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Il Comune di Camerino ha predisposto il progetto definitivo ed esecutivo della strada comunala Caselle-Ponte della Cerasa, una delle arterie principali della città, finanziata con un milione di euro.
Si tratta della strada che conduce all’ospedale della città ducale, dalla provinciale 256, collegando anche agli impianti sportivi in località Le Calvie e la caserma dei vigili del fuoco in località Caselle. L’arteria viaria da anni necessita di importanti lavori. Il primo consistente danno si era verificato, infatti, nel 2012, quando le abbondanti nevicate di quel febbraio provocarono una frana con conseguente distaccamento della sede stradale, in un tratto che è tuttora regolato dal semaforo a senso unico alternato. Nel 2016, poi, il terremoto ha ulteriormente influito sull’aggravarsi delle condizioni al manto stradale rendendolo sconnesso e pieno di avvallamenti. L'ufficio tecnico ha anche affidato la predisposizione della relazione geologica. Si tratta dell'ultimo atto prima che si possa andare a gara per affidare i lavori:
Si tratta della strada che conduce all’ospedale della città ducale, dalla provinciale 256, collegando anche agli impianti sportivi in località Le Calvie e la caserma dei vigili del fuoco in località Caselle. L’arteria viaria da anni necessita di importanti lavori. Il primo consistente danno si era verificato, infatti, nel 2012, quando le abbondanti nevicate di quel febbraio provocarono una frana con conseguente distaccamento della sede stradale, in un tratto che è tuttora regolato dal semaforo a senso unico alternato. Nel 2016, poi, il terremoto ha ulteriormente influito sull’aggravarsi delle condizioni al manto stradale rendendolo sconnesso e pieno di avvallamenti. L'ufficio tecnico ha anche affidato la predisposizione della relazione geologica. Si tratta dell'ultimo atto prima che si possa andare a gara per affidare i lavori:
“Finalmente cominciamo a vedere avvicinarsi la realizzazione dei lavori, dopo che siamo riusciti, in sede di approvazione di CIR, a ottenere dall'USR una cifra maggiore di quella prevista inizialmente, che consente praticamente un intervento per quasi tutta la lunghezza del tratto stradale.
Un'opera importante che i cittadini aspettano da molti anni e che realizzeremo appena trascorsi i tempi tecnici necessari per l'espletamento della procedura di gara – ha spiegato l’assessore ai lavori pubblici Marco Fanelli – Oltre ad essere una strada molto utilizzata dalla cittadinanza, è spesso utilizzata anche da mezzi di soccorso, quindi si tratta di un intervento che era estremamente necessario”.
Un primo ripristino era stato effettuato dall'Unione montana Marca di Camerino, che è risultata assegnataria di fondi regionali, per un intervento di manutenzione straordinaria per il recupero e consolidamento della scarpata in frana, adiacente alla sede stradale fino alla sponda in erosione del fosso sottostante e il ripristino della corsia stradale, per un tratto localizzato lungo il corso del torrente, di lunghezza limitata a venti metri.
c.c
Un'opera importante che i cittadini aspettano da molti anni e che realizzeremo appena trascorsi i tempi tecnici necessari per l'espletamento della procedura di gara – ha spiegato l’assessore ai lavori pubblici Marco Fanelli – Oltre ad essere una strada molto utilizzata dalla cittadinanza, è spesso utilizzata anche da mezzi di soccorso, quindi si tratta di un intervento che era estremamente necessario”.
Un primo ripristino era stato effettuato dall'Unione montana Marca di Camerino, che è risultata assegnataria di fondi regionali, per un intervento di manutenzione straordinaria per il recupero e consolidamento della scarpata in frana, adiacente alla sede stradale fino alla sponda in erosione del fosso sottostante e il ripristino della corsia stradale, per un tratto localizzato lungo il corso del torrente, di lunghezza limitata a venti metri.
c.c
Sulla riapertura degli impianti sciistici prevista per il 15 febbraio prossimo ci sono pareri contrastanti: c'è chi è consapevole che la stagione sia comunque finita e che le temperature non permetteranno comunque di tornare ad usufruire di tutte le piste e chi invece guarda il bicchiere mezzo pieno, sperando comunque in qualche giorno di divertimento sulla neve per far pesare di meno anche le spese da sostenere.
È questa la posizione di Francesco Cangiotti di Bolognola Ski: "Siamo fiduciosi nell'approvazione dei protocolli per partire con la stagione - dice - . La neve si è ridotta, ma è ancora presente. Siamo comunque fiduciosi che dopo il 15 arrivino altre nevicate per poter almeno iniziare e lavorare qualche fine settimana. In questo periodo - spiega - abbiamo attivato il sistema di vendita online, in particolare nel fine settimana contiamo di vendere gli skipass solo nella bigliettereia elettronica. Restare aperti per gli sciclub ci ha comunque permesso di mantenere sempre attiva la stazione e di continuare a mantenere i contatti con i più affezionati".
Più pessimista Maurizio Tosoroni di Sarnanoneve: "Purtroppo abbiamo avuto una settimana di Grecale - dice - che ha portato via oltre due metri di neve, anche se oggi ce n'è ancora non sarebbe sufficiente per garantire tutti gli impianti aperti.
Chiaramente, per essere sinceri, la stagione è andata. Non possiamo illuderci, né sperare l'impossibile. La stagione, soprattutto per la parte Appenninica, è buona da Natale al ponte dell'Epifania, quando c'è la possibilità di fare oltre il 75% del volume di affari di tutta la stagione.
In quel periodo, quest'anno, era capitato che tutti gli impianti fossero innevati.
Ci ha fatto ancora più male sapere che avremmo potuto lavorare bene e recuperare la perdita delle annate precedenti".
In quanto ai protocolli, Tosoroni non vede giusta l'uniformità per tutto il Paese: "Ogni località ha le sue particolarità - dice - . Gli Appennini bisogna classificarli diversamente rispetto alle stazioni Alpine. Prevedere normative orizzontali, che siano uguali per tutti, diventa complicato. Una eventuale ipotetica apertura a metà febbraio e di lunedì, per noi che facciamo turismo locale, non aiuta.
Tutti vengono da noi nel fine settimana e quindi arriviamo ai giorni del 20 e 21 febbraio. Chiaro che, arrivati a quel punto, la speranza di poter lavorare ancora molto si affievolisce".
GS
È questa la posizione di Francesco Cangiotti di Bolognola Ski: "Siamo fiduciosi nell'approvazione dei protocolli per partire con la stagione - dice - . La neve si è ridotta, ma è ancora presente. Siamo comunque fiduciosi che dopo il 15 arrivino altre nevicate per poter almeno iniziare e lavorare qualche fine settimana. In questo periodo - spiega - abbiamo attivato il sistema di vendita online, in particolare nel fine settimana contiamo di vendere gli skipass solo nella bigliettereia elettronica. Restare aperti per gli sciclub ci ha comunque permesso di mantenere sempre attiva la stazione e di continuare a mantenere i contatti con i più affezionati".
Più pessimista Maurizio Tosoroni di Sarnanoneve: "Purtroppo abbiamo avuto una settimana di Grecale - dice - che ha portato via oltre due metri di neve, anche se oggi ce n'è ancora non sarebbe sufficiente per garantire tutti gli impianti aperti.
Chiaramente, per essere sinceri, la stagione è andata. Non possiamo illuderci, né sperare l'impossibile. La stagione, soprattutto per la parte Appenninica, è buona da Natale al ponte dell'Epifania, quando c'è la possibilità di fare oltre il 75% del volume di affari di tutta la stagione.
In quel periodo, quest'anno, era capitato che tutti gli impianti fossero innevati.
Ci ha fatto ancora più male sapere che avremmo potuto lavorare bene e recuperare la perdita delle annate precedenti".
In quanto ai protocolli, Tosoroni non vede giusta l'uniformità per tutto il Paese: "Ogni località ha le sue particolarità - dice - . Gli Appennini bisogna classificarli diversamente rispetto alle stazioni Alpine. Prevedere normative orizzontali, che siano uguali per tutti, diventa complicato. Una eventuale ipotetica apertura a metà febbraio e di lunedì, per noi che facciamo turismo locale, non aiuta.
Tutti vengono da noi nel fine settimana e quindi arriviamo ai giorni del 20 e 21 febbraio. Chiaro che, arrivati a quel punto, la speranza di poter lavorare ancora molto si affievolisce".
GS
Una rete tra ospedali che si rifletta anche nella collaborazione tra professionisti.
È questo l’obiettivo dell’Area Vasta 2, diretta da Giovanni Guidi, che questa mattina è stato presentato insieme alla direttrice generale dell’Asur, Nadia Storti.
Un progetto che vede l’ospedale Profili di Fabriano porsi come polo ospedaliero del territorio.
Partendo da questi presupposti l’ospedale ha visto l’inserimento di nuovi primari nei reparti di Anestesia Rianimazione e Ortopedia, ma anche per Odontostomatologia che sta nascendo ora.
“Il fatto che i migliori giovani professionisti della regione abbiano deciso di mettere le loro professionalità e competenze a disposizione dell’ospedale di Fabriano – dice Nadia Storti – sia la conferma dell’importanza che il nosocomio può vantare.
Nel futuro di questo ospedale c’è il polo chirurgico che si concretizza prima di tutto con le persone: lo abbiamo fatto mettendo guide valide ai reparti; ora penseremo alla conclusione della struttura con la realizzazione di una nuova palazzina al fianco della struttura già esistente che ci permetterà di avere un blocco operatorio, posti letto di terapia intensiva e per la degenza. Si tratta di un altro tassello all’interno di questo ospedale che, fino a qualche anno fa aveva il timore di essere isolato, mentre oggi, in realtà, lo stiamo ricostruendo all’interno dell’Area Vasta.
Forte l’impegno dei neoprimari assunti: “È stato un anno importante – ha detto il primario di Ortopedia, Daniele Aucone – in cui abbiamo cercato di mettere insieme le forze necessarie per fare squadra. La squadra di cui c’era bisogno. E questo è stato possibile grazie alla direzione.
Tre ortopedici con contratto a tempo indeterminato ci hanno permesso di fare il salto di qualità. Noi siamo solo all’inizio: il Covid è stato un periodo di estrema formazione perché ci ha messo alla prova e, difronte ad un ostacolo, abbiamo dimostrato di avere le potenzialità per offrire un servizio di qualità. Vedo un futuro roseo”.
L’offerta di qualità al centro dell’impostazione del lavoro di Cristiano Piangatelli, primario di Anestesia e Rianimazione: “Ho iniziato in un momento non facile – ha ammesso – legato alla pandemia, ma devo dire che ho raccolto un gruppo di medici di grande spessore. Per il nostro reparto, l’obiettivo è quello di creare un percorso di qualità che per alzare l’offerta chirurgica in questo territorio”.
L’importanza della rete è stata invece ribadita da Marco Messi, primario di Odontostomatologia, reparto che a seguito di un concorso dell’Area Vasta 2, nascerà da zero: “Mi sono interessato per portare avanti un progetto condiviso dalla direzione – ha spiegato - . Quello di creare una rete. Se ne parla da tanti anni, ma far digerire il concetto di rete a livello territoriale non è assolutamente semplice. È importante creare una macrorete ospedaliera tra Fabriano, Senigallia, Loreto e Jesi che deve integrarsi con una microrete dei vari colleghi e con il territorio. L’obiettivo è di implementare l’offerta per le fragilità cliniche: una larga fetta della popolazione che rappresenta circa il 20% che va dal malato oncologico al cardiopatico. C’è già una lista di attesa enorme per entrare in questo tipo di realtà e per dare una risposta stiamo cercando di creare una squadra il più fluida possibile. Il primo passo è stato fatto con l’individuazione logistica degli spazi, ora stiamo lavorando alacremente per trasformare l’attività pratica a tutti gli effetti, ma bisognerà organizzarsi con le varie attrezzature. Spero – dice parlando di tempistiche - che entro un mese si possa attivare l’attività a tutti gli effetti. Faremo una mappa delle risorse per dare la possibilità di facilitare i percorsi non solo per Fabriano ma per tutta l’Area Vasta 2”.
Giulia Sancricca
È questo l’obiettivo dell’Area Vasta 2, diretta da Giovanni Guidi, che questa mattina è stato presentato insieme alla direttrice generale dell’Asur, Nadia Storti.
Un progetto che vede l’ospedale Profili di Fabriano porsi come polo ospedaliero del territorio.
Partendo da questi presupposti l’ospedale ha visto l’inserimento di nuovi primari nei reparti di Anestesia Rianimazione e Ortopedia, ma anche per Odontostomatologia che sta nascendo ora.
“Il fatto che i migliori giovani professionisti della regione abbiano deciso di mettere le loro professionalità e competenze a disposizione dell’ospedale di Fabriano – dice Nadia Storti – sia la conferma dell’importanza che il nosocomio può vantare.
Nel futuro di questo ospedale c’è il polo chirurgico che si concretizza prima di tutto con le persone: lo abbiamo fatto mettendo guide valide ai reparti; ora penseremo alla conclusione della struttura con la realizzazione di una nuova palazzina al fianco della struttura già esistente che ci permetterà di avere un blocco operatorio, posti letto di terapia intensiva e per la degenza. Si tratta di un altro tassello all’interno di questo ospedale che, fino a qualche anno fa aveva il timore di essere isolato, mentre oggi, in realtà, lo stiamo ricostruendo all’interno dell’Area Vasta.
Forte l’impegno dei neoprimari assunti: “È stato un anno importante – ha detto il primario di Ortopedia, Daniele Aucone – in cui abbiamo cercato di mettere insieme le forze necessarie per fare squadra. La squadra di cui c’era bisogno. E questo è stato possibile grazie alla direzione.
Tre ortopedici con contratto a tempo indeterminato ci hanno permesso di fare il salto di qualità. Noi siamo solo all’inizio: il Covid è stato un periodo di estrema formazione perché ci ha messo alla prova e, difronte ad un ostacolo, abbiamo dimostrato di avere le potenzialità per offrire un servizio di qualità. Vedo un futuro roseo”.
L’offerta di qualità al centro dell’impostazione del lavoro di Cristiano Piangatelli, primario di Anestesia e Rianimazione: “Ho iniziato in un momento non facile – ha ammesso – legato alla pandemia, ma devo dire che ho raccolto un gruppo di medici di grande spessore. Per il nostro reparto, l’obiettivo è quello di creare un percorso di qualità che per alzare l’offerta chirurgica in questo territorio”.
L’importanza della rete è stata invece ribadita da Marco Messi, primario di Odontostomatologia, reparto che a seguito di un concorso dell’Area Vasta 2, nascerà da zero: “Mi sono interessato per portare avanti un progetto condiviso dalla direzione – ha spiegato - . Quello di creare una rete. Se ne parla da tanti anni, ma far digerire il concetto di rete a livello territoriale non è assolutamente semplice. È importante creare una macrorete ospedaliera tra Fabriano, Senigallia, Loreto e Jesi che deve integrarsi con una microrete dei vari colleghi e con il territorio. L’obiettivo è di implementare l’offerta per le fragilità cliniche: una larga fetta della popolazione che rappresenta circa il 20% che va dal malato oncologico al cardiopatico. C’è già una lista di attesa enorme per entrare in questo tipo di realtà e per dare una risposta stiamo cercando di creare una squadra il più fluida possibile. Il primo passo è stato fatto con l’individuazione logistica degli spazi, ora stiamo lavorando alacremente per trasformare l’attività pratica a tutti gli effetti, ma bisognerà organizzarsi con le varie attrezzature. Spero – dice parlando di tempistiche - che entro un mese si possa attivare l’attività a tutti gli effetti. Faremo una mappa delle risorse per dare la possibilità di facilitare i percorsi non solo per Fabriano ma per tutta l’Area Vasta 2”.
Giulia Sancricca
"Accettiamo la mozione, ma si fa riferimento a nuovi allevamenti. Quelli terremotati hanno già delocalizzato".
Il sindaco di Ussita, Silvia Bernardini riassume così la risposta alla mozione presentata dal consigliere di minoranza, Guido Rossi, sul ripristino delle stelle.
Comincia con una premessa il primo cittadino: "Sono felice - dice - di avere finalmente una mozione perchè rappresenta sempre uno stimolo da parte della minoranza. Significa che l'opposizione ha imboccato la strada della collaborazione per stimolare il lavoro della maggioranza.
Per quanto riguarda le stalle - precisa - tutti coloro che le possedevano prima del sisma, e che quindi avevano una concessione da parte del Comune, sono stati soddisfatti dalla Regione che, anche bypassando l'autonomia comunale, ha permesso agli allevatori di delocalizzare le stalle e crearsi una alternativa per dare un riparo alle bestie e continuare l'attività.
Hanno tutti delocalizzato e tutti hanno una nuova stalla.
La situazione che ci si crea oggi è ben diversa - aggiunge - . La mozione fa riferimento a chi vuole creare una nuova attività e a chi decide di ampliare una sua stalla privata".
La risposta di Silvia Bernardini riguarda, dunque, queste due situazioni: "La nuova attività - dice - , dal momento che il Comune non ha a disposizione stalle per gli animali, il problema si porrebbe comunque, aldilà del sisma. Per quanto rigarda l'ampliamento dell'altra attività, la decisione di ampliare arriva dopo il sisma.
Le stalle sono inagibili dal 2016: ci stupisce che solo ora, e solo a seguito di una lettera da parte di queste persone, vengano prese in considerazione le stalle dalla minoranza. Come mail - si chiede il sindaco - il consigliere Rossi non lo ha fatto prima. Come per tutti i beni danneggiati dal sisma, il Comune sta aspettando la possibilità di inserirlo nei nuovi programmi delle opere pubbliche. Nella passata amministrazione, quando Rossi era comunque all'opposizione, le stalle non sono state inserite nel piano delle priorità.
Le stalle che saranno sistemate - conclude - non saranno certamente per le nuove attività, ma per chi ha usufruito della delocalizzazione".
GS
Il sindaco di Ussita, Silvia Bernardini riassume così la risposta alla mozione presentata dal consigliere di minoranza, Guido Rossi, sul ripristino delle stelle.
Comincia con una premessa il primo cittadino: "Sono felice - dice - di avere finalmente una mozione perchè rappresenta sempre uno stimolo da parte della minoranza. Significa che l'opposizione ha imboccato la strada della collaborazione per stimolare il lavoro della maggioranza.
Per quanto riguarda le stalle - precisa - tutti coloro che le possedevano prima del sisma, e che quindi avevano una concessione da parte del Comune, sono stati soddisfatti dalla Regione che, anche bypassando l'autonomia comunale, ha permesso agli allevatori di delocalizzare le stalle e crearsi una alternativa per dare un riparo alle bestie e continuare l'attività.
Hanno tutti delocalizzato e tutti hanno una nuova stalla.
La situazione che ci si crea oggi è ben diversa - aggiunge - . La mozione fa riferimento a chi vuole creare una nuova attività e a chi decide di ampliare una sua stalla privata".
La risposta di Silvia Bernardini riguarda, dunque, queste due situazioni: "La nuova attività - dice - , dal momento che il Comune non ha a disposizione stalle per gli animali, il problema si porrebbe comunque, aldilà del sisma. Per quanto rigarda l'ampliamento dell'altra attività, la decisione di ampliare arriva dopo il sisma.
Le stalle sono inagibili dal 2016: ci stupisce che solo ora, e solo a seguito di una lettera da parte di queste persone, vengano prese in considerazione le stalle dalla minoranza. Come mail - si chiede il sindaco - il consigliere Rossi non lo ha fatto prima. Come per tutti i beni danneggiati dal sisma, il Comune sta aspettando la possibilità di inserirlo nei nuovi programmi delle opere pubbliche. Nella passata amministrazione, quando Rossi era comunque all'opposizione, le stalle non sono state inserite nel piano delle priorità.
Le stalle che saranno sistemate - conclude - non saranno certamente per le nuove attività, ma per chi ha usufruito della delocalizzazione".
GS
Cominciano le consultazioni per l'ex presiente della BcE, Mario Draghi. Dopo aver accettato l’incarico formale per la formazione del nuovo governo, questa mattina gli incontricon le forze politiche per valutare se potrà formare un governo tecnico o politico e, soprattutto, per capire se ci saranno i numeri per la fiducia in Parlamento.
Ancora tutto da valutare, soprattutto perchè il sostegno al governo non è scontato, a partire dai grillini.
Se i rumors nazionali parlano di un Movimento 5 Stelle diviso sul tema, nelle Marche la posizione sembra essere abbastanza chiara, come spiega Gian Mario Mercorelli, che si era candidato a governatore della Regione nell'ultima tornata elettorale, attualmente consigliere di minoranza a Tolentino.
"La posizione del Movimento è chiaramente contraria a Draghi - dice - perchè rappresenta l'equivalente di Monti che prese in mano l'Italia per poi fare gli affari della finanza internazionale. Draghi ha svenduto il patrimonio pubblico italiano e rappresenta l'avversario del Movimento.
Il Movimento - precisa - si è concretizzato per combattere quella visione di mondo che vede la finanza al centro. Le idee che raccolgo all'interno del M5S sono contrarie: c'è qualcuno propenso all'ascolto, ma nessuno vede Draghi come soluzione ai nostri problemi.
Se qualcuno vuole fare fughe in avanti - dice in riferimento a qualche esponente che potrebbe essere favorevole al governo tecnico - sta facendo dichiarazioni autonome dando troppo spazio a se stesso. Questo non si fa. Quando si sta da una parte si tiene la posizione del gruppo e non si scappa in cima alla collina per andare a dire la propria".
Mercorelli condanna le stretgie politiche che hanno portato alla crisi di governo: "Io credo che il Movimento si sia sforzato in tutte le maniere per fare le cose fatte bene. Ha ingoiato rospi come Renzi pur di salvaguardare l'Italia in un momento di estrema difficoltà.
Purtroppo, quando ci si avvicina troppo alla politica sporca, fatta di gente che vuole il potere e le poltrone, ci si può scottare e questo è successo.
Conte - dice - è stato il miglior presidente del consiglio che io ricordi. Certamente in qualcosa avrà sbagliato, ma tutti avrebbero fatto degli sbagli in una situazione come questa. Cacciare Conte per avere Draghi è una strategia impensabile".
Infine uno sguardo al futuro ed agli scenari che potrebbero aprirsi dopo le consultazioni: "Difficile da prevedere - ammette - . La realtà è che devono fare una grande ammucchiata.
Spesso si accusa il Movimento di essere andato con Lega e Pd, ma vorrei ricordare che lo ha fatto sulla base di un programma, con dati certi e obiettivi definiti.
C'era la volontà di convenire su punti che stessero bene a tutti. Ora invece si dovrebbero mettere insieme forze politiche che sono radicalmente opposte. Non ci dimentichiamo - aggiunge - che il Movimento ha il 33% e la maggioranza relativa dei parlamentari: difficile pensare qualcosa senza di loro".
GS
Ancora tutto da valutare, soprattutto perchè il sostegno al governo non è scontato, a partire dai grillini.
Se i rumors nazionali parlano di un Movimento 5 Stelle diviso sul tema, nelle Marche la posizione sembra essere abbastanza chiara, come spiega Gian Mario Mercorelli, che si era candidato a governatore della Regione nell'ultima tornata elettorale, attualmente consigliere di minoranza a Tolentino.
"La posizione del Movimento è chiaramente contraria a Draghi - dice - perchè rappresenta l'equivalente di Monti che prese in mano l'Italia per poi fare gli affari della finanza internazionale. Draghi ha svenduto il patrimonio pubblico italiano e rappresenta l'avversario del Movimento.
Il Movimento - precisa - si è concretizzato per combattere quella visione di mondo che vede la finanza al centro. Le idee che raccolgo all'interno del M5S sono contrarie: c'è qualcuno propenso all'ascolto, ma nessuno vede Draghi come soluzione ai nostri problemi.
Se qualcuno vuole fare fughe in avanti - dice in riferimento a qualche esponente che potrebbe essere favorevole al governo tecnico - sta facendo dichiarazioni autonome dando troppo spazio a se stesso. Questo non si fa. Quando si sta da una parte si tiene la posizione del gruppo e non si scappa in cima alla collina per andare a dire la propria".
Mercorelli condanna le stretgie politiche che hanno portato alla crisi di governo: "Io credo che il Movimento si sia sforzato in tutte le maniere per fare le cose fatte bene. Ha ingoiato rospi come Renzi pur di salvaguardare l'Italia in un momento di estrema difficoltà.
Purtroppo, quando ci si avvicina troppo alla politica sporca, fatta di gente che vuole il potere e le poltrone, ci si può scottare e questo è successo.
Conte - dice - è stato il miglior presidente del consiglio che io ricordi. Certamente in qualcosa avrà sbagliato, ma tutti avrebbero fatto degli sbagli in una situazione come questa. Cacciare Conte per avere Draghi è una strategia impensabile".
Infine uno sguardo al futuro ed agli scenari che potrebbero aprirsi dopo le consultazioni: "Difficile da prevedere - ammette - . La realtà è che devono fare una grande ammucchiata.
Spesso si accusa il Movimento di essere andato con Lega e Pd, ma vorrei ricordare che lo ha fatto sulla base di un programma, con dati certi e obiettivi definiti.
C'era la volontà di convenire su punti che stessero bene a tutti. Ora invece si dovrebbero mettere insieme forze politiche che sono radicalmente opposte. Non ci dimentichiamo - aggiunge - che il Movimento ha il 33% e la maggioranza relativa dei parlamentari: difficile pensare qualcosa senza di loro".
GS
Non solo downhill ed enduro a San Lorenzo di Treia, ma anche cicloturismo.
È questa la scommessa dell’amministrazione comunale di Treia.
"Dall’analisi del panorama turistico nazionale - si legge in una nota del Comune - c’è un dato che suscita l’interesse dei molti operatori coinvolti nell’ambito di promozione nazionale, locale e territoriale; il crescente interesse nei confronti del cicloturismo, fenomeno in fortissima crescita, che trova il suo naturale concretizzarsi in un territorio come quello italiano, dove il contesto paesaggistico e territoriale proiettano il Paese in posizione dominante rispetto al resto d’Europa".
In quest'ottica, il Comune di Treia ha deciso di sottoscrivere il protocollo d'intesa relativo al progetto “Noi Marche Bike Life” per la promozione cicloturistica. Una iniziativa dell'associazione Noi Marche nata nel 2012 e che vede l'adesione anche dei Comuni fondatori di Civitanova, Appignano, Cingoli, Fiastra, Montegranaro, Morrovalle, Penna San Giovani e Sarnano oltre ai nuovi ingressi di Colmurano, Francavilla d’Ete, Loro Piceno, Montegiorgio, Potenza Picena, Ripe San Ginesio, Sant’Angelo in Pontano, San Ginesio, San Severino Marche e Urbisaglia.

Gli obiettivi del progetto sono la realizzazione di un percorso cicloturistico permanente tra i vari Comuni che hanno aderito con la relativa mappatura e tracce GPS, da scaricare gratuitamente; la creazione di un network tra tutti gli operatori interessati al cicloturismo; la realizzazione di un prodotto cartaceo e multimediale con l’inserimento gratuito di tutte le notizie utili al cicloturista come luoghi da visitare, presenza di Bike Hotels o Bike Friendly, dove noleggiare una bici o come prenotare una guida specializzata o quant’altro utile al visitatore.
Negli itinerari saranno fornite anche informazioni su cosa visitare, dove mangiare, dove acquistare prodotti tipici, dove contattare una guida cicloturistica.

“L’amministrazione comunale – prosegue la nota del comune - confida in questo progetto che vede sia in ambito regionale che in quello locale una destinazione cicloturistica, con la possibilità di rilancio delle aree colpite dal sisma e l’obiettivo, inoltre, di diversificare e destagionalizzare il turismo marchigiano sia nelle aree montane che sulla costa, attraverso l’avvio di uno sviluppo turistico sostenibile, in grado di creare un nuovo indotto economico ed occupazionale”.
GS
È questa la scommessa dell’amministrazione comunale di Treia.
"Dall’analisi del panorama turistico nazionale - si legge in una nota del Comune - c’è un dato che suscita l’interesse dei molti operatori coinvolti nell’ambito di promozione nazionale, locale e territoriale; il crescente interesse nei confronti del cicloturismo, fenomeno in fortissima crescita, che trova il suo naturale concretizzarsi in un territorio come quello italiano, dove il contesto paesaggistico e territoriale proiettano il Paese in posizione dominante rispetto al resto d’Europa".
In quest'ottica, il Comune di Treia ha deciso di sottoscrivere il protocollo d'intesa relativo al progetto “Noi Marche Bike Life” per la promozione cicloturistica. Una iniziativa dell'associazione Noi Marche nata nel 2012 e che vede l'adesione anche dei Comuni fondatori di Civitanova, Appignano, Cingoli, Fiastra, Montegranaro, Morrovalle, Penna San Giovani e Sarnano oltre ai nuovi ingressi di Colmurano, Francavilla d’Ete, Loro Piceno, Montegiorgio, Potenza Picena, Ripe San Ginesio, Sant’Angelo in Pontano, San Ginesio, San Severino Marche e Urbisaglia.

Gli obiettivi del progetto sono la realizzazione di un percorso cicloturistico permanente tra i vari Comuni che hanno aderito con la relativa mappatura e tracce GPS, da scaricare gratuitamente; la creazione di un network tra tutti gli operatori interessati al cicloturismo; la realizzazione di un prodotto cartaceo e multimediale con l’inserimento gratuito di tutte le notizie utili al cicloturista come luoghi da visitare, presenza di Bike Hotels o Bike Friendly, dove noleggiare una bici o come prenotare una guida specializzata o quant’altro utile al visitatore.
Negli itinerari saranno fornite anche informazioni su cosa visitare, dove mangiare, dove acquistare prodotti tipici, dove contattare una guida cicloturistica.

“L’amministrazione comunale – prosegue la nota del comune - confida in questo progetto che vede sia in ambito regionale che in quello locale una destinazione cicloturistica, con la possibilità di rilancio delle aree colpite dal sisma e l’obiettivo, inoltre, di diversificare e destagionalizzare il turismo marchigiano sia nelle aree montane che sulla costa, attraverso l’avvio di uno sviluppo turistico sostenibile, in grado di creare un nuovo indotto economico ed occupazionale”.
GS
Ripristinare, attraverso specifiche ordinanze, le stalle e i ricoveri per animali chiusi ad Ussita a seguito delle disposizioni dell'ex sindaco Marco Rinaldi e del commissario prefettizio Maurizio Passerotti. E' la richiesta contenuta nella mozione con la quale il consigliere di minoranza Guido Rossi sollecita l'impegno della sindaca Silvia Bernardini e della Giunta comunale di Ussita.
Nel ricordare come nelle linee programmatiche di mandato della sindaca, uno dei punti sia proprio quello della "Accelerazione della ricostruzione e riattivazione delle strutture pubbliche cercando ove possibile la pronta riapertura, Guido Rossi evidenzia nella sua mozione il caso di due allevatori di Ussita i quali hanno scritto alll'amministrazione comunalel"facendo presente l' attuale situazione delle proprie aziende agricole e la volontà assoluta di espansione delle stesse chiedendo la possibilità di avere assegnati spazi all'interno delle stalle o presso altre strutture dove ricoverare i propri animali, così come concesso ad altri allevatori locali e, avere in conclusione quelle opportunità di sviluppo aziendale alle quali aspirano".
Con l'auspicio che i giovani possano avere un futuro dove sono nati e cresciuti, Rossi sottolinea che "per poter offrire loro un'occupazione è assolutamente fondamentale rilanciare lo sviluppo economico e turistico, per creare nuove opportunità di impiego perchè la naturale proiezione del territorio ussitano è proiettata verso l'agricoltura, allevamento e turismo". La richiesta è dunque quella di un impegno dell'amministrazione ad attuare quanto necessario al fine di ripristinare stalle e ricoveri danneggiati dal sisma. "Gli allevatori che prima del sisma occupavano le stalle- dichiara Rossi- sono stati "accontentati" con delle nuove strutture. Le vecchie stalle rese inagibili dal terremoto ma, nel giro di 4 anni, non è stata fatta alcuna ordinanza di demolizione o altro. Chiedo pertanto all'amministrazione di intervenire, affinchè si decida che cosa bisogna fare e renderle al più presto agibili. Ci sono almeno sei allevatori che attendono quelle strutture per poter dar vita a quello che ritengono il loro futuro attraverso un allevamento. Mi risulta anche che in questo momento le stalle siano occupate- aggiunge il consigliere di minoranza- per cui, visto che il Comune non interviene, desumo che non vi siano dei grossi pericoli di incolumità. Alla maggioranza che guida il paese chiedo pertanto che si dia da fare affinchè quelle strutture che sono abbandonate ormai da 4 anni, vengano rimesse in funzione e a disposizione dei giovani
allevatori di Ussita che, attraverso quelle strutture, possano così iniziare a pensare di avere anche loro un futuro".
c.c.
Nel ricordare come nelle linee programmatiche di mandato della sindaca, uno dei punti sia proprio quello della "Accelerazione della ricostruzione e riattivazione delle strutture pubbliche cercando ove possibile la pronta riapertura, Guido Rossi evidenzia nella sua mozione il caso di due allevatori di Ussita i quali hanno scritto alll'amministrazione comunalel"facendo presente l' attuale situazione delle proprie aziende agricole e la volontà assoluta di espansione delle stesse chiedendo la possibilità di avere assegnati spazi all'interno delle stalle o presso altre strutture dove ricoverare i propri animali, così come concesso ad altri allevatori locali e, avere in conclusione quelle opportunità di sviluppo aziendale alle quali aspirano".
Con l'auspicio che i giovani possano avere un futuro dove sono nati e cresciuti, Rossi sottolinea che "per poter offrire loro un'occupazione è assolutamente fondamentale rilanciare lo sviluppo economico e turistico, per creare nuove opportunità di impiego perchè la naturale proiezione del territorio ussitano è proiettata verso l'agricoltura, allevamento e turismo". La richiesta è dunque quella di un impegno dell'amministrazione ad attuare quanto necessario al fine di ripristinare stalle e ricoveri danneggiati dal sisma. "Gli allevatori che prima del sisma occupavano le stalle- dichiara Rossi- sono stati "accontentati" con delle nuove strutture. Le vecchie stalle rese inagibili dal terremoto ma, nel giro di 4 anni, non è stata fatta alcuna ordinanza di demolizione o altro. Chiedo pertanto all'amministrazione di intervenire, affinchè si decida che cosa bisogna fare e renderle al più presto agibili. Ci sono almeno sei allevatori che attendono quelle strutture per poter dar vita a quello che ritengono il loro futuro attraverso un allevamento. Mi risulta anche che in questo momento le stalle siano occupate- aggiunge il consigliere di minoranza- per cui, visto che il Comune non interviene, desumo che non vi siano dei grossi pericoli di incolumità. Alla maggioranza che guida il paese chiedo pertanto che si dia da fare affinchè quelle strutture che sono abbandonate ormai da 4 anni, vengano rimesse in funzione e a disposizione dei giovani
allevatori di Ussita che, attraverso quelle strutture, possano così iniziare a pensare di avere anche loro un futuro".
c.c.
Orto sociale in carcere: Regione e Amministrazione penitenziaria Marche rinnovano il protocollo d’intesa
per la riabilitazione e l’inserimento lavorativo dei detenuti in agricoltura.
L’obiettivo è aumentare il numero delle strutture penitenziarie marchigiane coinvolte nei progetti agricoli formativi e riabilitativi, con l’inserimento della Casa detentiva di Pesaro e l’ampliamento delle attività zootecniche a Barcaglione di Ancona. Contestualmente si avvieranno le attività già previste a Monteacuto di Ancona e proseguiranno quelle svolte nel carcere di Ascoli Piceno.
Lo strumento per regolamentare queste iniziative è rappresentato dal rinnovo del protocollo tra Regione Marche e il Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria per l’Emilia Romagna e le Marche.

A Palazzo Raffaello (sede della Giunta regionale), il vicepresidente Mirco Carloni, assessore all’Agricoltura e il provveditore Gloria Manzelli hanno sottoscritto l’intesa che sosterrà i progetti di orticoltura sociale e didattica, promossi insieme all’Assam, nelle carceri marchigiane, nel periodo 2021-2023.
Lo strumento per regolamentare queste iniziative è rappresentato dal rinnovo del protocollo tra Regione Marche e il Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria per l’Emilia Romagna e le Marche.

A Palazzo Raffaello (sede della Giunta regionale), il vicepresidente Mirco Carloni, assessore all’Agricoltura e il provveditore Gloria Manzelli hanno sottoscritto l’intesa che sosterrà i progetti di orticoltura sociale e didattica, promossi insieme all’Assam, nelle carceri marchigiane, nel periodo 2021-2023.
“Sono progetti che offrono dignità e prospettive sociali alle persone coinvolte – ha evidenziato Mirco Carloni – Chi sconta una pena detentiva deve avere una formazione e possibilità lavorative. Su questi parametri si misura il nostro livello di civiltà: non c’è un dentro e un fuori incolmabile, non ci sono divisioni che non possano essere superate con una progettualità concreta e formativa, capace di offrire opportunità di reinserimento”.
Il provveditore Gloria Manzelli ha sottolineato come il decennale rapporto di collaborazione con la Regione Marche punti “all’obiettivo, condiviso e comune, della risocializzazione dei detenuti. Un progetto che implica una professionalizzazione delle persone, esaltando il legame con il territorio. Al detenuto offriamo una scelta di non recidiva, di vita diversa. Non costruiamo cattedrali nel deserto, ma come dimostra la fattoria di Barcaglione, produciamo prodotti di eccellenza legati al territorio marchigiano, altamente concorrenziali sul mercato. Non cerchiamo vie agevolate, ma puntiamo a imporci con la qualità delle produzioni, convinti che l’impegno sociale e l’aspetto economico facciano la differenza”.
Il direttore degli istituti penitenziari di Ancona (Montacuto e Barcaglione) Manuela Ceresani ha ricordato che “da anni lavoriamo a realizzare opportunità per il reinserimento dei detenuti. L’orto sociale attivato è un’esperienza quasi unica in Italia nel settore penitenziario. Diamo un’opportunità per il cambiamento, lavoriamo al reinserimento sociale del detenuto come prescritto dall’ordinamento penitenziario e dalla Costituzione. Le opportunità di lavoro acquisite e la crescita professionale raggiunta andranno poi spese per reinserirsi nella società in maniera operosa e attiva”.
“Orto sociale in carcere” rappresenta un’articolazione del più vasto progetto regionale di agricoltura sociale e didattica denominato “Ortoincontro”. Il settore che coinvolge gli istituti penitenziari valorizza la vocazione agroalimentare del territorio. I detenuti coinvolti, individuati dal Provveditorato sulla base di una sottoscrizione volontaria di un patto di “alto profilo trattamentale”, mira alla riabilitazione del detenuto, coinvolgendolo nei processi produttivi stagionali e al suo inserimento lavorativo, al termine della pena, nel settore agricolo, grazie alle competenze acquisite.
c.c.

Dopo "l'anticipo" giocato dagli under18 a dicembre, da domenica 7 febbraio riprenderanno tutti i campionati di pallanuoto giovanili del girone Marche-Umbria della stagione 2020/2021
Saranno partite con la formula del concentramento, si giocheranno dopo aver effettuato a tutti i partecipanti il tampone antigenico rapido e rispettando il protocollo Fin. Si svolgeranno concentramenti per ogni categoria, uno al mese, a febbraio e a marzo, dall'under 12 all'under 20 per il maschile, under 14 e under 16 per la femminile.
La società Npn Tolentino parteciperà ai campionati under18, Under16 e Under14 per il settore maschile e under14 e Under16 per il settore femminile.
Saranno proprio gli Under16 maschili a scendere in acqua per primi, i ragazzi tolentinati affronteranno i pari età proprio domenica 7 febbraio in casa dalle ore 16.30.
Ecco il calendario degli incontri:
1° giornata domenica 7 febbraio 2021
Girone 1 - Piscina Comunale Tolentino
Ore 16.30 Pn Tolentino – BGT San Severino
Ore 18.00 LRN Perugia”B”- BGT San Severino
Ore 19.15 LRN Perugia”B”- Pn Tolentino
c.c.
Saranno partite con la formula del concentramento, si giocheranno dopo aver effettuato a tutti i partecipanti il tampone antigenico rapido e rispettando il protocollo Fin. Si svolgeranno concentramenti per ogni categoria, uno al mese, a febbraio e a marzo, dall'under 12 all'under 20 per il maschile, under 14 e under 16 per la femminile.
La società Npn Tolentino parteciperà ai campionati under18, Under16 e Under14 per il settore maschile e under14 e Under16 per il settore femminile.
Saranno proprio gli Under16 maschili a scendere in acqua per primi, i ragazzi tolentinati affronteranno i pari età proprio domenica 7 febbraio in casa dalle ore 16.30.
Ecco il calendario degli incontri:
1° giornata domenica 7 febbraio 2021
Girone 1 - Piscina Comunale Tolentino
Ore 16.30 Pn Tolentino – BGT San Severino
Ore 18.00 LRN Perugia”B”- BGT San Severino
Ore 19.15 LRN Perugia”B”- Pn Tolentino
c.c.
I Reparti del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Macerata, in sinergia con l’I.N.P.S. e con il coordinamento della locale A.G., hanno condotto una serie di interventi con particolare riguardo all’indebita fruizione del reddito di cittadinanza: denunciate 31 persone per aver percepito, complessivamente, indebiti sussidi per circa 200.000 euro.
Si tratta di soggetti anche di origine straniera, residenti nella provincia di Macerata, i quali hanno percepito il reddito di cittadinanza senza averne diritto, scoperti dai finanzieri del Comando Provinciale Macerata, nell’ambito di autonome attività finalizzate al contrasto di illeciti in materia di spesa pubblica.
Come noto infatti per beneficiare della suddetta misura di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, occorre essere in possesso di una serie di particolari requisiti di cittadinanza, di residenza, di soggiorno, di reddito e di patrimonio che debbono sussistere all’atto di presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio. Necessari anche ulteriori presupposti di “compatibilità, ovvero la mancata sottoposizione a misure cautelari personali e il non aver subito una condanna definitiva, nei dieci anni precedenti, per una serie di gravi reati.
Sulla base di tali premesse, sono state intraprese mirate attività di analisi nei confronti di una vasto numero di persone, allo scopo di verificare la sussistenza delle condizioni legittimanti la percezione del sussidio.
Gli approfondimenti, eseguiti con il coordinamento del Procuratore della Repubblica – Dott. Giovanni Giorgio e con la collaborazione dell’I.N.P.S. di Macerata, sono stati condotti seguendo due filoni investigativi. In particolare, da un lato sono state esaminate, in stretta sinergia con l’A.G., le posizioni dei soggetti condannati o sottoposti a misura cautelare dai locali Uffici giudiziari, per verificare l’eventuale godimento del beneficio, dall’altro sono state controllate le dichiarazioni rese nelle istanze da parte di un nutrito numero di soggetti già percettori del sussidio, previa adeguata analisi di rischio.

Il primo filone investigativo ha permesso di appurare come 14 soggetti abbiano continuato a percepire il reddito di cittadinanza, nonostante siano risultati sottoposti a misure cautelari personali, in relazione alla commissione di svariate tipologie di gravi delitti: dall’associazione di tipo mafioso, all’omicidio, all’estorsione, ai reati in materia di stupefacenti, allo sfruttamento della prostituzione. Tale incompatibilità, in alcuni casi, sussisteva già al momento di presentazione dell’istanza, in altri è intervenuta durante il godimento del beneficio.
Il secondo filone investigativo, invece, ha permesso di accertare, in 17 casi, l’attestazione, da parte del richiedente, di informazioni mendaci in sede di compilazione dell’istanza, riguardanti, ad esempio, le disponibilità patrimoniali e/o reddituali, possedute oltre i limiti consentiti, la reale residenza (alcuni soggetti erano addirittura irreperibili), oppure la presenza di vincite al gioco on line di rilevanti somme di denaro.
Complessivamente, sono appunto 31 le posizioni irregolari emerse nel corso delle investigazioni. I rispettivi responsabili sono stati segnalati alla locale Procura della Repubblica e alla Direzione Provinciale dell’I.N.P.S. di Macerata, per l’interruzione dell’erogazione del sussidio ed il recupero, peraltro già in fase di esecuzione, delle somme indebitamente percepite, ammontanti, in tutto, a circa 200.000 euro.
Ulteriori posizioni irregolari, emerse dall’attività investigativa e riferite a soggetti non residenti in provincia di Macerata , ma nei cui confronti l’A.G. locale aveva emesso misure cautelari personali, sono state segnalate ai Reparti della Guardia di Finanza competenti in ragione del luogo in cui è stata commessa la violazione, per le conseguenti azioni operative.
A seguito delle comunicazioni di reato inoltrate alla locale A.G., il Procuratore ha chiesto il sequestro penale preventivo, finalizzato alla confisca, delle somme illecitamente percepite, ai competenti giudici del Tribunale, che hanno conseguentemente già emesso provvedimenti di sequestro in danno dei responsabili dei reati di cui all’art. 7 della Legge n. 26/2019 e all’art. 316-ter del c.p. di una somma complessivamente pari ad oltre 92.000 euro.
I risultati ottenuti testimoniano la costante attenzione del Corpo al corretto utilizzo delle risorse pubbliche, anche al fine di evitare, come nel caso di specie, che i benefici assistenziali vengano erogati a soggetti privi di titolo, anziché a coloro che ne hanno concretamente bisogno.
Per questo motivo, continuerà ad essere mantenuta alta l’attenzione operativa del Comando Provinciale nel delicato settore della spesa pubblica in generale, riservando, quindi, il dispiegamento di adeguate forze per l’esecuzione di ulteriori controlli su soggetti percettori del reddito di cittadinanza, individuati attraverso l’esecuzione di attente analisi di rischio fondate su mirate e qualificate attività di intelligence nonché su puntuali interrogazioni alle specifiche banche dati in uso al Corpo.
Si tratta di soggetti anche di origine straniera, residenti nella provincia di Macerata, i quali hanno percepito il reddito di cittadinanza senza averne diritto, scoperti dai finanzieri del Comando Provinciale Macerata, nell’ambito di autonome attività finalizzate al contrasto di illeciti in materia di spesa pubblica.
Come noto infatti per beneficiare della suddetta misura di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, occorre essere in possesso di una serie di particolari requisiti di cittadinanza, di residenza, di soggiorno, di reddito e di patrimonio che debbono sussistere all’atto di presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio. Necessari anche ulteriori presupposti di “compatibilità, ovvero la mancata sottoposizione a misure cautelari personali e il non aver subito una condanna definitiva, nei dieci anni precedenti, per una serie di gravi reati.
Sulla base di tali premesse, sono state intraprese mirate attività di analisi nei confronti di una vasto numero di persone, allo scopo di verificare la sussistenza delle condizioni legittimanti la percezione del sussidio.
Gli approfondimenti, eseguiti con il coordinamento del Procuratore della Repubblica – Dott. Giovanni Giorgio e con la collaborazione dell’I.N.P.S. di Macerata, sono stati condotti seguendo due filoni investigativi. In particolare, da un lato sono state esaminate, in stretta sinergia con l’A.G., le posizioni dei soggetti condannati o sottoposti a misura cautelare dai locali Uffici giudiziari, per verificare l’eventuale godimento del beneficio, dall’altro sono state controllate le dichiarazioni rese nelle istanze da parte di un nutrito numero di soggetti già percettori del sussidio, previa adeguata analisi di rischio.

Il primo filone investigativo ha permesso di appurare come 14 soggetti abbiano continuato a percepire il reddito di cittadinanza, nonostante siano risultati sottoposti a misure cautelari personali, in relazione alla commissione di svariate tipologie di gravi delitti: dall’associazione di tipo mafioso, all’omicidio, all’estorsione, ai reati in materia di stupefacenti, allo sfruttamento della prostituzione. Tale incompatibilità, in alcuni casi, sussisteva già al momento di presentazione dell’istanza, in altri è intervenuta durante il godimento del beneficio.
Il secondo filone investigativo, invece, ha permesso di accertare, in 17 casi, l’attestazione, da parte del richiedente, di informazioni mendaci in sede di compilazione dell’istanza, riguardanti, ad esempio, le disponibilità patrimoniali e/o reddituali, possedute oltre i limiti consentiti, la reale residenza (alcuni soggetti erano addirittura irreperibili), oppure la presenza di vincite al gioco on line di rilevanti somme di denaro.
Complessivamente, sono appunto 31 le posizioni irregolari emerse nel corso delle investigazioni. I rispettivi responsabili sono stati segnalati alla locale Procura della Repubblica e alla Direzione Provinciale dell’I.N.P.S. di Macerata, per l’interruzione dell’erogazione del sussidio ed il recupero, peraltro già in fase di esecuzione, delle somme indebitamente percepite, ammontanti, in tutto, a circa 200.000 euro.
Ulteriori posizioni irregolari, emerse dall’attività investigativa e riferite a soggetti non residenti in provincia di Macerata , ma nei cui confronti l’A.G. locale aveva emesso misure cautelari personali, sono state segnalate ai Reparti della Guardia di Finanza competenti in ragione del luogo in cui è stata commessa la violazione, per le conseguenti azioni operative.
A seguito delle comunicazioni di reato inoltrate alla locale A.G., il Procuratore ha chiesto il sequestro penale preventivo, finalizzato alla confisca, delle somme illecitamente percepite, ai competenti giudici del Tribunale, che hanno conseguentemente già emesso provvedimenti di sequestro in danno dei responsabili dei reati di cui all’art. 7 della Legge n. 26/2019 e all’art. 316-ter del c.p. di una somma complessivamente pari ad oltre 92.000 euro.
I risultati ottenuti testimoniano la costante attenzione del Corpo al corretto utilizzo delle risorse pubbliche, anche al fine di evitare, come nel caso di specie, che i benefici assistenziali vengano erogati a soggetti privi di titolo, anziché a coloro che ne hanno concretamente bisogno.
Per questo motivo, continuerà ad essere mantenuta alta l’attenzione operativa del Comando Provinciale nel delicato settore della spesa pubblica in generale, riservando, quindi, il dispiegamento di adeguate forze per l’esecuzione di ulteriori controlli su soggetti percettori del reddito di cittadinanza, individuati attraverso l’esecuzione di attente analisi di rischio fondate su mirate e qualificate attività di intelligence nonché su puntuali interrogazioni alle specifiche banche dati in uso al Corpo.
