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Rosario itinerante sarnanese 27 maggio - nel centro storico di Sarnano - ultima settimana
28 Mag 2020
Quarta e ultima tappa del Rosario itinerante sarnanese ideato da Don Marcello Squarcia. In questa settimana ci troviamo nel centro storico di Sarnano, nelle vie, nella Chiesa di Santa Maria, nella Pinacoteca comunale e nella Chiesa di San Francesco. Un ringraziamento finale a tutti i partecipanti dei 4 video realizzati in questo mese mariano.
Si accresce l'offerta formativa dell’Università di Camerino: dal prossimo anno accademico sarà attivo il nuovo corso di laurea triennale in “Ambiente e gestione sostenibile delle risorse naturali”. L’innovativo percorso di studi sarà tenuto in lingua italiana ed inserito all’interno dell’offerta formativa della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria e sostituirà il vecchio corso interclasse Geological, Natural and Environmental Science.
Unicam dunque decide di implementare l’investimento culturale e tecnologico sulla sostenibilità ambientale, affiancando il nuovo corso incentrato sulle scienze naturali al corso, anch’esso nuovo, in “Scienze Geologiche e Tecnologie per l’Ambiente”.
“Con questa nuova riorganizzazione – sottolinea il Rettore Unicam Claudio Pettinari – abbiamo voluto caratterizzare ancora di più e rendere più specifici i due percorsi di geologia e scienze naturali, dando così la possibilità agli iscritti di acquisire competenze molto più peculiari e professionalizzanti”.
“Il corso in “Ambiente e gestione sostenibile delle risorse naturali” – evidenzia il prof. Andrea Catorci, docente della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria e responsabile del corso di laurea – è strutturato in due curricula. Il primo, Gestione e Valorizzazione delle Risorse Naturali, è maggiormente incentrato sulle classiche scienze naturali ed ha come obiettivo quello di fornire allo studente le conoscenze di base sui temi della botanica, zoologia ed ecologia abbinati ad una forte acquisizione di capacità pratiche (rilevamento in campo ed analisi dati) finalizzate alla gestione sostenibile degli ecosistemi e alla conservazione della biodiversità. Il secondo, Sostenibilità Ambientale delle Produzioni e Green Economy, ha invece l’obiettivo di formare una figura professionale in grado di affrontare le nuove sfide ambientali e cogliere le opportunità di lavoro della “svolta green” dettata dalle principali economie mondiali e basata sui principi dell’economia circolare, sulla sostenibilità delle produzioni e la qualità degli ambienti rurali ed urbani”.
Nell’ambito del nuovo percorso formativo gli insegnamenti sono organizzati in tre macro-settori principali che nell’insieme affrontano i temi connessi con la sostenibilità dell’uso delle risorse naturali e dell’ambiente antropizzato, che permetteranno allo studente di acquisire un bagaglio di conoscenze spendibile soprattutto nel mondo della green economy e della pianificazione sostenibile delle attività produttive. Sono previsti in particolare un gruppo di discipline di base e caratterizzanti, un gruppo di discipline naturalistico-gestionali, un gruppo di discipline per lo sviluppo sostenibile.
Il nuovo percorso formativo è stato progettato in collaborazione e con il supporto delle principali associazioni ambientaliste italiane, nonché con il contributo di importanti associazioni di categoria quali quelle relative al mondo agricolo, per far sì che il laureato sia immediatamente inserito nel contesto delle problematiche insite nel mondo socio-culturale moderno e nel relativo universo del lavoro.
I laureati triennali avranno inoltre la possibilità di completare la loro formazione iscrivendosi alle Lauree Magistrali UNICAM ed in particolare al corso in Biological Sciences, che tra gli indirizzi presenta anche quello in Biodiversity and Ecosystem management.
C.C.
Unicam dunque decide di implementare l’investimento culturale e tecnologico sulla sostenibilità ambientale, affiancando il nuovo corso incentrato sulle scienze naturali al corso, anch’esso nuovo, in “Scienze Geologiche e Tecnologie per l’Ambiente”.
“Con questa nuova riorganizzazione – sottolinea il Rettore Unicam Claudio Pettinari – abbiamo voluto caratterizzare ancora di più e rendere più specifici i due percorsi di geologia e scienze naturali, dando così la possibilità agli iscritti di acquisire competenze molto più peculiari e professionalizzanti”.
“Il corso in “Ambiente e gestione sostenibile delle risorse naturali” – evidenzia il prof. Andrea Catorci, docente della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria e responsabile del corso di laurea – è strutturato in due curricula. Il primo, Gestione e Valorizzazione delle Risorse Naturali, è maggiormente incentrato sulle classiche scienze naturali ed ha come obiettivo quello di fornire allo studente le conoscenze di base sui temi della botanica, zoologia ed ecologia abbinati ad una forte acquisizione di capacità pratiche (rilevamento in campo ed analisi dati) finalizzate alla gestione sostenibile degli ecosistemi e alla conservazione della biodiversità. Il secondo, Sostenibilità Ambientale delle Produzioni e Green Economy, ha invece l’obiettivo di formare una figura professionale in grado di affrontare le nuove sfide ambientali e cogliere le opportunità di lavoro della “svolta green” dettata dalle principali economie mondiali e basata sui principi dell’economia circolare, sulla sostenibilità delle produzioni e la qualità degli ambienti rurali ed urbani”.
Nell’ambito del nuovo percorso formativo gli insegnamenti sono organizzati in tre macro-settori principali che nell’insieme affrontano i temi connessi con la sostenibilità dell’uso delle risorse naturali e dell’ambiente antropizzato, che permetteranno allo studente di acquisire un bagaglio di conoscenze spendibile soprattutto nel mondo della green economy e della pianificazione sostenibile delle attività produttive. Sono previsti in particolare un gruppo di discipline di base e caratterizzanti, un gruppo di discipline naturalistico-gestionali, un gruppo di discipline per lo sviluppo sostenibile.
Il nuovo percorso formativo è stato progettato in collaborazione e con il supporto delle principali associazioni ambientaliste italiane, nonché con il contributo di importanti associazioni di categoria quali quelle relative al mondo agricolo, per far sì che il laureato sia immediatamente inserito nel contesto delle problematiche insite nel mondo socio-culturale moderno e nel relativo universo del lavoro.
I laureati triennali avranno inoltre la possibilità di completare la loro formazione iscrivendosi alle Lauree Magistrali UNICAM ed in particolare al corso in Biological Sciences, che tra gli indirizzi presenta anche quello in Biodiversity and Ecosystem management.
C.C.
Come spesso accade, le situazioni di difficoltà generano unità. L’emergere di criticità ingenti nell’ambito della Sanità e della formazione post-laurea dei Medici, ha portato alla mobilitazione di migliaia di laureati e alla coalizione di un gran numero di associazioni e gruppi di rappresentanza. In questo contesto si è manifestato un vero e proprio atto di resistenza, che sta coinvolgendo studentesse e studenti, Medici neaobilitati, camici grigi, Medici in formazione specialistica e corsisti di Medicina generale. Tante figure diverse accomunate dalla necessità di una mobilitazione, che ha come tema centrale la riforma della formazione medica. Così è nato il nostro Coordinamento. Quello che non siamo più disposti ad accettare è il persistere, ormai da troppi anni, di una situazione malsana e contraddittoria: la carenza di Medici Specialisti nelle strutture ospedaliere e, contemporaneamente, il blocco del sistema formativo per i laureati in Medicina. Abbiamo visto come la carenza di personale sia un danno per tutta la popolazione: l’emergenza COVID-19 ha scoperchiato un vaso di Pandora che da anni veniva volutamente ignorato dalla politica. Oggi, di colpo, ci accorgiamo degli effetti di tutti i tagli alla Sanità dell’ultimo decennio, pertanto, è necessario ora più che mai rivedere la programmazione del personale sanitario. L’equazione è semplice e immediata: se mancano i Medici, l’intero sistema lavora in un continuo stato di precarietà, rischiando il collasso quando la richiesta di cure è superiore al normale.
I Medici specialisti in ospedale sono pochi, eppure sono tantissimi quelli che restano fuori dalle sue porte, in attesa di proseguire il proprio percorso di formazione. Questi sono i cosiddetti “camici grigi”, Medici neolaureati che sono rimasti esclusi dalle Scuole di Specializzazione e dal corso di Medicina generale per carenza di posti. Negli anni, l’accumulo dei camici grigi ha progressivamente costituito e alimentato il cosiddetto “imbuto formativo”.
Quello che chiediamo è che questo “imbuto formativo” venga annullato, dando la possibilità a tutti i Medici di accedere al percorso post laurea e permettendo, di conseguenza, di rispondere concretamente alla richiesta di personale sanitario negli ospedali e sul territorio. Richiediamo inoltre una revisione della figura dello specializzando che ancora oggi viene visto come un semplice studente quando in realtà è un Medico in formazione: è necessario una modifica del contratto che garantisca più diritti ed una vera e certificata acquisizione delle competenze che ne incentivi l'autonomia e allo stesso tempo garantisca la qualità formativa.
Assistiamo in questi giorni a una tempesta di numeri, spesso svianti, ma quello che è certo è che 4.200 posti in più nelle Scuole di Specializzazione non risolveranno il problema. C’è bisogno di una riforma che includa un rapporto 1:1, un ampliamento della rete formativa, una revisione delle condizioni contrattuali dello specializzando e una valorizzazione della Medicina Territoriale.
La Mobilitazione Permanente che è nata si rivolge non solo ai tanti colleghi rimasti incastrati nell’imbuto formativo, ma alla popolazione intera, perché in ballo non c’è solo il nostro futuro, ma quello del Servizio Sanitario Nazionale.
Il simbolo di questa protesta è una X sulle mascherine e un numero, 29. Infatti, il 29 maggio si terrà un grande atto di resistenza: ci ritroveremo nelle maggiori piazze italiane e lì lasceremo un camice, una scatola di farmaci vuota, oggetti simbolo di una Sanità abbandonata a se stessa. Vogliamo essere i protagonisti del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Vogliamo fare il nostro lavoro da Specialisti e non da Medici precari.
Crediamo che questa battaglia debba essere di tutti e quindi facciamo un appello a tutti i cittadini affinché scendano con noi in piazza il 29. E per chi non lo potrà fare chiediamo di porre il simbolo della rivolta sulla mascherina, oggetto diventato oramai di uso comune.
I Medici specialisti in ospedale sono pochi, eppure sono tantissimi quelli che restano fuori dalle sue porte, in attesa di proseguire il proprio percorso di formazione. Questi sono i cosiddetti “camici grigi”, Medici neolaureati che sono rimasti esclusi dalle Scuole di Specializzazione e dal corso di Medicina generale per carenza di posti. Negli anni, l’accumulo dei camici grigi ha progressivamente costituito e alimentato il cosiddetto “imbuto formativo”.
Quello che chiediamo è che questo “imbuto formativo” venga annullato, dando la possibilità a tutti i Medici di accedere al percorso post laurea e permettendo, di conseguenza, di rispondere concretamente alla richiesta di personale sanitario negli ospedali e sul territorio. Richiediamo inoltre una revisione della figura dello specializzando che ancora oggi viene visto come un semplice studente quando in realtà è un Medico in formazione: è necessario una modifica del contratto che garantisca più diritti ed una vera e certificata acquisizione delle competenze che ne incentivi l'autonomia e allo stesso tempo garantisca la qualità formativa.
Assistiamo in questi giorni a una tempesta di numeri, spesso svianti, ma quello che è certo è che 4.200 posti in più nelle Scuole di Specializzazione non risolveranno il problema. C’è bisogno di una riforma che includa un rapporto 1:1, un ampliamento della rete formativa, una revisione delle condizioni contrattuali dello specializzando e una valorizzazione della Medicina Territoriale.
La Mobilitazione Permanente che è nata si rivolge non solo ai tanti colleghi rimasti incastrati nell’imbuto formativo, ma alla popolazione intera, perché in ballo non c’è solo il nostro futuro, ma quello del Servizio Sanitario Nazionale.
Il simbolo di questa protesta è una X sulle mascherine e un numero, 29. Infatti, il 29 maggio si terrà un grande atto di resistenza: ci ritroveremo nelle maggiori piazze italiane e lì lasceremo un camice, una scatola di farmaci vuota, oggetti simbolo di una Sanità abbandonata a se stessa. Vogliamo essere i protagonisti del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Vogliamo fare il nostro lavoro da Specialisti e non da Medici precari.
Crediamo che questa battaglia debba essere di tutti e quindi facciamo un appello a tutti i cittadini affinché scendano con noi in piazza il 29. E per chi non lo potrà fare chiediamo di porre il simbolo della rivolta sulla mascherina, oggetto diventato oramai di uso comune.
Come era inevitabile, anche la Caritas vicariale di San Severino ha registrato un aumento delle persone bisognose. Questo per cause connesse all’emergenza epidemiologica che ha provocato il lockdown per oltre due mesi. Questo aumento di casi di necessità è stato dovuto non solo alla mancanza di lavoro o al peggioramento di una situazione lavorativa, ma anche ai ritardi da parte del Governo nella liquidazione dei sussidi promessi, come la cassa integrazione o i tristemente famosi 600 euro.
“Da un lato - spiega il responsabile della Caritas settempedana, Novello Frittellini - siamo stati accanto alle persone che seguivamo già prima del virus. Dall’altro lato, abbiamo registrato un aumento del 10-15 per cento di persone (della vicaria di San Severino) che non avevano precedenti rapporti con la Caritas e che sono arrivate a noi per vie diverse: qualcuno era un po’ restio, qualcuno ha avuto un vicino di casa che si è interessato, qualcuno si è rivolto al parroco. Questo peggioramento è ovviamente dovuto alla mancanza di lavoro - aggiunge - o al peggioramento di una situazione lavorativa. C’è anche chi aveva borse di lavoro e che quindi nei due mesi di stop non ha lavorato né percepito nulla, o lavori occasionali o addirittura in nero. Hanno inciso anche i ritardi nella liquidazione dei sussidi di Stato come la cassa integrazione, il famoso sostegno di 600 euro e così via”.
Questo non significa che la situazione a San Severino sia drammatica, questo Frittellini ci tiene a sottolinearlo, ma certo il Covid ha inciso negativamente. La risposta a questi casi è stata fornita tramite aiuti diretti e mirati, come l’acquisto di pacchi alimentari ma anche il pagamento di spese varie, bollette, spese sanitarie e farmaceutiche.
E poi, "si è sentito forte il senso di comunità. Privati e commercianti ci hanno fatto qualche donazione o hanno messo a disposizione qualche prodotto".
g.g.
(Sul prossimo numero de l’Appennino Camerte il servizio completo)
“Da un lato - spiega il responsabile della Caritas settempedana, Novello Frittellini - siamo stati accanto alle persone che seguivamo già prima del virus. Dall’altro lato, abbiamo registrato un aumento del 10-15 per cento di persone (della vicaria di San Severino) che non avevano precedenti rapporti con la Caritas e che sono arrivate a noi per vie diverse: qualcuno era un po’ restio, qualcuno ha avuto un vicino di casa che si è interessato, qualcuno si è rivolto al parroco. Questo peggioramento è ovviamente dovuto alla mancanza di lavoro - aggiunge - o al peggioramento di una situazione lavorativa. C’è anche chi aveva borse di lavoro e che quindi nei due mesi di stop non ha lavorato né percepito nulla, o lavori occasionali o addirittura in nero. Hanno inciso anche i ritardi nella liquidazione dei sussidi di Stato come la cassa integrazione, il famoso sostegno di 600 euro e così via”.
Questo non significa che la situazione a San Severino sia drammatica, questo Frittellini ci tiene a sottolinearlo, ma certo il Covid ha inciso negativamente. La risposta a questi casi è stata fornita tramite aiuti diretti e mirati, come l’acquisto di pacchi alimentari ma anche il pagamento di spese varie, bollette, spese sanitarie e farmaceutiche.
E poi, "si è sentito forte il senso di comunità. Privati e commercianti ci hanno fatto qualche donazione o hanno messo a disposizione qualche prodotto".
g.g.
(Sul prossimo numero de l’Appennino Camerte il servizio completo)
Rimpasto di giunta nell'Unione Montana dei Monti Azzurri.
Dopo le dimissioni dell'assessore Stefania Innamorati di Sarnano si è riunito ieri il consiglio dell’Unione che ha approvato all'unanimità la proposta avanzata dal sindaco di Monte San Martino, Matteo Pompei, ad eleggere Valeriano Ghezzi.
"Ho voluto avviare una raccolta firme tra i sindaci dell'Unione Montana - spiega Pompei - perchè ritengo Valeriano Ghezzi, (per tre mandati sindaco di Monte San Martino di cui oggi è consigliere ndr), la persona più adatta, anche in rappresentanza del nostro paese che è il Comune più a Sud dell'Unione. E' importante per noi avere un nostro rappresentante che è anche molto competente sul territorio.
La proposta - prosegue Pompei - è stata accolta all'unanimità e abbiamo assistito anche a diverse considerazioni positive di alcuni sindaci che conoscevano già Valeriano Ghezzi e ne hanno sottolineato la passione, competenza ed onestà".
GS
Dopo le dimissioni dell'assessore Stefania Innamorati di Sarnano si è riunito ieri il consiglio dell’Unione che ha approvato all'unanimità la proposta avanzata dal sindaco di Monte San Martino, Matteo Pompei, ad eleggere Valeriano Ghezzi.
"Ho voluto avviare una raccolta firme tra i sindaci dell'Unione Montana - spiega Pompei - perchè ritengo Valeriano Ghezzi, (per tre mandati sindaco di Monte San Martino di cui oggi è consigliere ndr), la persona più adatta, anche in rappresentanza del nostro paese che è il Comune più a Sud dell'Unione. E' importante per noi avere un nostro rappresentante che è anche molto competente sul territorio.
La proposta - prosegue Pompei - è stata accolta all'unanimità e abbiamo assistito anche a diverse considerazioni positive di alcuni sindaci che conoscevano già Valeriano Ghezzi e ne hanno sottolineato la passione, competenza ed onestà".
GS
In manette un 58enne. Disoccupato, prendeva il reddito di cittadinanza ma è stato arrestato per detenzione e spaccio di stupefacenti. È successo ieri, quando i Carabinieri della Stazione di Corridonia hanno arrestato l'uomo, di Petriolo.
I militari, appostati nella piazzetta di via Niccolai più volte segnalata per essere frequentata da tossicodipendenti del luogo, hanno visto arrivare un uomo alla guida di una Golf che si avvicinava ad un giovane a cui consegnava un sacchetto di carta ricevendo in cambio una banconota da 50 euro. I Carabinieri, subito intervenuti, hanno trovato nel sacchetto due dosi di marijuana del peso complessivo di 7,5 grammi mentre, nell’abitazione dell'uomo è stata recuperata altra marijuana per un peso totale di quasi 3 chilogrammi che il 58enne custodiva in varie scatole sparse per tutta l’abitazione. Inoltre,all’esterno della casa i Carabinieri hanno trovato altre tre piante coltivate per l’essicazione.
L’uomo è stato pertanto dichiarato in arresto per la vendita e detenzione di sostanza stupefacente e posto ai domiciliari in attesa dell’udienza di convalida, non ancora calendarizzata, mentre la droga, che avrebbe fruttato alcune migliaia di euro, è stata sottoposta a sequestro.
g.g.
I militari, appostati nella piazzetta di via Niccolai più volte segnalata per essere frequentata da tossicodipendenti del luogo, hanno visto arrivare un uomo alla guida di una Golf che si avvicinava ad un giovane a cui consegnava un sacchetto di carta ricevendo in cambio una banconota da 50 euro. I Carabinieri, subito intervenuti, hanno trovato nel sacchetto due dosi di marijuana del peso complessivo di 7,5 grammi mentre, nell’abitazione dell'uomo è stata recuperata altra marijuana per un peso totale di quasi 3 chilogrammi che il 58enne custodiva in varie scatole sparse per tutta l’abitazione. Inoltre,all’esterno della casa i Carabinieri hanno trovato altre tre piante coltivate per l’essicazione.
L’uomo è stato pertanto dichiarato in arresto per la vendita e detenzione di sostanza stupefacente e posto ai domiciliari in attesa dell’udienza di convalida, non ancora calendarizzata, mentre la droga, che avrebbe fruttato alcune migliaia di euro, è stata sottoposta a sequestro.
g.g.
Era il 18 marzo scorso quando Sauro Bruè, medico di Sarnano, aveva reso nota la sua positività al Coronavirus.
Un periodo lungo e difficile per lui e per sua moglie, Carla Palazzo, anche lei contagiata. Un periodo durante il quale è stato sempre il figlio Francesco ad aggiornare, tramite i social, sulle condizioni di salute dei suoi genitori.
Solo questa mattina, con un video per ringraziare quanti sono stati vicini alla famiglia Bruè, Francesco ha annunciato che la situazione si è stabilizzata ed entrambi i genitori, già da tempo, sono negativi al secondo tampone.
A raccontare le difficoltà affrontate nel periodo della malattia è la moglie di Sauro Bruè, che è stata dimessa già da qualche settimana dall'ospedale di Camerino dove era stata ricoverata nella fase acuta.
"Io sono una persona di fede - dice Carla Palazzo - e credo che il Signore ci abbia aiutato molto per superare la malattia. Non ho vissuto questo periodo in maniera drammatica. A livello fisico posso dire che il virus compromette tutto il corpo: non solo i polmoni, ma anche il sistema nervoso, la pelle, l'intestino, il fegato. Tutto il corpo viene debilitato. Anche se sono guarita - spiega - mi stanco ancora molto facilmente. Sono migliorata dalle settimane in cui sono stata dimessa, ma i tempi di ripresa sono lunghi".

Per Sauro Bruè, invece, che nel periodo più grave della malattia era stato ricoverato a Civitanova, bisognerà attendere ancora qualche settimana per il ritorno a casa.
"Mio marito era molto grave - dice la donna - . Aveva la broncopolmonite su entrambi i polmoni. Mio figlio, che parlava con i medici, solo ora mi ha riferito della gravità della situazione. Ha fatto due trasfusioni, è stato molto male. Grazie alle tante persone che hanno pregato è stato un miracolo che ce l'abbia fatta.
Ora si trova al Santo Stefano - dice .- e da una settimana è tornato a muovere gli arti, ma ci vorrà ancora più di un mese per recuperare la forza muscolare che ha perso".
Giulia Sancricca
Un periodo lungo e difficile per lui e per sua moglie, Carla Palazzo, anche lei contagiata. Un periodo durante il quale è stato sempre il figlio Francesco ad aggiornare, tramite i social, sulle condizioni di salute dei suoi genitori.
Solo questa mattina, con un video per ringraziare quanti sono stati vicini alla famiglia Bruè, Francesco ha annunciato che la situazione si è stabilizzata ed entrambi i genitori, già da tempo, sono negativi al secondo tampone.
A raccontare le difficoltà affrontate nel periodo della malattia è la moglie di Sauro Bruè, che è stata dimessa già da qualche settimana dall'ospedale di Camerino dove era stata ricoverata nella fase acuta.
"Io sono una persona di fede - dice Carla Palazzo - e credo che il Signore ci abbia aiutato molto per superare la malattia. Non ho vissuto questo periodo in maniera drammatica. A livello fisico posso dire che il virus compromette tutto il corpo: non solo i polmoni, ma anche il sistema nervoso, la pelle, l'intestino, il fegato. Tutto il corpo viene debilitato. Anche se sono guarita - spiega - mi stanco ancora molto facilmente. Sono migliorata dalle settimane in cui sono stata dimessa, ma i tempi di ripresa sono lunghi".

Per Sauro Bruè, invece, che nel periodo più grave della malattia era stato ricoverato a Civitanova, bisognerà attendere ancora qualche settimana per il ritorno a casa.
"Mio marito era molto grave - dice la donna - . Aveva la broncopolmonite su entrambi i polmoni. Mio figlio, che parlava con i medici, solo ora mi ha riferito della gravità della situazione. Ha fatto due trasfusioni, è stato molto male. Grazie alle tante persone che hanno pregato è stato un miracolo che ce l'abbia fatta.
Ora si trova al Santo Stefano - dice .- e da una settimana è tornato a muovere gli arti, ma ci vorrà ancora più di un mese per recuperare la forza muscolare che ha perso".
Giulia Sancricca
Prosegue la lotta contro lo spaccio di sostanze stupefacenti: intorno a mezzogiorno di ieri i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Macerata hanno arrestato un 22enne nigeriano, già noto alle forze dell’ordine, per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.
I militari, in servizio antidroga in abiti borghesi nelle zone note per essere frequentate da tossicodipendenti del posto, hanno riconosciuto un ragazzo di colore, già noto per precedenti analoghi, mentre sostava in apparente attesa nei giardini Belvedere Sanzio della città.
Subito controllato, il giovane è stato trovato in possesso di 39 dosi di eroina termosaldate in palline di cellophane pronte per essere spacciate e riposte in un calzino da uomo che aveva nascosto tra i rami dell’albero sotto cui si trovava.
Il giovane nigeriano è stato arrestato con udienza di convalida fissata per oggi al Tribunale di Macerata, mentre la droga, che avrebbe fruttato oltre mille euro, è stata sequestrata.
GS
I militari, in servizio antidroga in abiti borghesi nelle zone note per essere frequentate da tossicodipendenti del posto, hanno riconosciuto un ragazzo di colore, già noto per precedenti analoghi, mentre sostava in apparente attesa nei giardini Belvedere Sanzio della città.
Subito controllato, il giovane è stato trovato in possesso di 39 dosi di eroina termosaldate in palline di cellophane pronte per essere spacciate e riposte in un calzino da uomo che aveva nascosto tra i rami dell’albero sotto cui si trovava.
Il giovane nigeriano è stato arrestato con udienza di convalida fissata per oggi al Tribunale di Macerata, mentre la droga, che avrebbe fruttato oltre mille euro, è stata sequestrata.
GS
