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Il Commissario alla Ricostruzione Giovanni Legnini sabato scorso ha incontrato in videoconferenza oltre quaranta rappresentanti delle associazioni dei cittadini dei comuni colpiti dal sisma. Nel corso dell'incontro Legnini ha preso una serie di impegni precisi nei loro confronti e annunciato diverse azioni imminenti: varo in tempi rapidissimi dell’Ordinanza sulla semplificazione delle procedure e poi entro l’estate un testo unico delle Ordinanze sulla ricostruzione privata e pubblica, un canale diretto di comunicazione con i Comitati dei cittadini per una maggiore condivisone delle decisioni, sostegno alla creazione di un Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio cui affidare la regia delle ricostruzioni dopo le catastrofi naturali. Con comitati e associazioni Legnini ha detto di voler instaurare un rapporto continuativo di ascolto e scambio, pensato con modalità stabili e che dagli stessi attende suggerimenti, segnalazioni come che siano evidenziate problematiche, inefficienze e omissioni". Molti dei rappresentanti video collegati hanno ribadito al quarto Commissario la richiesta di arrivare ad un assetto stabile delle ricostruzionie che il Commissario ha dimostrato di aver ben compreso; ha poi assicurato che entro pochi giorni  sarà emanata l’ordinanza che attua il principio dell’autocertificazione dei progetti di ricostruzione da parte dei tecnici “che definirà anche tempi certi, e comunque molto più brevi di quelli attuali, per l’esame delle pratiche e l’avvio dei lavori”. Gli uffici speciali dovranno concentrarsi essenzialmente sui controlli. “Dobbiamo coniugare l’efficienza e la rapidità con il controllo di legalità, su cui dobbiamo essere inflessibili” ha aggiunto Legnini, sottolineando l’opportunità di un intervento normativo per l’accelerazione della ricostruzione pubblica, che nell’area del cratere è sostanzialmente ferma.
Tra coloro che hanno partecipato alla video conferenza, anche Diego Camillozzi del comitato "La Terra Trema Noi no". 
"L'impressione è quella di una figura molto preparata e che ha voglia di cominciare a smuovere un po' acque rimaste finora alquanto ferme- dichiara Camillozzi-. Ho notato che la voglia c'è e la speranza ora è che al Commissario si diano 'leggi speciali' e strumenti necessari, in maniera tale da poter vedere una concreta accelerazione della ricostruzione. Ci auguriamo anche di avere più tempo per poter rappresentare meglio tutta la serie di problematiche generali che riguardano le 4 regioni colpite dal sisma del 2016 nonchè quelle riferite in particolare ai singoli comuni. Noi comunque stiamo già cercando di fare una sorta di linea guida, stilando un documento sul quale confrontarci anche con le altre associazioni e comitati, individuando una sintesi di pochi punti in grado di riassumere le varie richieste che essenzialmente sono riferite alla velocizzazione della ricostruzione ma anche all'attenzione che richiedono le difficoltà sociali". Oltre alla volontà di proseguire con un canale diretto di comunicazione con le associazioni, Legnini ha annunciato che sta lavorando al testo unico delle Ordinanze su ricostruzione privata e pubblica pronto per l'estate e che, prossimo passo, sarà l'ordinanza sulla cosiddetta 'semplificazione' in base alla quale verranno ad essere potenziati i poteri del Commissario in tema di ricostruzione privata, a cominciare dalla facoltà di decidere in quali casi sarà possibile applicare la procedura di 'autocertificazione' dei professionisti.
" Uno dei temi che non siamo riusciti ad affrontare meglio - continua Camillozzi- è proprio quello dell'ultima ordinanza riferita all'autocertificazione dei tecnici; una forma di semplificazione sulla quale, i vari studi e i vari ordini di ingegneri, architetti e geometri che abbiamo sentito, hanno espresso delle perplessità. Credo dunque che anche questo aspetto sia da affrontarsi con più attenzione. Di certo la semplificazione andrà  necessariamente calata su alcuni punti essenziali: se una pratica oggi deve superare un iter di 16 passaggi, è chiaro che qualcosa dovrà essere tagliato via, come da rivedere è il sistema del MUD che si sta rivelando molto lento e di certo non agevola le tempistiche. Il nostro scetticismo- prosegue Camillozzi- è anche riferito alle misure stanziate che secondo noi di sicuro sono insufficienti". Diversi gli interventi che si sono soffermati anche su una possibile differenziazione del cratere e sulla creazione di condizioni economiche che contrastino lo spopolamento, soprattutto della parte appenninica devastata dal sisma. "Quello che sosteniamo- spiega Diego Camillozzi- è la creazione di forme particolari di sostegno come una Zona Franca esentasse per comuni dove la percentuale di edifici lesionati è superiore al 50-60 per cento. La perdita per lo Stato non sarebbe così consistente perchè nella maggior parte dei casi parliamo di piccoli comuni come Muccia, Visso, Pieve Torina, Castelsantangelo, Arquata, nei quali questa misura economica servirebbe a rilanciare, evitare spopolamento, incentivare il commercio e le attività produttive. Gli accolli della ricostruzione per le attività economiche, per le piccole imprese o per gli alberghi saranno notevoli: quanti di loro saranno disposti ad investire su un territorio che a tutt'oggi non ha certezze   erisposte concrete? Una Zona franca rilancerebbe pertanto anche tutto l'indotto che risulterebbe favorito dalla stessa partenza immediata della ricostruzione che rappresenterebbe un rilancio di tutta l'economia del Paese. Quello che ci auguriamo come associazioni e comitati- conclude - è che questa fase di ascolto che si è aperta e della quale ringraziamo il nuovo Commissario, sia seguita  dai i fatti concreti, dal vero inizio dei cantieri e da vere azioni a livello sociale".    
Nel corso dell’incontro è stata affrontata anche la questione dell’impatto del coronavirus sulle attività nel cratere. A questo proposito il Commissario ha preannunciato che è allo studio l’ipotesi di destinare una quota importante dei 30 milioni di euro per la sicurezza sul lavoro fermi dal 2017 , proprio alla sicurezza sanitaria nei cantieri al momento della loro riapertura . 
C.C.
Che la quarantena abbia messo in moto una macchina del tempo, capace di riportare alla memoria le radici della società ma anche quello che molti decenni fa era naturale, ormai è un dato di fatto.
È stata capace di riuscirci con la cucina, con i giochi, con le abitudini e con i ritmi più lenti ed ora potrebbe farlo anche con la cultura.
Era il 15 novembre 1960 quando il maestro Alberto Manzi cominciò, sul Programma Nazionale, la trasmissione "Non è mai troppo tardi".
Il titolo, più mai attuale, di una trasmissione che portò la cultura nelle case degli italiani, all'epoca meno istruiti di oggi, ma con l'umiltà di sedersi davanti al televisore e combattere l'analfabetismo.
Manzi ebbe un grande successo nel riprodurre in tv delle vere e proprie lezioni di scuola primaria, con metodologie didattiche innovative, davanti a classi di adulti analfabeti o quasi.
La trasmissione andò in onda per otto anni e pare abbia permesso di conseguire la licenza elementare a quasi un milione e mezzo di persone.
Fino a qualche mese fa sembrava storia, ricordi custoditi nelle teche Rai, fino a che il virus non è stato capace di rispolverare anche quel modo di insegnare.
Ad affiancare le lezioni a distanza, infatti, da venerdì scorso è arrivata "La scuola in tivù" sul canale Rai Scuola.
Si tratta di lezioni realizzate direttamente da docenti e insegnanti indicati dal Ministero dell’Istruzione. Dalla durata di 30 minuti, le lezioni saranno precedute da una breve introduzione utile per individuare l’ambito scolastico e la collocazione nel programma di studio.
Un primo elenco delle discipline individuate dal Ministero dell’Istruzione, con 30 docenti per un totale di oltre 110 lezioni, prevede: Italiano, Lingue e civiltà classiche, Filosofia, Scienze umane, Storia, Chimica e Biologia, Fisica, Matematica, Lingue straniere, Educazione fisica, Informatica, Scienze, Storia dell’arte, Scultura, Pittura, Moda, Grafica, Astronomia, Scienze della terra.
Ecco allora che ai giovani di ieri è tornato in mente quel maestro che, con un grosso blocco di carta montato su cavalletto, portava la conoscenza nelle case degli italiani.
Un altro ritorno al passato. Un altro valore ripreso dalla scatola dei ricordi. Una delle cose che funzionavano e che il virus ha costretto a rispolverare.
Ma l'insegnamento più importante resta sempre quello del titolo del 1960: pensare che "Non è mai troppo tardi", nemmeno oggi.

Giulia Sancricca 


Una nuova vittima di coronavirus sconvolge le città di Treia e Tolentino. Questa volta la comunità piange don Giuseppe Branchesi.
Dopo aver combattuto contro il Covid-19, il sacerdote è deceduto all’ospedale di
Civitanova Marche.
Aveva 82 anni, era il parroco della vivace frazione di Santa Maria in Selva di Treia. Insegnante di religione in diversi istituti della provincia, sempre in mezzo ai giovani, era il punto di riferimento di tantissime persone che in lui trovavano conforto e aiuto, oltre che una guida spirituale.
Molto attivo tra i giovani aveva fondato la locale squadra di volley e il circolo “Giovanni XXIII”,
organizzava i campi scuola e insieme al cognato, l’indimenticabile Giovanni Soldini, aveva
promosso diversi gemellaggi con altri comuni europei.
Per molti anni, oltre ad aver organizzato con i suoi parrocchiani la sagra della polenta, uno degli
appuntamenti gastronomici più apprezzati del maceratese, aveva ricoperto l’incarico di Presidente
dei Polentari d’Italia (ne era ancora il presidente onorario) ed era consigliere regionale della
Coldiretti. A contribuito alla conoscenza del Comune di Treia e delle sue peculiarità. Storica la sua
amicizia con il cardinale Ersilio Tonini.
Il sindaco Giuseppe Pezzanesi ricorda don Peppe come "un uomo e un sacerdote straordinario, sempre
pronto ad aiutare il prossimo e sempre disponibile all’ascolto. Come insegnante – ha detto – ha
contribuito concretamente alla formazione di tantissimi giovani. Per sempre ricorderemo la sua
umanità e il suo sorriso. In diverse occasioni ha partecipato alle nostre processioni e non mancava
mai di far sentire la sua vicinanza e il suo attaccamento alla nostra città. Vero esempio di
cristianità, incarnava e diffondeva il messaggio di Cristo con semplicità ed efficacia.
Con spirito giovanile affrontava le difficoltà della vita e dei suoi parrocchiani e con grande altruismo
se ne faceva carico. Nei suoi messaggi metteva sempre al centro del vivere quotidiano la famiglia.
Non dimentichiamo, inoltre, che Don Peppe era anche uno straordinario organizzatore di eventi
che catalizzavano l’attenzione del grande pubblico. Un sacerdote popolare e capace che
mancherà a tutti noi".
Commossa anche la parrocchia di Chiesanuova: "Grazie Don Peppe - scrivono - Dal profondo del cuore anche noi della parrocchia di Chiesanuova ti siamo grati per aver traghettato la nostra parrocchia in un momento non facile dalla guida del nostro Don Guido a don Peter giovane sacerdote
In questo frangente hai preso in mano una parrocchia che sembrava smarrita e la hai aiutata anche sul fronte del comitato feste che sembrava destinato a mollare.
Con la tua esperienza e il tuo affetto hai rimotivato tutti.
Ora non hai ancora finito intercedi presso il Signore per noi che ti abbiamo voluto bene. Nel giorno della Divina Misericordia prega anche per chi ti ha criticato".

GS

Due nuovi progetti pronti per la viabilità. La Provincia di Macerata ha infatti approvato gli interventi su due strade: la provinciale 91 “Pian di Pieca - Monastero - Fiastra” e la 180 “Tolentino - Camerino”, nel tratto tra Belforte del Chienti e la Sfercia.

“Abbiamo ottenuto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) 510 mila euro in più, rispetto alle risorse a noi destinate - afferma il presidente Antonio Pettinari - e abbiamo subito preparato i progetti. Pochi giorni prima della convocazione del Consiglio provinciale, il MIT ha chiarito la destinazione e l’importo del finanziamento e così è stato possibile discuterne durante l’assemblea e approvare la spesa. Ora siamo pronti per inserire i progetti nella piattaforma del Ministero appena ci arriva il loro decreto. Da quel momento sarà possibile per il nostro ente procedere con l’approvazione dei progetti e poi del relativo appalto”.

Sulla “Pian di Pieca - Monastero - Fiastra” è previsto un intervento di asfaltatura per un importo di 250 mila euro. Una strada importante per il comprensorio montano perché collega numerosi Comuni, mete di destinazione turistica sia estiva che invernale, come Fiastra, Bolognola, Sarnano, San Ginesio, e con bellezze naturalistiche. Negli ultimi anni la strada è stata interessata da corposi investimenti per la messa in sicurezza, dato che con i terremoti del 2016 è stata chiusa e sono stati necessari, per la riapertura, ben quattro interventi, progettati e diretti dall’Anas per conto del soggetto attuatore, la Protezione Civile.

Anche nel tratto Belforte del Chienti - Sfercia viene rifatta l’asfaltatura, per un importo dei lavori di 260 mila euro. Questa arteria, di fatto l’unica alternativa alla superstrada, è conosciuta come la vecchia statale 77 e collega numerosi frazioni e centri abitati. La strada, passata alla Provincia dopo la realizzazione della superstrada, è importante per il traffico locale ed è transitata anche dai camion per via della presenza delle cave. Avendo una buona ampiezza e un traffico veicolare comunque ridotto è una zona utilizzata dai ciclisti. Esiste anche il disegno di una ciclovia, a cui l’amministrazione provinciale in passato è stata interessata, e questa manutenzione, inserita nella nuova programmazione dei lavori grazie alle risorse aggiunte da parte del Ministero, può essere utile pure per il progetto. 

GS
È venuto a mancare ieri sera, monsignor Lino Valeri, all'età di 92 anni. Molto conosciuto, soprattutto a San Severino dove, fra l'altro, è stato per lungo tempo parroco della cattedrale di Sant'Agostino. Don Lino ha vissuto l'ultimo periodo della sua lunga malattia a Pollenza dove è stato amorevolmente accudito dalla nipote, dalla sua famiglia e dalla signora Pina. Una grave perdita per tutta la comunità parrocchiale: persona di grande cultura, sempre molto attiva nelle zone in cui ha esercitato, nonché validissimo servitore della propria Diocesi. La salma riposa all'obitorio dell'ospedale di San Severino in attesa della tumulazione prevista per domani pomeriggio, alle 16, nel cimitero della stessa città. 


Anche la fisica quantistica dei sistemi complessi giunge in aiuto per la comprensione dei meccanismi di diffusione del contagio da coronavirus e della efficacia delle misure di contenimento.
Pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale “Condensed Matter”, un lavoro di ricerca dal titolo “Ostwald Growth Rate in Controlled Covid-19 Epidemic Spreading as in Arrested Growth in Quantum Complex Matter”, relativo allo studio dell’efficacia delle misure di contenimento del coronavirus focalizzato sui tempi di raddoppio del numero dei contagi, prendendo in esame i dati ufficiali disponibili di Italia, Cina e Corea del Sud, che vede tra gli autori anche il prof. Andrea Perali, docente di Fisica alla Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute di Unicam.

L’estensione di questo lavoro ad altri Paesi, realizzato in collaborazione con i ricercatori dell’INFN, del CNR e della onlus RICMASS, è stato sottoposto alla revisione per una possibile pubblicazione su un’altra prestigiosa rivista scientifica internazionale, PNAS - Proceedings of the National Academy of Sciences degli Stati Uniti d’America.

Il risultato principale del lavoro di ricerca è stato quello di introdurre il "fattore di successo s" delle azioni di contenimento, che ci indica come stanno funzionando tali azioni. E’ stato provato che valori del fattore di successo s più piccoli indicano una crescita rapida del tempo di raddoppio del numero dei contagi, e quindi un progressivo rallentamento dei contagi stessi, mostrando così l’alta efficacia delle misure di contenimento.

Altro importante risultato è stato quello di  aver individuato per la diffusione del virus una curva dell’andamento temporale dei contagi caratterizzata da 4 fasi: una fase sotto-critica, in cui il numero dei contagi è contenuto ed ha forte oscillazioni casuali; una fase subito dopo soglia critica, con crescita esponenziale violenta, con tempi di raddoppio dei contagi molto breve, intorno ai 2-3 giorni; una fase di crescita rallentata dove il tempo di raddoppio aumenta in conseguenza delle azioni di contenimento (nel nostro Paese siamo ora in questa fase); una ultima fase di crescita arrestata o frustrata che segue il regime di crescita alla Ostwald, tipica dei processi di diffusione in sistemi quantistici complessi disordinati, fase raggiunta in Cina e Corea del Nord dove è stato applicato forti azioni di contenimento supportate dal metodo di tracciamento delle persone tramite App.

“Siamo molto soddisfatti – ha affermato il prof. Andrea Perali – per questo importante risultato, realizzato grazie ad un eccellente partenariato con competenze multidisciplinari. Vorrei sottolineare che si tratta di uno studio prettamente fisico, quindi finalizzato alla ricerca di leggi e comportamenti universali, meno sensibile a differenze nazionali nella raccolta dei dati ed a fluttuazioni statistiche. Analizzando i dati, abbiamo mostrato che in Cina e Corea del Sud i valori del fattore di successo sono molto bassi e confermano l’efficacia delle misure di contenimento adottate; in Italia il fattore s è leggermente più alto e ci colloca in una posizione intermedia rispetto alle situazioni molto più difficili di altri paesi, quale per esempio gli Stati Uniti”. “Abbiamo quindi introdotto – ha concluso il prof. Perali – un metodo di analisi tipico della fisica ed un parametro quantitativo che permette di confrontare i dati delle diverse nazioni, metodo che si può quindi affiancare alle analisi statistiche e biologiche, per aumentare ancora di più le conoscenze su questa problematica”.

“Sono ancora una volta a complimentarmi, anche a nome dell’intera comunità universitaria – ha sottolineato il Rettore Unicam Claudio Pettinari – con i nostri ricercatori, in questo caso in particolare con il prof. Perali, che stanno mettendo in campo tutte le proprie competenze nei diversi ambiti disciplinari scientifici, con l’obiettivo primario di fornire un contributo, un piccolo tassello che possa andare a comporre il puzzle che ci consentirà di comprendere a fondo questo virus e di adottare le misure di contenimento, di cura oppure preventive migliori e più efficaci, a beneficio di tutti noi e della salute pubblica”.
C.C.

LINK ALLA RICERCA

LINK ALLA NOSTRA TRADUZIONE DELLA RICERCA

Attivo dal prossimo lunedi 20 aprile a Camerino, un servizio di colletta alimentare per famiglie e cittadini in difficoltà a causa dell’emergenza Covid19. 

Chi volesse contribuire partecipando alla raccolta di alimenti, potrà acquistare autonomamente prodotti a lunga conservazione come pasta, farina, legumi, latte, cibo in scatola o simili e consegnarli tutte le mattine, da lunedì al sabato dalle ore 11 alle ore 13 alla sede dell’associazione “IoNonCrollo” (denominata “INCENTRO”) in via Ridolfini, 29 (Piazzale di San Domenico).
I cittadini che ne avranno bisogno, potranno ritirare i prodotti alimentari solo nel pomeriggio, dal lunedì al sabato dalle 15,30 alle 18,30. Un’idea proposta all’amministrazione da Claudio Cingolani, presidente dell’associazione “IoNonCrollo”, che ha messo a disposizione la sede come luogo di raccolta e in modo del tutto volontario.

Ai fini dell’autodichiarazione prevista per gli spostamenti all’interno del proprio Comune di residenza (ai sensi degli artt. 46 e 47 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 45) , coloro che raggiungeranno via Ridolfini per la consegna o il ritiro dei prodotti alimentari, dovranno scrivere sulla causale :
“Lo spostamento è determinato da “situazione di necessità” per la consegna o il ritiro di prodotti alimentari destinati a persone in difficoltà del Comune di Camerino”.

La gestione della distribuzione è affidata all’Associazione “IoNonCrollo” e al “Movimento Giovanile Panta Rei”, in collaborazione con la Protezione Civile di Camerino. L’Amministrazione ha messo a disposizione anche il numero di telefono 320 4316893 che potrà essere contattato da coloro che siano impossibilitati a spostarsi. .

“Resta come al solito la raccomandazione alla massima osservanza delle indicazioni fornite dal Governo per la salvaguardia della propria salute e di quella altrui - commenta il sindaco Sandro Sborgia, sottolineando anche  la disponibilità dei volontari per aiutare la comunità in questo periodo così delicato. "Nelle scorse settimane come Comune abbiamo attivato un conto corrente: chi avrà voglia e possibilità, potrà fare una donazione in aiuto alle famiglie più in difficoltà e che si andrà a sommare al bonus spesa”.

Il codice IBAN per raccogliere donazioni in favore delle persone più bisognose e in difficoltà è il seguente:
IT 56R 03111 68830 000000004026
C.C.
Ognuno aiuta come può e, molto spesso, al di là della vicinanza economica, anche una parola di conforto, un pensiero, un messaggio, possono essere balsamo per chi combatte in prima linea un mostro senza volto.
Questo lo hanno imparato bene anche i bambini che, ormai da più di un mese, non possono incontrarsi per via di questo essere cattivo a cui si prova a dare un nome, un volto, anche se sostanza non ha.
E per essere vicini a chi, come hanno spiegato loro le maestre, lavora al fianco dei malati per farli guarire, hanno pensato di fare disegni e scrivere messaggi.
Se alle raccolte fondi ci pensano gli adulti, i bambini delle scuole di Camerino e di Serravalle non sono comunque rimasti fermi a guardare: hanno messo insieme i colori più belli per descrivere questa pandemia e confermare che per loro, i veri eroi, sono gli operatori sanitari.
"Ci sono arrivati questi disegni - spiegano dal Covid Hospital di Camerino - e li abbiamo affissi nella vetrata davanti alla direzione sanitaria affinchè tutti gli operatori li possano vedere e trarne coraggio".
Coraggio, sì, perchè ce ne vuole tanto e chi meglio dei cittadini di domani può darlo a chi lavora per un futuro senza malattie.

GS

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"In un momento storico in cui il tema della salute ha necessariamente monopolizzato l'attenzione collettiva, riteniamo sia doveroso da parte del Sindaco quale responsabile della salute di cittadini, rendere nota la sua posizione riguardo all'installazione di antenne 5 G". Sono le parole di Tiziana Gazzellini, coordinatrice del gruppo comunale settempedano di Frtelli d'Italia. A distanza di poco meno di un anno dalla formalizzazione della richiesta da parte di Vodafone e Hightel Towers di installare delle antenne 5G nel territorio comunale (da progetto l'intenzione sarebbe quella di posizionarle in una zona agricola nei pressi della zona industriale di Taccoli) non si è saputo più nulla e non si sa se il Comune abbia o meno accettato le richieste. Per questa ragione il gruppo FdI chiede notizie, e soprattutto chiede di sapere quale sia la posizione del sindaco, Rosa Piermattei, anche come responsabile della salute della comunità: "L'installazione di antenne 5G nel territorio comunale è una prospettiva che desta non poche preoccupazioni, giustificate dal fatto che diversi e autorevoli studi condotti su scala internazionale, hanno dimostrato il nesso tra le radiofrequenze 5G e lo sviluppo di alcune forme di tumore. A tal proposito è lo stesso Comitato scientifico sui rischi sanitari della Commissione europea ad affermare che 'il 5G lascia aperta la possibilità di conseguenze biologiche'. A nostro parere - dice Gazzellini - appare condivisibile la scelta adottata da diversi comuni - da ultimo quello di Potenza Picena - di negare, almeno fino a quando la scienza non abbia fatto chiarezza riguardo ai possibili effetti cancerogeni sulla salute pubblica, ogni forma di installazione e sperimentazione di impianti di questo tipo".
g.g.
 
Dottor Maccioni, si faccia un’inversione a U. Siano da monito le parole del sindaco di Milano, Beppe Sala”. A chiederlo è il vicepresidente del comitato per la difesa dell'ospedale di San Severino, Marco Massei

Ad intervenire però, è anche Diego Camillozzi, presidente dell’associazione La Terra Trema Noi No”. Secondo lui, dopo tutto questo periodo, sarà inficiata “la qualità dei servizi sanitari delle zone terremotate, che resteranno ancora una volta a bocca asciutta, quando sarà finita l'emergenza sanitaria”.

A colpire l’avvocato Massei è stata una recente intervista del direttore dell’Area Vasta 3, Alessandro Maccioni in cui il funzionario ha affermato che “l’ospedale provinciale ora serve più che mai e che vogliono andare avanti col progetto “A maggior ragione adesso” e ha poi anche parlato di quale futuro potrebbe avere l’attuale ospedale di Macerata e le altre strutture del territorio. 

Maccioni, come anche il Presidente Ceriscioli e l’assessore Sciapichetti - commenta Massei - non usano più il termine ospedale ‘unico’ ma quello di ‘provinciale’: si badi bene, il tentativo, in verità malcelato, è quello di non evocare il termine ‘unico’, che anche al profano fa venire in mente la sparizione degli altri; usano il termine ‘provinciale’, che è più soft, più equivoco, più morbido”. Secondo Massei però, cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia tanto più, in materia sanitaria: per un servizio che si attiva o una struttura che si potenzia, altre vengono retrocesse con taglio di servizi e personale: “I denari usati per costruire una nuova struttura di oltre 600 posti letti costringerebbe la Regione a sopprimere o, a ridimensionare fortemente, tutti gli altri ospedali che, nella migliore delle ipotesi, ‘retrocederebbero’ a ‘ospedali di comunità': in pratica, una Rsa. Non abbocchiamo all’amo delle distinzioni terminologiche”. In merito all’ospedale di Macerata, Maccioni ha affermato che l’intenzione sarebbe quello di dedicarlo a struttura di riserva, per eventuali emergenze, epidemie, o come sede di uffici: “Ma come, dopo le enormi spese affrontate per l’ampliamento dell’ospedale ora la struttura rinnovata la si usa solo come ‘riserva’ o, peggio ancora, per destinarla ad una più comoda sede amministrativa? Per di più in tempi in cui si cerca di incentivare lo smart working?”. E in ultimo, non poteva non affrontare l’argomento dell’ospedale di San Severino: “Maccioni non ha riferito che questo nosocomio è attualmente strategico per l’intera provincia (soprattutto per i no-covid) e che solo grazie all’efficienza di tale ospedale si è evitata una tragedia nella drammatica emergenza. E, soprattutto, rammarica leggere che il presidio ospedaliero settempedano sia anche scomparso dalle “carte” della programmazione regionale. Ora, è stata una svista (e sarebbe grave) amministrativa della Dirigente? Oppure, è una ‘dimenticanza’ voluta (e sarebbe ancor più grave)? Qualcuno dovrà chiarire, rispondere, ma ad oggi, mi risulta che il silenzio regni sovrano”. Per Massei, ma non solo visto che lo vanno ripetendo un sindaco dopo l’altro, da Civitanova a Camerino, è giunto il momento di mettere uno stop all’attuale piano sanitario e rivedere l’intera programmazione e tutto il sistema. Serve salvaguardare la rete ospedaliera anche in virtù delle diversità del territorio marchigiano e maceratese, e non dovrebbe essere forse questo il compito di chi amministra? “Programmare, guardare avanti, e non navigare a vista. La parola magica è prevenzione. Qui, però - commenta ironicamente Massei - casca l’asino. Nessuno ne parla, nessuno ha pensato di reperire personale per effettuare tamponi come in Veneto, dove il tasso di mortalità è molto più basso proprio perché sono stati isolati tempestivamente i casi sospetti; non si parla della opportunità di verificare l'osservanza della quarantena fiduciaria, al fine di evitare i “contagi domestici; nulla ho sentito in merito all'esecuzione di necessarie indagini epidemiologiche e, soprattutto, della probabile necessità di dover allestire centri di vaccinazione. Perché - aggiunge - non spendere i soldi per queste indispensabili attività di prevenzione?”. Massei chiude ricordando le parole del sindaco di Milano, Sala, il quale in una intervista al Corriere della Sera del 28 marzo ammoniva “…una riflessione sul sistema sanitario lombardo va fatta. Dopo? Certamente sì, ma già oggi è sotto gli occhi di tutti che certe scelte hanno costituito un elemento di debolezza […] In Lombardia, a differenza di Emilia e Veneto, si è puntato più sulle grandi infrastrutture ospedaliere, anche private, a scapito della rete del territorio, consultori, medici di base. Sono proprio questi ultimi a denunciare le loro difficoltà. Stanno facendo una battaglia che va al di là delle loro forze senza strumenti adeguati”.

Diego Camillozzi invece, è intervenuto palesando un altro problema che però non è così diverso da quello sollevato da Massei: “Infermieri ed operatori sanitari sono in prima linea nell'affrontare l'emergenza e devono essere tutelati, a farne le spese sarà la qualità dei servizi sanitari delle zone terremotate, che resteranno ancora una volta a bocca asciutta, quando sarà finita l'emergenza sanitaria”. Nella zona montana, dopo che Camerino è stato trasformato in presidio per la cura del Coronavirus, tante prestazioni sanitarie sono affidate agli infermieri dell'assistenza domiciliare. “Chi tutela tutte queste persone? Ai sanitari è giunta una circolare in cui si dice che non devono parlare e devono concordare ogni loro intervento con le autorità sanitarie, altrimenti rischiano ripercussioni sul posto di lavoro – prosegue –. Le loro mansioni cambiano a seconda degli ordini di servizio che arrivano, anche senza preavviso, mettendo in difficoltà. Essendo in emergenza devono essere sempre reperibili e saltano spesso ferie e riposi, con fortissime ripercussioni sulla loro qualità di vita e sulla vita delle loro famiglie, da cui spesso vivono separati, per timori di contagio”. Cammillozzi ricorda come la qualità della sanità non la facciano tanto le strutture quanto le persone che devono essere tutelate in ogni modo. “Suona veramente scandaloso l'aumento mensile in busta paga di cento euro, deciso dal Governo, magari incentivato come hanno fatto altre regioni, mentre altro personale sanitario reclutato tramite i bandi per l'emergenza, ha una sostanziale maggiore retribuzione. Perché questa disparità di trattamento? Cosa si sta facendo per tutelare gli operatori e di conseguenza i servizi sanitari dell'entroterra montano? Vanno potenziati i servizi di sanità territoriale, per evitare che chi vive nei centri montani, ormai rimasti privi dell'ospedale di Camerino, faccia le spese della mancata assistenza sanitaria. Una volta finita l'emergenza vanno ripristinati e potenziati i servizi sanitari degli ospedali di Camerino e San Severino, necessari a garantire la qualità della vita, precondizione fondamentale per evitare un ulteriore spopolamento del cratere sismico”.
Gaia Gennaretti 


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