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Un duro colpo dal sisma del 24 agosto per l’arcidiocesi di Camerino San Severino Marche. Gran parte delle chiese sono inagibili e i danni subìti sono maggiori rispetto a quelli del terremoto del 1997. Molti degli edifici sacri, in seguito a quelle scosse, erano già stati restaurati. Prima in Italia, l’arcidiocesi ha attivato da pochi giorni una Unità di Crisi diocesana per il controllo e salvaguardia dei suoi beni..

“ Il bilancio degli effetti di questo sisma -afferma l’architetto Luca Maria Cristini direttore dell'Ufficio beni culturali dell'arcidiocesi -è davvero disastroso. Abbiamo avuto danni gravissimi

Stiamo lavorando di stretto controllo e contatto con l'unità di crisi regionale attivata all'interno del Ministero dei Beni Culturali nel segretariato marchigiano, dove siede, in qualità di rappresentante di tutte le diocesi, il prof. Giuseppe Cucco”.

“C’è da dire – spiega l’architetto - che la nostra diocesi è stata la prima in Italia ad attivare una Unità di Crisi che vede presenti l'arcivescovo Brugnaro, me come direttore dell'ufficio beni culturali, i direttori dei musei e gli archivi delle biblioteche, il prof. Pierluigi Falaschi direttore unico della Rete museale, tutti i vicari (per cui tutto il territorio diocesano è rappresentato in questo tavolo di lavoro), più tre docenti universitari che l'arcivescovo ha individuato come esperti di materie ingegneristiche e architettoniche e di aspetti geologici legati alle fondazioni. L’unità di crisi (che prevede al suo interno anche l’economo e il vicario generale in assenza dell’arcivescovo con funzione di coordinamento), avrà il ruolo di gestire tutta la raccolta delle segnalazioni di danno, di stabilire un dialogo permanente con l’Unità di Crisi regionale e, con essa, pianificare sia il rilevamento del danno, che ogni altra opera provvisionale di emergenza, per la messa in sicurezza che dovesse rivelarsi necessaria. A questo proposito- sottolinea Cristini- segnalo tre interventi di coordinamento già effettuati. Di questi, in primo luogo, un sopralluogo effettuato nella chiesa di santa Maria in via a Camerino, dove in realtà ci aspettavamo una risposta maggiore dei lavori effettuati dopo il sisma del 1997 direttamente dalla Sovrintendenza sull’edificio che invece si è dimostrato gravemente danneggiato e ovviamente inagibile. Un altro intervento – continua il direttore Cristini- ci ha permesso a Torricchio, in una chiesa del comune di Pievetorina, di far regredire l’ordinanza di abbattimento del campanile che il comune aveva già notificato e che la Sovrintendenza ha chiesto di revocare immediatamente, e, impegnandosi nel più breve tempo possibile a inviare sul posto delle squadre per mettere in sicurezza il campanile. Ultimo intervento, ha riguardato il caso eclatante del Museo di Visso, ospitato nella chiesa di sant’Agostino e su cui grava la spada di Damocle del pesante e gigantesco campanile a vela che rischia di crollare sopra la stanza nella quale sono conservate le preziosissime oreficerie che provengono dalla Collegiata di Visso e dal Santuario di Macereto. All’interno del museo sono anche conservati i celeberrimi manoscritti leopardiani, compresa la più toccante lirica del poeta di Recanati che è l’Infinito. Quindi adesso, come prima, cosa verrà fatto un intervento sul campanile per mettere in sicurezza l’edificio e la zona”

Lesioni nell’ edificio che ospita l'Istituto Comprensivo Ugo Betti di Camerino. Decisa la chiusura della struttura che ospita gli alunni delle scuole elementari, medie e i bambini dell’asilo L’Aquilone. L’ inizio di anno scolastico sarà in una sede diversa che a breve verrà decisa.

“ A seguito dei controlli dei tecnici è stata evidenziata una lesione leggera nell’ultima parte dell’edificio - spiega il dirigente Maurizio Cavallaro- ; ad essere interessata una parete verso la palestra e quindi, in teoria, a non risultare perfettamente agibile era solo l’ultima area dell’edificio. Il sindaco e l'amministrazione comunale hanno però fatto giustamente un ragionamento complessivo che ha tenuto conto dell’ accessibilità alla zona, della pericolosità, dei tempi necessari per la messa in sicurezza quindi, da questa mattina, siamo alla ricerca di nuovi posti per la scuola dell'infanzia l'Aquilone, per la scuola primaria Ugo Betti, per la scuola secondaria di primo grado Boccati e anche per la dirigenza, in quanto tutto lo stabile va comunque messo in sicurezza, cosicché, dovranno essere sgomberati di faldoni e fascicoli, anche i nostri uffici”.

Quello che ci si augura, preside, è che si riesca a trovare una struttura idonea per l'inizio dell'anno scolastico, fissato per il 15 settembre

“Esattamente. L’inizio anno scolastico cade di giovedì- afferma Cavallaro- e chiederò cortesemente anche ai genitori di pazientare nell’eventualità che i loro figli tornino sui banchi di lunedì. Stiamo comunque già vagliando diverse ipotesi; la più funzionale secondo noi è che la soluzione riguardi tutta la scuola primaria da una parte, tutta la scuola media dall'altra e tutto l’asilo dall’altra ancora, così da non smembrare tutta l'unità dei ragazzi e del corpo docente. Questa è pertanto la prima esigenza; abbiamo già allo studio alcune possibilità e, in poche ore, già per la scuola d'infanzia, penso di poter dire risolta la location. Già da domani dunque riusciremo a rasserenare un pochino gli animi. Certo la collaborazione che si chiede all’amministrazione , ai cittadini tutti - aggiunge il dirigente- è di valutare che siamo in un periodo di emergenza, per cui si tratterà di situazioni provvisorie, finché ovviamente, con la protezione civile e seguendo l’iter burocratico del caso, presumibilmente ( ad essere ottimisti) nel mese di marzo, potrebbero arrivare delle soluzioni migliori, quali container, prefabbricati in legno, con una stabilità insomma maggiore.

Da adesso pertanto- conclude Cavallaro - scatta la famosa fase dell'emergenza; per i nostri amici terremotati del Lazio e dell’ascolano è scattata l'emergenza con le tende, per noi delle scuole scatta l'emergenza su situazioni provvisorie. Pian piano in seguito aggiusteremo il tiro con situazioni che, assicuro, saranno dignitose. Sia il primo cittadino di Camerino che io personalmente siamo, non solo amministratori ma anche papà e comprendiamo bene la situazione e desideriamo la dignità di tutti. Però ci vuole un po’ di tempo, calma, proposte intelligenti. Tutto va ragionato al meglio . La priorità per noi e per i nostri ragazzi non è soltanto trovare un luogo fisico, ma forse dobbiamo cominciare a ritrovare un luogo dell’anima. Calma, sicurezza, tranquillità e naturalmente un pensiero a chi purtroppo sta peggio di noi”

Quattro anni fa non solo la Chiesa, ma l'Italia intera ha perso un grande uomo: Carlo Maria Martini, cardinale arcivescovo di Milano da molti definito il profeta del ’900.

Arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro chi ha conosciuto meglio di lei questo grande uomo del ’900?

Sì, è una conoscenza molto antica, dal 1972 fino alla sua morte. Ricordo con grande commozione il giorno prima e il giorno del suo passaggio quando ci aveva detto; “nel momento in cui la mia percezione del mondo esterno e di voi si perderà, accanto a me leggete la parola di Dio, pregate l’Ave Maria, soccorretemi”. Gli abbiamo tenuto la mano fino all’ultimo istante. In quel momento mi sono venuti in mente tantissimi momenti importanti. Per me il mio discernimento vocazionale per il sacerdozio. Nei riguardi di lui la discrezione con cui ha saputo introdurmi nel mondo clericale e nel mondo della Chiesa, le opportunità che mi ha offerto di conoscere tantissime persone e soprattutto la comunione che ho potuto vivere in Milano dopo l’ordinazione sacerdotale, quando sono tornato da Roma dopo aver studiato nel pontificio seminario lombardo. L’avevo visto alla fine di luglio e poi mi ha chiamato due giorni prima di morire dicendo che si andava affievolendo. Ho affidato al Signore la sua anima con tanta gratitudine, soprattutto perché è stato un uomo che mi ha insegnato la speranza, un uomo che mi ha insegnato a guardare sempre oltre, un uomo che mi ha insegnato che la parola di Dio è il fondamento di una autentica fede capace di essere stabile e dinamica come la Parola. Stabile perché non cambia mai l’amore di Dio per noi, ma dinamica perché sa adattarsi ad ogni situazione umana non per lasciare l’umano come era prima, ma per trasformarlo in quella risurrezione su cui è fondata la fede cristiana. E ricordo che Martini ha fatto la tesi di laurea sulla risurrezione.

 

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Al di là dell’emozione di quello che lei ha provato, in molti oggi ricordano le profezie di Martini e nel “Corriere della sera”, in un titolo grande, c’è scritto “Lanciò l’allarme dell’Islam”.

Ero presente anche io nel 1990 sia all’omelia fatta alla città e alla regione durante i vespri del 6 dicembre sia all’omelia fatta il giorno dopo, il 7, giorno della festa di sant’Ambrogio. Il cardinale ha avuto davanti l’esperienza forte dell’Islam e l’ha proposta ai cittadini con una serie di considerazioni che sono estremamente attente, attuali, puntuali e anche direi preoccupate, non tanto per forme che possono in maniera riduzionistica far pensare a conflitti di civiltà quanto invece per una autentica comprensione reciproca di che cos’è la fede cristiana e di che cos’è che anima la civiltà e la fede islamica. Il cardinale ha avuto parole di grande attenzione per coloro che arrivavano nei nostri paesi. Il giorno dopo, però, ha aggiunto una parola in più: la parola della reciprocità. Non si tratta, cioè, solo di comprendersi, di conoscersi, ma bisogna porsi in rapporto di reciprocità. Noi cristiani europei abbiamo dovuto faticare molto per conquistare il concetto di reciprocità dopo le guerre della fine del ’500, le guerre dei cento anni, le guerre di religione. La reciprocità, però, è un principio di cultura importante che anche l’Islam, secondo Martini, deve incominciare ad adottare. Concedere, quindi, ai cristiani e alla cultura cristiana di esprimersi nei paesi dove anche i cristiani di antica data sono minorità e permettere loro di esprimere quello che i cittadini islamici, arrivando nei nostri paesi, chiedono come cittadinanza, come accoglienza, come criterio su cui fondare la loro nuova cittadinanza in Italia e in Europa, insegnando anche ai loro figli a convivere in maniera feconda nel mondo cristiano, un mondo nel quale loro si sentono minoranza.

Eccellenza, il cardinale Martini le ha mai confidato se soffriva per le accuse, all'interno della Chiesa, di essere troppo progressista negli anni ’90?

Credo che il dono che lo Spirito Santo ha fatto a p. Carlo Maria sia stato di vivere anche nella solitudine più profonda. E’ una solitudine direi crocifissa per amore. Come Gesù muore in croce per amore, così p. Carlo Maria in certi momenti di responsabilità grande si sentiva solo e penso che fosse anche, lo dico in maniera impropria, quella partecipazione alla croce o quello scotto che il profeta paga in prima persona per essere un profeta autentico. Chi non è profeta fa pagare agli altri con la novità o le parole che dice. Il profeta sappiamo che è colui che parla nel nome di Dio, al posto di Dio e dice il parere di Dio sul tempo di oggi. Quindi anche lui ne porta le conseguenze come i grandi profeti dell’Antico Testamento e i santi profeti nella storia della Chiesa.

Un uomo da imitare?

Sì, oltre che da imitare un uomo da mettersi davanti. A volte noi mettiamo da parte i modelli, li consumiamo, magari pensiamo di diventare come loro e allora di non averne più bisogno. Ritengo, invece, che il modello cristianamente inteso sia un modello che mi dice sempre di andare oltre, di superare il limite, di guardare oltre la siepe. Penso al messaggio leopardiano dell' “oltre la siepe”. Chi pensa che il mondo sia finito entro la siepe evidentemente ha una visione che non è quella del mondo. Ora, un uomo di cultura, non solo biblica, come Martini, un cristiano autentico, un sacerdote, per di più formato secondo l’antica tradizione della compagnia di Gesù, è un uomo che ha sempre guardato oltre. Quindi ha cercato di tenere sempre, per forza dello Spirito Santo, gli occhi mai cisposi come quelli di Mosè, che, pur non entrando nella Terra Santa perché anche lui ha mancato di fede come il popolo, è stato condotto da Dio sul monte Nebo. E, come dice la descrizione della morte di Mosè nel libro dei numeri, l’occhio di Mosè, che pure aveva 120 anni, era nitido perché poteva, nella profondità della distanza, osservare quella terra che Dio ha dato successivamente al popolo. E Mosè vide da lontano la terra promessa. Ecco chi è un profeta. Colui che, nonostante le stanchezze, le sue povertà e le sue stesse debolezze, di fatto mette tutto al servizio dello Spirito che sa trasformare anche le debolezze in pregio messo a servizio di questa capacità di vedere oltre, di veder lontano, di essere in questo davvero sale e luce della terra.

E’ per questo che Martini ha scelto di vivere alcuni anni nella Terra Santa?

Sì, la parte finale della sua vita. Il suo desiderio era anche quello di essere sepolto vicino al suo padre spirituale nella parte di cimitero che è in Gerusalemme, perché diceva che da lì si poteva vedere la risurrezione alla fine del mondo oppure essere pronti alla squillo delle trombe del giudizio universale a presentarsi di fronte al Signore che avrebbe giudicato il mondo proprio vicino a padre Mollà che è stato a lungo suo padre spirituale.

 

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Il comandante generale dell'Arma dei carabinieri, il generale di corpo d'armata Tullio Del Sette, ha visitato le zone terremotate di Ussita e Visso per esprimere sostegno, vicinanza e solidarietà alle comunità colpite dal sisma del 24 agosto e a tutti i militari e rispettive famiglie. Partito da Roma con un elicottero del Centro di Pratica di Mare è atterrato al campo sportivo di Ussita accompagnato dal Capo Ufficio Operazioni del Comando Generale di Roma Gen. Marco Minucucci; ad accoglierlo c’erano il Comandante Provinciale di Macerata Col. Stefano Di Iulio ed il Comandante della Compagnia di Camerino Cap. Vincenzo Orlando. Il Generale Del Sette si è quindi spostato presso la sede della Stazione Carabinieri di Ussita dove, accolto dal comandante M.A.s.UPS Massimiliano Lucarelli, ha effettuato una breve visita al reparto intrattenendosi con tutto il personale al quale ha rivolto parole di ringraziamento e di apprezzamento per il prezioso operato quotidianamente svolto dai militari congratulandosi per l’eccellente attività di sostegno e di controllo svolta nell’immediatezza del sisma e incessantemente in questa lunga fase emergenziale. Successivamente il generale Del Sette è stato accolto presso la Stazione Carabinieri di Visso dal Comandante Luogotenente Francesco Bonu dove, analogamente, si è soffermato con il personale del reparto esprimendo, anche in questa circostanza, parole di elogio per l’attività del presidio riconoscendo nel personale delle Stazioni la risorsa più importante ed il più diffuso ed essenziale elemento di potenza della sicurezza italiana.

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Al termine dell’incontro, il Comandante Generale ha lasciato il territorio marchigiano raggiungendo la vicina Umbria per portare la propria vicinanza e riconoscenza anche agli altri reparti dell’Arma interessati dal sisma.

Il generale Del Sette e il sottosegretario Bocci

generale e sottosegratario

“Anche qui c'è una situazione impegnativa – le impressioni del generale Del Sette - Non è certo la situazione drammatica che stiamo vivendo ad Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto, ma la situazione è sicuramente emergenziale. Ci sono tante persone che sono in tenda, che sono impossibilitate a tornare a casa o comunque intimorite a farlo dato il ripetersi delle scosse. Questo riguarda, purtroppo, anche alcuni carabinieri. Posso, però, dire con grande soddisfazione che il loro primo pensiero è per il servizio, per la gente. E' una conferma ulteriore per me, che sto vivendo ormai il mio 46° anno nell’Arma dei Carabinieri, di quanto sia ancora importante questa istituzione e di quanto conti non solo per il sistema di sicurezza, ma anche per la tutela della gente in Italia. Sono convinto che questa istituzione, così come sta facendo ora, potrà fare tantissimo bene anche in futuro per il nostro Paese”.

 

Il vice sindaco di Ussita Massimo Valentini

vice sindaco ussita valentini

 

Gli uomini del Corpo Forestale dello Stato guidati dal comandante Roberto Nardi

forestale

Da questo giovedì primo settembre sarà possibile riscuotere l’assegno mensile della pensione negli Uffici postali mobili di Visso, Arquata del Tronto, Amatrice, Accumoli e Norcia.

E' quanto comunica una nota di Poste Italiane.

A Visso l’ufficio mobile, posto nelle adiacenze della sede originaria in via Paolo da Visso, sarà aperto al pubblico osservando i seguenti orari: lun – ven 8,20 – 13.35, sabato 8,20 – 12,35.

I pensionati residenti nelle zone colpite dal sisma possono comunque ritirare la loro pensione anche presso i 13 mila Uffici postali d’Italia.

Tanta partecipazione e massiccia presenza di politici, amministratori, amici degli anni passati, tra gli altri anche l'ex parlamentare Adriano Ciaffi, hanno voluto dare l'ultimo saluto all'on. Nicola Rinaldi, il politico della montagna scomparso all'età di 101 anni. Il rito funebre, celebrato all'aperto causa l'inagibilità della chiesa, è stato presieduto dall'arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro, che, nell'omelia, ha voluto tracciare il profilo di Nicola Rinaldi, ricordando il segnale che ha lasciato alla sua Ussita. "Un uomo che ha vissuto pienamente la sua esperienza di fede che non è stata solo intimistica – ha sottolineato l'arcivescovo - Ha messo a profitto i doni della sua formazione, i doni dell’esperienza della fede e anche le opportunità che ha avuto come uomo politico, come amministratore locale ed anche responsabile della vita politica nazionale. Ha saputo dare a questo territorio e a queste città tutto quello che un bravo e sereno amministratore è capace di dare, vale a dire strutture che siano utili per il bene comune, attenzione alla natura senza trasformarla e deformarla e ha saputo formare una famiglia secondo buoni criteri di ispirazione cristiana. Credo che abbia interpretato i valori del nostro popolo in una maniera sublime, in occasioni e in circostanze del tutto particolari, senza lasciarsi trascinare lontano da astuzie o esperienze che esprimono l’inclinazione al male. Nessuna forma di corruzione e nessuna forma di messa al servizio di fini particolari nelle responsabilità che ha avuto”.

 

vescovo stringe mano rinaldi

 

scambio pace

 

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Ha corso in velocità e ha inseguito i problemi della montagna fino all’ultima curva. Ha lottato e costruito in silenzio. Era umile, non chiedeva riconoscimenti, e ha sempre nascosto a tutti le sue amarezze. Correva in un mondo che camminava storto, ma lui sapeva stare con la schiena dritta. E far volare i montanari in alto, come Modugno, togliendo il respiro.

E’ morto a 101 anni, quasi 102, Nicola Rinaldi, sempre troppo presto per quelli che lo amavano. Per tutti era Nicola, un dio del fare che manteneva le promesse. Nel corso di qualche decennio cambiò la montagna. Il mondo secolare dei vinti, quello che andava in Maremma per un tozzo di pane, tornò ad essere vincitore. Non si era mai visto un figlio del popolo camminare così spedito e a testa alta, uno che dietro non aveva né piste privilegiate, né ricchezza, ma solo le ristrettezze economiche della famiglia di un bracciante. Gliele leggevi in faccia le sue origini. Era il terzo di tre figli, sua sorella, sarta, gli cucì i primi pantaloncini. Il giovane Nicola li portava sempre con sé, anche quando non gli entravano più. Per tutta la vita ha disegnato progetti che sembravano utopie, gli impianti di risalita, il palazzo del ghiaccio, le centrali idroelettriche, ma non erano sogni. Sua sorella tagliava abiti, lui si cucì la montagna addosso. Non lascia eredi politici ma noi gli dobbiamo l’orgoglio di poterci dichiarare montanari. Con te - gli disse un pastore - siamo tornati ad essere noi.

<<I politici di oggi - ebbe a dire Rinaldi - vanno in televisione. Meglio loro che noi, che con tutto il rispetto ci sentivamo camerieri del popolo>>. Con tutto il rispetto, onorevole, meglio tu. La tua schiena un po’ incurvata, le tue gambe malferme, il volto aperto e scavato dal tempo, la vitalità e la vastità delle idee, il calore umano mischiato al senso della modernità, la disponibilità ad aiutare tutti. E quelle mani tremolanti che litigavano con la voce un po’ sfibrata, quasi a volerla raddrizzare. Meglio quella curva dove ti sei fermato che sbucava direttamente nel nostro cuore Per noi sarai sempre perfetto così. E adesso lasciaci un po’ piangere.

Valerio Franconi

Si è spenta all'età di 69 anni all'ospedale Torrette di Ancona Elvira Scattolini, mamma di Marco Moscatelli. Malata da tempo e in attesa di trapianto le sue condizioni di salute erano peggiorata e dalla giornata di domenica era entrata in coma irreversibile. Donna dal carattere forte Elvira era il punto di riferimento della sua famiglia, del marito Nicola e dei figli Marco e Lucia  che l'hanno amorevolmente assistita fino alla fine. Profondamente commossa anche tutta la comunità settempedana, insieme ai suoi amici, si stringe al dolore della famiglia Moscatelli che ringrazia il personale del reparto di oncologia dell'ospedale di San Severino, coordinato dal dottor Alesiani, e il personale dei reparti di ematologia e rianimazione dell'ospedale regionale di Torrette. La camera ardente è stata allestita presso l'ospedale di San Severino Marche. I funerali di Elvira Scattolini Moscatelli si svolgeranno questo venerdì 2 settembre alle ore 15.30 nella chiesa S. Maria della Pietà di Pitino.  

Pesante il bilancio del terremoto  a Tolentino. Più di mille gli edifici che hanno riportato lesioni più o meno gravi e tra questi molti palazzi pubblici e immobili storici. Continuano intanto incessantemente le verifiche negli immobili privati effettuati dai tecnici incaricati dal Comune a seguito delle 1.000 segnalazioni fatte al COC dai cittadini che hanno riscontrato danni e lesioni alle proprie case a seguito del sisma. Proseguono anche  i sopralluoghi negli edifici pubblici.

Controlli accurati sono stati effettuati ancora una volta da parte dei Vigili del Fuoco al Palazzo Comunale. Nell’attesa delle verifiche tecniche disposte dal Ministero per la piena fruibilità degli edifici pubblici che saranno espletate dai tecnici della protezione Civile e del Ministero dei Beni Culturali, sono stati dichiarati inagibili l’ultimo piano e parte del piano nobile di Palazzo Parisani – Bezzi, fortunatamente pochi i danni nella parte delle Sale Napoleoniche. A Palazzo Sangallo inagibile il primo piano che ospita il Museo dell’Umorismo e le sedi di alcune associazioni cittadine, il secondo piano dove si trova il Circolo Cittadino e il terzo piano dove opera il Centro Teatrale Sangallo. Inagibile per lesioni anche l’Auditorium San Giacomo dove recentemente il Comune era intervenuto con migliorie, per garantire la sicurezza antincendio.

“Si aggrava, con il proseguire dei sopralluoghi negli edifici pubblici e privati sul territorio comunale, il bilancio dei danni dovuti al sisma del 24 agosto”. A fare il punto della situazione il sindaco del comune di Pieve Torina Alessandro Gentilucci, che sta seguendo personalmente assieme ai tecnici comunali l'andamento delle verifiche sulle strutture. “Questa mattina con i tecnici regionali della Protezione Civile – spiega – abbiamo effettuato il sopralluogo negli edifici scolastici di competenza comunale. Sono state riscontrate problematiche di parziale inagibilità nelle strutture che ospitano la Scuola Materna e la Scuola Media, con qualche piccola lesioni sui canterti, anche se fortunatamente non ci sono problemi alla struttura portante, che è solida. Riteniamo comunque, soprattutto in funzione dell'utilizzo delle strutture scolastiche da parte dei nostri ragazzi, che fra poche settimane dovranno tornare sui banchi, che sia necessario un pronto intervento che metta in totale sicurezza l'edificio. Tutto dovrebbe tornare alla normalità in tempo per la riapertura delle scuole”.

Proseguono in queste ore i sopralluoghi alle strutture pubbliche e private.

Per il momento sono 15 gli sfollati che hanno dovuto evacuare le loro abitazioni. Sono diversi ad oggi gli edifici lesionati, più o meno gravemente. In questo momento la Sovrintendenza si sta prontamente occupando della messa in sicurezza del Campanile della Chiesa di Colle di Torricchio, che era a rischio crollo.

 

Il terremoto che non ha risparmiato Camerino - e che ad oggi ha comportato circa 200

sfollati e 450 richieste di interventi per verifica di agibilità con circa 75 edifici dichiarati

inagibili - ha portato alla decisione di rinviare a primavera la manifestazione programmata

per sabato 10 settembre 2016, dedicata a Maria Grazia Capulli. In particolare nel luogo

della Rocca Borgesca che sarà dedicato alla giornalista del TG2, uno degli archi del

belvedere ha subito gravi lesioni ed è stato messo in sicurezza in attesa di essere

puntellato. La città camerte ha purtroppo subito gli effetti della scossa del 24 agosto e del

suo sciame sismico, con seri danni a quasi tutti gli edifici sacri cittadini, resi ora inagibili, e

danneggiamenti significativi in circa ottanta appartamenti. L’amministrazione di Camerino,

come da predisposizioni della prefettura di Macerata, ringraziando le personalità resesi

disponibili, tra cui Renzo Arbore, gli attori Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, nonché

l’Accademia Italiana del clarinetto, diretta dal Maestro Vincenti, e gli scrittori Vito Mancuso,

Sandro Veronesi, Erri De Luca, ha ritenuto opportuno rimandare la giornata di memoria e

di omaggio a Maria Grazia Capulli, scomparsa nell’ottobre scorso.

 

Il belvedere che sarà dedicato a Maria Grazia Capulli

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