MUCCIA - “Tartufo di Marca” si unisce alla voce della Coldiretti a favore della tutela del prodotto regionale. Dopo il sequestro, ad opera del Corpo Forestale dello Stato di Ascoli Piceno, della trifola rumena non in regola con le norme sulla commercializzazione, si evidenzia sempre di più la necessità di ottenere un marchio di qualità e di origine per il tartufo. L'Università di Camerino sta portando avanti, insieme alla Camera di Commercio di Macerata, il progetto “Valorizzazione del Tartufo dell'Alto Maceratese”. Il prezioso tubero rappresenta una delle massime espressioni della cucina italiana, è un autentico prodotto “made in Italy” ed è sempre stato presente nelle tavole maceratesi. Dato il suo alto valore commerciale, truffe e speculazioni sono purtroppo possibili.
Il tema è stato discusso nella tavola rotonda “Tartufo o l'impostore”, domenica 5 dicembre nella distilleria Varnelli a Muccia, con il giornalista Alessandro Di Pietro, il ricercatore Unicam Andrea Catorci, il vicepresidente della Camera di Commercio di Macerata Mario Volpini, il direttore della Coldiretti di Macerata Assuero Zampini, l'esperto enogastronomico Claudio Modesti e la direttrice del Centro Sensoriale Lucia Bailetti.
Il festival del nero pregiato sta promuovendo un percorso per giungere a una certificazione di qualità, un marchio come sinonimo di riconoscibilità e garanzia per i consumatori. Indispensabile è la realizzazione di una filiera corta, un sistema che lega il prodotto al suo territorio. Un punto di vista che esprime un modello culturale ed economico, in cui è fondamentale il coinvolgimento attivo di tutti gli operatori locali, connessi alla produzione, lavorazione e distribuzione del tartufo: cavatori, tartuficoltori, ristoratori e operatori turistici. Per informazioni www.tartufodimarca.it.
Nella foto Luigi Gentilucci insieme a un cavatore, Luciano Pugnali