Sabato 14 giugno, alle ore 11, sarà ufficialmente inaugurata a Perugia la nuova sede della Casa di Cura Clinica Lami. Numerose autorità istituzionali interverranno al taglio del nastro della nuovissima struttura che, immersa nel verde, sorge in Strada dell’Infernaccio, ai piedi della collina del capoluogo umbro e a 500 metri dal raccordo autostradale.

Anni di intenso lavoro e significativi investimenti finanziari hanno reso possibile il concretizzarsi di un passaggio che, dettato dalla volontà di garantire sempre più elevati standard di qualità e sicurezza, contribuirà ad arricchire ulteriormente l’offerta sociosanitaria del territorio.
Da sempre, note distintive della Clinica Lami sono i servizi altamente qualificati e specialistici riferiti ai settori ortopedico, riabilitativo e oculistico.
 
Avviata nel 1950 dal chirurgo Prof. Cesare Lami, per disposizione testamentaria dello stesso professionista, alla sua morte avvenuta nel 1985 la Clinica passò in eredità alle due arcidiocesi di Camerino – San Severino Marche e Perugia e alla Fondazione di culto e religione “Eremo Beato Rizzerio” che, perpetrando i principi illuminati del Fondatore, ne hanno continuato la gestione.

I servizi specialistici di alta qualità e la grande attenzione che il personale medico e paramedico dedicano alla dignità della persona, valgono a testimoniare l’eccellenza virtuosa di un’azienda ispirata ai valori cristiani, pronta ad offrire anche servizi ambulatoriali alle persone meno abbienti.

Dotata di accreditamento istituzionale rilasciato dalla Regione Umbria, la Clinica conta ottanta dipendenti e un preparatissimo team medico di circa venticinque professionisti.
Nuova clinica camere


Provvista di ampi parcheggi, moderna e all’avanguardia sotto ogni profilo, la nuova sede della Casa di Cura Clinica Lami è provvista di strumentazioni di ultimissima generazione, in grado di offrire cure più mirate e terapie sempre meno invasive.

«Quello che ci apprestiamo a vivere è un grande giorno – dichiara Mons. Francesco Massara, Arcivescovo di Camerino San Severino Marche -. Saremo lieti di condividere e celebrare insieme una eccellenza sanitaria del Centro Italia, una realtà dinamica, pronta ad innovarsi attraverso l’aggiornamento professionale e tecniche operatorie e riabilitative sempre più promettenti».

Sarà un piacere festeggiare il nuovo inizio della Clinica Lami alla presenza di organi di stampa e testate giornalistiche.

nuova clinica reparti

locandina




Santa Pasqua  2025, il messaggio dell'Arcivescovo Francesco Massara: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?»


"Nulla impedirà al sole di sorgere ancora,

nemmeno la notte più buia.

Perché oltre la nera cortina della notte

c’è un’alba che ci aspetta".


Carissimi/e,

nell’imminenza della Pasqua del Signore, queste parole di Khalil Gibran, poeta e scrittore libanese dei primi del Novecento, risuonano in me con una forza speciale. Qualcuno potrebbe ritenere più appropriato, per un uomo di fede, attingere ai testi biblici o agli scritti dei Padri della Chiesa per affrontare il tema della Risurrezione. Tuttavia, poiché lo Spirito soffia dove vuole (cfr. Gv. 3,8), sento che queste parole esprimono con autenticità la certezza che mi accompagna e che mi permette di affermare, anche in un tempo fragile e incerto come quello attuale, che «è la Pasqua del Signore».

Riconosco che molti potrebbero sorridere davanti alla mia affermazione, forse con un pizzico di scetticismo, considerando il mio annuncio come l’espressione di una visione ingenua della vita. C’è chi potrebbe obiettare che la vita ha un termine e che, a volte, la notte è così fitta da soffocare l’alba. Ma avere fede significa avere fiducia in Qualcuno che ci ha già salvato ed io, nel buio di tante notti, tra le tante parole che sento ogni giorno, voglio fidarmi solo della Parola che sentiremo pronunciare nella solenne veglia di Pasqua: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto» (Lc 24,5-6).

Affinché questa Parola diventi Luce capace di illuminare ogni scelta di vita, mi lascio guidare dalle parole di un santo vescovo, don Tonino Bello, che così scriveva: «Le parole che i “due uomini” rivolgono alle donne, la mattina di Pasqua, davanti al sepolcro vuoto di Gesù, sono le più belle, le più stimolanti e le più impegnative del Vangelo. Le più belle perché se Gesù non fosse risorto, la sua vicenda, per quanto straordinaria, sarebbe stata semplicemente umana, suppergiù come quella di tanti uomini e donne vissuti coraggiosamente e generosamente. Gesù l’avremmo potuto soltanto stimare, ricordare, dedicargli qualche monumento sulle piazze. Le più stimolanti perché, essendo risorto, vive accanto a ogni uomo e ogni donna che credono in lui, per aiutarli a vivere come lui è vissuto. Le più impegnative perché vivere accanto a lui, come lui, significa accogliere quelle parole della mattina di Pasqua non in forma interrogativa ma affermativa: “Non cercate tra i morti colui che è vivo! Non è qui, è risorto”. Quindi: “Andate e vivete come lui, da risorti”».

In queste parole, cariche di parresia e dal sapore meravigliosamente profetico, si percepisce che l’assenza significata dal sepolcro vuoto non è abbandono, ma è una dichiarazione di fiducia. Ed è proprio questa fiducia, maturata nel tempo, a rendere salde le convinzioni più intime della nostra fede.

E allora sì, oggi è Pasqua! Oggi è il giorno in cui possiamo proclamare con rinnovata certezza che da ogni morte si risorge! Dobbiamo dirlo a noi stessi, al mondo che ci circonda, a chiunque si trovi immerso nella disperazione. Dobbiamo incarnare questa speranza nei luoghi in cui la vita viene misurata e accettata solo se vincente, forte e utile.

Pasqua, per noi credenti, non è solo un augurio, ma è uno stile di vita. È una scelta, una speranza, una lotta, un atto d’amore. Anche oggi è Pasqua pur nel paradosso di un mondo che cerca di costruire la pace con le armi, di persuadere con la minaccia, di emergere attraverso la denigrazione e lo sfruttamento, di difendere uccidendo! È Pasqua in Israele e Palestina, così come in Russia e Ucraina. È Pasqua sotto le macerie del Myanmar, tra le schegge degli esplosivi, su un barcone in mezzo al mare, per chi lotta per un giusto salario e un adeguato sistema previdenziale. La Pasqua fiorisce quando troviamo il coraggio di accogliere il Risorto nella nostra vita e non lasciare che la morte abbia l’ultima parola.

La nostra festa inizia proprio lì, davanti a un sepolcro vuoto, davanti a quella pietra rotolata via che ci impedisce di venerare un cadavere, ma ci invita a credere nella vita risorta, nella Vita passata oltre l’esperienza della morte.

Quest’anno in modo speciale, celebriamo la Speranza della Pasqua in questo tempo di grazia giubilare che ci invita a diventare “Pellegrini di speranza” e a lasciarci sorprendere da Dio che non si stanca mai di aprire il suo cuore, di ripetere il suo amore, di offrirci la sua vita.

A tutti noi, allora, buona Pasqua con l’augurio è che ciascuno abbandoni in fretta il sepolcro della rassegnazione e della sfiducia per incamminarsi verso gli altri, irradiando nel mondo la Luce radiosa della Speranza di Cristo e diffondendo il profumo inarrestabile della Risurrezione.

Auguri di cuore nella Pasqua del Signore!

                                                                                                                                              +Francesco Massara, Arcivescovo




 Il Commissario alla Riparazione e Ricostruzione Sisma 2016, Guido Castelli, ieri ha svolto un sopralluogo all’interno della Cattedrale di Camerino, uno dei simboli della scossa del 26 ottobre 2016, che colpì duramente la città ducale.
Al centro dell’incontro con l'Arcivescovo Francesco Massara, la Sovrintendenza e l'Ufficio Speciale Ricostruzione, il progetto di ricostruzione dell’edificio, che è in fase di presentazione da parte dell’Arcidiocesi.

A margine della visita, il Commissario Castelli ha dichiarato: "Le ferite della Cattedrale di Camerino saranno presto sanate e uno dei simboli del terremoto del 2016 tornerà a splendere. Il progetto è in fase di presentazione da parte dell’Arcidiocesi e il nostro obiettivo comune è partire in autunno con il cantiere.
Insieme all’Arcivescovo Francesco Massara, alla Sovrintendenza e all’Ufficio Speciale Ricostruzione, abbiamo visitato l’interno della chiesa, appurando dal vivo quali sono eventuali problemi logistici e le soluzioni tecniche che si possono mettere in campo per il pieno recupero, anche artistico, della struttura. Stiamo lavorando senza sosta per recuperare il tempo perso e i risultati si vedono: a Camerino, stiamo portando avanti la ricostruzione su tutti i fronti, dagli edifici pubblici fino ai consorzi privati”.
L'Arcivescovo Francesco Massara ha concordato con il Commissario e i suoi collaboratori che “l’apertura del cantiere della Cattedrale di Camerino sarà il 26 ottobre 2024, una data simbolica che coincide con l'anniversario del terremoto del 2016 e che ribadisce il nostro comune desiderio di rinascita”.
L’Arcivescovo ha anche mostrato ai presenti la Madonna danneggiata dal terremoto che lo stesso Papa ha omaggiato con un mazzo di fiori. “Un simbolo del terremoto - ha detto Massara -, che troverà spazio nell’adiacente Museo diocesano 'G. Boccanera'”.
Il Commissario alla Riparazione e Ricostruzione Sisma 2016 Guido Castelli ha firmato un decreto che stanzia alla diocesi di Camerino-San Severino Marche, in qualità di soggetto attuatore, 7,38 milioni di euro per il restauro e il miglioramento sismico della Collegiata della Santissima Annunziata di San Ginesio, gioiello artistico della provincia di Macerata e punto di riferimento religioso per la comunità.

La Collegiata, nota per la sua storia secolare e l'architettura che mescola elementi romanici e gotici, sarà oggetto di un intervento che prevede il consolidamento delle strutture murarie, il restauro delle opere d'arte e il miglioramento delle infrastrutture, per garantire la sua conservazione e fruizione futura.

L'approvazione del progetto esecutivo era avvenuta in seguito alla Conferenza dei servizi del 28 dicembre 2023. Monsignor Francesco Massara, Arcivescovo di Camerino-San Severino Marche: “Per San Ginesio e l’intero territorio è un momento di
grande gioia. Ringrazio la Struttura commissariale e in particolare il commissario Castelli per la grande collaborazione e per aver donato questo segno di speranza e grande di bellezza a questo territorio martoriato”.

"Questo intervento è un bel segnale per San Ginesio e per tutto il territorio regionale - sottolinea il Commissario Castelli -. Sono testimonianze come quella della Collegiata che ci rendono saldamente connessi alla nostra unicità. Rappresentano la nostra storia e la nostra cultura. Voglio ricordare che la cura del nostro patrimonio culturale è vitale non solo per preservare la nostra identità ma anche come motore di sviluppo e attrazione. Ringrazio il Presidente della Regione Francesco Acquaroli, l’Ufficio speciale ricostruzione, il vescovo Francesco Massara e il sindaco Giuliano Ciabocco perché l’accelerazione di questo intervento è frutto di una sinergia istituzionale che è la vera forza del nuovo passo che abbiamo impresso alla ricostruzione"
Nuove strategie integrate di sviluppo culturale, economico e sociale per la rigenerazione dei centri maggiormente colpiti dal terremoto del 2016. Questo il focus dell’incontro, nella sede del Museo Diocesano MARec, con i sindaci dei Comuni del cratere delle Marche.

A fare il punto, anche sulle attività già in corso, il Commissario Straordinario per la Riparazione e Ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli e il Presidente della Fondazione Maxxi - Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo -, Alessandro Giuli. Con loro Mons. Francesco Massara, Arcivescovo di Camerino, l’Assessore alla Cultura della Regione Marche Chiara Biondi, il Sottosegretario con delega alla ricostruzione Lucia Albano e il Sindaco di San Severino Rosa Piermattei.

Nel corso dell'incontro l'annuncio, dato dallo stesso Commissario Castelli, che il prossimo 24 novembre, alle ore 11, Papa Francesco riceverà 
tutti i sindaci del cratere in udienza privata in Vaticano.

L’obiettivo del Protocollo in essere tra la Struttura Commissariale e la Fondazione MAXXI è supportare i Comuni del cratere per lo sviluppo di progetti di rigenerazione urbana e territoriale legati alle risorse territoriali, al rilancio dell’economia culturale e sociale, con particolare attenzione alla qualità architettonica e urbanistica dei programmi che vengono portati avanti. Tra le finalità dell’accordo anche l’istituzione di un gruppo di lavoro destinato alle strategie di sviluppo economico, culturale e sociale dei borghi e dei propri territori, che lavora al servizio del territorio dalla sottoscrizione del protocollo. A tale scopo presso la Struttura commissariale da un anno il “Gruppo Borghi” è al lavoro per mettere a sistema proprio i legati alla ricostruzione: transizione digitale ed energetica, valorizzazione dei legami umani, esplorando i temi più urgenti del nostro tempo, tra cui il rapporto tra uomo e natura, e le possibili applicazioni nella rigenerazione dei borghi colpiti dal terremoto delle innovazioni dell’arte, dell’architettura, della scienza e dell’intelligenza artificiale.

“È nostro dovere tutelare il patrimonio identitario e la storia dell’Appennino centrale, per il bene delle generazioni presenti e future - ha dichiarato Castelli -, attraverso l'opera sia di ricostruzione materiale sia di ricucitura sociale e culturale dei territori feriti. Oggi siamo al MARec espressione della capacità e della tenacia di un territorio che ha saputo risollevarsi e raccontare sé stesso dimostrando di saper guardare al futuro delle generazioni grazie alla formazione artistica e culturale per il recupero delle opere d’arte. A questo si aggiunge la capacità di programmazione del Piano Nazionale complementare dedicato al centro Italia per lo sviluppo economico e sociale e di rigenerazione urbana. E’ il momento di passare dalla programmazione all’attuazione della Terza Italia, ovvero la nuova valorizzazione delle potenzialità locali dell’Appennino centrale”.

Il Presidente della Fondazione MAXXI Alessandro Giuli: “E’ particolarmente significativo questo incontro al MARec, il Museo dell’arte recuperata, un progetto prezioso che rende fruibili opere d’arte meravigliose in attesa che tornino nelle chiese per le quali sono state create. Le Marche, del resto, come tutta l’area dell'Appennino centrale, sono ricche di un patrimonio culturale diffuso da recuperare, proteggere, valorizzare. E' importante essere oggi, insieme ai sindaci e al Commissario Castelli, in questo territorio che ha puntato proprio sull’arte, sulla cultura, sulla rigenerazione urbana per rinascere. il MAXXI è onorato di mettere a disposizione le sue esperienze e competenze per contribuire a questa rinascita e a riattivare la vita nei luoghi colpiti dal sisma".

L’Arcivescovo Francesco Massara: “Il programma per un rilancio autentico dell’economia del turismo nei territori del sisma non può non ripartire dalla consapevolezza dell’importanza dei beni culturali ecclesiastici come risorsa fondamentale:il patrimonio culturale ecclesiastico è tra i più considerevoli nella regione, sia in termini di quantità che di qualità. Le scelte strategiche non devono nascere dalle emergenze, ma non c’è dubbio che questa crisi debba, per forza, spingere ancora di più all'aggregazione. Creare sistemi dalle strutture flessibili, non burocratiche, con personale competente e specializzato in modo da passare da un progetto all’altro cogliendo di volta in volta finanziamenti appositi. Perché alla fine salvare questo territorio è possibile solo facendo sinergia tra tutte le istituzioni presenti sullo stesso in modo da creare un circolo virtuoso. Ringrazio il Commissario Castelli che si sta muovendo proprio in questo senso per una ripresa economica,culturale e sociale di tutto il cratere grazie anche a questa nuova collaborazione con il MAXXI”.

SAN SEVERINO 3 Castelli e Giuli

“È significativo - commenta l'assessore alla Cultura della Regione Marche Chiara Biondi - che l'incontro di oggi si tenga nella sede del Museo Diocesano MARec, eccellente prodotto di una straordinaria intuizione: l'arte e la bellezza acquisiscono senso se vivono nella comunità. Ringrazio il Commissario Straordinario Guido Castelli, il presidente della Fondazione MAXXI Alessandro Giuli e Monsignor Massara per questa attenzione al nostro patrimonio. La presenza dei sindaci dell'area del sisma ci aiuta a tenere presente una funzione sociale a cui la cultura adempie per sua natura. La continua opera di costruzione e ricostruzione della nostra identità, che è evidentemente un momento di coesione. Salviamo e tuteliamo i beni materiali perchè ad essi riconosciamo un valore immateriale, un' appartenenza, ciò a cui siamo legati. Un'opera d'arte, un monumento è anche la storia di una serie relazioni, di scambi che poi diventano anche sociali ed economici. A questo nucleo fondamentale si ispirano anche le strategie regionali. Possiamo e dobbiamo ripartire dalla cultura perché è qui ciò che amiamo".

Il Sottosegretario Lucia Albano: “La rigenerazione culturale dei luoghi, con il supporto del MAXXI, è centrale per rendere i borghi centri di sviluppo economico. Restituire i beni alla collettività non significa soltanto permettere alle persone di rientrare nelle proprie abitazioni e riprendere le proprie attività. Questa è la prima, irrinunciabile, necessità. Significa anche restituire alla collettività un territorio migliore, più ricco e attrattivo. Economia e cultura sono strettamente interconnesse: il patrimonio culturale può contribuire significativamente allo sviluppo di un'economia sana e può anche svolgere un ruolo importante nel rilancio socioeconomico, in particolare a seguito di calamità”.

Il Sindaco Rosa Piermattei: “San Severino Marche rientra tra i Comuni maggiormente colpiti dagli eventi sismici del 2016. Tra le realtà del cratere è una di quelle che ha registrato i danni maggiori con oltre 1.200 edifici dichiarati inagibili e, in piena emergenza, con quasi 3mila persone costrette a sfollare. Ad oggi sono stati chiusi quasi 400 cantieri ma occorre ancora fare tanto: serve velocizzare il ritorno alla normalità ma serve, sicuramente, anche guardare oltre perché, se è vero che è necessario ricostruire, è anche vero che risulta di vitale importanza dare una speranza a queste nostre terre per il loro futuro. Progetti come quello che riguarda la Fondazione Maxxi e la Struttura Commissariale vanno proprio in questa direzione perché mirano allo sviluppo, a migliorare i territoriali, a rilanciare la loro economia culturale e sociale. Il cantiere che sta interessando il nostro giardino storico “Giuseppe Coletti” è stato pensato volgendo uno sguardo attento alla dimensione umana della ricostruzione. Quello che si sta recuperando, infatti, è un paradiso nel cuore del nucleo urbano e, al tempo stesso, un posto dell’anima per tanti settempedani che, mi auguro, possano qui ritrovare non solo la loro dimensione ma anche il loro stare insieme e il loro tornare ad essere comunità vera. Anche questo è uno degli scopi della ricostruzione: ridare speranza e riconsegnare ai Comuni colpiti dal terremoto la propria identità”.
Domenica 26 febbraio alle ore 11.30 verrà celebrata, nella basilica di San venanzio a Camerino, una messa dall’arcivescovo Francesco Massara per “una Preghiera per tutte le donne del mondo”. Un appuntamento ormai annuale organizzato dalla consigliera di Parità Deborah Pantana con il patrocinio della Provincia di Macerata e della Presidente della Commissione Pari Opportunità delle Marche Maria Lina Vitturini, per aprire le giornate dedicate alla donna per l’8 marzo.

Questa celebrazione e’ un’occasione importante per ricordare quanto oggi le donne con tenacia vivono quei drammi dati dalla guerra e dalle catastrofi del terremoto, ed ispirandosi alle parole del Papa che ricorda come “la rinascita dell’umanità” sia “cominciata dalla donna”. Dalla Vergine è sorta la salvezza “e dunque non c’è salvezza senza la donna”.

Si aprirà questo momento di preghiera con la lettura dei messaggi di vicinanza, inviati dal Cardinale Zuppi, dal Presidente del Senato Ignazio la Russa, dalla Ministra Maria Elisabetta Alberta Casellati, dalla Ministra Eugenia Roccella, dal Ministro Matteo Salvini e dal Presidente del Dipartimento di Protezione Civile Fabrizio Curcio.

Ha condiviso con entusiasmo l’iniziativa il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e con lui tutti i Sindaci della Provincia di Macerata e tutti i Presidenti delle Comunità Montane. In particolar modo hanno espresso il loro apprezzamento il Vice Presidente del Consiglio Regionale Gianluca Pasqui e il Sindaco di Camerino Roberto Lucarelli.

Una messa speciale da condividere con tutta la comunità provinciale.

Una nuova casa, seppur temporanea, per le opere d'arte salvate dal sisma. Apre oggi il MARec, il Museo dell'Arte Recuperata, al palazzo Scina-Gentili di San Severino Marche. Settanta le opere esposte al piano nobile dell'ex palazzo arcivescovile, oltre duemila quelle in deposito negli altri piani. Non solo: spazio anche per un laboratorio di restauro che ospiterà i professionisti dell'Istituto Nazionale del Restauro. Una vera e propria cittadella dell'arte, che sorge nella città che Vittorio Sgarbi non ha esitato a definire "la vera capitale italiana della cultura nel 2022".

taglio

Il noto critico d'arte ed ex sindaco della città a metà degli anni Novanta ha raggiunto San Severino in mattinata, in occasione della conferenza stampa di presentazione. Prima un'occhiata all'allestimento, a cui "non ho saputo trovare difetti - commenta -. Un museo che raccoglie il meglio delle opere d'arte di una diocesi molto vasta. Probabilmente parliamo di un museo che durerà trent'anni. Questo il tempo che impiegheranno le città colpite ad essere ricostruite. Ma il terremoto ha saputo dare un'occasione che il comune e la diocesi hanno colto magnificamente. Questo museo ridà al godimento degli autentici capolavori, alcuni dei quali dovrebbero essere esposti, come ad esempio il Boscoli che è ancora in deposito".

sgarbi barbara

Soddisfazione per la direttrice del museo, Barbara Mastrocola, impegnata nel lavoro durato mesi per l'allestimento ed anni per il recupero. "Il concetto di base è quello del recupero e della restituzione ai territori - spiega -. Non appena le chiese torneranno agibili, le opere torneranno a casa loro. Queste opere, come le persone, hanno perso i loro luoghi di origine. Sarebbe bello che noi tutti potessimo tornare a casa il prima possibile. L'augurio che mi faccio è di restare direttrice di questo museo per il minor tempo possibile, significherebbe che la ricostruzione procede velocemente".

Ricostruzione economica, sociale e culturale. Temi fortemente intrecciati secondo l'arcivescovo Francesco Massara. "Facciamo un passo avanti per la rinascita della nostra diocesi - commenta -, ed è stato possibile solo grazie alla collaborazione tra persone ed istituzioni. È la strada giusta: possono esistere tanti campanili, ma non c'è spazio per il campanilismo. Per questo metteremo in rete tutti i musei delle nostre città e saremo capaci di offrire esperienze culturali eccezionali ai turisti".

Anche il sindaco Rosa Piermattei crede fortemente nel rilancio turistico di San Severino, che "davvero diventa un polo culturale importantissimo - afferma -. Speriamo di essere capaci di attrarre molte presenza grazie a questo splendido museo e ai suoi magnifici capolavori".

Approndimenti nel prossimo numero de L'Appennino Camerte

quadri
All’interno del palazzo arcivescovile di San Severino Marche nasce il Museo dell’Arte Recuperata (MARec), il nuovo museo dell’Arcidiocesi di Camerino e San Severino Marche.

“Dopo la distruzione provocata dal terremoto del 2016 nell’Italia centrale la rinascita passa anche dal recupero delle opere d’arte – afferma l’arcivescovo Francesco Massara - A donare nuova speranza a questo territorio duramente provato dal sisma è proprio il museo della rinascita del quale accanto ai capolavori esposti entrerà in funzione un laboratorio di restauro dove la creatività artistica potrà unirsi al desiderio di costruire con il proprio talento un futuro finalmente luminoso”.

“Il museo diventa così un ambiente dove i valori resistono e, per la comunità, un luogo d’incontro, quella piazza che molti nostri paesi non hanno più: una moderna agorà dove percepire, in uno spazio condiviso ma in modo autonomo, la vibrazione dei colori, l’ampiezza delle pennellate, il contorno di una figura, la forma e il peso delle opere”, fa eco la direttrice Barbara Mastrocola.

Ricchissimo è il patrimonio esposto, di cui fanno parte autentici gioielli come la Madonna del Monte di Lorenzo d’Alessandro o la statua lignea della Madonna di Macereto. Tra le tante e tante opere, di ogni epoca e di qualità disparata, che hanno trovato ricovero provvisorio in questo antico palazzo, la scelta è stata infatti dettata dalla volontà di comporre un quadro il più possibile rappresentativo della splendida arte sacra prodotta da queste terre e per queste terre tra il Duecento e il Settecento, riportando finalmente davanti agli occhi del visitatore almeno un po’ di quel meraviglioso patrimonio di cui le chiese dell’arcidiocesi vanno fiere e che un giorno dovranno tornare ad accogliere
Un volo di palloncini colorati, la canzone del suo gruppo musicale preferito, le note allegre della Banda città di Camerino. Così, in una mattinata di sole, un intero territorio ha salutato per l'ultima volta il prof. Maurizio Cavallaro, "maestro di vita" la cui umanità ha lasciato un segno indelebile in chiunque abbia incontrato.
“Non un addio ma un arrivederci ad un padre, un musicista, un ballerino ma soprattutto un amico” la frase che campeggiava sullo striscione davanti al colonnato della basilica di San Venanzio. Una frase che più di ogni altra sintetizza i tratti della personalità eclettica, e per certi versi unica, di Maurizio Cavallaro, uomo generoso e gioioso, dalle tante passioni coltivate che, ovunque si siano posate, hanno seminato bellezza. Unita al dolore dei familiari, una folla immensa ha voluto partecipare alle esequie, officiate a Camerino dall’arcivescovo Francesco Massara e concelebrate dai sacerdoti della città.

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Una testimonianza di grande affetto, che nei ricordi e nella vicinanza alla famiglia, ha unito ogni fascia d’età: dai bambini delle scuole ai tanti componenti le diverse associazioni che hanno visto il più grande amico della città, sempre attivo presente e disponibile, dalle autorità comunali a quelle provinciali, alla folta rappresentanza delle istituzioni scolastiche con le quali, nel lungo tempo di dirigenza di più istituti  dell’entroterra, il prof. Maurizio Cavallaro ha stretto rapporti.

un momento della cerimonia funebre

Carica di emozione, l’omelia di saluto pronunciata da Mons. Massara: ”Maurizio era una persona mite nel cuore. Una mitezza che manifestava nelle sue relazioni personali, nel mondo della scuola, nella società civile, nei contatti col mondo ecclesiale. Una mitezza fatta di bontà- ha ricordato Massara-,  Maurizio era la bontà personificata e con il suo sorriso, con la sua musica e col suo modo di essere, sapeva manifestarla con grande amore. Non ho mai sentito da parte sua una parola che non fosse positiva. E questo accadeva anche a scuola, nelle sue relazioni con gli alunni con i quali è sempre riuscito a creare empatia. Un uomo misericordioso, un puro di cuore, un operatore di pace. Col suo modo di fare, semplice e nel contempo geniale, ha saputo essere presente in tutte le situazioni: la sua perdita è per Camerino e per un intero territorio.
Credo che adesso dal cielo si stia chiedendo il perché di tanta gente qui riunita, ma sono sicuro che starà già dirigendo il coro degli angeli. Nel cuore di Maurizio, la musica è sempre stato l’elemento capace di innalzare di fronte alle cose umane; la scorsa domenica era qui a suonare e oggi è come se fosse sempre presente: è ritornato da quel Dio che ha sempre rispettato. Col suo modo di essere, con la sua forte testimonianza, Maurizio è sempre stato presente; così negli scout, nella rievocazione storica della Corsa alla Spada, nelle tante manifestazioni cittadine di ogni genere. Io debbo ringraziarlo per la sua umanità  e - ha concluso  - ,credo che lascerà un segno nel cuore di ognuno di noi. E se vogliamo fare veramente una bella memoria di Maurizio, penso che anche noi dobbiamo sforzarci di praticare quello che lui ha vissuto nella sua vita: la bontà, la mitezza, la pace, l'accoglienza, così come questo suo modo bello di riuscire a coinvolgere il prossimo anche con la musica. Maurizio noi ti ringraziamo. Se tanta gente oggi è qu,i è perché ti ha incontrato nella vita. E quando noi incontriamo delle persone così positive, non possiamo rimanere come eravamo. Dobbiamo anche noi cercare di cambiare, imitare le cose belle che persone positive e belle come Maurizio ci hanno insegnato».
Significativi i ricordi e le testimonianze di saluto ad un grande amico che si sono succeduti prima dell'ultima benedizione e che hanno visto prendere la parola  una rappresentante dei Centri di riabilitazione Santo Stefano di Camerino e Matelica, l'attuale dirigente dell'Istituto Comprensivo Betti di Camerino e amico d'infanzia Francesco Rosati, la vice preside del Betti Iole Alma. Sono seguiti gli interventi di Paola, legata da amicizia quarantennale a Maurizio e alla sua famiglia, di Stefano Belardinelli, presidente del Cus Camerino, della rappresentante dell'Istituto Comprensivo Strampelli di Castelraimondo, alla cui direzione Cavallaro era subentrato proprio nell'attuale anno scolastico. Parole toccanti sono state pronunciate anche dall'ex parroco di Santa Maria in via don Mariano Ascenzo Blanchi. 
Sentito, autentico e sincero il commiato, come le tante coinvolgenti occasioni che Maurizio ha saputo offrire. 

C.C.

Servizio di approfondimento nel prossimo numero di Appennino Camerte

Murizio fuori da chiesa

Maurizio striscione

Murizio palloncini 2
 
Carissimi sorelle e fratelli,

non vi nego che avevo sperato in una Pasqua migliore ma, per le tristi e purtroppo note vicende sociali, sanitarie, economiche e internazionali che continuano a ferire il mondo, sembra quasi impossibile viverla e celebrarla con autentica gioia nella quotidianità della nostra vita.

Vedo attorno a me i segni di una vita che si spegne e di un disagio sociale, personale e familiare che cresce a dismisura. Molte situazioni appaiono come “partite perse”, restiamo perplessi e increduli davanti all’eventualità di un futuro possibile, al punto che nulla sembra abbia più un senso.

La morte è entrata così prepotentemente nella nostra vita, da avvelenare il cuore e occuparne tutti gli spazi. Se ci sentiamo rifiutati e traditi, viviamo la morte delle relazioni, dei nostri affetti e dei nostri amori. Se perdiamo la speranza che le cose possano cambiare perché la crisi economica si fa sentire, perché la ricostruzione stenta a ripartire, perché i lavoratori rischiano di essere lasciati a casa, viviamo la morte della nostra dignità.

Se guardiamo inermi i nostri bambini, i ragazzi e i giovani che lentamente stanno perdendo tempo preziosissimo destinato a costruire le loro relazioni, viviamo la morte del futuro. Se guardiamo fuori dai nostri confini e restiamo attoniti ascoltando le terribili notizie della guerra, viviamo la morte della pace e della civiltà umana.

Certo, è veramente pesante questo tempo, non possiamo nascondercelo, ma in questo buio e ombra di morte, ancora una volta, si fa strada una luce, un annuncio, un’incredibile e inaudita speranza: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto.” (Lc 24,1-12).

È risorto, se già qui e ora anticipiamo qualcosa di ciò che vivremo in pienezza alla fine della storia. È risorto, se la gioia pasquale, nonostante i problemi, le fatiche e le sofferenze, diventa segno distintivo della nostra fede.

È risorto, se un uomo e una donna sono in grado di camminare nella fedeltà del dialogo e del perdono reciproco. È risorto, se siamo disposti a ridare speranza a chi l’ha perduta, fede a chi cerca risposte, amore a chi soffre.

È risorto, se abbiamo il coraggio di vivere pienamente la sfida ecclesiale della sinodalità per generare la vita nuova che viene dal Vangelo. È risorto, se siamo in grado di operare un servizio generoso e senza interessi di parte per il bene della comunità civile.

È risorto se siamo disponibili all’accoglienza solidale, alla generosità senza confini, a tessere cammini di pace iniziando dalle nostre case e dalle nostre comunità.

Cari fratelli e sorelle, il mistero della Pasqua ci ricorda che il Risorto è all’opera ogni volta che qualcuno di noi sceglie di alimentare la fiamma tremula di una vita in pericolo. È all’opera quando usciamo dai nostri spazi di tristezza e ci apriamo agli orizzonti della gioia e della speranza, a quella speranza che rimuove le pietre dai sepolcri e ci incoraggia ad annunciare la Buona Novella, capace di generare vita nuova in noi e negli altri.

Con questa scommessa, che si traduce in certa fiducia nella Vita nuova che Dio incessantemente ci dona, con rinnovata fede, auguro a voi tutti una Santa Pasqua da celebrare con amore e santità di vita.

Il vostro arcivescovo
+ Francesco
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