Accanimento terapeutico, questione di coscienza

Venerdì, 23 Maggio 2008 02:00 | Letto 2655 volte   Clicca per ascolare il testo Accanimento terapeutico, questione di coscienza Continuano presso lospedale di Camerino gli incontri di formazione con il personale sanitario sui temi della bioetica. Dopo aver parlato in merito alla questione se si debba o meno dire la verità al malato, largomento oggetto di questo secondo incontro è stato quello dellaccanimento terapeutico, un tema - come ha sottolineato nel suo intervento larcivescovo di Camerino-San Severino Marche mons. Francesco Giovanni Brugnaro - di stretta e drammatica attualità. “Un argomento - le parole di mons. Brugnaro - che sotto il pofilo morale pone il problema del come la tecnologia e la scienza medica debbono venire in aiuto alla vita umana, soprattutto nel suo momento finale, cioè quello della morte. Linterrogativo di fondo, al riguardo, è se la medicina debba combattere contro la morte o contribuire a migliorare la qualità della vita del malato. A questo se ne aggiunge subito un altro che investe soprattutto il rapporto tra medico e paziente, la domanda, cioè, del fino a quando e attraverso quali modalità è lecito che la scienza medica si spinga”. Dopo lintervento dellarcivescovo la relazione del dottor Marco Chiarello, primario del reparto di rianimazione e terapia intensiva del nosocomio camerte, che partendo da una frase tratta da un libro di etica medica, e da lui stesso definita sibillina, (“Abbiamo fatto tutto quello che si poteva”) ha inquadrato la questione dellaccanimento terapeutico entro i confini del lecito e delleccessivo, confini chiari sotto il profilo delletica e della filosofia, nebulosi nei casi pratici, ponendo soprattutto laccento su chi dovrebbe stabilire quando si tratta effettivamente di accanimento terapeutico e se la sua pratica risponde a canoni di beneficio per il paziente e per i suoi familiari. “Ovviamente il tema dellaccanimento terapeutico - uno dei passaggi più interessanti del prof… - è strettamente connesso con quello delleutanasia e qui nasce il problema di contemperare le necessità del medico e le aspettative del paziente e della sua famiglia, soprattutto quando occorre decidere se la continuazione delle terapie sia effettivamente di beneficio o, al contrario, contribuisca a prolungare lagonia del soggetto. Si tratta di una tematica che presuppone quella della verità, perché proprio il dire la verità sulle condizioni del paziente è condicio sine qua non per capire che si tratta effettivamente di accanimento terapeutico. E allora - le conclusioni del relatore - appare logico che quella dellaccanimento terapeutico sia una strada da non perseguire, anche se si rende necessario creare una coscienza condivisa che investa i professionisti della terapia, dal rianimatore, ai medici dei reparti ospedalieri, al medico di famiglia fino ai familiari o allo stesso paziente che porti a far comprendere come la vita sia giunta al suo epilogo, ciò che rende oltremodo inopportuno laccanirsi oltre”. Un tema, dunque, che coinvolge le coscienze di molti e che, ragionevolmente, non può trovare risposta in una pura regolamentazione legislativa.

Continuano presso l'ospedale di Camerino gli incontri di formazione con il personale sanitario sui temi della bioetica. Dopo aver parlato in merito alla questione se si debba o meno dire la verità al malato, l'argomento oggetto di questo secondo incontro è stato quello dell'accanimento terapeutico, un tema - come ha sottolineato nel suo intervento l'arcivescovo di Camerino-San Severino Marche mons. Francesco Giovanni Brugnaro - di stretta e drammatica attualità. “Un argomento - le parole di mons. Brugnaro - che sotto il pofilo morale pone il problema del come la tecnologia e la scienza medica debbono venire in aiuto alla vita umana, soprattutto nel suo momento finale, cioè quello della morte. L'interrogativo di fondo, al riguardo, è se la medicina debba combattere contro la morte o contribuire a migliorare la qualità della vita del malato. A questo se ne aggiunge subito un altro che investe soprattutto il rapporto tra medico e paziente, la domanda, cioè, del fino a quando e attraverso quali modalità è lecito che la scienza medica si spinga”. Dopo l'intervento dell'arcivescovo la relazione del dottor Marco Chiarello, primario del reparto di rianimazione e terapia intensiva del nosocomio camerte, che partendo da una frase tratta da un libro di etica medica, e da lui stesso definita sibillina, (“Abbiamo fatto tutto quello che si poteva”) ha inquadrato la questione dell'accanimento terapeutico entro i confini del lecito e dell'eccessivo, confini chiari sotto il profilo dell'etica e della filosofia, nebulosi nei casi pratici, ponendo soprattutto l'accento su chi dovrebbe stabilire quando si tratta effettivamente di accanimento terapeutico e se la sua pratica risponde a canoni di beneficio per il paziente e per i suoi familiari. “Ovviamente il tema dell'accanimento terapeutico - uno dei passaggi più interessanti del prof… - è strettamente connesso con quello dell'eutanasia e qui nasce il problema di contemperare le necessità del medico e le aspettative del paziente e della sua famiglia, soprattutto quando occorre decidere se la continuazione delle terapie sia effettivamente di beneficio o, al contrario, contribuisca a prolungare l'agonia del soggetto. Si tratta di una tematica che presuppone quella della verità, perché proprio il dire la verità sulle condizioni del paziente è condicio sine qua non per capire che si tratta effettivamente di accanimento terapeutico. E allora - le conclusioni del relatore - appare logico che quella dell'accanimento terapeutico sia una strada da non perseguire, anche se si rende necessario creare una coscienza condivisa che investa i professionisti della terapia, dal rianimatore, ai medici dei reparti ospedalieri, al medico di famiglia fino ai familiari o allo stesso paziente che porti a far comprendere come la vita sia giunta al suo epilogo, ciò che rende oltremodo inopportuno l'accanirsi oltre”. Un tema, dunque, che coinvolge le coscienze di molti e che, ragionevolmente, non può trovare risposta in una pura regolamentazione legislativa.

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