Reperti di un villaggio vecchio di quasi tremila anni. Questo è quanto scoperto dalle indagini archeologiche della Soprintendenza a Camerino, lungo il cantiere della Pedemontana delle Marche. Lo ha fatto sapere proprio l’organo per la tutela del paesaggio e dei beni culturali. Gli scavi archeologici, portati avanti nei mesi scorsi dalla Kora srl, hanno evidenziato tracce di interesse archeologico distribuite lungo tutto il tracciato dell’arteria, destinata a collegare Fabriano e Muccia nel più ampio progetto della Quadrilatero Marche-Umbria. I rinvenimenti più consistenti sono proprio nell’area di Camerino.
A destare particolare interesse nel corso degli scavi è stato il sito rinvenuto nella zona del fosso Palente, nel territorio comunale della città ducale. Tra i numerosi rinvenimenti, in questa zona sono emersi «elementi che possono essere ricondotti all’attività umana - spiegano dalla Soprintendenza ABAP per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata -. Al termine dell’indagine archeologica sono stati individuati elementi riferibili a un abitato dell’età del ferro, costituito da capanne databili in un periodo compreso tra il VII e il VI secolo avanti Cristo. Si tratta della porzione di un abitato che ricade nel sedime dell’asse stradale in fase di realizzazione - proseguono -. Lo scavo ha riportato in superficie le tracce di fondazione di due grandi capanne e di una terza più piccola. Le dimensioni sono di 35 metri per sei e di 38 per sette, mentre quella minore è di circa 90 metri quadrati (15 per sei). Le strutture sono disposte una di fianco all’altra, con orientamento nordovest-sudest. Oltre alle capanne sono state trovate delle buche di palo che presentano allineamenti tra loro e si ipotizza possano essere riferibili a strutture accessorie con funzioni diversificate. Nei punti in cui l’erosione di superficie è risultata più intensa - concludono - sono venute in luce le tracce di un fossato anulare di 13 metri di diametro, riferibile ad una struttura funeraria a circolo, del quale però si è conservato solamente un minimo spessore del riempimento ed è andata persa la sepoltura che presumibilmente vi era associata. Lo stesso sito ha restituito anche fasi successive di frequentazione databili ad età romana».
A destare particolare interesse nel corso degli scavi è stato il sito rinvenuto nella zona del fosso Palente, nel territorio comunale della città ducale. Tra i numerosi rinvenimenti, in questa zona sono emersi «elementi che possono essere ricondotti all’attività umana - spiegano dalla Soprintendenza ABAP per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata -. Al termine dell’indagine archeologica sono stati individuati elementi riferibili a un abitato dell’età del ferro, costituito da capanne databili in un periodo compreso tra il VII e il VI secolo avanti Cristo. Si tratta della porzione di un abitato che ricade nel sedime dell’asse stradale in fase di realizzazione - proseguono -. Lo scavo ha riportato in superficie le tracce di fondazione di due grandi capanne e di una terza più piccola. Le dimensioni sono di 35 metri per sei e di 38 per sette, mentre quella minore è di circa 90 metri quadrati (15 per sei). Le strutture sono disposte una di fianco all’altra, con orientamento nordovest-sudest. Oltre alle capanne sono state trovate delle buche di palo che presentano allineamenti tra loro e si ipotizza possano essere riferibili a strutture accessorie con funzioni diversificate. Nei punti in cui l’erosione di superficie è risultata più intensa - concludono - sono venute in luce le tracce di un fossato anulare di 13 metri di diametro, riferibile ad una struttura funeraria a circolo, del quale però si è conservato solamente un minimo spessore del riempimento ed è andata persa la sepoltura che presumibilmente vi era associata. Lo stesso sito ha restituito anche fasi successive di frequentazione databili ad età romana».
