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Nel pomeriggio di oggi martedì 29 agosto, gli studenti del Master in Ingegneria Sismica e Gestione dei Disastri (Earthquake Engineering with Disaster Management MSc) della University College of London, uno dei più grandi e migliori atenei del Regno Unito, coordinati dai professori Carmine Galasso, Direttore del Master, e Fabio Freddi hanno visitato l’Università di Camerino, grazie alla collaborazione con il prof. Andrea Dall’Asta della Scuola di Architettura e Design di Unicam. A dare il benvenuto in Ateneo il Rettore eletto prof. Claudio Pettinari.
I venti studenti, provenienti da tutte le parti del mondo (Italia, Grecia, Regno Unito, China, Chile, Colombia, Indonesia, Jamaica, Messico, Nepal, Sudafrica, Tailandia, Venezuela), hanno avuto modo di discutere delle conseguenze del sisma sia con i docenti della University College London che con il gruppo di ricerca di ingegneria sismica dell’Università di Camerino.
La visita si è concentrata su quattro temi principali: la risposta sismica delle strutture (edifici, ponti, etc) di recente costruzione; la risposta sismica di beni culturali quali edifici storici e chiese, in buona parte oggetto di intervento dopo il sisma del 1997; la raccolta sistematica dei dati di danno, finalizzata allo sviluppo di modelli di valutazione della vulnerabilità sismica; la gestione dell’emergenza e della ricostruzione.
L’esperienza ed i risultati della visita saranno condivisi con il pubblico attraverso un blog, una serie di filmati e report fotografici.
La University College of London, che conta oltre 40.000 fra studenti, ricercatori e docenti, è considerata una delle cinque migliori università britanniche e diverse agenzie internazionali la classificano fra le 10 migliori università al mondo.
Mister Fabrizio Castori testimonial di “Insieme per rinascere”, primo torneo di calcio organizzato dall’associazione La terra trema noi no con la partecipazione di 14 squadre del cratere delle 4 regioni colpite dal terremoto. La finale si giocherà alle ore 16 di domenica 3 settembre,presso gli impianti sportivi di Camerino in località Le Calvie, anticipata sabato 2 settembre da una serata spettacolo a ingresso libero nella cornice della Piscina comunale di Camerino che vedrà tra i protagonisti a partire dalle ore 21.30, la live Band di “Amici”di Francesco Capodacqua e lo spassoso cabaret di Lando e Dino. Ingresso ad offerta per la partita finale di domenica a beneficio dell’asilo nido comunale di Camerino. La presentazione dell’evento è avvenuta nel corso di una conferenza stampa condotta da Marco Moscatelli, alla quale hanno preso parte il sindaco Pasqui, il rettore eletto Pettinari, l’allenatore Castori, l’imprenditore Canil presidente del Matelica, Camillozzi del consiglio direttivo dell’associazione organizzatrice e, in rappresentanza rispettivamente del Cus Camerino e del Contram, Cambriani e Pollicelli.
Nelle due giornate saranno tanti i protagonisti in campo per dare vita ad un torneo di triangolari che vedrà il suo inizio la mattina di sabato 2 settembre per proseguire fino alla finale pomeridiana di domenica. Hanno risposto sì all’invito Montereale, Cittareale, Norcia, Cittaducale, 4 Castelli Valnerina, Muccia, Visso, Folgore Catelraimondo, Fabiani Matelica, Comunanza, Camerino, Sarnano, Pievebovigliana e una rappresentanza di allenatori marchigiani come lo stesso Fabrizio Castori che vestirà i panni di speaker e presentatore ufficiale. In attesa di conferma la molto probabile presenza di Giacomo “Jack” Bonaventura, centrocampista del Milan e della nazionale italiana. “ lo sport- ha detto il sindaco- è esempio di energia ed espressione di forza quella che ci dà il coraggio di andare avanti e di guardare al futuro. La terra trema noi no è lo slogan che tutti portiamo avanti per dire che ci siamo, che il timone è ben saldo e tutti insieme stiamo lavorando per far rinascere questa terra”. “-Il terremoto ha unito ancora di più le persone ed esaltato il loro attaccamento al territorio- ha dichiarato Castori dicendosi onorato nel fare da testimonial all’evento- Soffrire e ripartire è nel dna della gente marchigiana non abituata a piangersi addosso ma a stringere i denti”. Ha espresso compiacimento per l’iniziativa anche il rettore eletto Pettinari:
“ La sfida si vince solo se si procede insieme.- ha sottolineato - Solo con l’impegno di tutti e superando le barriere, ce la possiamo fare. Calcio e sport sono importanti elementi di aggregazione e, quando fatto in maniera sana e leale è da prendere da esempio anche dai rappresentanti delle istituzioni”. Da parte sua l’imprenditore dell’azienda Fidea Canil, presidente del Matelica calcio ha evidenziato che “ pochi hanno fatto qualcosa e davvero poco è stato fatto per questo territorio. Come presidente di una squadra di calcio ho grande piacere a partecipare e, anche come azienda , ho deciso di dare un piccolo contributo per la ripartenza”.
Anche Contram ha deciso di esserci in maniera concreta e di sposare l’idea; a confermare l’impegno l’avv. Pollicelli seguito dall’intervento di Cambriani del Cus Camerino i cui impianti saranno sede ufficiale della manifestazione. “ Costruiti tra gli anni 80 e 90- ha ricordato- i nostri impianti sono stata la salvezza nel dramma del sisma, trasformandosi già dalla sera del 26 ottobre in punto di accoglienza per la popolazione ed eliminando il passaggio della costruzione di tendopoli. La presenza di strutture all’avanguardia e di studenti che hanno continuato e continuano a praticarvi sport, insieme all’iniziativa dei prossimi 2 e 3 settembre, dve servire a far capire che i nostri ragazzi possono continuare a fare sport in questo bellissimo territorio. Insieme si può fare qui”. Da Diego Camillozzi, rappresentante dell’associazione organizzatrice “ La terra trema noi no”, l’invito a partecipare numerosi nelle due giornate che riuniranno 14 squadre delle quattro regioni di Marche, Abruzzo, Lazio e Umbria e alla serata spettacolo di sabato 2 settembre presso la piscina comunale.
Tra gli ospiti della domenica è atteso anche il sindaco di Amatrice Pirozzi.
Lutto a Camerino. All’età di 68 anni si è spento il maestro Nazzareno Morosi. Un male inesorabile con il quale conviveva da tempo, ha stroncato la sua cara esistenza Laureatosi al conservatorio di Pesaro, Nazzareno Morosi con la moglie Francesca viveva a Cingoli dove insegnava musica presso la scuola media locale. Figlio del compianto maestro Mario, pietra miliare della musica camerte, insieme a lui negli anni ’60 aveva fondato due gruppi musicali di successo; con “ I Duchi “ prima e con “ Gli Uragani” successivamente, aveva riempito tante piazze e teatri delle Marche, segnando, assieme al padre Mario la storia musicale della città in ogni stagione. Celebri e indimenticabili le esibizioni al Pino Argentato e alla Rocca, come l’accompagnamento a tutti i recital musicali organizzati dalla sezione cittadina della Croce Rossa Italiana al teatro Marchetti e al cine teatro Betti. Numerosi i concerti, gli appuntamenti canori e gli spettacoli che hanno visto Nazzareno protagonista in prima fila anche a Cingoli e sempre nell'intento di promuovere la cultura musicale tra le nuove generazioni.
Tante le tournèè del complesso de” Gli Uragani” che potè vantare anche l’incisione di un 33 giri dal titolo “ Io, noi a Camerino” che racchiude le reinterpretazioni di brani famosi e i due pezzi storici del complesso “ Va serenata” e “ Son Rimaste le rose” interpretate da Vittorio Rosati. Nella loro longeva carriera, Gli Uragani si sono ininterrottamente dedicati ad un gran numero di esibizioni dal vivo nelle più svariate occasioni arrivando a condividere il palco con artisti di fama come Bobby Solo, Jimmy Fontana, Nilla Pizzi
Molti dei camerinesi nati negli anni 60, piangono la dipartita di una delle figure di riferimento della loro infanzia. La condivisione della passione di famiglia per la musica, l’amore e la dedizione di Mario e Nazzareno, sono riusciti a contagiare e avvicinare al canto e al suono di uno strumento tanti giovani. La storia del gruppo musicale nato nel 1963, corredata da foto e ricordi musicali era stata rievocata nel corso di una serata spettacolo il 29 dicembre del 2009 al Marchetti. Nel passato di Nazzareno Morosi anche la conduzione di diversi programmi d’intrattenimento su Radio Camerino Uno, il cui staff si unisce al dolore dei familiari, esprimendo le più sentite condoglianze in particolare alla signora Francesca e al figlio Federico anche lui eccellente musicista diplomato al conservatorio. Domani a Cingoli l’ultimo saluto.
Due fotolibri per raccontare il dramma del sisma attraverso i volti delle persone e la bellezza dei luoghi feriti. Scopo delle due pubblicazioni, rispettivamente intitolate “ Mai +- Sisma del centro Itala tra volti e macerie” e “ Camerino la bellezza in tasca “, quello di raccogliere fondi per sostenere la ricostruzione e il futuro delle comunità colpite dal sisma, con nla ferma volontà di ricominciare.

Sono stati gli stessi ideatori a spiegare contenuto e finalità delle due pubblicazioni, nel corso della serata di presentazione avvenuta lo scorso giovedì 24 agosto, presso la libreria Binario Zero di San Severino Marche. Autore della pubblicazione “ Mai + “ è il fotoreporter marchigiano Claudio Colotti. Attraverso un percorso di documentazione, lo street photographer ha voluto raccontare il dramma di chi ha perso tutto. “ Dietro al mio lavoro - ha spiegato- c’è la volontà di raccogliere fondi a favore delle comunità di Pieve Torina, Visso e Ussita, ma anche restituire voci e volti alle persone coinvolte e colpite dal terremoto”. Il suo fotolibro inizia con uno scatto realizzato la mattina del 27 ottobre 2016 a Pieve Torina. La foto ritrae Tarcisio, l’ottantaseienne barista storico del paese. “ Quella mattina- ha raccontato Colotti- mi ritrovai in mezzo ad un paese che si apprestava alla desertificazione. I commercianti stavano riempiendo furgoni e auto delle loro merci e beni, in procinto di lasciare il centro dell’entroterra. Alla fine, Tarcisio era l’unica persona rimasta nella piazzetta; era addolorato e smarrito ma non voleva lasciare il bar. Mi colpirono le sue parole: “ A questa attività ho dedicato tutta la mia vita, qui sono nato e cresciuto e non me ne voglio andare. Qui voglio continuare a vivere” Sentita quella frase mi è venuto naturale alzare la fotocamera e scattare in bianco e nero, senza badare all’estetica.

Tornando a casa ho rivisto quella faccia piena di rughe e di dignità; un uomo e la sua storia, occhi lucidi e grande determinazione a non mollare. Contestualmente ho notato che i telegiornali non riuscivano a trasferire appieno quello che stava accadendo nella provincia di Macerata, ed è da lì che è partita l’idea di riuscire a raccontare il sisma attraverso un punto di vista differente dalla narrazione classica. Dove c’è stata distruzione e vittime il racconto è avvenuto attraverso le immagini di soccorritori che scavavano, ma nella zona del maceratese il sisma ha provocato ferite molto profonde, capaci di lacerare gli animi. Nel mio lavoro ho voluto dunque raccontare le ferite psicologiche delle persone private delle loro radici, della gente scaraventata lontano centinaia di chilometri da casa e dai loro territori. E’ questo il senso generale che ho voluto dare, nel tentativo di ridare voce e dignità a quelle persone invisibili sui media. Nonostante non vi siano state vittime, il numero dei cittadini e degli anziani che hanno dovuto abbandonare l’entroterra ha proporzioni impressionanti; hanno subito dalla natura un torto gravissimo che li ha privati della possibilità di restare laddove sono le loro radici e i loro ricordi, ridimensionando pesantemente la qualità della loro vita. A distanza di sei mesi mi è capitato di rivedere una donna anziana che avevo fotografato ad Ussita all’indomani delle prime scosse; avevo ritratto le sue lacrime, la sua assoluta disperazione; uscendo di casa era riuscita a portar via solo una busta di plastica contenente poche cose. Dopo sei mesi l’ho ritrovata in un appartamento di Porto Recanati, strappata dalle abitudini e da quelle che erano le relazioni quotidiane del suo paesino di montagna. Obiettivo del mio fotoreportage è restituire qualcosa in termini sociali” Ogni foto è corredata dalle dichiarazioni fedeli e virgolettate della gente e. all’interno del viaggio, durato oltre due mesi tra Marche e Abruzzo, Claudio Colottti ha cercato di restituire la complessità degli effetti del sisma, che in molti casi ha significato l’annullamento di ogni relazione. Le immagini ritraggono anziani e bambini, scovati laddove erano potuti restare: centri di accoglienza allestiti dai comuni, alberghi e strutture ricettive, camper sotto la neve o la tragedia di Ricopiano. “ Il titolo del mio libro “ Ma +” sottintende un auspicio e un monìto a far sì che la ricostruzione avvenga secondo tutti i crismi e con tutte le responsabilità per fare in modo che il dramma di un territorio patrimonio di cultura, di relazioni sociali e di economia, non abbia a ripetersi più”. Pubblicate sulla pagina Instagram dello street photographer che passa le sue giornate a immortalare e raccontare la vita reale delle persone, le immagini sono state notate da un fotografo di Milano che ha consigliato il passaggio da una dimensione virtuale, alla reale. A quel punto, l’associazione culturale Marche Best Way di Civitanova Marche, tramite lo sponsor IPR, ha voluto finanziare il progetto. Seicento cinquanta foto libri hanno visto la stampa e, attraverso la vendita, l’obiettivo è cercare di raccogliere fondi per i comuni di Pieve Torina, Visso e Ussita.” Sono i tre centri colpiti dal sima dove ho incontrato la maggior parte delle persone con le quali mantengo legami di amicizia e affetto.- ha sottolineato - E’ il mio modo di sdebitarmi per l’accoglienza da loro ricevuta, nell’invadere le loro intimità senza preavviso, con l’intento di cogliere la realtà del dramma vissuto”. La particolarità del libro è che volutamente non è stato rilegato” Una formula che ci ha permesso di ridurre i costi di produzione ma anche la volontà di evocare simbolicamente la precarietà di un oggetto sottoposto ad un sisma; è un libro di cartelle sfuse tenute insieme da due elastici; un qualcosa che può essere smembrato e ricomposto con la volontà delle mani dell’uomo. L’assenza di rilegatura impone anche una visione non superficiale: per essere sfogliato scheda per scheda il libro deve essere appoggiato su un tavolo e l’idea è quella di dare un respiro lento e profondo ad un lavoro sviluppatosi lentamente e in profondità, con l’ardire di raccontare gli effetti psicologici del sisma, e, non solo quelli più materiali legati alla distruzione delle costruzioni e dei monumenti “.
Diversa l’impostazione del libro “Camerino la bellezza in tasca”che ritrae il prezioso patrimonio di una città che le scosse hanno reso insicura, sfregiandola e trasformandola completamente. “Non a caso- ha spiegato Antonella Chiucchiuini, alla quale si deve il coordinamento del progetto - la scelta è stata quella di relegare all’ultima pagina della pubblicazione le immagini più delicate della devastazione . “La città ferita ha bisogno di cantare la sua bellezza per una forma di risarcimento morale, in attesa di quello materiale, ma anche di ammonire, per dire che è qui che vogliamo ritornare a vivere, nelle condizioni di prima”. La camerinese Antonella Chiucchiuini che vive e lavora in Svizzera, ha ripercorso la partenza di un progetto nato quasi per caso : “Ero ripartita da Camerino il 24 ottobre. Dopo le scosse, nel tentativo di rintracciare familiari e amici,.sono stati i social il mio collegamento quotidiano La gente pubblicava foto della distruzione ma anche della Camerino com’era, quasi a cancellare, fuggendo dalla città, l’impressione negativa della devastazione, attaccandosi ai ricordi belli del vissuto. Il suggerimento di queste forti sensazioni hanno portatoal fotolibro, che raccoglie il contributo di più fotografi. Responsabile del progetto grafico è John Grain; Francesco Nobili ne ha curato l’impaginazione, Maurizio Sabbieti le didascalie, Kirsty Seymour-Ure la traduzione in inglese, Giuseppe De Rosa la correzione delle bozze. Corredano la pubblicazione i testi di Nassima Alloueche, Antonella Chiucchiuini, Luciano Birocco, Paolo Cocchia, Elisabetta e Sabrina Conocchioli, Giuseppe De Rosa, Giulia De Santis. “ Le immagini e i testi, vogliono essere un aiuto a non perdere la speranza e a darci il coraggio di ricostruire nonostante le difficoltà, con l’augurio di ritrovarci presto, di nuovo a passeggiare per le vie del centro . I guadagni ottenuti attraverso la vendita del fotolibro, saranno destinati all’associazione Raffaello per il progetto “ Uno spazio per crescere”, finalizzato alla costruzione de “ Le aule di Raffaello” e per altri progetti per l’emergenza e la ricostruzione post- terremoto a Camerino.
Carla Campetella
“Incroci di vite e di terre”. Dalla solidarietà degli Scout di Gemona una speranza per il futuro
26 Ago 2017Una vivace festa comunitaria, domenica 13 agosto, ha concluso a Gemona del Friuli l’esperienza di scambio di esperienze e conoscenze tra il gruppo scout locale, il gemellato gruppo Scout di Camerino e il Clan di Matelica Guardare al futuro con speranza e coraggio la sintesi delle intense giornate di confronto, vissute tra diverse realtà regionali. A quarant’anni dal terremoto del 1976 e nel ricordo comune di tristi situazioni vissute, il Gruppo Scout di Gemona ha deciso di dar vita ad un grande progetto di solidarietà. Donare un servizio, (così come era stato fatto per il Friuli all’indomani del terremoto,
quando un consistente numero di scout diede il suo prezioso apporto nell’emergenza) la scintilla che ha innescato “Incroci di vite e di terre”, progetto che nello spirito dell’accoglienza e della solidarietà, ha riunito diverse comunità. Arrivati il 6 agosto a Gemona, l’intero gruppo Scout di Camerino e il Clan di Matelica, hanno potuto sperimentare la fratellanza, condividendo pensieri ed esperienze. Un abbraccio solidale quello del Gruppo Scout di Gemona che un mese prima aveva ospitato anche il Gruppo Scout di Gubbio; incontri e giochi hanno permesso ai ragazzi di Camerino e Matelica di conoscere le realtà di paesi che dalla caparbietà e dal grande coraggio, sono riusciti a trarre motivo di rinascita, dopo una devastante calamità. Nello scenario dello splendido territorio friulano, parte attiva del confronto, anche numerosi genitori dettisi positivamente colpiti dalla capacità di reazione di un popolo forte e combattivo. Condivisione e dialogo possono davvero aprire a nuove vie, stimolando ad avere fiducia.
“Abbiamo sentito il calore dell’accoglienza che ci ha donato grande speranza, –sottolinea la camerinese Gisella Claudi- E’ stato il modo per vedere che esiste un futuro, che la ricostruzione c’è e che ad essa possono partecipare gli abitanti, scegliendo come la desiderano.. Le occasioni di dialogo e i posti visitati, ci hanno fatto percepire la forte volontà fattiva del popolo friulano; l’hanno dimostrata nell’emergenza, subito dopo il sisma del maggio 1976, quando in poco tempo sono riusciti a rientrare nelle loro abitazioni, e ancora, pochi mesi dopo, quando le scosse di settembre, hanno significato l’esodo anche per loro. I friulani si sono trovati a vivere la stessa nostra paura di disgregazione delle comunità, l’angoscia di non poter più ritrovare il paese e la gente che avevano lasciato. Con le stesse nostre difficoltà, sono riusciti a rimboccarsi le maniche, partecipando attivamente alla ricostruzione. Quello che mi ha davvero colpito- aggiunge– è che le due parole vicine nel loro slogan erano “ricostruzione e sviluppo”, per avere un Friuli migliore di quello che era prima”. Oltre ad aver visitato Gemona, i genitori degli Scout di Camerino e Matelica hanno potuto rendersi conto del diverso metodo di ricostruzione adottato per Venzone.
“ Gemona- spiega Gisella Claudi - ha puntato sulla velocità. Gli abitanti hanno chiesto di poter ricostruire subìto le loro case in un luogo diverso dal centro cittadino. Il risultato è stata la costruzione di tante villette a due piani e una città che si è estesa a valle, anche se la comunità, ne è uscita un po’ disgregata Per la città medievale di Venzone, dichiarata Patrimonio dell’Umanità prima del terremoto del 1976 e interamente fotografata, gli abitanti con coraggio, hanno invece scelto una ricostruzione più lunga. Appoggiati dagli Stati europei ( e in particolare dalla Germania che aveva vissuto le grandi distruzioni della seconda Guerra mondiale), nell’idea che ogni singola pietra dovesse essere rimessa al suo posto, per cinque anni le hanno catalogate una per una. Un tempo più lungo per la ricostruzione ma quella di oggi è la stessa città di prima. Considerata la similitudine con certe zone danneggiate di Camerino, ne siamo rimasti colpiti, interrogandoci anche su quale tipo di ricostruzione attuare nella nostra città. Quello che ci è sembrato davvero molto significativo, è che la popolazione abbia potuto partecipare attivamente alle scelte da prendere e alla ricostruzione. Gente propositiva, gente reattiva che ha saputo fare; di certo, come ci hanno raccontato, non sono mancate le discussioni anche accese, ma questa modalità ha fatto sì che contassero responsabilità e impegno da parte di tutti, per un risultato finale il cui merito si estende dalle istituzioni fino all’ultimo degli abitanti”. È una terra ancora profondamente segnata quella nella quale hanno fatto ritorno giovani e adulti marchigiani, eppure il legame con la regione che generosamente li ha accolti è un qualcosa che rafforza. Dai friulani anche un positivo stimolo ad organizzarsi, a partire dalle associazioni, in modo tale da costituire un “comitato” di gente propositiva e attiva nella ricostruzione. “ Sulla scia di questa costruttiva esperienza- conclude Gisella Claudi- a Camerino ci stiamo adoperando, proprio al fine di attivare un dialogo produttivo con la popolazione. Un segnale necessario, per ricostruire e riaggregare la comunità”.
Continuano le attività di controllo per rintracciare e verificare i prodotti potenzialmente inquinati dal Fipronil. Contemporaneamente stanno arrivando i risultati delle analisi sugli ulteriori campionamenti effettuati dai Servizi Veterinari dell’ASUR Marche in collaborazione con il Comando Regionale del NAS. Una positività è stata rilevata su campionamento uova in un impianto di produzione di pasta fresca di Civitanova Marche. L’istituto zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche che ha rilevato la contaminazione ha comunicato che la quantità di Fipronil presente nelle uova campionate è pari a 0,033 mg/kg.
Anche in questo caso il valore è ben al di sotto del limite di tossicità acuta (0,72 mg/kg).
Le attività svolte hanno messo in evidenza che le uova provengono da un centro di imballaggio con annesso allevamento di Castelfidardo. Questo centro di imballaggio, avendo ricevuto uova dalla azienda di Ostra Vetere (primo allevamento marchigiano coinvolto nell’allerta), ha già provveduto volontariamente, sia al blocco della commercializzazione delle uova in deposito, che al ritiro di quelle commercializzate. L’Autorità competente locale ha provveduto comunque ad emanare un provvedimento di blocco della commercializzazione.
Allarme a Macerata nell'Isola Ecologica di Fontescodella per il ritrovamento da parte degli addetti del Cosmari di una bomba a mano all'interno di un cassonetto. Immediatamente sono stati allertati i carabinieri che hanno disposto la chiusura dell'impianto in attesa dell'arrivo degli artificieri che hanno provveduto a mettere in sicurezza l'ordigno. Fortunatamente alla bomba a mano era stato tolto l'innesco da parte di colui che se ne era liberato per cui l'ordigno non era in grado di esplodere. Così i carabinieri, che stanno conducendo le indagini per l'individuazione del responsabile, hanno dato il via libera alla riapertura dell'Isola Ecologica.
Il cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, è arrivato puntuale alle 9 di giovedì 31 agosto all’eremo del Beato Rizzerio a Muccia, a 730 metri di altezza, nella casa che accoglie gli sfollati del sisma, costruita sulla tomba di uno dei più stretti compagni di san Francesco. Il presidente della Cei si è intrattenuto fraternamente con gli ospiti e con le autorità, all’esterno della casa, prima dell’incontro ufficiale. «Essere vicini a chi soffre, rendersi conto di persona e concretamente – ha detto il cardinale Bassetti all’arrivo ai microfoni di Radio C1 in Blu che segue in diretta la giornata - quando si parla con chi è stato sotto le macerie, quando ti parla chi ha perso tutto è diverso da sentire dai mezzi di informazione. È importante che noi pastori della Chiesa abbiamo questi contatti diretti con cui soffre, le conseguenze del terremoto colpiscono gli affetti, i ricordi più cari della vita, rischiano di cancellare le tradizioni delle comunità. Il sisma causa tanti problemi e rendersi conto di persona è fondamentale». Il cardinale ha invitato a mantenersi saldi nella speranza: «Se vediamo solo con gli occhi del provvisorio, intristiamo tutti e non troviamo la forza di ricostruire. La speranza è l’oggi che ci aiuta a costruire».
(don Gianni Fabbrizi vicario della vicaria di Pieve Torina e parroco di Muccia, il cardinale Bassetti e il vescovo Francesco Giovanni Brugnaro all’eremo del Beato Rizzerio a Muccia)

Accompagnato dall’arcivescovo di Camerino-San Severino Francesco Giovanni Brugnaro, il cardinale in mattinata andrà per una breve visita a Pievetorina, dove sono state assegnate le casette, e poi si fermerà a Visso, dove la ricostruzione è ancora molto lontana e la quasi totalità della popolazione è sfollata nelle città di mare.
A Muccia dove case e attività sono state fortemente danneggiate dal sisma per oltre il 90%, il sindaco Mario Baroni invita a riprendere velocemente la vita di tutti i giorni per non far disamorare le persone al loro paese anche se “i tempi sono ancora incerti, abbiamo riaperto scuole elementari e materne poco dopo le prime scosse, da parte degli amministratori c’è il massimo impegno per far riprendere più velocemente possibile”. Sfollato all’eremo, il sindaco Baroni ha accolto e ringraziato il cardinale per la visita ed ha salutato il prefetto di Macerata Roberta Preziotti che ha preso parte a questa “manifestazione di vicinanza della Chiesa” e che ha condiviso questa necessità di «sentirsi uniti ai fedeli vedendo direttamente ciò di cui questo territorio ha bisogno e che non deve essere dimenticato».
(Il Prefetto di Macerata Roberta Preziotti accanto al vicario della diocesi mons. Nello Tranzocchi)

A Pieve Torina il sindaco Alessandro Gentilucci ha offerto un dono simbolico al presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, che lo ha accettato come ricordo dell’accoglienza che ha ricevuto, pur nelle difficoltà, ed ha commentato ricordando la somiglianza tra le Marche e l’Umbria, regioni piccole dove ci si sente più solidali e vicini. “Una visita emozionante, ricca di contenuti e di umanità – ha detto il sindaco Gentilucci - a nome della comunità esprimo commossa gratitudine al cardinale Bassetti e all’arcivescovo Brugnaro per questo interessamento che va ben oltre una visita di cortesia, nell’ottica di un nuovo percorso ecclesiale che stiamo vivendo”.
Da Pieve Torina il trasferimento a Visso dove il cardinale è stato accolto dal sindaco Giuliano Pazzaglini, dal vicesindaco Gian Luigi Spiganti Maurizi, dal comandante della Stazione dei Carabinieri e dalla popolazione. «Qualcuno potrebbe scegliere di non tornare, per motivi diversi – ha detto preoccupato il sindaco - almeno due anni serviranno per stabilizzare la situazione anche se le scuole saranno riaperte il 15 settembre. Attendo risposte per la collettività di Visso e non solo, nei comuni distrutti servono subito notizie certe».
Il cardinale Bassetti si è fermato in visita all’azienda Svila srl (fondata nel 1974) a Visso che ha aumentato il numero di dipendenti e il fatturato nonostante le forti difficoltà: in venticinque giorni è stata riallestita la fabbrica e i lavoratori non si sono tirati indietro perché la continuità del lavoro ha permesso loro di affrontare gli altri disagi e così è stata garantita la produzione alimentare. Maurizio Crea, amministratore delegato, dopo la visita del Cardinale ha commentato con Mario Staffolani per Radio C1 InBlu: “i dipendenti sono al centro dell’azienda, il terremoto è stato affrontato con forza grazie all’unità di tutto il personale. La grande famiglia Silva non si è mai fermata ed anzi è stato velocizzato quello che era stato programmato».
(L'arrivo del cardinale Bassetti a Visso accolto dal sindaco Pazzaglini)

Cuore della mattinata la visita in Piazza Cavour, cuore pulsante della città di Camerino, dove il presidente della CEI è stato ricevuto all'interno della zona rossa dal sindaco Gianluca Pasqui e dal rettore di Unicam Claudio Pettinari. Il primo cittadino ha espresso il benvenuto al cardinale Bassetti che ha dimostrato la vicinanza umana e la speranza di vedere presto la città riprendere. Il sindaco ha ricordato le difficoltà della gestione attuale e il fatto che non ci sono più momenti di incontro nei luoghi della città: «è da ricostruire lo strato sociale – così il Sindaco - le istituzioni e i cittadini stanno lavorando verso lo stesso obiettivo e sono i valori dei quali ciascuno è portatore che permettono di guardare avanti superando le divisioni.»
«Le parole del cardinale ci hanno dato forza – ha detto il rettore Claudio Pettinari - ci sarà ancora molto da fare, desideriamo partire dai giovani, dai bambini e lo faremo insieme al comune e all’arcidiocesi: l’Università di Camerino è pronta per passare dalla fase delle parole alla fase dei progetti e delle azioni».
«I sacerdoti che sono qui hanno visto tante storie e tanta fatica – le parole dell’arcivescovo Francesco Giovanni - in questa piazza dove ci sono l’università, la cattedrale, la casa del vescovo e il mercato, il centro e il cuore della diocesi. Grazie al Cardinale che ha desiderato conoscere la nostra situazione e che ci aiuta a renderla nota, non perché cerchiamo la pubblicità, ma perché noi, che ora siamo poveri, abbiamo bisogno di aiuti e spero che ogni realtà possa condividere».
«Desidero comunicarvi la speranza che viene anche dalla mia esperienza con tanti terremoti - ha concluso il cardinale Bassetti - a prete giovane sono stato anche volontario tra i terremotati dal Friuli e sia lì sia in altre occasioni simili la rinascita è sempre stata convinta. Ai vicari foranei, che mi hanno spiegato quello che stanno facendo, e ai sacerdoti di questa diocesi esprimo il mio grazie con tutto il cuore. Ripartire dalla scuola materna è un modo di aggregare le famiglie e la gente così avendo modo di rivedersi con continuità, sente qualcosa di suo. Stiamo ora nel sepolcro, questo momento è come un Golgota per tanti, ma sono sicuro che questo territorio risorgerà».
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Il Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve e Presidente della C.E.I. (Conferenza Episcopale Italiana) è in visita nel territorio della Diocesi di Camerino – San Severino Marche.
Il Cardinale è stato accolto a Muccia, presso l'Eremo del Beato Rizerio, dall'Arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro che lo accompagnerà poi a visitare alcuni dei luoghi martoriati dal sisma dello scorso ottobre.
Il Presidente della C.E.I. proseguirà la sua visita a Pieve Torina, sarà così a Visso, Camerino, San Severino Marche prima di partire alla volta di Tolentino e Macerata dove in Piazza della Libertà presiederà la messa in onore del patrono San Giuliano.
Nel corso della giornata il presule saluterà anche i sindaci, le forze dell'ordine e si tratterrà con i sacerdoti e i fedeli dell'arcidiocesi camerte - settempedana. “Una visita che, secondo il desiderio del Cardinale Bassetti, non avrà il carattere della formalità, ma quello della cordialità della premura – le parole dell'arcivescovo Francesco Giovanni – per condividere le nostre preoccupazioni e conoscere da vicino quello che è avvenuto nel nostro territorio che, pur non avendo avuto morti e feriti, di fatto ha avuto grandi sofferenze in distruzioni, sfollati, perdita del patrimonio storico – artistico - architettonico, dispersione di comunità. Attraverso la presenza del Cardinale Bassetti faremo conoscere più da vicino alla Conferenza Episcopale Italiana la nostra situazione e faremo giungere a Papa Francesco il nostro ringraziamento per l'attenzione che ha avuto fino ad ora e ci aiuti a fare in modo che la nostra speranza diventi una realtà buona, positiva, possibile”.
Le significative scosse di terremoto che, lo scorso 25 agosto, hanno avuto come epicentro la montagna di Santa Maria Maddalena, crocevia di un territorio ricompreso nei comuni di Caldarola, Cessapalombo, Camporotondo di Fiastrone, Belforte del Chienti, Serrapetrona, Valfornace, sono frutto, secondo il parere del geologo di Unicam Emanuele Tondi, studioso di terremoti e conoscitore del territorio per essere anche sindaco di Camportondo di Fiastrone, di uno "sciame sismico analogo a quello verificatosi nel 1936 che sul costruito dell’epoca - sono parole di Tondi" provocò danni simili o leggermente minori di quelli generati dai terremoti di fine ottobre 2016". Sull'argomento, stavolta sotto il profilo storico, è tornato Mauro Capenti, ex primo cittadino di Caldarola e profondo conoscitore della storia locale.
"Stando alle cronache del periodo - così Capenti - la sequenza sismica iniziò nel 1922 con una scossa di terremoto di magnitudo 5.0 della scala Richter, almeno secondo le stime. Il terremoto che, invece, viene ricondotto alla cosiddetta faglia di Caldarola iniziò il 12 settembre 1936 ed ebbe il suo apice il 9 dicembre dello stesso anno, terminando con un'altra forte scossa il 17 gennaio 1937, giorno di S. Antonio.
( nella foto si può notare l'epicentro del terremoto, che presumibilmente è sulla stessa faglia del 1936 )

L'intensità fu stimata intorno al 7° grado della scala Mercalli, all'incirca corrispondente ad un 4.8 della Richter. In seguito a tale terremoto Caldarola fu classificato come comune a rischio sismico di secondo grado. Il sisma provocò un gran numero di sfollati che, costretti ad abbandonare le case danneggiate del centro storico, furono alloggiati in una sorta di baraccopoli istituita presso il Campo della Fiera, dove rimasero molti mesi. Anche il monastero di Santa Caterina, annesso al Castello Pallotta, fu danneggiato, così come le chiese del paese e diverse facciate dei palazzi che insistono sulla piazza e lungo il corso. Ci furono anche conseguenze dal punto di vista dello spopolamento con molte famiglie di artigiani che, persa la possibilità di lavorare nel paese di origine, si trasferirono a Tolentino dove i discendenti vivono ancora".
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Dopo la scossa che nelle prime ore del mattino ha svegliato di soprassalto gli abitanti di Caldarola e dei comuni limitrofi la terra è tornata ancora a tremare nel pomeriggio. Alle 17.33 un'altra violenta scossa di terremoto di magnitudo 3.5 ha interessato lo stesso epicentro nella zona di Santa Maria Maddalena. Grande spavento fra gli abitanti che sono usciti di casa, mentre il sindaco ha subito attivato la Protezione Civile locale per allestire un dormitorio di emergenza dal momento che in molti hanno già deciso di passare la notte fuori dalla propria abitazione. Secondo il geologo Emanuele Tondi si tratterebbe di uno sciame sismico analogo a quello verificatosi nel 1936 che sul costruito dell’epoca provocò danni simili o leggermente minori di quelli generati dai terremoti di fine ottobre 2016. Ma la gente, stremata da un sisma che sembra non avere fine, continua a vivere nella paura.
Ancora una scossa di terremoto nel maceratese. Alle 5.44 di questo venerdì 25 agosto la terra è tornata a tremare facendo tornare lo spavento tra la popolazione. L'epicentro del sisma è stato localizzato ancora una volta nella zona di S. Maria Maddalena territorio a cavallo fra i comuni di Caldarola, Cessapalombo, Camporotondo di Fiastrone, Belforte del Chienti, Serrapetrona, Valfornace. Secondo i dati forniti dall'INGV il sisma ha avuto ipocentro a 8 chilometri di profondità ed ha avuto una magnitudo di 3.3 della scala Richter. Molte persone sono state svegliate di soprassalto dalla scossa, anche se al momento, nonostante il rinnovarsi della paura, non si segnalano fortunatamente danni agli edifici nè alle persone. Altre due scosse di entità più lieve si sono susseguite a breve distanza di tempo sempre con epicentro nella stessa zona, la più intensa delle quali di magnitudo 2.5.
Precisiamo che non c’è mai stato un vulcano a Caldarola. A Garrufo (tra Caldarola e Camporotondo) ci sono fenomeni geologici, tipo vulcanelli di fango e sinkhole (buche), legati alla circolazione delle acque sotterranee.
Considerazione personale: poiché le accelerazioni al suolo legate ai forti eventi dei mesi scorsi hanno raggiunto quelle massime possibili per l’area, almeno sulla base della Carta di Pericolosità Sismica nazionale, gli edifici attualmente agibili e non danneggiati non devono temere l’occorrenza di eventuali (ma speriamo comunque di no) terremoti generati da piccole faglie locali.
(Nella foto in basso il luogo dell'epicentro zona boschiva. 4 chilometri di distanza dal centro di Caldarola, la località è la zona di Santa Maria Maddalena ).

Una cerimonia toccante quella che si è svolta a Caldarola dove, ad un anno esatto dalla prima scossa di terremoto, è stata inaugurata la rinnovata palestra comunale intitolata a Milena Nardi, già atleta e dirigente del Caldarola volley, che a a causa di un infarto perse la vita in quella tragica notte. Presenti, oltre ai familiari di Milena, la mamma Elodia, la sorella Sabina, il compagno Sergio, l'assessore regionale Angelo Sciapichetti, il presidente della provincia di Macerata Antonio Pettinari, autorità civili e militari. "Come amministrazione abbiamo creduto opportuno intitolare a lei la nostra palestra - le parole del sindaco di Caldarola Luca Giuseppetti - Ho avuto modo, durante gli anni in cui sono stato presidente dell'Unione Sportiva, di collaborare con Milena che svolgeva il ruolo di dirigente responsabile del settore pallavolo. Una persona che ha frequentato molto questa palestra, prima come atleta, poi, appunto, come dirigente. Ed è stato proprio questo il motivo che ci ha spinti a dedicare alla sua memoria questo rinnovato impianto".
"A nome dell'intera famiglia desidero ringraziare il sindaco e tutta la comunità che ha partecipato alla cerimonia nel ricordo di mia sorella - così Sabina Nardi - Milena era una persona speciale che merita questo e molto di più. Credo che da lassù anche lei abbia apprezzato questo gesto. Immagino già il suo sorriso".

Tra i presenti anche Roberto Vagni, ex capitano della Lube Volley,
compagno di mille "avventure" sportive con Milena nel periodo in cui ha allenato la squadra di volley caldarolese. "La palestra - ha dichiarato - è un importantissimo luogo di socializzazione per i giovani che condividono molte esperienze, giocano e si divertono. E' anche un luogo di educazione allo sport e di rispetto delle regole. Tutti valori nei quali anche Milena credeva".

( sotto nella foto a destra la Mamma di Milena Nardi, Elodia )


ggg
