Questo il documento proposto dal Sindaco Luciano Ruffini, al termine della seduta del Consiglio Comunale aperto dedicato a dibattere sulla situazione dell'occupazione a Tolentino, approvato all'unanimità e scaturito dalle due mozioni presentate, nel corso dei lavori, dalla maggioranza e dalla opposizione.
Il Consiglio comunale, all'unanimità,
1) Esprime concreta vicinanza e solidarietà ai lavoratori coinvolti nei processi di ristrutturazione.
2) Sostiene le posizioni ed i diritti dei lavoratori e della Rsu di Poltrona Frau e Pelletterie 1907.
3) Impegna la Giunta comunale:
a) ad utilizzare tutti gli strumenti per indurre la dirigenza di Poltrona Frau ad un atteggiamento responsabile, necessario a continuare il confronto con i lavoratori e le organizzazioni sindacali, scongiurando i licenziamenti e l'impoverimento dello stabilimento di Tolentino;
b) a sollecitare il management di Poltrona Frau a mantenere fede agli impegni assunti anche con la città di Tolentino per fare di Poltrona Frau la capogruppo di un progetto competitivo a livello internazionale;
c) a facilitare l'incontro e l'eventuale subentro di una nuova società alla guida di Pelletterie 1907 in grado di risanare l'azienda e assicurare ai lavoratori il giusto e meritato salario;
d) ad istituire, per i lavoratori di Pelletterie 1907 che ne facessero richiesta, un “prestito d'onore”, attingendo dal fondo di solidarietà istituito nel bilancio preventivo 2009 ed anche in collaborazione con le istituzioni e gli istituti finanziari del territorio, da erogare direttamente ai lavoratori, che dovranno restituirlo in due anni senza alcun interesse, con modalità condivise tra Amministrazione e richiedente;
e) a sensibilizzare le istituzioni del territorio e gli istituti finanziari per il reperimento di risorse finalizzate alla solidarietà immediata ed alla promozione ed al rilancio delle imprese artigiane, commerciali, agricole o industriali;
f) a sostenere il commercio a Tolentino e le posizioni dei lavoratori di questo settore, favorendo le iniziative nel centro storico e negoziando posizioni condivise in merito al Piano Pace con particolare riferimento al comparto C1, extraresidenziale.
4) Chiede a tutte le istituzioni di prendere in seria considerazione la situazione complessiva del territorio, al fine di far si che il famoso “modello marchigiano” possa continuare a svilupparsi e possa ancora costituire lo strumento principale di sviluppo civile e sociale della nostra regione.
Del resto nel corso del suo intervento il Sindaco Luciano Ruffini aveva ricordato che l'attuale crisi parte da lontano nel tempo (dall'inizio degli anni ‘90) ed ha coinvolto tutto il mondo, prima dal punto di vista finanziario e poi dell'economia reale, come mai era avvenuto in precedenza. Questa crisi – ha detto Ruffini - tocca duramente e molto da vicino il nostro territorio senza che se ne intraveda la fine: se infatti può apparire superata la fase mediatica – quella del crollo delle borse, della finanza, del fallimento tout cort delle imprese – purtroppo la crisi reale – quella che riguarda i cittadini, le famiglie e il lavoro – appare ancora in una fase ascendente, la cui durata temporale sfugge se non in proiezioni che rimandano al 2010 la ripresa del PIL. Le vicende e le cronache di questi mesi tuttavia raccontano di cambiamenti nei modelli di sviluppo e di consumo che stentano a prendere forma mentre nel profondo si spera e si opera affinché il sistema, con qualche intervento di lifting, possa ripartire com'era nel recente passato senza chiedersi troppo se ciò sia ancora possibile o sia auspicabile. Il recente passato è quello della globalizzazione spinta, delle delocalizzazioni, delle “code produttive”, delle riorganizzazioni delle grandi aree urbane e dei flussi migratori senza alcun ordine o controllo. E' anche quello dell'esportazione economico-militare del modello di democrazia occidentale che si confronta e si scontra con il terrorismo e con i massimalismi di natura religiosa, economica e territoriale. Tutto ciò, anche se sembra lontano ed al di fuori del nostro controllo, influenza direttamente la nostra vita e lo sviluppo del nostro territorio. I dati dell'ultimo anno, infatti, rappresentano il “modello marchigiano” in notevole difficoltà con perdita di quote nell'esportazione e crescenti problemi delle nostre imprese manifatturiere. Sicuramente ci sono delle eccezioni in cui il “talento”, la “grinta” e la “preveggenza” dei marchigiani continua ad agire proficuamente e che rappresentano i punti di forza della nostra economia e del nostro modello. Nei settori non di nicchia, “aperti alla concorrenza” ed in cui la tecnologia e le competenze sono generaliste e di mercato però, l'imprenditoria della nostra regione soffre di un ridimensionamento sostanziale. Non sono estranei nemmeno da noi la progressiva delocalizzazione dei segmenti “poveri” e delle “code” produttive che riguardano la pelletteria, la maglieria ed alcune componentistiche. Il “made in Italy”, su cui a lungo le Marche hanno costruito il loro successo, diversamente da altri paesi nei quali prevalgono l'innovazione tecnologica, la ricerca scientifica, la forza dell'economia reale, il rigore del metodo, si caratterizza per il l'eccellenza ed il primato del “saper fare” che promanano dal territorio, dalla sua cultura, dalla sua gente, dalla sua storia, dal modo di essere e di proporsi della “gente marchigiana” che rappresenta – come dice uno slogan – “l'Italia in una regione”. Il primato del “made in Tolentino” – a sua volta – non è un primato legato ai brevetti, alla tecnologia spinta, alla divisione del lavoro, ma è legato a concetti non negoziabili, come il “sapore”, “la tradizione”, “la riservatezza e l'accoglienza”, e così via. Pensare che questi beni siano fungibili e scambiabili “solo” con una migliore e più razionale organizzazione può costituire un errore fatale sul quale riflettere. Anche per questo l'Amministrazione ha aperto un tavolo di consultazione con i principali componenti dell'imprenditoria locale e con le rappresentanze dei lavoratori, che si è riunito per la prima volta lo scorso 23 luglio, al fine di evidenziare le difficoltà e proporre le possibili soluzioni alla difficile situazione attuale. La storia di Tolentino è storia di imprenditoria e lungimiranza, grazie alle quali da sempre la città sostiene l'insediamento di imprese sul proprio territorio: nel recente passato infatti, a partire dagli anni '60, la disponibilità di aree produttive e di servizi all'impresa hanno fatto di Tolentino uno se non “il” centro imprenditoriale della Provincia. A questo va aggiunta una pianificazione urbanistica attenta alle esigenze di una crescita armonica della città, delle sue esigenze abitative e di sviluppo complessivo, non solo economico. A questo proposito va ricordata l'ideazione dell'Azienda Comunale Servizi per la produzione e la distribuzione di elettricità per usi civili ed industriali; la distribuzione la potabilizzaione e la depurazione dell'acqua potabile; la distribuzione del gas e recentemente la gestione di impianti di produzione ad energie rinnovabili. Va ricordato anche che oggi l'azienda è impegnata in un percorso di ampliamento dei servizi a tutto l'entroterra con un progetto che mette insieme la migliore storia e la migliore tradizione nei servizi della comunità di Tolentino e San Severino. Tra i servizi di natura commerciale l'impianto termale che ha compiuto 70 anni e sul quale sono avviati progetti di potenziamento ed adeguamento al mercato di settore. Sul fronte dello sviluppo la città ha in fase avanzata un progetto di valorizzazione mirata al territorio che prevede un ampliamento dell'offerta di servizi, per rinnovare la vocazione di riferimento per l'entroterra. Un progetto che parte da lontano, tarato e costruito sulle esigenze di oggi e domani e realizzato con gradualità ed in rapporto dialettico con le categorie economiche e la città, vedrà la realizzazione di servizi innovativi, servizi alla persona, servizi al terziario per di circa 340.000 mc con destinazione residenziale, di pubblica utilità e di servizio a vocazione comprensoriale. Su questo occorrerà confrontarsi, ma l'atteggiamento non può essere quello del rifiuto pregiudiziale di una grande opportunità di cambiamento e di sviluppo per la città ed il territorio. Altri possono poi essere i volani di un nuovo sviluppo della città, come la programmata Cittadella dello Sport, la ricostruzione del Teatro Vaccaj, la delocalizzazione e l'ampliamento delle aree produttive di concerto con i privati e la provincia.