Notizie sportive nelle Marche
Martedì, 06 Luglio 2021 16:27
Dietrofront sulle Lame Rosse: "libero accesso senza limitazioni"
E' stata revocata l'ordinanza che limitava le visite al sito naturalistico delle Lame Rosse di Fiastra.
La Giunta del Comune di Fiastra ha deciso di revocare l'ordinanza del 15 giugno scorso con cui si dettavano le linee guida per la manifestazione di interesse che aveva come oggetto la gestione degli ingressi al sito naturalistico delle Lame Rosse.
La decisione è stata presa alla luce dell'allentamento delle misure di contenimento dei contagi da Covid 19 disposti dal governo successivamente all'entrata in vigore dell'ordinanza e avendo considerato una serie di fattori di opportunità che in questi giorni sono emersi.
In particolare il fatto che, essendo le Lame Rosse raggiungibili anche da un altro comune dei Sibillini che non ha potuto condividere con Fiastra le limitazioni all'accesso, tutte le operazioni di regolamentazione dell'area sarebbero potute essere vanificate.
Il Sindaco Scaficchia esprime il proprio rammarico per come si è conclusa questa vicenda:
“La nostra intenzione principale era quella di salvaguardare il sito naturalistico e lo strumento che abbiamo adottato fino ad ora era giustificato dall'emergenza sanitaria.

L'emergenza rimane, ma le misure restrittive si stanno allentando progressivamente. Non ci tiriamo indietro però, e siamo convinti che per le Lame Rosse si dovrà trovare una soluzione perché è un luogo molto fragile che ha bisogno di azioni di tutela molto incisive.
Sin da ora chiamo a raccolta tutti gli attori, perché la questione non interessa solo il comune di Fiastra.
Innanzitutto il Parco nazionale dei monti Sibillini, che ha avuto un dialogo serrato solo con noi ma che avrebbe dovuto investire del problema anche il mio collega di Cessapalombo, poi la Comunanza Agraria di Fiegni che, di fatto, è proprietaria di tutta l'area, sentiero di accesso compreso.
Ma non solo, auspico un coinvolgimento molto ampio che includa le Associazioni ambientaliste e tutti i portatori di interesse affinché si giunga presto ad una soluzione condivisa”.
M.S.
La Giunta del Comune di Fiastra ha deciso di revocare l'ordinanza del 15 giugno scorso con cui si dettavano le linee guida per la manifestazione di interesse che aveva come oggetto la gestione degli ingressi al sito naturalistico delle Lame Rosse.
La decisione è stata presa alla luce dell'allentamento delle misure di contenimento dei contagi da Covid 19 disposti dal governo successivamente all'entrata in vigore dell'ordinanza e avendo considerato una serie di fattori di opportunità che in questi giorni sono emersi.
In particolare il fatto che, essendo le Lame Rosse raggiungibili anche da un altro comune dei Sibillini che non ha potuto condividere con Fiastra le limitazioni all'accesso, tutte le operazioni di regolamentazione dell'area sarebbero potute essere vanificate.
Il Sindaco Scaficchia esprime il proprio rammarico per come si è conclusa questa vicenda:
“La nostra intenzione principale era quella di salvaguardare il sito naturalistico e lo strumento che abbiamo adottato fino ad ora era giustificato dall'emergenza sanitaria.

L'emergenza rimane, ma le misure restrittive si stanno allentando progressivamente. Non ci tiriamo indietro però, e siamo convinti che per le Lame Rosse si dovrà trovare una soluzione perché è un luogo molto fragile che ha bisogno di azioni di tutela molto incisive.
Sin da ora chiamo a raccolta tutti gli attori, perché la questione non interessa solo il comune di Fiastra.
Innanzitutto il Parco nazionale dei monti Sibillini, che ha avuto un dialogo serrato solo con noi ma che avrebbe dovuto investire del problema anche il mio collega di Cessapalombo, poi la Comunanza Agraria di Fiegni che, di fatto, è proprietaria di tutta l'area, sentiero di accesso compreso.
Ma non solo, auspico un coinvolgimento molto ampio che includa le Associazioni ambientaliste e tutti i portatori di interesse affinché si giunga presto ad una soluzione condivisa”.
M.S.
Pubblicato in
Cronaca
Martedì, 06 Luglio 2021 15:25
Pieve Torina: Festeggia 100 anni la Banda Umberto Gentili
Un Saggio al parco Rodari per il corso di orientamento musicale bandistico promosso dal Comune di Pieve Torina e gestito dall’insegnante Letizia Forti.
Una serata carica di musica, emozioni e gioia, quella vissuta martedì 27 giugno a Pieve Torina. Protagonisti molti ragazzi del luogo che si sono esibiti davanti ad un pubblico attento e particolarmente sensibile per le note musicali dei giovani musicisti.
“Quest’anno il corso ha un sapore particolare – ha sottolineato il sindaco Gentilucci – perché ricorre il centenario della fondazione della banda del nostro paese. Vedere questi ragazzi suonare dal vivo, alla fine di un percorso di apprendimento non facile che, a causa del covid, ha imposto lezioni in remoto, è stato emozionante”.
La banda di Pieve Torina è intitolata a Umberto Gentili ed è anche attraverso il corso che viene effettuata la selezione dei musicisti. “Sono stati tre i giovani che hanno chiuso il triennio di formazione (Maria Stella Pitelli, Claudio Piselli e Simone Seccacini) e che potranno entrare nel nostro corpo bandistico. Consentire di poter coltivare la passione per la musica - conclude Gentilucci - è un impegno che portiamo avanti da anni convinti che occorra offrire opportunità di crescita culturale, nei vari ambiti, ai nostri ragazzi”.

Soddisfatta la docente Letizia Forti, clarinettista diplomata al Pergolesi di Fermo ed essa stessa membro della banda cittadina di Pieve Torina, che da diversi anni segue personalmente il corso seguito solitamente da una ventina di partecipanti.
Una formazione aperta a tutti, incentrata sugli strumenti a fiato e su quelli a percussione, senza limiti di età, ma frequentata prevalentemente da giovani e giovanissimi.
L’esibizione finale al parco Rodari si è avvalsa della partecipazione del pianista Andrea Ercoli che ha accompagnato le esibizioni dei solisti. Il sindaco Gentilucci ha poi consegnato i diplomi ai musicisti Maria Stella Pitelli, Claudio Piselli e Simone Seccacini.
M.S.
Una serata carica di musica, emozioni e gioia, quella vissuta martedì 27 giugno a Pieve Torina. Protagonisti molti ragazzi del luogo che si sono esibiti davanti ad un pubblico attento e particolarmente sensibile per le note musicali dei giovani musicisti.
“Quest’anno il corso ha un sapore particolare – ha sottolineato il sindaco Gentilucci – perché ricorre il centenario della fondazione della banda del nostro paese. Vedere questi ragazzi suonare dal vivo, alla fine di un percorso di apprendimento non facile che, a causa del covid, ha imposto lezioni in remoto, è stato emozionante”.
La banda di Pieve Torina è intitolata a Umberto Gentili ed è anche attraverso il corso che viene effettuata la selezione dei musicisti. “Sono stati tre i giovani che hanno chiuso il triennio di formazione (Maria Stella Pitelli, Claudio Piselli e Simone Seccacini) e che potranno entrare nel nostro corpo bandistico. Consentire di poter coltivare la passione per la musica - conclude Gentilucci - è un impegno che portiamo avanti da anni convinti che occorra offrire opportunità di crescita culturale, nei vari ambiti, ai nostri ragazzi”.

Soddisfatta la docente Letizia Forti, clarinettista diplomata al Pergolesi di Fermo ed essa stessa membro della banda cittadina di Pieve Torina, che da diversi anni segue personalmente il corso seguito solitamente da una ventina di partecipanti.
Una formazione aperta a tutti, incentrata sugli strumenti a fiato e su quelli a percussione, senza limiti di età, ma frequentata prevalentemente da giovani e giovanissimi.
L’esibizione finale al parco Rodari si è avvalsa della partecipazione del pianista Andrea Ercoli che ha accompagnato le esibizioni dei solisti. Il sindaco Gentilucci ha poi consegnato i diplomi ai musicisti Maria Stella Pitelli, Claudio Piselli e Simone Seccacini.
M.S.
Pubblicato in
Cronaca
Martedì, 06 Luglio 2021 14:06
Tir in fiamme in superstrada. Trasportava acqua.
In fiamme il rimorchio di un autoarticolato che trasporta acqua minerale. È quanto accaduto oggi, intorno all’ora di pranzo, sulla superstrada 77. Il camion, viaggiava in direzione mare quando, all’altezza dell’uscita di Caldarola, il rimorchio ha preso fuoco. Presumibilmente per il surriscaldarsi di un pneumatico, il mezzo sprigionava fiamme nel lato esterno della carreggiata.
L'autista, accortosi in tempo, ha bloccato il mezzo, è riuscito dapprima ad accostare e poi a sganciare la motrice, abbandonando il rimorchio e parcheggiando il trattore a distanza di sicurezza.
Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco di Tolentino che hanno provveduto a spegnere l'incendio e a bonificare l'area interessata dalle fiamme.
L'alta colonna di fumo, ben visibile dal paese di Caldarola, ha messo in agitazione gli abitanti: in molti hanno chiamato il 115.
Le foto:





l.c.
L'autista, accortosi in tempo, ha bloccato il mezzo, è riuscito dapprima ad accostare e poi a sganciare la motrice, abbandonando il rimorchio e parcheggiando il trattore a distanza di sicurezza.
Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco di Tolentino che hanno provveduto a spegnere l'incendio e a bonificare l'area interessata dalle fiamme.
L'alta colonna di fumo, ben visibile dal paese di Caldarola, ha messo in agitazione gli abitanti: in molti hanno chiamato il 115.
Le foto:





l.c.
Pubblicato in
Cronaca
Martedì, 06 Luglio 2021 13:39
Camerino Festival, presentato il cartellone: tra gli ospiti anche importanti artisti internazionali
Giovani del territorio ed eccellenze internazionali. Musica classica che si fonde con quella etnica. Le piazze di Camerino che tornano a riempirsi e a riecheggiare note. Questo quello che Camerino Festival, la rassegna promossa dal Comune di Camerino in collaborazione con le associazioni Adesso Musica, Gioventù musicale d’Italia e Musicando, porterà per la 35esima volta – tante sono le edizioni del festival – nel centro storico camerte.
“Musica e arte come strumenti di rinascita e ripartenza, la cultura è pronta a rianimare la città”. Queste le parole che l’assessore comunale alla cultura, Giovanna Sartori, ha speso stamane in conferenza stampa: “Una grande emozione presentare questa 35esima edizione – ha proseguito Sartori – , che torna a collocarsi nel centro storico. I palcoscenici delle nostre tre piazze, Cavour, Caio Mario e Garibaldi, finalmente libere dalla zona rossa, torneranno ad animarsi. Grazie alle associazioni vedremo tanti giovani della zona protagonisti del cartellone del festival. Un festival dei ‘luoghi ritrovati’ – prosegue l’assessore – , con artisti di fama internazionale e di grande caratura: avremo concerti davvero unici in Italia. Speriamo che sia una rassegna di grande appeal per i nostri territori”.
A fare eco all’assessore alla cultura anche il primo cittadino, Sandro Sborgia: “Tornare nelle piazze di cui l’anno scorso non avevamo potuto godere è molto bello. Riportare le esibizioni degli artisti in questi luoghi è simbolico e deve essere un messaggio: significa che torniamo a riappropriarci dei luoghi che ci erano stati tolti. Ora queste piazze tornano a essere vissute dopo tanta fatica”.
l.c.
“Musica e arte come strumenti di rinascita e ripartenza, la cultura è pronta a rianimare la città”. Queste le parole che l’assessore comunale alla cultura, Giovanna Sartori, ha speso stamane in conferenza stampa: “Una grande emozione presentare questa 35esima edizione – ha proseguito Sartori – , che torna a collocarsi nel centro storico. I palcoscenici delle nostre tre piazze, Cavour, Caio Mario e Garibaldi, finalmente libere dalla zona rossa, torneranno ad animarsi. Grazie alle associazioni vedremo tanti giovani della zona protagonisti del cartellone del festival. Un festival dei ‘luoghi ritrovati’ – prosegue l’assessore – , con artisti di fama internazionale e di grande caratura: avremo concerti davvero unici in Italia. Speriamo che sia una rassegna di grande appeal per i nostri territori”.
A fare eco all’assessore alla cultura anche il primo cittadino, Sandro Sborgia: “Tornare nelle piazze di cui l’anno scorso non avevamo potuto godere è molto bello. Riportare le esibizioni degli artisti in questi luoghi è simbolico e deve essere un messaggio: significa che torniamo a riappropriarci dei luoghi che ci erano stati tolti. Ora queste piazze tornano a essere vissute dopo tanta fatica”.
l.c.
Pubblicato in
Cronaca
Martedì, 06 Luglio 2021 13:27
Luconi a Massi: "Sin dal principio voleva creare una forza alternativa alla maggioranza"
Si accendono i toni a Tolentino dove, a seguito della nota di Tolentino Popolare a firma di Alessandro Massi, Diego Aloisi e Fabio Montemarani, arriva anche la replica del vice sindaco Silvia Luconi. Così il Psr diventa il pomo della discordia ed il tappeto su cui la politica si prepara a battere i primi colpi in vista delle elezioni del prossimo anno.
"Sono lusingata della considerazione che Massi ha di me - esordisce il vice sindaco - . Non fa altro che tirarmi in ballo in tutte le sue dichiarazioni sia social, sia su carta stampata, sia nelle varie interviste, additandomi come “arrogante”, “madre padrona”. Lui, che millanta tanto il rispetto personale e lo scontro che deve essere solo sui temi e sulle visioni della città, è vittima delle sue stesse parole e del suo profondo livore. Ci dica, Massi, quali sono invece le sue vere intenzioni? E quali intenzioni aveva sin dal principio? Se non le vengono in mente, la aiuto io: candidarsi come forza alternativa a Pezzanesi e a tutta la sua maggioranza. Nella sua ultima intervista finalmente lo ha ammesso e finalmente ha messo sul tavolo le carte che prima giravano solo tra cellulari e su sms o in riunioni 'clandestine'.
Mentre tuttavia lei ha già iniziato la sua campagna elettorale per le amministrative del 2022 dicendo di “apparentarsi” con chiunque voglia dialogare con lei (lascio il giudizio ai cittadini su questo), noi siamo impegnati a governare e a chiudere un cerchio che ha un diametro lungo 10 anni, senza pensare a personalismi o ad ambizioni personali, delle quali, mi permetta, la città non ha bisogno.
Mi spieghi lei quale sarebbe la sua visione della città, visto che all’incontro sul PSR non ha proferito parola e ha aspettato 15 giorni per produrre un suo pensiero. Ci faccia spiegare da chi le ha fornito le informazioni da scrivere nel suo ultimo articolo cosa non funzioni all’interno del piano, visto che quest’ultimo prevede la ricostruzione totale di pubblico e privato con annessi i sottoservizi. Dica però a chi le ha fornito gli elementi di questa ultima discussione, che il Bezzi non viene delocalizzato in Contrada Pace e che sarà ricostruito a 50 metri dall’attuale Don Bosco.
Ci spieghi inoltre se secondo lei la scuola Don Bosco serva a far scegliere alle giovani coppie di andare a vivere il centro visto che, negli ultimi 20 anni, proprio con la presenza della scuola stessa, i giovani se ne sono andati. In centro, non bastano i servizi - prosegue Silvia Luconi - se non si crea una edilizia adatta e funzionale alle famiglie. Il centro non lo si sceglie se le strutture continuano ad essere pensate come negli anni ‘90. Bisogna creare delle politiche incentivanti per scegliere il centro, come furono create 13 anni fa quelle per incentivare i giovani e non solo a scegliere Contrada Pace. Ma per crearle - aggiunge - Ritengo che ci debba essere coraggio da affiancare alla tradizione e non solo nostalgia, perché quest’ultima crea solo regressione e Tolentino invece deve crescere".
Infine l'affondo in vista delle consultazioni elettorali: "Sono mesi che ascolto e leggo le sue “nominations” nei miei confronti - dice il vice sindaco - le rispondo solo oggi a distanza di tempo per dirle che sarebbe preferibile concentrasse la sua attenzione su altro, perché io sono una umile assessore impegnato a cercare di portare a termine un bellissimo lavoro di squadra insieme ai suoi colleghi di giunta.
Potrei sbagliarmi perché sono piuttosto giovane e qualcosa potrebbe sfuggirmi, ma ho l’idea che lei sia più impegnato a costruire il suo di futuro politico che quello della città, d’altronde la storia politica di Tolentino insegna - conclude - e basta tornare indietro di una trentina di anni per capire cosa succedeva ogni consultazione elettorale; noi eravamo piccoli, ma i più adulti possono raccontarci".
"Sono lusingata della considerazione che Massi ha di me - esordisce il vice sindaco - . Non fa altro che tirarmi in ballo in tutte le sue dichiarazioni sia social, sia su carta stampata, sia nelle varie interviste, additandomi come “arrogante”, “madre padrona”. Lui, che millanta tanto il rispetto personale e lo scontro che deve essere solo sui temi e sulle visioni della città, è vittima delle sue stesse parole e del suo profondo livore. Ci dica, Massi, quali sono invece le sue vere intenzioni? E quali intenzioni aveva sin dal principio? Se non le vengono in mente, la aiuto io: candidarsi come forza alternativa a Pezzanesi e a tutta la sua maggioranza. Nella sua ultima intervista finalmente lo ha ammesso e finalmente ha messo sul tavolo le carte che prima giravano solo tra cellulari e su sms o in riunioni 'clandestine'.
Mentre tuttavia lei ha già iniziato la sua campagna elettorale per le amministrative del 2022 dicendo di “apparentarsi” con chiunque voglia dialogare con lei (lascio il giudizio ai cittadini su questo), noi siamo impegnati a governare e a chiudere un cerchio che ha un diametro lungo 10 anni, senza pensare a personalismi o ad ambizioni personali, delle quali, mi permetta, la città non ha bisogno.
Mi spieghi lei quale sarebbe la sua visione della città, visto che all’incontro sul PSR non ha proferito parola e ha aspettato 15 giorni per produrre un suo pensiero. Ci faccia spiegare da chi le ha fornito le informazioni da scrivere nel suo ultimo articolo cosa non funzioni all’interno del piano, visto che quest’ultimo prevede la ricostruzione totale di pubblico e privato con annessi i sottoservizi. Dica però a chi le ha fornito gli elementi di questa ultima discussione, che il Bezzi non viene delocalizzato in Contrada Pace e che sarà ricostruito a 50 metri dall’attuale Don Bosco.
Ci spieghi inoltre se secondo lei la scuola Don Bosco serva a far scegliere alle giovani coppie di andare a vivere il centro visto che, negli ultimi 20 anni, proprio con la presenza della scuola stessa, i giovani se ne sono andati. In centro, non bastano i servizi - prosegue Silvia Luconi - se non si crea una edilizia adatta e funzionale alle famiglie. Il centro non lo si sceglie se le strutture continuano ad essere pensate come negli anni ‘90. Bisogna creare delle politiche incentivanti per scegliere il centro, come furono create 13 anni fa quelle per incentivare i giovani e non solo a scegliere Contrada Pace. Ma per crearle - aggiunge - Ritengo che ci debba essere coraggio da affiancare alla tradizione e non solo nostalgia, perché quest’ultima crea solo regressione e Tolentino invece deve crescere".
Infine l'affondo in vista delle consultazioni elettorali: "Sono mesi che ascolto e leggo le sue “nominations” nei miei confronti - dice il vice sindaco - le rispondo solo oggi a distanza di tempo per dirle che sarebbe preferibile concentrasse la sua attenzione su altro, perché io sono una umile assessore impegnato a cercare di portare a termine un bellissimo lavoro di squadra insieme ai suoi colleghi di giunta.
Potrei sbagliarmi perché sono piuttosto giovane e qualcosa potrebbe sfuggirmi, ma ho l’idea che lei sia più impegnato a costruire il suo di futuro politico che quello della città, d’altronde la storia politica di Tolentino insegna - conclude - e basta tornare indietro di una trentina di anni per capire cosa succedeva ogni consultazione elettorale; noi eravamo piccoli, ma i più adulti possono raccontarci".
Pubblicato in
Cronaca
Lunedì, 05 Luglio 2021 20:30
Nuovo look per il “Museo Nazionale del Costume Folcloristico”
Avrà un nuovo look il “Museo Nazionale del Costume Folcloristico” che ha la sua sede a Castelraimondo.
Un’idea che nel 2008 riunì un gruppo di appassionati, Luca Barbini, Giancarlo Palombini, Daniele Parbuono, Antonio Scasserra e Carlo Zoldan diedero vita al museo.
Gli atti del primo convegno diedero anche lo spunto per un libro che prese il titolo, “Per un Museo del Costume Folcloristico” dove, nell’ultima pagina di copertina, hanno scritto: “Nel realizzare un museo c'è, in parte, il tentativo di fermare il tempo e creare una situazione adatta a ricordare i propri trascorsi storici, la propria dimensione culturale, in parte il desiderio di recuperare ed esporre materiali, beni, oggetti d'affezione. Questi beni, dal momento in cui trovano spazio nelle stanze allestite, perdono alcuni dei loro significati funzionali, originari e si trasformano in oggetti da osservare all'interno di percorsi finalizzati a stimolare la riflessione, l'emozione, lo stupore; finalizzate a ricostruire contesti perduti da offrire all'occhio interessato della contemporaneità”.

Luca Barbini, presidente del gruppo Folcloristico di Castelraimondo, in un’intervista rilasciata a RadioC1inBlu, ha parlato dell’incontro tenutosi nell’ultimo fine settimana, che ha visto riunirsi alcuni membri del collegio scientifico che stanno programmando un riallestimento del Museo.

“Abbiamo nel collegio delle punte di Diamante - afferma Barbini - che stanno riprogettando un riallestimento del Museo a Castelraimondo che era ospitato al terzo piano del palazzo comunale e, dopo gli eventi sismici del 2016, è stato trasferito in altri locali che l'amministrazione comunale ha gentilmente concesso. Grazie anche a dei fondi del Ministero della Cultura, la commissione, che può vantare figure professionali come docenti dell'università di Perugia, della Sapienza di Roma e altri esperti del settore, hanno riproposto e riprogettato un nuovo allestimento che renderà il museo ancora più accogliente”.

Perché, abbiamo chiesto al professor Barbini, Castelraimondo è sede nazionale?
“L'idea è del collegio scientifico e della federazione che raggruppa i gruppi folkloristici in tutta Italia. Furono proposte due sedi, una a Genzano di Roma e l'altra a Castelraimondo. Quest’ultima è risultata la sede migliore grazie a dei locali molto accoglienti ed idonei allo scopo. Anche la sua posizione geografica, facilmente raggiungibile ha contribuito a scegliere Castelraimondo, oltre a delle località limitrofe famose per la produzione di stoffe particolari. Nelle nostre zone si produceva canapa, siamo vicini alla località Canepina, il cui toponimo svela la vocazione di quella terra. Matelica è famosa per la produzione dei pannilana la cui materia prima proveniva dai nostri paesi di montagna. Non dimentichiamo che si coltivava anche lo ”Scotano” per la lavorazione delle pelli. Un altro elemento certamente importante nella scelta di Castelraimondo è il gruppo folkloristico che esiste dagli anni trenta ed è il primo delle Marche”.

Nel comitato è presente anche un funzionario del Ministero della Cultura di Roma, la Dottoressa Cinzia Marchesini che da tempo si occupa anche dei gruppi folkloristici.
“In questo periodo di covid – ha dichiarato la Marchesini - è importante tornare sui territori e occuparsi di chi elabora crea e ricrea il patrimonio immateriale e antropologico. Il Ministero della Cultura attraverso l'Istituto centrale per il patrimonio immateriale, diretto dal professor Leandro Ventura, ha voluto in questo ultimo anno e mezzo elaborare un progetto dedicato al Museo del Costume Folcloristico e quindi siamo tornati per ricostruire, insieme alla scuola di specializzazione in beni demo-etno-antropologici della Sapienza di Roma, questo percorso di interesse e tutela per la valorizzazione dei patrimoni dei gruppi folkloristici, come quello di Castelraimondo, che da 90 anni continua ad avere creatività ed è un punto di socializzazione per tutto il territorio”.

Il presidente del collegio scientifico della F.A.F.It. (Federazione delle Associazioni Folcloriche Italiane) e uno degli animatori del Museo Nazionale del Costume Folcloristico è il Prof. Daniele Parbuono, docente dell’università di Perugia: “Il museo nasce in realtà alcuni anni fa da un tentativo di sistematizzare in uno spazio e dal punto di vista scientifico teorico il ruolo dei gruppi folcloristici nella scena pubblica contemporanea. Un esperimento che è partito proprio a Castelraimondo dove, come saprete, è attivo uno dei gruppi folcloristici tra i più vecchi in Italia.
L’intento fu quello di realizzare un museo, non tanto delle tradizioni popolari, degli oggetti dei contadini della mezzadria, ma di costruire un museo proprio che riguardasse la scena del folclorismo, l'attività dei gruppi folcloristici. Il museo fu inaugurato presso la sede del Municipio di Castelraimondo, è stato aperto e attivo con visite di turisti e scolaresche fino al più recente terremoto, ma da quel momento, comincia un'altra storia (la salvaguardia del materiale contenuto nel museo, ndr). Questo è possibile solo se ci si mette tanta fatica e a Castelraimondo, grazie al presidente Luca Barbini, e a tanti suoi preziosi collaboratori, questo è diventato realtà. Abbiamo pensato di coinvolgere importanti istituti di cultura e di ricerca in Italia. Il Ministero per i beni e le attività culturali, in accordo con il comitato scientifico hanno deciso di coinvolgere due università italiane, l'Università degli Studi di Perugia e l'Università degli Studi di Roma La Sapienza, perché queste due università sono sede delle uniche due scuole di specializzazione in beni demo-etno-antropologici e sono stati realizzati bandi per l’affidamento di due borse di studio a dei giovani specializzati.

Ci sarà anche la collaborazione di un terzo ateneo, Unicam avrà con noi una collaborazione per sviluppare la parte multimediale digitale del museo. Siamo in un momento di grande creatività e ci rivedremo dopo l'estate per l’operatività e qui rinascerà il nuovo museo che potrà essere inaugurato entro l’anno”.
M.S.
Un’idea che nel 2008 riunì un gruppo di appassionati, Luca Barbini, Giancarlo Palombini, Daniele Parbuono, Antonio Scasserra e Carlo Zoldan diedero vita al museo.
Gli atti del primo convegno diedero anche lo spunto per un libro che prese il titolo, “Per un Museo del Costume Folcloristico” dove, nell’ultima pagina di copertina, hanno scritto: “Nel realizzare un museo c'è, in parte, il tentativo di fermare il tempo e creare una situazione adatta a ricordare i propri trascorsi storici, la propria dimensione culturale, in parte il desiderio di recuperare ed esporre materiali, beni, oggetti d'affezione. Questi beni, dal momento in cui trovano spazio nelle stanze allestite, perdono alcuni dei loro significati funzionali, originari e si trasformano in oggetti da osservare all'interno di percorsi finalizzati a stimolare la riflessione, l'emozione, lo stupore; finalizzate a ricostruire contesti perduti da offrire all'occhio interessato della contemporaneità”.

Luca Barbini, presidente del gruppo Folcloristico di Castelraimondo, in un’intervista rilasciata a RadioC1inBlu, ha parlato dell’incontro tenutosi nell’ultimo fine settimana, che ha visto riunirsi alcuni membri del collegio scientifico che stanno programmando un riallestimento del Museo.

“Abbiamo nel collegio delle punte di Diamante - afferma Barbini - che stanno riprogettando un riallestimento del Museo a Castelraimondo che era ospitato al terzo piano del palazzo comunale e, dopo gli eventi sismici del 2016, è stato trasferito in altri locali che l'amministrazione comunale ha gentilmente concesso. Grazie anche a dei fondi del Ministero della Cultura, la commissione, che può vantare figure professionali come docenti dell'università di Perugia, della Sapienza di Roma e altri esperti del settore, hanno riproposto e riprogettato un nuovo allestimento che renderà il museo ancora più accogliente”.

Perché, abbiamo chiesto al professor Barbini, Castelraimondo è sede nazionale?
“L'idea è del collegio scientifico e della federazione che raggruppa i gruppi folkloristici in tutta Italia. Furono proposte due sedi, una a Genzano di Roma e l'altra a Castelraimondo. Quest’ultima è risultata la sede migliore grazie a dei locali molto accoglienti ed idonei allo scopo. Anche la sua posizione geografica, facilmente raggiungibile ha contribuito a scegliere Castelraimondo, oltre a delle località limitrofe famose per la produzione di stoffe particolari. Nelle nostre zone si produceva canapa, siamo vicini alla località Canepina, il cui toponimo svela la vocazione di quella terra. Matelica è famosa per la produzione dei pannilana la cui materia prima proveniva dai nostri paesi di montagna. Non dimentichiamo che si coltivava anche lo ”Scotano” per la lavorazione delle pelli. Un altro elemento certamente importante nella scelta di Castelraimondo è il gruppo folkloristico che esiste dagli anni trenta ed è il primo delle Marche”.

Nel comitato è presente anche un funzionario del Ministero della Cultura di Roma, la Dottoressa Cinzia Marchesini che da tempo si occupa anche dei gruppi folkloristici.
“In questo periodo di covid – ha dichiarato la Marchesini - è importante tornare sui territori e occuparsi di chi elabora crea e ricrea il patrimonio immateriale e antropologico. Il Ministero della Cultura attraverso l'Istituto centrale per il patrimonio immateriale, diretto dal professor Leandro Ventura, ha voluto in questo ultimo anno e mezzo elaborare un progetto dedicato al Museo del Costume Folcloristico e quindi siamo tornati per ricostruire, insieme alla scuola di specializzazione in beni demo-etno-antropologici della Sapienza di Roma, questo percorso di interesse e tutela per la valorizzazione dei patrimoni dei gruppi folkloristici, come quello di Castelraimondo, che da 90 anni continua ad avere creatività ed è un punto di socializzazione per tutto il territorio”.

Il presidente del collegio scientifico della F.A.F.It. (Federazione delle Associazioni Folcloriche Italiane) e uno degli animatori del Museo Nazionale del Costume Folcloristico è il Prof. Daniele Parbuono, docente dell’università di Perugia: “Il museo nasce in realtà alcuni anni fa da un tentativo di sistematizzare in uno spazio e dal punto di vista scientifico teorico il ruolo dei gruppi folcloristici nella scena pubblica contemporanea. Un esperimento che è partito proprio a Castelraimondo dove, come saprete, è attivo uno dei gruppi folcloristici tra i più vecchi in Italia.
L’intento fu quello di realizzare un museo, non tanto delle tradizioni popolari, degli oggetti dei contadini della mezzadria, ma di costruire un museo proprio che riguardasse la scena del folclorismo, l'attività dei gruppi folcloristici. Il museo fu inaugurato presso la sede del Municipio di Castelraimondo, è stato aperto e attivo con visite di turisti e scolaresche fino al più recente terremoto, ma da quel momento, comincia un'altra storia (la salvaguardia del materiale contenuto nel museo, ndr). Questo è possibile solo se ci si mette tanta fatica e a Castelraimondo, grazie al presidente Luca Barbini, e a tanti suoi preziosi collaboratori, questo è diventato realtà. Abbiamo pensato di coinvolgere importanti istituti di cultura e di ricerca in Italia. Il Ministero per i beni e le attività culturali, in accordo con il comitato scientifico hanno deciso di coinvolgere due università italiane, l'Università degli Studi di Perugia e l'Università degli Studi di Roma La Sapienza, perché queste due università sono sede delle uniche due scuole di specializzazione in beni demo-etno-antropologici e sono stati realizzati bandi per l’affidamento di due borse di studio a dei giovani specializzati.

Ci sarà anche la collaborazione di un terzo ateneo, Unicam avrà con noi una collaborazione per sviluppare la parte multimediale digitale del museo. Siamo in un momento di grande creatività e ci rivedremo dopo l'estate per l’operatività e qui rinascerà il nuovo museo che potrà essere inaugurato entro l’anno”.
M.S.
Pubblicato in
Cronaca
Lunedì, 05 Luglio 2021 16:42
Festa della Madonna della Còna: Icona della Montagna
Una festa e una tradizione mai interrotta. Domenica 4 luglio è stata celebrata la Festa della Madonna della Cona in occasione del 499° anniversario della Battaglia del Pian Perduto.
La chiesa più alta delle Marche, distrutta dal sisma del 2016 e "risorta" grazie alla generosità di tanti.
Una giornata particolarmente toccante ed emozionante per chi ha avuto la pazienza e la voglia di esserci e di pregare in uno dei luoghi più incatevoli dei monti Sibillini, difronte a scenari e panorami mozzafiato.
La Pro Loco di Castelsantangelo sul Nera, guidata dalla Presidente Angela Cesaretti, ha gestito l'evento in modo impeccabile.
La prima grande emozione è stata riservata all’arrivo della statua della Madonna della Còna, trasportata sino ai 1.500 metri dal Colonello dei Carabinieri Carmelo Grasso del Nucleo per il patrimonio culturale di Ancona che aveva recuperato l’opera d’arte dopo il crollo della chiesa a seguito del terremoto.

Ancora emozioni forti all’arrivo della processione con le Confraternite di Castelluccio di Norcia e di Gualdo che hanno rievocato l’incontro e la pace della battaglia del Pian Perduto. Poi la celebrazione della Santa Messa, presieduta da Mons. Francesco Massara, Arcivescovo di Camerino e San Severino e Vescovo di Fabriano e Matelica che ha richiamato i valori della pace e dell'importanza di tutelare il territorio montano. L'arcivescovo ha auspicato che la statua della Madonna della Còna,venga portata nel museo diocesano di Camerino in attesa di riportarla, entro settembre, nel suo luogo originale.

La mattinata è proseguita con i saluti delle autorità presenti. Il Sindaco di Castelsantangelo sul Nera Mauro Falcucci ha posto l'accento sulla mozione, approvata all’unanimità in consiglio regionale Marche e ha auspicato, per il prossimo anno, in occasione dei 500 anni della Battaglia del Pian Perduto, l’elaborazione di una Carta della Madonna della Còna, a condizione che contenga una proposta legislativa per la rielaborazione della famosa legge n°97 del 1994.
Un legge per l'intera montagna italiana mai applicata per carenza di emanazione dei decreti legislativi attuativi.
Il Presidente della Provincia di Macerata Antonio Pettinari ha sottolineato la bellezza e l’armonia dei paesaggi, l’impegno dell’ente per la viabilità e la solidarietà che ha consentito il restauro della chiesa.
Erano presenti e sono intervenuti anche il consigliere regionale Romano Carancini cha ha presentato la mozione in Consiglio regionale e il Presidente dell’Assemblea legislativa delle Marche Dino Latini, il quale ha condiviso l'intervento del primo cittadino Falcucci, che da sempre si è contraddistinto per la tutela e la salvaguardia della montagna..
Hanno partecipato all’evento anche il Presidente del Parco dei Monti Sibillini Andrea Spaterna, il Direttore generale del Cosmari Giuseppe Giampaoli, il Sindaco di Camerino Sandro Sborgia, il Presidente del Contram Stefano Belardinelli, il Consigliere comunale di Visso Filippo Sensi, la direttrice artistica di Macerata Opera Festival Barbara Minghetti.

Molto nutrita la delegazione del CAI con il Presidente regionale Bruno Olivieri, il presidente della sezione di Macerata Marco Ceccarani, della sezione di San Severino Marche Marino Scattolini, della sezione di Camerino Giulio Tomassini. Alcuni soci sono giunti alla Madonna della Cona percorrendo alcuni sentieri tra i monti. Alla festa hanno anche partecipato i tecnici Luca Maria Cristini, Romualdo Mattioni e Fabio Facciaroni che stanno seguendo i lavori di restauro della chiesetta simbolo che unisce i Comuni di Castelsantangelo sul Nera e Castelluccio di Norcia, le province di Macerata e Perugia e quindi Marche e Umbria. L’intervento di ricostruzione, salvo imprevisti, dovrebbe terminare entro la metà di settembre.
Altra emozione forte, al termine della festa l’esecuzione dell’Ave Maria di Schubert che ha commosso tutti i presenti, del mezzosoprano Valeria Tornatore, accompagnata al piano da Cesarina Compagnoni a cura del Macerata Opera Festival.
Il progetto di restauro della Madonna della Còna è una iniziativa delle sezioni CAI di Macerata, San Severino Marche e Camerino, sostenuto dal Cosmari, dal Macerata Opera Festival oltre che da enti, aziende e tanti volontari.
M.S.
La chiesa più alta delle Marche, distrutta dal sisma del 2016 e "risorta" grazie alla generosità di tanti.
Una giornata particolarmente toccante ed emozionante per chi ha avuto la pazienza e la voglia di esserci e di pregare in uno dei luoghi più incatevoli dei monti Sibillini, difronte a scenari e panorami mozzafiato.
La Pro Loco di Castelsantangelo sul Nera, guidata dalla Presidente Angela Cesaretti, ha gestito l'evento in modo impeccabile.
La prima grande emozione è stata riservata all’arrivo della statua della Madonna della Còna, trasportata sino ai 1.500 metri dal Colonello dei Carabinieri Carmelo Grasso del Nucleo per il patrimonio culturale di Ancona che aveva recuperato l’opera d’arte dopo il crollo della chiesa a seguito del terremoto.

Ancora emozioni forti all’arrivo della processione con le Confraternite di Castelluccio di Norcia e di Gualdo che hanno rievocato l’incontro e la pace della battaglia del Pian Perduto. Poi la celebrazione della Santa Messa, presieduta da Mons. Francesco Massara, Arcivescovo di Camerino e San Severino e Vescovo di Fabriano e Matelica che ha richiamato i valori della pace e dell'importanza di tutelare il territorio montano. L'arcivescovo ha auspicato che la statua della Madonna della Còna,venga portata nel museo diocesano di Camerino in attesa di riportarla, entro settembre, nel suo luogo originale.

La mattinata è proseguita con i saluti delle autorità presenti. Il Sindaco di Castelsantangelo sul Nera Mauro Falcucci ha posto l'accento sulla mozione, approvata all’unanimità in consiglio regionale Marche e ha auspicato, per il prossimo anno, in occasione dei 500 anni della Battaglia del Pian Perduto, l’elaborazione di una Carta della Madonna della Còna, a condizione che contenga una proposta legislativa per la rielaborazione della famosa legge n°97 del 1994.
Un legge per l'intera montagna italiana mai applicata per carenza di emanazione dei decreti legislativi attuativi.
Il Presidente della Provincia di Macerata Antonio Pettinari ha sottolineato la bellezza e l’armonia dei paesaggi, l’impegno dell’ente per la viabilità e la solidarietà che ha consentito il restauro della chiesa.
Erano presenti e sono intervenuti anche il consigliere regionale Romano Carancini cha ha presentato la mozione in Consiglio regionale e il Presidente dell’Assemblea legislativa delle Marche Dino Latini, il quale ha condiviso l'intervento del primo cittadino Falcucci, che da sempre si è contraddistinto per la tutela e la salvaguardia della montagna..
Hanno partecipato all’evento anche il Presidente del Parco dei Monti Sibillini Andrea Spaterna, il Direttore generale del Cosmari Giuseppe Giampaoli, il Sindaco di Camerino Sandro Sborgia, il Presidente del Contram Stefano Belardinelli, il Consigliere comunale di Visso Filippo Sensi, la direttrice artistica di Macerata Opera Festival Barbara Minghetti.

Molto nutrita la delegazione del CAI con il Presidente regionale Bruno Olivieri, il presidente della sezione di Macerata Marco Ceccarani, della sezione di San Severino Marche Marino Scattolini, della sezione di Camerino Giulio Tomassini. Alcuni soci sono giunti alla Madonna della Cona percorrendo alcuni sentieri tra i monti. Alla festa hanno anche partecipato i tecnici Luca Maria Cristini, Romualdo Mattioni e Fabio Facciaroni che stanno seguendo i lavori di restauro della chiesetta simbolo che unisce i Comuni di Castelsantangelo sul Nera e Castelluccio di Norcia, le province di Macerata e Perugia e quindi Marche e Umbria. L’intervento di ricostruzione, salvo imprevisti, dovrebbe terminare entro la metà di settembre.
Altra emozione forte, al termine della festa l’esecuzione dell’Ave Maria di Schubert che ha commosso tutti i presenti, del mezzosoprano Valeria Tornatore, accompagnata al piano da Cesarina Compagnoni a cura del Macerata Opera Festival.
Il progetto di restauro della Madonna della Còna è una iniziativa delle sezioni CAI di Macerata, San Severino Marche e Camerino, sostenuto dal Cosmari, dal Macerata Opera Festival oltre che da enti, aziende e tanti volontari.
M.S.
Pubblicato in
Cronaca
Lunedì, 05 Luglio 2021 16:09
Nuovo ospedale di Macerata. Carancini: “L’avvio dei lavori nel 2022 appare improbabile"
Il nuovo ospedale di Macerata si farà. Questa è la promessa dichiarata in più occasioni dall assissore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini, con l’avvio dei lavori previsto nel 2022.
Ma non tutti credono che sia possibile e dal gruppo assembleare del Partito Democratico arrivano i tanti dubbi. Nella seduta del consiglio regionale, in programma per martedì 6 luglio, i dem hanno presentato un’interrogazione con risposta immediata per approfondire la questione.
Dell'opsedale di Macerata parla il consigliere regionale Carancini, già sindaco della città: “L’annuncio di Saltamartini durante l’incontro con i sindaci e il personale sanitario del territorio svoltosi il 2 luglio al teatro Lauro Rossi – spiega Carancini – desta legittimi sospetti.
Intanto, a oggi non risultano le indispensabili modifiche al Piano socio-sanitario che renderebbero possibile il progetto.
Appare dunque quanto meno improbabile che l’inizio dei lavori possa avvenire nel 2022, tenuto conto non solo dei tempi lunghi necessari alla revisione del Piano, peraltro ancora oggetto di una campagna di ascolto sui territori, ma anche di quelli che comporta una procedura di gara di carattere europeo, necessaria ad appaltare investimenti di questa entità.
Tuttavia – continua Carancini - ciò che più ci interessa è conoscere se la struttura di cui parla Saltamartini avrà caratteristiche di ospedale di primo livello per l’Area Vasta 3, secondo la classificazione prevista dal decreto ministeriale 70 del 2015 che regola la definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera. Crediamo che il territorio vada informato bene e con estrema chiarezza. Troppo spesso, infatti, Saltamartini si è reso protagonista di vaghe dichiarazioni, a volte perfino contraddittorie, circa la definizione e i relativi standard qualitativi e strutturali del nuovo ospedale di Macerata, per il quale, è doveroso sottolinearlo, a oggi non esiste alcun atto formale che ne indichi l’inserimento nel Piano regionale di Edilizia ospedaliera”.
Mario Staffolani
Ma non tutti credono che sia possibile e dal gruppo assembleare del Partito Democratico arrivano i tanti dubbi. Nella seduta del consiglio regionale, in programma per martedì 6 luglio, i dem hanno presentato un’interrogazione con risposta immediata per approfondire la questione.
Dell'opsedale di Macerata parla il consigliere regionale Carancini, già sindaco della città: “L’annuncio di Saltamartini durante l’incontro con i sindaci e il personale sanitario del territorio svoltosi il 2 luglio al teatro Lauro Rossi – spiega Carancini – desta legittimi sospetti.
Intanto, a oggi non risultano le indispensabili modifiche al Piano socio-sanitario che renderebbero possibile il progetto.
Appare dunque quanto meno improbabile che l’inizio dei lavori possa avvenire nel 2022, tenuto conto non solo dei tempi lunghi necessari alla revisione del Piano, peraltro ancora oggetto di una campagna di ascolto sui territori, ma anche di quelli che comporta una procedura di gara di carattere europeo, necessaria ad appaltare investimenti di questa entità.
Tuttavia – continua Carancini - ciò che più ci interessa è conoscere se la struttura di cui parla Saltamartini avrà caratteristiche di ospedale di primo livello per l’Area Vasta 3, secondo la classificazione prevista dal decreto ministeriale 70 del 2015 che regola la definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera. Crediamo che il territorio vada informato bene e con estrema chiarezza. Troppo spesso, infatti, Saltamartini si è reso protagonista di vaghe dichiarazioni, a volte perfino contraddittorie, circa la definizione e i relativi standard qualitativi e strutturali del nuovo ospedale di Macerata, per il quale, è doveroso sottolinearlo, a oggi non esiste alcun atto formale che ne indichi l’inserimento nel Piano regionale di Edilizia ospedaliera”.
Mario Staffolani
Pubblicato in
Politica
Lunedì, 05 Luglio 2021 15:15
"UNICAMente tu", presentata la campagna di comunicazione di Unicam. Pettinari: "Un rinascimento"
La nuova veste dell'Università di Camerino: l’ateneo camerte ha svelato in conferenza stampa la nuova campagna di comunicazione che lo proietta verso il prossimo anno accademico, dopo un biennio difficile, contraddistinto dal Covid, e un quinquennio con gli strascichi del sisma.
Ma "non è una rinascita – ha detto il Rettore, Claudio Pettinari – perché l’Università di Camerino non è mai morta. Il luogo che abbiamo scelto per questa presentazione, questo giardino, è emblematico: sarà un rinascimento per l’ateneo". Il Rettore sottolinea l’importanza della nuova campagna di comunicazione, poiché "è quello il primo contatto che l’Università ha con l’esterno e la prima immagine che Unicam offre di sé. Nel video di presentazione e nei nostri slogan le parole ‘sicura’, ‘unica’, ‘libera’, ‘creativa’ e molte altre si uniscono a ‘mente’. Si creano avverbi, ma la scelta non è casuale: uniamo le parole alla mente, le utilizziamo per vivere, creare, crescere. La mascherina è stato un simbolo della pandemia, ma non ci ha tolto né le parole, né la possibilità di usare la mente".
"Gli studenti sono al centro della nostra attenzione" sottolinea ancora Pettinari. Una posizione suffragata dalla scelta di aumentare le borse di studio e di offrire un esonero sui contribuiti studenteschi del 40% dedicato alle matricole. Pettinari ha spiegato: “Implementiamo il numero delle borse di studio. Uno sforzo importante, che speriamo sia accompagnato dall'Erdis, che purtroppo non ci assiste come vorremmo ora che siamo fragili. Ma anche da soli ce la stiamo facendo. Continuiamo a offrire opportunità e aiuto ai nostri ragazzi. Sono loro il nostro futuro".
l.c.
Ma "non è una rinascita – ha detto il Rettore, Claudio Pettinari – perché l’Università di Camerino non è mai morta. Il luogo che abbiamo scelto per questa presentazione, questo giardino, è emblematico: sarà un rinascimento per l’ateneo". Il Rettore sottolinea l’importanza della nuova campagna di comunicazione, poiché "è quello il primo contatto che l’Università ha con l’esterno e la prima immagine che Unicam offre di sé. Nel video di presentazione e nei nostri slogan le parole ‘sicura’, ‘unica’, ‘libera’, ‘creativa’ e molte altre si uniscono a ‘mente’. Si creano avverbi, ma la scelta non è casuale: uniamo le parole alla mente, le utilizziamo per vivere, creare, crescere. La mascherina è stato un simbolo della pandemia, ma non ci ha tolto né le parole, né la possibilità di usare la mente".
"Gli studenti sono al centro della nostra attenzione" sottolinea ancora Pettinari. Una posizione suffragata dalla scelta di aumentare le borse di studio e di offrire un esonero sui contribuiti studenteschi del 40% dedicato alle matricole. Pettinari ha spiegato: “Implementiamo il numero delle borse di studio. Uno sforzo importante, che speriamo sia accompagnato dall'Erdis, che purtroppo non ci assiste come vorremmo ora che siamo fragili. Ma anche da soli ce la stiamo facendo. Continuiamo a offrire opportunità e aiuto ai nostri ragazzi. Sono loro il nostro futuro".
l.c.
Pubblicato in
Cronaca
Lunedì, 05 Luglio 2021 14:30
Pezzanesi replica a Tolentino Popolare: "Nessun interesse per i cittadini, solo sete di potere"
Nella campagna elettorale cominciata con un anno di anticipo a Tolentino, la scuola don Bosco sembra davvero essere l'argomento principale del dibattito.
Dopo la nota di Tolentino Popolare per mostrare il dissenso nei confronti della scelta dell'amministrazione di delocalizzare la scuola, il sindaco Giuseppe Pezzanesi ribadisce la sua posizione sulla ricostruzione scolastica, lasciando spazio ad un affondo nei confronti dell'associazione che ha annunciato di lavorare ad un progetto civico alternativo all'attuale maggioranza.
"Questa amministrazione non deve prendere lezioni da nessuno - dice ai microfoni di Radio C1...inBlu - , agli altri resta poco: articoli, polemiche sterili, dichiarazioni non suportate dai fatti e per cui non si ha la cognizione tecnica degli argomenti in cui si interviene. Andremo avanti come fatto in questi anni - annunciando la corsa del suo gruppo alle prossime elezioni - perchè non vedo all'orizzonte alcuna preparazione nella minoranza che continua a votare sempre contro ad una amministrazione che, per questa città, ha raggiunto risultati straordinari. Pretendono di avere una chance per amministrare questa città; dicono di farlo per Tolentino e per i negozianti, in realtà hanno una voglia matta di prendere il potere, ma il giorno dopo non saprebbero da dove cominciare".
Il sindaco chiarisce poi in merito alla delocalizzazione della scuola: "Sulle scuole abbiamo una grande chiarezza di idee - dice - , non abbiamo mai promesso il contrario. Se la politica di questo Paese deve essere di rattoppare il vecchio fino a che non torni il terremoto significherebbe buttare tanti soldi in una struttura dove non c'è sicurezza nemmeno fuori perchè all'uscita da scuola, nelle ore di punta, è molto pericoloso anche per i pedoni per via di tutte le auto che si concentrano in quella zona.
Dopo la nota di Tolentino Popolare per mostrare il dissenso nei confronti della scelta dell'amministrazione di delocalizzare la scuola, il sindaco Giuseppe Pezzanesi ribadisce la sua posizione sulla ricostruzione scolastica, lasciando spazio ad un affondo nei confronti dell'associazione che ha annunciato di lavorare ad un progetto civico alternativo all'attuale maggioranza.
"Questa amministrazione non deve prendere lezioni da nessuno - dice ai microfoni di Radio C1...inBlu - , agli altri resta poco: articoli, polemiche sterili, dichiarazioni non suportate dai fatti e per cui non si ha la cognizione tecnica degli argomenti in cui si interviene. Andremo avanti come fatto in questi anni - annunciando la corsa del suo gruppo alle prossime elezioni - perchè non vedo all'orizzonte alcuna preparazione nella minoranza che continua a votare sempre contro ad una amministrazione che, per questa città, ha raggiunto risultati straordinari. Pretendono di avere una chance per amministrare questa città; dicono di farlo per Tolentino e per i negozianti, in realtà hanno una voglia matta di prendere il potere, ma il giorno dopo non saprebbero da dove cominciare".
Il sindaco chiarisce poi in merito alla delocalizzazione della scuola: "Sulle scuole abbiamo una grande chiarezza di idee - dice - , non abbiamo mai promesso il contrario. Se la politica di questo Paese deve essere di rattoppare il vecchio fino a che non torni il terremoto significherebbe buttare tanti soldi in una struttura dove non c'è sicurezza nemmeno fuori perchè all'uscita da scuola, nelle ore di punta, è molto pericoloso anche per i pedoni per via di tutte le auto che si concentrano in quella zona.
In centro ci saranno la materna e le elementari, quindi non toglieremo i servizi. Vorrei anche evidenziare che il centro da contrada Pace dista due chilometri, quindi parlare di uno spostamento enorme è come cercar di dar fuoco a un materiale ignifugo per cercare di catalizzare la gente su un problema che non c'è".
Per quanto riguarda la questione sicurezza della struttura dove attualmente si svolgono le lezioni, il sindaco controbatte: "Ovviamente l'ala che ora viene utilizzata è sicura, ma mai quando può esserlo una struttura nuova e realizzata con i nuovi criteri di sicurezza".
Giuseppe Pezzanesi aggiunge poi delle considerazioni in merito al Psr ed al centro storico: "Chi ora si lamenta era presente alla presentazione del piano - dice - e non ha preso parola per opporsi. Noi crediamo così tanto al centro storico che con il Psr abbiamo pensato ad un rinnovamento sostanziale che cambierà completamente il volto di quella zona in meglio, lasciando i tratti di storia caratteristici. Le polemiche lasciano il tempo che trovano".
GS
Per quanto riguarda la questione sicurezza della struttura dove attualmente si svolgono le lezioni, il sindaco controbatte: "Ovviamente l'ala che ora viene utilizzata è sicura, ma mai quando può esserlo una struttura nuova e realizzata con i nuovi criteri di sicurezza".
Giuseppe Pezzanesi aggiunge poi delle considerazioni in merito al Psr ed al centro storico: "Chi ora si lamenta era presente alla presentazione del piano - dice - e non ha preso parola per opporsi. Noi crediamo così tanto al centro storico che con il Psr abbiamo pensato ad un rinnovamento sostanziale che cambierà completamente il volto di quella zona in meglio, lasciando i tratti di storia caratteristici. Le polemiche lasciano il tempo che trovano".
GS
Pubblicato in
Politica
