Da Milano Serafino Rafaiani.
I cattolici, l'informazione, la realtà
"Lo sguardo quotidiano. I cattolici, l'informazione, la realtà" è il titolo del Convegno nazionale dei direttori e dei collaboratori degli Uffici diocesani per le comunicazioni sociali che si è tenuto dall' 8 al 10 maggio 2008 a Milano.
Momenti di studio e di approfondimento ma anche spazio per la conoscenza lo scambio di esperienze.
E' stato importante ricordare alcuni grandi realtà del panorama comunicativo cattolico e celebrare i quarant'anni del quotidiano Avvenire, i venti anni dell'agenzia Sir e i dieci di Sat 2000.
La comunicazione cattolica in Italia rimane tuttavia strutturata secondo il modello, familiare a noi marchigiani, del “piccolo è bello”. Tanti minuti e preziosi strumenti in ambito locale che dobbiamo imparare ad apprezzare come un'autentica risorsa in quanto permettono un capillare contatto con la gente.
Il mistero dell'incarnazione del Verbo fa della realtà quotidiana il luogo privilegiato dell'incontro con l'uomo con i suoi simili e con Dio.
Notava Sant'Agostino in un passo delle “Confessioni” come paradossalmente Dio fosse in lui, mentre egli stesso si era venuto a trovare fuori di sé, diremmo oggi alienato dalla sua stessa realtà.
Il problema fondamentale evidenziato nel corso del convegno oscilla tra l'indispensabile confronto con la realtà e un dubbio legittimo: i media sono davvero rappresentativi del reale e del quotidiano oppure tendono piuttosto a sostituirvi una realtà virtuale mediatica più comoda, meno complessa, più facile da gestire e da manipolare.
Il rischio e che l'uomo e il credente in particolare si trovi a riflettere valutare e giudicare sulla base di una realtà “fatta” e non sulla realtà dei fatti.
Compito di tutti gli operatori della comunicazione è quello di fornire un'informazione completa ed oggettiva sulla realtà quotidiana perché ciascuno sia in grado di dare un giudizio di valore fondato su dati certi.
A questo punto emerge un'altra grande questione sollevata da chi, fautore di un atteggiamento scettico, tende ad escludere la possibilità stessa di essere veramente oggettivi e quindi di giungere ad una verità che non sia la semplice somma o la sinossi delle varie opinioni.
Lo stesso tema del convegno “lo sguardo quotidiano” rimanda alla nostra esperienza di osservatori della realtà, vincolati necessariamente da un certo punto di vista e d'approccio.
Ciascuno si rapporta con il reale a partire dalla propria situazione dal proprio tempo anagrafico o storico dalle proprie convinzioni filosofiche, ideologiche, etiche e religiose.
Questa consapevolezza non esclude per il credente la possibilità di conoscere il reale e di giungere ad una verità pratica capace di fondare scelte giuste e secondo ragione e di poter confrontare la nostra vita con la rivelazione cristiana. E' sufficiente dichiarare con chiarezza il proprio punto di vista e poterlo rilevare altrettanto chiaramente nell'interlocutore.
Il convegno di Milano ha provato anche a sondare la comunicazione del futuro sospesa come sempre tra opportunità ed inquietudini. Quale futuro, ad esempio per la carta stampata? Qualche autore ha provato ad indicare fin da ora tempi e date della scomparsa dei giornali. Non si tratterebbe soltanto della crisi del supporto cartaceo travolto dall'affermarsi della “rete” ma di una rivoluzione nel modo di fornire e ricevere le notizie. Ogni utente sarà sempre più protagonista nella raccolta delle notizie. Foto, filmati e documenti affluiranno sempre più numerosi, in tempo reale. Ad una maggiore quantità di flusso formativo potrebbe far riscontro una scarsa selezione riguardo alla qualità e alla veridicità delle fonti. Il compito del giornalista cambierà forse verso un ruolo di garante sull'attendibilità dell'informazione.
Sul versante della formazione ai linguaggi mediatici la comunità ecclesiale deve prepararsi a questo cambiamento che trasformerà ogni cittadino da fruitore passivo in potenziale giornalista ed editore.
Perché questa svolta diventi una opportunità per la Chiesa si dovrà in modo ancora più capillare e deciso sensibilizzare i fedeli ed istruirli per essere protagonisti consapevoli nel nuovo areopago della comunicazione.
Don Giacomo Ruggeri*
“Il nostro modo di guardare al mondo, per raccontarlo poi ad altri, non può essere asettico, clinico, in quanto realtà disezzionata e scarnificata in nome di una velleitaria oggettività. Il chi siamo influenza il modo in cui ci accostiamo alla vicende e alle persone”. Con queste parole il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della CEI, ha aperto i lavori del convegno nazionale dei direttori degli uffici della comunicazione sociale delle diocesi italiane che si tiene a Milano dall'8 sino al 10 maggio. Un appuntamento importante che vede coinvolti quasi 300 operatori dei media cattolici italiani, per di più in un contesto di molteplici anniversari, quali i 40 anni di Avvenire, i 20 dell'agenzia Sir e dei 10 di SaT2000 e Inblu. “Alla Chiesa sta a cuore l'uomo, un uomo libero, responsabile e consapevole. Alla Chiesa sta a cuore il Vangelo di Cristo – ha proseguito Bagnasco – la Parola che può rendere l'uomo libero, responsabile e consapevole”. E di libertà, coniugata a responsabilità, ne aveva già evidenziato l'importanza don Domenico Pompili, direttore dell'ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, in una riflessione all'interno del momento di preghiera: “Uno degli impegni che qui vogliamo assumerci insieme – ha precisato don Pompili – è di ristabilire il rapporto vitale tra le parole e lo sguardo del cuore. Se lo sguardo si offusca allora il cuore si inardisce e non avendo più la capacità di comunicare veramente diventa tragicamente muto”.
Don Dario Edorado Vigano, nel moderare il primo pomeriggio di lavori, ha fatto il punto di sintesi sia della relazione di Bagnasco che nel presentare la dott.ssa Versace, docente all'Università Cattolica di Milano, che ha presentato la genesi e i prodromi del quotidiano “Avvenire”. Ne emerso un quadro affascinanato segnato da tratteggi di colore grigio (quali la posizione finanziaria deficitaria, le tensioni all'interno dell'episcopato italiano e della S. Sede) e dei notevoli tratteggi colorati che, in modo particolare con Paolo VI, hanno segnato una svolta decisiva per il quotidiano cattolico italiano. La serata si conclude con la visione di un video sul quarantesimo di Avvenire.
* direttore Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali di Fano
