Servizio della Parola nell'antico testamento

Lunedì, 28 Aprile 2008 02:00 | Letto 3281 volte   Clicca per ascolare il testo Servizio della Parola nell'antico testamento Giovedì 24 aprile nellaula magna Giovanni Paolo II del seminario diocesano di Camerino il vescovo Francesco Giovanni Brugnaro ha riunito i sacerdoti dellarcidiocesi per un primo ritiro spirituale diretto da p. Virginio Spicacci. Dopo la celebrazione dellora media, che ha aperto il ritiro, larcivescovo ha presentato p. Virginio: gesuita che gli è stato maestro a Milano, biblista a fianco di mons. Carlo Maria Martini, ha rifiutato linsegnamento al pontificio istituto biblico ed ha optato per esperienze pastorali a fianco degli ultimi e degli emarginati, dal 1977 si dedica a tempo pieno al servizio della parola di Dio. Da questo servizio è nato a Milano un movimento comunitario denominato “Comunità della buona notizia”. Ora è parroco a Napoli. Il tema di questo ritiro è stato “Il servizio della parola e la parresia (la franchezza) nellantico testamento. Prima premessa: necessità di rilanciare levangelizzazione a partire dalla costituzione del concilio Vaticano II “Dei verbum”. A che punto si è nella sua attualizzazione? I vescovi si lamentano e a ragione. Levangelizzazione può ripartire solo dalla centralità della parola di Dio e non delluomo. Seconda premessa: Pentecoste e rilancio della profezia nel nuovo testamento. 1) La nostra pastorale favorisce la fede naturale e biblica. La certezza dellesistenza di Dio non è il centro della fede biblica. Per la fede biblica JHWH è un Dio personale e trascendente pur nellimmanenza. Differenza tra enoteismo e monoteismo. Il Dio biblico ha una caratteristica unica: irrompe nella storia, lo stupore delluomo proclama “magnalia Dei”! Il credo dIsraele parte appunto dallesperienza dei fatti della salvezza e scopre un Dio “tuttaltro”, è affascinato da tutta la sua trascendenza. Ecco perché Israele rifiuta categoricamente lidolatria. 2) La fede biblica nasce dallirruzione di Dio nella storia delluomo. 3) Servizio della parola: Dio cerca intermediari. Dio parla al cuore, parla agli orecchi. Necessità di curare la lettura acustica. Le labbra si aprono dopo che si sono aperti gli orecchi. La profezia non è lunico servizio della parola, perché ci sono anche catechesi e parenesi. Ma catechesi e parenesi appartengono anche alla fede naturale. Tante fedi e tante catechesi e parenesi. Profezia è servizio fondante, primato funzionale. A titolo di esempio ripensare allincontro della samaritana con Gesù presso il pozzo di Giacobbe. Molti samaritani credettero in Gesù per la parola della donna che attestava: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”. Andati da lui lo pregarono di restare con loro. Gesù si trattenne due giorni. E molti di più credettero in virtù della sua parola e dicevano alla donna: “Non è più sulla tua parola che noi crediamo ma perché noi stessi abbiamo udito e conosciuto che egli è veramente il salvatore del mondo” (vedi Gv4,39-42). Primo sacramento è la parola. 4) “Chi dice la gente che io sia?” (Mt 16,13). Come annunciare la fede? Attenzione ai problemi di linguaggio. Ricuperare la profezia, perché spesso catechesi e parenesi hanno avuto un indebito sopravvento. La profezia è annuncio, è buona notizia, è promessa. Nella storia della Chiesa la riforma protestante e il concilio di Trento hanno in qualche modo disintegrato la profezia. La Riforma con il libero arbitrio nella interpretazione della Scrittura, e la Chiesa cattolica per paura degli abusi del protestantesimo. Già Israele aveva diffidenza verso la profezia: “Hanno indurito- confidava Dio a Geremia- la loro cervice in modo da non ascoltare le mie parole” Ger 19,15b. Con la crisi della profezia anche in Israele prevalgono catechesi e parenesi. Il conflitto tra profezia e catechesi sommerse Geremia nel VI sec. A. C. così come anche Gesù è messo a morte come profeta rifiutato. Chi è il profeta? E un credente maturo che ha vissuto unesperienza forte di ascolto, una buona notizia, una promessa. Prima la buona notizia e poi lesortazione. Prima il dono e poi il precetto. Scopre la benevolenza di Dio. Dio mi parla perché mi vuol bene. E un credente consapevole che liniziativa è radicalmente di Dio, scopre lassolutezza di Dio. Dio è fedele alla sua promessa. Dio fa tutto quello che dice. Questa parola merita fiducia e provoca fiducia, fede e speranza. Il credente rigetta, di conseguenza, ogni idolatria. 5) Dallesperienza di fede nasce un compito, la vocazione a servire la parola. Il profeta vive di passione per la gloria di Dio (Salmo 115 (113B),1; 69,10. Vive di passione per il bene del popolo (Salmo 122, 4-8), non si vergogna di Dio davanti agli uomini, non ha paura di essere rifiutato; al contrario vive il coraggio e la libertà di perdere tutto, a cominciare dalla faccia, in nome della parola. Perdere la faccia è dono, frutto dello Spirito, è dono della Pentecoste vetero e neo testamentaria. E la parresia dellannuncio, di cui si parla negli Atti degli apostoli. 6) Dio forma, plasma, educa i suoi profeti: la conversione, il tirocinio, la missione. E sintomatica la storia di Mosè: fallito come egiziano, scopre di essere ebreo, visita il suo popolo, si propone come leader, i suoi lo rifiutano. Non riesce a realizzarsi, Dio lo realizza e alla grande. Dio, infatti, sceglie un balbuziente e questi non vuole andare. La parola di Dio passa attraverso un balbuziente! Questa la strategia di Dio: scegliere strumenti inefficienti perché sia a tutti manifesta la sua potenza. Una strategia che teologi e biblisti chiamano con termine paolino “kenosis”. Pensare alla croce di Cristo: scandalo per gli ebrei, stoltezza per i pagani. Tre domande concludono la seconda parte della meditazione: una di d. Nazzareno Moneta su che cosa fare, una di d. Giovanni Staffolani sul fatto che la liturgia abbia posto al centro di ogni celebrazione la parola ed una dellarcivescovo sulle consuetudini che creano come degli obblighi. Il padre gesuita, nelle risposte, sottolinea la necessità di ripristinare lannuncio, la necessità di fornire materiali di annuncio per offrire alla gente la promessa dellamore gratuito di Dio. Lannuncio in genere provoca rifiuto (vedi Ef 6,10ss): battaglia contro lo spirito del male. A questo punto non si potrà fare a meno del catecumenato con catechesi e parenesi. Il profeta, infatti, ha di fronte un non credente; mentre il catechista si rivolge ad un credente. Ogni testo ha tre livelli di lettura: kerigmatico, catechetico e parenetico. Oggi occorre riscoprire laspetto kerigmatico. E rispondendo alla domanda del vescovo, ha detto che occorre oggi più che mai lannuncio, offrirci degli spazi per offrire kerigma. Occorre creatività per il kerigma. La lingua deve sciogliersi. Il rinnovo delliniziazione cristiana non può partire, come avviene abitualmente, dai fanciulli per arrivare agli adulti ma a rovescio. Dagli adulti si arriva ai fanciulli. Per il 22 maggio p.v. è previsto un secondo ritiro sullo stesso argomento con esemplificazioni di kerigma ed altro. Vincenzo Finocchio

Giovedì 24 aprile nell'aula magna Giovanni Paolo II del seminario diocesano di Camerino il vescovo Francesco Giovanni Brugnaro ha riunito i sacerdoti dell'arcidiocesi per un primo ritiro spirituale diretto da p. Virginio Spicacci. Dopo la celebrazione dell'ora media, che ha aperto il ritiro, l'arcivescovo ha presentato p. Virginio: gesuita che gli è stato maestro a Milano, biblista a fianco di mons. Carlo Maria Martini, ha rifiutato l'insegnamento al pontificio istituto biblico ed ha optato per esperienze pastorali a fianco degli ultimi e degli emarginati, dal 1977 si dedica a tempo pieno al servizio della parola di Dio. Da questo servizio è nato a Milano un movimento comunitario denominato “Comunità della buona notizia”. Ora è parroco a Napoli.

Il tema di questo ritiro è stato “Il servizio della parola e la parresia (la franchezza) nell'antico testamento.

Prima premessa: necessità di rilanciare l'evangelizzazione a partire dalla costituzione del concilio Vaticano II “Dei verbum”. A che punto si è nella sua attualizzazione? I vescovi si lamentano e a ragione. L'evangelizzazione può ripartire solo dalla centralità della parola di Dio e non dell'uomo.

Seconda premessa: Pentecoste e rilancio della profezia nel nuovo testamento.

1) La nostra pastorale favorisce la fede naturale e biblica. La certezza dell'esistenza di Dio non è il centro della fede biblica. Per la fede biblica JHWH è un Dio personale e trascendente pur nell'immanenza. Differenza tra enoteismo e monoteismo. Il Dio biblico ha una caratteristica unica: irrompe nella storia, lo stupore dell'uomo proclama “magnalia Dei”! Il credo d'Israele parte appunto dall'esperienza dei fatti della salvezza e scopre un Dio “tutt'altro”, è affascinato da tutta la sua trascendenza. Ecco perché Israele rifiuta categoricamente l'idolatria.

2) La fede biblica nasce dall'irruzione di Dio nella storia dell'uomo.

3) Servizio della parola: Dio cerca intermediari. Dio parla al cuore, parla agli orecchi. Necessità di curare la lettura acustica. Le labbra si aprono dopo che si sono aperti gli orecchi. La profezia non è l'unico servizio della parola, perché ci sono anche catechesi e parenesi. Ma catechesi e parenesi appartengono anche alla fede naturale. Tante fedi e tante catechesi e parenesi. Profezia è servizio fondante, primato funzionale. A titolo di esempio ripensare all'incontro della samaritana con Gesù presso il pozzo di Giacobbe. Molti samaritani credettero in Gesù per la parola della donna che attestava: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”. Andati da lui lo pregarono di restare con loro. Gesù si trattenne due giorni. E molti di più credettero in virtù della sua parola e dicevano alla donna: “Non è più sulla tua parola che noi crediamo ma perché noi stessi abbiamo udito e conosciuto che egli è veramente il salvatore del mondo” (vedi Gv4,39-42). Primo sacramento è la parola.

4) “Chi dice la gente che io sia?” (Mt 16,13). Come annunciare la fede? Attenzione ai problemi di linguaggio. Ricuperare la profezia, perché spesso catechesi e parenesi hanno avuto un indebito sopravvento. La profezia è annuncio, è buona notizia, è promessa. Nella storia della Chiesa la riforma protestante e il concilio di Trento hanno in qualche modo disintegrato la profezia. La Riforma con il libero arbitrio nella interpretazione della Scrittura, e la Chiesa cattolica per paura degli abusi del protestantesimo. Già Israele aveva diffidenza verso la profezia: “Hanno indurito- confidava Dio a Geremia- la loro cervice in modo da non ascoltare le mie parole” Ger 19,15b. Con la crisi della profezia anche in Israele prevalgono catechesi e parenesi. Il conflitto tra profezia e catechesi sommerse Geremia nel VI sec. A. C. così come anche Gesù è messo a morte come profeta rifiutato.

Chi è il profeta? E' un credente maturo che ha vissuto un'esperienza forte di ascolto, una buona notizia, una promessa. Prima la buona notizia e poi l'esortazione. Prima il dono e poi il precetto. Scopre la benevolenza di Dio. Dio mi parla perché mi vuol bene. E' un credente consapevole che l'iniziativa è radicalmente di Dio, scopre l'assolutezza di Dio. Dio è fedele alla sua promessa. Dio fa tutto quello che dice. Questa parola merita fiducia e provoca fiducia, fede e speranza. Il credente rigetta, di conseguenza, ogni idolatria.

5) Dall'esperienza di fede nasce un compito, la vocazione a servire la parola. Il profeta vive di passione per la gloria di Dio (Salmo 115 (113B),1; 69,10. Vive di passione per il bene del popolo (Salmo 122, 4-8), non si vergogna di Dio davanti agli uomini, non ha paura di essere rifiutato; al contrario vive il coraggio e la libertà di perdere tutto, a cominciare dalla faccia, in nome della parola. Perdere la faccia è dono, frutto dello Spirito, è dono della Pentecoste vetero e neo testamentaria. E' la parresia dell'annuncio, di cui si parla negli Atti degli apostoli.

6) Dio forma, plasma, educa i suoi profeti: la conversione, il tirocinio, la missione. E' sintomatica la storia di Mosè: fallito come egiziano, scopre di essere ebreo, visita il suo popolo, si propone come leader, i suoi lo rifiutano. Non riesce a realizzarsi, Dio lo realizza e alla grande. Dio, infatti, sceglie un balbuziente e questi non vuole andare. La parola di Dio passa attraverso un balbuziente! Questa la strategia di Dio: scegliere strumenti inefficienti perché sia a tutti manifesta la sua potenza. Una strategia che teologi e biblisti chiamano con termine paolino “kenosis”. Pensare alla croce di Cristo: scandalo per gli ebrei, stoltezza per i pagani.

Tre domande concludono la seconda parte della meditazione: una di d. Nazzareno Moneta su che cosa fare, una di d. Giovanni Staffolani sul fatto che la liturgia abbia posto al centro di ogni celebrazione la parola ed una dell'arcivescovo sulle consuetudini che creano come degli obblighi.

Il padre gesuita, nelle risposte, sottolinea la necessità di ripristinare l'annuncio, la necessità di fornire materiali di annuncio per offrire alla gente la promessa dell'amore gratuito di Dio. L'annuncio in genere provoca rifiuto (vedi Ef 6,10ss): battaglia contro lo spirito del male. A questo punto non si potrà fare a meno del catecumenato con catechesi e parenesi. Il profeta, infatti, ha di fronte un non credente; mentre il catechista si rivolge ad un credente.

Ogni testo ha tre livelli di lettura: kerigmatico, catechetico e parenetico. Oggi occorre riscoprire l'aspetto kerigmatico. E rispondendo alla domanda del vescovo, ha detto che occorre oggi più che mai l'annuncio, offrirci degli spazi per offrire kerigma. Occorre creatività per il kerigma. La lingua deve sciogliersi. Il rinnovo dell'iniziazione cristiana non può partire, come avviene abitualmente, dai fanciulli per arrivare agli adulti ma a rovescio. Dagli adulti si arriva ai fanciulli.

Per il 22 maggio p.v. è previsto un secondo ritiro sullo stesso argomento con esemplificazioni di kerigma ed altro.

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