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Rocchi Brandelisio, e la 'passioni' del Metallo.

Mercoledì, 06 Agosto 2008 02:00 | Letto 2691 volte   Clicca per ascolare il testo Rocchi Brandelisio, e la 'passioni' del Metallo. Articolo di Eno Santecchia.Dal 2000 a Caldarola cè un vero autolavaggio ed è gestito dal sig. Brandelisio Rocchi, per i conoscenti Lisio. Dal padre Spartaco aveva ereditato un rifornimento di carburante aperto nel 1955 e chiuso tre anni fa come tanti altri piccoli distributori. Brandelisio ha ripreso il nome dello zio paterno, militare di leva, caduto a 27 anni durante la guerra di liberazione, insieme a Mercorelli Francesco di 23 anni. I fatti si svolsero così: il 9 giugno 1944 i partigiani della banda Ferri di Fiastra fecero saltare il ponte sul fiume Chienti tra Bistocco e Campolarzo, nello scontro caddero un tedesco e tre furono presi prigionieri. Il giorno successivo giunsero da Amandola due autocarri di SS tedesche per eseguire il rastrellamento e la rappresaglia per i fatti del giorno precedente. Incontrarono i due giovani lungo la statale 77, li accusarono di collaborare con i partigiani e li uccisero a colpi darma da fuoco e baionetta, proseguirono poi accerchiando e saccheggiando le frazioni di Valcimarra e Bistocco. Brandelisio ha prestato il servizio militare come Carabiniere ausiliario negli anni 1965-1966; corso allievi a Torino poi come radiofonista viene trasferito a Firenze e in ultimo alle Cime di Lavaredo come guardia di frontiera. La sua divisa comprendeva maglione a collo alto, pantaloni alla zuava, giacca a vento, anfibi e kepì. Era il periodo degli attentati ai tralicci dellalta tensione da parte dei separatisti sudtirolesi; nonostante ciò tra quelle fantastiche montagne Lisio sostiene di aver trascorso il “periodo più bello della sua vita”. Quando ha tempo va a caccia, ma viene considerato dagli altri alquanto anomalo perché quando trova un animale ferito, anziché dargli il colpo di grazia o infischiarsene, preferisce soccorrerlo. E sincero amante della natura e negli anni ha salvato e consegnato ai competenti organi provinciali: due istrici, due poiane (lo splendido rapace che sembra unaquila in miniatura), un falco pellegrino, due civette, un gracchio corallino, un martin pescatore ed una nitticora. Ha anche “assaggiato” i pungenti aculei dellistrice, poi le persone a cui è stato consegnato si sono prese il merito di averlo salvato. A Natale nella sua officina si può ammirare un albero metallico fatto con i pezzi di ricambio dautoveicoli, che farebbe bella mostra nella direzione generale di una casa automobilistica. Inoltre ha un hobby poco noto, si diletta nella creazione di oggetti in metallo: filo di ferro e rame di varie sezioni modellato con grazia, saldato pazientemente in ottone ed ottimamente rifinito. Non si nota, ma tra le sue opere cè anche lo stemma di Giuseppe Vanni (1763-1808) nobile caldarolese, gonfaloniere (primo dei quattro priori) dal 1786 al 1797 e generale durante linsorgenza antifrancese del 1799 e anni seguenti. Fa bella mostra anche la fiamma dei Carabinieri e lo stemma del Municipio di Caldarola. In uno dei sei espositori bianchi, quello dedicato alle immagini sacre campeggiano la Madonna e alcuni angioletti di squisita fattura. Le opere più numerose sono delle simpatiche allegorie di animali: un elefante, una tartaruga, un pappagallo, una farfalla, vari insetti stilizzati e persino un dinosauro, precisamente un Triceratopo (gigante del tardo Cretaceo lungo come due automobili). Nel tabellone dedicato alle caricature riprese da Giorgio Forattini vi sono le immagini di Scalfaro, Fini, Bossi, DAlema e Veltroni. Il nostro artista non disdegna di lavorare anche il legno: un volto di Maria, un torchio per luva in miniatura e un totem indiano alato. Non manca una fedele riproduzione di minuscoli utensili agricoli accuratamente affilati. Qualche oggetto lha ceduto e finora ha fatto una sola mostra, gli auguriamo che qualcuno in più sinteressi alle sue opere darte veramente interessanti e degne di nota.
Articolo di Eno Santecchia.
Dal 2000 a Caldarola c'è un vero autolavaggio ed è gestito dal sig. Brandelisio Rocchi, per i conoscenti Lisio. Dal padre Spartaco aveva ereditato un rifornimento di carburante aperto nel 1955 e chiuso tre anni fa come tanti altri piccoli distributori. Brandelisio ha ripreso il nome dello zio paterno, militare di leva, caduto a 27 anni durante la guerra di liberazione, insieme a Mercorelli Francesco di 23 anni. I fatti si svolsero così: il 9 giugno 1944 i partigiani della banda Ferri di Fiastra fecero saltare il ponte sul fiume Chienti tra Bistocco e Campolarzo, nello scontro caddero un tedesco e tre furono presi prigionieri. Il giorno successivo giunsero da Amandola due autocarri di SS tedesche per eseguire il rastrellamento e la rappresaglia per i fatti del giorno precedente. Incontrarono i due giovani lungo la statale 77, li accusarono di collaborare con i partigiani e li uccisero a colpi d'arma da fuoco e baionetta, proseguirono poi accerchiando e saccheggiando le frazioni di Valcimarra e Bistocco. Brandelisio ha prestato il servizio militare come Carabiniere ausiliario negli anni 1965-1966; corso allievi a Torino poi come radiofonista viene trasferito a Firenze e in ultimo alle Cime di Lavaredo come guardia di frontiera. La sua divisa comprendeva maglione a collo alto, pantaloni alla zuava, giacca a vento, anfibi e kepì. Era il periodo degli attentati ai tralicci dell'alta tensione da parte dei separatisti sudtirolesi; nonostante ciò tra quelle fantastiche montagne Lisio sostiene di aver trascorso il “periodo più bello della sua vita”. Quando ha tempo va a caccia, ma viene considerato dagli altri alquanto anomalo perché quando trova un animale ferito, anziché dargli il colpo di grazia o infischiarsene, preferisce soccorrerlo. E' sincero amante della natura e negli anni ha salvato e consegnato ai competenti organi provinciali: due istrici, due poiane (lo splendido rapace che sembra un'aquila in miniatura), un falco pellegrino, due civette, un gracchio corallino, un martin pescatore ed una nitticora. Ha anche “assaggiato” i pungenti aculei dell'istrice, poi le persone a cui è stato consegnato si sono prese il merito di averlo salvato. A Natale nella sua officina si può ammirare un albero metallico fatto con i pezzi di ricambio d'autoveicoli, che farebbe bella mostra nella direzione generale di una casa automobilistica. Inoltre ha un hobby poco noto, si diletta nella creazione di oggetti in metallo: filo di ferro e rame di varie sezioni modellato con grazia, saldato pazientemente in ottone ed ottimamente rifinito. Non si nota, ma tra le sue opere c'è anche lo stemma di Giuseppe Vanni (1763-1808) nobile caldarolese, gonfaloniere (primo dei quattro priori) dal 1786 al 1797 e generale durante l'insorgenza antifrancese del 1799 e anni seguenti. Fa bella mostra anche la fiamma dei Carabinieri e lo stemma del Municipio di Caldarola. In uno dei sei espositori bianchi, quello dedicato alle immagini sacre campeggiano la Madonna e alcuni angioletti di squisita fattura. Le opere più numerose sono delle simpatiche allegorie di animali: un elefante, una tartaruga, un pappagallo, una farfalla, vari insetti stilizzati e persino un dinosauro, precisamente un Triceratopo (gigante del tardo Cretaceo lungo come due automobili). Nel tabellone dedicato alle caricature riprese da Giorgio Forattini vi sono le immagini di Scalfaro, Fini, Bossi, D'Alema e Veltroni. Il nostro artista non disdegna di lavorare anche il legno: un volto di Maria, un torchio per l'uva in miniatura e un totem indiano alato. Non manca una fedele riproduzione di minuscoli utensili agricoli accuratamente affilati. Qualche oggetto l'ha ceduto e finora ha fatto una sola mostra, gli auguriamo che qualcuno in più s'interessi alle sue opere d'arte veramente interessanti e degne di nota.

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