Carissimi sacerdoti e fedeli tutti,
Mercoledì prossimo, il 25 febbraio, con il rito penitenziale dell'imposizione delle ceneri, iniziano i quaranta giorni (quaresima) che ci portano alla Pasqua. Quando il fuoco si spegne resta ciò che ha consumato “terra e cenere”(Sir 17,27). Il pizzico di cenere che ai cristiani viene posto sulla fronte è un segno di umiltà, vuole richiamare al pentimento perché lo Spirito del Risorto susciti la speranza della conversione dal peccato e ricrei la forza di vivere autenticamente agli occhi di Dio.
INCONTRARE IL RISORTO 1. Il vangelo di Marco è proprio un cammino ‘pasquale', ci aiuta cioè ad arrivare preparati a celebrare la passione e morte di Gesù che inizia alle palme e culmina nella settimana santa. Le cinque domeniche orientano l'ascolto, offrendoci tematiche semplici e a portata di tutti: 1a un'alleanza sempre da rifare; 2a nell'obbedienza della fede la via per essere trasfigurati; 3a Gesù Cristo il nuovo tempio del culto al Padre; 4a fedele all'alleanza, Dio ci salva per grazia; 5a nella morte in croce il vertice della nuova alleanza. Leggendo e prestando ascolto alla parola di Dio, facciamo attenzione al Signore che parla. Tramite l'ascolto e l'accoglienza della parola di Dio noi incontriamo Gesù Cristo; mentre lo conosciamo rivela noi a noi stessi; ci introduce nel suo disegno sulla creazione, sulla nostra vita; ci mette in condizione di fare come i profeti, di leggere le vicende della storia con il medesimo giudizio di tenerezza e di verità con cui Dio stesso ci guarda.
La conoscenza della Sacra Scrittura nutre la fede: questa deve ispirare e plasmare la vita, trasformare la storia ed essa non è riducibile alla conoscenza intellettualistica di un ‘libro'. Anima l'intelligenza perché dia il suo libero assenso, ma deve dare forma all'esistenza. Le parole e i gesti di Gesù sono “spirito e vita”(Gv 6,63) e Maria proprio questi “meditava nel suo cuore”( Lc2,51). Il cuore è la facoltà interiore dell'uomo che dalla meditazione della Parola e degli eventi della vita di Cristo acquista la sapienza per scoprire il senso e l'ordine concreto da dare alla propria esistenza nel mondo. Quando ci separiamo da Dio e non usiamo il sale del vangelo, perdiamo il fondamento su cui costruire la vita, ci distacchiamo da ciò che dà gusto e forza per cambiare il mondo, non siamo più in grado di valutare secondo verità e agire con rettitudine. Sta qui la causa più profonda del male e dei numerosi e diversi mali di cui soffriamo e dei quali ci lamentiamo. Da qui si originano le incomprensioni e disgreganti relazioni familiari; questo intorbidamento delle coscienze produce l'impressionante corruzione della finanza e i disastri, gravemente deleteri per tutti, arrecati all'economia reale. Ecco che cosa produce la poca passione per un autentico e generoso servizio per il bene comune, con un'attenzione particolare a coloro che meno attingono ai beni primari e di tutti.
OMELIA, LECTIO E DIGIUNO
Gesù, sapendo che la sua missione sarebbe stata contrastata duramente dal tentatore, dal separatore, si preparò nel silenzio del deserto per far risuonare la parola di Dio e digiunando.
E' importante che rivediamo e miglioriamo l'ascolto e l'annuncio della parola di Dio nella nostra vita personale e delle nostre comunità. Mettiamo attenzione alle disposizioni esteriori ed interiori, onde permettere al seme della parola di Dio di produrre frutti. Non attecchisce nella superficialità, né se siamo sopraffatti dalle preoccupazioni del mondo, dalla ricchezza effimera e dai piaceri banali. Mette radici e fruttifica in una coscienza educata al bene, costante ed evangelicamente operosa (cfr. Mc 4,1-20).
Sacerdoti e religiosi carissimi un'importanza fondamentale riveste l'omelìa. E' un servizio molto arduo per noi sacerdoti, ma è necessario per nutrire noi e i fedeli. Vorremo impegnarci a svolgere questo ministero mettendo cura nella preparazione, meditando prima noi, magari con i fedeli, pregando sopra ciò che è bene dire e chiedendo un cuore purificato e retto prima di rivolgerci alla nostra Comunità. Nel far risuonare la parola di Dio stiamo attenti all'integralità del progetto salvifico, senza strumentalizzarla e piegarla ad interessi estranei attualizziamola perché fermenti la vita della nostra gente, procuriamo che illumini la mente di chi cerca, che rinfranchi e riscaldi il cuore di chi è affaticato o crede poco, che ridia speranza a chi ritiene di non farcela più. A tutti i fedeli raccomando di ascoltare con fede l'omelìa, cercando di custodire il messaggio e di tradurlo nella vita.
Continueremo la pratica importante della lectio divina. Animata dalla pastorale giovanile e spostandosi, come l'anno scorso, per tutta la diocesi vuole raggiungere i nostri giovani, aiutandoli non solo a prepararsi alla Pasqua, ma a coltivare la loro fede. Incoraggio sacerdoti, religiosi e famiglie a creare condizioni per parteciparvi, dandovi la priorità rispetto ad altre proposte. La radio, il settimanale e altre forme di comunicazione possono aiutarci nel diffondere l'ascolto della lectio divina per avviare un metodo di evangelizzazione, al quale ci impegnò il Convegno di settembre. Quest'esperienza è raccomandata vivamente dal Papa Benedetto XVI, non come spiritualità, ma quale forma per educare alla fede.
In quaresima si richiama l'impegno a praticare il digiuno. Gesù non ha chiesto di fare tanti gesti penitenziali. Ha detto ai discepoli di digiunare e di vegliare. Il digiuno è una vera e propria pedagogia al desiderio. Ai nostri giorni questa pratica pare aver perso un po' della sua valenza spirituale, è sentita come ricerca del benessere psico-fisico. Il vero digiuno è finalizzato a mangiare il “vero cibo” che è fare la volontà del Padre (cfr. Gv 4,34). Il credente, con il digiuno, vuole esprimere la sua confidenza nella bontà e misericordia di Dio. “Privarsi del cibo materiale che nutre il corpo – ci dice il Papa - facilita un'interiore disposizione ad ascoltare Cristo e a nutrirsi della sua parola di salvezza”(L'osservatore romano, p.7, 4.2.09). Scegliendo liberamente di privarci di qualcosa per aiutare gli altri, mostriamo concretamente che il prossimo in difficoltà non ci è estraneo. Sentiamoci tutti impegnati, in questi momenti di grandi e diverse difficoltà, a ricordarci di coloro che sono nel bisogno. Sia frutto del nostro digiuno quanto alla fine della quaresima come singoli, come famiglie e come comunità parrocchiali, saremo in grado di dare quale segno di autentica fraternità cristiana e solidarietà umana.
Ci liberi la Beata Vergine Maria da ciò che non è gradito al Figlio Suo e, Lei che è da noi chiamata “in via”, ci conduca preparati alla prossima Pasqua di risurrezione.
Vi benedice con affetto, il vostro arcivescovo
+Francesco Giovanni.