Una mostra il cui valore culturale si identifica anche nella vasta campagna di restauri che ha messo in moto assicurando così, oltre l'effimero della mostra, una valorizzazione permanente del patrimonio del territorio. Va sottolineato infatti che la mostra ha concorso al restauro di molte opere esposte, che il pubblico ammirerà lungo i saloni di Palazzo Servanzi Confidati tornate al loro antico splendore.
Per non parlare della vivacità e dinamicità scientifica che la mostra ha letteralmente scatenato: dando luogo ad una notevole operazione di riattribuzioni. Alcune opere infatti hanno trovato finalmente la loro prima attribuzione, altre hanno visto cambiare attribuzioni finora date forse con troppa leggerezza. Insomma non si era mai visto, oltre la bellezza dell'evento, una mostra così vivace e foriera di nuovi spunti scientifici in grado di alimentare e tenere vivo il dibattito di studiosi, conservatori, collezionisti.
In particolare a questo proposito va sottolineato che l'occhio esperto, l'occhio estetico diremmo, di molti degli studiosi facenti parte del Comitato tecnico scientifico, ha confermato che quello delle attribuzioni è spesso un work in progress o comunque una partita sempre aperta in grado di rivelare nuove assegnazioni ma anche di smentirne di vecchie date per sicure per anni, ribaltare tesi, decidere insomma se un'opera è doc o meno.
Emerge quindi dalla mostra un retroscena di estremo interesse, uno spaccato avvincente che l'esame visivo di esperti storici dell'arte, occhi raffinati, dotati di una memoria visiva super allenata, rivela e porta alla luce attraverso l'esame della tecnica, del disegno, del colore, facendo comparazioni con opere certe di un autore supportati anche dall'analisi documentaria.
In particolare per quanto riguarda il restauro, si è puntato al recupero di capolavori che con il tempo rischiavano di perdere il loro fascino. L'antica copia, per esempio, della tela di Caravaggio raffigurante “San Francesco e l'Angelo” ritrovata a San Severino nella chiesa di San Rocco dopo il restauro verrà messa a confronto con la versione del Museo Civico di Udine.
Durante il restauro di “San Francesco e l'Angelo” è stata trovata un'importante stuccatura sul naso dell'angelo che però non si è creduto corretto rimuovere in quanto è stata ritenuta originale. La copia “San Francesco e l'Angelo” ha subito varie fasi di lavorazione prima di poter essere ammirata in tutto il suo splendore: una sommaria pulitura della superficie pittorica, operazioni di smontaggio e montaggio della tela dal vecchio al nuovo telaio ligneo, stuccatura e restauro pittorico, e da ultimo la verniciatura finale.
Se esaminiamo un'altra opera, “Comunione di Santa Lucia”, attribuita a Giacomo Giorgetti, possiamo notare che è stato eseguito un restauro estetico ma non conservativo anche se questo dipinto ne avrebbe avuto bisogno.
Nell'opera “Santa Lucia”, attribuita a Scarsellino, si osserva che il dipinto ha subito una sommaria pulitura della superficie pittorica, la definitiva pulitura del colore, stuccatura e restauro pittorico ed una verniciatura finale.
Nel dipinto “Beata Francesca”, attribuito a Felice Damiani, è stata eseguita una pulitura sommaria della superficie pittorica, il suo fissaggio, la velinatura, smontaggio e montaggio del dipinto su telaio ligneo, svelinatura, pulitura definitiva del colore e verniciatura finale.
Infine l'opera “Crocifissione e Santi”, attribuita a Pomarancio (Cristoforo Roncalli), ha subito vari interventi di restauro prima di tornare al suo antico splendore: pulitura e fissaggio della superficie pittorica, velinatura, smontaggio della tela, operazione di rinfodero, montaggio del dipinto su telaio ligneo, svelinatura, pulitura, stuccatura e restauro pittorico, e verniciatura finale.
Tra i meriti della mostra anche quello di portare alla luce, quasi in senso letterale, opere che fino ad ora avevano una scarsa visibilità e possibilità di lettura critica. E' il caso per esempio del busto in bronzo di Urbano VIII del palazzo comunale di Camerino (finora posto ad una altezza tale che rendeva impossibile la vista) che finalmente sarà visibile da vicino. Questo permetterà di evidenziare la qualità straordinaria di un originale di Gian Lorenzo Bernini, capace di cogliere con grande forza introspettiva l'indole indomita del pontefice.
Meraviglie del barocco nelle Marche a San Severino
Lunedì, 12 Luglio 2010 02:00 | Letto 1942 volte Clicca per ascolare il testo Meraviglie del barocco nelle Marche a San Severino Una mostra il cui valore culturale si identifica anche nella vasta campagna di restauri che ha messo in moto assicurando così, oltre leffimero della mostra, una valorizzazione permanente del patrimonio del territorio. Va sottolineato infatti che la mostra ha concorso al restauro di molte opere esposte, che il pubblico ammirerà lungo i saloni di Palazzo Servanzi Confidati tornate al loro antico splendore. Per non parlare della vivacità e dinamicità scientifica che la mostra ha letteralmente scatenato: dando luogo ad una notevole operazione di riattribuzioni. Alcune opere infatti hanno trovato finalmente la loro prima attribuzione, altre hanno visto cambiare attribuzioni finora date forse con troppa leggerezza. Insomma non si era mai visto, oltre la bellezza dellevento, una mostra così vivace e foriera di nuovi spunti scientifici in grado di alimentare e tenere vivo il dibattito di studiosi, conservatori, collezionisti. In particolare a questo proposito va sottolineato che locchio esperto, locchio estetico diremmo, di molti degli studiosi facenti parte del Comitato tecnico scientifico, ha confermato che quello delle attribuzioni è spesso un work in progress o comunque una partita sempre aperta in grado di rivelare nuove assegnazioni ma anche di smentirne di vecchie date per sicure per anni, ribaltare tesi, decidere insomma se unopera è doc o meno. Emerge quindi dalla mostra un retroscena di estremo interesse, uno spaccato avvincente che lesame visivo di esperti storici dellarte, occhi raffinati, dotati di una memoria visiva super allenata, rivela e porta alla luce attraverso lesame della tecnica, del disegno, del colore, facendo comparazioni con opere certe di un autore supportati anche dallanalisi documentaria. In particolare per quanto riguarda il restauro, si è puntato al recupero di capolavori che con il tempo rischiavano di perdere il loro fascino. Lantica copia, per esempio, della tela di Caravaggio raffigurante “San Francesco e lAngelo” ritrovata a San Severino nella chiesa di San Rocco dopo il restauro verrà messa a confronto con la versione del Museo Civico di Udine. Durante il restauro di “San Francesco e lAngelo” è stata trovata unimportante stuccatura sul naso dellangelo che però non si è creduto corretto rimuovere in quanto è stata ritenuta originale. La copia “San Francesco e lAngelo” ha subito varie fasi di lavorazione prima di poter essere ammirata in tutto il suo splendore: una sommaria pulitura della superficie pittorica, operazioni di smontaggio e montaggio della tela dal vecchio al nuovo telaio ligneo, stuccatura e restauro pittorico, e da ultimo la verniciatura finale. Se esaminiamo unaltra opera, “Comunione di Santa Lucia”, attribuita a Giacomo Giorgetti, possiamo notare che è stato eseguito un restauro estetico ma non conservativo anche se questo dipinto ne avrebbe avuto bisogno. Nellopera “Santa Lucia”, attribuita a Scarsellino, si osserva che il dipinto ha subito una sommaria pulitura della superficie pittorica, la definitiva pulitura del colore, stuccatura e restauro pittorico ed una verniciatura finale. Nel dipinto “Beata Francesca”, attribuito a Felice Damiani, è stata eseguita una pulitura sommaria della superficie pittorica, il suo fissaggio, la velinatura, smontaggio e montaggio del dipinto su telaio ligneo, svelinatura, pulitura definitiva del colore e verniciatura finale. Infine lopera “Crocifissione e Santi”, attribuita a Pomarancio (Cristoforo Roncalli), ha subito vari interventi di restauro prima di tornare al suo antico splendore: pulitura e fissaggio della superficie pittorica, velinatura, smontaggio della tela, operazione di rinfodero, montaggio del dipinto su telaio ligneo, svelinatura, pulitura, stuccatura e restauro pittorico, e verniciatura finale. Tra i meriti della mostra anche quello di portare alla luce, quasi in senso letterale, opere che fino ad ora avevano una scarsa visibilità e possibilità di lettura critica. E il caso per esempio del busto in bronzo di Urbano VIII del palazzo comunale di Camerino (finora posto ad una altezza tale che rendeva impossibile la vista) che finalmente sarà visibile da vicino. Questo permetterà di evidenziare la qualità straordinaria di un originale di Gian Lorenzo Bernini, capace di cogliere con grande forza introspettiva lindole indomita del pontefice.Una mostra il cui valore culturale si identifica anche nella vasta campagna di restauri che ha messo in moto assicurando così, oltre l'effimero della mostra, una valorizzazione permanente del patrimonio del territorio. Va sottolineato infatti che la mostra ha concorso al restauro di molte opere esposte, che il pubblico ammirerà lungo i saloni di Palazzo Servanzi Confidati tornate al loro antico splendore.
Per non parlare della vivacità e dinamicità scientifica che la mostra ha letteralmente scatenato: dando luogo ad una notevole operazione di riattribuzioni. Alcune opere infatti hanno trovato finalmente la loro prima attribuzione, altre hanno visto cambiare attribuzioni finora date forse con troppa leggerezza. Insomma non si era mai visto, oltre la bellezza dell'evento, una mostra così vivace e foriera di nuovi spunti scientifici in grado di alimentare e tenere vivo il dibattito di studiosi, conservatori, collezionisti.
In particolare a questo proposito va sottolineato che l'occhio esperto, l'occhio estetico diremmo, di molti degli studiosi facenti parte del Comitato tecnico scientifico, ha confermato che quello delle attribuzioni è spesso un work in progress o comunque una partita sempre aperta in grado di rivelare nuove assegnazioni ma anche di smentirne di vecchie date per sicure per anni, ribaltare tesi, decidere insomma se un'opera è doc o meno.
Emerge quindi dalla mostra un retroscena di estremo interesse, uno spaccato avvincente che l'esame visivo di esperti storici dell'arte, occhi raffinati, dotati di una memoria visiva super allenata, rivela e porta alla luce attraverso l'esame della tecnica, del disegno, del colore, facendo comparazioni con opere certe di un autore supportati anche dall'analisi documentaria.
In particolare per quanto riguarda il restauro, si è puntato al recupero di capolavori che con il tempo rischiavano di perdere il loro fascino. L'antica copia, per esempio, della tela di Caravaggio raffigurante “San Francesco e l'Angelo” ritrovata a San Severino nella chiesa di San Rocco dopo il restauro verrà messa a confronto con la versione del Museo Civico di Udine.
Durante il restauro di “San Francesco e l'Angelo” è stata trovata un'importante stuccatura sul naso dell'angelo che però non si è creduto corretto rimuovere in quanto è stata ritenuta originale. La copia “San Francesco e l'Angelo” ha subito varie fasi di lavorazione prima di poter essere ammirata in tutto il suo splendore: una sommaria pulitura della superficie pittorica, operazioni di smontaggio e montaggio della tela dal vecchio al nuovo telaio ligneo, stuccatura e restauro pittorico, e da ultimo la verniciatura finale.
Se esaminiamo un'altra opera, “Comunione di Santa Lucia”, attribuita a Giacomo Giorgetti, possiamo notare che è stato eseguito un restauro estetico ma non conservativo anche se questo dipinto ne avrebbe avuto bisogno.
Nell'opera “Santa Lucia”, attribuita a Scarsellino, si osserva che il dipinto ha subito una sommaria pulitura della superficie pittorica, la definitiva pulitura del colore, stuccatura e restauro pittorico ed una verniciatura finale.
Nel dipinto “Beata Francesca”, attribuito a Felice Damiani, è stata eseguita una pulitura sommaria della superficie pittorica, il suo fissaggio, la velinatura, smontaggio e montaggio del dipinto su telaio ligneo, svelinatura, pulitura definitiva del colore e verniciatura finale.
Infine l'opera “Crocifissione e Santi”, attribuita a Pomarancio (Cristoforo Roncalli), ha subito vari interventi di restauro prima di tornare al suo antico splendore: pulitura e fissaggio della superficie pittorica, velinatura, smontaggio della tela, operazione di rinfodero, montaggio del dipinto su telaio ligneo, svelinatura, pulitura, stuccatura e restauro pittorico, e verniciatura finale.
Tra i meriti della mostra anche quello di portare alla luce, quasi in senso letterale, opere che fino ad ora avevano una scarsa visibilità e possibilità di lettura critica. E' il caso per esempio del busto in bronzo di Urbano VIII del palazzo comunale di Camerino (finora posto ad una altezza tale che rendeva impossibile la vista) che finalmente sarà visibile da vicino. Questo permetterà di evidenziare la qualità straordinaria di un originale di Gian Lorenzo Bernini, capace di cogliere con grande forza introspettiva l'indole indomita del pontefice.
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