L'assessore Moroder visita il radar ad Ancona

Venerdì, 14 Maggio 2010 02:00 | Letto 1956 volte   Clicca per ascolare il testo L'assessore Moroder visita il radar ad Ancona “Prevenzione del rischio ambientale, tutela dellecosistema e sviluppo sostenibile sono tre concetti chiave per i quali la Regione Marche si è impegnata da tempo e su cui continuerà ad orientare le proprie azioni politiche”. E quanto ha ribadito lassessore Serenella Moroder, visitando questo pomeriggio la stazione radar antiquinamento della Regione Marche, in località Fornetto, sulla collina Montagnola di Ancona. Il radar consente di rilevare, tramite il suo sensore, la presenza di navi con carichi pericolosi, come il petrolio, fino a 40 miglia dalla base; dispone di un telescopio che identifica visivamente una nave fino a 50 chilometri; permette il monitoraggio dellentrata e uscita di ogni singola nave dallarea portuale del Golfo di Ancona in un raggio che include anche la raffineria Api e i relativi terminali. E in fase di sperimentazione anche un network per ottenere informazioni in tempo reale mediante avvistamento diretto di inquinamenti in mare e in terra. “Si tratta di unattività di estrema importanza – ha commentato lassessore Moroder – per la salvaguardia del nostro mare. Sappiano che il 20% del traffico mondiale di petrolio transita nel Mediterraneo e, di questo, una percentuale consistente attraversa lAdriatico”. Le cronache parlano molto di frequente di incidenti dovuti a sversamenti di petrolio che degenerano in disastri ambientali. Lultimo è quello che ha interessato la piattaforma “Deepwater Horizon” nel Golfo del Messico, al largo delle coste della Louisiana. “Questa situazione – ha continuato Moroder - non può essere paragonata a quella dellAdriatico ma deve comunque farci riflettere. Nellimmaginario collettivo, linquinamento del mare è legato a questi grandi disastri ma ciò è solo un aspetto del problema, perché gli inquinamenti ordinari, ossia i rifiuti di ogni genere che vengono scaricati quotidianamente in mare dalle navi, sono pericolosi tanto quanto quelli straordinari. Il nostro è un mare chiuso, dal fondale basso, caratterizzato da scarso ricambio idrico. Un ambiente marino sensibile e vulnerabile che va difeso”. La Regione Marche già dal 2004 si è attivata per evitare il rischio di disastri ecologici. A questo scopo è stato avviato il progetto DAMAC (Difesa Ambientale del Mare Adriatico e Comunicazioni), realizzato in sinergia con gli Stati che si affacciano sullAdriatico, che si basa su unattività di monitoraggio e raccolta dei dati sui rischi ambientali e che punta a uno sviluppo sostenibile dei territori delle fasce costiere. “Le attività di monitoraggio – come ha spiegato lassessore Moroder – mirano alla prevenzione dellinquinamento accidentale e di quello intenzionale, cioè al rilascio doloso di idrocarburi, rilevati anche attraverso lacquisizione di immagini satellitari”. La Regione si sta inoltre attivando per lorganizzazione degli interventi da attuare in caso di spiaggiamento di idrocarburi dispersi in mare. (s.g.)  

“Prevenzione del rischio ambientale, tutela dell'ecosistema e sviluppo sostenibile sono tre concetti chiave per i quali la Regione Marche si è impegnata da tempo e su cui continuerà ad orientare le proprie azioni politiche”. E' quanto ha ribadito l'assessore Serenella Moroder, visitando questo pomeriggio la stazione radar antiquinamento della Regione Marche, in località Fornetto, sulla collina Montagnola di Ancona.
Il radar consente di rilevare, tramite il suo sensore, la presenza di navi con carichi pericolosi, come il petrolio, fino a 40 miglia dalla base; dispone di un telescopio che identifica visivamente una nave fino a 50 chilometri; permette il monitoraggio dell'entrata e uscita di ogni singola nave dall'area portuale del Golfo di Ancona in un raggio che include anche la raffineria Api e i relativi terminali. E' in fase di sperimentazione anche un network per ottenere informazioni in tempo reale mediante avvistamento diretto di inquinamenti in mare e in terra.
“Si tratta di un'attività di estrema importanza – ha commentato l'assessore Moroder – per la salvaguardia del nostro mare. Sappiano che il 20% del traffico mondiale di petrolio transita nel Mediterraneo e, di questo, una percentuale consistente attraversa l'Adriatico”.
Le cronache parlano molto di frequente di incidenti dovuti a sversamenti di petrolio che degenerano in disastri ambientali. L'ultimo è quello che ha interessato la piattaforma “Deepwater Horizon” nel Golfo del Messico, al largo delle coste della Louisiana.
“Questa situazione – ha continuato Moroder - non può essere paragonata a quella dell'Adriatico ma deve comunque farci riflettere. Nell'immaginario collettivo, l'inquinamento del mare è legato a questi grandi disastri ma ciò è solo un aspetto del problema, perché gli inquinamenti ordinari, ossia i rifiuti di ogni genere che vengono scaricati quotidianamente in mare dalle navi, sono pericolosi tanto quanto quelli straordinari. Il nostro è un mare chiuso, dal fondale basso, caratterizzato da scarso ricambio idrico. Un ambiente marino sensibile e vulnerabile che va difeso”.
La Regione Marche già dal 2004 si è attivata per evitare il rischio di disastri ecologici. A questo scopo è stato avviato il progetto DAMAC (Difesa Ambientale del Mare Adriatico e Comunicazioni), realizzato in sinergia con gli Stati che si affacciano sull'Adriatico, che si basa su un'attività di monitoraggio e raccolta dei dati sui rischi ambientali e che punta a uno sviluppo sostenibile dei territori delle fasce costiere.
“Le attività di monitoraggio – come ha spiegato l'assessore Moroder – mirano alla prevenzione dell'inquinamento accidentale e di quello intenzionale, cioè al rilascio doloso di idrocarburi, rilevati anche attraverso l'acquisizione di immagini satellitari”.
La Regione si sta inoltre attivando per l'organizzazione degli interventi da attuare in caso di spiaggiamento di idrocarburi dispersi in mare. (s.g.)
 

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