Fare i conti in tasca a Romano Prodi e alla moglie, Flavia Franzoni, non è reato. Lo ha stabilito il Giudice per l'Udienza Preliminare di Camerino, Giuliana Basilli, che ieri ha emesso sentenza di non luogo a procedere per G.F., impiegata dell'Ufficio delle Entrate. La donna era finita sotto indagine insieme ad altre 128 persone in tutta Italia, con l'accusa di aver ficcato il naso sulle dichiarazioni dei redditi di personaggi famosi. Nello specifico del caso camerte si trattava di Romano Prodi e della moglie. Il processo di Camerino è stato il primo ad arrivare davanti al giudice. E la sentenza potrebbe creare un precedente per tutti gli altri, partiti dopo la denuncia del settembre 2006 firmata dal vice ministro Visco. La dottoressa Basilli, infatti, ha accolto la tesi sostenuta dall'avvocato Corrado Zucconi, difensore della donna. Secondo il legale, la sua assistita non ha commess o il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico, poiché si è semplicemente limitata a consultare documenti a lei accessibili senza dover ricorrere ad atti di pirateria. “Al limite – ha spiegato l'avvocato Zucconi nel corso dell'udienza di ieri – si è trattato di curiosità fuori luogo, ma non ci vedo il reato. Anche perché, le dichiarazioni dei redditi dei personaggi politici vengono sempre pubblicate su giornali e riviste”. Nessuna introduzione abusiva, dunque, che giustificasse la pena prevista dal codice: da tre ad otto anni. Da qui la decisione del giudice che ha emesso sentenza di non luogo a procedere “perché il fatto non costituisce reato”. Una sentenza, dunque, che scagiona definitivamente l'impiegata camerte e che lascerà certamente nutrire ottime speranze alle altre 125 persone (due casi analoghi sono stati archiviati poche settimane fa dal Tribunale di Genova) in attesa di giudizio nei vari tribunali d'Italia.
e.pi.