Continua il ciclo di incontri dedicati al centro storico e frazioni di Caldarola in previsione della ricostruzione post sisma.

L’Amministrazione Comunale, in collaborazione con l’Architetto Giovanni Marinelli dell’Università Politecnica di Ancona, ha predisposto una serie di appuntamenti con tutti i residenti di Caldarola per valutare ogni minimo dettaglio al fine di ottimizzare la vivibilità delle case dal momento in cui inizierà la ricostruzione.

Come già detto sono stati calendarizzati diversi incontri con i residenti, divisi per zone di pertinenza, per conoscere le criticità che le abitazioni presentavano prima del sisma e tentare di superarle, ove possibile singolarmente e, se necessario e con l’accordo di tutti i diretti interessati, con soluzioni in comune che risolvano i disagi e superino gli ostacoli.

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L’appuntamento di venerdì scorso, sempre presso la sala polifunzionale “A. Tonelli”, ha visto una partecipazione ancora più massiccia della precedente. Erano presenti quasi tutti i proprietari degli immobili e diversi tecnici incaricati dai privati che negli appuntamenti precedenti avevano già preso contatti con l’amministrazione e i responsabili dell’Università Politecnica.

Il fine ultimo è la condivisione di idee e progetti per attivare azioni sinergiche volte a migliorare la qualità della vita dopo un evento così traumatico come il terremoto.

I prossimi incontri saranno venerdì 30 novembre, lunedì 3 dicembre e l’ultimo il venerdì 6 dicembre.

Altri due appuntamenti sono già in calendario per l’anno prossimo, il primo prevede una nuova riunione con i tecnici, l’altro servirà per fare il punto della situazione con tutti i cittadini alla luce dei dati che sono emersi durante le precedenti sedute.

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Primo dei tre gli appuntamenti in programma per la rassegna Dialettiamoci8, sabato 17 alle 21.15, a Caldarola, nella sala polivalente Tonelli.

Il Teatro club Gubinelli di San Severino Marche porterà in scena la commedia “Patre pe’ procura” di Amedeo Gubinelli, per la regia di Alberto Pellegrino.

Si tratta di un’opera sperimentata da tempo, ricca di spunti, scritta sapientemente da un sacerdote che ben conosceva l’animo umano, interpretata magistralmente dagli attori settempedani. Dalle note di regia:

La solitudine dei sentimenti. Questa commedia, scritta nel 1980, può essere considerata il capolavoro della drammaturgia di Amedeo Gubinelli e uno dei migliori testi del teatro dialettale marchigiano del Novecento. L’autore ha scritto: “Ho voluto mostrare la vita quotidiana di un prete, i suoi problemi, le sue difficoltà, il piccolo mondo che circonda la parrocchia”. Per raggiungere questo scopo Gubinelli non trascura nessuno degli elementi che caratterizzano una vicenda circoscritta a un piccolo paese della provincia marchigiana: un bambino abbandonato da ignoti genitori; l’aristocratica altezzosa ed egoista, madre di un nobile di provincia conquistatore a buon mercato; una domestica scorbutica e materna; un sacrestano intrigante e fedele, una stagionata Figlia di Maria, zitella per forza e beghina per vocazione. Sembra a prima vista una commedia di costume con qualche velata intenzione educativa, come spesso accade nel teatro di Gubinelli. Il testo, a una seconda lettura, mostra notevole profondità sul piano sentimentale, psicologico e letterario, la quale conferisce un valore aggiunto che sta alla base del successo di pubblico riscosso da questa commedia. Per prima cosa emerge dal testo una totale identificazione tra il sacerdote-autore e il sacerdote-protagonista, perché identiche sono le emozioni e le motivazioni che ha provato nella vita quotidiana e che ora rivivono sulla scena. Alla base di questa vicenda c’è un sentimento di solitudine umana, ben diversa dalla solitudine spirituale che ha una sua sublimazione nella fede. Si tratta di una solitudine che affligge l’uomo-sacerdote, il quale è chiamato dal suo mandato a esercitare la carità e a donare amore a tutti fino a rischiare di restarne privo per sé. Il protagonista avverte dentro di sé un bisogno di paternità e di affetto che costituiscono dei sentimenti naturali per ogni uomo, sentimenti che percorrono questa storia di un sacerdote tanto coraggioso da sfidare le autorità ecclesiastiche e la comunità parrocchiale per tenere presso di sé un “figlio di nessuno”. Sulla base di quest’analisi, senza rinunciare a quanto di divertente la commedia contiene, si è scelta una chiave di lettura più interiore e meno “scanzonata”, che in alcuni passaggi appare persino avvolta in un sottile velo di malinconia, decisa a dare libero sfogo ai sentimenti. Prende così corpo la figura di un sacerdote che è anche un uomo assalito dai ricordi della sua giovinezza, che si trova improvvisamente al centro di una storia turbolenta fatta di sospetti, di pettegolezzi, di gravi accuse morali, di calunnie tendenti a ledere la sua dignità. Egli, con l’ingenua semplicità di chi si affida all’amore ispirato dal Cristo, decide di sfidare l’ambiente sociale, i suoi superiori, i potentati locali, scegliendo di diventare un “patre pe’ procura”, capace di vivere fino in fondo la bella avventura della paternità. Avrà al suo fianco la solidale presenza del sacrestano e soprattutto dell’arcigna domestica, non solo custode-tiranna dell’onorabilità della parrocchia, ma anche “matre pe’ procura” di quell’uomo che rischia di essere travolto dal suo atto d’amore. Dalla coraggiosa decisione di Don Piero, nasce così una nuova e un po’ strana famiglia attraversata da una fresca ventata di speranza: ora l’uomo e il sacerdote non saranno più soli, ma avranno accanto delle piccole mani che accarezzeranno il suo volto”.

Ritorna il concorso, come per le passate edizioni: a votare la migliore commedia presentata sarà solo il pubblico.

La rassegna è organizzata dalla compagnia teatrale Valenti, con la collaborazione dei 5Comuni ed il sostegno di Banca di Macerata, Oro della Terra e ASSM-Terme di S. Lucia di Tolentino.

DIALETTIAMOCI

 

Domenica 11 novembre si è tenuta nel piccolo comune maceratese la cerimonia annuale in onore della nascita del saggio Valmiki. Dai comuni limitrofi di Cessapalombo, Caldarola e San Ginesio, dove risiedono diverse comunità di indiani devoti al saggio, sono arrivati i fedeli insieme ad altri giunti anche da tutta Italia per rendere omaggio al santo nel capannone attrezzato a tempio, con canti, discorsi e un grande bhandara finale, un pranzo rituale offerto a tutti i partecipanti. Valmiki è un celebre cantore a cui viene attribuita la composizione del Ramayana, il più antico poema epico dell’induismo, risalente a oltre 10mila anni fa, Valmiki lo compose oralmente e per parecchi secoli fu ripetuto a voce da studiosi e saggi che lo imparavano a memoria. In esso vengono narrate le avventure del principe Rāma, avatāra di Viṣhṇu, ingiustamente esiliato e privato della sua sposa.

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Alla cerimonia presenti anche diversi italiani che, a gambe incrociate e seduti sui pavimenti ricoperti di stoffe hanno avuto così il piacere di trovarsi in una atmosfera completamente indiana, con tutti i colori, gli odori ed i sapori dell’India.

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Coloratissime le donne, agghindate negli abiti della tradizione, mentre i bambini giocavano vivaci in mezzo alla gente e gli uomini seri ma non troppo, coperti da turbanti e fazzoletti a mò di copricapo. A presiedere la cerimonia uno swami (monaco) con barba bianca e vesti ocra. La sala ha visto un continuo movimento di nuovi arrivati, oltre 200 le persone presenti, con volontari che offrivano il tipico “prasad” una pasta dolce ed acqua fresca. Il clou della festa ovviamente è stato il pranzo, ottimo e abbondante, pieno dei gusti dell’India, dal piccante al dolce e frutta compresa. Tutto innaffiato da acqua fresca vista la severa proibizione dell’alcol.

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Alla cerimonia hanno partecipato anche il sindaco di Camporotondo Emanuele Tondi, il sindaco di San Ginesio Giuliano Ciabocco e l’architetto Antonello Andreani, vicepresidente del Club per l’Unesco di Tolentino.« La cerimonia di domenica è un bell’esempio di integrazione fra culture diverse – dice Andreani – un bel modo per superare le diffidenze. Il senso di pace e di accoglienza che si poteva respirare durante la cerimonia ne è d’insegnamento». La comunità indiana di Camporotondo, Cessapalombo, San Ginesio e Caldarola invita fin da ora, tutti coloro che lo volessero, a partecipare alla prossima cerimonia annuale che si terrà nel 2019, sempre nello stesso periodo dell’anno.

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Sostegno alle persone che vivono nelle casette. Croce Rossa Italiana ha avviato un progetto che prevede nello specifico il supporto di quattro psicologi che presteranno il loro servizio a favore delle persone che vivono le difficoltà della condizione di terremotatoe. Molte di loro hanno perso tutto, abitazione e lavoro e, anche la nuova residenza nelle SAE rappresenta un ulteriore sfida da vincere, dopo essere vissute a lungo in altri luoghi, alberghi della costa o sistemazioni autonome diverse, con la conseguente perdita dei punti di riferimento che caratterizzavano la vita precedente. La CRI nazionale ha messo a disposizione dei fondi per lo svolgimento di tale servizio che per ora tocca i comuni di Camerino, Caldarola e Visso. L’idea del progetto è partita dal presidente del Comitato CRI Camerino Gianfranco Broglia, trovando pronto accoglimento da parte dell’organizzazione nazionale. “ L’iniziativa – spiega Broglia- è partita già lo scorso anno ma , ci siamo accorti che le risorse disponibili non sarebbero state sufficienti.a realizzarla al meglio Abbiamo pertanto atteso dei finanziamenti e dei donatori che si sono detti disponibili a promuovere il progetto a sostegno della popolazione in difficoltà”. Il servizio, che ha ricevuto il pieno sostegno del Comune di Camerino attraverso l’interessamento dell’assessore ai servizi sociali Antonella Nalli, riguarda per ora solo alcuni comuni dell’entroterra , sebbene l’auspicio sia poterlo estendere anche ad altre realtà. Riabituarsi a vivere una vita quotidiana nel proprio ambiente d’origine con situazioni profondamente mutate che hanno costretto ad abbandonare molte delle abitudini da sempre conosciute, ha causato inevitabili delicati riflessi sulle comunità. “ A Camerino- continua il presidente Broglia- il servizio gratuito di sostegno psicologico viene svolto tutti i giovedì  sia nella sede della CRI di viale Giacomo Leopardi n.35, sia ‘porta a porta’, all’interno delle stesse soluzioni abitative d’emergenza. Gli psicologi saranno dunque a disposizione nell’ascolto e delle persone e delle famiglie per capire se vi siano esigenze di sostegno o aiuto e, già dal primo giorno, abbiamo potuto constatare che queste necessità purtroppo sono reali”. Un’ulteriore testimonianza di grande attenzione e vicinanza alle problematiche della popolazione da parte di CRI, sin da subito coinvolta nell’emergenza e in tutte le operazioni di supporto alle comunità colpite dal terremoto. “Oltre all’iniziativa di sostegno alle persone col supporto di psicologi - ricorda il presidente del Comitato CRI di Camerino- tra gli altri progetti in campo, vi sono la realizzazione di un centro polivalente a Visso, un palazzetto e un presidio di 118 a Pievebovigliana; a Camerino realizzeremo il progetto della struttura residenziale per anziani di “Casa Amica” e, in collaborazione con Unicam, stiamo completando l’area aggiuntiva del Campus universitario che prevede circa 250 alloggi per gli studenti”.

C,C.

La comunità rinasce tra le casette a Caldarola. Se prima l’aggregazione e l’incontro si cercavano in piazza Vittorio Emanuele II con una passeggiata sotto il loggiato, ora che manca quel punto di riferimento non si rinuncia però allo stare insieme.

La nuova agorà è nel mezzo delle sae, dove i caldarolesi sono tornati a vivere dopo mesi di “esilio” dalla propria terra.

A dimostrare questa voglia di rinascita, la cena conviviale che ieri sera ha animato il nuovo centro abitato e ha visto tornare il sorriso e l’amicizia sui volti dei caldarolesi.

Una lunga tavolata ha ospitato la cena, a cui ha partecipato anche il sindaco, Luca Maria Giuseppetti, poi è seguito il concerto della band Salvadei Brass Ensemble.

La prima parte dello spettacolo è stato dedicato all’opera con le musiche di Verdi, Mascagni, Puccini e Donizetti; poi spazio alle musiche popolari italiane da Ennio Morricone a Modugno, Fontana e De Andrè.

Una occasione per ritrovare il senso di appartenenza ad una comunità che il sisma aveva disgregato come i muri delle case.

 

Foto di Ilio Montanari

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A poche ore dalla notizia dell’apertura di piazza Vittorio Emanuele II, non si è fatta attendere la reazione del comitato Riviviamo Caldarola che, oltre a manifestare la soddisfazione per la riapertura (con ritardo) della piazza, chiede spiegazioni all’amministrazione in un comunicato che pubblichiamo integralmente.

 

“Con grande soddisfazione abbiamo oggi sorprendentemente appreso della riapertura del centro storico di Caldarola, dopo le discussioni lette sui social e sulla stampa nei giorni precedenti, in merito alle quali non ci compete né interessa argomentare, sebbene per il futuro auspichiamo che le beghe politiche della campagna elettorale non si ripercuotano sulle sorti dei cittadini.

Quello che però vorremmo sottolineare è, ancora una volta, la carenza di un'informazione coerente sulle decisioni che riguardano la vita del paese, che hanno una ripercussione sulla quotidianità della vita della intera comunità. Dare evidenza del piano strategico di lungo termine dell'amministrazione per la rinascita del paese e comunicare in maniera tempestiva e puntuale le scelte rilevanti adottate, infatti, consentirebbe la partecipazione di tutta la popolazione agli sforzi ed ai risultati raggiunti dai suoi amministratori.

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Anche oggi, infatti, non siamo a conoscenza delle modalità con le quali è stato improvvisamente reso fruibile il centro, in particolare non è chiaro se siano state completate le schede AEDES, della cui mancanza fino a pochi giorni or sono dava atto il Sindaco, quali vie siano adesso percorribili, se siano tornate ad essere fruibili le aree pubbliche e private senza dover ricorrere all'intervento dei vigili del fuoco, supponendo inoltre che siano state completate le messe in sicurezza, non terminate secondo quanto comunicato precedentemente e, in definitiva, quale sia l'attuale estensione della zona rossa, laddove ancora sussistente.

Ci si chiede, inoltre, quale sia lo stato dell'iter delle perimetrazioni e quale sia in proposito l'intenzione dell'amministrazione, considerato che alcuni Comuni hanno recentemente manifestato la volontà di non utilizzare più questo strumento e che per i tecnici ed i privati è fondamentale conoscere il perimetro della zona rossa e della perimetrazione, perché non si può procedere alla ricostruzione al loro interno.

Considerata l'enorme mole di lavoro che grava sugli uffici comunali, in particolare su quello tecnico, per il difficile percorso della ricostruzione, ancora, si vorrebbe sapere per quale motivo sia in corso di espletamento la procedura di assunzione di un nuovo responsabile dell'ufficio tecnico soltanto part-time, quando parrebbe possibile chiedere deroghe (già accordate in altri Comuni) per assunzioni a tempo pieno, che garantirebbero un servizio migliore in questa fase molto impegnativa.

Manifestiamo grande soddisfazione per la realizzazione del nuovo edificio scolastico, che costituirà una notevole attrattiva per il rilancio della dimensione familiare e residenziale di Caldarola, auspicando di conoscerne presto la data di ultimazione dei lavori, così come per le altre opere in corso di realizzazione, parimenti importanti, quali la riqualificazione dell'ex ospedale, la strada di variante al centro storico, la costruzione dei nuovi uffici comunali ed il risanamento del Castello Pallotta (edificio privato ma di indiscutibile interesse pubblico).

Riteniamo, tuttavia, in questa delicata fase, che sia fondamentale anche per il morale ed il senso di appartenenza alla comunità, condividere con i cittadini la visione del futuro del paese che i nostri amministratori hanno in mente di realizzare.

La comunione di intenti e la capacità di aggregazione, infatti, costituiscono valori aggiunti non sostituibili per poter accelerare la rinascita da tutti auspicata del territorio così gravemente ferito negli aspetti materiali e disgregato in quelli umani”.

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Inizia ufficialmente domenica 29 luglio la 30esima edizione della giostra de le Castella.
Caldarola si ritroverà, dalle 19 in poi, presso la sala Tonelli, per una piccola mostra fotografica allestita dalla Pro loco in collaborazione con tanti volontari che nel passato hanno contribuito alla realizzazione dalla manifestazione, e poi alle 21 con un convegno che tra ricordi, esperienze e proposte, ripercorrerà le trenta edizioni.
Ci sarà, all' interno della serata, un aperitivo/cena di prodotti tipici della cucina marchigiana.
 
Tutto questo, per poi entrare nel vivo della manifestazione, ad arrivare a venerdì con il palio dei bambini,fino a domenica con la disputa del palio.
Tre serate piene di ospiti, con i nadari giullari , gli Acrobati del Borgo, la compagnia Grifone della Scala, i tamburi e musici di Fabriano, le Tamburine di Montecassiano , i Brema, e i tamburi e Sbandieratrici di Visso.
Assolutamente da non perdere, le due Taverne, dalla cucina marchigiana a quella bergamasca.
 
Trenta edizioni da rivivere e vivere tutti insieme!
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Come da tradizione , domenica 22  una gran massa di gente si è ritrovata nella chiesetta di Santa Maria Maddalena, sopra Caldarola ma in territorio di Pievebovigliana (oggi Valfornace) per la tradizionale festa della montagna.

Per anni  i Comuni di Cessapalombo ,Caldarola ,Fiastra , Fiordimonte e Pievebovigliana , si sono incontrati in questa chiesetta per ricordare come i nostri avi venivano con i buoi in questo poggio e per giorni rimanevano a dormire accanto agli animali mangiando qualche pagnotta con un buon bicchiere di vino, magari cotto, per avere piu’ robustezza nel lavoro.

Da un paio d’anni, complice qualche multa di troppo da parte della Forestale a gruppi di giovani locali, rei di aver piazzato la tenda sui prati protetti  ma anche dall’avvento del terremoto , la festa stava iniziando a perdere  il suo afflato per scomparire.

I Comuni purtroppo impegnati in mille problemi dal sisma non riuscivano a concentrare  gli sforzi per coordinare le risorse affinchè le varie proloco avessero potuto garantire una buona riuscita con l’offerta di una pagnotta per tutti o un caldo piatto di tagliatelle e fresco vino.

Finalmente quest’anno c’è stata una buona ripartenza. Infatti , i Comuni hanno delegato l'unione Montana dei Monti Azzurri di San Ginesio, concedendo un piccolo contributo pro-quota e tutto è ripartito. Tanta gente si è ritrovata accanto a Don Eraldo Pittori e Don Sandro Corradini per la processione e la benedizione dei pani e delle messi per poi assistere alla santa messa e rifocillarsi con pane,vino, lonza e ciauscolo dell’azienda Maggi Yuri di Borgiano (Serrapetrona) che a sorpresa ha sporzionato  varie teglie di fumanti vinvisgrassi  caserecci. Fuori orario è arrivato anche un furgoncino del pesce fritto che nonostante l’ora ha pressoché esaurito anch’esso le sue scorte.

Ora si prosegue e l’anno prossimo sarà occasione per guarnire la festa con altri servizi per far divertire i bambini e mettere a proprio agio le persone anziane.

Un Passo alla volta con la resilienza che serve!

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Non sarà una manifestazione storica a ricostruire case, ma di certo può essere un impronta di entusiasmo per tutto il paese.

La Pro loco di Caldarola, è pronta a far rivivere il paese in tutta la sua storia, con la 30esima edizione della Giostra de le Castella.

Tre giorni di Medioevo, di storia, di giullari, tamburi, musici, sbandieratori da tutte le Marche, con la presenza del gruppo storico "La Pandolfaccia" di Fano, i "Nadari giullari" per due serate di animazione medievale per bambini, gli Acrobati del borgo per un grande spettacolo di giocoleria e fuoco, il gruppo storico il Grifone della Scala di San Severino, tamburi e musici di Fabriano, Tamburine di Montecassiano, tamburi di Visso e Sbandieratrici della Sibilla, i Brema (musica live folk/medievale). 

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Inoltre buon cibo con due Taverne "de la luna": la prima con tipicità locali e di tutta la cucina marchigiana e la seconda con gli ottimi piatti della cucina bergamasca, curata dalla Pro loco di Urgnano, in provincia di Bergamo, che per il secondo anno consecutivo torna a Caldarola, paese che ha abbracciato lo scorso anno dopo il terremoto.

Colori, entusiasmo e buon cibo...tre grandi ingredienti per tre giorni di grande festa!

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La consegna delle ultime 35 casette chiude il cerchio della prima emergenza anche a Caldarola. "Una comunità che si ricostituisce – le parole del sindaco Luca Giuseppetti – Credo che sia particolarmente importante, in attesa della ricostruzione, ripartire dal tessuto sociale".

Volti emozionati, da cui traspare il disagio di quasi 18 mesi vissuti in emergenza, nelle persone che rientrano nel paese da cui il terremoto li aveva "cacciati".

 

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Tante storie, tutte con proprie peculiarità, che si intrecciano. Ne raccontiamo una che tocca da vicino Radio C1inblu e L'Appennino camerte.

Quella di Fabio Ubaldi, giornalista delle nostre testate , anche lui tra gli assegnatari delle ultime Sae. "Nell'emergenza di quel 30 ottobre 2016, con il terremoto che aveva reso inagibile l'abitazione – racconta direttamente Fabio – ci siamo trasferiti con la mia famiglia a Fano, ospiti di parenti. Speravamo che tutto si sarebbe risolto in pochissimo tempo, ma purtroppo così non è stato. Quello che ancora è sotto gli occhi di tutti ha dilatato a dismisura i tempi".

 

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Da qui l'inizio di un lungo "esilio", durato circa un anno e mezzo, durante il quale si è cercato di far apparire normale quello che normale non era, con la necessità di contemperare le esigenze familiari con quelle professionali. Come, essendo domiciliato a Fano, continuare a raccontare dalla redazione di Camerino le vicissitudini di un territorio a cui bisognava assolutamente dare voce?

"Il soccorso – torna a dire - è giunto attraverso la generosità del Cus Camerino, nelle persone del presidente Stefano Belardinelli e del segretario Roberto Cambriani, e la solidarietà del Cus Verona, con il dono di una roulotte che è stata per 16 mesi la mia 'casa camerte'. Un periodo caratterizzato dall'assoluta precarietà, da migliaia di chilometri percorsi attraverso le strade della Regione, da consolidate abitudini purtroppo venute meno. In questa veste di 'giornalista terremotato' c'è un doppio ruolo – dice – cioè quello di raccontare qualcosa che non riguarda te ma che, in questo caso, riguarda anche te". Come al momento della consegna delle chiavi, durante la quale Ubaldi racconta di essersi letteralmente "spersonalizzato", facendo finta che il discorso non lo stesse toccando.

 

 

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"Praticamente sei parte dello spettacolo ma lo racconti anche questo spettacolo. Finalmente si ritorna in 'patria' – conclude – e le sensazioni che si provano non possono essere trascritte in nessun documento e in nessuna pagina di giornale". Casetta, tenda o altro... l'importante è tornare a casa.

 

ubaldi e la casetta da sistemare

Radioc1inblu

Radio FM e Internet
P.za Cavour, 8
62032 Camerino (MC)

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