Radioc1inBlu
g.g.
Una questione che sicuramente terrà banco ancora a lungo e che sarà approfondita sulle pagine de L'Appennino camerte in edicola il prossimo 23 gennaio.
f.u.
Per informazioni sulle date e gli orari e per le iscrizioni è possibile contattare direttamente i due consiglieri.
g.g.
La preoccupazione è motivata anche dalla presenza a terra delle “faggiole” (involucri legnosi del seme del faggio), altamente infiammabili.
“In tante sedute del Comitato d’Indirizzo della Riserva naturale regionale, costituita ormai dieci anni fa, si è più volte richiesto di eliminare queste strutture inopportune - si legge nella lettera -. Questo renderebbe automaticamente vietata l’accensione dei fuochi, in virtù dello stesso regolamento vigente. È evidente che tale divieto dovrà, almeno in una prima fase, essere ribadito da cartelli che lo rendano esplicito, indicando anche le sanzioni previste in capo ai trasgressori. È altrettanto evidente la necessità di un controllo che tale divieto sia effettivamente rispettato.Ciò costituirebbe un ulteriore importante passo per sensibilizzare i visitatori e i frequentatori della faggeta di Canfaito, obiettivo che è tra i prioritari proprio nell’istituzione di un’area protetta”.
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Così il sindaco di Pieve Torina Alessandro Gentilucci che, rappresentava anche il collega di Fiastra Sauro Scaficchia, e, insieme anche ai sindaci di Camerino Sandro Sborgia, di Visso Gianluigi Spiganti Maurizi, di Matelica Massimo Baldini ed altri, ha preso parte oggi alla riunione convocata a Roma dal presidente di Anci Marche Maurizio Mangialardi. Gentilucci è stato anche uno dei pochi ad intervenire, nel corso dell'incontro che ha radunato circa un centinaio di primi cittadini dei comuni colpiti dal sisma del 2016. Ad ascoltare le loro ragioni e le osservazioni sul decreto convertito in legge, c'era il vice-ministro dell'Interno Vito Crimi. La riunione è stata presieduta da Antonio Decaro, presidente dell'Anci nazionale e tutti i lavori sono stati seguiti dal coordinatore delle Anci regionali e presidente di Anci Marche Maurizio Mangialardi.
"Tra i pochi che hanno preso la parola tra cui il sottoscritto - riferisce Gentilucci- ognuno di noi ha sottolineato e aperto una parentesi sulle criticità di un decreto che in realtà non modifica in sostanza la situazione della Ricostruzione privata, non modifica nella sostanza la situazione della Ricostruzione pubblica, non pone rimedio a quella che è la carenza degli organici nelle nostre scuole che hanno subito la diaspora dei bambini.
Ci speravamo- continua il sindaco di Pieve Torina- ma nella realtà questo nuovo decreto non ha posto rimedio a tutte quelle criticità che abbiamo segnalato sul personale cioè su quei ragazzi che in 3 anni abbiamo formati e che oggi che sono efficienti e che producono uno snellimento delle procedure burocratiche che da Roma ci vengono imposte, debbano essere sostituiti dal momento che non si può andare in proroga. Cinque temi dunque, sui quali si è di nuovo richiamata attenzione - prosegue Gentilucci-, non ultima anche la problematica della classe produttiva, dei nostri commercianti, dei nostri artigiani che hanno vissuto l'inverno più difficile da quando c'è stato il Sisma. E allora se non vogliamo il prossimo anno non ritrovarli o ritrovarnli falcidiati all'interno di quel cratere che è il più danneggiato e più colpito, bisogna intervenire con urgenza e dando un significativo apporto e supporto a quelle che sono le richieste dei sindaci. In tutto siamo stati otto o nove sindaci a prendere la parola e mi ha fatto molto piacere ascoltare l'intervento di Decaro, sollecitato dalla mia ma anche da altre istanze sollevate in quel contesto alla presenza del vice Ministro dell'Interno Criimi, dire che se a causa delle mancanze governative le cose non miglioreranno, non saranno i 138 sindaci del Cratere scendere in piazza e far sentire la loro voce sotto il Parlamento e sotto Palazzo Chigi, bensì gli oltre 8000 sindaci italiani. Testuali parole sono state proferite da Decaro, ovviamente accolte dall'applauso di tutti. - conclude Gentilucci- Decaro ci ha detto che porterà le proposte dei sindaci e dell'Anci all'attenzione del Governo per l'inserimento nel milleproroghe. Attendiamo già domani notizie in merito alle nostre istanze, affinché siano accolte e affinché possa essere data la svolta a questa ricostruzione. Viceversa siamo pronti alla mobilitazione".
C.C.
Ad aprire l’incontro il presidente della Provincia, Antonio Pettinari, che con molta franchezza si è rivolto alla Soprintendenza: “Quando si cominciano questi lavori - ha ammesso - noi amministratori ci auguriamo che non ci siano scoperte di questo tipo e se ci sono l’augurio è che non ci sia un fermo di tanto tempo perché comunque ci interessa la fine dell’opera. Quello che chiediamo, infatti, è un punto di incontro con la Soprintendenza che permetta di tutelare e custodire questi ritrovamenti, permettendo però di proseguire i lavori. Abbiamo trovato reperti ovunque: per i lavori alla nuova scuola di San Severino, per quella di Tolentino, per una piccola bretella a Villa Potenza. Ho avuto modo di valutare, in alcuni casi, l’opera ineccepibile della Soprintendenza - ha concluso - che ci ha permesso di proseguire velocemente con i lavori, mentre per altri siamo stai fermi troppo tempo”.
Infine, l’invito del presidente alla Soprintendenza per avere la sede della seconda Soprintendenza delle Marche in provincia di Macerata per la quale metterebbe a disposizione anche gli uffici arredati, visti i diversi siti presenti in provincia e le difficoltà dovute al sisma.
“Quello di Tolentino è un caso molto fortunato - ha detto la Soprintendente Maria Mazza - . Una occasione importante per restituire alla comunità, in un convegno come questo, una ricchezza storica di valore”.
Ad introdurre l’argomento i funzionari della Soprintendenza Finocchi e Mazzieri che hanno ricordato che si tratta di un sito, quello scoperto, frequentato dagli ultimi raccoglitori, cacciatori, in cui non c’era ancora forma di insediamenti fissi. Qui gli uomini hanno preparato le armi, cacciato le prede e quindi è una organizzazione spaziale dell’area.
Poi l’intervento di Marco Peresani dell’Università di Ferrara: “In Italia si registra la presenza dei primi uomini nelle zone meridionali della penisola e, lungo lo stivale, ci sono situazioni e ambienti che hanno ospitato questi primi abitanti. Da queste prime frequentazioni l’uomo ha migliorato la propria sopravvivenza fino a lasciare tracce del suo passaggio. Le Marche sono un tassello di tutto questo che ha prodotto evidenze e risultati importanti, ne sta producendo e continuerà a farlo grazie ai continui ritrovamenti. Il vantaggio di questa regione è che i manufatti ritrovati sono esposti in diversi musei”.
Il primo cittadino, Giuseppe Pezzanesi, ha ricordato che “si tratta di un percorso che ha cambiato il mio modo di vedere alcune cose. Si è aperta - ha detto - una sensibilità e una voglia di conoscere le cose davvero grande. Vorrei che il futuro ci possa vedere ancora più collaborativi. Questo è un bacino di riferimento che ha una bella storia alle spalle, non è stato un momento di flessione o arresto, perché il cantiere della scuola non si è bloccato, ma allo stesso tempo l’accampamento ritrovato ha fatto il suo cammino. Mentre sta per nascere una struttura che appartiene al futuro come la scuola c’è stata la scoperta di qualcosa che appartiene al passato. La ritengo davvero una fortuna, un segno dal cielo”.
Hanno concluso con approfondimenti sul Mesolitico la professoressa Fontana dell’Università di Ferrara e gli archeologi di ArcheoLab che hanno chiarito i risultati attesi e gli obiettivi degli studi.
L’argomento sarà approfondito nel settimanale L’Appennino Camerte, nel l’uscita della prossima settimana.
GS
Sono arrivate oggi le telecamere di Rai Uno con il programma Linea Verde, a San Ginesio. Sono state girate le immagini che andranno in onda domenica 2 febbraio alle 12.20 ed oggi è stata l'occasione per le splendide vallate del territorio di mettersi in mostra, accendendo i riflettori su quello che di più bello San Ginesio sa offrire, nonostante le ferite del sisma.
Invitati dalla troupe e dal primo cittadino siamo andati a curiosare durante le riprese e abbiamo colto l'occasione per intervistare i protagonisti maschili del programma: Beppe Convertini e Peppone.
"Le Marche è una delle regioni che più amo - ha confidato il presentatore Convertini - . Con questa puntata abbiamo avuto modo di scoprire tante bellezze. Molte di queste sono ancora chiuse a causa del sisma ma quello che vogliamo trasmettere è la speranza che queste terre possano tornare a fiorire. Abbiamo assaggiato i sapori locali e parlato del celebre poeta Leopardi, non mi resta che consigliarvi di vedere la puntata del 2 febbraio".
Una esplosione di simpatia è stato Peppone che, da buongustaio, non ha potuto non chiedere il ciauscolo: "Sicuramente è il prodotto che apprezzo di più in queste terre - ha detto - e se non lo trovo sono io a chiederlo". Poi il suo messaggio ai terremotati: "Io sono lucano e so cosa significa essere terremotati, ma bisogna resistere perché siamo forti".
L'argomento sarà a pprofondito nel settimanale L'Appennino Camerte in uscita la prossima settimana.
Giulia Sancricca
Mario Staffolani


Il nuovo ufficio "Sisma ricostruzione privata", vuole essere d' aiuto alla gestione della macchina amministrativa, e, come spiega il sindaco di Camerino Sandro Sborgia, soprattutto nel settore relativo alla ricostruzione.
“Abbiamo pensato di costituire questo nuovo ufficio e servizio per cercare di snellire e ottimizzare il lavoro negli uffici, così da rendere più spedite e rapide le pratiche da gestire e le attività della ricostruzione. Almeno per quanto possibile. Naturalmente – continua il primo cittadino – questo avverrà affidandoci alle competenze del nostro personale che comunque, fino a oggi, ha sempre cercato di lavorare nel migliore dei modi, pur nelle difficoltà. Entro fine mese saranno assunti altri due ingegneri e abbiamo avviato le procedure per un istruttore amministrativo”.
cc
" Un'iniziativa del genere- afferma Luca Giuseppetti sindaco di Caldarola- avrebbe dovuto prima essere meglio condivisa tra tutti insieme all'Anci. In secondo luogo ne abbiamo fatte talmente tante di riunioni che ormai le parole non servono più. Ci servono solo i fatti perchè dobbiamo andare avanti. Ci serve serietà e concretezza. altrimenti, sono anni che diciamo sempre le stesse cose e tutto fa pensare che non vi sia alcuna volontà di venirci incontro. Nessuno si interessa più dei nostri territori e le attenzioni vengono rivolte altrove. Lo Stato ha lasciatio in standby 4 regioni che ormai conoscono solo una situazione di lentezza assurda. Tante parole ma la sostanza ancora non si è vista. I sindaci sono quelli che ci mettono sempre la faccia e che mai si tirano indietro ma, è ora di finirla. Le chiacchiere e le riunioni a Roma non servono. Serve concretezza".
A oltre tre anni dal sisma, di fronte alla totale assenza di una reale percezione dei danni subiti, la misura è talmente colma che se non si registrerà una significativa e tempestiva inversione normativa, i primi cittadini dei sei comuni, dicono di non poter escludere iniziative eclatanti che potrebbero portare anche a rimettere il mandato e consegnare le fasce tricolori al Presidente del Consiglio.
" Non è da una riunione al Pio Sodalizio dei Piceni che si risolvono le problematiche e oltretutto -dichiara il sindaco di Montecavallo Pietro Cecoli-, in vista delle prossime elezioni regionali, l'incontro appare una strumentalizzazione per il tornaconto di qualcuno. Spero che non sia così, ma l'impressione è lampante. Viviamo tutti una situazione di stallo insopportabile- aggiunge Cecoli-. Un terremoto di queste proporzioni i cui danni ricadono su un territorio vastissimo, non può essere gestito con leggi ordinarie nè con la nomina di un Commissario calato dall'alto: la politica deve fare il suo lavoro e il territorio deve fare il suo. E' sui territori che insistono le problematiche e i sindaci debbono essere parte attiva, non delle figure esautorate già il giorno dopo il dramma".
A poco niente sono servite le audizioni dei sindaci nelle Commissioni Parlamentari di Camera e Senato prima delle trasformazioni in Legge del Decreto, nè i testi di revisioni elaborati dalla stessa ANCI, dalle Regioni e dai Sindaci.
" Andare a Roma per ripetere sempre le stesse cose mi è sembrato inutile- dice Mario Baroni, sindaco di Muccia- sarebbe stato più opportuno convocare la riunione sui nostri territori dove ci sono i danni e i problemi. Le nostre amnministrazioni hanno il problema del personale aggiuntivo della ricostruzione che raggiunti i tre anni dobbiamo licenziare; è un problema che segnaliamo da tempo e che non ha avuto ancora risposta e riguarda tutti i comuni del cratere. Sono tre anni che chiediamo modifiche per accelerare la ricostruzione, lo stesso Conte ha ascoltato e letto le nostre esigenze. A cosa serve ripetere, sempre le stesse cose se nessuno ci ascolta".
" Non ne possiamo più- rincalza Mauro Falcucci, primo cittadino di Castelsantangelo - Non vogliamo più essere correi di quello che non funziona. Tutti ci dicono che abbiamo ragione e nessuno ci aiuta. Tutti ci dicono non vi lasceremo soli e di fatto tutti ci abbandonano. La misura è davvero colma e personalmente non voglio più essere correo della fine della Montagna e della non ricostruzione. Qui è tutto a terra, non c'è più niente e allora, o qualcuno ci dà delle risposte serie, pratiche e concrete che oramai tutti sanno quali sono e, se veramente c'è questa volontà si facciano le norme, altrimenti, ci si dica chiaramente che la volontà era quella di buttare via un mare di soldi e che in montagna non ci potremo rimanere. Ce ne faremo una ragione come quando si è colpiti da una malattia purtroppo incurabile. Non possiamo più attendere e, se questa è la fine- conclude Falcucci- personalmente arriverò alla estrema ratio di rimettere il mandato. Non voglio partecipare alla morte della mia montagna, del mio paese e della mia comunità".
Ospedale: "Manifestare e impugnare gli atti".
15 Gen 2020L'incontro di ieri fa seguito alle ultimissime novità relative all'ospedale settempedano, protagonista di una determina del 31 dicembre che prevede il declassamento da unità semplici dipartimentali a unità semplici di non uno bensì tre reparti: hospice, oncologia e radiologia.
Ciò significa che non saranno più autonomi, potranno essere smantellati in ogni momento o accorpati alla struttura centrale.
Proprio in merito alla radiologia è emersa una situazione abbastanza critica, testimoniata da chi quel reparto lo vive quotidianamente: ci sono solo cinque medici, di cui uno soltanto per le mammografie, a cui sono state bloccate le ferie. Sembrerebbe addirittura esserci qualcuno che lavora da 40 giorni continuativi. Si è in attesa di due medici che l'Asur dovrebbe assumere a tempo indeterminato ma purtroppo sembra che la richiesta di radiologi sia molto elevata in tutte le Marche e quindi i professionisti, potendo scegliere, preferiscono andare altrove.
"Qui non vengono medici - ha stigmatizzato Massei - perché vengono umiliati e mortificati con determine come la 742 dopo aver dato tutto, sacrificato famiglie, per il lavoro. E' ora che anche la loro categoria si ribelli". L'avvocato e vicepresidente del comitato ha spiegato per sommi capi ai presenti in cosa consisterebbe la determina, soffermandosi sulle parole del direttore dell'Area Vasta 3, Alessandro Maccioni, secondo cui "non c'è stato alcun declassamento, semmai un rafforzamento della loro integrazione nei processi assistenziali della rete clinica di riferimento": "Maccioni offende l'intelligenza di un bambino - commenta duro Massei - dicendo che questo declassamento rafforza la struttura nel suo ruolo all’interno delle reti cliniche. Fa ben sperare quanto emerso dal consiglio comunale che si è svolto a Fabriano due sere fa, a cui hanno preso parte anche i sindaci di San Severino, Camerino e Matelica. Pare che abbiano finalmente capito che devono unirsi. Tuttavia alle parole, bisogna anche associare i fatti, rispondere agli atti con altri atti. Impugnare i provvedimenti - ha aggiunto - poiché tentando il dialogo, l'Asur farà solo perdere tempo in attesa che decorra il periodo dopo il quale l'atto diventerà definitivo. Fin ora, nonostante i nostri continui allarmi, i sindaci di questa zona hanno voluto continuare a 'trattare in proprio', pensando di portare a casa qualche misero risultato. Il risultato è che tutti hanno preso schiaffi". Fortemente criticato il silenzio del direttore generale Asur Nadia Storti e il presidente Luca Ceriscioli nonché l'idea di realizzare l'ospedale unico. Secondo i più infatti, comporterà l’impoverimento e il declassamento a ospedale di comunità di tutte le strutture dell'entroterra. Pietro Cruciani, radiologo in pensione, in merito ha precisato che "sul piano sanitario è prevista una riduzione del 20 per cento delle strutture complesse e dipartimentali. In merito alla determina, so che è stata la Storti a volerla fortemente ora, probabilmente per fare bella figura con il governatore. Sicuramente prima o poi sarebbe arrivata ma è altrettanto sicuro che si poteva attendere. Mi chiedo anche come mai proprio da San Severino si sia iniziato, visto che le riduzioni riguardano tutte le Marche". I tagli, declassamenti e depotenziamenti che l'Asur sta operando, sono in vista della realizzazione dell'ospedale unico sulla cui realizzazione però ci sono molti dubbi visto che sarà finanziato con un project financing: "Significa che pagano dei privati per milioni di euro - è tornato a spiegare Massei - e il pubblico si accollerà un canone per anni e anni e il risultato è che alla fine questa struttura sarà costata molto di più. Peraltro, non voglio fare la Cassandra della situazione, ma l'ospedale unico non partirà mai, è solo uno specchietto per le allodole. Il vero obiettivo è di chiudere le strutture esistenti finché non arriverà qualche privato che riaprirà".
g.g.
