Ricco parterre di studiosi a Caldarola

Giovedì, 29 Ottobre 2009 01:00 | Letto 2009 volte   Clicca per ascolare il testo Ricco parterre di studiosi a Caldarola “Una mostra imprevedibile, quasi impossibile, tanto più straordinaria tanto più impossibile, perché è realizzata da un piccolo centro come Caldarola” aveva detto Vittorio Sgarbi in conferenza stampa in occasione dellinaugurazione. La mostra ora è giunta quasi alla fine riscuotendo un grandissimo successo. Una mostra di successo registra un numero di visitatori elevato, lascia il pubblico entusiasta, fornisce emozioni, incuriosisce, fa parlare. Tutto questo è il caso de Le Stanze del Cardinale. Più di 20.000 visitatori, una grande presenza di arrivi da fuori regione con un buon numero anche di stranieri. Un libro presenze con commenti entusiasti. E non a caso allora anche la scelta di dare ulteriore respiro alla mostra tenendola aperta ancora tre giorni in più, cioè fino a domenica 15 novembre. Una mostra di successo però non è scontato che sia anche una mostra che soddisfa e stimola i critici, gli studiosi, che apra nuove prospettive di studio, che spinga più avanti la ricerca. Anche in questo caso invece Le Stanze del Cardinale ha raggiunto lobiettivo. Da subito infatti la mostra non solo ha aperto questioni critiche ma ha lasciato intravedere nuovi sviluppi di ricerca e in futuro anche nuove ipotesi espositive. Mettere sul tavolo le problematiche aperte, raccogliere le idee, organizzarle e discuterne è lobiettivo della giornata di studi di domenica 1 novembre che vede la presenza di studiosi di altissimo profilo, specialisti che non è facile e frequente trovare riuniti insieme per un dibattito così articolato e ricco di spunti. I relatori, infatti, prendendo lo spunto dai saggi presenti in catalogo (edito da Silvana Editoriale) entreranno nel vivo di problematiche ancora aperte, le quali si prestano a nuovi sviluppi di ricerca e studi grazie alla pista tracciata dai documenti d'archivio. Ad aprire gli interventi una fine studiosa, grande esperta di arte dellItalia settentrionale dal Cinque al Settecento come Mina Gregori. Le relazioni che seguiranno verteranno principalmente sugli interessi collezionistici di Giovanni Battista Pallotta, con una particolare predilezione per Mattia Preti, artista presente in molte collezioni cardinalizie, avanzando nuove indagini sul fronte della storia del collezionismo (relazione di Giorgio Leone). Sarà invece laspetto iconografico di Damone e Pizia (il capolavoro del Guercino custodito a Palazzo Rospigliosi, opera gentilmente ed eccezionalmente concessa in prestito dalla Coldiretti), che per la storia dell'arte rappresenta un unicum nella produzione dellartista, a spingere il dibattito verso nuovi risvolti archivistici che conducono verso altri personaggi della famiglia Pallotta, in particolare Gugliemo Pallotta, anche lui orientato verso un collezionismo di qualità il cui portato artistico reca identità (relazione di Antonio D'Amico). Ancora più chiaro risulterà dalla discussione che il versante bolognese rappresenta per i Pallotta un consolidamento del loro prestigio nobiliare e politico che si orienta verso un centro nevralgico della Chiesa, nel secolo successivo alla grande Riforma (relazione di Eugenio Riccomini). Ancora ricco è il parterre di ospiti coordinati da un fine conoscitore ed estimatore di Caravaggio come Maurizio Marini. Le relazioni e gli interventi della tavola rotonda, dunque non sono indirizzati a fornire certezze e punti fermi sulla grande stagione collezionistica di casa Pallotta, ma un contributo e un incentivo alla ricerca suggerendo nuovi spazi e prospettive per consentire aperture di orientamento agli studi, non solo sul fronte marchigiano, ma anche su quello nazionale.

“Una mostra imprevedibile, quasi impossibile, tanto più straordinaria tanto più impossibile, perché è realizzata da un piccolo centro come Caldarola” aveva detto Vittorio Sgarbi in conferenza stampa in occasione dell'inaugurazione. La mostra ora è giunta quasi alla fine riscuotendo un grandissimo successo.
Una mostra di successo registra un numero di visitatori elevato, lascia il pubblico entusiasta, fornisce emozioni, incuriosisce, fa parlare. Tutto questo è il caso de Le Stanze del Cardinale. Più di 20.000 visitatori, una grande presenza di arrivi da fuori regione con un buon numero anche di stranieri. Un libro presenze con commenti entusiasti. E non a caso allora anche la scelta di dare ulteriore respiro alla mostra tenendola aperta ancora tre giorni in più, cioè fino a domenica 15 novembre.
Una mostra di successo però non è scontato che sia anche una mostra che soddisfa e stimola i critici, gli studiosi, che apra nuove prospettive di studio, che spinga più avanti la ricerca.
Anche in questo caso invece Le Stanze del Cardinale ha raggiunto l'obiettivo. Da subito infatti la mostra non solo ha aperto questioni critiche ma ha lasciato intravedere nuovi sviluppi di ricerca e in futuro anche nuove ipotesi espositive.
Mettere sul tavolo le problematiche aperte, raccogliere le idee, organizzarle e discuterne è l'obiettivo della giornata di studi di domenica 1 novembre che vede la presenza di studiosi di altissimo profilo, specialisti che non è facile e frequente trovare riuniti insieme per un dibattito così articolato e ricco di spunti.
I relatori, infatti, prendendo lo spunto dai saggi presenti in catalogo (edito da Silvana Editoriale) entreranno nel vivo di problematiche ancora aperte, le quali si prestano a nuovi sviluppi di ricerca e studi grazie alla pista tracciata dai documenti d'archivio. Ad aprire gli interventi una fine studiosa, grande esperta di arte dell'Italia settentrionale dal Cinque al Settecento come Mina Gregori. Le relazioni che seguiranno verteranno principalmente sugli interessi collezionistici di Giovanni Battista Pallotta, con una particolare predilezione per Mattia Preti, artista presente in molte collezioni cardinalizie, avanzando nuove indagini sul fronte della storia del collezionismo (relazione di Giorgio Leone). Sarà invece l'aspetto iconografico di Damone e Pizia (il capolavoro del Guercino custodito a Palazzo Rospigliosi, opera gentilmente ed eccezionalmente concessa in prestito dalla Coldiretti), che per la storia dell'arte rappresenta un unicum nella produzione dell'artista, a spingere il dibattito verso nuovi risvolti archivistici che conducono verso altri personaggi della famiglia Pallotta, in particolare Gugliemo Pallotta, anche lui orientato verso un collezionismo di qualità il cui portato artistico reca identità (relazione di Antonio D'Amico). Ancora più chiaro risulterà dalla discussione che il versante bolognese rappresenta per i Pallotta un consolidamento del loro prestigio nobiliare e politico che si orienta verso un centro nevralgico della Chiesa, nel secolo successivo alla grande Riforma (relazione di Eugenio Riccomini). Ancora ricco è il parterre di ospiti coordinati da un fine conoscitore ed estimatore di Caravaggio come Maurizio Marini.
Le relazioni e gli interventi della tavola rotonda, dunque non sono indirizzati a fornire certezze e punti fermi sulla grande stagione collezionistica di casa Pallotta, ma un contributo e un incentivo alla ricerca suggerendo nuovi spazi e prospettive per consentire aperture di orientamento agli studi, non solo sul fronte marchigiano, ma anche su quello nazionale.

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