Centenario di Giacomo Boccanera (1911-2011)

Martedì, 11 Ottobre 2011 02:00 | Letto 2149 volte   Clicca per ascolare il testo Centenario di Giacomo Boccanera (1911-2011) Intervista a Giacomo Boccanera sull'attualità dello studio del latino nelle scuole realizzata da Luigi Cardarelli il 3 dicembre 1979 negli studi di Radio C1inblu per la trasmissione “La lavagna”.   Professore, lei è insegnante e cultore di materie classiche. A cosa serve oggi lo studio del latino? Sicuramente ad imparare un po' meglio l'italiano per conoscere, ad esempio, la funzione del pronome relativo. Mi sono trovato di fronte a studenti di seconda liceo che non conoscevano la funzione di questo pronome nella lingua italiana né sapevano usarlo. Se avessero studiato meglio l'italiano si sarebbero resi conto meglio di come, venendo dal latino, la lingua di Cicerone ha una costruzione che si riflette nell'italiano che noi parliamo. Quindi si riesce ad imparare meglio l'italiano se si studia bene anche il latino. Secondo lei, dunque, chi non studia il latino oggi non conoscerebbe neppure l'italiano. Dico senz'altro di sì e lo dimostro anche. Una maestra domandava a mia nipote, che insegna lettere in una scuola media vicino a Firenze, se secondo lei c'era o non c'era il soggetto nell'interrogazione “Chi ha fatto questa cosa?”. Secondo lei l'espressione era priva di soggetto. Ciò significa non conoscere ne il pronome interrogativo ne il pronome relativo. Questo è quanto al giorno d'oggi sfornano gli istituti magistrali.   Allora bisognerebbe tornare a studiare il latino fin dalle medie? E' una vergogna che non ci si sia ancora ritornati, almeno come base illustrativa dei fenomeni linguistici. Il torto maggiore è che la lingua latina sia stata completamente cancellata dagli studi della scuola dell'obbligo, danneggiando anche quei pochi che ancora aspirano ad intraprendere studi classici. Questa urgenza del latino è suggerita dal fatto che una volta, nel camerinese, si parlava latino? La madre della lingua italiana è il latino. Il camerinese conserva ancora caratteri della lingua latina perchè, come gran parte delle Marche, dell'Umbria e dell'Abruzzo, è rimasto fuori dalle grandi correnti culturali e quindi hanno mantenuto qualcosa del latino, ad esempio la “u” di fine parole. Al contrario di Roma che, pur essendo il centro della latinità, ha completamente perduto questo tratto caratterizzante dal momento che è stata un vero e proprio crogiolo di scambi intellettuali e linguistici.   Professore, può fare altri esempi? Non è vero, lo sappiamo, che i romani avevano tutte parole piane e non tronche. Ce le avevano ed erano quelle che erano state troncate per l'uso. Ad esempio gli avverbi “istuc, istic, istac” che pronunciavano con l'accento sull'ultima perchè ricordavano la perdita dell'ultima sillaba; questo ci dimostra anche che la c latina si pronunciava come il k greco, con suono gutturale. Ancora altri fenomeni. Nel dialetto camerinese, per esempio, esiste il genere neutro: “lu legnu – lo legno”. Lu legnu era la carrozza a cavalli e quindi individua l'oggetto, lo legno è il legname (una catasta, il legname del bosco). Soprattutto indicativo, e lo notavo da bambino quando sono arrivato, il dialetto parlato dove i termini che udivo dagli altri bambini (illù, illì) altro non erano che gli avverbi latini illuc, illic.   Sono esigenze queste che il giovane non sempre percepisce perchè pensa che le materie più importanti da studiare a scuola siano quelle scientifiche, mentre le materie umanistiche spesso vengono lasciate indietro. E' vero, anche se la mia esperienza di professore e di preside in tre istituti di diverso indirizzo mi dicono, invece, che non importa di studiare un bel niente. Si dice a cosa serve il latino quando poi non si usa nella vita? Io mi domando allora a cosa serve il francese se poi, come mi è accaduto, mi trovo nel centro di Lugano con studenti del liceo classico, il cui studio del francese era più recente del mio, che non riuscivano a districarsi all'interno dei negozi, al punto che il titolare si è rivolto a me. In sostanza, e lo possiamo dire per ciascuna materia, le materie le si studia perchè bisogna studiarle, anche se ci sembra di non poterle utilizzare nella nostra vita. Altrimenti si arriva al paradosso di considerare inutile, perchè non rientrante nelle cosiddette materie professionali, lo studio della lingua italiana che, invece, è alla base di tutte le altre materie.   In quali altri paesi europei si studia latino nelle scuole? Mi dispiace di doverlo dire, ma proprio in Russia non si arriva ai gradi accademici, non si arriva alla carriera scientifica senza aver percorso gli studi classici. Il che comporta lo studio del latino per nove anni. In America abbiamo esempi analoghi. A noi, poi, sono molto grati i greci, perchè è attraverso la cultura latina che si è salvata quella greca, dopo la plurisecolare occupazione ottomana che ha praticamente distrutto la lingua greca. Ciò dovrebbe farci vergognare: noi abbiamo una lingua che viene dal latino, che sottopone anche l'accentazione delle parole italiane alle leggi del latino e non a quelle del greco. Errori frequenti di pronuncia sono all'ordine del giorno anche nelle radio ed in televisione. Ricordo di aver scritto un articolo per il nostro settimanale L'Appennino camerte di un libro pubblicato proprio dalla casa editrice della Rai-Tv sulla pronuncia e sulla retta accentazione che, però, sono bellamente ignorati da tutti gli speakers e da gran parte dei giornalisti.   Per quanto riguarda il greco, lei riterrebbe utile che ancora venga studiato nelle scuole? Penso che tutto il mondo della cultura greca valga la pena di essere salvato. Penso comunque che non tutti quanti debbano studiarlo, ma negli studi classici deve certamente rimanere lo studio del greco. L'Italia non può esimersi e se non vuol diventare il fanalino di coda dell'Europa bisogna che ritorni ad apprezzare gli studi classici considerando il greco e il latino come materie fondamentali. Anche perchè i latini hanno ereditato dal greco e tutta la cultura moderna è impastata di greco.   Una domanda come storico. Quali lingue si sono succedute dai tempi preistorici fino ai nostri giorni nel territorio di Camerino? Penso che dall'umbro si sia passati al latino e poi all'italiano. C'è stato anche qualche influsso di tedesco per cui abbiamo molti Gualdi (bosco, secondo l'etimologia tedesca) e abbiamo altri termini che certamente vengono dal longobardo e dal franco; la stessa parola Marca, infatti, deriva dal francese.  

Intervista a Giacomo Boccanera sull'attualità dello studio del latino nelle scuole realizzata da Luigi Cardarelli il 3 dicembre 1979 negli studi di Radio C1inblu per la trasmissione “La lavagna”.
 

Professore, lei è insegnante e cultore di materie classiche. A cosa serve oggi lo studio del latino?
Sicuramente ad imparare un po' meglio l'italiano per conoscere, ad esempio, la funzione del pronome relativo. Mi sono trovato di fronte a studenti di seconda liceo che non conoscevano la funzione di questo pronome nella lingua italiana né sapevano usarlo. Se avessero studiato meglio l'italiano si sarebbero resi conto meglio di come, venendo dal latino, la lingua di Cicerone ha una costruzione che si riflette nell'italiano che noi parliamo. Quindi si riesce ad imparare meglio l'italiano se si studia bene anche il latino.
Secondo lei, dunque, chi non studia il latino oggi non conoscerebbe neppure l'italiano.
Dico senz'altro di sì e lo dimostro anche. Una maestra domandava a mia nipote, che insegna lettere in una scuola media vicino a Firenze, se secondo lei c'era o non c'era il soggetto nell'interrogazione “Chi ha fatto questa cosa?”. Secondo lei l'espressione era priva di soggetto. Ciò significa non conoscere ne il pronome interrogativo ne il pronome relativo. Questo è quanto al giorno d'oggi sfornano gli istituti magistrali.
 

Allora bisognerebbe tornare a studiare il latino fin dalle medie?
E' una vergogna che non ci si sia ancora ritornati, almeno come base illustrativa dei fenomeni linguistici. Il torto maggiore è che la lingua latina sia stata completamente cancellata dagli studi della scuola dell'obbligo, danneggiando anche quei pochi che ancora aspirano ad intraprendere studi classici.
Questa urgenza del latino è suggerita dal fatto che una volta, nel camerinese, si parlava latino?
La madre della lingua italiana è il latino. Il camerinese conserva ancora caratteri della lingua latina perchè, come gran parte delle Marche, dell'Umbria e dell'Abruzzo, è rimasto fuori dalle grandi correnti culturali e quindi hanno mantenuto qualcosa del latino, ad esempio la “u” di fine parole. Al contrario di Roma che, pur essendo il centro della latinità, ha completamente perduto questo tratto caratterizzante dal momento che è stata un vero e proprio crogiolo di scambi intellettuali e linguistici.
 

Professore, può fare altri esempi?
Non è vero, lo sappiamo, che i romani avevano tutte parole piane e non tronche. Ce le avevano ed erano quelle che erano state troncate per l'uso. Ad esempio gli avverbi “istuc, istic, istac” che pronunciavano con l'accento sull'ultima perchè ricordavano la perdita dell'ultima sillaba; questo ci dimostra anche che la c latina si pronunciava come il k greco, con suono gutturale. Ancora altri fenomeni. Nel dialetto camerinese, per esempio, esiste il genere neutro: “lu legnu – lo legno”. Lu legnu era la carrozza a cavalli e quindi individua l'oggetto, lo legno è il legname (una catasta, il legname del bosco). Soprattutto indicativo, e lo notavo da bambino quando sono arrivato, il dialetto parlato dove i termini che udivo dagli altri bambini (illù, illì) altro non erano che gli avverbi latini illuc, illic.
 

Sono esigenze queste che il giovane non sempre percepisce perchè pensa che le materie più importanti da studiare a scuola siano quelle scientifiche, mentre le materie umanistiche spesso vengono lasciate indietro.
E' vero, anche se la mia esperienza di professore e di preside in tre istituti di diverso indirizzo mi dicono, invece, che non importa di studiare un bel niente. Si dice a cosa serve il latino quando poi non si usa nella vita? Io mi domando allora a cosa serve il francese se poi, come mi è accaduto, mi trovo nel centro di Lugano con studenti del liceo classico, il cui studio del francese era più recente del mio, che non riuscivano a districarsi all'interno dei negozi, al punto che il titolare si è rivolto a me. In sostanza, e lo possiamo dire per ciascuna materia, le materie le si studia perchè bisogna studiarle, anche se ci sembra di non poterle utilizzare nella nostra vita. Altrimenti si arriva al paradosso di considerare inutile, perchè non rientrante nelle cosiddette materie professionali, lo studio della lingua italiana che, invece, è alla base di tutte le altre materie.
 

In quali altri paesi europei si studia latino nelle scuole?
Mi dispiace di doverlo dire, ma proprio in Russia non si arriva ai gradi accademici, non si arriva alla carriera scientifica senza aver percorso gli studi classici. Il che comporta lo studio del latino per nove anni. In America abbiamo esempi analoghi. A noi, poi, sono molto grati i greci, perchè è attraverso la cultura latina che si è salvata quella greca, dopo la plurisecolare occupazione ottomana che ha praticamente distrutto la lingua greca. Ciò dovrebbe farci vergognare: noi abbiamo una lingua che viene dal latino, che sottopone anche l'accentazione delle parole italiane alle leggi del latino e non a quelle del greco. Errori frequenti di pronuncia sono all'ordine del giorno anche nelle radio ed in televisione. Ricordo di aver scritto un articolo per il nostro settimanale L'Appennino camerte di un libro pubblicato proprio dalla casa editrice della Rai-Tv sulla pronuncia e sulla retta accentazione che, però, sono bellamente ignorati da tutti gli speakers e da gran parte dei giornalisti.
 

Per quanto riguarda il greco, lei riterrebbe utile che ancora venga studiato nelle scuole?
Penso che tutto il mondo della cultura greca valga la pena di essere salvato. Penso comunque che non tutti quanti debbano studiarlo, ma negli studi classici deve certamente rimanere lo studio del greco. L'Italia non può esimersi e se non vuol diventare il fanalino di coda dell'Europa bisogna che ritorni ad apprezzare gli studi classici considerando il greco e il latino come materie fondamentali. Anche perchè i latini hanno ereditato dal greco e tutta la cultura moderna è impastata di greco.
 

Una domanda come storico. Quali lingue si sono succedute dai tempi preistorici fino ai nostri giorni nel territorio di Camerino?
Penso che dall'umbro si sia passati al latino e poi all'italiano. C'è stato anche qualche influsso di tedesco per cui abbiamo molti Gualdi (bosco, secondo l'etimologia tedesca) e abbiamo altri termini che certamente vengono dal longobardo e dal franco; la stessa parola Marca, infatti, deriva dal francese.


 

Letto 2149 volte

Radioc1inblu

Radio FM e Internet
P.za Cavour, 8
62032 Camerino (MC)

Tel - Fax 0737.633180
Cellulare: 335.5367709

radioc1inblu@gmail.com

L'Appennino Camerte

Settimanale d'informazione dal 1921
Piazza Cavour, 8
62032 Camerino (MC)

Tel - Fax: 0737.633180
Cell: 335.5367709

appenninocamerte@gmail.com

Scopri come abbonarti

Trasparenza

Questo sito utilizza i cookie

Puoi accettare e proseguire la navigazione o per maggiori informazioni Per saperne di piu'

Approvo
Clicca per ascolare il testo