Stavo iniziando gli esami all'Università con il collega di Filosofia Teoretica.
Fui chiamato dalla segreteria particolare del Sindaco con urgenza, ma non risposi pensando che mi volessero fare gli auguri per il mio compleanno.
Poi scoppiò la notizia! Trascorsi in Municipio la mattinata; fu convocato straordinariamente il consiglio ed ebbi l'incarico di parlare a nome della Giunta, come nel pomeriggio in piazza.
Sono stati giorni traumatici: da Aldo Moro, che conobbi personalmente per il tramite del senatore Luigi Gui e di Maria Fida (figlia), avevo tratto luce e forza per comprendere che era necessario allargare le basi della nostra democrazia, attraverso il dialogo, animato dalla persuasione di comprendere l'altro senza mai perdere la fecondità dei grandi valori del cattolicesimo popolare e democratico.
Di lui leggevo tutto; compresi, dal suo stile di vita e dal rigore del suo modo di pensare, come per servire il bene comune sia necessario attingere alla fede evangelica, alla silenziosa preghiera, all'esperienza dei grandi educatori, vescovi sacerdoti e laici, che ebbe la nostra Italia.
Speravo che le ragioni della vita di un uomo, di ogni uomo! soprattutto se buono, potesse bloccare la mente dei brigatisti e rendere più coraggiosa, nell'aver cura di Moro, la schiera dei responsabili pubblici. Alla sua morte…pregai per la sua adorata famiglia, ma mi convinsi che Aldo Moro è il Tommaso Moro dei nostri giorni.
Da lui viene ancora un metodo per lavorare a favore del cambiamento nella giustizia e nella verità; soprattutto, ne avremmo necessità perché nella mediocrità di oggi si rischia di perdere la speranza e di non saperla donare a tutti. Ci aiuti dall'Alto insieme a Paolo VI.
+Francesco Giovanni, arcivescovo.
