi, scondo il cronoprogramma del Comune, dovevano essere iniziati i lavori, mentre ad oggi siamo ancora nelle fasi preliminari con l'assegnazione dei lavori, ma i cantieri non sono stati aperti, come in piazzale Battaglia e per gli appartamenti a Paterno.
Un dato preoccupante - conclude il consigliere pentastellato - è quello delle persone che ad oggi rinunciano agli appartamenti. Tramite un accesso agli atti fatto in Comune sono più di 16 famiglie".
GS
Grave incidente, intorno alle due, a Camporota di Treia.
Per cause in corso di accertamento, una Fiat 500 condotta da un 22enne è finita fuori strada.
Il colpo è stato molto violento. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 che, viste le condizioni del giovane, hanno deciso per il trasporto all'ospedale di Torrette ad Ancona, dove ora si trova ricoverato.
GS
Per cause in corso di accertamento, una Fiat 500 condotta da un 22enne è finita fuori strada.
Il colpo è stato molto violento. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 che, viste le condizioni del giovane, hanno deciso per il trasporto all'ospedale di Torrette ad Ancona, dove ora si trova ricoverato.
GS
E' bastato un annuncio fatto martedì sulla sua pagina Facebook per radunare davanti alla messa in diretta streaming migliaia di fedeli.
L'idea è stata di don Umberto Rotili, di Fabriano, che dopo l'ordinanza regionale che visto anche la sospensione delle celebrazioni religiose, ha deciso di non privare la sua parrocchia della liturgia delle Ceneri.
"Dal momento che non si possono effettuare celebrazioni pubbliche - aveva scritto martedì - , domani alle ore 19:00, tutti quelli che vorranno potranno collegarsi sulla mia pagina FB per assistere in diretta alla celebrazione delle ceneri in streaming.
Sarà possibile seguire tutta la celebrazione e partecipare spiritualmente alla comunione eucaristica.
Con Comunione spirituale - ha spiegato - si intende una preghiera mediante la quale il fedele esprime il desiderio di unirsi a Cristo e di ricevere Gesù-Eucaristia, pur senza prendere materialmente la Comunione sacramentale, cioè l'Eucaristia in vero Corpo e vero Sangue di Cristo, nell'ostia consacrata".
Una scelta che è stata subito apprezzata dai fabrianesi che ieri sera si sono uniti alla diretta sulla pagina del parroco, ringraziandolo per la sua iniziativa. E' probabile che se fosse stata celebrata in chiesa non avrebbe avuto le visualizzazioni che oggi si contano sul video della celebrazione.
Il giusto esempio di come l'emergenza sanitaria riesca a non mettere in ginocchio le abitudini dei cittadini se la volontà di non arrendersi guida la società.
Anche domenica sarà celebrata una sola messa in streaming alle ore 11.
GS
L'idea è stata di don Umberto Rotili, di Fabriano, che dopo l'ordinanza regionale che visto anche la sospensione delle celebrazioni religiose, ha deciso di non privare la sua parrocchia della liturgia delle Ceneri.
"Dal momento che non si possono effettuare celebrazioni pubbliche - aveva scritto martedì - , domani alle ore 19:00, tutti quelli che vorranno potranno collegarsi sulla mia pagina FB per assistere in diretta alla celebrazione delle ceneri in streaming.
Sarà possibile seguire tutta la celebrazione e partecipare spiritualmente alla comunione eucaristica.
Con Comunione spirituale - ha spiegato - si intende una preghiera mediante la quale il fedele esprime il desiderio di unirsi a Cristo e di ricevere Gesù-Eucaristia, pur senza prendere materialmente la Comunione sacramentale, cioè l'Eucaristia in vero Corpo e vero Sangue di Cristo, nell'ostia consacrata".
Una scelta che è stata subito apprezzata dai fabrianesi che ieri sera si sono uniti alla diretta sulla pagina del parroco, ringraziandolo per la sua iniziativa. E' probabile che se fosse stata celebrata in chiesa non avrebbe avuto le visualizzazioni che oggi si contano sul video della celebrazione.
Il giusto esempio di come l'emergenza sanitaria riesca a non mettere in ginocchio le abitudini dei cittadini se la volontà di non arrendersi guida la società.
Anche domenica sarà celebrata una sola messa in streaming alle ore 11.
GS
