Torna Risorgi Marche, l’iniziativa ideata dall’attore Neri Marcorè, che lo scorso anno ha richiamato oltre 80mila persone per 13 concerti.
Palcoscenico delle esibizioni sarà anche quest’anno la meravigliosa natura che caratterizza le zone colpite dal sisma, i monti e i prati che nulla hanno perso del loro fascino.
Ad annunciare il bis, a partire da fine giugno e fino ai primi di agosto, lo stesso Marcorè in un video. Il programma sarà invece presentato in conferenza stampa a Roma, il 6 giugno.
“Quest’anno - dice - cercheremo di migliorare, sempre con l’obiettivo di essere vicini alle comunità colpite che hanno bisogno di attenzione e che si continui a parlare della loro condizione. Noi cerchiamo di dare il nostro contributo richiamando più persone possibili, affinché si attivi un meccanismo virtuoso che porti attenzione e risorse economiche alle aziende e alle persone che continuano a vivere in questo territorio”.
Senz’altro sarà un’occasione per godere dell’ottima musica e per riconciliarsi anche con la bellissima natura del cratere sismico.
Risorgi Marche è una produzione Tam - Tutta un'Altra Musica, realizzata con il sostegno della Regione Marche e la collaborazione di Imt - Istituto Marchigiano di Tutela Vini
L’Ufficio Scolastico Regionale non sta applicando la circolare del Ministero dell’Istruzione. A rischio le classi e il tempo scuola nei comuni del cratere.
È caos sulla formazione delle classi scolastiche per l’anno 2018/2019 e a denunciarlo è la Cigl di Macerata.
“La battaglia per la tutela dei lavoratori e cittadini del nostro territorio colpito dal sisma - si legge in una nota - ci ha posto di fronte a situazioni inaccettabili e posizioni incomprensibili, ma non avremmo mai pensato che i pochi risultati raggiunti fossero messi in discussione proprio da chi ha il compito di applicarli. Le denunce di rischio spopolamento dei territori e di mancata garanzia al diritto allo studio hanno portato il Miur, il 15 maggio 2017, ad emettere una circolare ribadita poi dalla più recente nota del 29 marzo 2018, in cui si dispone il mantenimento delle classi attivate, nelle aree interessate dagli eventi sismici, anche con parametri inferiori a quelli previsti dalla normativa vigente.
L'Ufficio Scolastico Regionale non sta applicando la circolare del Ministero in diversi istituti della nostra Provincia”.
Camerino, San Severino, Cingoli e Tolentino sono solo alcune delle città che rischiano di veder respinte le richieste di autorizzazione alla costituzione di classi articolate nella scuola superiore, ridotte il numero delle classi della scuola media e respinte le richieste di corsi di tempo pieno per la scuola elementare.
“La già precaria condizione della scuola pubblica - torna a dire la Cigl - resa tale da scelte svilenti e tagli continui di risorse perpetrate dagli ultimi governi, viene ulteriormente mortificata nei territori colpiti dal sisma, esercitando anche pressioni nei confronti dei dirigenti scolastici. Come possiamo parlare di sicurezza scolastica se, oltre alle condizioni non a norma delle scuole, non teniamo conto del numero di studenti presenti nelle aule, quanti alunni con disabilità ci sono, quante situazioni di svantaggio socioeconomico o linguistico-culturale si dovranno affrontare, in quante strutture temporanee si svolgono le lezioni, quante evacuazioni dovranno sostenere a fronte del perdurare delle scosse sismiche?”.
Qualora l’Ufficio Scolastico Regionale non decida finalmente di applicare la circolare del Ministero, lasciando invariato, per il prossimo anno scolastico, il numero di sezioni attivate lo scorso anno, a farne le spese sarebbero innanzitutto gli studenti ai quali si toglierebbe, in alcuni casi, persino il diritto a frequentare particolari corsi di studio. Ci rimetterebbero anche gli insegnanti, che perderebbero il posto o sarebbero costretti a trasferirsi in altre scuole.
“Ancora una volta i cittadini rischiano di essere sono lasciati lasciati a loro stessi e alla loro capacità di far fronte alle mancanze delle istituzioni -conclude - in questo caso con l'aggravante del mancato rispetto di norme ed indirizzi politici precisi.
Mancano pochi giorni per scongiurare questo intollerabile scenario, la scadenza è il 5 giugno. Qualora si dovesse avverare tutti i soggetti, politici ed istituzionali, dovranno rispondere delle loro gravi responsabilità”.
g.g.
“Perché nessun sindaco del maceratese non spariglia le carte della chimera dell’ospedale unico?”. L’avvocato Marco Massei, vicepresidente del comitato per la difesa dell’ospedale di San Severino, torna a riflettere su un argomento importante come quello dell’ormai mitologico ospedale unico.
Nella zona designata dall’algoritmo (un terreno in zona Pieve, Macerata) utilizzato dalla Regione per individuare l’area più baricentrica per la provincia, sono state recentemente trovate tracce di diossina e questo ritrovamento ha spinto Massei ad esternare un’idea che “da tempo mi frulla in testa. Perché nessun sindaco scombina le carte? Nonostante appare ovvio che la Regione Marche non reperirà mai gli oltre 100milioni di euro necessari per costruire l’ospedale unico - spiega - nessuno dei sindaci ha fatto notare che il problema vero per i cittadini (tutelare il diritto alla salute) non è stabilire dove si dovrà erigere il nuovo ospedale ma, invece, contestare proprio il concetto di ospedale unico, cioè bocciare il ragionamento impostato a monte. Infatti, per lo scaltro governatore marchigiano - aggiunge - la lotta in corso tra i vari sindaci per accaparrarsi la struttura è funzionale ad almeno due obiettivi evidenti”. Quali sarebbero questi obiettivi? “Innanzitutto far beccare tra loro i primi cittadini come i polli di Renzo di manzoniana memoria”. Così facendo, sostiene Massei, regnerebbe il dividi et impera. Secondo obiettivo, quello di spostare l’attenzione dal problema a “monte” (cioè migliorare la tutela del diritto alla salute tenendo in considerazione la particolarità di una Regione diversa da territorio a territorio, con distinte realtà di viabilità, di economia) a quello a “valle” (cioè dove ubicare quello che poi rimarrà solo una chimera, l’ospedale unico).
“Credo che allora la vera mossa del cavallo sarebbe quello di unire i territori - torna a dire - quantomeno i più disagiati, e con una voce unitaria pretendere di destinare le risorse ingenti che si dovrebbero spendere per la costruzione dell’ospedale unico, sulla ristrutturazione delle buone strutture esistenti, mettendole in rete, al fine di valorizzare le specializzazioni già presenti.
Anziché un polo unico - propone - creare dei poli territoriali (ognuno con delle specializzazioni) da mettere in rete: sarebbe una soluzione più economica, più vicina ai cittadini, e in sostanza più equa”.
Infine, aggiunge Massei, a completamento di una politica di tutela della salute decentrata, attenta ai territori, (“anziché accentatrice”), munire le aree vaste di personalità giuridica autonoma, in maniera da originare un’autonomia gestionale più aderente alle esigenze del territorio.
“Che la diossina sia l’occasione per aprire gli occhi e per mettere la salute al primo posto dell’azione politico-amministrativa - conclude - senza abboccare all’amo di turno lanciato nei singoli piccoli stagni”.
g.g.
Taglio dei vitalizi dei consiglieri regionali. Martedì la discussione della legge Bisonni
05 Mag 2018Il giorno della verità nelle Marche sarà martedì, quando in Consiglio regionale si discuterà la proposta di legge Bisonni per tagliare i vitalizi ai Consiglieri regionali.
In base alla legge regionale 29 luglio 2008 n. 25 attualmente gli assegni vitalizi vengono determinati sulla base dell'indennità mensile erogata ai Consiglieri regionali nel mese di dicembre 2005; se vi chiedete perché una legge del 2008 fa riferimento all'indennità del 2005 (ossia di 3 anni prima) la risposta è semplice ed è perché in quel anno essarisultava la più alta di tutta la storia del Consiglio regionale delle Marche.
“Con la mia proposta – afferma Bisonni - i vitalizi saranno calcolati con riferimento a quella attualmente in vigore che è una tra le più basse di sempre. Si sarebbe potuto proporre l'abolizione totale dei vitalizi ma questa proposta rischiava fortemente di essere impugnata in quanto non rispettosa dei diritti acquisiti; così ho preferito puntare ad un traguardo raggiungibile e concreto piuttosto che puntare ad una meta utopica che avrebbe dato modo ai partiti e ai loro esponenti di avanzare delle scuse per non votare la mia legge. E così mentre tutti gli altri continuavano a riempirsi la bocca di slogan e di propaganda – continua Bisonni - il sottoscritto lavorava ad una proposta di legge concreta e fattibile che se approvata farà risparmiare ai marchigiani 980 mila euro ogni anno, soldi che potranno saranno investiti, per il 90% a vantaggio delle famiglie con alunni disabili o in situazioni di svantaggio e per una percentuale pari al 10 % per la realizzazione di un Centro di Recupero degli Animali Selvatici”. Una proposta che, stando a Bisonni, ha subito l’ostruzionismo di molti, e che la Comissione Bilancio si sarebbe rifiutata di analizzare. Una legge scomoda, così la definisce, “perché probabilmente al di là delle chiacchiere a nessuno interessa realmente toccare certi privilegi, tant'è che a proporre questo taglio non è il M5S o la Lega o qualsiasi altro partito ma una persona indipendente e libera come il sottoscritto”. Martedì prossimo la legge approderà nell’aula consiliare senza il parere della Commissione referente “e lì si vedranno gli uomini che avranno il coraggio, l'onestà e la coerenza di votare il taglio dei vitalizi e coloro che invece pur riempiendosi la bocca di finti proclami, troveranno mille scuse e scusanti per non votarla. So già le ridicole obiezioni - conclude - che hanno in mente di avanzare, e ho già pronte le risposte”.
g.g.
"Easy Job", l'operazione del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Macerata a tutela della spesa pubblica: denunciati 53 dirigenti della Regione Marche per aver assunto, indebitamente, 776 lavoratori a tempo indeterminato.
I militari, in stretto coordinamento con la Procura di Ancona, a seguito di una autonoma attività d’iniziativa orientata alla repressione delle frodi in danno dei bilanci locali, hanno concluso un’operazione di servizio segnalando all’autorità giudiziaria dorica 53 dirigenti regionali che, nel tempo, violando le disposizioni in tema di previsione del fabbisogno organico delle pubbliche amministrazioni, hanno permesso l’assunzione a tempo indeterminato di 776 lavoratori, contravvenendo anche alla norma che prevede l'assunzione tramite concorso pubblico, con ciò integrando la fattispecie delittuosa di abuso d’ufficio.
Nel dettaglio, le attività investigative svolte hanno permesso di acclarare che i dirigenti denunciati, con le loro condotte illecite, hanno causato una spesa per l’ente regionale stimata in circa 121milioni e 792mila euro.
La complessa attività operativa, che si è sviluppata per oltre 18 mesi su tutto il territorio regionale, attraverso lunghi e articolati esami testimoniali e documentali, riscontrati con una minuziosa analisi normativa, ha infatti permesso di far emergere sistematiche e diffuse violazioni.
In particolare, i dirigenti denunciati hanno, prima di tutto, eluso la normativa di settore, omettendo di predisporre i previsti “Piani triennali del fabbisogno del personale”, documento fondamentale per consentire alla Regione di preventivare le necessità di personale da assumere.
Tale omissione, determinando la mancata verifica preventiva delle effettive esigenze di assunzioni, ha consentito la stabilizzazione dei 776 dipendenti fino a quel momento impiegati a tempo determinato.
In molti casi, inoltre, non sono state attivate le necessarie procedure di concorso pubblico, mentre in altri si è proceduto alla predisposizione di “bandi fotografia”, cioè veri e propri provvedimenti illeciti, formati esclusivamente per assumere dipendenti predeterminati. In tali bandi, infatti, i requisiti previsti sono stati “fotografati” su quelli effettivamente posseduti dai lavoratori interessati, arrivando persino a pubblicare il relativo bando di concorso il giorno successivo a quello in cui il dipendente da stabilizzare aveva maturato i requisiti indicati. Con l'indagine è stato anche accertato che 11 lavoratori hanno perino falsamente attestato in atti il possesso di requisiti in realtà non posseduti, e sono stati denunciati per falso ideologico e, in un caso, per truffa aggravata.
La proiezione trasversale delle indagini svolte, ha portato, infine, a segnalare l’intero contesto delineato alla Procura Regionale della Corte dei Conti, presso la Sezione Giurisdizionale per la Regione Marche di Ancona, per le valutazioni di competenza, ai fini dell’accertamento delle eventuali condotte causative di danno erariale in capo ai responsabili.
g.g.
Proposta di legge 145? "Quali sono gli obiettivi? Dov'è il piano sanitario regionale? Si fermi l'iter"
07 Apr 2018Proposta di legge regionale 145. Al via il dibattito. Si è svolto ieri sera al Palazzo Servanzi Confidati l’incontro organizzato dal comitato per la difesa dell’ospedale di San Severino per parlare della proposta di legge 145 della giunta regionale. L’obiettivo della manovra sarebbe avviare una sperimentazione di gestione congiunta tra pubblico e privato in ambito sanitario. Più nello specifico, consentirebbe al privato di gestire alcune strutture ospedalieri o servizi specifici del pubblico.
All’assemblea hanno preso parte i tre neoletti alla Camera e al Senato del territorio: Giuliano Pazzaglini, Tullio Patassini e Francesco Acquaroli. Presenti anche i consiglieri regionali Elena Leonardi e Luigi Zura-Puntaroni nonché i consiglieri comunali di minoranza Pietro Cruciani, Massimo Panicari, Gabriela Lampa e Mauro Bompadre.
Non erano presenti tuttavia né il sindaco Rosa Piermattei né qualcuno che facesse le sue veci e rappresentasse l’amministrazione. Quest’assenza ha peraltro destato parecchio dissenso ed è stata definita uno “sgarbo istituzionale”, proprio nei confronti dei tre onorevoli e dell’importanza che rappresenta la loro presenza a Roma per il territorio.

Il consigliere Leonardi, vice presidente della commissione sanità, ha spiegato in cosa consiste la proposta di legge riflettendo sulla poca chiarezza in merito agli obiettivi che si vorrebbero perseguire: “Le sperimentazioni gestionali sono già normate con un decreto ministeriale del 1992. Lo scorso anno la giunta regionale ha presentato la proposta di legge 145 che recentemente è arrivata in Commissione Sanità. Personalmente ho votato contro, perché non è chiara la sua finalità”.
C’è già stata una sperimentazione di questo tipo nelle Marche, racconta Leonardi, all’ospedale di Sassocorvaro, ma la definisce un fallimento: “Da tempo in commissione ne chiedevamo i dati ma ce li hanno forniti su un foglio volante all’ultima riunione in cui avremmo dovuto esprimere il nostro voto. Se è andata male, perché vogliono riproporla?”. Ad aggravare il quadro, secondo il consigliere, il fatto che la Regione non abbia elaborato un piano sociosanitario, che dovrebbe essere la base di qualsiasi programmazione: “Quello delle Marche è scaduto nel 2014 e Ceriscioli disse che era uno strumento vecchio e non più idoneo, ritenendo che fosse meglio adeguarsi direttamente alle imposizioni del Governo. Questo è sbagliatissimo perché i dati e i numeri su cui si basano le normative nazionali sono parametri che non tengono conto delle esigenze che variano da territorio a territorio”.
Secondo Pazzaglini, gestione pubblica non è sinonimo di efficienza ma prima di affrontare qualsiasi proposta di legge, andrebbe fatta una riflessione sul funzionamento della sanità e su come gestirla al meglio: “Cosa funziona? Cosa non funziona? Prima avrei individuato delle priorità, e poi i modus operandi per gestirle. Interromperei l’iter di questa proposta di legge e mi confronterei con le amministrazioni comunali per cercare di capire in cosa concentrarsi. Spero in un atto di responsabilità della giunta”.
Il consigliere regionale Zura-Puntaroni ha fatto sapere, da parte sua, di aver già chiesto alla Regione Lombardia (dove c’è già questa gestione congiunta tra pubblico e privato) di mettere a disposizione un esperto che “possa venire da noi a illuminarci sulla declinazione della sanità nella loro Regione”.
Anche per Acquaroli è necessario uno stop dell’iter e una riflessione sugli obiettivi che si vogliono raggiungere in futuro: “Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito ad una politica regionale sanitaria volta allo smantellamento del sistema sanitario vigente e nessuno ad oggi riesce a comprendere dove si voglia realmente arrivare. Bisogna avere le idee chiare - ha aggiunto - perché il rischio è che si facciano dei danni per poi dover tornare indietro con un grande sperpero di denaro. A mio avviso il dibattito sulla 145 in questo momento è politicamente inopportuno e oltretutto bisognerebbe prima farsi una domanda: dove vogliamo arrivare da qui a 15 anni? Quale modello infrastrutturale possiamo garantire accanto a quello sanitario? Come vogliamo raggiungerlo? Credo che la Regione debba interrompere la discussione sulla 145 e su tutta la riforma sanitaria”.


Patassini, dal canto suo, si è soffermato sui danni che alcune politiche regionali hanno provocato in materia sanitaria e sul discorso dell’ospedale unico: “L’accentramento - ha detto - non sempre è sinonimo di qualità e risparmio. Teniamo le strutture che abbiamo e investiamo piuttosto sulle infrastrutture, anche tecnologiche. Per i servizi essenziali non c’è bisogno di allontanarsi dai territori e di accentrare. Qui c’erano delle eccellenze che sono state distrutte, come il punto nascite e credo che, quando i dati disegnano una Regione che sta invecchiando, che fa difficoltà a far crescere il tasso di natalità, decidere di chiudere i punti nascita sia una follia. Le scelte vanno fatte con la logica del territorio e l’amore per i cittadini. E senza l’attenzione dei consiglieri regionali questa proposta di legge sarebbe passata in sordina. Facciamo attenzione alle persone - ha concluso - gli algoritmi lasciamoli ad altri”.
A concludere è stato Marco Massei, vice presidente del comitato settempedano che ha esternato il timore per un disegno volto proprio a favorire l’intervento dei privati: “La mia paura è che l’ospedale unico sia un diversivo. Nel frattempo la Regione taglia i servizi e spoglia le piccole strutture. Un giorno si accorgeranno che non ci saranno i soldi per realizzare il presidio unico e il progetto naufragherà. In tutto questo la 145 non sarebbe casuale ma l’ultimo tassello di un disegno pensato a monte, per far intervenire il privato senza alcun limite. La proposta è ancor più grave dato che non c’è dietro una progettualità. Se fosse così - ha concluso - bisogna stoppare l’iter di questa proposta, mettersi a tavolino e capire qual’è il progetto, quali sono gli obiettivi”.
“L'Assemblea legislativa delle Marche ha approvato oggi la legge sulla tariffazione puntuale dei rifiuti. Un passo importante nel percorso di uniformità della tassa su tutto il territorio regionale, di riduzione dei rifiuti e della tassa a carico del cittadino, di salvaguardia dell’ambiente.” Grande soddisfazione nelle parole del Consigliere regionale Sandro Bisonni, Vice Presidente della Commissione Ambiente e primo firmatario della legge.
“Sono felice che questa legge sia stata approvata, perché rappresenta il raggiungimento di un traguardo importante nella gestione dei rifiuti nelle Marche e pone la Regione stessa all'avanguardia nazionale essendo la prima in Italia ad aver agito così specificatamente su questo tema”.
La normativa promuove l'applicazione in ambito regionale della tariffa puntuale al fine di incentivare prioritariamente il contenimento della produzione dei rifiuti e potenziare la pratica della raccolta differenziata.
“Con queste norme - prosegue Bisonni – non si è potuto obbligare i Comuni ad applicare la tariffa puntuale, in quanto vietato dalla norma nazionale, ma per quanto di sua competenza, la Regione introduce e semplifica tutte le condizioni preliminari all'applicazione della stessa. Nello specifico si realizzeranno infrastrutture informatiche per l'implementazione del dialogo dei dati tra Comuni e Regione, verrà istituito un tavolo tecnico che, oltre alla funzione di monitoraggio e controllo, dovrà individuare gli indirizzi per porre i Comuni nelle migliori condizioni possibili e spingerli all'applicazione della tariffa puntuale. Sarà realizzata anche una campagna di comunicazione diretta ad informare e sensibilizzare gli utenti riguardo ai potenziali benefici della tariffa puntuale ed ai risultati raggiunti nei territori in cui essa viene applicata.”
“Con la tariffa puntuale - conclude Bisonni - il cittadino è responsabilizzato: sa che diminuendo la quantità di rifiuti diminuirà la spesa, con la tassa attuale invece, può sentirsi legittimato a produrre quanti rifiuti vuole senza differenziarli. Questa legge, oltre a fornire gli strumenti per rendere omogenea la tariffa puntuale in tutto il territorio regionale, accelererà il passaggio alla tariffazione puntuale nel convincimento che questa modalità possa condurre ad una riduzione significativa dei rifiuti conferiti annualmente in discarica, allontanando così anche il pericolo di veder realizzato un inceneritore sul territorio regionale. I marchigiani da oggi, non solo saranno incentivati a separare meglio i loro rifiuti, ma finalmente riceveranno il giusto riconoscimento con una consistente riduzione della tassa in proporzione alla quantità dei materiali differenziati.”
g.g.
La Giunta regionale ha approvato i criteri e le modalità per accedere ai contributi previsti da otto bandi, di prossima emanazione, del Programma di sviluppo rurale (Psr) 2014/2020. A disposizione degli agricoltori marchigiani interessati ci saranno oltre 34,1 milioni di euro. Sulla base delle annualità precedenti, sono attese 8 mila domande di finanziamento che verranno gestite con il Sian (Sistema informativo agricolo nazionale di Agea: l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura). Il primo bando, che verrà emanato a giorni, prevede, per tutti gli agricoltori delle aree montane che ne faranno richiesta, l’erogazione di 200 euro ad ettaro. Questo aiuto è fondamentale per ridurre il rischio di abbandono delle aree interne, aggravato in maniera drammatica dagli eventi sismici dello scorso anno. I restanti bandi riguarderanno la gestione sostenibile dei pascoli, la conservazione del patrimonio genetico regionale animale e vegetale, l’adozione e il mantenimento di pratiche e metodi biologici, le compensazioni per l’attività agricola svolta nelle zone a tutela ambientale e forestali. La vice presidente della Regione ha evidenziato che le risorse messe a disposizione agevoleranno la ripresa economica delle aree devastate dal sisma, dove l’attività agricola contribuisce, in maniera notevole, alla formazione del reddito locale.
“Il turismo marchigiano si adegua alle nuove esigenze del mercato e apre alle novità che si stanno imponendo”. È quanto afferma l’assessore regionale al Turismo, Moreno Pieroni, che ha apprezzato il via libera dato, a larga maggioranza, dall’Assemblea legislativa, alla proposta di legge di riordino presentata dalla Giunta regionale. “Sono state apportate modifiche al Testo unico regionale che vanno nella direzione di maggiore competitività del nostro settore turistico – rileva Pieroni – Abbiamo proposto una revisione organica della normativa che fosse rispondente alle attese dei turisti e degli operatori. Aggiornare la normativa significa creare ulteriori occasioni di crescita del comparto. La nuova tipologia ricettiva dei condhotel (edifici gestito come hotel), che si sta diffondendo anche nel nostro Paese e dei Marina Resort (porti turistici equiparati a strutture ricettive all’aria aperta), ora diventano realtà anche nelle Marche. Stiamo riqualificando servizi e offerta per intercettare nuovi segnamenti di mercato che guardano a modalità di soggiorno diverse dalle tradizionali. Come pure la possibilità, per i campeggiatori, di mantenere le strutture nelle piazzole tutto l’anno, incentiva a investire nelle Marche il proprio tempo libero e sceglierle come meta di vacanza. Altre questioni restano aperte e le affronteremo insieme alla commissione consiliare competente con la dovuta attenzione e impegno, ma il messaggio che diamo è che sempre più la Regione Marche punta con successo sul turismo come volano economico di grande valore e impatto per superare le difficoltà. È un settore che può crescere molto e che ha le potenzialità per farlo, agevolato da una revisione normativa che si muove nelle giusta direzione”.
Una vera e propria cabina di regia strategica si è riunita nella sede della Regione di Ancona ed ha coinvolto categorie economiche, imprenditoriali, sociali ed università per discutere l’istituzione di un tavolo per un Patto per lo sviluppo per le aree del sisma e per le Marche.
Tutti i partecipanti hanno condiviso l’impostazione allargata della discussione, ribadendo che l’elemento di crisi porta con sé una grande potenzialità per ricostruire un futuro di sviluppo.
Al confronto in Regione i rappresentanti di: ANCI, UPI, CGIL, CISL, UIL, Confindustria Marche, Confcommercio, Confartigianato, Cia, CNA, Confesercenti, Copagri, Lega Coop e Agci Confcooperative, Coldiretti. Sono intervenute le Università di Camerino, Macerata, Urbino e della Politecnica delle Marche.
Il principio condiviso è “la qualità degli interventi”, considerata la base per costruire un nuovo modello di sviluppo.
Al tavolo anche il Presidente dell’Assemblea Legislativa delle Marche Antonio Mastrovincenzo.

Tutti concordi nell’affidare la regia alla Regione. Unanimemente hanno anche ritenuto molto positivo l’incarico di supervisione-coordinamento all’ISTAO che individuerà 10 macro obiettivi.
Imponenti le risorse che verranno messe in campo per realizzare la strategia: 160 milioni dell’Agricoltura del Psr già approvati, a gennaio saranno disponibili i 248 milioni del FESR grazie alla capacità degli uffici regionali di tenere stretti i tempi. Ci sono anche un miliardo e 200mila euro dell’Europa per l’emergenza, i 400 milioni di Anas e altri 110 milioni di euro per il piano della banda ultralarga.
La strategia complessiva poi dovrà incrociarsi con tutte le misure previste per l’insediamento delle nuove imprese. Infine, una volta elaborato il Patto, potranno giungere, come è avvenuto in Abruzzo, fondi diretti deliberati dal Cipe. Fra i macro-obiettivi non mancherà il tema del lavoro sia quello diretto legato al sisma sia quello indiretto incentivando lo sviluppo di aziende e occupazione. Non mera restituzione dei luoghi dunque, ma, una impostazione che intercetta la strategia della valorizzazione delle aree interne. E dal presidente Ceriscioli arriva anche il suggerimento di valutare ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione forme particolari di autonomia che possano ulteriormente favorire lo sviluppo del piano.

“La dimensione delle aree colpite dal sisma è compatibile con la costruzione di un Piano strategico ampio. Vogliamo condividere e confrontarci sulle diverse posizioni e i contributi che ognuno può portare per arrivare ad un programma globale tenendo sempre ben presente un obiettivo generale primario e che dovrà essere comune per tutti i soggetti partecipanti, una direttrice costante da seguire che dovrà servire ad evitare la frammentazione e a superare divisioni e particolarismi Gli uomini e le donne delle aree colpite stanno vivendo difficoltà che noi abbiamo il dovere di alleviare e risolvere in tempi accettabili e preparare, per loro, anche un progetto per il futuro” ha concluso il presidente Ceriscioli.
