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Lo stemma di Varino Favorino

Martedì, 07 Giugno 2011 02:00 | Letto 3039 volte   Clicca per ascolare il testo Lo stemma di Varino Favorino Dopo oltre 110 anni è tornato a posto lo stemma di Varino Favorino. La sua abitazione natale si trova a Pievefavera di Caldarola poco sopra, quasi di fronte al palazzo Sparapani (XVI sec.). Tempo fa il sig. Giuseppe Vincioni aveva commissionato un nuovo stemma di Favorino allo scultore caldarolese Franco Falcioni. Lartista ha usato la pietra Veselje: un calcare chiaro a grana fine proveniente dalla Croazia. Così lo stemma araldico è ritornato al suo posto, sopra il portone della casa di Giuseppe in via del Castello di Pievefavera. Varino Favorino (1445?- 1537?) vescovo, famoso grecista, pubblicò il primo dizionario greco. È stato precettore alla corte dei Medici a Firenze per i futuri papi Leone X e Clemente VII. Fu anche docente di greco allUniversità di Roma, governatore di Fabriano e vescovo di Nocera Umbra. La nicchia è rimasta vuota per oltre un secolo, perché lo stemma originale fu venduto dalla proprietaria dellepoca. Nella seconda metà dellOttocento, nella casa di Favorino vi abitava la signora Anna Baroni, una donna nata nel 1854, tanto altera da essere soprannominata “la contessa”. Osservando la foto si nota subito la sua energia; tanto era “sentita” che il marito Tommaso preferiva alloggiare nella casetta di fronte. Anna possedeva un terreno di circa un ettaro con filari di vite maritata allacero a fondo valle, vicino al fiume Chienti. Nel 1954 sarà espropriato dallEnel con 800.000 lire, è ora sommerso dal lago artificiale. La donna, come altri abitanti della frazione, si recava a raccogliere lo scotano alla Madonnetta, verso la montagna. Il cespuglio, dal quale si estraeva il tannino, era venduto alle concerie di pellame, attive anche a Caldarola. Allevava i bachi da seta, numerosi erano i gelsi nelle campagne marchigiane. Si dedicava anche alla tessitura e alla preparazione delle tele per i corredi. Anna e Tommaso avevano un figlio unico: Giuseppe. Verso la fine dell'Ottocento passò nel borgo una persona colta e benestante, probabilmente un viaggiatore lungo la via Lauretana, si soffermò a osservare lo stemma in alto. Forse vi riconobbe qualche somiglianza con quello di famiglia e fece unofferta, che ad Anna parve conveniente. Si tramanda che lo stemma fu ceduto per pochi centesimi, ma è più credibile che la contessa riuscì a spuntarla ottenendo una discreta somma. Il signore pagò in monete dargento, smontò lo stemma di pietra e lo portò via prima a cavallo poi con la carrozza o con il treno. Chissà dove sarà finito: in una collezione privata o in un museo? Non cè dato sapere il motivo che indusse la contessa alla cessione dellantico blasone: bisogno urgente di denaro per cure mediche, spese familiari improcrastinabili, o altro? Il Servizio Sanitario Nazionale non esisteva ancora, i contadini di allora non avevano assistenza né previdenza. In genere le famiglie erano numerose e il peso gravava sulle spalle della vergara e del capofamiglia. Le Società Operaie di Mutuo Soccorso erano nate nella seconda metà dellOttocento per aiutare i lavoratori a difendersi da rischi quali malattie, incidenti sul lavoro e perdita delloccupazione. Per la pensione e lassistenza sanitaria, gli agricoltori dovranno aspettare fino al 1944.   Eno Santecchia

Dopo oltre 110 anni è tornato a posto lo stemma di Varino Favorino. La sua abitazione natale si trova a Pievefavera di Caldarola poco sopra, quasi di fronte al palazzo Sparapani (XVI sec.).
Tempo fa il sig. Giuseppe Vincioni aveva commissionato un nuovo stemma di Favorino allo scultore caldarolese Franco Falcioni. L'artista ha usato la pietra Veselje: un calcare chiaro a grana fine proveniente dalla Croazia. Così lo stemma araldico è ritornato al suo posto, sopra il portone della casa di Giuseppe in via del Castello di Pievefavera.
Varino Favorino (1445?- 1537?) vescovo, famoso grecista, pubblicò il primo dizionario greco. È stato precettore alla corte dei Medici a Firenze per i futuri papi Leone X e Clemente VII. Fu anche docente di greco all'Università di Roma, governatore di Fabriano e vescovo di Nocera Umbra.
La nicchia è rimasta vuota per oltre un secolo, perché lo stemma originale fu venduto dalla proprietaria dell'epoca.
Nella seconda metà dell'Ottocento, nella casa di Favorino vi abitava la signora Anna Baroni, una donna nata nel 1854, tanto altera da essere soprannominata “la contessa”. Osservando la foto si nota subito la sua energia; tanto era “sentita” che il marito Tommaso preferiva alloggiare nella casetta di fronte.
Anna possedeva un terreno di circa un ettaro con filari di vite maritata all'acero a fondo valle, vicino al fiume Chienti. Nel 1954 sarà espropriato dall'Enel con 800.000 lire, è ora sommerso dal lago artificiale.
La donna, come altri abitanti della frazione, si recava a raccogliere lo scotano alla Madonnetta, verso la montagna. Il cespuglio, dal quale si estraeva il tannino, era venduto alle concerie di pellame, attive anche a Caldarola. Allevava i bachi da seta, numerosi erano i gelsi nelle campagne marchigiane. Si dedicava anche alla tessitura e alla preparazione delle tele per i corredi. Anna e Tommaso avevano un figlio unico: Giuseppe.
Verso la fine dell'Ottocento passò nel borgo una persona colta e benestante, probabilmente un viaggiatore lungo la via Lauretana, si soffermò a osservare lo stemma in alto. Forse vi riconobbe qualche somiglianza con quello di famiglia e fece un'offerta, che ad Anna parve conveniente. Si tramanda che lo stemma fu ceduto per pochi centesimi, ma è più credibile che la contessa riuscì a spuntarla ottenendo una discreta somma. Il signore pagò in monete d'argento, smontò lo stemma di pietra e lo portò via prima a cavallo poi con la carrozza o con il treno. Chissà dove sarà finito: in una collezione privata o in un museo?
Non c'è dato sapere il motivo che indusse la contessa alla cessione dell'antico blasone: bisogno urgente di denaro per cure mediche, spese familiari improcrastinabili, o altro? Il Servizio Sanitario Nazionale non esisteva ancora, i contadini di allora non avevano assistenza né previdenza. In genere le famiglie erano numerose e il peso gravava sulle spalle della vergara e del capofamiglia. Le Società Operaie di Mutuo Soccorso erano nate nella seconda metà dell'Ottocento per aiutare i lavoratori a difendersi da rischi quali malattie, incidenti sul lavoro e perdita dell'occupazione. Per la pensione e l'assistenza sanitaria, gli agricoltori dovranno aspettare fino al 1944.
 

Eno Santecchia

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