Radioc1inBlu
Luisa De Vivo, giovane ricercatrice italiana che ha lavorato per molti anni all’estero, si è aggiudicata il prestigioso Career Development Award. Si tratta di un finanziamento di 1 milione di dollari (200.000 dollari all’anno per 5 anni) con cui la Fondazione Giovanni Armenise Harvard premia i più promettenti giovani scienziati per contribuire alla creazione di nuove aree di ricerca di base in Italia in campo biomedico.
Grazie alla borsa, Luisa De Vivo dirigerà il proprio laboratorio per lo studio degli effetti della restrizione cronica del sonno e dell’abuso di sostanze durante l’adolescenza e lo farà all’Università di Camerino, in particolare presso la Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute.
L’obiettivo del lavoro della ricercatrice è capire per quale motivo il sonno è così importante per un funzionamento ottimale del cervello e per la nostra salute mentale.
Nel dettaglio, il progetto finanziato dalla Fondazione Giovanni Armenise Harvard consentirà di valutare gli effetti a lungo tempo della deprivazione cronica del sonno che può avvenire durante l’adolescenza, con particolare attenzione ai rischi di sviluppare dipendenze dalle sostanze d’abuso e delle comorbidità psichiatriche. Lo studio assume quindi una duplice rilevanza, sia dal punto di vista scientifico che dal punto di vista sociale.
“Perdere anche poche ore di sonno può avere effetti negativi sulle abilità cognitive e sul comportamento. Un sonno disturbato è stato associato a diverse malattie, compresi disordini neuropsichiatrici e neurodegenerativi. Ma perché il sonno è così importante per la nostra salute? In che modo la perdita di sonno porta ad alterazioni del comportamento? Partendo da queste domande ho cercato di capire cosa accade alle cellule del cervello quando non dormiamo a sufficienza. Quando ho iniziato le mie ricerche negli Stati Uniti, proseguite poi a Bristol, in Gran Bretagna, ho utilizzato parametri morfologici per definire la perdita di sonno a livello di singola cellula e sono riuscita a misurare come le sinapsi vengano rimodellate in maniera diversa in stati fisiologici differenti. – ha affermato Luisa De Vivo – Nel Laboratorio Armenise del Sonno e Salute Mentale, all’Università di Camerino, ho intenzione di creare una mappa dei meccanismi biologici che regolano il sonno e che legano il sonno all’alterazione dello sviluppo cerebrale e ai disturbi neuropsichiatrici.
In questo modo potremo integrare misure comportamentali, funzionali, morfologiche e molecolari per determinare le conseguenze a lungo termine dell’insufficienza cronica di sonno durante lo sviluppo, ma anche identificare nuove strategie volte a migliorare la salute mentale. Con la speranza che il lavoro porti all’individuazione di nuove strategie per prevenire o contrastare le conseguenze negative della perdita di sonno.”
Creata nel 1996 dal Conte Giovanni Auletta Armenise, la Fondazione Giovanni Armenise Harvard nasce con lo scopo di supportare la ricerca di base in campo biomedico. Aiuta giovani scienziati che lavorano all’estero a fondare il proprio laboratorio in Italia, e supporta vari programmi di ricerca alla Harvard Medical School di Boston. Ad oggi ha investito oltre 70 milioni di dollari ad Harvard e 31 milioni di dollari per la scienza italiana, creando molti programmi di ricerca e favorendo la collaborazione tra i due continenti.
Il finanziamento Career Development Award (CDA) ammonta a 200.000 dollari all’anno (per un periodo compreso tra i 3 e i 5 anni) e fino adesso ha supportato 28 giovani scienziati per fondare laboratori di ricerca in Italia.
Grazie alla borsa, Luisa De Vivo dirigerà il proprio laboratorio per lo studio degli effetti della restrizione cronica del sonno e dell’abuso di sostanze durante l’adolescenza e lo farà all’Università di Camerino, in particolare presso la Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute.
L’obiettivo del lavoro della ricercatrice è capire per quale motivo il sonno è così importante per un funzionamento ottimale del cervello e per la nostra salute mentale.
Nel dettaglio, il progetto finanziato dalla Fondazione Giovanni Armenise Harvard consentirà di valutare gli effetti a lungo tempo della deprivazione cronica del sonno che può avvenire durante l’adolescenza, con particolare attenzione ai rischi di sviluppare dipendenze dalle sostanze d’abuso e delle comorbidità psichiatriche. Lo studio assume quindi una duplice rilevanza, sia dal punto di vista scientifico che dal punto di vista sociale.
“Perdere anche poche ore di sonno può avere effetti negativi sulle abilità cognitive e sul comportamento. Un sonno disturbato è stato associato a diverse malattie, compresi disordini neuropsichiatrici e neurodegenerativi. Ma perché il sonno è così importante per la nostra salute? In che modo la perdita di sonno porta ad alterazioni del comportamento? Partendo da queste domande ho cercato di capire cosa accade alle cellule del cervello quando non dormiamo a sufficienza. Quando ho iniziato le mie ricerche negli Stati Uniti, proseguite poi a Bristol, in Gran Bretagna, ho utilizzato parametri morfologici per definire la perdita di sonno a livello di singola cellula e sono riuscita a misurare come le sinapsi vengano rimodellate in maniera diversa in stati fisiologici differenti. – ha affermato Luisa De Vivo – Nel Laboratorio Armenise del Sonno e Salute Mentale, all’Università di Camerino, ho intenzione di creare una mappa dei meccanismi biologici che regolano il sonno e che legano il sonno all’alterazione dello sviluppo cerebrale e ai disturbi neuropsichiatrici.
In questo modo potremo integrare misure comportamentali, funzionali, morfologiche e molecolari per determinare le conseguenze a lungo termine dell’insufficienza cronica di sonno durante lo sviluppo, ma anche identificare nuove strategie volte a migliorare la salute mentale. Con la speranza che il lavoro porti all’individuazione di nuove strategie per prevenire o contrastare le conseguenze negative della perdita di sonno.”
Creata nel 1996 dal Conte Giovanni Auletta Armenise, la Fondazione Giovanni Armenise Harvard nasce con lo scopo di supportare la ricerca di base in campo biomedico. Aiuta giovani scienziati che lavorano all’estero a fondare il proprio laboratorio in Italia, e supporta vari programmi di ricerca alla Harvard Medical School di Boston. Ad oggi ha investito oltre 70 milioni di dollari ad Harvard e 31 milioni di dollari per la scienza italiana, creando molti programmi di ricerca e favorendo la collaborazione tra i due continenti.
Il finanziamento Career Development Award (CDA) ammonta a 200.000 dollari all’anno (per un periodo compreso tra i 3 e i 5 anni) e fino adesso ha supportato 28 giovani scienziati per fondare laboratori di ricerca in Italia.
c.c.
È Bruna Chierici la nuova segretaria del sindaco di Camerino. Subentra a Donatella Pazzelli che, a seguito della turnazione dei dipendenti comunali che ha comportato una nuova organizzazione, lascia quell'ufficio dopo 17 anni per occuparsi d'ora in poi dei servizi sociali.
" La dottoressa Pazzelli ha svolto il suo incarico con particolare professionalità- sottolinea il sindaco Sandro Sborgia- Interviene oggi in quel ruolo la signora Bruna Chierici, professionista e dipendente altrettanto diligente e competente. Si tratta solo di un normale avvicendamento e da parte mia faccio i migliori auguri ad entrambe, sia alla dottoressa Donatella Pazzelli per la nuova posizione e il nuovo impegno al quale è stata chiamata, sia alla signora Bruna Chierici per l'intenso lavoro, anche particolarmente delicato, che la aspetta.
Sono comunque sicuro che Bruna Chierici riuscirà ad assolverlo in maniera impeccabile; essendo una dipendente particolarmente efficiente, non ho dubbi che sarà in grado di stare dietro ai miei impegni, dimostrandosi all'altezza del ruolo così come lo è stata anche la dottoressa Pazzelli".
c.c.
" La dottoressa Pazzelli ha svolto il suo incarico con particolare professionalità- sottolinea il sindaco Sandro Sborgia- Interviene oggi in quel ruolo la signora Bruna Chierici, professionista e dipendente altrettanto diligente e competente. Si tratta solo di un normale avvicendamento e da parte mia faccio i migliori auguri ad entrambe, sia alla dottoressa Donatella Pazzelli per la nuova posizione e il nuovo impegno al quale è stata chiamata, sia alla signora Bruna Chierici per l'intenso lavoro, anche particolarmente delicato, che la aspetta.
Sono comunque sicuro che Bruna Chierici riuscirà ad assolverlo in maniera impeccabile; essendo una dipendente particolarmente efficiente, non ho dubbi che sarà in grado di stare dietro ai miei impegni, dimostrandosi all'altezza del ruolo così come lo è stata anche la dottoressa Pazzelli".
c.c.
Caldarola e la frazione di Valcimarra piangono Egildo Seri. L'uomo risultato positivo al Covid si è spento lunedì all'ospedale di Macerata. Aveva 83 anni ed era padre di tre figli. Un uomo stimato e benvoluto da tutti così come lo è sempre stata la sua famiglia, molto attiva nella vita parrocchiale. . Una famiglia affezionata all'ascolto dei programmi di RadioC1in Blu la cui redazione partecipa il dolore, rivolgendosi con particolare affetto al figlio Giulio, strenuo collaboratore del programma sportivo Tribuna Stadio.
" Purtroppo non è la prima perdita che Caldarola ha dovuto subire a causa del Covid- afferma il sindaco Luca Maria Giuseppetti-. Nella maggior parte dei casi sono state le persone più anziane e fragili a lasciarci ed è con grande dolore che abbiamo appreso della perdita di Egildo, una carissima persona così come lo è tutta la sua famiglia molto conosciuta e apprezzata a Caldarola e nel borgo di Valcimarra. In particolare esprimo il mio sentito cordoglio ai suoi figli, da anni molto attivi nella società sportiva di Caldarola. Spero che trovino la forza di superare questo triste momento. Il padre li ha purtroppo lasciati stando solo in ospedale, loro stessi sono positivi al covid e non potranno salutarlo per l'ultima volta con la presenza al funerale.
È dunque un doppio profondo dolore Invio il mio sentito abbraccio a tutta la famiglia Seri che conosco da una vita".
I funerali si svolgeranno questo pomeriggio alle ore 15.00 nella chiesa del Beato Francesco a Caldarola.
c.c.
" Purtroppo non è la prima perdita che Caldarola ha dovuto subire a causa del Covid- afferma il sindaco Luca Maria Giuseppetti-. Nella maggior parte dei casi sono state le persone più anziane e fragili a lasciarci ed è con grande dolore che abbiamo appreso della perdita di Egildo, una carissima persona così come lo è tutta la sua famiglia molto conosciuta e apprezzata a Caldarola e nel borgo di Valcimarra. In particolare esprimo il mio sentito cordoglio ai suoi figli, da anni molto attivi nella società sportiva di Caldarola. Spero che trovino la forza di superare questo triste momento. Il padre li ha purtroppo lasciati stando solo in ospedale, loro stessi sono positivi al covid e non potranno salutarlo per l'ultima volta con la presenza al funerale.
È dunque un doppio profondo dolore Invio il mio sentito abbraccio a tutta la famiglia Seri che conosco da una vita".
I funerali si svolgeranno questo pomeriggio alle ore 15.00 nella chiesa del Beato Francesco a Caldarola.
c.c.
Hanno occupato abusivamente una villa con piscina nella zona residenziale di Civitanova. Responsabili del fatto due cittadini di origine tunisina, in Italia senza fissa dimora i quali, trovati all'interno dell'abitazione sono stati denunciati ed espulsi .
La proprietaria civitanovese dell'immobile, da qualche giorno si era accorta di strani movimenti di persone all’interno della sua villa, inabitata da quatto -cinque anni.
Per questo motivo, ha deciso di richiedere l’intervento della Polizia. Gli uomini del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Civitanova Marche sono entrati all’interno della villa dove hanno subito notato segni di bivacco relativi alla presenza di persone.
Locale per locale, tutta la proprietà è stata accuratamente controllata, fino a quando i poliziotti sono giunti davanti alla porta di una stanza chiusa a chiave dall’interno. Forzata la porta con il consenso della proprietaria, al suo interno sono stati rintracciati i due uomini di origine tunisina rispettivamente di 19 e 23 anni, entrambi clandestini in Italia senza fissa dimora.
Privi di documenti di identificazione, i due sono stati poi accompagnati al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Civitanova Marche e denunciati all’Autorità Giudiziaria con l'accusa di occupazione abusiva di abitazione Successivamente gli stessi giovani, irregolari sul territorio nazionale, sono stati sottoposti ad espulsione dal territorio italiano e subito dopo accompagnati al centro per espulsioni di Gorizia per il rimpatrio verso il loro paese di origine.
c.c.
La proprietaria civitanovese dell'immobile, da qualche giorno si era accorta di strani movimenti di persone all’interno della sua villa, inabitata da quatto -cinque anni.
Per questo motivo, ha deciso di richiedere l’intervento della Polizia. Gli uomini del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Civitanova Marche sono entrati all’interno della villa dove hanno subito notato segni di bivacco relativi alla presenza di persone.
Locale per locale, tutta la proprietà è stata accuratamente controllata, fino a quando i poliziotti sono giunti davanti alla porta di una stanza chiusa a chiave dall’interno. Forzata la porta con il consenso della proprietaria, al suo interno sono stati rintracciati i due uomini di origine tunisina rispettivamente di 19 e 23 anni, entrambi clandestini in Italia senza fissa dimora.
Privi di documenti di identificazione, i due sono stati poi accompagnati al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Civitanova Marche e denunciati all’Autorità Giudiziaria con l'accusa di occupazione abusiva di abitazione Successivamente gli stessi giovani, irregolari sul territorio nazionale, sono stati sottoposti ad espulsione dal territorio italiano e subito dopo accompagnati al centro per espulsioni di Gorizia per il rimpatrio verso il loro paese di origine.
c.c.
Continua incessante il lavoro del commissario alla ricostruzione Legnini che da oltre un anno ha dato una "scossa" decisiva alla ricostruzione e negli ultimi due mesi sono stati approvati i progetti per avviare oltre 1100 nuovi cantieri.
Giovanni Legnini è stato ricevuto dal presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, al quale ha esposto gli ultimi dati incoraggianti sulle attività in corso e i pochi residui problemi da affrontare.
Oltre alla ricostruzione fisica di abitazioni, impianti produttivi ed edifici pubblici, ha sottolineato Legnini, è ora necessario pensare alle misure per favorire la ripresa e lo sviluppo economico di questi territori, dando attuazione al Contratto Istituzionale di Sviluppo e sfruttando le possibilità offerte dal Recovery Plan.
Dopo i buoni risultati ottenuti nel 2020, che ha visto crescere del 62% le domande di contributo per la ricostruzione privata presentate ed accolte dagli Uffici, i primi due mesi dell’anno in corso consolidano e rafforzano la tendenza positiva. Tra gennaio e febbraio, in particolare, sono stati concessi contributi alla riparazione e ricostruzione di 1.135 edifici ed aggregati edilizi, che consento l’apertura immediata di altrettanti cantieri, mentre si è registrata la conclusione di altri 542 interventi con un’ulteriore forte crescita rispetto al 2020. I contributi approvati dagli Uffici Speciali regionali sono stati pari a 350 milioni di euro.
Il Commissario ha sottoposto al Presidente Draghi gli obiettivi per il 2021 ed esposto alcune necessità da risolvere per accompagnare al meglio il processo di ricostruzione che sembra essere ormai definitivamente decollato.
Per quest’anno, ha spiegato, sarà prioritaria la definizione delle undicimila istanze di contributo già presentate, con l’obiettivo di aprire diverse migliaia di nuovi cantieri, insieme all’attuazione del cronoprogramma degli interventi sulle opere pubbliche e l’avvio della ricostruzione nei centri più distrutti, grazie anche ai Programmi Straordinari di Ricostruzione e le Ordinanze speciali per l’attuazione dei poteri in deroga.
M.S.
Giovanni Legnini è stato ricevuto dal presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, al quale ha esposto gli ultimi dati incoraggianti sulle attività in corso e i pochi residui problemi da affrontare.
Oltre alla ricostruzione fisica di abitazioni, impianti produttivi ed edifici pubblici, ha sottolineato Legnini, è ora necessario pensare alle misure per favorire la ripresa e lo sviluppo economico di questi territori, dando attuazione al Contratto Istituzionale di Sviluppo e sfruttando le possibilità offerte dal Recovery Plan.
Dopo i buoni risultati ottenuti nel 2020, che ha visto crescere del 62% le domande di contributo per la ricostruzione privata presentate ed accolte dagli Uffici, i primi due mesi dell’anno in corso consolidano e rafforzano la tendenza positiva. Tra gennaio e febbraio, in particolare, sono stati concessi contributi alla riparazione e ricostruzione di 1.135 edifici ed aggregati edilizi, che consento l’apertura immediata di altrettanti cantieri, mentre si è registrata la conclusione di altri 542 interventi con un’ulteriore forte crescita rispetto al 2020. I contributi approvati dagli Uffici Speciali regionali sono stati pari a 350 milioni di euro.
Il Commissario ha sottoposto al Presidente Draghi gli obiettivi per il 2021 ed esposto alcune necessità da risolvere per accompagnare al meglio il processo di ricostruzione che sembra essere ormai definitivamente decollato.
Per quest’anno, ha spiegato, sarà prioritaria la definizione delle undicimila istanze di contributo già presentate, con l’obiettivo di aprire diverse migliaia di nuovi cantieri, insieme all’attuazione del cronoprogramma degli interventi sulle opere pubbliche e l’avvio della ricostruzione nei centri più distrutti, grazie anche ai Programmi Straordinari di Ricostruzione e le Ordinanze speciali per l’attuazione dei poteri in deroga.
M.S.
A Tolentino si torna a parlare del centro storico e a prendere "posizione" è proprio il Comitato di quartiere Centro Storico che fa sentire la sua voce sull'arredo della città e su presunti "catafalchi" con tanto di spiegazione sull'origine della parola.
Di seguito pubblichiamo integralmente il comunicato che è arrivato in redazione.
"Potremmo dare un titolo afferma il presidente Luigino Luconi “lavori di riqualificazione di Via della Pace” un progetto che nelle intenzioni dell’Amministrazione rientra nel “Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana del centro storico”.
Potremmo dire, che gli arredi amovibili installati formano una barriera, creando un aspetto come di un lungo lugubre catafalco (vocab.della lingua italiana troviamo scritto;“Catafalco” palco innalzato per gli spettacoli all’aperto” Etimo sec. XV), ma non lo diciamo.
Che si possa definire un arredo urbano che impedisce l’attraversamento libero ma condizionato dei cittadini o dei frequentatori, potremmo dirlo, ma non lo diciamo.
Definirlo un buon intervento di arredo è tesi difficili da sostenere. Un progetto di arredo urbano presupporrebbe la volontà di qualificare lo spazio urbano con elementi di arredo che garantissero le molteplici funzioni del centro storico, per renderlo fruibile a cittadini e turisti.
Questo il nostro pensiero e la nostra opinione.
Fermo restando che condividiamo il tentativo dell’amministrazione di dare decoro urbano alla nostra città, lo abbiamo più volte nel corso degli anni richiesto, siamo perplessi sul materiale scelto per la realizzazione delle strutture, sia nel colore, che per la loro forma estetica e quindi di occupazione spazio area pedonale.
Nel corso degli anni, abbiamo presentato agli amministratori ideee per la predisposizione di “concorsi d’idee”.
Abbiamo suggerito l’organizzazione d’incontri o tavoli di lavoro con studi professionali locali, dando così la possibilità di sentire anche la voce qualificata degli architetti, che hanno un grande bagaglio di esperienza e conoscenza della città.
Abbiamo suggerito il coinvolgimento dei cittadini, al fine di concretizzare la tanto desiderata “cittadinanza attiva” per farci sentire tutti e non solo a parole, parte integrante ed attiva per la nostra città.
Un progetto di arredo urbano non è realizzazione facile come si potrebbe superficialmente pensare, perché l’inserimento di complementi d’arredo nella città, nasce da un processo analitico e progettuale minuzioso.
E’ importante e fondamentale che i progettisti non debbano esimersi dal tenere conto delle esigenze, delle attese e dei gusti estetici, di chi la città la abita, ma è vero anche il contrario, cioè che le realizzazioni di arredo urbano hanno potenzialmente la capacità di plasmare i gusti e le abitudini visive dei fruitori, spingendo il “gusto collettivo” verso nuovi orizzonti.
Di seguito pubblichiamo integralmente il comunicato che è arrivato in redazione.
"Potremmo dare un titolo afferma il presidente Luigino Luconi “lavori di riqualificazione di Via della Pace” un progetto che nelle intenzioni dell’Amministrazione rientra nel “Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana del centro storico”.
Potremmo dire, che gli arredi amovibili installati formano una barriera, creando un aspetto come di un lungo lugubre catafalco (vocab.della lingua italiana troviamo scritto;“Catafalco” palco innalzato per gli spettacoli all’aperto” Etimo sec. XV), ma non lo diciamo.
Che si possa definire un arredo urbano che impedisce l’attraversamento libero ma condizionato dei cittadini o dei frequentatori, potremmo dirlo, ma non lo diciamo.
Definirlo un buon intervento di arredo è tesi difficili da sostenere. Un progetto di arredo urbano presupporrebbe la volontà di qualificare lo spazio urbano con elementi di arredo che garantissero le molteplici funzioni del centro storico, per renderlo fruibile a cittadini e turisti.
Questo il nostro pensiero e la nostra opinione.
Fermo restando che condividiamo il tentativo dell’amministrazione di dare decoro urbano alla nostra città, lo abbiamo più volte nel corso degli anni richiesto, siamo perplessi sul materiale scelto per la realizzazione delle strutture, sia nel colore, che per la loro forma estetica e quindi di occupazione spazio area pedonale.
Nel corso degli anni, abbiamo presentato agli amministratori ideee per la predisposizione di “concorsi d’idee”.
Abbiamo suggerito l’organizzazione d’incontri o tavoli di lavoro con studi professionali locali, dando così la possibilità di sentire anche la voce qualificata degli architetti, che hanno un grande bagaglio di esperienza e conoscenza della città.
Abbiamo suggerito il coinvolgimento dei cittadini, al fine di concretizzare la tanto desiderata “cittadinanza attiva” per farci sentire tutti e non solo a parole, parte integrante ed attiva per la nostra città.
Un progetto di arredo urbano non è realizzazione facile come si potrebbe superficialmente pensare, perché l’inserimento di complementi d’arredo nella città, nasce da un processo analitico e progettuale minuzioso.
E’ importante e fondamentale che i progettisti non debbano esimersi dal tenere conto delle esigenze, delle attese e dei gusti estetici, di chi la città la abita, ma è vero anche il contrario, cioè che le realizzazioni di arredo urbano hanno potenzialmente la capacità di plasmare i gusti e le abitudini visive dei fruitori, spingendo il “gusto collettivo” verso nuovi orizzonti.
i progetti devono saper intercettare i bisogni e la sensibilità estetica dei luoghi, che muteranno a seguito degli interventi e pensare non solo la vita immediata ma anche quella futura.
Proposte che potranno cambiare in meglio o in peggio la qualità della vita dei cittadini.
Ritornando all’arredo amovibile di Via della Pace, ci viene spontaneo chiederci come mai l’amministrazione non abbia coinvolto la commissione urbanistica, nell’analisi e programmazione della progettazione di tali arredi e se rispettino le attribuzioni del codice della strada.
Secondo il nostro modestissimo parere potrebbero andare bene in un lungomare, in un parco, ma non in un contesto urbano come la preziosa via pedonale.
E spieghiamo perché.
Parliamo di un intervento che non ha una sua storia e programmazione organica, forse un restyling o forse di completamento?
Abbiamo dei dubbi, anche per l’importo significativo si parla di oltre 36.000 Euro.
Ci chiediamo ora quali siano gli obiettivi di tale intervento, proviamo a scoprirli: ridurre la velocità di percorrenza dei pedoni?
Trasformare l’ambito urbano in un luogo dove avere più modi e possibilità di sostare o viverla?
Creare uno spazio pubblico più decoroso? Creare un attraversamento con triplice funzione: percorso pedonale ristretto e di accesso ai negozi, dove la superfice è in leggerapendenza; un’area per attraversamento pedonale di dimensione superiore, lato sinistro; elementi di arredo sopraelevati, centralizzati, per completare il servizio delle attività di ristoro.
Ultimo, un Asse attrezzato per ricucire la città storica alla città ad est. Il tratto di strada, di cui stiamo parlando, era stato realizzato per assicurare l’unico sicuro attraversamento pedonale di connessione tra il centro storico e la città ad est, e di conseguenza funzionale alle attività commerciali presenti valorizzandone le potenzialità.
Allora ci chiediamo: Si tratta di un intervento che doveva riqualificare l’asse stradale pedonale, o che squalifica in maniera consistente l’unica strada pedonale più importante della nostra città?
Noi puntiamo il dito contro questa mancanza di attenzione verso l'arredo urbano. Non ci sono parole di fronte a progetti che impegnano risorse importanti e ingiustificate per la realizzazione di opere non necessarie e la mancanza di attenzione per le cose che interessano la quotidianità e la vivibilità del centro e della città”.
Proposte che potranno cambiare in meglio o in peggio la qualità della vita dei cittadini.
Ritornando all’arredo amovibile di Via della Pace, ci viene spontaneo chiederci come mai l’amministrazione non abbia coinvolto la commissione urbanistica, nell’analisi e programmazione della progettazione di tali arredi e se rispettino le attribuzioni del codice della strada.
Secondo il nostro modestissimo parere potrebbero andare bene in un lungomare, in un parco, ma non in un contesto urbano come la preziosa via pedonale.
E spieghiamo perché.
Parliamo di un intervento che non ha una sua storia e programmazione organica, forse un restyling o forse di completamento?
Abbiamo dei dubbi, anche per l’importo significativo si parla di oltre 36.000 Euro.
Ci chiediamo ora quali siano gli obiettivi di tale intervento, proviamo a scoprirli: ridurre la velocità di percorrenza dei pedoni?
Trasformare l’ambito urbano in un luogo dove avere più modi e possibilità di sostare o viverla?
Creare uno spazio pubblico più decoroso? Creare un attraversamento con triplice funzione: percorso pedonale ristretto e di accesso ai negozi, dove la superfice è in leggerapendenza; un’area per attraversamento pedonale di dimensione superiore, lato sinistro; elementi di arredo sopraelevati, centralizzati, per completare il servizio delle attività di ristoro.
Ultimo, un Asse attrezzato per ricucire la città storica alla città ad est. Il tratto di strada, di cui stiamo parlando, era stato realizzato per assicurare l’unico sicuro attraversamento pedonale di connessione tra il centro storico e la città ad est, e di conseguenza funzionale alle attività commerciali presenti valorizzandone le potenzialità.
Allora ci chiediamo: Si tratta di un intervento che doveva riqualificare l’asse stradale pedonale, o che squalifica in maniera consistente l’unica strada pedonale più importante della nostra città?
Noi puntiamo il dito contro questa mancanza di attenzione verso l'arredo urbano. Non ci sono parole di fronte a progetti che impegnano risorse importanti e ingiustificate per la realizzazione di opere non necessarie e la mancanza di attenzione per le cose che interessano la quotidianità e la vivibilità del centro e della città”.
M.S
Sono giorni davvero speciali per Valentina Giacinti e per sua sorella Ida. Da lunedì scorso dopo lunghe attese, sono partiti i lavori della delocalizzazione del bar Sister’S Cofee a Visso, chiuso dopo il sisma.
“Il bar è stata praticamente la prima attività commerciale chiusa con le scosse del 24 agosto.” Dice Valentina. “Ci sono state tante peripezie che hanno interessato la delocalizzazione ma anche tante persone che hanno aiutato le due sorelle concretamente. “Ho trovato il terreno grazie al proprietario di un'altra attività commerciale di Visso che ci ha aiutate.”
“Il bar è stata praticamente la prima attività commerciale chiusa con le scosse del 24 agosto.” Dice Valentina. “Ci sono state tante peripezie che hanno interessato la delocalizzazione ma anche tante persone che hanno aiutato le due sorelle concretamente. “Ho trovato il terreno grazie al proprietario di un'altra attività commerciale di Visso che ci ha aiutate.”
Valentina è una giovane mamma. “Sono originaria di una frazione del comune di Pieve Torina, Casavecchia. Ho due figli, Maurizio il più grande di 5 anni e mezzo e Riccardo il piccolo di due anni.” Il 2021 per l’attività è un anno speciale. “Se la situazione ce lo permetterà quest'anno il Sister’s Coffee festeggia 10 anni di attività diciamo di apertura, anche se la metà degli anni siamo stati chiusi. Le esigenze in questo periodo così particolare legato oltre che alla pandemia anche alla ricostruzione sono diverse. L’ attività dovrà necessariamente cambiare. Abbiamo tantissime idee e speriamo di metterle in pratica. Dobbiamo reinventarci un lavoro. E’ una situazione nuova anche per noi perché non ci siamo trovate mai a lavorare durante questa situazione del covid, quindi cercheremo di preparare dei pranzi visto anche le ditte che speriamo presto verranno a ricostruire e poi per la pandemia. L'importante è lavorare.”
Valentina vive in Sae con la sua famiglia. “Dopo le scosse di ottobre 2016 con il bambino di 11 mesi, siamo stati ospitati lungo la costa. Non ho pensato a scegliere per me ma per far stare bene lui. La decisione migliore era trasferirsi al mare dove siamo stati per 7 mesi. Poi appena a mia madre le hanno confermato l'agibilità della casa, ci siamo appoggiati da lei aspettando la consegna della nostra Sae. Poi ci siamo trasferiti.” Valentina appena ha potuto è tornata nelle sue montagne. “Io non riesco a chiamare casa un posto differente da questo per quanti bei posti ci siano, per quanto altre possibilità possano offrirti i paesi più grandi, casa mia è questa. Casa mia sono queste montagne. Non ho neanche mai pensato di andarmene via. Sono nata qui. Chi mi conosce sa quanto amo questi posti.”
Barbara Olmai
Valentina vive in Sae con la sua famiglia. “Dopo le scosse di ottobre 2016 con il bambino di 11 mesi, siamo stati ospitati lungo la costa. Non ho pensato a scegliere per me ma per far stare bene lui. La decisione migliore era trasferirsi al mare dove siamo stati per 7 mesi. Poi appena a mia madre le hanno confermato l'agibilità della casa, ci siamo appoggiati da lei aspettando la consegna della nostra Sae. Poi ci siamo trasferiti.” Valentina appena ha potuto è tornata nelle sue montagne. “Io non riesco a chiamare casa un posto differente da questo per quanti bei posti ci siano, per quanto altre possibilità possano offrirti i paesi più grandi, casa mia è questa. Casa mia sono queste montagne. Non ho neanche mai pensato di andarmene via. Sono nata qui. Chi mi conosce sa quanto amo questi posti.”
Barbara Olmai
Un'importante studio sull'Adenite Equina, malattia che colpisce i cavalli, che vede fra i ricercatori la prof.ssa Silvia Preziuso di Unicam.
L'ateneo camerte ancora una volta può contare sulla professionalità di un suo ricercatore che si inserisce nel team di ricercatori di 18 paesi nel mondo. La ricerca da sempre da i suoi frutti e la confermare dell’eccellenza dei ricercatori di Unicam viene riconosciuta anche a livello internazionale.
Un’indagine sul DNA ha evidenziato i viaggi incontrollati del patogeno “giramondo” che causa la grave malattia nei cavalli
Nel più grande studio mai realizzato su un patogeno equino, pubblicato in questi giorni sulla prestigiosa rivista “Microbial Genomics”, ricercatori di atenei ed enti di ricerca di 18 diversi Paesi hanno utilizzato le più recenti tecniche di sequenziamento del DNA per tracciare il batterio Streptococcus equi, che causa la adenite equinain cavalli di tutto il mondo.
Nel team anche la prof.ssa Silvia Preziuso, docente della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria dell’Università di Camerino, unico Ateneo italiano che ha collaborato al progetto.
L’adenite equina, causata da Streptococcus equi, è infatti la malattia infettiva dei cavalli più frequentemente diagnosticata nel Regno Unito, in cui si stima si verifichino circa 600 focolai ogni anno. Streptococcus equi invade i linfonodi della testa e del collo, provocandone il rigonfiamento e la formazione di ascessi che in circa il 2% dei casi possono portare il cavallo fino alla morte.
Alcuni dei cavalli che superano la malattia rimangono persistentemente infetti e trasmettono l'infezione ad altri cavalli con i quali vengono a contatto.
“Utilizzando test diagnostici standard, i ceppi di Streptococcus equi sembrano quasi tutti identici; esaminando tuttavia con attenzione il loro DNA, siamo stati in grado di tracciarne le diverse varianti diffuse in tutto il mondo", hanno affermato i ricercatori. “Mettendo insieme tutti i dati, abbiamo dimostrato che i casi registrati in Argentina, Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti erano strettamente collegati e siamo riusciti così a provare che il commercio ed il movimento dei cavalli in tutto il mondo, ad esempio per gare ed eventi, sta incrementando la diffusione della malattia. Grazie all’ottimo lavoro di squadra ed alla collaborazione tra ricercatori di ventinove diversi enti di ricerca in diciotto paesi del mondo, potremo fornire nuove opportunità per interventi che prevengano future epidemie" ha affermato il coordinatore del progetto Andrew Waller (Intervacc AC).
“Poter partecipare allo studio genetico di un così grande numero di ceppi isolati in varie parti del mondo e collaborare con un team di ricercatori di alto livello afferenti a varie istituzioni ha permesso di ottenere dati scientifici estremamente interessanti – ha sottolineato la prof.ssa Preziuso – e di creare un valido network che si occuperà di sensibilizzare gli stakeholders verso questa problematica e di trovare le soluzioni migliori per contrastare la diffusione delle diverse “varianti” di questo importante patogeno dei cavalli. Riteniamo che l'impatto di questa malattia nel comparto equino in Italia sia sottostimato; questo studio riporta l'attenzione sulla necessità di monitorare la diffusione di Streptococcus equi nel nostro paese e di individuare gli strumenti diagnostici e di prevenzione più idonei per proteggere i cavalli ed arrestare il viaggio di questo “patogeno giramondo”.
L'ateneo camerte ancora una volta può contare sulla professionalità di un suo ricercatore che si inserisce nel team di ricercatori di 18 paesi nel mondo. La ricerca da sempre da i suoi frutti e la confermare dell’eccellenza dei ricercatori di Unicam viene riconosciuta anche a livello internazionale.
Un’indagine sul DNA ha evidenziato i viaggi incontrollati del patogeno “giramondo” che causa la grave malattia nei cavalli
Nel più grande studio mai realizzato su un patogeno equino, pubblicato in questi giorni sulla prestigiosa rivista “Microbial Genomics”, ricercatori di atenei ed enti di ricerca di 18 diversi Paesi hanno utilizzato le più recenti tecniche di sequenziamento del DNA per tracciare il batterio Streptococcus equi, che causa la adenite equinain cavalli di tutto il mondo.
Nel team anche la prof.ssa Silvia Preziuso, docente della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria dell’Università di Camerino, unico Ateneo italiano che ha collaborato al progetto.
L’adenite equina, causata da Streptococcus equi, è infatti la malattia infettiva dei cavalli più frequentemente diagnosticata nel Regno Unito, in cui si stima si verifichino circa 600 focolai ogni anno. Streptococcus equi invade i linfonodi della testa e del collo, provocandone il rigonfiamento e la formazione di ascessi che in circa il 2% dei casi possono portare il cavallo fino alla morte.
Alcuni dei cavalli che superano la malattia rimangono persistentemente infetti e trasmettono l'infezione ad altri cavalli con i quali vengono a contatto.
“Utilizzando test diagnostici standard, i ceppi di Streptococcus equi sembrano quasi tutti identici; esaminando tuttavia con attenzione il loro DNA, siamo stati in grado di tracciarne le diverse varianti diffuse in tutto il mondo", hanno affermato i ricercatori. “Mettendo insieme tutti i dati, abbiamo dimostrato che i casi registrati in Argentina, Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti erano strettamente collegati e siamo riusciti così a provare che il commercio ed il movimento dei cavalli in tutto il mondo, ad esempio per gare ed eventi, sta incrementando la diffusione della malattia. Grazie all’ottimo lavoro di squadra ed alla collaborazione tra ricercatori di ventinove diversi enti di ricerca in diciotto paesi del mondo, potremo fornire nuove opportunità per interventi che prevengano future epidemie" ha affermato il coordinatore del progetto Andrew Waller (Intervacc AC).
“Poter partecipare allo studio genetico di un così grande numero di ceppi isolati in varie parti del mondo e collaborare con un team di ricercatori di alto livello afferenti a varie istituzioni ha permesso di ottenere dati scientifici estremamente interessanti – ha sottolineato la prof.ssa Preziuso – e di creare un valido network che si occuperà di sensibilizzare gli stakeholders verso questa problematica e di trovare le soluzioni migliori per contrastare la diffusione delle diverse “varianti” di questo importante patogeno dei cavalli. Riteniamo che l'impatto di questa malattia nel comparto equino in Italia sia sottostimato; questo studio riporta l'attenzione sulla necessità di monitorare la diffusione di Streptococcus equi nel nostro paese e di individuare gli strumenti diagnostici e di prevenzione più idonei per proteggere i cavalli ed arrestare il viaggio di questo “patogeno giramondo”.
M.S.
Da ieri pomeriggio le porte dell'ospedale di Matelica sono di nuovo aperte agli utenti, anche se il sindaco Massimo Baldini ammette che ci vorà del tempo per il ritorno alla normalità: "Non possiamo parlare di normalità - dice - , visto che l'ospedale non può dirsi tornato quello che era, anche se abbiamo visto come la direttrice dell'AV3, Daniela Corsi, abbia provveduto a fare quanto fosse necessario per risolvere l'emergenza. Abbiamo visitato, insieme al vicesindaco, al responsabile del distretto e al dottor Antonini, tutta la struttura e abbiamo parlato con gli operatori, anche loro felici di poter tornare a offrire il servizio alla cittadinanza".
Ora però il sindaco attende che i patti per il futuro del nosocomio vengano rispettati: "Ci sono delle cose che noi ci attendiamo che vengano fatte da parte dell'AV3: la dottoressa Corsi ci ha garantito che saranno effettuati i lavori necessari per sistemare la parte danneggiata dal sisma 2016, in particolare il pronto soccorso, la portineria, il bar, le varie zone di accettazione, visto che è indecoroso avere una struttura ospedaliera in queste condizioni.
Ci sono molte cose da fare e ci aspettiamo che vengano fatte: è giusto che una struttura sanitaria sia veramente tale. Siamo contenti che ci sia una buona attuazione dei percorsi sporco – pulito, che siano stati fatti tamponi a ospiti e operatori delle case di riposo di Pieve Torina e di Castelsantangelo sul Nera: speriamo che tutto vada bene e che a breve si riesca a sistemare le strutture nei rispettivi paesi, in maniera dignitosa e decorosa. Dalla Regione e dalla Giunta ci attendiamo che il problema venga risolto".
In vista della soluzione sul fronte ospedaliero, c'è un altro problema da risolvere ed è quello interno alla maggioranza: dopo la chiusura dell'ospedale, infatti, l'assessore Rosanna Procaccini ha rimesso le sue deleghe, restando in consiglio comunale.
Il primo cittadino resta possibilista sul rientro della sua collega: "Penso che con la dovuta pazienza e volontà da parte di tutti la questione si risolverà. Con i miei collaboratori, a differenza di quanto detto da altri, siamo sempre stati uniti nelle nostre idee e nel nostro programma: insieme li abbiamo costruiti, insieme li porteremo avanti. Noi siamo abituati a parlare poco e a badare al sodo: con tempo e pazienza risolveremo questa situazione".
GS
Ora però il sindaco attende che i patti per il futuro del nosocomio vengano rispettati: "Ci sono delle cose che noi ci attendiamo che vengano fatte da parte dell'AV3: la dottoressa Corsi ci ha garantito che saranno effettuati i lavori necessari per sistemare la parte danneggiata dal sisma 2016, in particolare il pronto soccorso, la portineria, il bar, le varie zone di accettazione, visto che è indecoroso avere una struttura ospedaliera in queste condizioni.
Ci sono molte cose da fare e ci aspettiamo che vengano fatte: è giusto che una struttura sanitaria sia veramente tale. Siamo contenti che ci sia una buona attuazione dei percorsi sporco – pulito, che siano stati fatti tamponi a ospiti e operatori delle case di riposo di Pieve Torina e di Castelsantangelo sul Nera: speriamo che tutto vada bene e che a breve si riesca a sistemare le strutture nei rispettivi paesi, in maniera dignitosa e decorosa. Dalla Regione e dalla Giunta ci attendiamo che il problema venga risolto".
In vista della soluzione sul fronte ospedaliero, c'è un altro problema da risolvere ed è quello interno alla maggioranza: dopo la chiusura dell'ospedale, infatti, l'assessore Rosanna Procaccini ha rimesso le sue deleghe, restando in consiglio comunale.
Il primo cittadino resta possibilista sul rientro della sua collega: "Penso che con la dovuta pazienza e volontà da parte di tutti la questione si risolverà. Con i miei collaboratori, a differenza di quanto detto da altri, siamo sempre stati uniti nelle nostre idee e nel nostro programma: insieme li abbiamo costruiti, insieme li porteremo avanti. Noi siamo abituati a parlare poco e a badare al sodo: con tempo e pazienza risolveremo questa situazione".
GS
Il Coronavirus non risparmia neanche il settore agroalimentare: lo fa sapere Coldiretti Marche. I dati sull’export del settore agroalimentare regionale sono infatti in controtendenza rispetto al dato positivo nazionale. Se il Made in Italy fa segnare un +1,9%, le Marche subiscono una battuta d’arresto. Un volume di affari considerevole, 410 milioni di euro, ma in calo, secondo lo studio di Coldiretti Marche su base Istat, di 12,6 milioni di euro, il 3%, rispetto al 2019. Una battuta d’arresto dopo tre anni di crescita: l’ultimo segno meno risaliva infatti al 2017, l'anno del post terremoto.
Pesano le difficoltà negli scambi commerciali e il lockdown, che ha colpito in particolar modo il settore ristorazione, principale mercato di sbocco del vino marchigiano. Il settore enologico ha perso infatti quasi 9 milioni (-14,5%), male anche l’olio EVO (-26%) e l’ortofrutta lavorato e conservato (-3,7%).
La Presidente di Coldiretti Marche, Maria Letizia Gardoni, ha commentato: “La nostra regione è culla di eccellenze agroalimentari e oltre alla pandemia è spesso penalizzata rispetto agli altri territori dalla poca visibilità, senza contare i ritardi infrastrutturali che si traducono in perdita di redditività per le aziende. Per far tornare la crescita del Made in Marche occorre anche agire su questi ritardi e sbloccare le opere per collegare meglio la nostra regione con il resto del mondo. Questo è uno dei punti più importanti che abbiamo chiesto al nuovo governo regionale per colmare il divario con le altre regioni e dare sostegno alle aziende già provate dalla crisi, poi dal terremoto e ora dal Covid”.
l.c.
Pesano le difficoltà negli scambi commerciali e il lockdown, che ha colpito in particolar modo il settore ristorazione, principale mercato di sbocco del vino marchigiano. Il settore enologico ha perso infatti quasi 9 milioni (-14,5%), male anche l’olio EVO (-26%) e l’ortofrutta lavorato e conservato (-3,7%).
La Presidente di Coldiretti Marche, Maria Letizia Gardoni, ha commentato: “La nostra regione è culla di eccellenze agroalimentari e oltre alla pandemia è spesso penalizzata rispetto agli altri territori dalla poca visibilità, senza contare i ritardi infrastrutturali che si traducono in perdita di redditività per le aziende. Per far tornare la crescita del Made in Marche occorre anche agire su questi ritardi e sbloccare le opere per collegare meglio la nostra regione con il resto del mondo. Questo è uno dei punti più importanti che abbiamo chiesto al nuovo governo regionale per colmare il divario con le altre regioni e dare sostegno alle aziende già provate dalla crisi, poi dal terremoto e ora dal Covid”.
l.c.
