'Paolo l'evangelizzatore: l'armatura spirituale'

Venerdì, 23 Gennaio 2009 01:00 | Letto 2902 volte   Clicca per ascolare il testo 'Paolo l'evangelizzatore: l'armatura spirituale' Giovedì 15 gennaio 2009 nellaula magna del seminario il vescovo ha convocato i presbiteri, religiosi e aspiranti diaconi di Camerino – Sanseverino Marche per una giornata di ritiro spirituale. La celebrazione dellora media ha aperto la giornata, ladorazione eucaristica ne ha segnato il culmine, il pranzo condiviso ne ha confermato la fraternità.               Larcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro ha offerto un fraterno saluto in cui ha manifestato a tutti la gioia per il primo ritiro del nuovo anno e ha raccomandato allaffetto e preghiera i  confratelli assenti specialmente quelli per malattia. Siccome questo anno ricorre il bimillenario della nascita dellapostolo Paolo, il vescovo ha proposto ancora una meditazione su un testo paolino con Ef 6, 10-17 nella nuova versione della Conferenza  episcopale:   “10 Per il resto, rafforzatevi nel Signore e nel vigore delta sua potenza. 11 Indossate larmatura dì Dio per poter resistere alle insidie del diavolo. 12 La nostra battaglia inft contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominato sto mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. 13 Prendete dunque l'armatura di Dio, perché possìate resistere nel giorno cattivo  e restare saldi dopo aver superato tutte le prove. 14 State saldi, dunque: attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; 15 i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace.16 Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegne tutte le frecce infuocate del Maligno; 17 prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola dì Dio. 18 In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e suppliche nello Spirito, e a questo scopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi.”   Il vescovo ha diviso la meditazione in tre parti: a) le due esortazioni, b) il motivo,  c) la descrizione delle parti dellarmatura.     a)      Le due esortazioni, il combattimento spirituale. “Rafforzatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza", sono esortazioni ad avere forza dallinterno e ad usare la potenza del Signore. Trovarsi dalla parte delloppresso, cioè della croce. Il credente fa ricorso alle risorse interiori, combatte con la sua poca fede e ne è consapevole, affronta le incoerenze. Avviene sempre come ai tempi di Golia e Davide. Golia confida nella sua possente statura e nellarmatura, Davide confida in Dio e va avanti con uno strumento inefficiente come la fionda da pastore e  ciottoli raccolti nel fiume. Questi rappresentano i ciottoli dello Spirito. b)       Il motivo. “Indossate larmatura dì Dio per poter resistere alle insidie del diavolo”. Paolo non ha a disposizione ancora che poche risorse neotestamentarie. Egli ricava la sua descrizione dellarmatura dal deposito vetero testamentario e in particolare da Isaia. Le armi della luce di Rm 13,12 e quelle non carnali di 2Cor 10,4-5 rimandano a quanto viene dallalto per resistere alle insidie del diavolo. Il maligno cè, ma cè il Signore, il quale ci fornisce ogni risorsa per resistere a principati, potestà, spiriti maligni, contro i dominatori di questo mondo tenebroso. c)      Le sei metafore dellarmatura. Premessa: “restate saldi” equivale a stare in piedi essere pronti alla battaglia e ricevere larmatura. È il verbo che descrive anche Maria ai piedi della croce! 1. La cintura. "Attorno ai fianchi la verità". Quale verità è arma per noi? Paolo attinge da Is 11,5 che descrive il Messia quale germoglio di Jesse: cintura ai fianchi è (Cei) la fedeltà, ma nella bibbia dei LXX cera alétheia = verità. Si vede bene Paolo come attinga dai LXX: Armi della verità sono: stile coerente di pensare, vivere e agire, cioè coerenza fra ciò, che proclamiamo e sentiamo internamente, e quanto si sente e vive tra noi. Predichiamo la parola, che, se non è vissuta, ci esponiamo agli assalti dell'avversario. Si capisce che, se essa è sale della vita nostra, la renderemmo più facile e accessibile al popolo. Ma anche se l'esigente e profondo confronto fra coerenza interiore ed esteriore ci fa sentire che siamo lontani, l'umiltà del riconoscerlo rivela che abbiamo almeno un aspetto della coerenza: il desiderio. 2. La corazza. "Indosso, la corazza della giustizia". Paolo ha presente Is 59,17: la giustizia divina è l'attività di Dio che salva i poveri e umilia i peccatori. Il credente fa quello fa il suo Dio. Pensiamo a Cristo che si mostra pieno di zelo per le cose del Padre: "A Dio quello che è di Dio". 3. I calzari. “I piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace". Virtù della prontezza a portare la buona notizia, il vangelo. Paolo anche questa volta trae da Is 52,7 limmagine dei piedi: "come sono belli i piedi del messaggero che annuncia la pace...": la prontezza diventa zelo dellannuncio come succede alla donna che trova il tesoro e chiama le vicine a far festa (Lc 15,8ss). lardore combatte il relativismo religioso e etico, il relativismo culturale e pragmatico (mezzi cattivi non possono dare frutti buoni), teoretico, il relativismo scettico e stanco, tradizionale e religioso, come se il Signore avesse detto: andate ed imparate dalle genti. Ci sono valori ovunque. La soluzione non è quella di abolire i1 pluralismo, anzi quanto più cresce il dialogo tanto più deve intensificarsi e crescere la vita evangelica. Se le due realtà crescono insieme, è possibile maturare e conciliare un immenso rispetto per culture, razze, valori, tradizioni con l'immenso ardore di portare il vangelo: proposta trascendente e capace d'illuminare, trasformare e maturare la pienezza di vita dell'uomo. Quest'arma ci difende dal livellamento di tutti i valori. Conciliare l'ardore evangelico con la stima dei valori altrui, è l'opera mirabile della Chiesa di oggi e nostra, se si vuole mantenere vivo lo slancio missionario. 4. Lo scudo. " Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegne tutte le frecce infuocate del Maligno". I dardi infuocati dal maligno (Salmo 11) rimandano alla mentalità che notte e giorno e giorno e notte ci sollecita a interpretare la vita con mezzi esclusivamente psicologici, economici, politici, storici, sociologici, mondani e umani! Il discepolo che non ha più la difesa (tesoro) della fede, perde la considerazione evangelica di tutta la realtà umana continuamente richiamata. 5. Lelmo. "Prendete anche l'elmo dell'opera salvifica". Lapostolo con questa metafora rimanda a Is 57,17 dove è scritto che Dio per breve tempo si è adirato contro il suo popolo, è pronto a salvare. Limperativo “prendete” traduce “Déxasthe” = accettate l'elmo che proteggendovi la testa. Ciò permette a Dio di realizzare la sua opera di salvezza: il capo risparmiato è cosa essenziale, unica nostra speranza. 6. La spada. "Prendete la spada dello Spirito, che è la parola di Dio". Che cos'è la spada dello Spirito? Ci soccorrono Is 49,4: "bocca come spada"; Eb 4,12: "spada come parola"; Is 11,4: "il suo Spirito è come spada che taglia". La Parola di Dio qui non è “logos”, ma “rhéma” cioè locuzione divina. Le singole parole, infatti, hanno significato solo nel contesto. Anche Gesù ha usato la parola di Dio contro Satana e il mondo, quando gli dice: "Sta scritto...". Gesù si è difeso e ci insegnò a difenderci. Dobbiamo ricorrere ai grandi oracoli di Dio della scrittura per avere parole chiare, per respingere interpretazioni errate e parziali, per portare a compimento perfetto quanto manca alla storia del mondo e della nostra esistenza. Conclusioni.   Le parole di Paolo ci dicono che ogni tempo è rischioso e ci può mettere in pericolo di non vivere il vangelo fino in fondo. Non si tratta di vivere in ansiosa apprensione quanto mai sterile, ma di assumere il realismo del vangelo: guardare in faccia le forze avverse, valutarne l'efficacia, la lotta non conosce soste, storicamente si evolve. Lapostolo Pietro nella sua prima lettera dice chiaro che il diavolo come leone ruggente (1Pt 5, 8) cerca i punti deboli per sfondare. . La scrittura insegna come affrontare l'avversario. Ci rassicura con la grande certezza che Dio è più forte. La sua forza ci difende e pone al sicuro. La preghiera. La preghiera non è elencata, è richiamata fortemente alla fine: "con ogni sorta di preghiere e di suppliche pregate incessantemente mossi dallo Spirito...". Essa non supplisce i sei tipi di armatura, ma opera una costante revisione come avviene con la temperie. Vincenzo Finocchio  

Giovedì 15 gennaio 2009 nell'aula magna del seminario il vescovo ha convocato i presbiteri, religiosi e aspiranti diaconi di Camerino – Sanseverino Marche per una giornata di ritiro spirituale. La celebrazione dell'ora media ha aperto la giornata, l'adorazione eucaristica ne ha segnato il culmine, il pranzo condiviso ne ha confermato la fraternità.

 

            L'arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro ha offerto un fraterno saluto in cui ha manifestato a tutti la gioia per il primo ritiro del nuovo anno e ha raccomandato all'affetto e preghiera i  confratelli assenti specialmente quelli per malattia.

Siccome questo anno ricorre il bimillenario della nascita dell'apostolo Paolo, il vescovo ha proposto ancora una meditazione su un testo paolino con Ef 6, 10-17 nella nuova versione della Conferenza  episcopale:

 

10 Per il resto, rafforzatevi nel Signore e nel vigore delta sua potenza. 11 Indossate l'armatura dì Dio per poter resistere alle insidie del diavolo. 12 La nostra battaglia inft contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominato sto mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.

13 Prendete dunque l'armatura di Dio, perché possìate resistere nel giorno cattivo  e restare saldi dopo aver superato tutte le prove. 14 State saldi, dunque: attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; 15 i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace.16 Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegne tutte le frecce infuocate del Maligno; 17 prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola dì Dio. 18 In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e suppliche nello Spirito, e a questo scopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi.”

 

Il vescovo ha diviso la meditazione in tre parti: a) le due esortazioni, b) il motivo,  c) la descrizione delle parti dell'armatura.

 

 

a)      Le due esortazioni, il combattimento spirituale. “Rafforzatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza", sono esortazioni ad avere forza dall'interno e ad usare la potenza del Signore. Trovarsi dalla parte dell'oppresso, cioè della croce. Il credente fa ricorso alle risorse interiori, combatte con la sua poca fede e ne è consapevole, affronta le incoerenze. Avviene sempre come ai tempi di Golia e Davide. Golia confida nella sua possente statura e nell'armatura, Davide confida in Dio e va avanti con uno strumento inefficiente come la fionda da pastore e  ciottoli raccolti nel fiume. Questi rappresentano i ciottoli dello Spirito.

b)       Il motivo.

“Indossate l'armatura dì Dio per poter resistere alle insidie del diavolo”. Paolo non ha a disposizione ancora che poche risorse neotestamentarie. Egli ricava la sua descrizione dell'armatura dal deposito vetero testamentario e in particolare da Isaia. Le armi della luce di Rm 13,12 e quelle non carnali di 2Cor 10,4-5 rimandano a quanto viene dall'alto per resistere alle insidie del diavolo. Il maligno c'è, ma c'è il Signore, il quale ci fornisce ogni risorsa per resistere a principati, potestà, spiriti maligni, contro i dominatori di questo mondo tenebroso.

c)      Le sei metafore dell'armatura.

Premessa: “restate saldi” equivale a stare in piedi essere pronti alla battaglia e ricevere l'armatura. È il verbo che descrive anche Maria ai piedi della croce!

1. La cintura. "Attorno ai fianchi la verità". Quale verità è arma per noi? Paolo attinge da Is 11,5 che descrive il Messia quale germoglio di Jesse: cintura ai fianchi è (Cei) la fedeltà, ma nella bibbia dei LXX c'era alétheia = verità. Si vede bene Paolo come attinga dai LXX: Armi della verità sono: stile coerente di pensare, vivere e agire, cioè coerenza fra ciò, che proclamiamo e sentiamo internamente, e quanto si sente e vive tra noi. Predichiamo la parola, che, se non è vissuta, ci esponiamo agli assalti dell'avversario. Si capisce che, se essa è sale della vita nostra, la renderemmo più facile e accessibile al popolo. Ma anche se l'esigente e profondo confronto fra coerenza interiore ed esteriore ci fa sentire che siamo lontani, l'umiltà del riconoscerlo rivela che abbiamo almeno un aspetto della coerenza: il desiderio.

2. La corazza. "Indosso, la corazza della giustizia". Paolo ha presente Is 59,17: la giustizia divina è l'attività di Dio che salva i poveri e umilia i peccatori. Il credente fa quello fa il suo Dio. Pensiamo a Cristo che si mostra pieno di zelo per le cose del Padre: "A Dio quello che è di Dio".

3. I calzari. “I piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace". Virtù della prontezza a portare la buona notizia, il vangelo. Paolo anche questa volta trae da Is 52,7 l'immagine dei piedi: "come sono belli i piedi del messaggero che annuncia la pace...": la prontezza diventa zelo dell'annuncio come succede alla donna che trova il tesoro e chiama le vicine a far festa (Lc 15,8ss). l'ardore combatte il relativismo religioso e etico, il relativismo culturale e pragmatico (mezzi cattivi non possono dare frutti buoni), teoretico, il relativismo scettico e stanco, tradizionale e religioso, come se il Signore avesse detto: andate ed imparate dalle genti. Ci sono valori ovunque. La soluzione non è quella di abolire i1 pluralismo, anzi quanto più cresce il dialogo tanto più deve intensificarsi e crescere la vita evangelica. Se le due realtà crescono insieme, è possibile maturare e conciliare un immenso rispetto per culture, razze, valori, tradizioni con l'immenso ardore di portare il vangelo: proposta trascendente e capace d'illuminare, trasformare e maturare la pienezza di vita dell'uomo. Quest'arma ci difende dal livellamento di tutti i valori. Conciliare l'ardore evangelico con la stima dei valori altrui, è l'opera mirabile della Chiesa di oggi e nostra, se si vuole mantenere vivo lo slancio missionario.

4. Lo scudo. " Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegne tutte le frecce infuocate del Maligno". I dardi infuocati dal maligno (Salmo 11) rimandano alla mentalità che notte e giorno e giorno e notte ci sollecita a interpretare la vita con mezzi esclusivamente psicologici, economici, politici, storici, sociologici, mondani e umani! Il discepolo che non ha più la difesa (tesoro) della fede, perde la considerazione evangelica di tutta la realtà umana continuamente richiamata.

5. L'elmo. "Prendete anche l'elmo dell'opera salvifica". L'apostolo con questa metafora rimanda a Is 57,17 dove è scritto che Dio per breve tempo si è adirato contro il suo popolo, è pronto a salvare. L'imperativo “prendete” traduce “Déxasthe” = accettate l'elmo che proteggendovi la testa. Ciò permette a Dio di realizzare la sua opera di salvezza: il capo risparmiato è cosa essenziale, unica nostra speranza.

6. La spada. "Prendete la spada dello Spirito, che è la parola di Dio". Che cos'è la spada dello Spirito? Ci soccorrono Is 49,4: "bocca come spada"; Eb 4,12: "spada come parola"; Is 11,4: "il suo Spirito è come spada che taglia". La Parola di Dio qui non è “logos”, ma “rhéma” cioè locuzione divina. Le singole parole, infatti, hanno significato solo nel contesto. Anche Gesù ha usato la parola di Dio contro Satana e il mondo, quando gli dice: "Sta scritto...". Gesù si è difeso e ci insegnò a difenderci. Dobbiamo ricorrere ai grandi oracoli di Dio della scrittura per avere parole chiare, per respingere interpretazioni errate e parziali, per portare a compimento perfetto quanto manca alla storia del mondo e della nostra esistenza.

Conclusioni.

 

  1. Le parole di Paolo ci dicono che ogni tempo è rischioso e ci può mettere in pericolo di non vivere il vangelo fino in fondo.
  2. Non si tratta di vivere in ansiosa apprensione quanto mai sterile, ma di assumere il realismo del vangelo: guardare in faccia le forze avverse, valutarne l'efficacia, la lotta non conosce soste, storicamente si evolve. L'apostolo Pietro nella sua prima lettera dice chiaro che il diavolo come leone ruggente (1Pt 5, 8) cerca i punti deboli per sfondare.
  3. . La scrittura insegna come affrontare l'avversario. Ci rassicura con la grande certezza che Dio è più forte. La sua forza ci difende e pone al sicuro.

La preghiera.

La preghiera non è elencata, è richiamata fortemente alla fine: "con ogni sorta di preghiere e di suppliche pregate incessantemente mossi dallo Spirito...". Essa non supplisce i sei tipi di armatura, ma opera una costante revisione come avviene con la temperie.

Vincenzo Finocchio

 

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