La Beata Camilla Battista da Varano sarà presto santa. La commissione dei cardinali della Congregazione per le cause dei santi, riunita a Roma, ha infatti dato parere favorevole al riconoscimento del miracolo e, quindi, alla conclusione del processo per la canonizzazione. A questo punto spetterà al Santo Padre in un concistoro pubblico dare la sanzione definitiva. Ovvia la gioia non solo nella comunità claustrale francescana, ma anche in tutta l'arcidiocesi di Camerino – San Severino Marche, espressa dall'arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro.
“Per quanto riguarda i tempi – dichiara mons. Brugnaro – solitamente nel mese di febbraio è previsto un concistoro pubblico. Poi vedremo a quali date il papa ci rimanderà per la cerimonia di canonizzazione. Bisognerà, quindi, che la diocesi, le comunità francescane delle clarisse, dei frati minori, del terz'ordine, tutti ci mobilitiamo per questo particolare momento di grazia. Un momento che è significativo anche dal punto di vista storico – culturale per la nostra terra. Credo, infatti, - continua l'arcivescovo – che sia un momento importante non solo per la comunità cristiana, ma anche per la comunità civile, per le autorità del comune , della provincie e dell'intera regione. Sarà un impegno per noi a far conoscere questa donna, una donna che ha anticipato nella modernità della mistica tempi e modalità che erano impensabili nella cultura della sua epoca. Credo sia significativo proporre anche ai giovani questo ideale, perché la santità è ancora possibile. La santità – conclude mons. Brugnaro – è ciò che ci dà speranza, ci dice che il cuore dell'uomo cambia, che la storia dell'umanità non è in mano alle forze del male, ma è Dio che la conduce per il bene degli uomini”.
Note Biografiche
Camilla - questo era il suo nome di battesimo - nacque a Camerino nel 1458 da Giulio Cesare Varano, signore della città, e dalla nobildonna Cecchina di Mastro Giacomo.
A nove anni, dopo aver ascoltato una predica sulla Passione del francescano Domenico da Leonessa, si propose, ogni venerdì, di "buttare una lacremuccia sola sola, per memoria de quella" (Vita Spirituale, III). Anni più tardi, decise di rendere la sua vita un continuo "venerdì santo", per il suo grande amore e compassione verso i dolori di Cristo.
Camilla era intelligente, appassionata per lo studio, con una solida cultura umanistica, ed era attratta dal canto e dal ballo. Ma, durante la sua prima giovinezza, si rese conto che la vita di corte non le apparteneva.
A 23 anni, superata l'opposizione dei genitori, divenne Clarissa, nel rigido monastero di Urbino. La sua vocazione era radicata su un forte amore per Gesù Crocifisso e non sulla paura dell'inferno, come ella stessa racconterà nei suoi scritti.
Nel 1484 si trasferì con alcune consorelle a Camerino, dove fondò un monastero di Clarisse nel vecchio edificio degli Olivetani di S. Maria Nova, che fu rinnovato e ampliato dal padre per l'occasione.
Nel 1505 fondò un altro monastero a Fermo e, dopo due anni di permanenza, tornò a Camerino.
Nella sua vita di monaca riuscì a diffondere l'ideale di Santa Chiara, che le si manifestò in una visione, da lei ricordata nelle sue opere.
Successivamente fu provata da infermità fisiche e da molte sofferenze interiori, come l'aridità e le tentazioni.
Ma il dolore più grande fu causato dalla rivolta di Cesare Borgia nel 1502, che portò all'uccisione di suo padre e dei suoi fratelli. Camilla sopportò tutto in nome di quella fede che la fece pregare per gli stessi uccisori dei suoi parenti.
E proprio in quello stesso periodo ricevette alcune grazie mistiche e fece esperienze di elevata contemplazione - visioni e illuminazioni -, di cui i suoi scritti sono una fervida testimonianza.
Un giorno lesse nel cuore di Gesù, in "lettere d'oro grandi et antiche: Ego te diligo Camillam" (Vita spirituale, XII).
Morì a Camerino nel 1524. Il suo corpo, riesumato a pochi anni dalla morte, fu sepolto nella Chiesa delle Clarisse di Camerino, dove tuttora si trova.
Papa Gregorio XVI approvò il suo culto nel 1843, e Leone XIII, nel 1878, ordinò di riaprire il suo processo di canonizzazione.o nel cortile del palazzo paterno. Attualmente