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Al via anche nella provincia di Macerata la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare organizzata dalla Fondazione Banco Alimentare in collaborazione con la Compagnia delle Opere e con altri enti della provincia che cooperano alla assistenza ai poveri. L'iniziativa, giunta alla sua quattordicesima edizione, si svolgerà nella giornata di sabato 27 novembre 2010 ed è finalizzata a sensibilizzare i cittadini a compiere gesti di solidarietà, di condivisione e di sostegno concreto dei bisogni di chi è in difficoltà attraverso l'acquisto di beni alimentari (di non immediata deperibilità) negli esercizi commerciali aderenti all'iniziativa.

         Quest'anno i supermercati e i centri commerciali della provincia di Macerata che hanno confermato la propria adesione alla Colletta Alimentare sono 90 con il coinvolgimento di oltre 1.500 volontari, tra i quali numerosi giovani ed associazioni oltre ad aziende che collaborano mettendo a  disposizione  mezzi per il trasporto, magazzini per lo stoccaggio degli alimenti e scatoloni per consentire una corretta gestione dei beni alimentari raccolti. 

         Nonostante il periodo di congiuntura economica poco favorevole i cittadini della provincia di Macerata, lo scorso anno, hanno dato dimostrazione di forte generosità contribuendo in maniera concreta ad aiutare i meno abbienti. La Colletta Alimentare nel 2009, infatti, ha fatto registrare un bilancio più che positivo: sono stati circa 58.983 kg. i beni alimentari donati.

                   La Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, lo ricordiamo, è resa possibile grazie alla collaborazione con l'Associazione Nazionale Alpini e la Società San Vincenzo De Paoli, e gode dell'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, del patrocinio del Segretariato Sociale della Rai e della Giornata Mondiale dell'Alimentazione. Per informazioni su quali punti vendita aderiscono all'iniziativa oppure su come dare la propria disponibilità per fare il volontario è possibile chiamare contattare la sede della CdO Marche Sud tel 0734/672467  www.cdomarchesud.it, riferimento Stefano Castagna Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

Entra sempre più nel vivo la terza edizione del trofeo “L'Osteria dei Carbonari” gara interregionale a 128 coppie di biliardo specialità boccette. Di fronte ad un pubblico di serata in serata sempre più numeroso ed appassionato la coppia settempedana Bisonni/Pietroni (Il Barone) nella batteria di Seconda Categoria e quella montegiorgese Bonfili/Vecchi (Bar Jolly) nella batteria riservata ai giocatori di Terza Categoria.

 

 

 

GIRONE SECONDA CATEGORIA, BATTERIA N° 5

 

 

Primo turno: Gambini/Paolinelli (DLF Ancona) – Feliziani/Tiberi (Dabliu) 80-72, Bisonni/Pietroni (Il Barone) qualificati, Miscio/Pietroni (14 febbraio) – Paniccià/Fratini (La Pergola) 28-80, Ciarapica/Strafella (Valentino 2) – Beleggia/Santarelli (Bar Jolly) 74-80.

 

 

 

Secondo turno: Gambini/Paolinelli (DLF Ancona) – Bisonni/Pietroni (Il Barone) 62-80, Paniccià/Fratini (La Pergola) – Beleggia/Santarelli (Bar Jolly) 80-2.

 

 

 

Finale di batteria: Bisonni/Pietroni (Il Barone) – Paniccià/Fratini (La Pergola) 80-72.

 

 

 

 

GIRONE TERZA CATEGORIA, BATTERIA N° 6

 

 

Primo turno: Pecorari/Fratalocchi (Bocciofila Porto Sant'Elpidio) – Cento/Elisei (Memorial Trovarelli) 58-76, Fiorini/Mazza (Bocciofila Monte San Giusto) – Buccolini/Bizzarri (Leopardi) 76-35, Agostinelli/Montani (Club Italia) – Palmucci/Del Savio (Bocciofila Appignano) 74-20, Bonfili/Vecchi (Bar Jolly) – Baldassarri/Mariotti (Memorial Trovarelli) 71-40.

 

Secondo turno: Cento/Elisei (Memorial Trovarelli) – Fiorini/Mazza (Bocciofila Monte San Giusto) 76-60, Agostinelli/Montani (Club Italia) – Bonfili/Vecchi (Bar Jolly) 13-70.

 

 

Finale di batteria: Cento/Elisei (Memorial Trovarelli) – Bonfili/Vecchi (Bar Jolly) 16-76.

 

 

 

Hanno diretto la gara gli arbitri Fabio Buccolini e Gabriele Cristofanelli.

 

 

 

Alla luce delle prime due serate si sono qualificate alla finale le seguenti coppie: Borselli/Marchini (Caffè delle Rose, Misto), Marconi/Giuliani (Cral Palombina, Terza Categoria), Vitali/Belletti (La Pergola, Seconda Categoria), Piattoni/Granatelli (Decathlon, Terza Categoria), Bisonni/Pietroni (Il Barone, Seconda Categoria), Bonfili/Vecchi (Bar Jolly, Terza Categoria).

 

 

 

Dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 17 alle ore 19 del 25 novembre, presso il botteghino del Teatro Marchetti, sarà possibile rinnovare gli abbonamenti della stagione di prosa, nelle giornate del 26 e del 27 novembre (stesso orario) sarà possibile effettuare i nuovi abbonamenti.

La seconda vita "cinematografica" di Nazareno Strampelli, l'illustre genetista che grazie alle sue intuizioni ha contribuito nella prima metà del Novecento a sconfiggere la fame nel mondo, si arricchisce di spettatori internazionali. Oggi il regista del film, Giancarlo Baudena ed il suo staff stanno partendo per l'Argentina, dove sono state girate alcune scene della pellicola "L'uomo del grano", ripercorrendo fedelmente la vicenda biografica di Strampelli, che lo vide protagonista anche oltre oceano, per sperimentare grani adatti al clima del posto. "Il film sarà proiettato a Buenos Aires nel cinema Daumont, e nella pampa dove abbiamo girato, ad Alta Italia e General Ricco. Oltre alla cittadinanza onoraria di Castelraimondo, di cui sono onorato, la riceverò ad Alta Italia, una grandissima soddisfazione, per la bellissima accoglienza ed il grande calore che la gente del posto mi ha sempre mostrato". Il film, girato tra Castelraimondo, Camerino, Tolentino, Rieti ed altre zone dell'alto maceratese è stato scelto tra gli otto finalisti italiani della Mostra Mercato Mondiale del Documentario, in programma fino al prossimo 12 dicembre, in cui sarà proiettato anche il documentario girato nel 2005, "Nazareno Strampelli e il grano - segreti di una storia millenaria". Qualche giorno fa il film è stato acquistato dalla Rai, che ha acquisito i diritti a trasmetterlo per l'Italia, nei prossimi due anni. Sarà proiettato su Rai 4, Rai International rendendolo così visibile in numerosi paesi del mondo, ed anche sui numerosi canali tematici, dato che sono pronte le versioni sottotitolate in spagnolo ed inglese. Nei giorni scorsi la pellicola è stata protagonista a Roma, in occasione della giornata internazionale sull'alimentazione, con due proiezioni, la prima presso la sede dell'Ifab, l'associazione internazionale che si occupa di alimentazione ed il giorno dopo alla Farnesina, sede del ministero degli esteri, alla presenza dei responsabili della Fao, dei componenti delle associazioni per la cooperazione internazionale, del sindaco di Castelraimondo Luigi Bonifazi e una piccola delegazione di amministratori, scelto per il contributo dato da Strampelli contro la fame nel mondo, con 4 miliardi di persone che si cibano dei grani derivati dagli esperimenti di Strampelli, come spiega Luigi Rossi al termine del film. Uno dei dirigenti della Fao ha detto di volere proiettare il film a giugno del 2011, in occasione del 60esimo compleanno di questa associazione dell'Onu che da sempre si occupa di agricoltura e alimentazione. "Siamo orgogliosi di aver contribuito, attraverso la realizzazione del film, a far conoscere la figura straordinaria di Strampelli – commenta il sindaco Bonifazi – grazie alle immagini la sua vita ed il suo percorso scientifico non resteranno confinati solo nelle pagine dei libri, diventando patrimonio per le nuove generazioni". Il film continua a partecipare a festival e rassegne cinematografiche. Sabato 20 novembre è giunto tra i finalisti al festival di Salerno, e venerdì 26 novembre sarà proiettato a Trento nell'ambito della rassegna "Tutti nello stesso piatto", dedicata ai temi dell'alimentazione e della biodiversità. Dal 15 al 30 novembre la pellicola sarà in concorso al Festival di Oristano, in Sardegna, dedicato alla biodiversità. Di recente il film è stato proiettato in Puglia a San Severo (Foggia) per una platea di oltre 1600 studenti. "Paradossalmente pur essendo stato girato nelle Marche, appoggiato dalla Film Commission regionale, la pellicola sinora è stata proiettata solo a Castelraimondo e Fabriano – spiega il regista Baudena – andrebbe favorita la sua diffusione, specie tra le scolaresche"

 

Monsignor Elio Sgreccia, nato ad Arcevia il 6 giugno 1928, presidente emerito della pontificia accademia per la vita, uno dei maggiori esperti di bioetica a livello internazionale, è tra i 24 nuovi cardinali creati da papa Benedetto XVI nel concistoro dello scorso 20 novembre.
Eminenza, come ha accolto la notizia della sua nomina?
All'inizio sicuramente con stupore. Premetto che in quei giorni stavo uscendo da un periodo di convalescenza dopo un infarto; quindi sono rimasto anche un po' frastornato. Certamente non me lo aspettavo perché non vengo da quei ruoli ecclesiali da cui solitamente vengono scelti i cardinali. E' stata una grande sorpresa e, ovviamente, ciò suscita maggior titolo di riconoscenza verso il santo padre che ha voluto guardare fuori del campo ordinario dei suoi maggiori punti di riferimento istituzionali. Ora che, meditando in questi giorni, ho acquisito consapevolezza del ruolo di più stretta collaborazione con l'apostolato del successore di Pietro sto pensando a quale può essere il mio modo di collaborare più da vicino.
Vuol parlarci della sua terra d'origine e del suo rapporto con le Marche?
Sono nato a Nidastore, l'ultima frazione del comune di Arcevia che confina con la provincia di Pesaro e che prende il nome dal nido di astore, un uccello con il quale nel medioevo si andava a caccia. Un piccolo paesino, ora di un centinaio di abitanti, che quando ero ragazzo era maggiormente popolato in quanto lì vicino si trovava una miniera. Ricordo che per andare a scuola, nel comune di San Lorenzo in Campo, dovevo percorrere a piedi anche dieci chilometri al giorno. Entrai nel seminario diocesano di Fossombrone e, quando questo fu distrutto dai bombardamenti, fui trasferito al seminario regionale di Fano per completare gli studi di filosofia; venni ordinato sacerdote nel 1952. Nei primi due anni del ministero sono stato assistente dell'Azione cattolica per poi divenire vice rettore del seminario regionale e successivamente rettore fino al 1972 quando la sede divenne quella di Ancona. Rientrato in diocesi ho ricoperto l'incarico di vicario generale fino a che il mio nome fu indicato per assumere, a Roma, l'ufficio di assistente spirituale della facoltà di medicina e chirurgia dell'università cattolica negli anni della contestazione post '68.
Proprio in quel periodo lei iniziò ad occuparsi di bioetica…
Sì, perché fui inviato dalla Santa Sede come osservatore al Consiglio d'Europa Strasburgo per collaborare, quale rappresentante della chiesa cattolica, alla stesura di un volume dal titolo “Il medico e i diritti dell'uomo”, una sorta di deontologia medica vista alla luce dei diritti dell'uomo che allora si andavano affermando. Dopo la prima fecondazione in vitro (1978) mi chiesero, sempre al Consiglio d'Europa, di collaborare in un comitato ad hoc, composto da scienziati, giuristi e filosofi, sulle questioni bioetiche.
E' stato una sorta di pioniere nel campo della bioetica.
Così si può dire. Nel comitato si discuteva di diagnosi prenatale, di fecondazione in vitro, di genetica, argomenti che dovevo poi studiare e approfondire su testi di medicina per poter riferire sulla materia alla Santa Sede. Quando, scaduti gli anni previsti per il servizio a Roma, il vescovo mi richiamò in diocesi, alla segreteria di stato, considerata l'importanza sempre maggiore che la bioetica andava assumendo, decisero che io dovessi dedicarmi stabilmente ed esclusivamente degli studi su questa nuova disciplina all'interno dell'università cattolica, dove fu creata una cattedra di insegnamento. Creammo una scuola di bioetica, cercando di dare sistemazione organica ad una materia su cui studenti e professori potessero confrontarsi. Questo comportò la necessità di elaborare un sistema di pensiero sul piano fondativo e metodologico. Sul piano fondativo, vale a dire del criterio per stabilire ciò che è lecito e ciò che non è lecito, secondo criteri scientifici cercai di elaborare un modello basato sulla dignità e sul rispetto della persona umana, il cosiddetto “personalismo ontologico”. Su questa base cercai di imbastire una metodologia che partendo dal dato scientifico si connettesse col discorso filosofico-antropologico sulla persona e producesse conseguenze sul piano etico. Anche se ciò venne sentito da molti come una sorta di bioetica cattolica severa e rigorosa, tuttavia ho sempre cercato di seguire la coscienza e la verità oggettiva sull'uomo.
Secondo lei questa scienza come si sta sviluppando?
Si sa che le scienze sperimentali hanno un andamento lineare, da una scoperta si passa a quella successiva avvalorando l'idea di frontiere sempre più avanzate. Le applicazioni di questa scienza, tuttavia, suscitano problemi sempre più grandi. Quando si arriva, come ha fatto la fisica, ad imprigionare l'energia dell'atomo ecco che una delle applicazioni è stata la bomba atomica. Così quando si arriva a scoprire i geni, i meccanismi per trasferire il gene da un essere vivente ad un altro, anche di specie diversa, il rischio è quello di creare una sorta di “bomba biologica” che, tra l'altro, costa anche molto meno rispetto all'atomica. C'è quindi una possibilità di deteriorare le forme di vita attraverso la cosiddetta ingegneria genetica e si pone il problema fondamentale: è la scienza che deve travolgere l'etica, la vita, l'umanità oppure l'uomo deve rimanere coerente a se stesso, creando gli spartiacque tra il lecito e il non lecito? Riprendendo il pensiero della scuola americana posso affermare che non tutto ciò che è possibile tecnicamente è anche lecito moralmente e, soprattutto, occorre porre alla base l'assoluto rispetto per l'uomo.

 

In confidenza 
 
Martedì 23 novembre in sala stampa della santa sede è stato presentato l'atteso Luce del mondo, libro – intervista di Benedetto XVI, curato da Peter Seewald. È un libro che pubblica una lunga intervista al papa. L'intervistatore ama ricordare come dai colloqui di papa Gregorio Magno con il diacono Pietro nacquero i famosi quattro libri dei Dialoghi. Ormai il libro è reperibile anche nelle librerie. È edito dalla Editrice vaticana. L'attenzione del pubblico si è soffermata su grandi temi come abusi, shoah, Vaticano II, questioni morali. Argomenti per i quali rinvio ai giornali di questi giorni o meglio al libro stesso. Bisogna subito precisare che non è un atto magisteriale ma una confidenza.
            Ora voglio presentare ai lettori un breve stralcio.
Il papa con questa intervista, a me è sembrato, entrare in casa mia e sedersi vicino al fuoco e parlami con il cuore in mano.
            Il papa ora a 83 anni dove trova la forza per la sua intensa attività?
            “ E vero che in realtà questo è uno sforzo quasi eccesivo per un uomo di 83 anni. Ringraziando Iddio, ci sono tanti bravi collaboratori. Tutto viene ideato e realizzato in uno sforzo comune. Confido nel fatto che il buon Dio mi dà la forza di cui ho bisogno per fare quello che è necessario. Però mi accorgo che le forze vanno diminuendo”. [...]
            Usa la ciclette che le aveva prescritto il suo medico personale, il dr Buzzonetti?
            “No, non ne ho proprio il tempo, e, ringraziando Iddio, in questo momento nemmeno mi serve!».
Quindi, il papa è come Churchill: no sports!
  “Esatto!”.
Dalla seconda loggia del palazzo apostolico, dove si svolgono te udienze, lei normalmente si ritira intorno alle 18, per proseguire ancora con le così dette "udienze di tabella", quelle con i suoi più importanti collaboratori. Dalle 20.45 in poi il papa è “in privato". Cosa fa un papa nel tempo libero, ammesso che ne abbia?
“Cosa fa? Intanto, anche nel tempo libero deve esaminare documenti e leggere atti. Rimane sempre tanto lavoro da fare. Poi con la famiglia pontificia - quattro donne della comunità dei Memores Domini e i due segretari - ci sono i pasti in comune, e questo è un momento di distensione”.
Guardate insieme la televisione?
“Guardo il notiziario insieme ai miei segretari, e qualche volta anche un dvd”.
Quali film le piacciono?
«C'è un film molto bello su santa Giuseppina Bakhita, una donna africana, che abbiamo visto recentemente. Poi ci piace Don Camillo e Peppone...».
Immagino che conosca a memoria ogni episodio.
(Il papa ride) “Non tutti”.
Dunque esiste anche un papa "privato"...
“Certo. Insieme alla famiglia pontificia festeggiamo il Natale, nei giorni festivi ascoltiamo musica e conversiamo. Festeggiamo gli onomastici e a volte recitiamo insieme i vespri. Insomma, le feste le passiamo insieme. E poi, insieme ai pasti, in comune c'è soprattutto la santa messa del mattino. È un momento particolarmente importante nel quale a partire dal Signore siamo insieme in modo molto intenso”. [...]
La sua fede è cambiata da quando, come supremo pastore, le è affidato il gregge di Cristo? A volte si ha l'impressione che la sua fede in qualche modo sia diventata più misteriosa, più mistica.
“Non sono un mistico. Ma è sicuramente vero che, da papa, ci sono molte ragioni in più per pregare e per affidarsi completamente a Dio. Infatti mi rendo conto che quasi tutto quello che devo fare non potrei farlo da solo. E già solo per questo sono costretto a mettermi nelle mani del Signore e a dirgli: "Fallo tu, se lo vuoi!" In questo senso la preghiera ed il contatto con Dio ora sono ancora più necessari, ma anche più naturali e spontanei di prima”. [...]
E papa Benedetto, come prega?
“Per quel che riguarda il papa, anche lui è un povero mendicante davanti a Dio, ancora più degli altri uomini. Naturalmente prego innanzitutto sempre il Signore al quale sono legato, per così dire, da antica amicizia. Ma invoco anche i santi. Sono molto amico di Agostino, di Bonaventura e di Tommaso d'Aquino. A loro quindi dico: "Aiutatemi"! La Madre di Dio, poi, è sempre e comunque un grande punto di riferimento. In questo senso, mi inserisco nella comunione dei santi. Insieme a loro, rafforzato da loro, parlo poi anche con il Dio buono, soprattutto mendicando, ma anche ringraziando; o contento, semplicemente”.
                                                           Da “In cammino con il direttore”, 1-10

Ieri sera ha preso il via la terza edizione del Trofeo “L'Osteria dei Carbonari”, gara interregionale a 128 coppie di biliardo – specialità boccette – magistralmente organizzato dal C.S.B. Armando Trovarelli presieduto dall'attivissima Letizia Trovarelli. La manifestazione, che si disputa presso le sale biliardo dell'”Osteria dei Carbonari” e si concluderà lunedì 29 novembre, è riservata a giocatori di seconda, terza categoria e misto con gironi separati. Questo trofeo è uno dei più ambiti dalla regione, oltre che per l'eccellente livello tecnico, anche per il ricco montepremi. Di seguito i risultati della prima serata dove si sono disputati un girone di terza categoria ed uno misto di fronte ad una buona cornice di pubblico.



GIRONE PRIMA CATEGORIA, BATTERIA N° 1


Primo turno: Buccolini/Paci (Era Ora) – Zacchini/Esposito (Villa Vitali) 82-67, Santini/Frontoni (La Pergola) – Mazzarini/Mandolesi (Villa Vitali) 86-52, Borselli/Marchini (Caffè delle Rose) – Marzoli/De Cesaris (Villa Vitali) 89-72, Galassi/Tacchi (Dabliu) – Pandolfi/Martorelli (Bar dello Sport) 82-48.



Secondo turno: Buccolini/Paci (Era Ora) – Santini/Frontoni (La Pergola) 68-92, Borselli/Marchini (Caffè delle Rose) – Galassi/Tacchi (Dabliu) 94-42.


Finale di batteria: Santini/Frontoni (La Pergola) – Borselli/Marchini (Caffè delle Rose) 68-86.



GIRONE TERZA CATEGORIA, BATTERIA N° 2


Primo turno: Maccari/Fraticelli (Bocciofila Maceratese) – Marconi/Giuliani (Cral Palombina) 10-70, Santangelo/Onori (DLF Ancona) – Giuliani/Biancucci (Circolo Cittadino Civitanova) 53-70, Berdini/Properzi (Blues Cafè) – Lasca/Spinosa (DLF Falconara) 70-23, Gioacchini/Paradisi (Cral Palombina) – Beruschi/Lepretti (Era Ora) 50-70.



Secondo turno: Marconi/Giuliani (Cral Palombina) – Giuliani/Biancucci (Circolo Cittadino Civitanova) 70-7; Berdini/Properzi (Blues Cafè) – Beruschi/Lepretti (Era Ora) 59/70.


Finale di batteria: Marconi/Giuliani (Cral Palombina) – Beruschi/Lepretti (Era Ora) 70-57.


Hanno diretto gli incontri gli arbitri Fabio Buccolini e Gabriele Cristofanelli.



 

 

Giobbe Covatta si lascia ispirare alla carta dei diritti dell'uomo per la sua ultima affabulazione. Trenta sono gli articoli di cui si compone la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dall'ONU il 10 dicembre 1948; trenta articoli che sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona.
Vi si proclama che nessuno può essere fatto schiavo o sottoposto a torture, che nessuno dovrà essere arbitrariamente arrestato, incarcerato o esiliato.
Vi si sancisce anche che tutti hanno diritto ad avere una nazionalità, a contrarre matrimonio, a possedere dei beni, a prendere parte al governo del proprio paese, a lavorare, a ricevere un giusto compenso per il lavoro prestato, a godere del riposo, a fruire di tempo libero e a ricevere un'istruzione.
In chiave ironica (ma non troppo), come nel suo stile, Giobbe prosegue la sua riflessione sui diritti fondamentali dell'uomo, raccontando con sarcasmo di chi questi diritti li ha solo sulla carta…

 

 Nuovo partner per il Festival “Tartufo di Marca”. Per la prima volta parteciperà alla manifestazione legata al nero pregiato, che si svolgerà il 4 e 5 dicembre, l'Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri della Ristorazione e Turistici “G. Varnelli” di Cingoli. La collaborazione sarà di tipo tecnico: gli allievi, infatti, porteranno il loro contributo all'iniziativa durante i corsi di cucina e per i due appuntamenti con il laboratorio sensoriale, uno centrato sul vino e l'altro sul tartufo.

La scuola, che si è configurata nella sua unicità sia come Istituto Statale del settore alberghiero nella provincia di Macerata, sia per la sua ubicazione in zona montana, è oltretutto intitolata in onore di Girolamo Varnelli, capostipite della famiglia maceratese che oggi ospita nel suo stabilimento di Muccia “Tartufo di Marca”.

Il dirigente scolastico Elio Carfagna sarà anche uno dei relatori della tavola rotonda di sabato 4 dicembre, sul turismo montano. Il professore parlerà di come la valorizzazione di un piccolo prodotto possa creare un grosso indotto economico, portando l'esempio del culatello, salume italiano di suino che è diventato pregiato e costoso. Inoltre, affronterà l'argomento della formazione del personale nel campo della cultura gastronomica, da realizzare con un riordino della scuola secondaria superiore e con percorsi specifici universitari.

Il Festival “Tartufo di Marca” è organizzato dai Comuni di Monte Cavallo, Pieve Torina, Muccia e Fiordimonte, in collaborazione con l'associazione Stella dei Sibillini. Major Partner dell'iniziativa sono: Regione Marche, Provincia di Macerata, Fondazione Carima, Camera di Commercio di Macerata, Coldiretti Macerata, AATO 3, Contram, Edra, D.E.C., con la collaborazione di Varnelli, Romani e il Centro italiano di Analisi sensoriale.

 

 


Nella foto (Luigi Gasparroni) dell'edizione 2009, Simonetta Varnelli e Wilma De Angelis

 


A Roma è stato firmato il 17 novembre scorso, al Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, il Protocollo d'Intesa per il nuovo Istituto Penitenziario di Camerino, primo protocollo siglato degli undici istituti penitenziari previsti nel piano carceri. 

 

 

Erano presenti: il capo Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Franco Ionta, l'assessore ai servizi sociali della Regione Marche Luca Marconi delegato del presidente Gian Mario Spacca, il sindaco di Camerino Dario Conti ed il vicesindaco Gianluca Pasqui, l'avv Massimo Ricchi, il dirigente della Protezione civile regionale Roberto Oreficini.
"Questa firma rappresenta la prima pietra del nuovo Istituto Penitenziario di Camerino - hanno affermato il sindaco Conti ed il vicesindaco Pasqui - la struttura, di grande impatto per tutto il territorio, è di fondamentale importanza socio-economica e costituirà un volano per le nostre attività ed istituzioni, rafforzando quelle già esistenti: il tribunale, l'ospedale...".
 

 

Gli amministratori esprimono la loro soddisfazione per la positiva conclusione di un travagliato iter: "Abbiamo ottemperato ad un impegno per un progetto condiviso e atteso da tutta la comunità camerinese". Il sindaco Dario Conti, appena firmata l'intesa, ha ricevuto la telefonata del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta che si è complimentato con il primo cittadino, con il vicensindaco e con l'amministrazione tutta per l'efficacia e la forte determinazione nel perseguire il progetto.
Tale progetto prevede la realizzazione del carcere di Camerino entro dicembre 2012 (nella zona in prossimità della frazione Morro), una struttura capace di ospitare 450 detenuti.
A questa firma seguiranno le necessarie procedure per dare esecuzione al progetto del penitenziario camerinese. Con la firma dell'Intesa istituzionale per la localizzazione di una nuova struttura penitenziaria nella Città di Camerino prende il via la fase esecutiva del Piano carceri.

 

Si tratta della prima Intesa di una serie programmata che il Commissario delegato firmerà nelle prossime settimane con le Regioni nelle quali sorgeranno i nuovi istituti penitenziari individuati dal piano di intervento del Governo per affrontare l'emergenza dovuta al sovraffollamento carcerario. Proprio nel territorio marchigiano i sette istituti penitenziari presenti ospitano 1131 detenuti (dati del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria aggiornati al 31 ottobre) a fronte di una capienza di 764. Un problema di sovraffollamento che sarà risolto grazie ai 450 posti della nuova struttura, che avrà un costo complessivo di circa 40 milioni di euro, prevista dal Piano carceri.

 

 “Il nuovo istituto di Camerino – è il commento del Commissario delegato per il Piano carceri Franco Ionta – consentirà di stabilizzare il sistema penitenziario marchigiano, tutelando la dignità dei detenuti e migliorando sostanzialmente le condizioni di lavoro degli agenti di polizia penitenziaria”.

 

 Il documento siglato oggi stabilisce che la nuova struttura, che sarà costruita in tempi rapidi secondo le disposizioni urgenti per la realizzazione di istituti penitenziari (legge 26 febbraio 2010, n. 26), sorgerà nel territorio comunale di Camerino, in un'area di circa 17 ettari in prossimità della frazione Morro, a circa mezzo chilometro dall'Ospedale.

 “L'intesa raggiunta – prosegue il Commissario delegato – è il risultato di un'intensa attività di concertazione informale che ha coinvolto Regione, Provincia, Comune, Prefettura, Protezione civile, Azienda Sanitaria Unica Regionale, Vigili del Fuoco e Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici. Un lavoro che non solo ci ha consentito di individuare, in tempi rapidi e in sintonia con la Regione Marche e il Comune di Camerino, l'area nella quale realizzare il nuovo istituto penitenziario, ma ci assicura che il metodo adottato ci permetterà di procedere velocemente in tutte le fasi successive dell'operazione, senza rinunciare all'integrazione urbanistica della struttura con il territorio. Per questa ragione – conclude Ionta –, e soprattutto per rispettare i tempi prefissati dal Piano per risolvere il sovraffollamento degli istituti penitenziari, stiamo già lavorando alla stesura del bando di gara concorrenziale per la realizzazione dell'opera”.

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