Radioc1inBlu
“Si allentano le restrizioni, ma il sistema sanitario è pronto ad accusare il colpo?”.
Se lo chiede chi il Covid lo ha vissuto ed ha visto con i propri occhi le difficoltà che medici e infermieri riscontrano nel portare avanti un pronto soccorso, come quello di Macerata, che si è trasformato in un girone dantesco.
Non una critica a coloro che da un anno vengono definiti “angeli ed eroi” anzi. Il cittadino in questa storia vorrebbe portare il loro disagio sotto i riflettori, affinchè non si continui a discutere solo delle chiusure ingiuste, del coprifuoco e delle restrizioni, ma anche e soprattutto di quanto potrebbe aggravarsi la situazione ospedaliera.
A raccontare la sua storia, unita alla preoccupazione per ciò che potrebbe succedere dopo le riaperture stabilite dal 26 aprile, è colui che per ovvi motivi chiameremo con un nome di fantasia, Giovanni.
“Io ho avuto il Covid a fine febbraio – dice – e sono stato ricoverato al Covid Hospital di Civitanova per più di un mese. Ho potuto vedere con i miei occhi la sensibilità e la passione di medici e infermieri. Dopo essere stato dimesso i primi di aprile, ho avuto una ricaduta nei giorni scorsi e mi sono rivolto al 118 che mi ha trasportato al pronto soccorso dell’ospedale di Macerata. È stato in quel posto che ho compreso la reale difficoltà degli operatori sanitari: pochi e allo stremo delle forze. Ho atteso una giornata intera in una stanza, senza bere né mangiare, come accade nel pronto soccorso. Una lunga attesa dovuta alle procedure lente richieste dai protocolli Covid e per i quali servirebbe più personale. Al pronto soccorso non si rivolgono solo i presunti contagiati, ma anche pazienti con altre patologie: tutti hanno bisogno del tampone e devono attendere l’esito che arriva dopo ore e ore.
Il problema – dice Giovanni – non dipende da medici e infermieri, ma dal loro numero esiguo rispetto alla mole di pazienti che si rivolge al pronto soccorso”.
Giovanni è stato rimandato a casa la sera stessa: “La dottoressa ha chiamato mia figlia dicendo che la mia polmonite si era riacutizzata e che potrò curarla a casa con l’antibiotico.
Dopo avermi dato i documenti necessari per l’uscita, mi hanno detto di potermene andare una volta finita la flebo, ma nel frattempo gli infermieri hanno cambiato il turno. Nessuno si è ricordato di venire a controllare il termine della terapia. Ho chiamato a lungo qualcuno che venisse a togliermi la flebo. Questo è sintomo di un sistema che non funziona – conclude – e viene naturale chiedersi come andrà a finire se le riaperture porteranno ad un aumento di contagi. Non so se riuscirà ad accusare il colpo”.
Quella di Giovanni è la storia di tanti altri cittadini che nell’ultimo anno si sono trovati in quel girone dantesco. Molti hanno deciso di tenere per sé quella triste esperienza; altri hanno pensato, nello sconforto e nella rabbia per la malattia, che la colpa fosse degli operatori sanitari; altri ancora, come Giovanni, hanno deciso di dar voce al disagio di “angeli ed eroi”, perché dietro la sofferenza di qualcuno c’è sempre chi cerca di alleviare quel dolore come meglio può. Medici ed infermieri lo stanno facendo.
Giulia Sancricca
Se lo chiede chi il Covid lo ha vissuto ed ha visto con i propri occhi le difficoltà che medici e infermieri riscontrano nel portare avanti un pronto soccorso, come quello di Macerata, che si è trasformato in un girone dantesco.
Non una critica a coloro che da un anno vengono definiti “angeli ed eroi” anzi. Il cittadino in questa storia vorrebbe portare il loro disagio sotto i riflettori, affinchè non si continui a discutere solo delle chiusure ingiuste, del coprifuoco e delle restrizioni, ma anche e soprattutto di quanto potrebbe aggravarsi la situazione ospedaliera.
A raccontare la sua storia, unita alla preoccupazione per ciò che potrebbe succedere dopo le riaperture stabilite dal 26 aprile, è colui che per ovvi motivi chiameremo con un nome di fantasia, Giovanni.
“Io ho avuto il Covid a fine febbraio – dice – e sono stato ricoverato al Covid Hospital di Civitanova per più di un mese. Ho potuto vedere con i miei occhi la sensibilità e la passione di medici e infermieri. Dopo essere stato dimesso i primi di aprile, ho avuto una ricaduta nei giorni scorsi e mi sono rivolto al 118 che mi ha trasportato al pronto soccorso dell’ospedale di Macerata. È stato in quel posto che ho compreso la reale difficoltà degli operatori sanitari: pochi e allo stremo delle forze. Ho atteso una giornata intera in una stanza, senza bere né mangiare, come accade nel pronto soccorso. Una lunga attesa dovuta alle procedure lente richieste dai protocolli Covid e per i quali servirebbe più personale. Al pronto soccorso non si rivolgono solo i presunti contagiati, ma anche pazienti con altre patologie: tutti hanno bisogno del tampone e devono attendere l’esito che arriva dopo ore e ore.
Il problema – dice Giovanni – non dipende da medici e infermieri, ma dal loro numero esiguo rispetto alla mole di pazienti che si rivolge al pronto soccorso”.
Giovanni è stato rimandato a casa la sera stessa: “La dottoressa ha chiamato mia figlia dicendo che la mia polmonite si era riacutizzata e che potrò curarla a casa con l’antibiotico.
Dopo avermi dato i documenti necessari per l’uscita, mi hanno detto di potermene andare una volta finita la flebo, ma nel frattempo gli infermieri hanno cambiato il turno. Nessuno si è ricordato di venire a controllare il termine della terapia. Ho chiamato a lungo qualcuno che venisse a togliermi la flebo. Questo è sintomo di un sistema che non funziona – conclude – e viene naturale chiedersi come andrà a finire se le riaperture porteranno ad un aumento di contagi. Non so se riuscirà ad accusare il colpo”.
Quella di Giovanni è la storia di tanti altri cittadini che nell’ultimo anno si sono trovati in quel girone dantesco. Molti hanno deciso di tenere per sé quella triste esperienza; altri hanno pensato, nello sconforto e nella rabbia per la malattia, che la colpa fosse degli operatori sanitari; altri ancora, come Giovanni, hanno deciso di dar voce al disagio di “angeli ed eroi”, perché dietro la sofferenza di qualcuno c’è sempre chi cerca di alleviare quel dolore come meglio può. Medici ed infermieri lo stanno facendo.
Giulia Sancricca
Verso il rientro in classe al 60 % per gli istituti superiori delle Marche.
Dopo l’iniziale 100 per cento è cambiata la bozza concordata con le regioni per il ritorno a scuola delle superiori il prossimo lunedì 26 aprile e si attesta dunque su una percentuale di prudenza l’orientamento che nella Regione Marche mette d’accordo le scuole e la capienza dei bus.
“Domani mattina ci incontreremo con tutti i portatori di interessi al tavolo istituito dall’Ufficio Scolastico Regionale da questa estate- spiega il Direttore Generale Ugo Maria Filisetti- per verificare gli orientamenti che sono stati assunti o si stanno assumendo nei tavoli prefettizi che tra oggi e domani o si sono già svolti o si stanno svolgendo. Sinora l’indicazione del sistema dei trasporti è stata quella di offrire una capacità di carico e quindi di trasporto degli studenti per il 60 per cento in presenza- continua Filisetti- e dunque l’orientamento è stato quello sinora di prevedere, a partire dal 26 aprile, una presenza al 60 % per il rientro in classe degli istituti superiori. Siamo in attesa del decreto e cioè dei provvedimenti che dovrebbero essere approvati in queste ore, per verificare che questa previsione sia coerente anche con le indicazioni date dal nuovo provvedimento in corso di adozione ed emanazione”.
Dopo l’iniziale 100 per cento è cambiata la bozza concordata con le regioni per il ritorno a scuola delle superiori il prossimo lunedì 26 aprile e si attesta dunque su una percentuale di prudenza l’orientamento che nella Regione Marche mette d’accordo le scuole e la capienza dei bus.
“Domani mattina ci incontreremo con tutti i portatori di interessi al tavolo istituito dall’Ufficio Scolastico Regionale da questa estate- spiega il Direttore Generale Ugo Maria Filisetti- per verificare gli orientamenti che sono stati assunti o si stanno assumendo nei tavoli prefettizi che tra oggi e domani o si sono già svolti o si stanno svolgendo. Sinora l’indicazione del sistema dei trasporti è stata quella di offrire una capacità di carico e quindi di trasporto degli studenti per il 60 per cento in presenza- continua Filisetti- e dunque l’orientamento è stato quello sinora di prevedere, a partire dal 26 aprile, una presenza al 60 % per il rientro in classe degli istituti superiori. Siamo in attesa del decreto e cioè dei provvedimenti che dovrebbero essere approvati in queste ore, per verificare che questa previsione sia coerente anche con le indicazioni date dal nuovo provvedimento in corso di adozione ed emanazione”.
c.c.
Giornata mondiale della terra celebrata per il secondo anno con l’intero pianeta sotto il lockdown della pandemia. “Restore our hearth”, ripristina la nostra terra è il tema della cinquantunesima edizione, impegnativo come lo è il tempo che viviamo.
Ridurre l’impatto umano, rimediare agli errori del passato e costruire un nuovo mondo è la sfida che coinvolge l’intero pianeta.
" In questa fase così delicata – afferma la presidente di Legambiente Marche Francesca Pulcini- Legambiente lancia un messaggio molto semplice, quello cioè di ripartire dalla quotidianità delle nostre azioni che proprio un momento così difficile debbono cambiare. La pandemia ci ha infatti insegnato che il modello che stavamo vivendo non era un modello sostenibile, non faceva bene né a noi né all’ambiente. Quindi, ripromuoviamo nella giornata di oggi le azioni che tutti i giorni e portiamo avanti nella semplicità del nostro vivere quotidiano. Sono quei gesti semplici che possiamo compiere e che vanno dal fare bene la raccolta differenziata al ridurre la produzione dei rifiuti, dal cambiare le modalità di spostamento puntando molto di più su mezzi elettrici qualora dovessimo usare i mezzi privati e, dove possibile, utilizzare la mobilità pubblica. Compiere dunque tutti quei piccoli gesti che sembrano piccole cose ma che conducono a grandi risultati perché insieme possiamo veramente fare la differenza. È questo un modo per celebrare tutti i giorni la grandezza del nostro pianeta – conclude Francesca Pulcini- perché se la sfida la vinciamo tutti insieme, è vero che nelle nostre case e con le nostre azioni quotidiane, tutti noi possiamo compiere veramente tantissimo e fare la differenza”.
C.C.
Ridurre l’impatto umano, rimediare agli errori del passato e costruire un nuovo mondo è la sfida che coinvolge l’intero pianeta.
" In questa fase così delicata – afferma la presidente di Legambiente Marche Francesca Pulcini- Legambiente lancia un messaggio molto semplice, quello cioè di ripartire dalla quotidianità delle nostre azioni che proprio un momento così difficile debbono cambiare. La pandemia ci ha infatti insegnato che il modello che stavamo vivendo non era un modello sostenibile, non faceva bene né a noi né all’ambiente. Quindi, ripromuoviamo nella giornata di oggi le azioni che tutti i giorni e portiamo avanti nella semplicità del nostro vivere quotidiano. Sono quei gesti semplici che possiamo compiere e che vanno dal fare bene la raccolta differenziata al ridurre la produzione dei rifiuti, dal cambiare le modalità di spostamento puntando molto di più su mezzi elettrici qualora dovessimo usare i mezzi privati e, dove possibile, utilizzare la mobilità pubblica. Compiere dunque tutti quei piccoli gesti che sembrano piccole cose ma che conducono a grandi risultati perché insieme possiamo veramente fare la differenza. È questo un modo per celebrare tutti i giorni la grandezza del nostro pianeta – conclude Francesca Pulcini- perché se la sfida la vinciamo tutti insieme, è vero che nelle nostre case e con le nostre azioni quotidiane, tutti noi possiamo compiere veramente tantissimo e fare la differenza”.
C.C.
Prosegue l'iter che permetterà alle farmacie di effettuare i vaccini alla popolazione. Sono le strutture che rispondono a determinati requisiti quelle che potranno richiedere l'operatività dopo aver seguito un corso teorico e pratico. Molta, secondo la presidente di Federfarma Macerata, Ida Maria Kaczmarek, la partecipazione delle farmacie dell'entroterra che permetteranno quindi ai cittadini lontani dai centri di vaccinazione di poter avere il servizio vicino casa.
"Il protocollo per la vaccinazione nelle farmacie è stato sottoscritto il 20 aprile scorso - dice la presidente - e segue la falsa riga di quello nazionale; in alcune parti la Regione ha la facoltà di effettuare variazioni. È stata sottoscritta tutta la prima parte in cui viene accettato il ruolo della farmacia come centro di vaccinazione. La farmacia si pone in una posizione molto importante di collegamento tra il cittadino ed il servizio sanitario. Sappiamo tutti che in questo periodo è importante riuscire a vaccinare il maggior numero possibile di persone e questo verrà fatto per fasce di età. Probabilmente, quella che riguarderà le farmacie, sarà quella dei 60enni. Ancora non è stata messa a punto tutta la parte tecnica - chiarisce - ed i farmacisti stanno preparandosi con i corsi formativi che si articoleranno in due parti: una teorica e una pratica, al termine delle quali sarà rilasciato un attestato in cui si darà l'idoneità al farmacista di effettuare la vaccinazione.
La parte pratica - specifica - sarà avallata dalla firma di un medico o un infermiere iscritto all'Ordine. In questo momento siamo in attesa di sapere come si svolgerà la seconda parte pratica. Ci stiamo preparanto tutti con il corso teorico e le farmacie in privincia di Macerata sono più della metà. Abbiamo avuto un ottimo riscontro, specialmente per quanto riguarda la fascia montana. Questo risultato è molto importante in quanto permette ai cittadini che abitano nelle zone lontane dai centri di vaccinazione di poter usufruire del servizio della farmacia".
Non tutte, però, hanno potuto richiedere l'idoneità perchè non rispondono ai requisiti richiesti: "Principlamente è importante lo spazio - prosegue - , non tutte hanno spazi idonei per effettuare le vaccinazioni. Già quelle che facevano il tampone o i test sierologici sono già attrezzate e si sono iscritte per effettuare le vaccinazioni. È importante avere un locale dove attendere il proprio turno, uno idoneo per la vaccinazione ed un terzo luogo dove si possono attendere i 30 minuti dopo l'inoculazione che servono per tenere sotto controllo eventuali gravi reazioni allergiche".
Proprio il tema delle possibli reazioni era quello che più preoccupava l'utente, dubbioso di rivolgersi ad una struttura non vicina ad un punto di primo intervento, ma la presidente di Federfarma Macerata chiarisce: "Immediatamente si chiede l'intervento del 118, ma tutti i farmacisti, per obbligo, devono frequentare dei corsi di primo sossorso, quindi c'è già da parte nostra una preparazione specifica per poter intervenire. A questo si aggiunge il corso che stiamo facendo e quello pratico che sarà fatto alla presenza di un medico. La possibilità di reazioni è comunque remota, in quanto prima di effettuare la vaccinazione il paziente dovrà compilare un modulo in cui dichiara tutte le patologie e le allergie: una scheda che viene caricata su una piattaforma che ci darà il via libera alla vaccinazione, proprio in base alle patologie della persona".
GS
"Il protocollo per la vaccinazione nelle farmacie è stato sottoscritto il 20 aprile scorso - dice la presidente - e segue la falsa riga di quello nazionale; in alcune parti la Regione ha la facoltà di effettuare variazioni. È stata sottoscritta tutta la prima parte in cui viene accettato il ruolo della farmacia come centro di vaccinazione. La farmacia si pone in una posizione molto importante di collegamento tra il cittadino ed il servizio sanitario. Sappiamo tutti che in questo periodo è importante riuscire a vaccinare il maggior numero possibile di persone e questo verrà fatto per fasce di età. Probabilmente, quella che riguarderà le farmacie, sarà quella dei 60enni. Ancora non è stata messa a punto tutta la parte tecnica - chiarisce - ed i farmacisti stanno preparandosi con i corsi formativi che si articoleranno in due parti: una teorica e una pratica, al termine delle quali sarà rilasciato un attestato in cui si darà l'idoneità al farmacista di effettuare la vaccinazione.
La parte pratica - specifica - sarà avallata dalla firma di un medico o un infermiere iscritto all'Ordine. In questo momento siamo in attesa di sapere come si svolgerà la seconda parte pratica. Ci stiamo preparanto tutti con il corso teorico e le farmacie in privincia di Macerata sono più della metà. Abbiamo avuto un ottimo riscontro, specialmente per quanto riguarda la fascia montana. Questo risultato è molto importante in quanto permette ai cittadini che abitano nelle zone lontane dai centri di vaccinazione di poter usufruire del servizio della farmacia".
Non tutte, però, hanno potuto richiedere l'idoneità perchè non rispondono ai requisiti richiesti: "Principlamente è importante lo spazio - prosegue - , non tutte hanno spazi idonei per effettuare le vaccinazioni. Già quelle che facevano il tampone o i test sierologici sono già attrezzate e si sono iscritte per effettuare le vaccinazioni. È importante avere un locale dove attendere il proprio turno, uno idoneo per la vaccinazione ed un terzo luogo dove si possono attendere i 30 minuti dopo l'inoculazione che servono per tenere sotto controllo eventuali gravi reazioni allergiche".
Proprio il tema delle possibli reazioni era quello che più preoccupava l'utente, dubbioso di rivolgersi ad una struttura non vicina ad un punto di primo intervento, ma la presidente di Federfarma Macerata chiarisce: "Immediatamente si chiede l'intervento del 118, ma tutti i farmacisti, per obbligo, devono frequentare dei corsi di primo sossorso, quindi c'è già da parte nostra una preparazione specifica per poter intervenire. A questo si aggiunge il corso che stiamo facendo e quello pratico che sarà fatto alla presenza di un medico. La possibilità di reazioni è comunque remota, in quanto prima di effettuare la vaccinazione il paziente dovrà compilare un modulo in cui dichiara tutte le patologie e le allergie: una scheda che viene caricata su una piattaforma che ci darà il via libera alla vaccinazione, proprio in base alle patologie della persona".
GS
Nuova discarica, Giampaoli: "Si potrebbero trovare soluzioni intermedie utili per un paio di anni"
22 Apr 2021
Soluzioni intermedie che permettano di trovare una via definitiva alla nuova discarica provinciale, dopo che il prossimo 31 ottobre scadrà quella di Cingoli.
Sono emerse ieri pomeriggio, durante l'assemblea dei soci del Cosmari. Si tratta di proposte tecniche fatte dal direttore Giuseppe Giampaoli e che ora dovranno essere valutate dai Comuni coinvolti.
"Il 31 ottobre la discarica di Cingoli sarà esaurita come volumetria e scadrà l'autorizzazione - ribadisce il direttore - . Non ci sono alternative in questo momento, dal momento che la località per una nuova discarica non è stata ancora idnivduata.
Le strade da percorrere nell'immediato sono due: o si andrà fuori provincia, con situazioni di difficoltà e un aumento dei costi; o si trovano delle soluzioni intermedie, razionalizzando quel poco che c'è in provincia".
Le soluzioni temporanee proposte da Giampaoli che, ci tiene a precisare, "non sono valutazioni politiche, bensì da tecnico" potrebbero concedere alla provincia due anni di tempo per poi dover trovare comunque una soluzione stabile: "Ci sono due discariche che potrebbero avere alcuni accorgimenti - dice - . In quella di Cingoli si potrebbe fare un piccolo sormonto per recuperare circa 80mila tonnellate. La discarica che deve essere chiusa a Morrovalle ha poi circa 30mila metri cubi di volumetria. L'insieme di queste due soluzioni potrebbe consentire alla provincia di andare avanti un paio di anni.
Sono soluzioni tecniche che vanno prese dagli organi competenti o dal Cosmari - precisa - , ma i tempi sono strettissimi. Anche per queste due ipotesi abbiamo bisogno di qualche mese. Anche queste soluzioni temporanee vanno concordate, hanno bisogno di tempo.
Il rischio grosso è che si vada in emergenza".
Riguardo alla nuova discarica la posizione dei Comuni resta ferma, con i 12 ricorsi al Tar ed i centri dell'entroterra che non vorrebbero sobbaccarsi l'onere di una discarica in una terra martoriata dal sisma: "Una situazione di precarietà che ha portato a un blocco della decisione - dice Giampaoli - . Per quanto riguarda le soluzioni intermedie, invece, non abbiamo avuto dai sindaci grosse contrarietà, mi pare di capire che ci sia la loro volontà di sperimentarle. Bisogna capire cosa ne pensano i due Comuni interessati (Cingoli e Morrovalle ndr) e bisogna fare tecnicamente i passi necessari.
Credo che ieri ci sia stato un sostanziale via libera ad approfondire queste situazioni, con la volontà di evitare di andare fuori provincia".
GS
Sono emerse ieri pomeriggio, durante l'assemblea dei soci del Cosmari. Si tratta di proposte tecniche fatte dal direttore Giuseppe Giampaoli e che ora dovranno essere valutate dai Comuni coinvolti.
"Il 31 ottobre la discarica di Cingoli sarà esaurita come volumetria e scadrà l'autorizzazione - ribadisce il direttore - . Non ci sono alternative in questo momento, dal momento che la località per una nuova discarica non è stata ancora idnivduata.
Le strade da percorrere nell'immediato sono due: o si andrà fuori provincia, con situazioni di difficoltà e un aumento dei costi; o si trovano delle soluzioni intermedie, razionalizzando quel poco che c'è in provincia".
Le soluzioni temporanee proposte da Giampaoli che, ci tiene a precisare, "non sono valutazioni politiche, bensì da tecnico" potrebbero concedere alla provincia due anni di tempo per poi dover trovare comunque una soluzione stabile: "Ci sono due discariche che potrebbero avere alcuni accorgimenti - dice - . In quella di Cingoli si potrebbe fare un piccolo sormonto per recuperare circa 80mila tonnellate. La discarica che deve essere chiusa a Morrovalle ha poi circa 30mila metri cubi di volumetria. L'insieme di queste due soluzioni potrebbe consentire alla provincia di andare avanti un paio di anni.
Sono soluzioni tecniche che vanno prese dagli organi competenti o dal Cosmari - precisa - , ma i tempi sono strettissimi. Anche per queste due ipotesi abbiamo bisogno di qualche mese. Anche queste soluzioni temporanee vanno concordate, hanno bisogno di tempo.
Il rischio grosso è che si vada in emergenza".
Riguardo alla nuova discarica la posizione dei Comuni resta ferma, con i 12 ricorsi al Tar ed i centri dell'entroterra che non vorrebbero sobbaccarsi l'onere di una discarica in una terra martoriata dal sisma: "Una situazione di precarietà che ha portato a un blocco della decisione - dice Giampaoli - . Per quanto riguarda le soluzioni intermedie, invece, non abbiamo avuto dai sindaci grosse contrarietà, mi pare di capire che ci sia la loro volontà di sperimentarle. Bisogna capire cosa ne pensano i due Comuni interessati (Cingoli e Morrovalle ndr) e bisogna fare tecnicamente i passi necessari.
Credo che ieri ci sia stato un sostanziale via libera ad approfondire queste situazioni, con la volontà di evitare di andare fuori provincia".
GS
Alunni e studenti affetti da gravi patologie potranno usufruire dell'erogazione di servizi scolastici alternativi in ospedale o a domicilio, così da non interrompere il proprio corso di studi.
Un accordo di programma è stato sottoscritto dall’assessore all’Istruzione, Giorgia Latini e dal direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale Ugo Filisetti, presenti, tra gli altri, il direttore generale di Ospedali Riuniti Michele Caporossi.
“La Regione Marche - ha sottolineato Giorgia Latini - ha una visione innovativa della scuola per far si che i nostri ragazzi abbiano una delle migliori educazioni. Lo studio deve essere un diritto e questo deve essere garantito e tutelato perché gli studenti nel vivere una situazione difficile, come essere affetti da una patologia, devono necessariamente essere supportati il più possibile nello studio, anche al fine di contrastare l’abbandono scolastico. Oltre l’accordo presentato oggi, la Giunta regionale ha deliberato da poco un progetto pilota molto importante sull’innovazione digitale didattica attraverso uno stanziamento di 750mila euro e individueremo a breve un istituto per ogni provincia dove iniziare questo percorso didattico”.
“Più che un progetto – ha rimarcato Filisetti - è una linea di attività e grazie alla Regione e alla rete ospedaliera il sistema di istruzione marchigiano si arricchisce di un ulteriore servizio”.
La sottoscrizione dell’accordo ha lo scopo di rispondere alla necessità di garantire un coordinamento degli interventi sanitari, sociali e scolastici per l'integrazione di compiti e attività degli studenti, in modo da assicurare un sistema di presa in carico globale del minorenne malato. Con due novità: l’istituzione di una sezione montessoriana presso il reparto di Cardiochirurgia e cardiologia pediatrica e congenita del presidio di Torrette e un servizio d'istruzione domiciliare in ospedale con attività didattiche svolte da un pool di insegnanti specificamente formati. Sicuramente un modello organizzativo innovativo che individua e mette a sistema un contingente di risorse professionali, organizzative e culturali destinate a fronteggiare, con strumenti ordinari, evenienze che presentano caratteristiche di straordinarietà, quali appunto l’insorgenza e il decorso delle patologie che danno luogo al ricovero ospedaliero o alla degenza a domicilio.
Un accordo di programma è stato sottoscritto dall’assessore all’Istruzione, Giorgia Latini e dal direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale Ugo Filisetti, presenti, tra gli altri, il direttore generale di Ospedali Riuniti Michele Caporossi.
“La Regione Marche - ha sottolineato Giorgia Latini - ha una visione innovativa della scuola per far si che i nostri ragazzi abbiano una delle migliori educazioni. Lo studio deve essere un diritto e questo deve essere garantito e tutelato perché gli studenti nel vivere una situazione difficile, come essere affetti da una patologia, devono necessariamente essere supportati il più possibile nello studio, anche al fine di contrastare l’abbandono scolastico. Oltre l’accordo presentato oggi, la Giunta regionale ha deliberato da poco un progetto pilota molto importante sull’innovazione digitale didattica attraverso uno stanziamento di 750mila euro e individueremo a breve un istituto per ogni provincia dove iniziare questo percorso didattico”.
“Più che un progetto – ha rimarcato Filisetti - è una linea di attività e grazie alla Regione e alla rete ospedaliera il sistema di istruzione marchigiano si arricchisce di un ulteriore servizio”.
La sottoscrizione dell’accordo ha lo scopo di rispondere alla necessità di garantire un coordinamento degli interventi sanitari, sociali e scolastici per l'integrazione di compiti e attività degli studenti, in modo da assicurare un sistema di presa in carico globale del minorenne malato. Con due novità: l’istituzione di una sezione montessoriana presso il reparto di Cardiochirurgia e cardiologia pediatrica e congenita del presidio di Torrette e un servizio d'istruzione domiciliare in ospedale con attività didattiche svolte da un pool di insegnanti specificamente formati. Sicuramente un modello organizzativo innovativo che individua e mette a sistema un contingente di risorse professionali, organizzative e culturali destinate a fronteggiare, con strumenti ordinari, evenienze che presentano caratteristiche di straordinarietà, quali appunto l’insorgenza e il decorso delle patologie che danno luogo al ricovero ospedaliero o alla degenza a domicilio.
f.u.
65 aziende a disposizione dei 450 studenti, laureati e laureandi partecipanti: questi i numeri dell’edizione 2021 del Career Day dell’Università di Camerino, realizzato anche quest’anno in modalità telematica ed in collaborazione con Confindustria Macerata, che si è aperto stamattina e che consentirà agli studenti di incontrare le aziende nella piattaforma telematica fino al 30 aprile.
Il Career Day rappresenta il più importante momento di incontro tra studenti e aziende: i ragazzi hanno l’opportunità di incontrare le imprese, sostenere colloqui conoscitivi e scoprire nuove opportunità di lavoro mentre le aziende partecipanti hanno la possibilità di presentarsi, far conoscere la propria realtà e le opportunità di lavoro offerte ai giovani laureati.
All’evento di apertura, dopo i saluti del Rettore Claudio Pettinari, del Presidente Piccola Industria e Presidente reggente di Confindustria Macerata Sauro Grimaldi, della Delegata del Rettore ai rapporti con le imprese Elisabetta Torregiani, sono intervenuti Luca Mercalli, Presidente della Società Metereologica Italiana e giornalista scientifico che ha tenuto una relazione su “Crisi ecologica: nuovi rischi e nuove professioni”, Andrea Piccaluga, Direttore dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e docente di Innovation Management che è intervenuto su “Qualcuno (per fortuna) sta cambiando questa economia. Chi e come?”, Rocco De Nicola, docente di Informatica presso la Scuola IMT Alti Studi di Lucca che ha tenuto un intervento su “Pervasività dell’Informatica: criticità e opportunità”. Ha chiuso la sessione di webinar tematici l’intervento del conduttore televisivo Massimiliano Ossini su “Kalipè, un altro mondo possibile”
E’ poi seguita l’apertura della piattaforma per i colloqui con le aziende.
“Il Career Day – ha dichiarato il Rettore Unicam Claudio Pettinari – rappresenta senza dubbio uno dei momenti più importanti della vita universitaria dei nostri studenti e laureati. Ringrazio Confindustria Macerata per aver voluto proseguire questa importante sinergia, così come ringrazio tutte le aziende che hanno confermato non solo la loro presenza ancora nella modalità telematica, ma anche la soddisfazione e la fiducia nei nostri confronti. L’Ateneo è da tempo impegnato in iniziative di placement che permettano la maggiore visibilità possibile dei curricula dei nostri laureati, nonché nell’offrire tutte quelle opportunità che permettano a studenti e laureati di avere elementi utili per una ricerca attiva delle opportunità di lavoro in una dimensione sia territoriale che europea”.

“La sinergia tra l’Ateneo e le imprese – ha sottolineato la prof.ssa Elisabetta Torregiani, Delegata del Rettore ai rapporti con le imprese – non si è mai interrotta, anzi rappresenta uno dei fiori all’occhiello di Unicam. Ringrazio tutte le aziende che da molto tempo collaborano con noi e che non hanno voluto mancare a questo importante appuntamento, seppur ancora in modalità telematica”.
Il Career Day rappresenta il più importante momento di incontro tra studenti e aziende: i ragazzi hanno l’opportunità di incontrare le imprese, sostenere colloqui conoscitivi e scoprire nuove opportunità di lavoro mentre le aziende partecipanti hanno la possibilità di presentarsi, far conoscere la propria realtà e le opportunità di lavoro offerte ai giovani laureati.
All’evento di apertura, dopo i saluti del Rettore Claudio Pettinari, del Presidente Piccola Industria e Presidente reggente di Confindustria Macerata Sauro Grimaldi, della Delegata del Rettore ai rapporti con le imprese Elisabetta Torregiani, sono intervenuti Luca Mercalli, Presidente della Società Metereologica Italiana e giornalista scientifico che ha tenuto una relazione su “Crisi ecologica: nuovi rischi e nuove professioni”, Andrea Piccaluga, Direttore dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e docente di Innovation Management che è intervenuto su “Qualcuno (per fortuna) sta cambiando questa economia. Chi e come?”, Rocco De Nicola, docente di Informatica presso la Scuola IMT Alti Studi di Lucca che ha tenuto un intervento su “Pervasività dell’Informatica: criticità e opportunità”. Ha chiuso la sessione di webinar tematici l’intervento del conduttore televisivo Massimiliano Ossini su “Kalipè, un altro mondo possibile”
E’ poi seguita l’apertura della piattaforma per i colloqui con le aziende.
“Il Career Day – ha dichiarato il Rettore Unicam Claudio Pettinari – rappresenta senza dubbio uno dei momenti più importanti della vita universitaria dei nostri studenti e laureati. Ringrazio Confindustria Macerata per aver voluto proseguire questa importante sinergia, così come ringrazio tutte le aziende che hanno confermato non solo la loro presenza ancora nella modalità telematica, ma anche la soddisfazione e la fiducia nei nostri confronti. L’Ateneo è da tempo impegnato in iniziative di placement che permettano la maggiore visibilità possibile dei curricula dei nostri laureati, nonché nell’offrire tutte quelle opportunità che permettano a studenti e laureati di avere elementi utili per una ricerca attiva delle opportunità di lavoro in una dimensione sia territoriale che europea”.

“La sinergia tra l’Ateneo e le imprese – ha sottolineato la prof.ssa Elisabetta Torregiani, Delegata del Rettore ai rapporti con le imprese – non si è mai interrotta, anzi rappresenta uno dei fiori all’occhiello di Unicam. Ringrazio tutte le aziende che da molto tempo collaborano con noi e che non hanno voluto mancare a questo importante appuntamento, seppur ancora in modalità telematica”.
Il Covid miete un'altra vittima a San Severino Marche. Si è spento, infatti, Lando Borri, persona molto conosciuta nella comunità settempedana per la sua professione di benzinaio, era infatti titolare di due distributori di carburante, uno "storico" nel rione San Michele, e per il suo impegno in ambito sportivo.
Persona affabile e sempre pronta alla battuta, Borri era molto legato alla Settempeda, in modo particolare al settore giovanile biancorosso con il quale ha collaborato per molti anni. Un'intera generazione di "ragazzi", oggi trentenni, lo ricorda infatti come colui che alla guida del pulmino della società li accompagnava agli allenamenti, alle trasferte e, per i più "bravi", agli stage della rappresentativa regionale.
Così l'intera comunità lo piange insieme alla moglie e ai suoi due figli.
f.u.
Persona affabile e sempre pronta alla battuta, Borri era molto legato alla Settempeda, in modo particolare al settore giovanile biancorosso con il quale ha collaborato per molti anni. Un'intera generazione di "ragazzi", oggi trentenni, lo ricorda infatti come colui che alla guida del pulmino della società li accompagnava agli allenamenti, alle trasferte e, per i più "bravi", agli stage della rappresentativa regionale.
Così l'intera comunità lo piange insieme alla moglie e ai suoi due figli.
f.u.
Anche il Comune di Bolognola ha la fibra ottica: l'infrastruttura tecnologica è a disposizione di sempre più famiglie, dopo che a fine 2020 erano terminati i lavori per l'installazione. Uno strumento importante per lo sviluppo e per l'attrattività di Bolognola, visto che oggi, con lo smart working che si è reso necessario, avere una buona connessione internet è fondamentale per chiunque.
La fibra "aiuta" Bolognola sia nei termini della comodità per i cittadini, sia per l'attrattività verso chi pensa a trasferirsi in montagna, secondo la sindaca Cristina Gentili: "Ovviamente sotto il periodo Covid è una grandissima fortuna: sia per lo smart working dei cittadini, sia per quello degli impiegati comunali, alcuni dei quali lavorano da remoto fuori dal territorio comunale. Credo che sia anche un grande strumento di sviluppo: chi ha già a casa Bolognola, chi vuole affittarne una, chi vuole pensare di cambiare stile di vita una volta finita l'emergenza Coronavirus, con la fibra avrà la possibilità di essere comunque connesso. Avere la fibra ottica quassù significa anche, magari, solleticare qualcuno a volersi trasferire".
l.c.
La fibra "aiuta" Bolognola sia nei termini della comodità per i cittadini, sia per l'attrattività verso chi pensa a trasferirsi in montagna, secondo la sindaca Cristina Gentili: "Ovviamente sotto il periodo Covid è una grandissima fortuna: sia per lo smart working dei cittadini, sia per quello degli impiegati comunali, alcuni dei quali lavorano da remoto fuori dal territorio comunale. Credo che sia anche un grande strumento di sviluppo: chi ha già a casa Bolognola, chi vuole affittarne una, chi vuole pensare di cambiare stile di vita una volta finita l'emergenza Coronavirus, con la fibra avrà la possibilità di essere comunque connesso. Avere la fibra ottica quassù significa anche, magari, solleticare qualcuno a volersi trasferire".
l.c.
Anche i Comuni dell’Unione Montana dei Monti Azzurri rientrano nello studio contenuto nel Quaderno 32 “Granda & Smart - Esperienze smart in provincia di Cuneo”, finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, che ha prodotto la prima mappatura del livello di Smartness raggiunto, nel 2016, dai 250 Comuni della Provincia, sulla base di una griglia di 64 indicatori ripartiti su 10 ambiti, scelti tra quelli più utilizzati per valutare le Smart City.
“L’Unione – dice il presidente Giampiero Feliciotti - ha firmato nel 2011 il patto dei sindaci e ha portato avanti le previsioni che nel piano erano state inserite. A questo punto, anche in virtù di quelli che sono gli sviluppi tecnico-amministrativi e politici, siamo stati scelti come territorio per essere esaminato dal punto di vista Smart”.
L’aggettivo SMART = intelligente, brillante, applicato alle città a partire dagli anno ’90, si è nel tempo modificato ed evoluto delineando infine un luogo in cui viene messo in campo un insieme di politiche e azioni strategiche volte a ottimizzare e innovare i servizi pubblici e a creare un nuovo sistema di relazioni tra la dotazione infrastrutturale materiale (capitale fisico) e quella immateriale, resi possibili dall’implementazione delle nuove tecnologie.
Indicando alla fine, in ultima istanza, una direzione di sviluppo in grado di rispondere alle sfide attuali attraverso approcci e politiche innovative.
In quest’accezione, il concetto si allarga fino a comprendere villaggi, territori e gruppi di personeed evidenziando la stretta correlazione tra la dimensione della città e delle infrastrutture fisiche, che ne regolano il funzionamento, con quella della comunità dei singoli cittadini e delle aggregazioni sociali che la popolano, abbracciando anche le sfide e le esigenze dei contesti extraurbani.
Grazie all’evoluzione del concetto di smart city, dunque, la smartness è diventata sempre più un indicatore della capacità di adattamento e sopravvivenza di un’entità complessa, attraverso l’“intelligenza” che riesce a mettere in gioco a tutti i livelli, in questa epoca di transizione. Inoltre, inglobando la qualità di vita e l’offerta di prodotti e servizi, permette di valutare un insieme di elementi fondamentali per competere a livello europeo e internazionale con gli altri territori.
“Individuare il posizionamento dei diversi comuni dei Monti Azzurri rispetto agli indicatori della smartness – scrive l’ente in una nota - non è quindi un esercizio fine a se stesso, ma consente di comprendere meglio i punti di forza e di debolezza del territorio, delineando un quadro di riferimento utile a orientare possibili strategie di intervento alle varie scale.
Considerando che molti degli indicatori utilizzati per l’analisi corrispondono a elementi che favoriscono sia il mantenimento degli abitanti nei territori che le condizioni minime che permettono di attrarre nuovi residenti e imprese, ricostruire il futuro dei Monti Azzurri con l’attenzione alla suo livello di Smartness è una scelta strategicamente importante.
Inoltre, i Monti Azzurri non partono da zero – spiega - , ma possono valorizzare le qualità ambientali e di comunità, che costituiscono un capitale che le città maggiori non posseggono e non riusciranno in molti casi a raggiungere.
Utilizzare quindi questo punto di vista permette di promuovere con maggior efficacia il territorio non solo e non tanto a scopo turistico, anche se i nuovi turisti apprezzano particolarmente l’integrazione delle qualità ambientali con le infrastrutture e i servizi reali e virtuali, ma soprattutto verso nuove imprese e famiglie”.
GS
“L’Unione – dice il presidente Giampiero Feliciotti - ha firmato nel 2011 il patto dei sindaci e ha portato avanti le previsioni che nel piano erano state inserite. A questo punto, anche in virtù di quelli che sono gli sviluppi tecnico-amministrativi e politici, siamo stati scelti come territorio per essere esaminato dal punto di vista Smart”.
L’aggettivo SMART = intelligente, brillante, applicato alle città a partire dagli anno ’90, si è nel tempo modificato ed evoluto delineando infine un luogo in cui viene messo in campo un insieme di politiche e azioni strategiche volte a ottimizzare e innovare i servizi pubblici e a creare un nuovo sistema di relazioni tra la dotazione infrastrutturale materiale (capitale fisico) e quella immateriale, resi possibili dall’implementazione delle nuove tecnologie.
Indicando alla fine, in ultima istanza, una direzione di sviluppo in grado di rispondere alle sfide attuali attraverso approcci e politiche innovative.
In quest’accezione, il concetto si allarga fino a comprendere villaggi, territori e gruppi di personeed evidenziando la stretta correlazione tra la dimensione della città e delle infrastrutture fisiche, che ne regolano il funzionamento, con quella della comunità dei singoli cittadini e delle aggregazioni sociali che la popolano, abbracciando anche le sfide e le esigenze dei contesti extraurbani.
Grazie all’evoluzione del concetto di smart city, dunque, la smartness è diventata sempre più un indicatore della capacità di adattamento e sopravvivenza di un’entità complessa, attraverso l’“intelligenza” che riesce a mettere in gioco a tutti i livelli, in questa epoca di transizione. Inoltre, inglobando la qualità di vita e l’offerta di prodotti e servizi, permette di valutare un insieme di elementi fondamentali per competere a livello europeo e internazionale con gli altri territori.
“Individuare il posizionamento dei diversi comuni dei Monti Azzurri rispetto agli indicatori della smartness – scrive l’ente in una nota - non è quindi un esercizio fine a se stesso, ma consente di comprendere meglio i punti di forza e di debolezza del territorio, delineando un quadro di riferimento utile a orientare possibili strategie di intervento alle varie scale.
Considerando che molti degli indicatori utilizzati per l’analisi corrispondono a elementi che favoriscono sia il mantenimento degli abitanti nei territori che le condizioni minime che permettono di attrarre nuovi residenti e imprese, ricostruire il futuro dei Monti Azzurri con l’attenzione alla suo livello di Smartness è una scelta strategicamente importante.
Inoltre, i Monti Azzurri non partono da zero – spiega - , ma possono valorizzare le qualità ambientali e di comunità, che costituiscono un capitale che le città maggiori non posseggono e non riusciranno in molti casi a raggiungere.
Utilizzare quindi questo punto di vista permette di promuovere con maggior efficacia il territorio non solo e non tanto a scopo turistico, anche se i nuovi turisti apprezzano particolarmente l’integrazione delle qualità ambientali con le infrastrutture e i servizi reali e virtuali, ma soprattutto verso nuove imprese e famiglie”.
GS
