Italiani accoglienti, ma la Tanzania mi aspetta

Mercoledì, 16 Giugno 2010 02:00 | Letto 2104 volte   Clicca per ascolare il testo Italiani accoglienti, ma la Tanzania mi aspetta Di Eno Santecchia. Don Vedasto è un sacerdote tanzaniano, da tre anni in Italia per completare gli studi specialistici di Filosofia alla Pontificia Università Urbaniana di Roma. Nei fine settimana giunge a Caldarola per coadiuvare il parroco nelle funzioni religiose. Loccasione è buona per conoscere qualche sua impressione. Pur ritenendo il paesaggio italiano vario e incantevole, rileva che ultimamente ha piovuto troppo spesso e a lungo. Gli italiani sono accoglienti e ospitali, non fanno pesare la differenza di colore; qui lo straniero avverte il calore umano più che nellEuropa del Nord. Sono dei veri appassionati del mangiar bene, usano alimenti freschi e cucinano più volte al giorno. Per noi è ovvio, ma non avviene dappertutto. Nella conversazione spesso gli italiani si sovrappongono: non hanno la pazienza inglese di aspettare che laltro finisca di parlare. Nonostante ciò ci si capisce bene lo stesso. In Italia si possono comprendere tutte le varie fasi della storia delluomo. Restano ancora ben salde le opere risalenti a due o tre millenni fa, nonostante terremoti, alluvioni, frane e catastrofi varie. Vedasto crede che la buona conservazione dei beni culturali arricchisce culturalmente il visitatore e dà prestigio al paese. Una volta persi certi beni e valori sono impossibili da recuperare. Ciò che ci racconta del suo paese è più interessante, perché sullargomento pochissimo trapela nei media italiani. In Tanzania il paesaggio degrada dal Kilimangiaro, montagna più alta dAfrica, attraverso le foreste tropicali, le savane fino alle spiagge dalla sabbia bianca delloceano indiano. Vi sono parchi ben tenuti come Ngorongoro, Serengeti, Mikumi, Ruaha, conosciutissimi dai turisti, le cui immagini compaiono spesso sulle riviste patinate di tutto il mondo. Potrebbero, tuttavia, essere migliorate le strade di accesso e laccoglienza e pubblicizzati di più sia allinterno che allestero. Lagricoltura dovrebbe essere condotta con metodi più moderni e razionali: è auspicabile un maggior utilizzo della meccanizzazione per aumentare lattuale scarsa produzione di cereali, canna da zucchero, cotone, sisal, banane, ananas, manghi, cocco, agrumi, e legumi. I tanzaniani ricordano ancora la guerra del 1978-79 contro lUganda del dittatore Idi Amin. Più che i morti, i feriti e le distruzioni, la gente comune ricorda la crisi economica conseguente alle ingenti spese belliche e la scarsità di derrate alimentari e di medicine. Dopo la guerra imperversò la prima epidemia di AIDS che, pur ridotta, ancora esiste. Tale malattia non può essere debellata se non avverrà un cambiamento degli stili di vita e dei comportamenti sociali. Julius Nyerere, il primo presidente e scrittore, ha trasmesso alla sua popolazione dei valori ancora attuali, sostenendo: “Non basta che io sto bene, occorre che anche il mio vicino stia bene”. Per vicino intendeva anche i popoli confinanti. In quel periodo nel paese erano ospitati gli studenti del Sudafrica, rifugiati politici per lapartheid, del Mozambico e dello Zambia. Tutti ricordano Nyerere per la sua rigorosa politica fondata sulletica. È riuscito a far scomparire il concetto negativo di divisione tribale, promovendo ladozione dello swahili come lingua nazionale. Da allora ci si può spostare da nord a sud per lavoro, viaggiare e comunicare con la medesima lingua, come non accade in altre nazioni africane. Era una persona comune e nello stesso tempo davvero speciale, vicina ai modi di agire della maggior parte della popolazione. Per merito delle sue azioni di governo e della sua condotta morale pubblica e privata è tuttora chiamato “Il Padre della Patria” (Baba wa Taifa). Qual era il suo segreto? Sidentificava sempre nella stessa persona, rifuggendo le ambiguità usate spesso dai politici per nascondere o giustificare i comportamenti poco ortodossi tenuti nella sfera privata. Dopo la sua scomparsa del 1999, la corruzione, che consente il divaricarsi della forbice sociale, è aumentata ed è molto sofferta dalla popolazione. Per sconfiggere la povertà, ridurre la diseguaglianza sociale e non sprecare preziose risorse energetiche è il momento di riprendere i suoi consigli. Nel 2009 i vescovi tanzaniani cattolici hanno stilato il documento di promozione sociale “Waraka wa Maaskofu kuelekea uchaguzi mkuu”, per far prendere coscienza al popolo della responsabilità verso la lotta alla corruzione, invitando a scegliere persone che servono lo Stato e non si servano di esso per arricchirsi. Quando ritornerà in patria d. Vedasto spera di trovare una Tanzania migliore, per la quale è disposto a fornire il suo contributo personale e professionale, arricchito dagli studi e dalle esperienze europee.  

Di Eno Santecchia.

Don Vedasto è un sacerdote tanzaniano, da tre anni in Italia per completare gli studi specialistici di Filosofia alla Pontificia Università Urbaniana di Roma. Nei fine settimana giunge a Caldarola per coadiuvare il parroco nelle funzioni religiose.
L'occasione è buona per conoscere qualche sua impressione. Pur ritenendo il paesaggio italiano vario e incantevole, rileva che ultimamente ha piovuto troppo spesso e a lungo. Gli italiani sono accoglienti e ospitali, non fanno pesare la differenza di colore; qui lo straniero avverte il calore umano più che nell'Europa del Nord. Sono dei veri appassionati del mangiar bene, usano alimenti freschi e cucinano più volte al giorno. Per noi è ovvio, ma non avviene dappertutto.
Nella conversazione spesso gli italiani si sovrappongono: non hanno la pazienza inglese di aspettare che l'altro finisca di parlare. Nonostante ciò ci si capisce bene lo stesso.
In Italia si possono comprendere tutte le varie fasi della storia dell'uomo. Restano ancora ben salde le opere risalenti a due o tre millenni fa, nonostante terremoti, alluvioni, frane e catastrofi varie. Vedasto crede che la buona conservazione dei beni culturali arricchisce culturalmente il visitatore e dà prestigio al paese. Una volta persi certi beni e valori sono impossibili da recuperare.
Ciò che ci racconta del suo paese è più interessante, perché sull'argomento pochissimo trapela nei media italiani.
In Tanzania il paesaggio degrada dal Kilimangiaro, montagna più alta d'Africa, attraverso le foreste tropicali, le savane fino alle spiagge dalla sabbia bianca dell'oceano indiano. Vi sono parchi ben tenuti come Ngorongoro, Serengeti, Mikumi, Ruaha, conosciutissimi dai turisti, le cui immagini compaiono spesso sulle riviste patinate di tutto il mondo. Potrebbero, tuttavia, essere migliorate le strade di accesso e l'accoglienza e pubblicizzati di più sia all'interno che all'estero.
L'agricoltura dovrebbe essere condotta con metodi più moderni e razionali: è auspicabile un maggior utilizzo della meccanizzazione per aumentare l'attuale scarsa produzione di cereali, canna da zucchero, cotone, sisal, banane, ananas, manghi, cocco, agrumi, e legumi.
I tanzaniani ricordano ancora la guerra del 1978-79 contro l'Uganda del dittatore Idi Amin. Più che i morti, i feriti e le distruzioni, la gente comune ricorda la crisi economica conseguente alle ingenti spese belliche e la scarsità di derrate alimentari e di medicine. Dopo la guerra imperversò la prima epidemia di AIDS che, pur ridotta, ancora esiste. Tale malattia non può essere debellata se non avverrà un cambiamento degli stili di vita e dei comportamenti sociali.
Julius Nyerere, il primo presidente e scrittore, ha trasmesso alla sua popolazione dei valori ancora attuali, sostenendo: “Non basta che io sto bene, occorre che anche il mio vicino stia bene”. Per vicino intendeva anche i popoli confinanti. In quel periodo nel paese erano ospitati gli studenti del Sudafrica, rifugiati politici per l'apartheid, del Mozambico e dello Zambia.
Tutti ricordano Nyerere per la sua rigorosa politica fondata sull'etica. È riuscito a far scomparire il concetto negativo di divisione tribale, promovendo l'adozione dello swahili come lingua nazionale. Da allora ci si può spostare da nord a sud per lavoro, viaggiare e comunicare con la medesima lingua, come non accade in altre nazioni africane. Era una persona comune e nello stesso tempo davvero speciale, vicina ai modi di agire della maggior parte della popolazione.
Per merito delle sue azioni di governo e della sua condotta morale pubblica e privata è tuttora chiamato “Il Padre della Patria” (Baba wa Taifa). Qual era il suo segreto? S'identificava sempre nella stessa persona, rifuggendo le ambiguità usate spesso dai politici per nascondere o giustificare i comportamenti poco ortodossi tenuti nella sfera privata.
Dopo la sua scomparsa del 1999, la corruzione, che consente il divaricarsi della forbice sociale, è aumentata ed è molto sofferta dalla popolazione. Per sconfiggere la povertà, ridurre la diseguaglianza sociale e non sprecare preziose risorse energetiche è il momento di riprendere i suoi consigli.
Nel 2009 i vescovi tanzaniani cattolici hanno stilato il documento di promozione sociale “Waraka wa Maaskofu kuelekea uchaguzi mkuu”, per far prendere coscienza al popolo della responsabilità verso la lotta alla corruzione, invitando a scegliere persone che servono lo Stato e non si servano di esso per arricchirsi.
Quando ritornerà in patria d. Vedasto spera di trovare una Tanzania migliore, per la quale è disposto a fornire il suo contributo personale e professionale, arricchito dagli studi e dalle esperienze europee.
 

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